Cronache da una lezione: un pezzo di corda e il futuro

pubblicato 31 ott 2018, 07:58 da Mirko Rizzi   [ aggiornato in data 29 gen 2019, 06:20 ]
Buongiorno bambini. 
Preparando questo laboratorio breve sul tema: "Futuri possibili e impossibili" ho trovato una frase che mi ha colpito molto. 

"Quando i giovani non stanno bene pensano al futuro e lo sognano migliore. Quando stanno bene non pensano al futuro e se lo fanno hanno paura che sarà peggiore del presente".

Voi ormai siete bambini grandi (quinta primaria) e state per diventare ragazzi e ragazze per cui sono curioso di vedere quale tipo di atteggiamento avete verso il futuro.
Oggi per cominciare faremo un gioco molto semplice che mi servirà a misurare il vostro atteggiamento.

Prendete un pezzo di corda e fatelo spuntare dai pantaloni tipo una coda.
Al mio segnale camminerete nello spazio e quando dirò VIA! dovrete cercare di rubare la coda ai compagni vicini.
Fate attenzione: vi darò al massimo tre secondi. Nessuno avrà il tempo di correre che è comunque vietato. 
Non appena dirò STOP! dovrete sedervi immediatamente dove siete.
Daremo un punto per ogni coda che avrete in mano.
Voglio vedere che tipo di atteggiamento avrete in quanto avete sostanzialmente due possibilità:
  • Tentare di rubare una o due code
  • Salvaguardare la vostra coda
Il primo atteggiamento è più coraggioso ma rischioso: potreste tentare ma non riuscire e perdere comunque la vostra coda.
Oppure potrete salvaguardare la vostra coda ma sicuramente non ne prenderete alcuna.
Vediamo cosa succede.

I bambini molto eccitati e divertiti cominciano a camminare un po' impauriti, seguendosi e inseguendosi, ridendo, girandosi da tutte le parti. Saltellano e si girano di scatto, stanno vicini al bordo o fanno lo slalom, cambiano spesso direzione.
Li faccio andare avanti così per qualche minuto: sembra che si divertano. Ma dopo un po' qualcuno senza fermarsi mi chiede: "Mirko quand'è che dici VIA!?".

Io li faccio sedere e dico: "Cosa mi rispondereste se vi dicessi che per me l'esercizio lo avete già fatto?" (sguardi interrogativi)
"Con questo gioco volevo farvi pensare al futuro e voi lo avete fatto. Eravate in attesa del mio comando tutti eccitati all'idea di quello che sarebbe potuto succedere. Siete andati avanti diversi minuti, divertendovi, in attesa di quello che doveva accadere". 
"Ora ripartiamo e vi prometto che questa volta dirò il comando".
I bambini ripartono come prima e a un certo punto dico VIA!. Dopo tre secondi dico STOP!
Ci confrontiamo e notiamo che pochi bambini sono riusciti a rubare una coda, la maggioranza ha preferito salvare la propria.
Faccio notare ai bambini che, come avevo detto precedentemente, solo chi ha una coda in mano prende punti, ovvero li invito a rischiare un po' di più.
Inoltre faccio vedere loro una imitazione comica del loro modo di spostarsi: rumoroso, agitato, confuso.
Gli suggerisco invece di riprovare stando in silenzio, concentrati e attenti a tutti i compagni intorno a loro, anche a quelli dietro le spalle. "Come dei ninja" suggerisco.

Riproviamo e i bambini seguono i miei consigli, sono silenzioni, attenti e concentrati allo spazio ed ai compagni. 
Entrano in una dimensione di lavoro ideale.
Dò il comando e li fermo: effettivamente sono molti di più i bambini con una coda in mano e non importa se hanno perso la loro.

"Adesso vi sfido a capire qual'è il modo più veloce e sicuro di avere SEMPRE almeno una coda in mano e di evitare con certezza che un compagno rubi la nostra"
I bambini propongono di stare più attenti ma io li invito a pensare diversamente.

A volte qualcuno ci arriva: l'unica maniera è quella di sfilare la propria coda.

Si riprova un'ultima volta e, nel mio mondo ideale, appena dò il comando tutti i bambini afferrano la propria coda e la agitano in alto.


NOTA BENE: questa non è una lezione che potremmo definire standard. In realtà io non ho lezioni standard. 
Non vuole essere quindi un esempio di esercizio ma di approccio ed è questo il motivo per cui questo post non è nella categoria Esercizi ed attività
Questa lezione l'ho fatta con dei bambini di quinta primaria che seguo dalla prima; probabilmente non la farei mai con dei bambini alle prime esperienze.