Metodi e Riflessioni


Come scegliere una buona scuola o un buon conduttore di Laboratori Teatrali

pubblicato 2 set 2019, 07:17 da Mirko Rizzi   [ aggiornato in data 4 set 2019, 06:02 ]

Settembre è il mese di ripresa delle scuole e di tutte le attività extra scolastiche di bambini e ragazzi.
Con questo post vorrei dare qualche suggerimento per la scelta di una buona scuola o di un bravo conduttore di laboratori teatrali rivolti a loro ma anche agli adulti. 
L'offerta di laboratori teatrali soprattutto nelle città può essere molto ampia e naturalmente le modalità e i contenuti dei corsi possono essere diversissimi esattamente come il teatro può essere declinato in molti modi.
Ho specificato bambini e ragazzi perché penso che per gli adulti la scelta sia più semplice mentre i bambini e i ragazzi necessitino di qualche attenzione in più.

Normalmente i corsi permettono qualche lezione di prova. Provate e scegliete.
Il consiglio che mi sento di darvi è quello di informarvi sul tipo di laboratorio, sugli argomenti e sui metodi per capire se vi può interessare.
Non esistono due conduttori (preferisco questo termine a insegnanti parlando di laboratori) uguali: ogni insegnante ha la sua storia, il suo stile, il suo metodo e le sue idee.
Non è possibile stabilire cosa è meglio in assoluto ma potete cercare di capire cosa è più adatto e utile a voi.
Il conduttore deve conquistare la vostra fiducia.
Se non avete esperienza vi consiglierei un corso base, non troppo specifico.
Con gli anni, continuando a divertirvi, vi verrà più semplice esplorare le mille declinazioni e influenze che si possono trovare nei corsi.

Le prime lezioni servono a creare il "gruppo" del laboratorio, a creare un ambiente accogliente nel quale ciascuno possa esprimersi liberamente all'interno di una modalità chiara e condivisa.
Sentirsi a proprio agio è fondamentale: se non è così cambiate corso.
Allo stesso tempo informatevi su quelle che sono le caratteristiche particolari di quel laboratorio:
  • A chi si rivolge? Qual è l'età dei partecipanti e l'esperienza?
  • Tratta argomenti o generi particolari?
  • Ci sarà una rappresentazione? Ci sarà un testo? Sarà predeterminato o spettacolo lo creerà il gruppo?
Sapere queste cose è più importante del curriculum del conduttore: quello probabilmente non lo potete verificare nè sapete valutare l'utilità di quello che c'è scritto se siete dei neofiti.
Se durante il corso venisse a mancare la positività parlatene con il Conduttore: può dipendere da molti fattori ma è comunque meglio che lo sappia prima possibile per cercare di migliorare la vostra situazione.
Siate responsabili verso il gruppo ma non sentitevi mai forzati a fare qualcosa.
Nessun Conduttore è il Teatro: se anche avete avuto un'esperienza poco positiva provate ancora, cambiate corso e Conduttore, cercate una situazione che vi renda più felici di fare questa meravigliosa esperienza.

Se invece siete dei genitori e volete far provare ai vostri bambini o ragazzi questa attività bisogna considerare qualche aspetto ulteriore.
Questo perchè sono pochi i minori che si approcciano ad un laboratorio teatrale sapendo che cosa li aspetta: non lo possono sapere se non hanno esperienza.
Fondamentale è che abbiano un Conduttore ben preparato a lavorare con la loro età e che oltre a essere un professionista del teatro lavori anche nelle scuole e nei teatri proponendo spettacoli per loro.
Questo perchè questo pubblico specifico va frequentato e conosciuto costantemente per riuscire a condurli in maniera efficace. Sapere di Teatro o conoscere molti esercizi non basta.; serve una competenza molto specifica.
Il laboratorio teatrale, attraverso il teatro, ha una caratteristica che lo differenzia dalle attività sportive o artistiche: si occupa anche dell'emotività e dei sentimenti.
La gestione di questi nei bambini, negli adolescenti è cosa molto delicata e va gestita con preparazione ed attenzione

Valutando il curriculum del conduttore cercate oltre agli aspetti precedentemente illustrati di capire:
  • come ha imparato a lavorare con bambini e ragazzi?
  • dove e chi l'ha formato a lavorare con bambini e/o ragazzi?
  • lavora in una compagnia di teatro ragazzi a tempo pieno?
Sarebbe meglio che il corso non avesse dei partecipanti con un'età troppo diversa, che rispetti almeno i cicli scolastici.
L'esperienza ha una importanza relativa: devono giocare a teatro, imparare a confrontarsi con gli altri, ad esprimersi per con e attraverso gli altri.
Sviluppare la creatività e soprattutto: DIVERTIRSI.


Per quanto mi riguarda per i corsi post scuola anche quest'anno mi troverete nella Scuola di teatro Binario 7 di Monza per la qual opero nelle sedi di Monza, Vimercate e Vedano al lambro con corsi 4/5 anni, 6/10 anni, 11/14 anni 14/18 anni.

Per i corsi all'interno di scuole pubbliche e private potete scrivermi: rizzi@compagniateatralestilema.it


Cronache da una lezione: un pezzo di corda e il futuro

pubblicato 31 ott 2018, 07:58 da Mirko Rizzi   [ aggiornato in data 29 gen 2019, 06:20 ]

Buongiorno bambini. 
Preparando questo laboratorio breve sul tema: "Futuri possibili e impossibili" ho trovato una frase che mi ha colpito molto. 

"Quando i giovani non stanno bene pensano al futuro e lo sognano migliore. Quando stanno bene non pensano al futuro e se lo fanno hanno paura che sarà peggiore del presente".

Voi ormai siete bambini grandi (quinta primaria) e state per diventare ragazzi e ragazze per cui sono curioso di vedere quale tipo di atteggiamento avete verso il futuro.
Oggi per cominciare faremo un gioco molto semplice che mi servirà a misurare il vostro atteggiamento.

Prendete un pezzo di corda e fatelo spuntare dai pantaloni tipo una coda.
Al mio segnale camminerete nello spazio e quando dirò VIA! dovrete cercare di rubare la coda ai compagni vicini.
Fate attenzione: vi darò al massimo tre secondi. Nessuno avrà il tempo di correre che è comunque vietato. 
Non appena dirò STOP! dovrete sedervi immediatamente dove siete.
Daremo un punto per ogni coda che avrete in mano.
Voglio vedere che tipo di atteggiamento avrete in quanto avete sostanzialmente due possibilità:
  • Tentare di rubare una o due code
  • Salvaguardare la vostra coda
Il primo atteggiamento è più coraggioso ma rischioso: potreste tentare ma non riuscire e perdere comunque la vostra coda.
Oppure potrete salvaguardare la vostra coda ma sicuramente non ne prenderete alcuna.
Vediamo cosa succede.

I bambini molto eccitati e divertiti cominciano a camminare un po' impauriti, seguendosi e inseguendosi, ridendo, girandosi da tutte le parti. Saltellano e si girano di scatto, stanno vicini al bordo o fanno lo slalom, cambiano spesso direzione.
Li faccio andare avanti così per qualche minuto: sembra che si divertano. Ma dopo un po' qualcuno senza fermarsi mi chiede: "Mirko quand'è che dici VIA!?".

Io li faccio sedere e dico: "Cosa mi rispondereste se vi dicessi che per me l'esercizio lo avete già fatto?" (sguardi interrogativi)
"Con questo gioco volevo farvi pensare al futuro e voi lo avete fatto. Eravate in attesa del mio comando tutti eccitati all'idea di quello che sarebbe potuto succedere. Siete andati avanti diversi minuti, divertendovi, in attesa di quello che doveva accadere". 
"Ora ripartiamo e vi prometto che questa volta dirò il comando".
I bambini ripartono come prima e a un certo punto dico VIA!. Dopo tre secondi dico STOP!
Ci confrontiamo e notiamo che pochi bambini sono riusciti a rubare una coda, la maggioranza ha preferito salvare la propria.
Faccio notare ai bambini che, come avevo detto precedentemente, solo chi ha una coda in mano prende punti, ovvero li invito a rischiare un po' di più.
Inoltre faccio vedere loro una imitazione comica del loro modo di spostarsi: rumoroso, agitato, confuso.
Gli suggerisco invece di riprovare stando in silenzio, concentrati e attenti a tutti i compagni intorno a loro, anche a quelli dietro le spalle. "Come dei ninja" suggerisco.

Riproviamo e i bambini seguono i miei consigli, sono silenzioni, attenti e concentrati allo spazio ed ai compagni. 
Entrano in una dimensione di lavoro ideale.
Dò il comando e li fermo: effettivamente sono molti di più i bambini con una coda in mano e non importa se hanno perso la loro.

"Adesso vi sfido a capire qual'è il modo più veloce e sicuro di avere SEMPRE almeno una coda in mano e di evitare con certezza che un compagno rubi la nostra"
I bambini propongono di stare più attenti ma io li invito a pensare diversamente.

A volte qualcuno ci arriva: l'unica maniera è quella di sfilare la propria coda.

Si riprova un'ultima volta e, nel mio mondo ideale, appena dò il comando tutti i bambini afferrano la propria coda e la agitano in alto.


NOTA BENE: questa non è una lezione che potremmo definire standard. In realtà io non ho lezioni standard. 
Non vuole essere quindi un esempio di esercizio ma di approccio ed è questo il motivo per cui questo post non è nella categoria Esercizi ed attività
Questa lezione l'ho fatta con dei bambini di quinta primaria che seguo dalla prima; probabilmente non la farei mai con dei bambini alle prime esperienze.



Verità e Realtà

pubblicato 3 ott 2018, 07:46 da Mirko Rizzi   [ aggiornato in data 3 ott 2018, 07:46 ]

Una delle cose che più mi piace fare nei laboratori teatrali è mettere in chiaro le cose.
Lavorando anche con bambini molto piccoli sono costretto a trovare spiegazioni sintetiche esaustive anche per concetti complessi.  I ragazzi più grandi, d'altra parte, hanno spesso una conoscenza vaga dei termini e usano indistintamente parole dal significato simile senza chiedersi il reale significato che hanno queste parole.
Occupandoci di teatro una delle spiegazioni che do più spesso è la differenza tra Verità e Realtà.
Queste due parole si ritrovano spesso nei discorsi riguardanti il teatro e la recitazione ma mi è capitato raramente di trovare persone che non le confondano o le usino indistintamente.
Chiarirne il significato permette agli allievi di imparare a distinguere due piani percettivi che sono completamente diversi.

La Realtà è tutto ciò che possiamo verificare con certezza assoluta.
La Verità è tutto ciò in cui crediamo.

Scritte così sono due definizioni anche abbastanza semplici, ma applicandole al teatro ed all'agire teatrale la differenza è molto, molto importante.
Per spiegare ai bambini questa differenza faccio loro questo esempio:
- immaginate se uno di voi adesso uscisse in corridoio gridando che la maestra sta male ed è svenuta. Cosa succederebbe? Bidelle ed altri insegnanti correrebbero a vedere cosa è successo perchè vi credono e quindi per loro questo vostro messaggio è VERO.
Arrivati qui però si accorgerebbero che questa cosa non è REALE.
- se usciste dall'aula dicendo la stessa cosa ma ridendo vi crederebbero?

Ovviamente nella vita reale non è sempre possibile verificare tutto di persona e ci affidiamo alla credibilità di chi ci fornisce un'informazione e gli crediamo. 
Viviamo però un'epoca nella quale siamo inondati di informazioni e più che mai molto spesso le cose che ascoltiamo e leggiamo non sono reali.  Chiaramente questo è un punto critico per bambini e giovani che faticano a scegliere le loro fonti di informazione credibile.

Ma tornando al tema teatrale ovviamente il teatro può occuparsi di realtà, ma quello che va ricercando è la verità.
Questa verità non è solamente una verità legata alle informazioni ma una verità legata alle emozioni che gli attori e lo spettacolo cercano di rappresentare.

Quindi lo sforzo vero è quello di trovare una forma teatrale nella quale il pubblico creda e ceda alle emozioni degli attori e dello spettacolo.

Perchè le emozioni non si possono raccontare e descrivere solo con le parole: vanno provate per poter essere trasmesse.
Così è nella realtà ogni volta che possiamo riconoscere delle emozioni nei volti e ni gesti della gente che incontriamo.
Nel teatro la ricreazione di questa comunicazione emotiva è certamente più complicata ma mettere a fuoco l'obbiettivo, con bambini e ragazzi che troppo spesso tendono solo a spiegarsi, aiuta gli allievi a percorrere delle strade più precise.

Post scriptum
lo scorso anno ho debuttato con una conferenza spettacolo che ha come temi l'educazione tecnologica di bambini e ragazzi nell'epoca di internet: NET Nuove Educazioni Tecnologiche.
A proposito di intenet i temi di realtà e verità nel mondo dei fake, dei troll, delle fake news è drammaticamente attuale.


La regola del passo indietro

pubblicato 17 ago 2018, 14:26 da Mirko Rizzi   [ aggiornato in data 17 ago 2018, 14:27 ]

Una delle più grandi lezioni che ho ricevuto dal mio amico/maestro Corrado riguardo la conduzione dei laboratori teatrali per bambini e ragazzi è capitata al termine di uno spettacolo di fine laboratorio (a me la definizione “saggio” non è mai piaciuta anzi, proprio non la capisco). 
Oggi per me e molti altri colleghi il mese di maggio e l'inizio giugno è il periodo più intenso dell’anno.
Quasi sempre i laboratori si chiudono con uno spettacolo pubblico finale e, nonostante per me questa non sia altro che l’ultima lezione del laboratorio (mai lo scopo), le giornate sono un rincorrersi di prove, preparazione di musiche, rassicurazioni alle maestre, ceste di materiali vari che salgono e scendono freneticamente dall’auto, paura di aver dimenticato qualcosa.
Quand’ero all’inizio, e sono più di vent’anni fa ahimè, i laboratori erano un decimo di quelli che seguo oggi ma lo stress era forse maggiore.
Si chiama “mancanza di esperienza”.
Ho avuto colleghe che hanno smesso di fare laboratori a causa dello stress causato dai “saggi”.
Per quanto tu ti possa preparare, quando lo spettacolo ha inizio, non puoi più fare (quasi) niente.
La lezione di cui parlavo all’inizio arrivò proprio alla fine si uno spettacolo così: applausi, ragazzi contenti, genitori contenti, insegnanti contente, io dimagrito.
Corrado mi aveva portato in quella scuola dove già lui lavorava cedendomi un paio di classi; dopo aver seguito i suoi la stagione precedente ed aver condotto qualche lezione insieme a lui mi mandava da solo, sempre pronto ai consigli.
Erano tra le prime che seguivo autonomamente.
Alla fine di tutto il suo parere mi interessava più di qualunque altra cosa e puntualmente arrivò: “Bello” mi disse “ci hai messo dentro un sacco di cose… ma i ragazzi dove sono?”
ùSBAM (la sportellata in faccia)
Quanto aveva ragione.
Perchè nel fare quello che faccio si incorre in un rischio altissimo: trasformare il LORO spettacolo nel PROPRIO spettacolo.
Mettere al centro le proprie idee, il proprio teatro e trasformare i ragazzi in burattini inconsapevoli.
Io non so se sia l’ego o la paura, forse è solo mancanza di fiducia.
Ma oggi so con certezza che non è attraverso i tecnicismi o la regia che si vede il mio lavoro. Non sono le coreografie articolate, le luci fantascientifiche, i testi elaborati così tanto che delle parole vive dei ragazzi non rimane che un’ombra.
Il mio lavoro si vede negli occhi dei bambini e dei ragazzi che sul palco sono vivi e che vivono quello fanno e che dicono, che non ripetono, che non sono terrorizzati dalle parole che gli sono state messe in bocca, che non si esibiscono.
So che bisogna stare un passo indietro ed evitare tutto ciò che possa mettere in ombra i bambini ed i ragazzi.
Perché non devo affermare me stesso.
Perché lo spettacolo sono loro.

Cosa farai da grande

pubblicato 29 nov 2017, 03:00 da Mirko Rizzi   [ aggiornato in data 29 nov 2017, 03:00 ]

Questo post ha un solo e semplice obbietivo cioè quello di rivalutare una domanda che a volte sembra suscitare fastidio più nei genitori che nei bambini e la domanda è: "cosa farai da grande?".
Più di una volta dopo aver posto questa domanda ai figli di amici e conoscenti mi sono sentito rispondere prima dai grandi che dai bambini: "ma lascia perdere... c'è tempo... che domanda noiosa...".
E lo capisco il perchè. 
Sembra quella domanda fatta dai parenti che vedi solo a Natale. 
Al me bambino quella domanda metteva un po' d'ansia in effetti.
Ma facendo i laboratori teatrali con i bambini ho scoperto che è una domanda importante.
Non per le risposte che ne conseguono ma per lo stimolo che provoca.
Ricordo che una volta una bambina di sette anni mi rispose che da grande voleva fare parrucchiera.
"Ottimo" le ho detto "perchè non ci racconti come vorresti che fosse il tuo negozio?"
Lei, che evidentemente non ci aveva mai pensato, rispose che voleva un negozio piccolo, senza vetrine dove forse ogni tanto poteva entare qualcuno.
Quella risposta mi colpì molto perchè mostrava che quella bambina (spigliata e per niente timida) aveva una proiezione di sè futura molto "modesta". Da lì è partita una discussione su quella e su altre risposte con i bambini e ho capito che era una cosa diffusa.
"Cosa farai da grande?" è una domanda che ti chiede di proiettarti nel futuro e immaginare te stesso e le tue felicità.
La domanda dovrebbe essere più propriamente: "Cosa farai per (essere felice) da grande?".
E immaginarsi la propria felicità penso che sia una grossa cosa.
In realtà la risposta non è importante; non stiamo firmando un contratto che ci obbligherà a fare ed essere quello che stiamo dicendo nella risposta. Possiamo cambiare idea anche dopo un minuto e per tutte le volte che vorremo.
Ma proiettandoci nel futuro all'inseguimento della nostra felicità faremo apparire un cammino verso un obbiettivo.
Non importa quante volte cambieremo strada e obbiettivo, in ogni istante (o quasi) sapremo dove stiamo andando e perchè.
Naturalmente la risposta "Non lo so" è più che lecita.
Mi sono però domandato quante volte questa risposta sia data per pigrizia mentale o peggio per paura.
Ho spiegato ai bambini che immaginare il futuro è bellissimo perchè possiamo immaginarlo come più ci rende felici e che avremo meno paura di affrontarlo se sapremo che stiamo percorrendo il cammino verso la nostra felicità.
Gli sguardi dei bambini si sono illuminati e i loro sogni hanno cominciato a prendere forma.
Con i compagni a turno li abbiamo realizzati improvvisando i luoghi e le situazioni immaginati.
Ogni tanto qualcuno mi guardava con uno sguardo che diceva: "Davvero posso immaginare tutto questo?"
Certo che puoi.
Possiamo immaginare mille volte e cambiare mille volte ancora.
Per non lasciare che la paura ci lasci lì, fermi ad aspettare, che accada qualcosa che ci renda felici senza nemmeno sapere cos'è.

Il Teatro non si ripete, il Teatro si rifà.

pubblicato 15 set 2017, 03:06 da Mirko Rizzi   [ aggiornato in data 20 set 2017, 10:07 ]

"Il Teatro non si ripete, il Teatro si rifá".
Questa é una di quelle frasi che mi escono quando devo spiegare un concetto complesso a dei bambini piccoli e che mi tornano buone anche per i grandi.
Di solito poi mi guardano perplessi perché per loro i termini sono simili e allora faccio l'esempio della torta.
"Quando vostra mamma vi fa una torta e non é la prima volta la ripete o la rifá?"
"La rifá, non si é ma sentito di qualcuno che ripete una torta"
"Benissimo allora adesso pensate ad un pasticciere che cucina tutti i giorni cento torte uguali. I suoi gesti li rifá o sono ripetitivi?"
Lí si illuminano ma ancora gli manca un pezzo.
La differenza tra questi due modi di fare una torta è nella presenza del pensiero, cioè dell'attenzione e della cura che hai quando vuoi che una cosa venga il meglio possibile.
Quando ripeti qualcosa fai un esercizio meccanico, puoi farlo senza pensare o addirittura pensando ad altro se lo hai già assimilato bene.
Ma in teatro questo tipo di atteggiamento de-vitalizza il teatro stesso, si diventa come delle macchine senz'anima.
La ripetizione va bene per esempio per mandare a memoria un testo, una lezione o una poesia.
Ma se ci fermiamo a questo, alla ripetizione, saremo ben lontani dall'avere una vitalità scenica.
Ogni volta che recito devo ricostruire i pensieri e la catena delle emozioni in maniera tale da rifare quella torta anche meglio delle volte precedenti.
Ed è per questo che solitamente rifacendo gli spettacoli migliorano, maturano, riusciamo a interiorizzarli meglio e a rendere il nostro teatro più efficace. 
Anche per questi motivi nei laboratori che conduco non uso il testo imparato a memoria, ma a questo dedicherò un post più articolato a breve.

La Fantasia è un muscolo

pubblicato 25 lug 2017, 07:18 da Mirko Rizzi   [ aggiornato in data 12 set 2017, 03:06 ]

A volte chiedo ai bambini di fare delle domande ai genitori oppure di risolvere insieme a loro dei piccoli esercizi di invenzione. Non raramente qualche bambino ritorna dicendo che i genitori si scusano ma non hanno fantasia. Fantasia e Attenzione sono spesso visti come antagonisti, come se essere fantasiosi significasse automaticamente essere distratti.
Io non la penso cosí, anche se é evidente che vada trovato un sano equilibrio tra le due componenti. 
Ho quindi elaborato questa spiegazione per definire i due concetti. 

Se volessimo giocare e paragonare il cervello umano ad un computer potremmo fare così:
  • L'Intelligenza è la velocità del processore ovvero la capacità di elaborare velocemente e bene le informazioni
  • La Memoria è il disco rigido: il luogo dove vengono conservati i ricordi e le informazioni
  • L'Attenzione è l'efficienza, la scheda madre, la capacità di indirizzare senza disperderle le nostre energie nel raggiungimento del nostro obiettivo senza farci distrarre da altri stimoli esterni e interni
E la Fantasia?
La Fantasia è un muscolo (e infatti nel cervello non ci sono muscoli) 
La Fantasia è la straordinaria capacità umana di immaginare cose che non esistono ancora.
Come un muscolo la Fantasia va tenuta in allenamento e rinforzata con il tempo perchè come un muscolo se non viene stimolata continuamente perde vigore.
Appena nati siamo pieni di fantasia perchè non sappiamo niente e quindi fantastichiamo su tutto quello che siamo in grado di percepire. L'Attenzione invece è quasi zero perchè non siamo capaci di non farci distrarre: tutto è nuovo, tutto ci distrae.

Crescendo dobbiamo costruire l'Attenzione in modo da essere sempre più capaci di risolvere problemi quotidiani ma la costruzione dell'attenzione non deve andare a discapito dell'allenamento alla Fantasia.
Perchè solo la Fantasia ci può portare oltre permettendoci di trovare nuove soluzioni.
Non esiste attività umana che non possa essere migliorata con un po' di fantasia.



"L'immaginazione è più importante della conoscenza." - Albert Einstein

Il Cervello ed il Corpo

pubblicato 3 gen 2017, 06:42 da Mirko Rizzi   [ aggiornato in data 8 set 2017, 02:42 ]

Cervello e corpo non sempre vanno d'accordo. Nello sviluppo delle capacità motorie e cognitive il cervello tende a "delegare" al corpo un sempre crescente numero di azioni considerate "semplici" per concentrarsi sui ragionamenti più importanti, difficili o urgenti. Chi riesce a ricordare il momento in cui ha attraversato una strada trafficata per la prima volta da solo? Riusciamo ad immaginare l'attenzione a tutto ciò che ci circondava, alle raccomandazioni ricevute, al brivido di paura e magari allo sguardo fisso al colore del samaforo? Oggi mentre attraversiamo possiamo conversare con qualcuno e contemporaneamente controllare il cellulare e contemporaneamente notare le vetrine, i cartelloni pubblicitari o un auto sportiva... Non possiamo essere sempre massimamente concentrati su tutto; probabilmente impazziremmo. Il cervello "delega" al corpo moltissime attività che possiamo compiere per migliaia di volte utilizzando una parte di attenzione piccolissima. Il problema è che così facendo, nel tempo, perdiamo il ragionamento che sta alla base di quelle azioni. Nella vita quotidiana, fino a quando siamo in grado di concentrare la nostra attenzione non appena ne abbiamo bisogno, questa delega non è un problema. Ma quando recitiamo rischiamo di non essere più in grado di sostenere le nostre azioni con un pensiero di verità. Per questo utilizzo diversi giochi che vanno proprio a scardinare questo meccanismo di delega, il "dare per scontato". Quando recitiamo il livello di attenzione, di concentrazione e di ascolto deve essere massimo altrimenti non sapremo riempire di significato la nostra azione teatrale.

Esercizi di esempio: Il Gioco del Treno, Avanti Indietro

Giochi a livelli

pubblicato 5 dic 2016, 07:29 da Mirko Rizzi   [ aggiornato in data 4 set 2017, 00:03 ]

Quando qualcuno fa notare che i bambini e i ragazzi non amano le regole io rispondo che non condivido e che dipende dal contesto. Ho anche inventato un percorso sulle regole in proposito che si chiama "Dove i Sì... Quando i No". 
I giochi hanno delle regole e a nessuno piace giocare con chi non rispetta le regole. 
Ma se ancora non bastasse porto ad esempio la passione sfrenata che molti hanno per i videogiochi.
Mi sono interessato alla "struttura drammaturgica" di base dei videogiochi ed ho estrapolato delle regole con cui ho costruito e costruisco dei giochi che utilizzo nei laboratori.
  1. I giochi sono strutturati in livelli di difficoltà progressiva facili da comprendere
  2. I primi livelli sono molto semplici e permettono di capire ed affezionarsi al gioco
  3. Le difficoltà del livello successivo sono sempre esplicite, le modalità di risoluzione vanno trovate e sono molteplici
  4. Superando i livelli si acquisiscono competenze inconsapevolmente. Ripetendo livelli precedenti sembrano facili cose superate con difficoltà la prima volta (aumento dell'autostima)
Nell'ambito della costruzione dell'ascolto uso questi giochi per riscaldare l'attenzione ed insegnare che durante l'attività teatrale l'attenzione deve essere superiore al quotidiano.
Li uso anche in alternanza ad altri esercizi che stimolano i partecipanti a livello emotivo e/o esecutivo.
Un esempio di questi esercizi è per esempio il Gioco del Treno.

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