Armonizzare delle cicatrici e liberare le emozioni con il Metodo Kanner


Forse dentro di te già lo sai, forse quella cicatrice ti parla, bruciando, dolendo, faticando a guarire, forse è guarita perfettamente ma senti che ha ancora qualcosa da dirti.
Molto probabilmente è così perché ogni cicatrice che portiamo addosso lascia un’impronta fisica, emozionale ed energetica.
Dal punto di vista fisico le aderenze più o meno profonde comportano limitazioni dei movimenti tessutali, viscerali e articolari.
Dal punto di vista emozionale, la cicatrice mantiene la memoria dell’evento traumatico, del vissuto chirurgico, e della cicatrizzazione.
Dal punto di vista energetico, si può affermare che si creino delle porte di fuga tra l’interno e l’esterno del corpo.
In questo trattamento, prendiamo in considerazione la cicatrice nella sua globalità in modo da equilibrare ed armonizzare questi tre livelli al fine di renderla meno reattiva.
La cicatrice non trattata porta ad una fragilità, una affaticabilità e ad un disequilibrio energetico e può causare patologie negli anni seguenti.
Le cicatrici, inoltre, possono bloccare la meccanica cranio-sacrale, favorire un dolore articolare, un disturbo viscerale, un blocco emozionale.
Prendersi cura della cicatrice vuol dire prendersi cura di tutto questo.
Queste le parole di David Kanner, osteopata francese famoso per aver messo a punto la tecnica di “Armonizzazione globale delle cicatrici”, ed in particolare della cicatrice da cesareo ed episiotomia.
Trattare una cicatrice significa accompagnare la persona ad “arrivare al compimento”, “a mettere insieme tutte le sue parti” perché laddove c’è un taglio c’è qualcosa di incompleto. E trovare la propria interezza è la via per andare verso la propria realizzazione.
Avreste mai pensato che portare con noi una cicatrice ignorandola, non guardandola, evitandola avrebbe significato tutto questo? Un limite alla nostra possibilità di essere integre.
La cicatrice è qualcosa che in un certo momento della nostra vita ha contribuito alla nostra salvaguardia: se ci siamo feriti o se abbiamo subito un intervento chirurgico, la pelle e gli organi andavano necessariamente ricostruiti, pena la nostra stessa vita. Ma quella cicatrice resta lì per ricordarci che c’è stato un momento nel quale ci siamo feriti o abbiamo avuto bisogno di un intervento chirurgico. Perché? che cosa è accaduto? e che memoria porta quella cicatrice?
Per quanto il nostro corpo sia una macchina meravigliosa e perfetta dove c’è la cicatrice non riesce a ricreare gli stessi tessuti di prima. Non siamo più quelli di prima dopo quell’evento. E’ possibile allora che la cicatrice sia uno spazio, una apertura che ci invita a guardare nel profondo? E’ possibile che il contatto con la cicatrice sia un mezzo per portare alla luce le storie inconsce che ci abitano?
E’ possibile che quella cicatrice sia una opportunità?
Quando si parla di cicatrici si pensa per prima cosa ad un incidente, ad una operazione chirurgica … e poi si arriva al parto.
E’ possibile che anche il parto lasci delle cicatrici ad esempio per un taglio cesareo (ma non solo).
La cicatrice da taglio cesareo è testimone dell’interruzione del processo fisiologico più intimo e sacro che è il parto. Questo vissuto lascia una traccia nella mamma, nel bambino e nella loro relazione a due.
Nel mondo animale la mamma che partorisce con cesareo i suoi cuccioli, non li riconosce come figli. Una cosa simile accade al nostro cervello arcaico quando nostro figlio viene alla luce attraverso un cesareo: il nostro cervello arcaico, non lo registra ovvero non ha impresso una “esperienza di parto” e quindi ha più difficoltà a riconoscerlo. Ma la nostra neocorteccia entra immediatamente in azione “obbligandosi” a creare comunque un legame. Un legame importante che però non si fa allo stesso livello. Ecco perché può capitare che bonding o allattamento in un post cesareo possano risultare un po’ più difficoltosi o “pesanti” per la neo-mamma.
Sapere che accade tutto questo è importante per ogni donna che ha affrontato un cesareo, perché può aiutarla a riconoscere ciò che le sta capitando, a non spaventarsi se sente o non sente determinate sensazioni e a sapere che è possibile “guarire questa ferita e riprendere il filo nella relazione con il suo bambino al meglio.
Il lavoro di Armonizzazione della cicatrice ha questo obiettivo e passando dalla rielaborazione ed integrazione dell’esperienza su un piano emozionale ed energetico, porta alla luce una nuova relazione tra mamma e bambino.

Il trattamento di armonizzazione della cicatrice prevede generalmente 3 sedute da 45 minuti.

Operatrice Romina Iacarella