Sadhana acquariana

pubblicato 27 feb 2019, 05:10 da Gian Maria Turi   [ aggiornato il 26 apr 2019, 06:45 da Spazio YogAssisi ]
Sadhana acquariana 
domenica 26 maggio
ore 5:00 - 7:30 

Conduce Agiapal Kaur 

La pratica yogica è definita Sadhana (sanscrito साधना, IAST sādhanā), indica la disciplina spirituale, ovvero l'insieme di tutte quelle pratiche che vengono eseguite con regolarità e concentrazione, con lo scopo di realizzare la propria natura Divina. Tuttavia, determinate pratiche possono essere intraprese con lo scopo di raggiungere obiettivi minori ben precisi, come lo sviluppo di qualità che si ritengono importanti per la propria crescita spirituale, oppure lo sconfiggere una o più tendenze interiori (per es. la rabbia, l’auto-svalutazione ecc.) che ostacolano la stessa.

La Sadhana può essere individuale o di gruppo.

Yogi Bhajan diceva a proposito della Sadhana che è “auto-arricchimento. Non è qualcosa che viene fatto per compiacere qualcuno o per ottenere qualcosa di materiale. Sadhana è un processo personale in cui crei il meglio per te stesso (....), sviluppi il potere della mente intuitiva e della mente neutra, pulisci il tuo subconscio e il tuo inconscio in modo da affrontare la giornata con forza e successo”.

E’ consigliato svolgere la pratica nelle cosiddette ore dell’ambrosia, 2 ore e mezza prima del sorgere del sole, in un momento in cui ancora la maggior parte della vita intorno a noi dorme, l’aria è fresca, il silenzio regna e, secondo la medicina cinese, le attività dei polmoni prima e del colon poi sono al massimo delle loro funzioni. 

Ma se non è possibile farla la mattina presto, la si può fare in un momento opportuno per noi e, come disse Yogi Bhajan: “se non puoi fare il meglio, fai il meglio di quello che puoi fare. Se non puoi fare la Sadhana per 2 ore e mezzo, falla per un'ora; se non puoi farla per un'ora, falla per trentuno minuti o per undici minuti. Ma per l'amor di Dio, fai qualcosa!”.

Nella tradizione del Kundalini Yoga, la Sadhana è scandita da momenti ben precisi: 

- Lettura del Japji, è una preghiera all'inizio dello Sri Guru Granth Sahib, la sacra scrittura dei Sikh. Composto da Guru Nanak Dev Ji, il primo dei guru della tradizione, inizia con il Mul Mantra, seguito da 38 pauris (stanze), e termina con un Salok finale. Il senso complessivo della composizione è che non si può pulire la mente semplicemente pulendo il corpo, dal solo silenzio non si può trovare la pace, dal solo cibo non si può soddisfare la propria fame... Per essere purificati bisogna dimorare nell'amore del divino. In allegato trovate il pdf con il testo del Japji e la sua traslitterazione in inglese e il pdf degli effetti relativi alla ripetizione di un singolo pauri. Qui potete ascoltare il testo e qui leggere la traduzione in italiano

- Krya, attività fisica


- Momento di preghiera 

Dal 2011 Yogi Bhajan ha suggerito di vibrare una specifica sequenza di mantra, i cosiddetti Canti dell’Età dell’Acquario, per affrontare i tempi in cui viviamo. Si tratta di mantra che permettono di sviluppare intuizione, resistenza sia fisica che mentale, autocoscienza e una nuova profondità di esperienza spirituale che ci aiuti a mantenere la nostra identità di fronte a cambiamenti globali, incessante competizione, sovraccarico di informazioni e sfide ecologiche e ambientali. In allegato testi e significato, qui alcune versioni cantate.

Nelle Gurdwara (templi Sikh) al termine della pratica ci si volge al Sole e si legge l’Ardas, una preghiera per ringraziare i Maestri di ogni tradizione, i 10 Guru e Krishna che sostengono e permettono ai praticanti, con i loro insegnamenti, di sviluppare la propria consapevolezza, e si legge l’hukam, che significa "comando" o "ordine divino" e rappresenta l'obiettivo di essere in armonia con la volontà di Dio e raggiungere così la pace interiore. Designa anche la pratica di aprire a caso una pagina della scrittura Sikh (Guru Granth Sahib) per ricevere la guida di Dio su come gestire una certa situazione o come guida generale per quel giorno. Se non si è familiari con pratiche di altre tradizioni, nella Sadhana personale, si può rivolgere una preghiera di ringraziamento a chi si desidera, di benedizione per se stessi e la comunità e infine aprire un qualsiasi libro sacro o che particolarmente si ama e leggere una frase o una pagina come fonte di ispirazione per la giornata o una situazione.

La Sadhana di gruppo può essere vista come la rappresentazione del percorso spirituale: ci si sveglia e si inizia a prendere contatto con il proprio sé e l’ambiente (esteso) che ci circonda (lettura del Japji Sahib), ci si prende cura di se stessi rafforzando il corpo e la mente per il proprio benessere (kriya), stabili e centrati ci si unisce agli altri per condividere il proprio benessere affinché questo possa moltiplicarsi ed essere di sostegno anche per la comunità (canti), infine si rivolge un pensiero di benedizione, una preghiera (Ardas e Hukam) al fine di stabilire un collegamento stabile e forte con l'Uno e iniziare così la giornata sotto una nuova Luce.

Il potere della tua Sadhana è rafforzato praticandola insieme ad altre persone: per andare dalla coscienza individuale alla coscienza universale, dobbiamo passare dalla coscienza di gruppo. 

Per chi verrà  ho stampato alcune copie del Japji oppure potere scaricarlo sul telefono, vi chiedo di portare un cappello/bandana/foulard per coprire il capo durante la lettura del Japji e di rispettare il silenzio naturale delle prime ore della mattina. Al termine della pratica faremo colazione insieme :).

“All for One and One for All” (Yogi Bhajan).

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Gian Maria Turi,
27 feb 2019, 05:14
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Gian Maria Turi,
27 feb 2019, 05:14
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27 feb 2019, 05:14