Home page



L’azzurro di un cielo saturo, smagliante, che nei suoi punti di profondità tocca il turchese, i rossi, accecanti eppure discreti, le variazioni dei verdi, molteplici e armoniche: dalla penombra alla luce che tutto allucina; oppure la mansuetudine del bianco, il petto rosso cupo dell’uccellino posato sul ramo più esile, la prora di una nave antica pronta a forare l’aria imperturbata. Colori previsti dalla natura, preparati con cura dagli artisti del Rinascimento.

  La percezione che si ha, quando ci si trovi davanti a un affresco del XVI secolo, è quella di una scomparsa della propria unità biologica, è come se la natura rappresentata nell’opera comprenda e, per così dire, compenetri di sé colui che contempla. Come se le nostre ansie, le lacerazioni di uomini contemporanei, trovassero tregua e si deponessero nei prati baciati dal sole, entro le felici composizioni dei boschetti o nelle vaste campiture dei cieli. Una forma di risarcimento e redenzione. É un effetto preciso e verificabile da qualsiasi osservatore questo di cui scrivo, suscitato da un principio che ha informato l’arte per secoli, dai greci all’età romantica, com’è noto: il concetto di imitazione della natura. Imitare e, se possibile, migliorare con arte la natura, è un processo che richiede la padronanza di tecniche sedimentate nei secoli, un progressivo affinarsi dei gesti fino a raggiungere l’identificazione con ciò che quei gesti rappresenteranno. Dalla preparazione dei colori al concepimento di una giusta composizione. É un processo, soprattutto, che comporta una percezione del tempo radicalmente diversa dalla percezione che ne abbiamo noi contemporanei. Un respiro che prevede ritmi distesi e che, di necessità, deve coincidere con il respiro del creato. Dimenticarsi di sé per ricordarsi di sé come parte di un ritmo più vasto, unitario, dove i confini della nostra pelle non hanno più significato.

  Ecco; Ivan Crico, con la sua attività di artista e decoratore, con il suo continuo inseguire l’opera dei maestri, ci consegna - oltre a lavori di altissimo artigianato - un’idea di tempo e una scansione ritmica smarrite dalla nostra società così tachicardica e ridotta al presente come sola dimensione esistenziale e, quando lo fa, compie un atto di modestia e rispetto insieme. É come se, restaurando il Tempo, riconducesse il nostro sguardo ai legami con un’unità perduta”.

 

Pierluigi Cappello

(Poeta, critico vincitore del premio "Viareggio" 2010)