Cjampón e Lèdis

    Per prima cosa mi sembra giusto iniziare a parlare delle montagne che denominano questa sezione, il Monte Cjampon e la Mont di Ledis.
    
    Cjampon è il nome friulano con cui si indica la montagna più elevata del comune di Gemona. Negli scritti burocratici e nelle cartine si utilizza ancora il nome Chiampon, probabilmente per evitare l'uso della lettera "j". Il nome probabilmente deriva dalla parola cjamp, campo, dato che veniva usato come prato per la fienagione, o meglio ancora da  cjmpéi, cioè prato attorno alla cresta. Spesso con il termine Cjampon si intende tutto il massiccio roccioso che sovrasta Gemona, ma questo non è corretto. Anticamente, inizi del XIX secolo, il Cjampon era solo una parte del Monte Ambruseit, o Ambrusêt,  quello dove si trova ora la cima raggiungibile dal sentiero e una seconda cima posta lungo l'Alta Via Cai Gemona. La cima alla sinistra dei quell che viene denominata come Cjampon, è il Monte Deneâl. Tra queste vi troviamo la Crete Pòrie, ampia cresta rocciosa dalla quale si è staccata una rovinosa frana il 6 maggio del 1976 in seguito al terremoto che colpì il Friuli. A valle di questa vi troviamo il Rìul da Crete Pòrie che si immette nel Vegliato in località Cjarârs.

    Ancora più a sisintra troviamo il Nâs Grant e Nâs Pìçul, due rialzi posizionati tra il Deneâl e la Cueste Gringhione. Quest'ultima è la cresta che scende dal Nâs Piçiul verso il Clap da l'Agnel, riportata sulle cartine topografiche con il nome italianizzato Costa della Gringhiona. Dietro troviamo il Cuel Frateit e Crete Stuarte, piccole cime poste tra la Cueste da Gringhine e gli Ôrs di Scriç.

    Ritornando al Cjampon, ovvero la cima raggiungibile dal sentiero 713, possiamo distinguere alcune località in base ai nome locali. Da sella Foredôr, il primo tratto del sentiero si svolge lungo la Pale da Cuéste, ovvero il pendio erboso che si sviluppa tra la sella e le prime rocce che si incontrano lungo il sentiero. Poco più in basso troviamo un vasto prato chiamato Il Plui Biel di Soreli, così chiamato poché rimaneva soleggiato nel pomeriggio. Proseguendo lungo il sentiero arriviamo in località Trei Pìns (o Trè Pins, a seconda del friulano parlato), piccolo gruppo di tre pini che segnala la fine del tratto erboso e l'inizio del tratto più difficile del sentiero. Da qui la traccia procede lungo la Cueste dal Cjampón, salendo a tratti ripido ed impegnativo, lungo il passaggio attrezzato, conosciuto con il nome di Pas da Signorìne. Da questo hanno origine due canaloni, il Riul da Pale a Est e l'Agadòrie da Pale da Cueste a Ovest. In prossimità del passo si trovano alcune lapidi di escursionisti che purtroppo hanno perso la vita in questo tratto o comunque lungo il sentiero. Il nome Pas da Signorìne deriva probabilmente dai passi piccoli che si devono fare per non commettere errori, come quelli di una signorina. Superato il passo, procediamo verso la cima fino ad arrivare all'ultimo tratto, un ampio prato erboso molto ripido, denominato La Pàle. Si usa l'articolo La poiché per antonomasia è il prato erboso più conosciuto, che da quota 1709 metri si abbassa per un centinaio di metri circa. Il tratto compreso tra il Pas da Signorìne e la vetta del monte è spesso indicato con il nome I Cjaminùts, diminutivo di cjamin, camino, ovvero le fessure dovute al carsismo che si possono osservare in questo ultimo tratto. 

  
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Subito a Nord della cima, nella piccola radura coperta da arbusti, possiamo trovare un luogo noto a pochi, Lis Glacèris di Cjamp
ón, nella foto a sinistra. Situate in un antico circolo glaciale, sono formate da alcuni pozzi carsici dai quali i gemonesi raccoglievano grosse quantità di ghiaccio che durante l'inverno coprivano completamente le buche. A causa del clima ora la quantità di ghiaccio in estate è quasi del tutto assente, mentre abbondava fino alla metà del 1900. A fianco delle ghiacciaie possiamo trovare il Cret Scajât.

    Continuando a scendere lungo il sentiero passiamo tra il Cuel Foràn e il Cuel di Scriç, due piccole alture poste nella parte settentrionale del Cjampon. Subito dopo giungiamo a Casère Scriç, sulle cartine topografiche spesso indicato con il termine Stavoli Scric. Costruita nel 1940 e successivamente ricostruita nel 1945, ad oggi conta solo un esiguo numero di capi nel periodo estivo, portati in quota per l'alpeggio. Poco più a valle troviamo una piccola radura denominata Plan di Scriç, dalla quale si può scorgere, dopo tanto bosco, l'abitato di Bordano.

    Il sentiero continua a scendere fino a giungere sul sentiero CAI 708, in prossimità di Forcje Lèdis, posta a quota 752, la quale mette in comunicazione al valle di Lèdis con il canalone formato dal Riul Poçolons, il quale scende verso Rivoli Bianchi.

    Siamo ora giunti in Lèdis, valle che troviamo tra il Cuèl di Scriç, lis Monts di Lèdis, gruppo di vette posto a Nord della forca Lèdis e che troviamo con il nome Monte di Lèdis sulle cartine, e la Forcje di Lèdis. La valle è attraversata da due torrenti principali, il Rìul di Lón, il quale nasce in prossimità dello Stavolo di Scriç, più precisamente sotto il Cuel dai Ròndui, e dal torrente chiamato semplicemente La Moède, che sgorga dal Foran da Moède a Est del Cuel di Scriç. Vicino alla forca Lèdis ha origine un piccolo torrente, chiamato Riul di Forcje Lèdis, il quale si immette nel torrente Lon in corrispondenza della chiesetta ai Caduti. La prima citazione del nome Ledis si ha già nel 1200 in alcuni scritti di Di Prampero. L'abbandono delle case iniziò negli anni 50, ma fino ai primi anni 70 la zona era ancora abitata stabilmente tutto l'anno. Dopo il sisma del '76 invece ci fu un abbandono quasi completo dei ruderi, alcuni dei quali vennero successivamente restaurati e oggi sono adibiti a brevi periodi di villeggiatura.

    Se percorriamo il sentiero che da Forcje Lèdis porta verso gli stavoli, passiamo attrverso un fitto bosco di conifere, chiamato Fratùce, diminutivo di frate, ovvero zona disboscata oppure ricoperta da una fitta vegetazione spontanea. In questo caso quasi sicuramente riconducibile al secondo significato. Nel bosco, a metà circa, incontriamo il Crist di Fratùce, un crocifisso in lamiera battuta a forma romboidale,  posto all'incrocio con il sentiero principale che scende verso la chiesetta,ed uno minore che giunge con un percorso più breve verso gli stavoli che si trovano alla sinistra del torrente sottostante.

    In prossimità del Rìul di Lón e della Moède troviamo numerosi stavoli, alcuni fatiscenti mentre moti altri messi a nuovo e abitati dai proprietari nelle domeniche estive. Troviamo il Stali di Blanc, o di Bugudi Barbìn, di Goi, di Copét un po' più a valle il Stali di Blandelìn. Vicino al sentiero CAI 708 che confluisce poi sulla strada forestale, chiamata Strade di San Marc nel tratto tra la Moède e il torrente Bombasìne, troviamo il Stali di Lon, ormai poco più di un rudere, i Stâi di Scugjelârs, sulle mappe descritti come Stavoli Scugellars. Proseguendo lungo la strada, in poco tempo giungiamo al nominato Torrente Moède, ricco corso d'acqua che scorre anche nei perioi più secchi, fatta eccezione per alcuni casi. Un'usanza di alcuni gemonese consiste nell'andare a bere l'acqua della Moède almeno una volta l'anno, quasi fosse una sorta di rituale della purificazione.

    Lungo il corso da Moède, verso la sorgente, troviamo i ruderi di una antica casera, che però non si ricorda abitata, anche se alcune testimonianze arrivano fino a metà Ottocento. A fianco della casera, sempre lungo il corso della Moède, troviamo un'altra costruzione, Cason di Ciàn, anticamente era usato per la cottura delle tegole che venivano usate nei vicini stavoli, successivamente divenne un ricovero per gli operai addetti al rimboschimento della zona e infine come rifugio per i partigiani durante la Guerra Mondiale.

    Sono costretto a tralasciare molti dei nomi che ho trovato in questa zona, ve ne sono una quantità molto elevata, sicuramente questo è legato all'importanza che Lèdis rivestiva nel passato. Era quasi una seconda città tra le montagne da dove la gente traeva preziose ricchezze.

    Proseguendo lungo la strada giungiamo in prossimità di un altro torrente importante, il Riul dal Legnàm, il quale nasce nel Çuc dal Vencjarèit e si getta nella Venzonassa. In prossimità dell'incorcio tra strada e torrente, sulla sinistra, vi tromiamo le tracce di un sasso, chiaato Clap da l'Âghe, sul quale dovrebbe esservi scolpito un abbeveratoio. Sulla destra invece dovrebbe esservi traccia di un sentiero, il Troi dal Legnàm il quale ci conduce fino alla casera. Da qui dovrebbe partire un secondo sentiero, il Troi dai Rèvits che collega la casera ai Poçuts, posti vicino alla pista forestale [queste informazioni potrebbero non essere del tutto precideo e/o corrette]. 

    Sempre continuando sulla strada ci avviciniamo al torrente Bombasine. Il tratto precedente al punto di incontro con il torrente prende il nome di Troi di Vencjaréit, prima che venisse costruita la strada. Sulla destra, indicata da un cartello CAI, troviamo Lis Glèriis, un ampio vallone che scende dal Cuel di Lànis, sull' Alta Via CAI Gemona. In questa valle troviamo due baite, Baite das Glèriis a Bas e  ad Alt. La prima, posta a 1050 metri di altezza, è segnata su alcune carte come Casera Igleries, chiaramente una trascrizione errata. È costituita da una costruzione in sassi recentemente restaurata con tetto in lamiera. Oggi è usata come riparo dai cacciatori. All'esterno è visibile l'abbeveratoio e la vasca dove si raccoglievano i liquami per fertilizzare i prati adiacenti. Simile è la baita più in alto, posta a 1221 metri circa: anche qui troviamo una costruzione in sassi, dei quali rimangono solo le rovine, un abbeveratoio e un serbatoio per i liquami. Poco più in alto, tra l'Alta Via e il Cuel dai Salens, troviamo la Forcje das Glèriis ad Alt, forcella che tramite un sentiero mette in collegamento le due baite menzionate con la casera Legnàm. Proseguendo lungo il sentiero possiamo arrivare fino alla Casère Butêghis, posta più a Est, sopra Forcella Tacis. Il sentiero costituisce una valida alternativa alla Strade di San Marc, anche se chiaramente non così pianeggiante e così semplice da percorrere. Testimonianze raccontano che il sentiero era praticato dai giovani quando in quota arrivavano i funzionari dell'Associaione bovini, per dei controlli sul numero di bovini presenti nelle casere. In questo modo i proprietari venivano avvisati da queste vedette e avevano il tempo di nascondere i capi in sovrannumero.

    Seguendo la strada forestale arriviamo alla Bombasine, ultimo grande torrente della vallata che si getta anch'esso nella Venzonassa. È un dei pochi torrenti con una portata costante di acqua, anche per questo motivo veniva utilizzato per il trasporto del legname: si costruiva una sorta di briglia, diga in legno o muratura, in friulano stue, e poi rompendola bruscamente l'onda di piena trasportava il legname fino alla Venzonassa. In prossimità del torrente, poco sotto la strada, ci sono le rovine della Casère Bombasìne, ospitava parecchie decine di capi, ma già tra le due guerre mondiali iniziò a perdere di importanza, fino ad arrivare agli anni '50, quando venne abbandonata definitivamente. 

    Dalla chiesetta possiamo svoltare a sinistra, superare un torrente quasi perennemente asciutto e dirigerci verso gli altri stavoli di Lédis. tutti hanno una storia da raccontare, anche quelli dei quali rimangono solo alcuni muri, posti più in alto di quelli ancora abitati. Una fitta rete di tracce poco conosciute tiene in collegamento tutti questi stavoli oltre che con la chiesa, anche con la vicina cima del Monte di Lédis, méta ben poco frequentata dagli abituali frequentatori della zona. Dal Stali di Cilio proseguiamo lungo il sentiero CAI e ci abbassiamo progressivamente di quota, passando vicino ai Stai dai Copés e qualche altro rudere abbandonato. L'acqua che troviamo è quasi ocmpletamente portata dal torrente Moede che qui confluisce. Il sentiero continua a scendere costantemente, fino ad una breve salita e strettoia, chiamata Forcje Putàne in memoria delle bestemmie che i boscaioli pronunciavano durante il loro duro lavoro, reso più aspro proprio da questo improvviso muro. Giunti in prossimità della congiunzione tra Moede e Venzonassa il sentiero sale su un belvedere alla sinistra. Sotto di questo sono ancora visibili alcuni intagli nella roccia che servivano per costruire lis stuis, delle quali abbiamo accennato in precedenza. Qui infatti si raccoglieva il legname non solo della bombasine, ma anche delle zone della Moede e del Legnam. Da qui l'onda di piena portava il legname fino a Venzone dove dei particolari rastrelli rudimentali raccoglievano la legna e la suddividevano per dimensione, prima di portarla sul Tagliamento, dove avrebbe raggiunto, dopo un lungo tragitto, la Reppubblica Marinara di Venezia.

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