Jagannatha Dasa Babaji

posted Oct 7, 2011, 12:10 PM by Manonatha Dasa   [ updated May 6, 2013, 2:26 PM ]



Om Visnupada Sri Srimad Jagannatha dasa Babaji Maharaja apparve in questo mondo intorno al 1750 A.D. in un remoto villaggio nella ripartizione del Tangail, appartenente al distretto di Mayaman Singh, attualmente conosciuto come Bangladesh. Lui apparteneva ad una famiglia dell’alta aristocrazia.
Uddhava dasa Babaji, discepolo iniziato del Gaudiya Vedantacarya Srila Baladeva Vidyabhusana, aveva come suo discepolo Madhusudana dasa Babaji, che concesse a Jagannatha dasa Babaji l’iniziazione a Babaji. Secondo il Gaudiya-vaisnava-jivana, il  diksa-guru di Jagannatha dasa Babaji fu Jagadananda Gosvami di Sringarvat, Vrndavana, il cui vesa-guru fu il famoso Krsna dasa Babaji di Govardhana.

Jagannatha dasa Babaji compì bhajana a Vrajamanala per molti anni: da un capo all’altro della regione fu stimato come un siddha-baba (un’anima perfettamente realizzata). Si sa che alcune volte s'impegnava nel canto costante dei Santi Nomi di Krsna, digiunando e senza chiudere occhio, per tre giorni e tre notti di fila. Dopo aver adempiuto questo voto, faceva colazione con del prasada consistente in un piatto di riso e yogurt.
Nell’anno 1880, Srila Bhaktivinoda Thakura si recò a Vrndavana per visitare i piedi di loto di Babaji Maharaja e in quello stesso luogo poté anche beneficiare delle sue preziose istruzioni. Negli anni intorno al 1880 il Paramahamsa Babaji giunse nel Distretto del Burdwan, stabilendosi nel villaggio di Amalajoda. In questo stesso periodo, con la scusa di affari governativi, anche Srila Bhaktivinoda Thakura arrivò in questo posto, ottenendo così per la seconda volta l’associazione di Jagannatha dasa Babaji. Jagannatha dasa Babaji fu felicissimo di costatare l’entusiasmo di Bhaktivinoda Thakura nella predica delle glorie del Santo Nome di Krsna. Nel Burdwan, Jagannatha dasa Babaji si fermò per undici giorni ed in questi stessi giorni eseguì, giorno e notte, un ininterrotto kirtana (canto e discussioni basate sulle scritture sacre). Srila Bhaktivinoda Thakura stabilì un prapanna-asrama (un monastero per l’abbandono a Krsna) nel villaggio di Amalajoda.

Nell’anno 1893 Jagannatha dasa Babaji, mentre risiedeva a Kuliya, Navadvipa, andò a vedere il Surabhi Kunja, l’abitazione di Thakura Bhaktivinoda. In occasione del suo  arrivo, l’intero giardino fu illuminato e così tutto risultò particolarmente bello. In seguito, insieme ai suoi seguaci, lui si spostò a Mayapura e lì visitò molti luoghi sacri, come lo Yogapitha, Srivasangana, ecc. Quando visitò il luogo di nascita del Signore Gaura, scoperto da Bhaktivinoda Thakura, sebbene fosse molto vecchio e fosse considerato completamente incapace di muovere anche un solo passo, iniziò a danzare in estasi. Così facendo, confermò oltre ogni ragionevole dubbio l’autenticità di quel sito. Jagannatha dasa Babaji trascorse un periodo di tempo allo Yogapitha associandosi con Srila Bhaktivinoda Thakura: fu in questo periodo che lui guarì miracolosamente uno dei figli di Thakura affetto da una malattia della pelle, semplicemente consigliandogli di distendersi nella polvere del luogo dove era apparso il Signore.
A Kuliya, trascorreva la maggior parte del tempo cantando il Santo Nome sulla riva del Gange: tuttora e' possibile visitare il suo bhajana kutira ed il samadhi. Durante la permanenza in questo posto, una volta chiese a Srila Bhaktivinoda Thakura di interessarsi alla costruzione di una veranda atta a proteggere i devoti che si recavano a fargli visita: Thakura immediatamente soddisfece la sua richiesta.
Essendo a conoscenza che Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura, in quel periodo appena dodicenne, era già molto esperto nello studio dell’astronomia, Babaji Maharaja lo fece chiamare e lo istruì affinché facesse un calendario Vaisnava in cui fossero inclusi tutti giorni dell’apparizione e della scomparsa degli associati di Sri Caitanya Mahaprabhu e di Visnu-priya Thakurani. Fatti i calcoli necessari, Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura iniziò subito a pubblicare lo Sri Navadvipa-pancika.
La vita stessa di Jagannatha dasa Babaji erano il canto del Santo Nome ed il servizio ai Vaisnava. Lui visse su questa terra per 135 anni (secondo il Gaura-parisada-caritavali) e predicò sempre il Santo Nome di Sri Caitanya Mahaprabhu. Nonostante nella vecchiaia si fosse quasi piegato in due, durante i kirtana il suo corpo si raddrizzava completamente per più di sei piedi ed il suo aspetto era simile al ritratto danzante di Sri Caitanya Mahaprabhu.

Il suo discepolo preferito fu Bhagavat dasa Babaji, a cui concesse l’iniziazione a Babaji. Srila Bhagavat dasa Babaji fu colui che poi concesse l’iniziazione Babaji a Gaura Kisora Prabhu. Gaurahari dasa Babaji, Ramahari dasa Babaji e Nityananda dasa Babaji, che provenivano da Barsana in Vrajamanala, furono tutti discepoli di Jagannatha dasa Babaji. Un altro discepolo, chiamato Krsna dasa Babaji, era originario di Kadamkhandi. Sri Bihari dasa, discepolo e servitore personale di Jagannatha dasa Babaji, era molto robusto e potente. A causa della sua avanzata età, Srila Jagannatha dasa Babaji si trovava completamente impossibilitato nell’uso delle gambe: Sri Bihari lo faceva adagiare in una cesta di bambù che poneva sulle sue spalle, trasportando il Maestro dovunque gli dicesse di andare. Una volta, mentre viaggiava in questa maniera, un uomo facoltoso gli diede una rupia che fu presa in consegna dal suo servitore Bihari. Dopo aver viaggiato per alcune miglia, Srila Jagannatha dasa Babaji Maharaja chiese al suo servitore di riportarlo indietro perché aveva intenzione di restituire il denaro ricevuto. Ritornato da quell’uomo, Babaji Maharaja gli disse: “Ho capito che hai molto denaro. Ora, io che non riesco a sopportare il peso di una sola rupia, mi chiedo stupito come puoi tollerare il peso di tutta la tua ricchezza.” Babaji Maharaja qualche volta accettava la offerte solo per poterle riutilizzare nel servizio ai Vaisnava, ma per quanto riguarda quest’episodio, lui ci ha istruiti mostrando il distacco ed in più ci ha anche insegnato di essere molto cauti nell’accettare la carità fatta da questa classe di uomini.

Ispirati da Bihari dasa, gli abitanti di Surya-kuna costruirono una stanza ed un piccolo tempio per Srila Jagannatha dasa Babaji Maharaja. In seguito, il Siddha Baba chiese a Bihari dasa di installare una Divinità nel tempietto. Ricevuto quest’ordine, Bihari dasa decise subito di recarsi nel villaggio di Sonaruddi che era situato a circa otto miglia da Katoa: arrivato in quel villaggio si recò dal proprietario terriero locale e gli chiese una Divinità. Da lì, dopo aver debitamente ottenuto le Divinità di Gaura-Nitai, si spostò a Calcutta dove Srinat Rai ed altri della rinomata famiglia Laha, gli offrirono un totale di 5000 rupie. Dopo di ciò, Bihari dasa fece ritorno al Surya-kuna: lì, con festeggiamenti e in grande pompa, si festeggiò l’installazione delle Divinità nel tempio. Le due murti brillavano come l’oro. Un po’ di tempo dopo, di notte, una banda di briganti assaltò il tempio e tentò di impadronirsi delle Divinità che credevano veramente forgiate nell’oro. Tuttavia il loro tentativo di sottrarre le Divinità dal tempio non ebbe alcun successo: scapparono poco prima dell’alba senza riuscire ad attuare il proposito. Il vecchio sadhu fu talmente disturbato da questo incidente che subito incaricò Bihari dasa di donare quelle Divinità ad alcuni devoti di Vrndavana. Sri Bihari dasa senza battere ciglio prese con sé le Divinità e si diresse a Vrndavana dove Le presentò a un Gosvami originario del Bengala. Queste Divinità sono ancora adorate nel tempio di Dhobigati di Gopalbagh e sono molto famose con il nome di Sonar Gaura, il Gaura Dorato.
Diversi giorni dopo questo incidente, Srila Babaji Maharaja rivolgendosi a Bihari dasa gli disse: “Io non posso vivere senza una Divinità. La prima che trovi portameLa.” Sentendo l’ordine del suo guru-maharaja, Bihari si diresse al Radha-kuna dove incontrò Sri Dhenu dasa Babaji di Mathura. Lì, al Radha-kuna, in un cumulo di paglia raccolto per pascere le mucche, trovarono una Divinità sad-bhuja, a sei braccia, che rappresentava combinati insieme il Signore Ramacandra, il Signore Krsnacandra e il Signore Caitanya Mahaprabhu. Dopo averLa presa, Bihari dasa si recò a Vrndavana per farLa dipingere in modo appropriato ed alla fine di quel lavoro, entusiasta, fece ritorno a Surya-kunda. Quella stupenda forma del Signore fu installata secondo le direttive delle Sacre Scritture e Srila Babaji Maharaja La adorò per circa dieci anni, dopodiché volle recarsi a Navadvipa. Così chiese a Bihari dasa di dare la Divinità a qualcuno di Vrndavana. Il discepolo si recò a Vrndavana e consegnò la Divinità al capo sacerdote del Gopala-guru-asrama, conosciuto da tutti con il nome di Sri Narottama dasa Babaji. Oggi quella forma a sei braccia del Signore è adorata nel Tempio del ±a-bhuja, situato in stradina vicino Nidhuvana.

Bihari si caricò in spalla il suo guru-maharaja e si diresse alla stazione ferroviaria di Mathura; lì salì su un treno diretto a Navadvipa. Quando giunsero alla stazione di Memri nel Bardhawan, un agente delle ferrovie Britanniche rimase così colpito dalla natura semplice e dall'aria beata di Srila Babaji Maharaja che volle aiutarli in qualche modo. Loro, prima di arrivare a Navadvipa, scesero dal treno e affittarono un carro che li condusse all’asrama di un famoso puro devoto chiamato Sri Bhagavan dasa Babaji che risiedeva ad Ambika-Kalna, nel Bengala. Questa grande anima si sentì estremamente felice nel vedere Srila Jagannatha dasa Babaji Maharaja. “Oh! E’ venuto il mio amico!” esclamò in uno stato di trascendentale esultanza, e subito corse ad abbracciarlo. Entrambi caddero al suolo in uno stato di profonda estasi spirituale e, privi di sensi, entrarono in un impenetrabile trance spirituale. Rimasero  immobili, chiusi nel loro abbraccio amichevole dalle dieci di quel mattino fino alle undici della sera. I servitori dei due Siddha Baba iniziarono a sentirsi ansiosi e Sri Visnudasa, il servitore di Sri Bhagavan dasa Babaji Maharaja, chiese a Bihari dasa di fare qualcosa per riportarli di nuovo alla loro coscienza esterna. Allora Bihari dasa iniziò a massaggiare il petto del suo guru e a cantare il maha-mantra, e questo fece riprendere conoscenza ad entrambi. Dato che Srila Jagannatha dasa Babaji Maharaja durante i tre giorni di viaggio non aveva né bevuto né toccato cibo, qualcuno gli servì del prasada e così a mezzanotte interruppe il digiuno. Dopo aver rispettato il prasada, i due amici andarono a dormire per un pò. Dopo essersi fermato a Kalna per  dieci giorni, Jagannatha dasa Prabhu decise di proseguire per Navadvipa usando come mezzo di trasporto un carro trainato da buoi. Bhagavan dasa Babaji aveva solo diciotto rupie ma insisté affinché il suo amico le accettasse per proseguire il viaggio. Davanti a tanta insistenza, Jagannatha dasa Prabhu non poté fare altro che accettarle con molta gioia. Mentre si trovavano in viaggio, Bihari chiese al suo maestro spirituale dove si sarebbero stabiliti al loro arrivo a Navadvipa e suggerì di sistemarsi in un largo asrama del luogo conosciuto con il nome di ‘Bada-akhara’.
“No, noi non ci fermeremo in nessun asrama. Ci stabiliremo sotto un albero”, replicò Srila Babaji Maharaja. Infatti appena arrivati a Navadvipa stabilirono la loro dimora sotto un albero. Dopo qualche tempo, un devoto di nome Sri Madhava Datta acquistò la terra adiacente all’albero dove vivevano il sadhu ed il suo servitore e poi gliela regalò. Dopo un anno, Srila Bhaktivinoda Thakura fece costruire su quella terra due capanne. In seguito Rajarsi Sri Vanamali Rai, un famoso proprietario terriero, fece costruire in quella proprietà altre tre capanne e recintò il tutto con un muro di cinta. Quando furono terminati i lavori, un’anziana e ricca signora fece scavare anche un pozzo per l’acqua potabile. Srila Jagannatha dasa Babaji Maharaja rimase in questo posto, a Kuliya, per trentadue anni. Secondo il Gaudiya-vaisnava-jivana, visse fino all’età di 147 anni e poi fece ritorno nei passatempi del Signore. Lui era abituato a seguire rigorosamente e regolarmente i voti di Caturmasya (i quattro mesi della stagione delle piogge). Durante il primo mese mangiava quattro banane la sera. Il secondo mese mangiava solo guava, il terzo beveva del siero di latte ed il quarto mese consumava solo i fiori dell’albero di banane. Una volta si spostò a Rishikesh per adempiere a una pratica purificatoria chiamata purascarana. Questa penitenza doveva essere compiuta con estremo rigore. Egli faceva il bagno alle tre del mattino e poi, chiudendosi in una stanza, cantava tutto il giorno fino al tramonto senza parlare e senza mangiare. Per portare a termine il voto correttamente, si dovrebbe fare il bagno solo dopo aver passato aria ed escrementi. Una volta, dopo aver osservato questo regime per due mesi, inavvertitamente rivolse la parola a Bihari dasa per cui riprese di nuovo l’intero processo e lo portò a termine dopo tre mesi. Allo scadere dei tre mesi dichiarò che se qualcuno era interessato a ricevere il darsana del Signore Krsna come Sri Caitanya Mahaprabhu avrebbe dovuto adempiere il purascarana in questo modo.

Una volta a Vrndavana Babaji Maharaja accettò un po’ di pane da una persona che apparteneva alla casta degli spazzini: questo suo comportamento fu molto criticato dalla comunità locale dei Vaisnava. Molte persone lo sfidarono chiedendogli di spiegare il suo atto.
“Sapete chi sono questi spazzini?” replicò il sadhu. “Prima di mostrarSi a Vraja-Dhama, il Signore Krsna chiese a 88000 saggi di prendere nascita in questo Dhama ed essi così fecero, nascendo in famiglie di bassa classe. I devoti risiedono a Vraja-Dhama semplicemente per ricevere l’opportunità di cospargere i loro corpi con la sua polvere e per lasciare qui i loro corpi. Questi spazzini sono sempre al servizio della polvere di Vrndavana e quindi io li considero come i servitori di Vraja-Dhama e di conseguenza non li vedo differenti da qualsiasi altro Vaisnava.” Dopo questo incidente, Babaji Maharaja decise di impegnarsi nel canto in solitudine e per questo si diresse in un posto chiamato Pesi Kadankhandi, isolato da qualsiasi villaggio, vicino Khandirvana, una delle dodici foreste di Vraja. Lui e Bihari trascorsero Dasami ed Ekadasi in quel posto, digiunando completamente. Il mattino di Dvadasi, Bihari iniziò a pensare che si erano stabiliti in un posto dove non si poteva reperire niente di commestibile e perciò sarebbe stato impossibile, senza una preparazione di prasada fatta con i grani, rompere in modo corretto il digiuno di Ekadasi. Mentre era immerso in questi pensieri, Babaji Maharaja rivolgendosi a lui gli ordinò di cantare ad alta voce e con i karatala il Maha-mantra Hare Krsna. Prima delle nove arrivò un Brijbasi che consegnò loro dei cereali affinché potessero prepararsi del prasada. Dal quel giorno in poi ricevettero giornalmente un’enorme quantità di latte.
Dovunque e in qualunque luogo si trovassero il prasada, come per miracolo, gli veniva sempre inviato. Una volta, a Navadvipa, un evento simile si verificò durante la stagione delle piogge. L’intera città era stata inondata dalle acque del Gange, una pioggia pesante cadeva in modo continuo da un’intera settimana e nessuno poteva uscire per andare a chiedere offerte. Improvvisamente apparvero quattro persone in una piccola barca che donarono a Babaji Maharaja 20 kg di riso, yogurt e sandesa.

Mentre risiedeva a Navadvipa, il sadhu divenne molto famoso e profondamente rispettato da tutti. La dimostrazione di quanto ciò sia vero la si può facilmente apprendere dall'episodio seguente. Il famoso proprietario terriero Srinath Rai e diversi altri rispettabili cittadini si recarono dal famoso santo per ottenere udienza. Arrivati nel luogo convenuto, non lo riconobbero e per di più chiesero a costui, che ritenevano un semplice uomo di passaggio, se era a conoscenza dell’esatto luogo dove dimorava il siddha-baba.
“Qui non conosco nessuno che sia considerato un siddha-baba,” replicò Srila Babaji Maharaja. “Qui io sono semplicemente un comune essere vivente come tutti voi.” Allora i gentiluomini realizzarono di essere in presenza di Srila Babaji Maharaja, un siddha-baba completamente libero da qualsiasi desiderio di fama e riconoscimento. Nonostante l’evidenza, quelle persone chiesero umilmente al sadhu di compiere un miracolo. Disturbato da quella richiesta, Babaji Maharaja disse: “Non conosco nessun modo per compiere miracoli.” Poi, come infastidito, raccolse un bastone ed iniziò a battere il terreno. Vedendo la reazione del sadhu, il proprietario terriero, intimorito, supplicò il Babaji di non incollerirsi per quella spiacevole richiesta.
“Non sono arrabbiato,” rispose Srila Jagannatha dasa Babaji. “Sto solo scacciando una capra che sta mangiando la pianta di Tulasi situata vicino al cottage di Srila Lokanatha Gosvami al Radha-kuna.”
Fortemente stupiti e desiderosi di verificare la veridicità di quella affermazione, immediatamente spedirono un telegramma, con risposta pagata, al Radha-kuna. La risposta arrivò il giorno seguente e dichiarava incontestabilmente che una capra, intrufolatasi nel cottage di Srila Lokanatha Gosvami, aveva rovinato la sacra pianta di Tulasi. Quest’incidente fece svanire i dubbi che alcuni di loro covavano nei confronti della perfezione di Srila Babaji Maharaja: quello stesso mattino tutti fecero ritorno da lui e gli offrirono i loro omaggi prostrandosi ai suoi piedi. I puri devoti del  Signore, essendo totalmente disinteressati nei confronti dell’universo materiale, non desiderano mai mostrare i loro poteri miracolosi. Ciò nonostante, su ispirazione del Signore Supremo, qualche volta agiscono in modo soprannaturale al solo scopo di far incrementare la fede delle creature di questo mondo.

Una volta, a Navadvipa, Bihari dasa si ammalò seriamente: una violenta febbre con delirio lo tormentarono fino alla perdita di coscienza. Convocato un esperto medico di Calcutta, vide che il devoto era all’ultimo stadio della malattia e non poté fare altro che dichiarare inutile ogni tipo di intervento. Le sue previsioni attestavano che Bihari si sarebbe spento prima del sorgere del giorno seguente. Dopo questa diagnosi, Srila Jagannatha dasa Babaji Maharaja si sedette accanto al suo amato servitore e, ponendogli in bocca una sacra foglia di Tulasi, iniziò a cantare il Maha-mantra Hare Krsna. Dopo mezz’ora Bihari si ristabilì completamente. Poi, senza esitare, si alzò dal letto e dirigendosi in cucina preparò del cibo da offrire al suo maestro spirituale che nel frattempo era rimasto completamente digiuno evitando qualsiasi tipo di pietanza che non fosse stata preparata dal suo amato discepolo.
Srila Jagannatha dasa Babaji era solito affermare che le ore più opportune per il canto del Santo Nome di Krsna erano quelle che andavano dalle tre alle sette del mattino e quelle dal tramonto alle undici di sera. In queste ore, diceva il siddha-baba, nessun devoto serio dovrebbe farsi trovare addormentato dal Signore Siva che passa per controllare i devoti del suo guru, il Signore Krsna. Sebbene negli ultimi anni della sua vita fosse soggetto ad alcuni problemi di natura motoria, ogni volta che c’era sankirtana, incurante dei suoi problemi fisici, si impegnava con entusiasmo nella danza. Il suo corpo curvo nell’estasi della danza si raddrizzava completamente.  Giornalmente, come anche nel suo ultimo giorno di vita, si prostrava a terra milleuno volte per rendere gli omaggi alla sua Divinità di Giridhari.
A lui non piaceva l’idea di lasciare nel piatto i resti del suo prasada e quando si accorgeva che qualcuno stava già meditando di raccogliere quei resti, immediatamente mangiava tutto fino all’ultimo boccone e, non contento ancora, deglutiva anche la foglia che gli faceva da piatto.

Un giorno Srila Babaji Maharaja chiese, rivolgendosi a Bihari dasa che era del tutto analfabeta, di poter ascoltare la Sri Caitanya-caritamrta. Quando Bihari dichiarò il suo analfabetismo, il suo guru Maharaja semplicemente gli disse di fissare per alcuni minuti lo sguardo sul libro. Entro pochi minuti, Bihari dasa cominciò a recitare i passatempi del Signore Caitanya dalle pagine della Sri Caitanya-caritamrta.
Di solito quando si recava a Calcutta si fermava a casa di Bhaktivinoda Thakura, situata sulla Maniktala Street. Spesso, molti devoti cercavano di portarlo nelle loro case per offrirgli il prasada ma lui non accettò mai nessuno di questi inviti. Una volta  donò una Govardhana-sila a Bhaktivinoda Thakura che iniziò ad adorarLa nel suo Bhakti Bhavan.
La sua vista si indeboliva man mano che andava avanti con gli anni: coloro che sapevano del suo problema agli occhi spesso, durante le loro visite, gli lasciavano delle donazioni affinché si curasse. Bihari dasa raccoglieva le donazioni e le deponeva in vaso d’argilla vuoto. Un giorno Babaji Maharaja, rivolgendosi al suo servitore, disse: “Bihari dammi tutte le offerte che hai raccolto.” Da tutte le donazioni, Bihari prelevava e metteva da parte una piccola somma destinata alle necessità di Babaji Maharaja. Quella volta però il sadhu, oltre ad informarsi sull’esatta somma ricevuta in offerta, volle anche che gli fosse consegnata quella messa da parte per le sue necessità. Babaji Maharaja spese quella somma di denaro per soddisfare un suo desiderio: acquistò, per le mucche di Navadvipa-Dhama, rasgulla per un valore di 200 rupie - un’enorme quantità di dolci per quei tempi!

In un’altra occasione un cane diede alla luce cinque cuccioli sulla riva del Gange dove era situato il bhajana-kutira di Babaji Maharaja. Quando il saggio si sedette per prendere prasada, i cagnolini arrivarono e si sistemarono tutti intorno al piatto. Mentre Bihari cercava di allontanare i cuccioli, Babaji Maharaja disse: “Porta via il piatto, oggi non mangio.” Mentre Bihari si affaccendava per dar da mangiare ai cani, Babaji Maharaja diceva con voce amorevole: “Questi sono i cani del Dhama.”
Molti lo avvicinavano per supplicarlo di accettarli come discepoli ma lui di solito respingeva le richieste. Tuttavia, anche se non li accettava come discepoli, spesso li istruiva affinché si impegnassero nei differenti tipi di servizio. Accadeva, però, che la  maggior parte di costoro lasciava immediatamente la sua associazione perché non riuscivano a sopportare di essere caricati di cose da fare. Una volta un gentiluomo chiamato Sri Gaura Hari dasa si presentò al sadhu per chiedergli se lo accettava come discepolo e, come per tutti gli altri che si erano presentati prima di lui, ricevette la solita risposta di diniego. Al quel rifiuto, Gaura Hari si sistemò di fronte al cottage del Paramahamsa e lì rimase digiunando per tre giorni. Alla fine, Babaji Maharaja gli accordò la misericordia e gli concesse l’iniziazione a Babaji.

Una volta rivolgendosi a un recitatore professionista del Bhagavatam disse: “Questo tuo lavoro non è differente da quello che svolgono le prostitute. Coloro che recitano il Bhagavatam solo per il profitto non sono altro che offensori nei confronti del Santo Nome. Nessuno dovrebbe soffermarsi ad ascoltare questo genere di persone; chiunque lo farà sicuramente si degraderà.” Quel gentiluomo immediatamente cessò le sue narrazioni, divenne un grande devoto e condusse un'umile esistenza a Vrndavana.
Srila Jagannatha dasa Babaji Maharaja solitamente trascorreva sei mesi a Vraja e sei mesi a Navadvipa-Dhama. Secondo il Gaudiya-vaisnava-jivana, alla veneranda età di 146 anni, mentre dal Radha-kuna si apprestava a partire per Navadvipa-Dhama, molti Brijbasi ed altri Vaisnava si recarono da lui per chiedergli quale fosse il motivo che lo spingeva, in un’età così avanzata, a lasciare la sacra terra di Vraja-Dhama. Molto umilmente e in uno stato d’animo trascendentalmente triste replicò: “Voi vi trovate qui a Vraja-Dhama perché siete tutti dei puri Vaisnava. Io invece sono molto offensivo ed è meglio che mi trasferisca a Navadvipa. Le Loro Signorie Sri Sri Gaura Nitai non considerano le offese poiché sono apparSe per liberare tutti gli offensori. Qui a Vraja-Dhama le offese vengono considerate e le reazioni vengono severamente attuate.” Questo fu il suo ultimo viaggio a Navadvipa-Dhama. Pochi mesi dopo il suo arrivo, il primo giorno di luna nuova nel mese di Phalguna, una quindicina di giorni prima dell’anniversario dell’apparizione del Signore Caitanya, entrò negli eterni passatempi del Signore.
Srila Bhaktivinoda Thakura era solito chiamare Srila Babaji Maharaja, Vaisnava-Sarvabhaumah - il ‘Comandante in capo’ dei Vaisnava.

gauravirbhava-bhumes tvam nirdesta saj-jana-priyah
vaisnava-sarvabhaumah sri-jagannathaya te namah

“Offro i miei rispettosi omaggi a Jagannatha dasa Babaji. Egli è rispettato dall’intera comunità Vaisnava e ha scoperto il luogo dove il Signore Caitanya è apparso.”
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