San Bernardino da Siena, 1380-1444
 

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Scopri la storia del convento di Fiesole

San Bernmardino da Siena a Fiesole
Il nome di Gesù

La figura di Bernardino, lui esile e piccolo di statura, si erge gigantesca nella storia della Chiesa e del Francescanesimo; egli fu infatti frate minore rinnovatore del suo Ordine, nel quale ebbe responsabilità di governo a vari livelli, conventuale, regionale e generale.

Teologo e giurista, attento alle problematiche del suo tempo, egli fu un arguto predicatore popolare, ascoltato da un pubblico entusiasta, e nel medesimo tempo scrisse numerose opere sul Nome di Gesù, la mediazione di Maria, il culto di San Giuseppe, ed ancora sull’etica, la giustizia sociale, etc.

S.Bernardino di Baccio M. Bacci

Questo Santo esercitò un particolare influsso sui confratelli che lo incontrarono, quali san Giovanni da Capestrano, san Giacomo della Marca, il beato Alberto da Sarteano, e tanti altri. 

Nato a Massa Marittima l’8 settembre 1380 da una nobile famiglia senese, Bernardino, che aveva perso sin da piccolo la mamma e qualche anno dopo anche il babbo, fu educato dai parenti e fece sul posto i suoi primi studi, quelli elementari. 

In seguito si trasferì a Siena, e qui continuò gli studi ai livelli che, riferiti ai nostri giorni, potremmo definire medi e superiori classici, sino a quelli di giurisprudenza, mentre a diciotto anni incominciò ad interessarsi anche alla S. Scrittura ed alla Teologia. 

Non è possibile riassumerne la vita in queste poche righe, ma vorrei attardarmi sui momenti che precedettero la sua decisione di darsi completamente a Dio: giovane studente, egli amava passeggiare in allegra comitiva per le strade di Siena, in compagnia dei suoi coetanei, e lì lo cercò il Signore per invitarlo a consacrarsi a Lui. 

La vocazione non è una chiamata che si coglie con l’orecchio, bensì un qualcosa di indefinibile che parte dall’interno, dal profondo dell’animo, un qualcosa che il “chiamato” deve decifrare raccogliendosi nel silenzio, e quel “qualcosa” fu avvertito pure da Bernardino. 

Sarà forse stato un senso di vuoto unito al desiderio di colmarlo, chissà, il fatto è che a un certo punto Bernardino, pur continuando a frequentare i suoi amici, incominciò a staccarsi dal gruppo, a rimanere indietro, ad isolarsi dal loro vociare, sentendo il bisogno di cercar di capire che cosa stesse accadendo nel suo intimo. 

Fu così che egli, sostenuto dalla Grazia, maturò la decisione di entrare nell’Ordine di S. Francesco d’Assisi, il cui abito egli vestì l’8 settembre 1402. 

Fu ordinato sacerdote l’8 settembre 1404, ed iniziò subito a predicare, ma fu nel 1417, dopo essersi impegnato per tutti questi anni negli studi teologici, che egli rivelò a Genova le sue grandi doti di predicatore. Da allora lo troviamo sui pulpiti di tutte le regioni dell’Italia Centrale e Settentrionale, compreso l’odierno Canton Ticino, che allora faceva parte del Ducato di Milano; talvolta egli scese al Sud, forse fino alla Sicilia, e pare che sia andato ad esortare ed incoraggiare i suoi confratelli anche in qualche Paese estero, come il Belgio o la Spagna. 

Profondo conoscitore dei costumi dei suoi contemporanei e specialmente dell’animo umano, egli predicava in modo semplice e vivace, spiegando le verità della Fede ed esponendo i principi della morale cristiana, difendendo la santità del matrimonio e condannando l’usura, e quando si accorgeva che i suoi ascoltatori facevano fatica a seguire il suo pensiero, ne risvegliava l’attenzione con racconti, aneddoti, ed anche con richiami diretti. 

In particolare, egli si fece zelante propagatore del culto del Nome di Gesù, chiedendo che la nota tavola con il monogramma IHS fosse venerata ed esposta nelle piazze, nelle case e sui portali, in modo che quell’unico Nome, nel quale siamo tutti chiamati a riconciliarci, sostituisse i vari stemmi ed altre insegne che invece evidenziano i particolarismi e indicano le diverse ed a volte opposte fazioni. 

Con questa intensa attività Bernardino giunse, stanco, malato e macilento, invecchiato prima del tempo, al mese di maggio del 1444.

Mentre era in viaggio con alcuni confratelli per L’Aquila, egli si rese conto che aveva ancora poco da vivere;  Quasi vicino ormai alla meta, egli fece una sosta a Città Ducale presso Rieti, e qui rivolse la sua calda parola ai fedeli accorsi in piazza a salutarlo, e questa fu l’ultima sua predica.

Siccome non voleva rinunziare a raggiungere L’Aquila, vi fu portato in barella, e ad un paio di giorni dal suo arrivo in questa città, egli incontrò sorella morte: era il 20 maggio 1444, e Bernardino non aveva ancora compiuto 64 anni. 

Le sue spoglie riposano all’Aquila, ma sono tanti i luoghi che conservano traccia del suo passaggio. Fra i conventi francescani che conservano la sua memoria, numerosi anche in Toscana, ricordo che nel triennio in cui esercitò l’ufficio di Vicario per gli Osservanti della Toscana e dell’Umbria (1414 – 1417), egli venne a risiedere a Fiesole nel convento di S. Francesco, del quale fu anche guardiano, cioè superiore della comunità locale, e che qui sono conservati sino ad oggi alcuni suoi importanti cimeli.

 Fr. Marco Brogi, ofm