"Quivi nella Chiesa parochiale, all'Assuntione della Vergine Madre dedicata, scaturiva, avanti ad una divota imagine di essa dipinta sopra il muro del Campanile, una Fonte assai famosa, e di virtù mirabile in risanar gli infermi, che divotamente ò in essa si lavavano, ò sorbivano di quell'acqua. E, per quanto attestano molte persone di quella Terra, per traditione de' suoi Antenati, v'era molto celebre, e frequente il concorso de' popoli sì circonvicini, come forestieri. e innumerabili erano le gratie che vi s'operavano". Per questo venne edificato (1621-41) il Santuario della Divina Maternità, affidato ai padri dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi di Santa Teresa.
Lasciata l'auto al santuario, si scende a piedi al canale della Martesana, che qui nasce. Si attraversano poi con dei ponti il medesimo canale, il fiume Adda e il canale della centrale idroelettrica.
La genesi dei villaggi operai rimanda necessariamente allo sviluppo industriale della seconda metà del '700 ed alle teorizzazioni illuministiche e socialiste. In Italia l'idea dei villaggi operai si impone tardi rispetto all'United Kingdom, alla Deutschland ed alla France - per evidenti motivi di ordine storico-politico - ma corrisponde pienamente alla seconda ondata, di gran lunga superiore alla precedente, dello sviluppo industriale dell'800. In questo contesto, lo stabilimento ed il villaggio di Crespi d'Adda furono fondati da Cristoforo Benigno Crespi nel 1878. Prima di tutto, Cristoforo Benigno Crespi acquistò 85 ettari di terreno e chiese, ed ottenne, di deviare parte delle acque del fiume Adda mediante la costruzione di un canale con apposita centrale idroelettrica; costruito lo stabilimento, avviò così la produzione dei primi 10.000 fusi di filatura.
Il complesso industriale andò sempre più perfezionandosi col passare degli anni, in special modo sotto la direzione di Silvio Crespi, il figlio del fondatore. E' in questo periodo che il villaggio si sviluppò non più attraverso la costruzione di case condominiali ma di una cinquantina di case degli operai per due-tre famiglie. Il motivo di tale scelta è presto detto: evitando i disagi dei rapporti non sempre amichevoli coi vicini di casa, l'operaio lavora con meno problemi in testa, quindi più cura ed efficienza, meno infortuni e negligenza. I servizi igienici (originariamente esterni) e la casupola a legnaia e pollaio erano circondate da orti e giardini ben curati e delimitati da appositi steccati.
Negli anni 1925-30 vennero invece costruite le ville dei capi reparto e le ville dei dirigenti d'azienda. Si differenziano da quelle degli operai per quanto sono appartate e meglio rifinite con svariati elementi decorativi, contrasti cromatici, impieghi di materiali diversi (dal locale ceppo dell'Adda al cotto o alle maioliche e al legno), sovrabbondanti aggetti di balconi, impiego di verande e portici, spioventi del tetto di varia pendenza e altezza, pittoresca presenza di comignoli e pinnacoli, ampi giardini.
I Crespi, invece, alloggiavano nella villa padronale, in stile medievale del sec XIII, fornita di due torri: una cuspide alta m 50 e una terminata a terrazzo che contiene il serbatoio dell'acqua. Esternamente ha il piano terra in ceppo dell'Adda, la parte superiore in laterizio a vista; largo è l'uso delle pietre di Verona, Mapello e Saltrio per capitelli, davanzali e gradinate, nonché marmi di svariato colore per le numerose colonne; a completare il tutto, pitture a fresco, mosaici di Venezia, altorilievi in marmo di Carrara.
Oltre alle residenze, il villaggio è stato dotato anche di edifici per vari servizi, quali il campo sportivo, i vigili del fuoco, il negozio per vendita di generi alimentari vari e di vestiario (ma anche parrucchiere). La scuola era già interamente edificata nel 1894 ed ospitava le scuole materne ed elementari, la scuola di economia domestica, il corpo bandistico ed aveva una sala per rappresentazioni cinematografiche e teatrali.
La chiesa, di stile bramantesco, è copia identica di quella di Busto Arsizio, paese d'origine dei Crespi. Costruita tra il 1891 e il 1893, ha un basamento in ceppo dell'Adda, la zoccolatura esterna in travertino e il portale in marmo rosso di Verona. Ha forma quadrata e ampia cupola ottagonale, circondata da loggiato.
Il cimitero, costruito tra il 1904 e il 1905, è dominato dal grande mausoleo della famiglia Crespi, di forma piramidale e decorato in sommità con le statue delle tre virtù teologali (Fede, Speranza, Carità). Il mausoleo si allarga con una muraglia semicircolare, due braccia che alcuni vogliono vedere come un abbraccio della famiglia ai suoi operai. Nei prati antistanti, le lapide in cemento, tutte identiche, che i Crespi misero a disposizione gratuitamente; chi voleva la propria tomba a proprie spese, poteva costruirsela lungo il muro di cinta.
Il fulcro del villaggio operaio di Crespi d'Adda era logicamente lo stabilimento. Anche se costruito in epoche diverse, almeno fino al 1920, si può comunque dire con certezza che nel 1906 la maggioranza dei reparti del cotonificio, così come appaiono ancora oggi, erano già edificati e in piena efficienza. Il corpo d'entrata è collocato frontalmente all'asse principale del sistema viario del paese: è formato da due avancorpi ad angolo retto, con alle loro spalle le due altissime ciminiere dalla esilissima rastremazione cilindrica, veri e propri capolavori di tecnica muraria, ingentilite da motivi decorativi sempre in cotto. La ciminiera principale è inglobata alla base da un portale a tre archi gotici con semicolonne e capitelli e un alzato di cuspidi in cemento con pennacchi in ferro battuto.