INDU'

“La generosità rende tutti più simpatici: il brutto, lo stupido, il vecchio.

Chi paga può sempre avere rapporti sessuali”

(Vatsyayana: Kamasutra 7, 1, 3)

ANANGA RANGA

 

L’incontro casuale con una prostituta era considerato un segno di buon augurio. Il Vishnu Samhita affermava autorevolmente che compiere un giro attorno a una prostituta era una pratica foriera di buoni auspici. Il Matsya Purana sosteneva che incontrare una veshya all’inizio della giornata era un segno di grande fortuna. In molti posti dell’India meridionale il Mangalasutram destinato a una nuova coppia di sposini era, ed è ancora oggi, prodotto dalle mani di una prostituta. Inoltre, nell’India nord-orientale, un pugno di terra raccolto sulla soglia dell’abitazione di una sgualdrina è ancora richiesto per modellare l’immagine sacra della dea Durga

 

 

La realizzazione di sé sul piano erotico è un aspetto essenziale dello svi­luppo dell'essere umano. La prostituzione, che permette all'errante, al mo­naco, al povero, ma anche all'uomo sposato i cui rapporti a scopo procreati­vo non hanno lo stesso valore, di praticare l'estasi erotica, diviene una pro­fessione benefica e sacra. Corrisponde, su un diverso piano, all'elemosina, ri­paro e cibo, dovuti agli erranti. In India molte giovinette erano dedicate al tempio per compiervi quel dovere sociale e religioso che è il dono dell'amo­re. Ricevevano un'educazione raffinata che comprendeva la musica, la dan­za e le tecniche erotiche. Anche nel mondo greco, in particolare a Corinto, la prostituzione era considerata una specie di servizio divino. Anche gli Ebrei conobbero la prostituzione sacra femminile e maschile. Oltre alla sua funzione religiosa, che è quella di permettere a ogni uomo di sperimentare l’estasi erotica, la prostituzione ha anche un ruolo sociale essenziale per la stabilità della famiglia. I trattati politici come l’Arthasàstra le attribuiscono una grande importanza e ne definiscono le regole. Quando in India il governo Nehru volle proibire la prostituzione, una delegazione di severi brahmani si recò a Delhi per protestare e ricordare che, secondo le parole dei sacri testi: "Nei paesi senza prostitute tutte le case diventano bordelli". Come i membri delle altre professioni artigianali, i prostituti dei due sessi formano associazioni assai bene organizzate. La corporazione dei prostituti maschi, nel momento dell'indipendenza dell'India, aveva offerto il suo appoggio al governo del Congresso nazionale. L'istituzione delle danzatrici-prostitute dei templi, che a volte ne contava delle migliaia, fu proibita dal legislatore inglese e provocò, tra l'altro, il de­clino delle arti della musica e della danza che a tale istituzione erano stret­tamente connesse. La prostituzione maschile, principalmente nella forma del travestitismo, continua a esistere in molte cittadine e villaggi indiani, come esisteva ad Atene. Anch'essa ha avuto una funzione rituale legata al culto dell'Androgi­no, come avviene anche nello Sciamanesimo, ma oggi sembra in decadenza. Tuttavia i prostituti travestiti hanno un posto nella società. Sono essi che re­citano la parte delle pastorelle amanti di Krsna nelle rappresentazioni popolari del Krsna-tilà. I prostituti travestiti sono in genere insediati alla peri­feria delle città, come un tempo i santuari di Shiva-Dioniso. Le prostitute vi­vono invece entro il recinto stesso del tempio.

(Alain Daniélou: Shiva e Dioniso. Ubaldini, Roma 1980)

 

DA UN TESTO TANTRICO: Shiva-Svarodaya(1) LA FATTURA (vashikârana) 

tradotto dal sanscrito da Alain Daniélou

 

276. La Dea.

Grande Iddio! Hai dimostrato come si possono combattere gli uomini e la morte. Spiegami ora come si possono tenere in proprio potere le dee degli stessi dei.

277. Il Dio:

Come hanno detto i Saggi, quando con la forza del sole si attira la luna e la si posiziona nel centro vitale, ci si impadronisce di una donna per tutta la vita.

278. Per mezzo del proprio soffio di vita ci si impadronisce dell’infusso vitale di un’altra persona esalando il proprio soffio e sovrapponendolo al soffio di vita di un’altra. Il soffio di vita raggiunge il centro dell’influsso vitale ed è così che, per esempio, ci si può impossessare del centro vitale di una donna.

279. Quando le donne dormono, durante l’ultima parte della notte, l’uomo che gli aspira il soffio-principiale gli sottrae il principio vitale.

280. Quando si pronuncia una formula magica, come il mantra di otto sillabe, al momento dell’atto sessuale e nello stesso istante in cui si fa aspirare alla donna il proprio soffio lunare, la si prende in proprio potere.

281. Coricàti, o durante l’atto sessuale, o abbracciando la donna, se il soffio solare dell’uomo aspira il soffio lunare della donna, si diviene ai suoi occhi simili al dio dell’amore.

282. Nel momento dell’atto se l’uomo si identifica con Shiva ed il suo soffio solare si mescola al soffio lunare della donna questa diviene Shakti, la potenza di dio. Quando il soffio lunare dell’uomo penetra il lato destro della donna, questi acquista in un attimo il potere di avere tutte le donne.

283. Colui il quale, facendo penetrare il proprio soffio solare nel soffio lunare della donna, compie l’atto sessuale sette, nove, tre o cinque volte, o meglio, se utilizza il suo soffio lunare, due, quattro o sei volte terrà in suo potere qualsiasi donna.

284. Unendo i soffi solari e lunari e attirando, con l’influsso solare, il labbro inferiore della donna si deve continuare ad aspirare il suo respiro a più riprese.

285. Bisogna continuare così a tenersi uniti alle labbra della donna per tutto il tempo in cui questa dorme e, se si sveglia, bisogna baciarle gli occhi e il collo.

286. Così l’uomo di desiderio tiene le donne in proprio potere. O Suprema Dea! Questo modo di impadronirsi delle donne non deve essere svelato.



(1) Lo Shiva-Svarodaya è un testo che deriva dalla religione shivaita anteriore alle invasioni ariane. Queste tecniche sono sempre state praticate nel tantrismo shivaita, religione popolare aperta a tutte le caste, mai realmente incorporata nel Bramanesimo vedico. Il testo che noi conosciamo è stato trascritto in sanscrito popolare sulla scorta di dottrine tradizionali di origine protostorica all’epoca in cui il Vedismo ariano riassimilò lo Shivaismo cui si era violentemente opposto al principio.