GRECI


In Grecia, la prostituzione rimase a lungo legata al sacro. Le prostitute che partecipavano ai culti erano venerate al pari delle Dee. Contribuivano al rafforzamento delle credenze, al rispetto degli Dei, a volte anche alla prosperità delle città grazie ai doni che le venivano fatti

(Violaine Vanoyeke: La Prostitution en Grèce et à Rome. Les Belles Lettres, Paris 1990)

 

Il vostro pensiero –

A voi senza biasimo è dato

In amabili letti, o fanciulle,

mietere il frutto della molle stagione.

 

Ma sgomento, che mai diranno

I signori dell’Istmo

Di me che tale preludio

Ho trovato a un canto soave,

compagno di pubbliche donne.

 

Qui, regina di Cipro, al tuo bosco

Lieto Senofonte dei voti

Colmi ha recato una greggia

Pascente di 100 capi.

 

(Pindaro, fr.52. trad. di L. Traverso)

 

Frammenti di un componimento che Pindaro scrisse in occasione del voto di ringraziamento fatto ad Afrodite - accompagnamento rituale di 100 prostitute sacre al bosco della dea, a Corinto – dall’atleta Senofonte in occasione delle due vittorie riportate nel 464 a.C. ad Olimpia, nella gara dello stadio e del pentatlo.

 

 

Un’eco del senso magico dei sacri accoppiamenti l’abbiamo dai riferimenti a queste ierodule come a delle vere e proprie ministre di culto. Ad esse ci si rivolgeva con rispetto per avere delle preghiere e dei sacrifici in aiuto ad imprese politiche e militari, come in occasione delle guerre persiane contro il re Serse. Quando la battaglia arrise ai Greci, le ierodule di Corinto vennero onorate come dee; si eressero statue ed ex voto in loro onore, i loro nomi furono scolpiti in un’epigrafe posta nel tempio assieme a un’epigramma che gli dedicò il poeta Simonide. Sacerdotesse o semplici ierodule che fossero, le ministre di Afrodite erano rispettate in tutta la Grecia certamente di più di quanto non lo fossero le donne normali. Non c’era festa o cerimonia ove non fosse reclamata la loro presenza. Avevano posti riservati nei teatri assieme alle più alte cariche della magistratura. Gli erano in particolar modo consacrate le feste Afrodisie e le Adonie. Non è neanche da escludere che quelle festività riservate alle sole donne, come quelle di Bona Dea a Roma, fossero in realtà la sopravvivenza di antiche cerimonie di iniziazione omosessuale femminile, non prive di relazione con il mondo della magia.

Ad Atene le prostitute frequentavano assiduamente i Filosofi. Pare che Epicuro impartisse i suoi insegnamenti ad almeno sei cortigiane. Aristotele ebbe un figlio da una di queste, Erpillide. Il famoso libro di Aristotele “Etica Nicomachea”, così spesso commentato da arcigni quanto severi professori, era dedicato appunto a questo figlio: Nicomaco. Spesso Socrate interrompeva volentieri i propri discorsi per andare a contemplare le grazie di Teodotea. Nei banchetti i Filosofi erano soliti circondarsi di queste cortigiane.

 

 

"Molte volte mi unii a uomini nel mio sacro letto, Cleonice Cirilla era il mio nome, da Eros desiderata per Afrodite Pafia. In questa tomba giaccio grazie alla devozione degli amanti".

Iscrizione su lastra tombale di marmo scolpita a rilievo, raffigurante Afrodite Genitrice, da Tessalonica (Salonicco), II sec. d.C.

LE SUONATRICI DI FLAUTO

Quelle che attualmente corrispondono alle ragazze dei lap-dance o alle animatrici in certi locali notturni, nell’Antichità erano le famose suonatrici di flauto o auletridi.  Scrive l’Henriques: “Le auletridi provenivano in genere dai porti ionici dell’Asia Minore. Loro precipue caratteristiche erano il suonare il flauto [aulòs], il danzare e il darsi all’amore venale, ed erano enormemente richieste. Gli intrattenimenti delle auletridi dopo un banchetto o persino nel corso di esso erano considerati come un’assoluta necessità, di modo che uomini in vista gareggiavano per ottenere i servizi delle più famose tra queste esecutrici. Si può immaginare la scena: cibi ricchi ed esotici, il continuo scorrere del vino, la musica stranamente eccitante, e sopprattutto i lascivi movimenti delle ragazze quasi nude mentre danzavano; tutto ciò passava sovente il limite di resistenza degli spettatori, anche in occasione dei pranzi più formali. Ateneo (XIII, 607) racconta di uno spettacolo offerto dai partecipanti ad una solenne colazione data da Antigono in onore di una delegazione arcadica.  Ma quando, dopo che il vino era corso a fiumi fece seguito ad altri spettacoli l’ingresso delle danzatrici della Tessaglia indossanti, secondo il loro costume, solo veli intorno ai fianchi, i vecchi delegati non poterono trattenersi più a lungo e, balzati in piedi, si misero ad urlare per ciò che vedevano di meraviglioso, inneggiarono al re chiamandolo uomo felice perché poteva godere di simili cose: indi si dettero a commettere molte altre volgarità…’. Non è difficile immaginare come finisse il banchetto. I ricevimenti offerti alle odierne delegazioni straniere hanno senzaltro perso un poco di quel colore.”  Alcifrone scrive che le suonatrici di flauto avevano anche una “patrona”, Venere Peribasia [ancheggiante], e nel corso della sua festa si riunivano in festini cui erano esclusi gli uomini. Nel corso di questi – autentici e più veritieri concorsi di bellezza - si facevano gare su chi avesse le natiche, i seni o il ventre più bello!

 EPIGRAMMI EROTICI

(trad. di G. Paduano – Antologia Palatina, Bur Rizzoli

 

Piccola e nera è Filenio, ma più riccioluta dell’apio,

ha la pelle più dolce del velluto, ed un fascino

più forte della cintura di Citerea. Dà tutto

e spesse volte non chiede nulla. Questa è Filenio,

ed io vorrei amarla, divina Afrodite,

fin quando non ne ho trovato una più bella.

(Filodemo)

Non voglio piovere in pioggia dorata, e qualche altro

Diventi toro o cigno amoroso sopra la riva.

Li faccia Zeus questi scherzi: io consegno i due oboli

A Corinna e finisce lì, non metto le ali

(Basso)

La ballerina orientale, che si muove in posizioni lascive

Fino alla punta delle unghie, mi piace

Non perché in tutto mette del sentimento, o perché agita

Le tenere mani in questa o quell’altra maniera,

ma perché sa darsi da fare attorno ad un tronco ormai fradicio

e non si tiene lontana dalle rughe della vecchiaia;

bacia, graffia, abbraccia, e se muove le gambe

allora riporta su la clava dal regno dei morti.

(Automedonte)

Ero innamorato pazzo della giovane Alcippe, ed un giorno

L’ho persuasa e mi si è data di nascosto sul letto.

Ad ambedue il cuore tremava, che non venisse qualcuno,

e non vedesse il nostro enorme desiderio nascosto.

Ma le sue chiacchiere non sfuggirono alla madre, ed appena

Ci vide, propose: “facciamo a metà, figlia mia”.

(Marco Argentario)

Lo giuro su Amore, preferisco sentire al mio orecchio

La voce di Eliodora che la cetra di Apollo.

(Meleagro)

 

Piuttosto delle donne altere scegliamo le schiave,

noi che non abbiamo gioia dei piaceri rubati.

Le une hanno pelle olezzante, portamento superbo,

e il loro amplesso sfiora sempre il pericolo.

Le altre hanno pelle e grazia naturale, facile letto

E non richiedono spese inaccessibili.

Imito Pirro, figlio di Achille, che al letto di Ermione

Preferì quello di Andromaca, ed era schiava.

(Rufino)