ETRUSCHI bassorilievo da Chiusi (VII a.C.)


E’ usuale presso gli Etruschi avere le mogli in comune. Esse hanno gran cura del loro corpo e fanno molta attività fisica, a volte insieme con gli uomini e a volte tra di loro. Non è vergognoso per loro farsi vedere nude. Prendono i loro pasti non vicino ai mariti, ma a fianco di qualsiasi uomo presente e bevono alla salute di chi vogliono. Sono buone bevitrici e anche di bell’aspetto. Gli etruschi allevano tutti i bambini che nascono, anche se non sempre sanno chi è il padre. E questi vivono come coloro che li hanno allevati, banchettando di continuo ed avendo rapporti con tutte le donne. Presso gli etruschi non è vergognoso avre rapporti sessuali in pubblico e perfino subirli, poichè hanno anche quest’usanza. E sono così lontani da qualsiasi pudore che quando il padrone di casa sta facendo all’amore e qualcuno lo cerca, dicono apertamente che sta facendo la tale e tal cosa, senza vergognarsi di chiamare l’atto col suo nome

(Teopompo, IV° secolo a.c., citato da Ateneo - 517 d-f)

 

 La Prof. Anita Seppilli ha ritenuto che i dipinti a carattere quasi pornografico che istoriano una parte importante della Tomba dei Tori, fanno riferimento alla pratica dell'innesto in base, anche, al per lei esplicito significato delle stesse raffigurazioni[40]: ".. un uomo nudo, in piedi, con la parte superiore del corpo leggermente inclinata in avanti, dove un altro uomo sta 'a quattro zampe' in terra, e sopra di lui, schiena a schiena, vi è una donna nuda che guarda verso l'alto e sta con le gambe divaricate anch’esse verso l'alto, mentre l'uomo in piedi ha con lei un ben evidente rapporto copulativo. "Sulla stessa linea, ma sul lato destro della pittura, e del tutto indipendente, si svolge un'altra scena: un toro dal volto umano, col membro in erezione avanza di corsa verso una giovane donna in piedi, nuda; con la parte superiore del corpo leggermente flessa in direzione del toro, essa tiene fra le mani un virgulto lungo fino a terra, quasi in atto, sembra, di farlo penetrare tra frutti di melograno, che, sporgendo dal suolo in fila si allineano a brevi distanze l'uno all'altro lungo l'intera base della fascia dipinta e circondano tutta la cella. Dietro a lei in evidente rapporto invertito e già in atto, sta un uomo giovane, con la lunga capigliatura alla ionica....". Noi personalmente non siamo riusciti a convincerci, in base ad un attento esame dell'intera decorazione tombale, che si tratti di un atto di magia sessuale propiziatoria per la riuscita degli innesti e che la presunta innestazione del melograno sia una interpretazione gratuita. Tuttavia la Prof. Seppilli ha portato a conforto della sua supposizione una serie di elementi, estranei alla cultura etrusca, che testimoniano in maniera meno pittorica - si tratta di documenti letterari - ma del tutto probatoria, che la pratica dell'innesto non poteva essere compiuta felicemente se non in presenza e simultaneità di un atto sessuale. La testimonianza in oggetto è quanto riferisce il filosofo ebreo Mosè Maimonide nel suo libro "La Guida dei Perplessi": in questo testo, parlando delle pratiche politeiste dei Sabei[41] egli cita ampi stralci del libro dell'arabo Ibn Washya "Sull'agricoltura nabatea". Ecco il passo di Washya che ci interessa: "Il ramo da innestare si deve trovare tra le mani di una bellissima ragazza, mentre un uomo ha con lei rapporti sessuali vergognosi e contro natura; durante il coito la ragazza innesta il ramo sull'albero". La Seppilli commenta che per assicurare una unione 'contro natura' nel mondo vegetale era richiesta una unione sessuale umana 'contro natura'. Difatti l'innesto non è che una vera e propria operazione di fecondazione artificiale ante litteram. Tornando all'astrologia di cui faceva menzione prima Plinio, Washya sottolinea che l'efficacia del rituale è assicurata solo se questo si compie in una ben determinata congiunzione fra sole e luna. Questi innesti potevano avere luogo anche tra specie diverse, come il limone e il lauro, con la differenza che i limoni che ne sarebbero scaturiti avrebbero avuto la grossezza di semplici olive. Il rito, dunque, non era per questo del tutto inefficace. A questo punto coloro che non credono nell’efficacia magica degli atti compiuti in base alla semplice Legge di Analogia, si potrebbero domandare se, per caso, l’innesto fosse efficace più per il coito compiuto in maniera sodomitica che per il resto. Plinio, ci fornisce qualche elemento a favore di quest’ultima ipotesi (17, 99), quando scrive che un innesto spontaneo è quello che avviene tramite la defecazione dei semi che cadono sui rami degli alberi da parte degli uccelli, postulando che l’unione di seme più sostanze escrementizie favorisce di per sé la germinazione. Si tratterebbe dell’antica pratica magica di creare uno spirito elementare allo scopo di vitalizzare e fortificare lo stesso innesto. Poiché si deve dare vita ad un qualcosa di incorporeo, è giocoforza che l’eiaculazione avvenga fuori dal grembo femminile. Alcuni secoli più avanti il famoso Paracelso scriverà che quando lo sperma viene deposto in un luogo che non sia la matrice, questo dà vita a degli spiriti elementari[42]. La stessa autrice aggiunge onestamente poi “se davvero di innesto si tratta nella scena di destra della Tomba dei “Tori”. Maimonide racconta[43] che queste pratiche sessuali ed orgiastiche erano comuni agli antichi popoli politeisti, tra cui i primitivi abitanti della Palestina, i Cananei. Il dotto ebreo si rammarica, nel suo libro, che i pagani si abbandonassero a simili pratiche e sottolinea che non ci sarebbe stato modo di farli desistere in quanto “in questa usanza il piacere del congiungimento sessuale si aggiunge al desiderio dei benefici da raggiungere”, grazie all’innesto e invita i propri correligionari a tenersi lontano “dall’abominazione di usanze contro natura del rapporto sessuale”, concludendo – con la splendida lungimirante tolleranza che contraddistingue tutti i monoteisti – “che l’innesto di un albero deve essere secondo la Legge ovunque punito con staffilate”[44].

 

 [40] A. Seppilli: Il Mistero della Tomba dei Tori dell’Etrusca Tarquinia. Sellerio, Palermo 1990. 

 

[41] Con questo termine egli non intendeva riferirsi alla popolazione dei Nabatei (detti anche Sabei) ma a tutti i popoli politeisti in generale.

 

[42] Paracelso: De Homunculis, Phoenix, Genova 1992.

 

[43] M. Maimonides: The Guide of the Perplexed, 3, 57. Chicago 1963.

 

[44] Sulla Tomba dei Tori interpellammo Giovanni Feo, studioso appassionato del mondo etrusco, il quale ci rispose così in una sua lettera: “..., la ringrazio vivamente per il suo Gli Orti di Priapo che ho letto e apprezzato, è un testo piacevole e di utile consultazione. Riguardo alle sue domande sulla Tomba dei Tori, devo premettere che l’interpretazione degli affreschi necessiterebbe uno studio approfondito che, per ora, non ho ancora intrapreso. Sono comunque convinto che ogni particolare pittorico fosse premeditato, in fase progettuale, rivestisse un preciso significato e nulla fosse lasciato al caso. Credo che gli affreschi vadano letti insieme e analogicamente: ogni scena dipinta nella stanza propone, con diverso soggetto, quello che un’altra racconta in modo diverso, ma con medesimo significato, in una forma che potremmo definire ‘specchiata’, riflessa o analogica. Si tratta dunque di individuare il tema comune a tutti gli affreschi del sepolcro. In questo caso credo si tratti del tema della rinascita propizia, proposto con scene erotiche e altre tratte dalla saga omerica. L’incontro tra Achille e Troilo può essere letto come il confronto tra due individui, uno attivo e maschio (Achille) l’altro passivo e ‘vittima’ (Troilo), così i personaggi erotici rappresenterebbero il medesimo rapporto, però in chiave sessuale. Il discorso allora sarebbe questo: la guerra e la morte (Achille e Troilo) sono analoghi alla ‘contesa’ erotica e alla vita. Le scene parietali in tale contesto sono propiziatorie affinchè l’anima del defunto si distacchi nel modo migliore, come in una nuova nascita, dal corpo e dagli attaccamenti terreni, per volare via verso la sua mèta. Gli affreschi sono per l’ombra, per trattenerla, non per l’anima, che deve dipartire. Non credo all’ipotesi dell’innesto di una pianta, mi appare forzata. La pianta stretta dalla donna (per nascondersi, come fa Troilo…) dovrebbe essere l’alloro. I frutti dipinti sulla cornice credo siano delle melagrane, simbolo etrusco assai comune”. (dalla lettera di G. Feo all’Autore).

 

  

scene di coito dalla Tomba dei tori di  Tarquinia (650 B.C)


scena sadomaso dalla "tomba della flagellazione"

necropoli di Monterozzi (V° a.C.)

Questa tomba, datata V secolo a.C. e scoperta recentemente (1960), è composta di una sola camera e deve il suo nome a due scene erotiche: nella prima vi figurano due uomini nudi e nella seconda due uomini in piedi colpiscono con una verga e con la mano una donna intenta ad una fellatio su uno mentre l'altro la sodomizza. In tutta la camera sepolcrale sono rappresentate altre scene di danza e di musica su tutto l'insieme dominano comunque tre poderose porte finte di colore rosso che rammentano la vita dell'oltretomba, diversa sicuramente da quella gaudente e sessualmente sfrenata rappresentata nei dipinti.

 

specchi etruschi a soggetto erotico

in basso ancora scene dalla Tomba dei Tori

in basso riproduzione dalla Tomba delle bighe di Tarquinia, che illustra un  palco dove in alto i notabili etruschi assistono a uno spettacolo e sotto le travi i ceti sociali inferiori, con scena omosessuale di coito anale

qui sotto coperchio di sarcofago da Vulci


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