EBREI

il dipinto di Michelangelo illustra chiaramente quale fu la tentazione di Adamo ed Eva. Si noti la posizione della testa di Eva e cosa si accingeva a fare ad Adamo prima di venire disturbata...


LA "SCIENZA DEL COITO" SECONDO MOSE' MAIMONIDE

IL CANTICO DEI CANTICI

 

Secondo Giovanni Garbini  l'opera sarebbe costituita da una serie di epigrammi, tra loro collegati, che hanno per oggetto un amore quanto mai fisico e che sarebbero stati composti, più o meno, nel I secolo a.C., da un giudeo fortemente ellenizzato, in dichiarata polemica con la letteratura d'intonazione sapienziale. L'interpretazione in senso religioso dell'opera, che fu proposta per tempo, avrebbe anche spinto a modificare il testo. "La mancanza della notazione vocalica rendeva molto facile il cambiamento del senso, senza nemmeno toccare il testo scritto [...] ma quando ciò non bastava, si interveniva sul testo, con qualche paroletta aggiunta o tolta o, più spesso, con minuti mutamenti grafici (uno o due segni) sufficienti a cambiare totalmente il senso di una parola o di una frase", col risultato di alleggerire alquanto l'originariamente più insistito tono erotico del poemetto.

Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino.
Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi,
profumo olezzante è il tuo nome,
per questo le giovinette ti amano.
Attirami dietro a te, corriamo!
M'introduca il re nelle sue stanze:
gioiremo e ci rallegreremo per te,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino.
A ragione ti amano!

Bruna sono ma bella,
o figlie di Gerusalemme,
come le tende di Kedar,
come i padiglioni di Salma.
Non state a guardare che sono bruna,
poiché mi ha abbronzato il sole.
I figli di mia madre si sono sdegnati con me:
mi hanno messo a guardia delle vigne;
la mia vigna, la mia, non l'ho custodita.
Dimmi, o amore dell'anima mia,
dove vai a pascolare il gregge,
dove lo fai riposare al meriggio,
perché io non sia come vagabonda
dietro i greggi dei tuoi compagni.

Se non lo sai, o bellissima tra le donne,
segui le orme del gregge
e mena a pascolare le tue caprette
presso le dimore dei pastori.

Alla cavalla del cocchio del faraone
io ti assomiglio, amica mia.
Belle sono le tue guance fra i pendenti,
il tuo collo fra i vezzi di perle.
Faremo per te pendenti d'oro,
con grani d'argento.

Mentre il re è nel suo recinto,
il mio nardo spande il suo profumo.
Il mio diletto è per me un sacchetto di mirra,
riposa sul mio petto.
Il mio diletto è per me un grappolo di cipro
nelle vigne di Engàddi.
Come sei bella, amica mia, come sei bella!
I tuoi occhi sono colombe.
Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!
Anche il nostro letto è verdeggiante.
Le travi della nostra casa sono i cedri,
nostro soffitto sono i cipressi.

Io sono un narciso di Saron,
un giglio delle valli.
Come un giglio fra i cardi,
così la mia amata tra le fanciulle.
Come un melo tra gli alberi del bosco,
il mio diletto fra i giovani.
Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo
e dolce è il suo frutto al mio palato.
Mi ha introdotto nella cella del vino
e il suo vessillo su di me è amore.
Sostenetemi con focacce d'uva passa,
rinfrancatemi con pomi,
perché io sono malata d'amore.
La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle o per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l'amata,
finché essa non lo voglia.

Una voce! Il mio diletto!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
Somiglia il mio diletto a un capriolo
o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate.
Ora parla il mio diletto e mi dice:
"Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!

Perché, ecco, l'inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n'è andata;
i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
Il fico ha messo fuori i primi frutti
e le viti fiorite spandono fragranza.
Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è leggiadro".
Prendeteci le volpi,
le volpi piccoline
che guastano le vigne,
perché le nostre vigne sono in fiore.
Il mio diletto è per me e io per lui.
Egli pascola il gregge fra i figli.
Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
ritorna, o mio diletto,
somigliante alla gazzella
o al cerbiatto,
sopra i monti degli aromi.

Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l'amato del mio cuore;
l'ho cercato, ma non l'ho trovato.
"Mi alzerò e farò il giro della città;
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l'amato del mio cuore".
L'ho cercato, ma non l'ho trovato.
Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda:
"Avete visto l'amato del mio cuore?".
Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l'amato del mio cuore.
Lo strinsi fortemente e non lo lascerò
finché non l'abbia condotto in casa di mia madre,
nella stanza della mia genitrice.

Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle e per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l'amata
finché essa non lo voglia.

Che cos'è che sale dal deserto
come una colonna di fumo,
esalando profumo di mirra e d'incenso
e d'ogni polvere aromatica?
Ecco, la lettiga di Salomone:
sessanta prodi le stanno intorno,
tra i più valorosi d'Israele.
Tutti sanno maneggiare la spada,
sono esperti nella guerra;
ognuno porta la spada al fianco
contro i pericoli della notte.
Un baldacchino s'è fatto il re Salomone,
con legno del Libano.
Le sue colonne le ha fatte d'argento,
d'oro la sua spalliera;
il suo seggio di porpora,
il centro è un ricamo d'amore
delle fanciulle di Gerusalemme.
Uscite figlie di Sion,
guardate il re Salomone
con la corona che gli pose sua madre,
nel giorno delle sue nozze,
nel giorno della gioia del suo cuore.

Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell'incenso.
Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.
Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell'Amana,
dalla cima del Senìr e dell'Èrmon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L'odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c'è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.
Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d'alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
Fontana che irrora i giardini,
pozzo d'acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.

Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.

Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa,
e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;
mangio il mio favo e il mio miele,
bevo il mio vino e il mio latte.
Mangiate, amici, bevete;
inebriatevi, o cari.

Io dormo, ma il mio cuore veglia.
Un rumore! È il mio diletto che bussa:
"Aprimi, sorella mia,
mia amica, mia colomba, perfetta mia;
perché il mio capo è bagnato di rugiada,
i miei riccioli di gocce notturne".
"Mi sono tolta la veste;
come indossarla ancora?
Mi sono lavata i piedi;
come ancora sporcarli?".
Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio
e un fremito mi ha sconvolta.
Mi sono alzata per aprire al mio diletto
e le mie mani stillavano mirra,
fluiva mirra dalle mie dita
sulla maniglia del chiavistello.
Ho aperto allora al mio diletto,
ma il mio diletto già se n'era andato, era scomparso.
Io venni meno, per la sua scomparsa.
L'ho cercato, ma non l'ho trovato,
l'ho chiamato, ma non m'ha risposto.
Mi han trovato le guardie che perlustrano la città;
mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d'amore!

Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
o tu, la più bella fra le donne?
Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
perché così ci scongiuri?

Il mio diletto è bianco e vermiglio,
riconoscibile fra mille e mille.
Il suo capo è oro, oro puro,
i suoi riccioli grappoli di palma,
neri come il corvo.

I suoi occhi, come colombe
su ruscelli di acqua;
i suoi denti bagnati nel latte,
posti in un castone.
Le sue guance, come aiuole di balsamo,
aiuole di erbe profumate;
le sue labbra sono gigli,
che stillano fluida mirra.
Le sue mani sono anelli d'oro,
incastonati di gemme di Tarsis.
Il suo petto è tutto d'avorio,
tempestato di zaffiri.
Le sue gambe, colonne di alabastro,
posate su basi d'oro puro.
Il suo aspetto è quello del Libano,
magnifico come i cedri.
Dolcezza è il suo palato;
egli è tutto delizie!
Questo è il mio diletto, questo è il mio amico,
o figlie di Gerusalemme.

Dov'è andato il tuo diletto,
o bella fra le donne?
Dove si è recato il tuo diletto,
perché noi lo possiamo cercare con te?

Il mio diletto era sceso nel suo giardino
fra le aiuole del balsamo
a pascolare il gregge nei giardini
e a cogliere gigli.
Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me;
egli pascola il gregge tra i gigli.

Tu sei bella, amica mia, come Tirza,
leggiadra come Gerusalemme,
terribile come schiere a vessilli spiegati.
Distogli da me i tuoi occhi:
il loro sguardo mi turba.
Le tue chiome sono come un gregge di capre
che scendono dal Gàlaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore
che risalgono dal bagno.
Tutte procedono appaiate
e nessuna è senza compagna.
Come spicchio di melagrana la tua gota,
attraverso il tuo velo.
Sessanta sono le regine,
ottanta le altre spose,
le fanciulle senza numero.
Ma unica è la mia colomba la mia perfetta,
ella è l'unica di sua madre,
la preferita della sua genitrice.
L'hanno vista le giovani e l'hanno detta beata,
le regine e le altre spose ne hanno intessuto le lodi.
"Chi è costei che sorge come l'aurora,
bella come la luna, fulgida come il sole,
terribile come schiere a vessilli spiegati?".
Nel giardino dei noci io sono sceso,
per vedere il verdeggiare della valle,
per vedere se la vite metteva germogli,
se fiorivano i melograni.
Non lo so, ma il mio desiderio mi ha posto
sui carri di Ammi-nadìb.

"Volgiti, volgiti, Sulamita,
volgiti, volgiti: vogliamo ammirarti".
"Che ammirate nella Sulamita
durante la danza a due schiere?".

"Come son belli i tuoi piedi
nei sandali, figlia di principe!
Le curve dei tuoi fianchi sono come monili,
opera di mani d'artista.
Il tuo ombelico è una coppa rotonda
che non manca mai di vino drogato.
Il tuo ventre è un mucchio di grano,
circondato da gigli.
I tuoi seni come due cerbiatti,
gemelli di gazzella.
Il tuo collo come una torre d'avorio;
i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbòn,
presso la porta di Bat-Rabbìm;
il tuo naso come la torre del Libano
che fa la guardia verso Damasco.
Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo
e la chioma del tuo capo è come la porpora;
un re è stato preso dalle tue trecce".
Quanto sei bella e quanto sei graziosa,
o amore, figlia di delizie!
La tua statura rassomiglia a una palma
e i tuoi seni ai grappoli.
Ho detto: "Salirò sulla palma,
coglierò i grappoli di datteri;
mi siano i tuoi seni come grappoli d'uva
e il profumo del tuo respiro come di pomi".

"Il tuo palato è come vino squisito,
che scorre dritto verso il mio diletto
e fluisce sulle labbra e sui denti!
Io sono per il mio diletto
e la sua brama è verso di me.
Vieni, mio diletto, andiamo nei campi,
passiamo la notte nei villaggi.
Di buon mattino andremo alle vigne;
vedremo se mette gemme la vite,
se sbocciano i fiori,
se fioriscono i melograni:
là ti darò le mie carezze!
Le mandragore mandano profumo;
alle nostre porte c'è ogni specie di frutti squisiti,
freschi e secchi;
mio diletto, li ho serbati per te".

Oh se tu fossi un mio fratello,
allattato al seno di mia madre!
Trovandoti fuori ti potrei baciare
e nessuno potrebbe disprezzarmi.
Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre;
m'insegneresti l'arte dell'amore.
Ti farei bere vino aromatico,
del succo del mio melograno.
La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.

Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
non destate, non scuotete dal sonno l'amata,
finché non lo voglia.

Chi è colei che sale dal deserto,
appoggiata al suo diletto?
Sotto il melo ti ho svegliata;
là, dove ti concepì tua madre,
là, dove la tua genitrice ti partorì.

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere l'amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio.

Una sorella piccola abbiamo,
e ancora non ha seni.
Che faremo per la nostra sorella,
nel giorno in cui se ne parlerà?
Se fosse un muro,
le costruiremmo sopra un recinto d'argento;
se fosse una porta,
la rafforzeremmo con tavole di cedro.
Io sono un muro
e i miei seni sono come torri!
Così sono ai suoi occhi
come colei che ha trovato pace!
Una vigna aveva Salomone in Baal-Hamòn;
egli affidò la vigna ai custodi;
ciascuno gli doveva portare come suo frutto
mille sicli d'argento.
La vigna mia, proprio mia, mi sta davanti:
a te, Salomone, i mille sicli
e duecento per i custodi del suo frutto!

Tu che abiti nei giardini
- i compagni stanno in ascolto -
fammi sentire la tua voce.
"Fuggi, mio diletto,
simile a gazzella
o ad un cerbiatto,
sopra i monti degli aromi!".

 

 

 

estratti dal testo kabbalista igueret ha-qodech

hibour ha-adam’im ichto ovvero

“Lettera sulla Santità, rapporto dell’uomo con la donna”

 

 

Tu devi conoscere il grande segreto che hanno rivelato i nostri maestri (che la loro memoria sia benedetta)… Vado ad aprire i tuoi occhi su cose che sono il mistero del mondo, celate in numerose camere interiori.

Sappi che il Nome (sia benedetto), Dio delle scienze, ha definito le sue azioni con perfetta saggezza ponendo in ognuna delle realtà naturali del mondo una forza particolare che assolve fedelmente al compito assegnatogli senza derogare, eccettuata l’eventualità del miracolo. Orbene, Egli ha dato alla forza dell’immaginazione dell’uomo il potere di far nascere qualcosa di simile a ciò che immagina, e ciò ci è noto per la natura stessa del fenomeno. Ecco: quando un uomo si congiunge con la sua donna, se la sua immaginazione e i suoi pensieri convergono su cose di saggezza e intelligenza, a qualità buone e convenevoli, questa immaginazione, che risiede nel suo pensiero, possiede senza alcun dubbio la facoltà di incidere una forma nello sperma che eiacula se è quella forma che avrà immaginato nel corso del rapporto sessuale: “Giacobbe prese dei rami freschi di pioppo, mandorlo e platano, vi fece delle scorzature bianche, scoprendo l’alburno dei rami, ne fece delle verghe, mettendo a nudo il midollo bianco” (Genesi 30:37), e più oltre: “Così il gregge andava in calore davanti a quei rami, e il gregge concepiva feti striati, chiazzati e macchiettati”, in base all’immagine della forma che in questi era stata rappresentata.

I nostri maestri hanno richiamato l’attenzione su questo punto nel testo Guemara Berackoth: “Rabbi Yohanan aveva l’abitudine di andarsi a sedere nei pressi dell’ingresso dei bagni. Diceva: quando le figlie di Israele usciranno, mi guarderanno ed avranno così dei figli belli come me”. Rifletti su questo punto; questo Hassid ci informa che quando una donna, all’uscita dei bagni, pensa alla sua bellezza e si unisce allo sposo, questo pensiero racchiuso nella sua immaginazione inciderà la forma del nascituro in base all’immagine recepita; ne consegue che l’immaginazione è la causa principale dell’aspetto del bambino e delle sue qualità, come abbiamo già detto.

Poiché è proprio così che accade, la rappresentazione mentale ed il pensiero determinano il nascituro ad essere giusto o perverso….. poiché questi pensieri agiranno sullo sperma e lo incideranno secondo la loro impronta al momento dell’atto. Del pari conviene che l’uomo avvicini la donna con parole che le tocchino il cuore, per essere in reciproca armonia e per formare immagini belle e di puri e nobili intenti. Saranno così entrambi uniti a riguardo del comandamento perché allora i loro pensieri saranno congiunti strettamente  e la Chekhina risiederà tra loro, dando nascita ad un figlio in base all’immagine pura che hanno concepito. Non ti meravigliare, è una cosa semplice anche agli occhi dei filosofi, perché in base al pensiero e alla rappresentazione mentale che passano per il cuore dell’uomo e della sua donna nel momento del loro abbraccio, il nascituro verrà fuori disposto per il bene o per il male, per la bellezza o per la bruttezza.

I saggi ne danno una prova: citano il caso di una regina che partorì un bambino nero mentre lei e lo sposo erano bianchi ed estremamente belli; il re meditò di metterla a morte, supponendo un adulterio, ma venne un saggio che disse: forse ha pensato, nel momento del rapporto, ad un uomo nero? Si avviò un’indagine e si scoprirono delle figure nere nei tendaggi della camera dove si era copulato. La regina dichiarò che aveva contemplato quelle forme nere in quel momento, fissandovi l’attenzione. Ciò assomiglia alla storia dei rami di Giacobbe(1). Comprendi bene ciò e scorgi le “meraviglie di una conoscenza perfetta” (Giobbe 37:16), fin dove giunge la forza del pensiero nel compiere l’atto sessuale.

…la Chekhina sarà con il nascituro, essendo stato scritto: “prima di formarti nel ventre, io ti conoscevo” (Jer. 1:5). Infatti, prima della sua formazione, la giusta meditazione favorisce l’incisione e la Chekhina si unisce ad un pensiero puro, come dicono i nostri maestri: il Santo (che sia benedetto) unisce “un buon pensiero con l’atto”. Ma se un uomo pensa ad immagini di trasgressione e voluttà, il nascituro nascerà su fondamenta di perversità e sarà destinato ed essere perverso e difforme, siccome è scritto: “si pervertono i bugiardi fin dal ventre della madre” (Salmi 58:4).

Ciò che ti ho detto fin qui, a proposito della direzione d’efficacia della meditazione e del pensiero, riguardo al coito, è sufficiente.

 

[1] Subito dopo il nostro testo kabbalistico ci informa che un’incisione analoga di forme immaginali si può verificare anche nell’urina di una persona che delira in preda a forte febbre: “se si filtra quest’urina, non si troverà nulla, ma se la si versa in un recipiente di vetro e la si tiene a riposo per un’ora, vi si scorgeranno le forme immaginate”. Cfr. Nahmanide: Commento alla Torah Numeri 21:9. Ancora dopo il testo kabbalista precisa che da un uomo in grazia di Dio non possono nascere donne belle, in quanto ciò vorrebbe dire che egli ha concupito la forma muliebre anziché avere in mente un pensiero puro: “Per farti conoscere un grande principio, sappi che… da una donna di bella apparenza non verrà un uomo giusto. Dal momento che il pensiero non si concentra durante il coito altro che sulla bellezza, da essa verranno dei figli indocili e ribelli contro il Nome, meritevoli delle quattro pene di morte inflitte da un tribunale. Ciò che capitò a Davide nel caso di Assalonne e Tamar, non successe a caso, poiché entrambi ebbero dei figli di bell’aspetto, e ciò che proviene da una bella radice produce rami simili. Da quell’albero si produssero frutti di simile specie, poiché tutto fu causato dal pensiero di voler concepire un figlio di quel tipo, con le stesse belle fattezze”. Come si vede la tipica abiezione ebraica fa capolino anche in passi di grande dottrina! (n.d.c.)

 Adamo e Lilith non ebbero mai pace insieme, perché quando egli voleva giacere con lei, la donna si offendeva per la posizione impostale: ‘Perché mai devo stendermi sotto di te?’ – chiese. ‘Anch’io sono stata fatta di polvere e quindi sono tua uguale’. Poiché Adamo voleva ottenere la sua obbedienza con la forza, Lilith irata mormorò il sacro nome di Dio, si librò nell’aria e lo abbandonò.

R. Graves - R. Patai: I Miti Ebraici – Milano, Longanesi 1980)

 

LA PRATICA DELLA “SANTITÁ”

NEL RAPPORTO SESSUALE

 

Il dotto rabbino cabbalista J. Gikatila scrisse alla fine del XIII° sec. in Spagna una Lettera sulla santità nota anche come Relazione dell’uomo con la sua donna, e che ebbe una discreta notorietà tra gli ebrei. Questa lettera, che figuratamente fa mostra di voler rispondere alla domanda di un discepolo, insegna il metodo attraverso il quale un uomo può controllare i propri impulsi e dirigerli verso il Cielo circa l’atto del coito con la propria sposa, al fine di procreare dei figli degni di Jahvè. In realtà essa adombra non troppo velatamente anche un segreto di magia sessuale vera e propria, come vedremo. La lettera consta di 6 Capitoli, a somiglianza dei bracci della Menorah, il candelabro sacro degli Ebrei. L’autore si impegna a dimostrare con forza che l’atto sessuale e i suoi stessi organi fisici non sono cose impure di un mondo inferiore ma, sull’autorità di esempi e versetti canonici della tradizione giudaica, essi sono la diretta espressione della volontà creatrice di Jahvè e che è soltanto l’attitudine animica e mentale dell’uomo che può rendere impuro e vile il tutto. A riguardo egli scrive che bisogna “santificare” l’atto sessuale attraverso cinque adempimenti materiali. Egli pertanto biasima il collega Mosè Maimonide, che si era espresso con tale pregiudizio e il filosofo pagano Aristotele che definisce – pur attingendo moltissimo dalle sue dottrine – “Greco impuro”, “Greco maledetto” e “Greco di Belial”. Inoltre adduce la tesi che il carattere che ogni uomo assume non gli deriva dagli astri, dalle Costellazioni zodiacali e dalla disposizione dei pianeti, bensì dalla particolare composizione animica dello sperma maschile al momento del concepimento: “Sappi che la materia e la natura dell’uomo fanno che egli sia buono o cattivo per quanto riguarda il suo temperamento in base a quella goccia a partire dalla quale egli è stato concepito; ne consegue che il coito di un uomo è responsabile della santificazione di Jahvè o della sua profanazione, in funzione dei fanciulli che metterà al mondo”. Dopo aver premesso che il termine biblico “conoscere” in relazione con l’atto sessuale non è un eufemismo ma la significazione del compimento di un atto che perde ogni istintività per divenire creazione a somiglianza dell’azione di Jahvè, rivela il segreto fondamentale: “Quando la goccia del seme viene emessa nella santità e nella purezza, essa proviene direttamente dalla sede della conoscenza e del discernimento che è il cervello”. In poche parole ciò significa che quando ci si unisce sessualmente non lasciandosi trasportare dalla bellezza della donna e tenendo la mente ben fissa verso le realtà superiori, ci si unisce a tutti gli effetti con la Chekhinà – la Manifestazione di Jahvè – e si crea in sua vece: “Custodisci questo segreto e non rivelarlo a nessuno, se non a chi ne è degno, perché da ciò tu capisci il segreto dell’elevazione del giusto rapporto sessuale”. E’ il segreto dei Cerubini così come era simbolizzato all’interno del tempio di Gerusalemme. Si tratta comunque di un più vasto segreto di magia sessuale che non ha come fine ultimo quello della procreazione: “Tutto quanto abbiamo fin qui enunciato si riferisce al segreto dell’organizzazione delle strutture del mondo e della sua edificazione, secondo l’immagine di maschi e femmine, in base al segreto del ricevente e del diffondente”, e la coppia umana è vista quale possibile protagonista lungo una scala ascendente e discendente che è la grande catena degli esseri: “Di conseguenza, il coito fra uomo e donna, se appropriato, è il segreto dell’edificazione del mondo e del suo popolamento”. Al contrario, quando l’uomo distoglie la mente dalle realtà superiori ma si rende preda delle sue volizioni più materiali, il suo sperma è “putrido” e Dio non vi svolge alcun ruolo anche se, scrive in seguito l’autore, egli mantiene sempre la capacità creativa ma volgendola verso l’empietà. Qui si accenna indirettamente e velatamente ad un uso magico del rapporto sessuale con la donna, come si vedrà. Il rabbi Gikatyla illustra poi un’altra delle modalità per “santificare” l’unione sessuale, si tratta del precetto di unirsi con la donna esclusivamente di Sabato, giorno del Signore per gli Ebrei. Ciò sia per non sprecare un’essenza che non è inesauribile e la cui dissipazione inopinata condurrebbe alla malattia e alla morte prematura, ma perché il Sabato è in analogia con la potenza ascosa di Jahvè: “Il motivo per cui l’unione sessuale ha luogo la notte del Sabato [esattamente “in prossimità dell’ultima metà della notte”] è che questo è il fondamento del mondo, il riflesso del mondo delle anime (…) giorno che è tutto quanto arresto e riposo”. Inoltre ci si deve approssimare al rapporto in condizioni di perfetta armonia fisiologica nonché con grande sensibilità nei confronti della donna, che non deve essere né presa contro la sua volontà né colta mentre dorme, ma sapientemente invogliata sia con teneri abbracci che con discorsi spirituali. L’uomo non deve avere fretta di concludere ma anzi deve fare in modo che sia la donna “ad eiaculare per prima” poiché, come è scritto anche nel Levitico, solo se essa ha per prima l’orgasmo si potrà concepire un figlio maschio. Indirettamente e velatamente si accenna così di nuovo anche a quel segreto sessuale in base al quale la donna fornisce la materia animica che l’uomo deve plasmare con la mente proiettata nella giusta direzione, così come il vasaio modella l’argilla fresca. Anche il nutrimento ha la sua importanza in relazione al coito, pertanto esso deve essere temperato e moderato: “Perché se il nutrimento è troppo abbondante nello stomaco, anche se proveniente da ingredienti di buona qualità, un eccesso di esso farà sì che non venga digerito e assimilato nello stomaco, e diverrà cattivo, congesto e pesante, più di quanto sarebbe stato se fosse provenuto da alimenti indigesti e grossolani ma assunti in piccola quantità”. Non è necessario essere vegetariani; la Legge ebraica indica quali cibi animali assumere e quali aborrire: “Alcuni vanno evitati perché danneggiano il cuore, come il grasso e il sangue, altri perché rendono arroganti, come quelli provenienti dagli animali selvatici, gli uccelli rapaci e le bestie feroci, altri ancora perché ostascolano l’intelligenza e la saggezza, come la lepre, il coniglio, il maiale e simili, altri infine perché comportano diverse specie di affezioni e penose malattie, come i rettili terrestri e acquatici in generale”. L’autore inoltre spiega en passant – ma forse volendo alludere velatamente ad un segreto sessuale – che l’uccisione di animali a scopo alimentare non è una inutile crudeltà, poiché così facendo Jahvè permette che l’animale possa evolversi partecipando della natura umana. Non a caso nella Francia di fine ‘800 ci fu chi riprese questa teoria a fini magici evoluzionistici (Vintras e Boullan con la teoria dell’evoluzione umanimale). Scrive infatti l’autore: “Il caso specifico della bestia che viene abbattuta per nutrire l’uomo, costituisce un bene per l’animale perché si è elevato da un livello bestiale a quello del corpo di un uomo. E’ il destino dei quattro componenti del mondo di quaggiù: i minerali, i vegetali, gli animali non dotati di parola e gli animali parlanti”. Successivamente l’Autore si spiega defintivamente circa il segreto sessuale: “Tu devi conoscere il grande segreto che hanno svelato i nostri Maestri, che la loro memoria sia benedizione: i pensieri di trasgressione sono peggiori della trasgressione stessa. Io sto spiegandoti cose che costituiscono il mistero del mondo e che sono dissimulate (…) ora Jahvè ha dato il potere all’immaginazione dell’uomo di far nascere qualcosa di simile a ciò che viene immaginato, e ciò ci viene confermato anche da molte osservazioni naturali. Ecco: quando un uomo si congiunge alla sua donna, se la sua immaginazione e i suoi pensieri sono rivolte verso opere di saggezza  e intelletto, verso buone e appropriate qualità, questa immaginazione, che è nel suo pensare, possiede senza alcun dubbio la forza di scolpire una forma nello sperma prodotto in base a ciò che avrà immaginato al momento del rapporto sessuale”. Qui l’autore ha in vista il concepimento di uomini eletti cioè conformi al volere di Jahvè allorchè scelse il popolo ebraico come suo popolo preferito: “Grazie a ciò Giacobbe nostro antenato, che la pace sia con lui, meritò di procreare dodici tribù, tutte composte da giusti perfetti tra cui non c’erano né perversi né tarati. Tutti erano degni d’essere l’immagine dell’ordine del mondo, portatori degli strumenti di Jahvè, poiché il loro pensiero non si era separato dal contatto con l’Altissimo anche al momento del rapporto sessuale; comprendi bene ciò”. E’ un sistema per evitare la degenerazione razziale (nel senso della razza dello spirito di cui parlò J. Evola) ma si comprende bene come ciò, velatamente, sia anche un segreto magico poiché, come scrive lo stesso autore, al momento dell’abbraccio l’uomo e la donna partecipano del potere creatore di Jahvè in senso generale e non solo particolare (la formazione di un altro essere umano). Dal punto di vista operativo il rabbi Gikatyla fa capire che tale creazione è piuttosto semplice, poiché basterebbe avere davanti agli occhi, anche senza sforzo di immaginazione, la rappresentazione di ciò che si vuole andare a creare. Ma ciò pare valido solo se l’uomo è assente e la donna o la femmina animale resta impressionata dalla particolare visione di un qualcosa al momento del concepimento. “Poiché così è, la rappresentazione mentale e il pensiero determinano il bambino a nascere giusto o malvagio, così come contribuisce anche il cibo ingerito, e pertanto bisogna che ogni uomo [ebreo] purifichi i pensieri e le sue rappresentazioni mentali, che le nobiliti al momento del rapporto sessuale, che non abbia pensieri trasgressivi o lussuriosi, ma pensi a cose sante e pure. Sgombri i pensieri da ogni fantasia malvagia; pensi ai giusti, ai puri, ai santi e agli uomini di scienza, saggezza e intelligenza, perché questi pensieri agiranno sullo sperma e lo modelleranno secondo la propria forma al momento del coito”. L’autore precisa di seguito che la donna deve avere gli stessi pensieri e immagini dell’uomo: “essi saranno così vicendevolmente uniti al soggetto del comandamento perché allora i loro pensieri saranno strettamente congiunti e la Chekhinà risiederà tra di loro e daranno nascita ad un figlio secondo la pura forma che essi avranno immaginato. Non ti sbalordire, è un fatto semplice anche agli occhi dei Filosofi, perché secondo il pensiero e la rappresentazione mentale che attraversano il cuore dell’uomo e della donna al momento del loro amplesso, il fanciullo sarà predisposto e conforme o al bene o al male, o alla bellezza o alla laidezza”. In base ad un esempio ripreso dal rabbino Nahmanide e addotto da Gikatyla pare che le stesse immagini formatesi anche accidentalmente (per esempio in seguito ad un delirio febbrile) siano visibili nell’urina della persona, dopo un’ora che siano a riposo in un vaso di vetro: “Per l’abbondanza dei suoi pensieri e la confusione del suo spirito, sono state impresse nell’urina le forme della sua immaginazione e dei suoi delirii. Comprendi bene tutto ciò e considera fin dove si spinge la forza del pensiero al momento del coito”. Infine rabbi Gikatyla sottolinea come sia quasi negativo per un uomo saggio quello di prendere in moglie una bella donna, poiché la sua bellezza distoglierà inevitabilmente l’uomo dall’elaborare una forma spirituale e superiore al momento dell’amplesso e, anzi, finirà per generare un essere indegno e materiale. “Questo è il grande segreto: quando sposa una donna per la sua bellezza il rapporto sessuale non avviene in nome di Jahvè, ed egli non fa che pensare alla sua forma in base all’apparenza corporea e non è rivolto verso idee spirituali, cosicchè il figlio che nasce è un estraneo [per Jahvè] (…) Siccome la concentrazione del pensiero è rivolta solo alla bellezza della moglie, da essa nasceranno figli disubbedienti e nemici di Jahvè, suscettibili delle quattro sanzioni di morte inflitte da un tribunale ebraico”. Infatti “quando l’uomo pensa a delle cose malvage e sporche, il suo pensiero sulla sporcizia si collega alle realtà superiori e la sua anima è colpevole verso il Cielo, perché così rende impuro per contatto”. In pratica l’autore afferma che si può scientemente creare anche in senso contrario ai voleri del Cielo – qui sta il significato magico – anche se ciò comporterà una sanzione ben peggiore di chi commette un normale peccato materiale: “Da qui tu comprendi il segreto di colui che pensa alla trasgressione al momento del coito, perché questo pensiero indebito va a consustanziare lo sperma a partire dal quale si stabilisce un principio di perversità, iniquità e sporcizia e ciò è detto estraneo. Comprendi bene ciò se hai veramente un’anima”. Il collegamento con le realtà superiori che si realizza per breve tempo nell’attimo del coito, quando è tenuto ben saldo durante ogni atto della giornata permette di sviluppare un potere di vita e di morte, di modificare la realtà secondo il proprio volere – come viene confermato citando alcuni brani di letteratura canonica – e ciò è in fondo l’esplicazione più chiara del segreto sessuale quando non è applicato alla procreazione umana. Come fare materialmente per mettersi in contatto con le realtà superiori, Gikatyla pare volerlo accennare allorchè cita la vicenda di Balaam nel libro dei Numeri: “Capisci bene il significato di ciò e vedrai fin dove arriva la forza della meditazione e del pensiero, volto al bene o al male. Benchè ciò non costituisca l’argomento di questa lettera, tu ne trarrai un grande vantaggio perché conoscerai fin dove arriva il potere meditativo e conoscerai il segreto del pensiero, quello che si realizza al momento del rapporto coniugale”.

Jakob Frank e il sesso

 

“Anche nello Hassidismo l’elemento sessuale giocava un ruolo importante, ma non importantissimo. Esso nasce­va da due fonti: gioia di vivere e simbolismo mistico. Con­trariamente al Cristianesimo, il Giudaismo ha una visione positiva del sesso e non lo considera peccaminoso, anche quando non ha fini procreativi. (Cfr. con San Paolo che lo chiamava bordello e con San Gerolamo che lo defini­va porcheria). Ogni astinenza, sia temporanea sia perma­nente (celibato), è quindi proibita e qualunque voto in proposito è valido solo per una o due settimane al massi­mo e solo con il consenso del coniuge. L’uso di contrac­cettivi non è vietato, mentre l’unico metodo di controllo della gravidanza tollerato dalla Chiesa, il cosiddetto meto­do ritmico o ciclico, è disapprovato come equivalente del­l’astinenza temporanea. Mentre la domenica cristiana è giorno di contemplazione e di astinenza sessuale, il sabato ebraico è un giorno di riposo e di gioia, dove il sesso non solamente è incluso, ma espressamente raccomandato. Gli Ebrei religiosi, perciò, non sono condizionati in materia sessuale come lo sono i Cristiani. Ciò che suonerebbe osce­no sulla bocca di un dottore della Chiesa o di un mistico cristiano, suona perfettamente innocente sulla bocca del Balshem e offensivo soltanto alle orecchie puritane. Ciò spiega, per inciso, l’inclusione dell’erotico Cantico dei Cantici tra le Sacre Scritture: il Cantico dei Cantici è abitualmente recitato nelle sere del venerdì per annunciare la consuetudinaria notte di copulazione. (…) Così il Balshem considerava la preghiera come l’accop­piamento dell’uomo con la Shekhina e “proprio perché il gioire di uomo e donna comincia con un vigoroso movi­mento avanti e indietro, si devono cominciare le proprie preghiere muovendosi avanti e indietro, ma poi restare im­mobili ed abbracciare, la Shekhina teneramente”. Per lo tsaddik Shneyer Salmen di Ladi questo era il modo miglio­re per sbarazzarsi dei “pensieri impuri” durante la preghie­ra o lo studio e per ridurli alle loro radici divine. Lo tsaddik Levi Isaac di Berditchev osò paragonare Israele a una donna che riceve il traboccamento di Dio, sempre bramosa del suo amante e all’opera per sedurlo. L’amore divino si trasforma in “divina concupiscenza” e lo tsaddik diventa il “canale” attraverso cui la benedizione di Dio scende dal cielo in terra. Il discepolo più intimo del Balshem, Jakob Joseph di Polnoy, richiese dai suoi seguaci di lasciare che i “pensieri peccaminosi” salissero in superficie per frantumarli e innal­zare la scintilla divina che essi racchiudono”. Nello Hassi­dismo volgare questo portò a consigli come: “Immagina durante la preghiera una donna nuda e giungi all’eiacula­zione al fine di purificarti e di ascendere ad un livello supe­riore”. “La somiglianza dei riti frankisti con quelli dei Khlysti e i loro Cristi Viventi (ogni villaggio aveva il proprio) da un lato e con quelli dei Barbelo-gnostici, dei Carpocratici e di altre sette del Cristianesimo primitivo dall’altro, è sorprendente. Eleasar Flekeles, un rabbino di Praga, nel 1799 ac­cusò i Frankisti di “ogni sorta di azioni malvagie, empie ed infami mai udite nemmeno tra i barbari più selvaggi. Di tutti gli scellerati e i criminali che siano mai vissuti dall’inizio del mondo questi sono i peggiori ... Essi hanno un segreto secondo cui è bene masturbarsi e imbrattare il corpo di sperma. Considerano pio e altamente raccomandabile dormire con la moglie del proprio vicino, alla presenza di dieci persone [probabilmente una rappresentazione religio­sa poiché dieci è il numero minimo di uomini adulti richie­sti per le preghiere in comunità ebraiche, il cosiddetto minyan] ed inoltre raccomandano altri abomini ed orrori come la fornicazione con persone di sesso maschile e persi­no animali. Adorano idoli, praticano la stregoneria, vivono nella dissolutezza e nei postriboli...”  (…) Per Sabbatai Zevi la controparte femminile del Messia esisteva già nella persona di Sara, una ragazza ebreo-polacca che, sfuggita alla strage degli Ebrei compiuta dai Cosacchi, era approdata in un bordello di Livorno. Qui Sabbatai Zevi le apparve in sogno per farla sua promessa e infine moglie, esattamente come Simon Mago, il capostipite di tutti gli eretici, che pure trovò la sua celeste sposa, Elena, in un bordello.

 

(A. Mandel: Il Messia Militante ovvero La Fuga dal Ghetto)