ESTREMO ORIENTE

Fu richiesto al Maestro se fosse meglio dedicarsi alle concubine o cercare le vie della saggezza. Con stupore di tutti il Maestro rispose pronto: - Dedicarsi alle concubine. – Spiegò quindi: - Dopo le concubine, la via della saggezza sarà aperta. – Alcuni giorni dopo incontrando i discepoli disse:  - poco fa ho giaciuto con una ragazza. Le ho domandato che cosa pensasse del governo del principe Ciù. Mi ha risposto: “Dovrebbe dedicarsi di più alle sue concubine invece di concentrarsi sugli affari dello Stato, perché il suo costante occuparsene è disastroso per il popolo”

(Confucio, Dialoghi)

Sono una giovane monaca

Ho solo sedici anni,

mio padre ama i buddisti

e così mia madre.

Ero debole e malaticcia

Ora brucio incensi

E sono sempre in  preghiera

Amitaba! Amitaba!

Tutto il giorno devo pregare

Ma sono stanca del suono dei tamburi

E delle campane

Di giaculatorie

Di lun ghi canti

 Del biascicare che fanno i priori

Di incomprensibili strofe.

Dico Amitaba

E penso al mio bello.

Canto nel tempio

E sogno l’amore,

mi guardano biechi

i santi buddisti.

Quello laggiù

Mi osserva e sogghigna.

Pensa: “sei bella

Ma la giovinezza dura un’estate

E chi sposerà una vecchia zitella?”

Le candele son sull’altare

Non illuminano il mio letto da sposa.

Questa è la stuoia per le preghiere

Non il mio letto nuziale!

Oh, Budda! Buddha!

Cos’è questo ardore

Questa fiamma che tutta mi assale?

Sì!

Mi toglierò queste vesti da monaca

Seppellirò i sacri rosari,

non  udrò più canti

campane

tamburi

le mille noiose giaculatorie.

Fuggirò giù dal monte

Mi troverò un amante bello

Giovane

Che mi baci

Che mi percuota

Che mi accarezzi

E che mi prenda a calci.

Io non diventerò una santa.

Non diventerò una vecchia zitella

 

(da un dramma popolare cinese)

 

il bukkake e il gokkun

Secondo una leggenda, alle origini del bukkake (schizzo) e del gokkun (ingoio), che ne è il completamento, quando nell’antico Giappone una donna veniva giudicata rea di adulterio, veniva legata ad un grosso palo nella piazza del villaggio dove tutti i maschi vi si recavano per oltraggiarla sul viso. Ma questa in realtà è una mitologizzazione che vuole solo dare una spiegazione eziologica ad una pratica naturale e diffusa ovunque. Tuttavia solo in Giappone questa pratica è passata dall’ambito di coppia  a quello di gruppo, ritualizzata e assurta ad un vero e proprio rito sessuale. Esso consiste nell’eiaculare sulla faccia di una donna consenziente e partecipante, in quanto essa può “modulare”, in qualche modo, l’azione patente che subisce dai maschi. Nel paese del Sol Levante ci sono speciali ragazze addestrate (vedi foto) a ciò e la cosa si sta diffondendo con successo negli USA e in Germania. E’  una pratica di gruppo, compiuta generalmente da una dozzina o più di uomini su una donna – in genere preferita di tipo schivo e indifeso – ma anche, se il caso, su un maschio o su un travestito. Gli uomini eiaculano a turno, rispettando una determinata distanza (il che comporta, ovviamente, particolari qualificazioni fisiologiche) e cercano di colpire sul viso la donna, distesa o seduta. Quest’ultimo deve dar mostra di non gradire l’azione che subisce ed infatti è rituale che tenga la bocca chiusa, ma vi è un’ulteriore sviluppo dell’azione, il gokkun, nel quale invece deve dar mostra di sentirsi costretta ad ingoiare le proiezioni maschili secondo tutta una mimica particolare che non è necessario spiegare a fondo. Di alcune grandi multinazionali giapponesi si sussurra addirittura a riguardo di certe impiegate, che per dare prova di particolare fedeltà alla Ditta, debbano bere da una coppa la summa delle eiaculazioni prodotte dai Dirigenti della stessa azienda, ma qui, come ben si capisce, si passa dal dominio dell’erotismo o della prostituzione sacra a quello più infelice del maschilismo e della sopraffazione. Le vere origini di queste due pratiche vanno invece ricercate in una arcaica pratica di ieropornìa di cui è rimasta traccia nel rito di gettare in faccia del riso sugli sposi o in quello greco-romano di gettare noci e di cantare canzoni oscene: un rito propiziatorio di fertilità che senz’altro faceva il paio con quello di offrire la novella sposa a tutti i partecipanti maschi alla festa di nozze, come è documentato presso alcune tribù berbere. E’ possibile, vista la gran massa di invitati, che la cosa si limitasse appunto ad un bukkake-gokkun e non ad uno stupro di gruppo (su questo aspetto, detto anche “prostituzione di prelibazione”, si consulti l’ottimo libro di M. Duichin: Ieropornìa). In Giappone i migliori di questi rituali – privilegio delle famiglie più nobili venivano eseguiti in forma estremamente seria e compassata, accompagnandosi con l’ausilio di musiche e cerimonie a volta molto elaborate. In fondo molto più spirituali, per serietà d’intenti, di quelle di un nostro matrimonio religioso.