Ιερά Πόρνευσις



“Togli le meretrici e turberai ogni cosa con la libidine”

(Sant’Agostino: De Ordine, II, 4) 

"...perchè una prostituta si accontenta di un pezzo di pane, ma una maritata dà la caccia a una vita ricca"

(Proverbi: VI, 26)


LA RELIGIONE DI VENERE LUNGO LA STORIA

Per noi, in effetti, non c’è nulla di più oscenamente blasfemo dell’associare il rapporto sessuale mercenario alle cose soprannaturali; dobbiamo tuttavia tener presente che tale modo nostro di pensare è legato alla cultura giudeo-cristiana ed alla netta separazione ch’essa esige tra amor sacro e amor profano.

Ora, esistettero ed esistono culture in cui tale separazione non esiste

(F. Henriques: La Prostituzione nel mondo antico, classico e orientale)

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i nemici di Venere

Venere, da Soli (Cipro)

 "L’uomo matura interamente soltanto a patto di affrontare, comprendere e assorbire in se la donna, non una femmina qualunque di città o campagna, ma la custode della sapienza dimorante al centro del mondo e difficile da trovare quanto l’uomo capace di reggerla. A lei rimanda tuttavia la femmina più modesta come l’uomo che l’affronta trapela dal più goffo villano. Tracce, reliquie dello sposalizio tra Venere e Anchise si serbano nel più meschino dei convegni d’amore."

 

Elémire Zolla

 Verità segrete esposte in evidenza

 

"L’ amore per l’uomo è un comandamento dionisiaco; il dio che ha natura fallica esige dalla donna la piena dedizione alla virilità. Bacco pone fine alla verginità amazzonica. Egli trasforma in amore il sentimento di ostilità per l’uomo. Trascina la donna nel turbine della passione sensuale. Le Miniadi - fin’ora pudiche, caste, dedite alla vita amazzonica - adesso percorrono orgiasticamente le valli ed i monti, abbagliate dalla magnificenza di Dioniso. Senza riposo, come Iò incalzata dal tafano di Era, esse celebrano nei boschi e nei campi le orge del dio."

 

J.J. Bachofen

Il Simbolismo funerariodegli Antichi

L’Amore è all’origine del mondo, e rimane il fattore essenziale e l’ossessione eterna dell’umanità; la ragion d’essere, di vivere e di sperare, il perno fisso su cui gira il nostro globo, la causa e la finalità della maggior parte delle cose di quaggiù, la condizione stessa di ciò che c’è di più contrario: l’odio, generato il più delle volte proprio dall’Amore. Schopenhauer, il grande filosofo tedesco, ha scritto giustamente: “L’istinto sessuale è la più completa manifestazione della volontà di vivere; è dunque la concentrazione di tutta la volontà”.  Nulla di più vero, ed è sufficiente sbarazzarsi del velo di ipocrisia di cui malauguratamente l’uomo si ricopre per compiere il percorso del suo destino, per rendersi davvero conto che l’amore – e ci riferiamo all’amore sessuale, quello che trae origine nel legittimo e benefico desiderio carnale, avido di voluttà e delle gioie più sensuali – è nell’esistenza l’atto più importante, quello che per primo condiziona tutti gli altri atti. L’Amore regna, sovrano assoluto, sulla Vita e sulla Morte.  Secondo le teorie gnostiche, è mediante un atto d’amore che il mondo venne creato: l’Assoluto, in un immenso coito cosmico generò il Pensiero, ed il Dio Uno divenne la splendida dualità, prima coppia di amanti perfetti, la sizygia voluttuosa il cui intenso desiderio avrebbe fatto nascere la materia. Inoltre, l’Amore presiede all’intera creazione e l’atto sessuale, compiuto in una selvaggia stretta da ogni coppia umana o animale, non è altro che la replica di quello che ci generò nel Tempo primordiale, nel grande empito del desiderio divino, di cui tutte le mitologie hanno conservato il ricordo più o meno velato nelle leggende dei poeti, che spogliate del loro rivestimento di favola, ci rivelano lo splendido viso del desiderio sessuale, della ricerca della voluttà, dell’Amore. Così Esiodo ci insegna nella Cosmogonia che l’Amore è il Padre degli Dei e degli uomini. L’Antichità intera deifica l’Amore, il sesso è all’origine di tutte le cerimonie cultuali, così com’è alla base di tutte le cosmogenesi. La Grande Dea, è la Femmina trionfante e dispensatrice di gioia in virtù del suo fascino e della sua grazia. La passione è sacra, e l’atto propagatore della specie mediante il piacere dei sensi, è un’atto religioso, oggetto di severe iniziazioni. Unica, la Bibbia giudaica getta sull’Amore un pesante mantello di biasimo. All’inizio della Genesi, vediamo che Adamo ed Eva passeggiano melanconicamente nel Paradiso Terrestre, ignorando completamente il fatto fascinoso di essere nudi. La prima donna è là, splendida nelle sue forme giovanili, auspice delle più incredibili voluttà. Ma la proibizione dell’irascibile e geloso Demiurgo è più forte del desiderio soggiacente, ed i nostri primi progenitori non conobbero la gioia di amare, fin quando Lucifero, sotto forma di serpente – un evidente simbolo – tentò Eva impartendogli i più sublimi insegnamenti col farla consapevole della sua femminilità.  Ciò che successe poi è noto. Tuttavia una vecchia leggenda rabbinica ci assicura che per un lungo periodo Eva fu l’amante affascinata dell’angelo Samael, mentre Adamo gustava i piaceri della carne al fianco della bella ed oscura Lilith.

(Anel-Kham)

 


PROPOSTA DI LEGGE 

SUL COMMERCIO SESSUALE

 

A. E’ diritto inalienabile di ogni essere umano maggiorenne capace di intendere e di volere, quello di poter disporre del proprio corpo e della propria sessualità, quindi anche di fare commercio di questi, in tutte le sue forme, a scopo voluttuario remunerativo.

B. E’ diritto inalienabile di ogni essere umano maggiorenne quello di poter acquistare, in tutte le sue forme, la prestazione d’opera sessuale ed erotica liberamente messa in vendita da parte del prestatore maggiorenne.

C. E’ un reato qualsiasi usufrutto economico derivato dalla gestione del commercio o della costrizione sessuale di terzi, minorenni o maggiorenni. Pertanto chi sfrutta o gestisce a proprio beneficio economico l’attività sessuale altrui, è punito con la reclusione in un campo di lavoro forzato per un periodo non inferiore ad anni 10.

D. E' consentita l’attività commerciale di singoli, società o cooperative, volta a organizzare in luoghi di ritrovo comune l’attività dei prestatori d’opera sessuali e dei loro clienti, il cui unico beneficio economico deve essere quello ottenuto dai ricavi di voci non direttamente collegabili con la prestazione d’opera sessuale.

E. La prestazione d’opera sessuale non può essere pubblicizzata apertamente ma attraverso pubblicazioni e siti elettronici ad essa esclusivamente dedicati e vietati ai minori.

F. E’ fatto divieto di prestare opera sessuale in luoghi di libero accesso al pubblico e comunque di aperta visibilità.

G. Il prestatore d’opera sessuale ha il dovere di informare preventivamente dei pericoli sanitari in cui incorre il suo cliente e delle modalità per scongiurare il contagio di malattie sessualmente trasmissibili. Lo stesso dicasi per il cliente che deve informare il prestatore d’opera circa le sue condizioni di salute.

H. Sono vietati i rapporti sessuali con gli animali. I contravventori sono puniti come al punto C.

I. I gestori dei luoghi di ritrovo e i prestatori d’opera sessuale sono iscritti in un apposto Albo professionale ed usufruiscono dei Diritti e dei Doveri sanciti dalla Legge in materia fiscale, penale e amministrativa.

J. Chiunque è scoperto ad ostacolare, con pensieri o azioni, il libero esercizio del commercio sessuale è punito con la reclusione in regime di semilibertà per un periodo non inferiore ad anni 1. In caso di recidiva con i lavori forzati per anni 10.

 


Missi Manners, una delle prime ierodule del cinema americano

Gli Antichi spiegavano la nascita e l’esistenza della Prostituzione sacra con un racconto mitico e, precisamente, con una vendetta. Al tempo in cui la Lidia viveva anni di pace e prosperità, nacque tra gli uomini l’idea di disonorare delle donne straniere. Tra esse c’era Onfale, la futura regina delle Amazzoni. Costei non si perse d’animo e attaccò la Lidia con un esercito, sconfiggendone la nazione. Per vendicarsi, costrinse le figlie dei Lidi a prostituirsi nel luogo stesso in cui questi avevano violentato le donne straniere (Ateneo: 50,13). Naturalmente si tratta di una “spiegazione’ artefatta ideata per andare incontro all’abito mentale dei greci dei tempi cosiddetti classici. La realtà è che questa cerimonia era l’eco di più antichi rituali rigenerativi, in cui la donna-sacerdotessa era vista congiungersi anche con figure zoomorfiche, come dovette accadere già nell’antica Creta, dove l’accoppiamento fra donne e minotauri non aveva nulla di sorprendente, si pensi a Pasifae. In ogni caso l’effettiva unione sessuale tra la donna e l’animale era puramente simbolica: essa si presentava nuda di fronte al toro e tutto finiva lì. Solo in seguito a incomprensioni del simbolismo si potè assistere ad un effettivo accoppiamento, cosa che risulta soricamente grazie alle severe proibizioni che alcuni popoli antichi prevedevano nei confronti del delitto di bestialità. Nella Grecia continentale la prostituzione sacra non ebbe lunga vita, tranne che nella città portuale di Corinto, grazie ai fitti scambi commerciali intrattenuti con le città del mediterraneo orientale, dove la sacra prostituzione era accettata da tutti senza scandalo. Questa sopravvisse fino al 146 a.c., quando i Romani distrussero la città. Altri luoghi famosi erano Paphos, a Cipro, il monte Erice in Sicilia e Locri in Italia. In epoca storica le prostitute sacre esercitavano la porneia allo scopo di mettere da parte la dote necessaria per sposarsi. Anche in questo caso riteniamo che si tratti di un “adattamento” verificatosi in seguito a profondi mutamenti dell’ordine sociale e religioso. In origine alla base della pratica rituale doveva esserci senz’altro un significato magico-religioso. Comunque, in epoca storica, la porneusis, come anche veniva chiamata, era conosciuta pure per la sua virtualità pronuziale. Che in origine non vi fossero motivazioni di carattere...economico, lo si evince da ciò che riferiva il geografo Strabone (Geografia: 11,14,16) a riguardo di un tempio in cui si consacravano non solo ragazzi e ragazze di condizione servile ma anche le figlie vergini dei cittadini più abbienti e rispettabili! Giunto il momento del matrimonio, nessun uomo considerava sconvenientemente la possibilità di maritarsi con una di loro. Tra i Cananei della Palestina la prostituzione sacra era un rito di fecondità indispensabile e correntemente praticata fuori degli stessi templi, nelle campagne per esempio, come pratica di supporto per la buona riuscita degli innesti delle piante da frutto. Solo con la formazione del popolo d’Israele la pratica venne proibita. E’ infatti scritto nel Deuteronomio (23,18-19): Non vi sia prostituta fra le figlie d’Israele, nè vi sia prostituto tra i figli d’Israele. Non portare mercede di meretrice o prezzo di cinedo nella casa del Signore, tuo Dio, per alcun voto, perchè ambedue sono in abominio al Signore, tuo Dio. Da ciò si evince che in precedenza c’era l’usanza di portare al tempio il denaro o l’offerta ricevuta in cambio dello ieròs gamòs. Erodoto (Storie: 1,199), ci informa dettagliatamente su com’era, esteriormente, la prostituzione sacra a Babilonia: “D’altro canto, la più riprovevole delle abitudini che ci sono fra i Babilonesi è questa. E’ obbligo che ogni donna del paese, una volta durante la vita, postasi nel recinto sacro ad Afrodite, si unisca con uno straniero. Molte che disdegnano di andare mescolate alle altre, in quanto orgogliose della loro ricchezza, si fanno condurre al tempio da una pariglia su un carro coperto, e là se ne stanno, avendo dietro di sè numerosa servitù. Per lo più il rito si svolge così: se ne stanno le donne sedute nel sacro recinto di Afrodite con una corona di corda intorno al capo: sono in gran numero, perchè mentre alcune sopraggiungono altre se ne vanno; tra le donne si aprono dei passaggi, delimitati da corde e rivolti in tutte le direzioni, per i quali si aggirano i forestieri e fanno la loro scelta. Quando una donna si asside in quel posto, non torna più a casa se prima un qualche straniero, dopo averle gettato del denaro sulle ginocchia, non si sia a lei congiunto all’interno del tempio. Nell’atto di gettare il denaro, egli deve pronunciare questa frase: “Invoco per te la dea Militta”. Militta è il nome che gli Assiri danno ad Afrodite. La quantità di denaro è quella che è. Non c’è da temere, infatti, che la donna lo rifiuti: non le è permesso, perchè quel denaro diventa sacro. Essa segue il primo che glielo getta e non rifiuta nessuno. Dopo essersi data a quello, fatto un sacrificio espiatorio alla dea, se ne torna a casa, e da quel momento non potrai offrire mai tanto da poterla avere. Le donne che sono dotate di un bel viso e di una figura slanciata se ne tornano presto. Quelle, invece, che sono brutte rimangono lungo tempo senza poter soddisfare la prescrizione di legge; alcune, infatti, aspettano anche tre o quattro anni. L’attesa di tre o quattro anni era dovuta al fatto che la porneia avveniva solo in alcuni giorni dell’anno! Erodoto ci ha riferito delle usanze ormai “secolarizzate” dei suoi tempi, in cui è evidente lo stato di sudditanza della donna, ma la prostituzione sacra, come abbiamo visto e vedremo più oltre nel caso dei Cananei e degli Etruschi, era ben altra cosa. Cionondimeno, in virtù del principio di analogia che regolava la vita del mondo antico, nei templi vi era posto anche per una prostituzione un po meno sacra, cui sovrintendevano le ierodule, ovvero le “sacrestane”. A Corinto, a detta di Strabone, ce n’erano più di mille che ospitavano i pellegrini che dalla città e dal Peloponneso si recavano ad Atene. Il santuario di Afrodite era infatti situato sull’Acrocorinto, un’altura strategica per il passaggio dei traffici di terra. Per dare un’idea del buon nome e della notorietà di quel tempio, basti citare il fatto che il corinzio Xenofonte, vincitore delle olimpiadi del 464 a.c., donò al tempio cinquanta schiave, per ringraziare Afrodite della vittoria! Pindaro, scrivendo la Olimpica, parla di Afrodite (cioè del suo tempio) come di colei “che permette alle giovani donne ospitali di far cogliere senza affanno sul loro amabile letto il frutto della loro tenera giovinezza. Come abbiamo scritto anche in Sicilia, sul monte Erice, si esercitava la porneusis sacra; Quegli stessi romani che, per motivi militari, avevano raso al suolo Corinto, rispettavano invece l’istituzione templare sacra a Venere Ericina. Sempre Strabone (6,272) ci ricorda che sulla collina sacra di Erice, si trova un tempio di Afrodite pieno di schiave che i Siciliani e gli stranieri offrono alla Dea dopo aver fatto un voto. “In Grecia, la prostituzione rimase a lungo legata al sacro. Le prostitute che partecipavano ai culti erano venerate al pari delle Dee. Contribuivano al rafforzamento delle credenze, al rispetto degli Dei, a volte anche alla prosperità delle città grazie ai doni che le venivano fatti (Violaine Vanoyeke: La Prostitution en Grèce et à Rame. Les belles Lettres, Paris 1990). Un’eco del senso magico dei sacri accoppiamenti l’abbiamo dai riferimenti a queste ierodule come a delle vere e proprie ministre di culto. Ad esse ci si rivolgeva con rispetto per avere delle preghiere e dei sacrifici in aiuto ad imprese politiche e militari, come in occasione delle guerre persiane contro il re Serse. Quando la battaglia arrise ai Greci, le ierodule di Corinto vennero onorate come dee; si eressero statue ed ex voto in loro onore, i loro nomi furono scolpiti in un’epigrafe posta nel tempio assieme a un’epigramma che gli dedicò il poeta Simonide. Più di duecento anni dopo la distruzione del tempio di Corinto, i cristiani eressero sul posto una chiesa. San Paolo, nella Lettera ai Corinzi, li rimprovera per averlo fatto su dei luoghi.... infami. Sacerdotesse o semplici ierodule che fossero, le ministre di Afrodite erano rispettate in tutta la Grecia certamente di più di quanto non lo fossero le donne normali. Non c’era festa o cerimonia ove non fosse reclamata la loro presenza. Avevano posti riservati nei teatri assieme alle più alte cariche della magistratura. Gli erano in particolar modo consacrate le feste Afrodisie e le Adonie. A Roma abbiamo le ‘Floralia’ e le due ‘Vinalia’, entrambe feste orgiastiche, cui concorrevano le ierodule con la nudità rituale; retaggio degli antichi riti agrari a sfondo magico-sessuale. “La prostituzione non è in questo caso che un mezzo per favorire la fecondità. Con l’eccitazione sessuale, si stimola la fertilità generale”(Cit. supra). Anche le feste di Bona Dea, in origine erano celebrate nei campi come matrimoni collettivi e magico-orgiastici.. Non è neanche da escludere che quelle festività riservate alle sole donne, come quelle di Bona Dea a Roma, fossero in realtà la sopravvivenza di antiche cerimonie di iniziazione omosessuale femminile, non prive di relazione con il mondo della magia. Ad Atene le prostitute frequentavano assiduamente i Filosofi. Pare che Epicuro impartisse i suoi insegnamenti ad almeno sei cortigiane. Aristotele ebbe un figlio da una di queste, Erpillide. Il famoso libro di Aristotele “Etica Nicomachea”, così spesso commentato da arcigni quanto severi professori, era dedicato appunto a questo figlio: Nicomaco. Spesso Socrate interrompeva volentieri i propri discorsi per andare a contemplare le grazie di Teodotea. Nei banchetti i Filosofi erano soliti circondarsi di queste cortigiane. Un particolare tipo di prostituzione sacra, il cui ricordo stesso si è quasi estinto, era la sodomia rituale degli uomini, che il mito ci ricorda essersi esercitata a Sicione, nel Peloponneso. Qui gli uomini si prostituivano. Pare che quest’uso fosse stato istituito da Dioniso: Dioniso si era determinato a trar fuori dall’Ade sua madre Semele, dopo che era stata com busta dalla folgore di Zeus; perciò vagava alla ricerca di un ingresso al regno infero. Giunto nei pressi della palude di Lerna, incontrò un certo Prosimno, a cui chiese come tro varIo. Costui gli indicò le profondità del lago Alcionio ma, in cambio, pretese di consumare col Dio un atto contro natura. Tornato dall’Ade, Dioniso si accinse a tener fede alla promessa ma, nel frattempo, Prosimno era morto, deciso ad adempiere all’obbligo contratto, anche se in memoriam, il figlio di Zeus piantò sul tumulo di Prosimno un nodoso ramo di fico, dopo averlo intarsiato a mo di fallo e, incredibile dictu, ci si sedette sopra acciocchè l’ombra del defunto godesse di lui”.In quel luogo, in seguito, si andavano a prostituire numerosi Greci. Gli Antichi accordavano alla sodomia un valore religioso e ne facevano il simbolo della virilità trascendente: lo conferma il testo di un’iscrizione ritrovata in un tempio di Apollo... “Crimone ringrazia gli Dei per aver sodomizzato Bathycle, cogliendone così la sua purezza. Non a caso il famoso Battaglione Sacro dell’esercito tebano, corpo assai temuto, era costituito da amanti omosessuali, che tramite i loro rapporti sessuali si scambiavano coraggio e valore. Roberto Calasso, l’ultimo mitologo in ordine di tempo, ne ha adombrato il significato nel libro “Le Nozze di Cadmo e Armonia” (Cap.VII).

 

LA RELIGIONE DI VENERE

secondo il Piobb

(conte Vincenzo Vincenti da Piobbetta, 1874-1942)

Brevi citazioni: p.63-66; 68-69; 70-71; 85 da

 Venere magica Dea della carne

ed. it. Atanòr, Todi 1926 

indice completo del volume al termine di queste citazioni

 

Venere è la Dea dell'Attrazione. La sua religione si trova situata sul piano terrestre; essa costituisce anche una esperimentazione di questo piano terrestre. I sacra­menti e i sacrifici di Venere dovranno dunque far richia­mo alle correnti del piano terrestre, e specialmente alla corrente attrattiva. La forma ordinaria di questa è l'amore e il suo campo d'esercizio la carne. Per tal mo­tivo la religione di Venere è sopratutto la religione fluidica dell'amore, e la dea la Dea magica della carne.

La comunione, sacramento principale, sarà, per con­seguenza, 1' unione intima del credente con la Dea, cioè la vibrazione dell'anima all’unisono della corrente attrat­tiva, la fusione completa dell'essere nel fluido dell'amore: sarà l’orgasmo.

L’orgasmo! Quale cosa divina e misteriosa! Al ter­mine dell'atto di piacere, la carne intera strasaturata della corrente si stende bruscamente come la bottiglia di Leyda si scarica al contatto del dito dell'operatore. L'amore accumulato si spande nel serbatoio cosmico del piano ter­restre, come l'elettricità della bottiglia di Leyda si perde nel suolo. L'anima, rapita, s'inabissa per qualche attimo nelle regioni infinite dell'attrazione. È un momento d'inco­scienza, durante il quale nessun'altra cosa esiste; il tuffo sublime nell’Assoluto!

La comunione è completa. La dea e l'uomo per un istante non fanno che una sola persona. La creatura tra­sportata nel mondo dei principii creatori gusta un poco la sensazione indefinibile del ritorno all’Assoluto, donde essa è uscita e dove ritornerà.

È qui, senza dubbio, per l'uomo, la più alta espres­sione delle sue attività cosmiche materiali. Inconsciamente, quando non è diretto dalla religione, ricercherà questo momento come il fine supremo delle attrazioni della sua carne; ma, quando una religione, ossia una scienza sotto forma ieratica, lo guida, egli si studierà di ottenere lo spasimo in una maniera logica e completa. Egli non si abbandonerà più al caso nell'abbraccio, ma s'accoppierà con un essere di polarizzazione fluidica contraria alla sua; terrà conto dell'ora, della posizione della terra nello spa­zio; s'ingegnerà di risentire un massimo di vibrazioni attrattive, e s' immergerà, fiducioso, nel seno della Dea. Allora il suo godimento sarà infinito; l'atto dell'amore prenderà l'andamento di un rito, e lo spasimo la forma di un sacramento. Cosi avverrà la comunione con Venere.

L’orgasmo è uno di quei fenomeni che sfuggono alla fisiologia propriamente detta. Questa si deve contentare di riconoscere il fatto e di mostrarne solamente il meccanismo nervoso. Il resto, la sensazione in sé stessa, av­viene in quella parte dell'anima che oggi viene chiamata l'io subliminale, o ancora coscienza poligonale. Ma questo io subliminale non è se non una forma particolare dell'io cosciente, dal quale sembra differente solo perché rifiette gli stati del corpo fluidico. Ora è necessario consi­derare il corpo fluidico come il mediatore plastico del corpo umano. In questo senso sarà analogo all'Etere, che costituisce il mediatore plastico interplanetare. È dunque un mezzo vibratorio atto a ricevere e a trasmettere le vibrazioni cosmiche.

L’orgasmo è il resultato di vibrazioni cosmiche at­trattive; ed è una vibrazione, lui stesso, d'un piano co­smico superiore, cioè, come dirà il teologo, del pia­no speciale alla Dea Venere. In una parola, l’orgasmo è la nostra maniera, per noi terrestri, di avere la sensa­zione dell'attrazione universale; la quale non si può ana­lizzare perché è parafisica, superiore al concreto e infe­riore all'astratto, e si trova perciò in un dominio inter­mediario, in modo che noi non ne abbiamo coscienza ma subcoscienza.

È chiaro che una religione fondata su la potenzialità e le modalità dell'attrazione, abbia, per sacramento principale, l’orgasmo. È il solo mezzo che l'adepto possiede per ricevere e risentire l’induzione elettro-magnetica di tutte le correnti attrattive.

Occorre che un sacramento, per avere una portata ieratica, sia non solo una funzione cosmica, ma presenti anche una moralità e una utilità.

Giacché noi pratichiamo da secoli la morale del Cristo, non sappiamo più distinguere le basi cosmologiche della morale universale. Perciò le nostre idee su la morale sono in perpetuo conflitto con la scienza.

Allarghiamo le nostre concezioni. Una morale è un complesso di modi razionali di vita, ovvero un codice dei costumi che può presentarsi sotto diversi aspetti, a seconda dell'orientazione che si da alla vita. I diversi aspetti della morale, cosi considerata, saranno dunque eguali fra loro, il bene e il male, il piacere e il dolore, il bello e il brutto, l'utilità o l’inconveniente, non saranno più, allora, che i rapporti soggettivi dei nostri atti considerati secondo il codice adottato. Questi rapporti sono dei postulati della morale; non ne sono il fondamento. Il fondamento della morale è semplicemente la logica. L'atto immorale è un atto anti umano; l'atto morale sarà un atto umano.

L’orgasmo, per i fedeli di Venere, è eminentemente morale, giacché, è umano; esso fa vibrare l'essere all'uniso­no delle correnti attrattive assolutamente necessarie, nor­mali, naturali. È dunque il sovrano bene, la suprema bel­lezza, la migliore utilità, il perfetto piacere. Facendo, del resto, astrazione dalla volgare morale dei nostri giorni, qual è 1' uomo che non sia incline a pensare cosi? Tutti i fisio­logi inoltre proclamano che l'essere deve necessariamente provare l’orgasmo; questo è dunque un bisogno, una utilità reale. Se non si sodisfa, gravi disturbi si manife­stano nell'organismo.

Poiché l'attrazione nel genere umano ha per risultato sociale e fisico l'unione degli esseri, il matrimonio costituisce uno dei principali sacramenti di Venere. Ma qui il matrimonio è considerato principalmente dal punto di vista sessuale, non come il fondamento della famiglia; cosi che esso non implica al­cun legamento di lunga o breve durata; è sopratutto un unione carnale per il piacere e per lo spasimo.

Esso ha dunque come complemento naturale il quinto sacramento: lo ierodulismo sotto la forma della prostitu­zione sacra. Lo ierodulismo è l'ordinazione ierofantica, la consacrazione completa del credente al servizio della Dea, e stabilisce una distinzione tra il fedele e il sa­cerdote. Mentre il primo non pratica la comunione se non in certe occasioni o feste solenni, il secondo, in­vece, ha il dovere di comunicare regolarmente. Lo iero­dulismo, di conseguenza, diviene una maniera di prosti­tuzione meritoria.

I sacramenti in una religione sono o necessari o fa­coltativi. Quelli di Venere sono tutti necessari meno lo ierodulismo. Nessun fedele infatti è mai costretto a consacrarsi al servizio del dio.

Tutti sono iniziativi, e corrispondono a stadi diversi nell' istruzione religiosa. Due soli sono comunicativi: la comunione e il matrimonio; e il fedele, per la loro mo­ralità, deve praticarli nella vita giornaliera. Tuttavia, la comunione non è eccellente se non quando è compiuta nel tempio, solennemente e secondo il rito. Ma il matri­monio, che unisce gli sposi per la sua consumazione, può avere per conseguenza anche lo stabilimento della fami­glia; è dunque principalmente il sacramento morale.

Quale è la ragione di tali sacramenti dal punto di vista delle funzioni cosmiche, della moralità e dell'utilità ordinaria ?

Con lo sverginamento, che pone l'essere in istato di ri­cevere le vibrazioni attrattive e di conseguire lo spasimo, si adempie incontestabilmente una funzione cosmica pri­mordiale. Se il difetto delle membrane della verginità non fosse eliminato, si dovrebbe venire alla rinuncia dei benefici dell'amore. Ora, rifiutarli, vorrebbe dire non entrare in co­municazione con il piano terrestre di attrazione.

La stessa cosa deve dirsi della pubertà. Questo fe­nomeno s'impone, o che sia o che non sia conservata la macchia originale della verginità. Giunto il momento, esso si produrrà. L'evidenza della funzione cosmica è dimo­strata dalla vita corrente.

Il matrimonio è necessario se se ne considera la fun­zione sociale, perché ha per postulato la riproduzione. Se l'uomo vi rinuncia, rinuncia anche alle vibrazioni cosmiche dell'attrazione. Perciò non si può negare che il matrimonio adempia una funzione cosmica.

La prostituzione invece ci appare oggi in disaccordo con le istituzioni naturali. La nostra mentalità, formata secondo i precetti della religione del Cristo, la quale ha in disdegno la carne, ci fa considerare la prostituzione sotto un aspetto sfavorevole, sebbene essa attorno a noi e in noi sempre si manifesti alla luce del giorno. Nel no­stro sforzo evolutivo per separarci dall'animalità, noi cre­diamo che sia nostro vero compito unirci nella vita soltanto a un solo essere. Follia e orgoglio! Niente è più contrario alla nostra natura di uomini, dotati non solo d' un'anima intellettuale ma anche d'un corpo animale!

La prostituzione non è se non la consacrazione del fatto innegabile e costante della poligamia e della polian­dria. In un certo senso, essa è superiore a qualsiasi istitu­zione matrimoniale fondata su false istituzioni. Ma effettiva­mente essa conduce all'eterismo e ci fa perdere la no­zione della famiglia che non deve essere affatto trascurata.

È ciò che l'ierofante di Venere ha compreso. Egli si è ben guardato di stabilire una forma di matrimonio sotto parvenza di prostituzione o di istituire nella società l'eterismo. Del resto non lo avrebbe potuto. L'Alta Scienza gìà imponeva, per la costruzione geometrica della sua re­ligione, di distinguere il matrimonio dall'ierodulismo, sotto pena di essere in discordanza con il piano delle vibrazioni attrattive terrestri di cui si serviva.

Il matrimonio nella religione di Venere, è prima di tutto l'unione sessuale; ma è anche l'unione sessuale de­gli sposi costituente la base della famiglia. L'ierodulismo, invece, è l'unione sessuale semplice, senza legame di sorta; è la prostituzione per il più gran numero di comunioni con la Dea.

È appunto qui, una funzione cosmica, quella cioè della ricerca del migliore orgasmo per il cambiamento di po­larità del congiungimento. È una legge della nostra evo­luzione: noi dobbiamo progredire nel nostro piano di vibrazione attrattiva, perciò cambiare di continuo. Si è riconosciuto che l'abitudine stanca e affievolisce la sensazione; noi non possiamo dunque sempre unirci al medesimo essere.

Quanto alla moralità di tali sacramenti, non c'è da discutere se sempre noi considereremo il bene relativo terrestre come ciò che è umano e il male relativo terrestre come ciò che è antìumano.

È umano di non conservare la propria verginità, di arrivare alla pubertà, di maritarsi, o quando mai di pra­ticare la prostituzione. Antiumano sarà non amare, non procreare, e cadere nell'eterismo a causa della disorga­nizzazione della famiglia per mancanza di filiazione pa­terna come nella società a tipo ginecocratico. Nondimeno, se la prostituzione resta uno ierodulismo, se non esce dal tempio, essa prende l'andamento di una istituzione umana molto accettabile e profittevole. E le cortigiane, come pure gli efebi, che fanno voto all'amore, invece di essere considerati come disorganizzatori sociali, diventeranno esseri necessari la cui missione sarà di sodisfare alla funzione cosmica del cambiamento; esseri sacri secondo la religione di Venere. Ben si comprenderà dunque perché gli antichi popoli li onorassero.

E’ utile non conservare la propria verginità per maritarsi e di maritarsi per provare l’orgasmo. È utile anche stabilire una prostituzione sacra per permettere il cam­biamento nel coito ai capi di famiglia e per dare adito all’orgasmo a coloro che non hanno famiglia.

Facendo astrazione da tutti i pregiudizi che ci hanno trasmesso le istituzioni cristiane, noi arriveremo facilmente a comprendere il meccanismo e le ragioni logiche di que­sta dimenticata e misconosciuta religione di Venere.

Qui, tuttavia, per la forma stessa della religione che è eminentemente concreta, ci sembra che lo ierodulismo sia puramente materiale. Non è che una apparenza, e ce ne convinceremo quando bene avremo riflettuto che ogni ierodulismo comporta una iniziazione e che ogni iniziazione conduce alla spiritualità.

Le sacerdotesse dei tempii di Venere si davano, certo, con un furore senza eguali, alla più completa prostitu­zione; ma, cosi operando, esse sodisfacevano precisamen­te alle condizioni della loro religione. E non si dedica­vano forse, uscendo dalle braccia dei loro amanti, a sa­pienti dissertazioni anche intorno alle più elevate delle scienze? I filosofi, in Grecia, frequentavano volentieri le cortigiane, non certo, unicamente per i piaceri fisici, ma anche perché esse si trovavano capaci di discutere per esempio su la costituzione dell'universo. Come si potrebbe credere che degli speculatori cosi arditi e dei saggi cosi profondi come Socrate, Platone, Epicuro, Aristìppo, Pericle, Sofocle, Diogene, si compiacessero della conversa­zione con femminette ignoranti? Noi non sappiamo che cosa fosse precisamente una antica etéra, giacché non possediamo più in Occidente delle iniziazioni a Venere.

Lo ierodulismo di Venere dava una certa gloria. La cortigiana, poiché rappresentava in qualche modo la Dea, si recingeva dell'aureola della vittoria proclamata da Pa­ride. Ed era giustificato il rispetto onde era circondata a causa della sua scienza profonda delle carezze e della loro ragione cosmologica. Istruita completamente in Amore, sorpassava tutte le altre donne per le sue raffinatezze; iniziava ai misteri dell’attrazione e si distingueva dalla moltitudine dei credenti per il possesso di riti segreti.

 

INDICE

 

IL MITO DI VENERE SECONDO LA TRADIZIONE

Nascita di Venere - il matrimonio - L'adulterio - La vendetta di Vulcano - La nascita di Anteros - La passione del Gigante – Adone - L'anemone - La nascita di Cupido - II giudizio di Paride - La guerra -

L'ascensione

DOGMI DELL'ATTRAZIONE UNIVERSALE E DELL'AMORE UMANO

Origine dell'Attrazione - L'Attrazione e l'Esistenza - L'Attrazione e l'Evoluzione - La vittoria dell’esistenza - L’origine del piacere - L’attrazione sfugge all’uomo - L’attrazione si unisce all’uomo - La morte - L’attrazione e il tempo - Trionfo dell’attrazione - Mortificazione - dell’attrazione - Conseguenze dell’attrazione

I QUATTRO SENSI ESOTERICI DEL MITO DI VENERE

I quattro sensi del mito - Fonti del mito di Venere - L’amante nell’amore - La donna nella storia - L’esistenza sulla terra - Le quatro Veneri – Venere è il Sole – l’astrologia religiosa – il segno della Bilancia – Venere nello Zodiaco – evoluzione del cosmo solare – gnosi superiore

I SACRAMENTI DELLA RELIGIONE DI VOLUTTA’

La corrente attrattiva – comunione in Venere – moralità dell’orgasmo – i cinque sacramenti di Venere – valore di essi – Ierologhi antichi – sverginamento dei bambini – l’Opera di carne – rito dello sverginamento – il sacramento della pubertà – la scienza dell’amore – i riti del matrimonio – la prostituzione sacra – preludio dell’iniziazione

L’INIZIAZIONE A COTITO, DERCETO E CIPRIGNA

Grandi e Piccoli Misteri – i tre gradi iniziatici – i riti del primo grado – riti del secondo grado – Derceto o la Venere dei Pesci – cerimonie di Derceto – riti del terzo grado – esoterismo del mito di Adone – cerimonie a Ciprigna – gli Dei Cabiri

LA MORALE DEL PIACERE E DELL'AMORE

Base dei decaloghi - Armonia, Amore, Voluttà - L'atto dell'Amore -L'Amore e una preghiera - Amori superiori - Amori contrariati - Gli amori sono passeggeri - L'Amore  fattore di evoluzione - Amore della Razza - Amore sociale - Aggruppamenti sociali -         L'Attrazione nella società - Decalogo del Piacere e dell'Amore - Gli amori con­temporanei

II CULTO PUBBLICO DI VENERE E L’ERESIA DI ADONE

Basi del culto pubblico - Le feste religiose - Decadenza delle religioni- Le Adonie - L'Eresia - La scostumatezza - Sopravvivenza del culto pubblico - il genere umano dimentica Venere