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Una trappola perfetta!

Questo potrebbe essere il titolo di questa domenica missionaria per quanto riguarda il Vangelo. I farisei tendono una trappola ben congeniata a Gesù, vogliono che si schieri.

Le letture di oggi, di Isaia e Matteo, si situano in un contesto politico.La tentazione per noi che leggiamo, sarebbe di fermarsi a questo livello, politico. Ma come abbiamo detto cadremo noi nella trappola che i farisei tendono a Gesu. Non è il messaggio che ci vuol mandare il vangelo.

Le parabole delle tre domeniche precedenti denunciano il comportamento dei capi religiosi: nel loro insieme essi rifiutano di accogliere il Regno proclamato da Gesù, la parabola dei due figli, la parabola dei vignaioli omicidi e la parabola della festa di nozze. Matteo rende in considerazione, oggi, un argomento controverso che agitava i giudei: che rapporto avere con i romani conquistatori, invasori, stravincitori, super potenti? Che mettevano le tasse?  Erano umiliati da questo, pagare un tributo all’imperatore voleva dire essere schiavi, o almeno servi.

 Su questo la divisione regnava sovrana con tutte le sue sfumature che andavano dall’ ala degli zeloti che si rifiutavano di pagare ( uno dei 12 era Simone lo Zelota) ed erano spesso violenti, all’ala degli erodiani che erano molto più accomodanti e governativi. In mezzo c’erano i farisei che non ubbidivano certo con piacere e si rifacevano proprio alla prima lettura di oggi : c’è una autorità divina  su ogni potere umano . Ciro re straniero è strumento di Dio.

Allora, è permesso o no pagare l’imposta al Cesare?

 Quelli di sinistra, gli zeloti, si aspettavano un “no”. Era chiara la risposta di Gesù, dal suo comportamento verso i poveri e gli oppressi si evinceva il no secco. Ma se lo faceva correva il rischio di finire subito in prigione!

Gli erodiani, del partito de re spervano  una legittimazione della loro pratica. Ma se diceva di pagare le tasse perdeva tutta l’autorità di cui godeva presso il popolo.

Come abbiamo detto: trappola perfetta!

Come ne esce? Con una moneta, che lui non possiede, mentre la possiedono i suoi interlocutori! Su tutte le monetec’era la testa del Cesare, di un cesare passato o presente , sul bordo c’erano delle lettere e dei numeri a spiegazione. perversi , ipocriti li apostrofa Gesù, sembra proprio arrabbiato!. Dice con chiarezza che a lui non interessa  prendere il potere temporale dell’imperatore; la sua regale autorità è di altro genere, imperatore e Dio non stanno assolutamente allo stesso livello.

Date a Cesare...date a Dio.Gesùi ritorna a ripetere quello che nè farisei nè alcuni cristiani della sua comunità volevano riconoscere: la presenza del Regno di Dio nella sua persona, lui è Dio, ma si può contrapporre Dio con una figura  di uomo su metallo, foss’anche d’oro? Gesù invita i suoi avversari a riconoscere la presenza di Dio nella sua persona. La sua rivoluzione si situa non a livello politico ma nel profondo del cuore dell’uomo. Egli è il rivelatore ultimo di Dio, colui che ci mostra che la realtà di Dio non sta dalla parte del potere o della forza, ma nella debolezza e nella fragilità, quella stessa che lo condurra alla croce.

Non risponde alla domanda, non si riconosce rivoluzionario. Forse rimaniamo delusi per questo comportamento e questo non rispondere, ma è un’altra la sua prospettiva: quella di distinguere lo spirituale dal politico. Egli ci incita a desacralizzare il potere che certo può gestire la vita di ogni giorno ma certo non può toccare il cuore dell’uomo.

Come spesso ci succede anche a questo vangelo facciamo dire quello che ci va bene, egli serve a giustificare tutto e il suo contrario, nei secoli ha caperto tutte le politiche,ogni ideologia di potere lo ha fatto suo Sarebbe bene non cercare in questa risposta di Gesù la ricetta per oggi, non siamo nella situazione di Israele.

Gesù non oppone le due sfere di interesse ma le gerarchizza. Dio è più grande di Cesare ma gli lascia autonomia, con questa autonomia però,non può pretendere di prendere tutto l’uomo. Solo Dio può pretendere da noi un impegno totale e una obbedienza assoluta alla sua legge d’amore, il Regno è più grande di ogni istituzione umana. Attenzione! il Regno e non la Chiesa, che anche se divina, è anche lei umana. La Chiesa non è il Regno. E’ per rapporto al Regno spiritualenche noi cristiani ci impegnamo nella situazione temporale.

Noi siamo invitati a rispettare l’autonomia della città, in quanto luogo di incontro di differenze e siamo invitati a impegnarci al servizio del Regno perchè con scelte, azioni e testiminianza Lo facciamo crescere come il lievito nella pasta della società.

In questo modo noi proclamiamo non solo a parole ma con tutto il nostro essere la Regalità del Signore.Allora non saremo più interessati a tirare Gesù dalla nostra parte, come proppo spesso succede ma scopriremo la forza delle beatitudini.