Racconto di Venezia 6: Tommaso Rangone, da astrologo a mecenate di Jacopo Tintoretto

pubblicato 30 giu 2014, 01:02 da Heritage Italy Associazione Culturale


J. Tintoretto, Miracolo di San Marco che libera lo schiavo, 1548 ca., Gallerie dell'Accademia


Lapide sepolcrale di Tommaso Rangone (Museo lapidario del Seminario Patriarcale di Venezia)

THOMAS PHILOLOGUS RAVENNAS/ RANGONUS PHYSICUS EQ. COMES MA/ BI PALATI. RAV. PAD. MENTE SEMPER TOTA/ AC ANIMO IN DEUM, ET QUAE DEI SUNT/ VIRTUTEM, ET PIETATEM PERPETUO/ INTENTUS, DIVO THOMA CHRISTIANAE/ FIDEI APPROBO. HISQ. OMNIBUS/ SANCTUM SEPULCHRUM SACRUM/ CAELI PALATIUM ILLUSTRAVIT.//


Note sulla provenienza della lapide

Riporta il Moschini: “La iscrizione che segue, colla statua che ne vedremo nel Lapidario Antico, era compimento alla Porta che esisteva, del monastero del Sepolcro, condotta dal Vittoria”. La statua ricordata da Moschini, opera di Alessandro Vittoria, presente al Museo del Seminario Patriarcale, raffigura il Tommaso Rangone in veste di San Tommaso e porta sulla base l’iscrizione con il nome del committente, che amava fregiarsi del titolo di “Philologus”. Cicogna riferisce che la lapide (e forse anche la statua) era posta “sopra la porta che guarda la Riva degli Schiavoni”. Moschini aggiunge che oltre alla lapide e alla statua, in Seminario venne depositata anche l’urna di marmo “dove questi stava serrato nella Chiesa di S. Giuliano”, urna priva di epigrafe di cui fece dono al Seminario Gaspare Biondetti Crovato.

Monastero del Santo Sepolcro a Venezia, oggi caserma Cornoldi

La chiesa monastica del Santo Sepolcro affacciava in Riva degli Schiavoni e la sua fondazione risale alla fine del sec. XV quando Beatrice Venier e Polissena Premarin, arrivarono a Venezia, profughe provenienti dalla piazzaforte veneziana di Negroponte espugnata nel 1470 dai Turchi. L’ospizio Celsi, presso cui vennero ospitate le due donne, assieme ad altre compagne del terzo ordine di San Francesco (pizzòcare, ossia le suore Terziarie che non avevano pronunciato i voti), costituì il nucleo iniziale del convento del Santo Sepolcro. Al centro della chiesa, nel biennio 1484-85, Tullio Lombardo eresse l’opera da cui prese il nome il complesso monastico: la riproduzione dell’edicola del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Nel 1807 il complesso venne soppresso dai decreti napoleonici e nel corso del 1808 tutto venne demolito per ricavarne l'attuale caserma "F. Cornoldi", prestigiosa sede del Circolo Unificato dell'Esercito.


Note sul personaggio

Tommaso Giannotti Rangoni, nato a Ravenna nell'agosto 1493, fu una personalità dalle molte sfaccettature e competenze. La sua carriera ebbe inizio con l’affermazione delle sue doti di compilatore di vaticini annuali, attività che gli permise di entrare in contatto con personaggi di potente caratura politica. All’attività di astrologo accostò, dopo la laurea a Bologna nel 1516, quella di medico. Dal 1521, abbandonato l’insegnamento di astrologia e matematica presso l’università di Padova, accettò la carica di medico e astrologo alla piccola corte del modenese conte Guido Rangoni, uno dei generali dell'esercito pontificio, il quale presto gli concesse il privilegio di fregiarsi del suo cognome. Le ricchezze accumulate grazie alle sue variegate attività, in particolare quella medica orientata verso la composizione di una serie di operette divulgative di medicina e di igiene, in latino e in volgare, consentì al Rangoni di svolgere un'importante opera di benefattore e mecenate di artisti, spesso eccedendo nella autocelebrazione. Tra il 1553 e il 1554 finanziò la riedificazione della chiesa di San Giuliano. Il corpo della costruzione fu curato da Alessandro Vittoria, mentre la facciata fu disegnata dal Sansovino, che fuse anche la monumentale statua di bronzo dell’eccentrico committente assiso, che ancora oggi si ammira sopra il portale d'entrata. La lunetta d’ingresso raffigura il medico ravennate circondato dagli oggetti che ne ricordano gli interessi: libri, un mappamondo, tavole astrologiche, piante medicinali. Si tratta del primo esempio a Venezia di celebrazione di un committente laico sulla facciata di una chiesa.

Il 21 giugno del 1562 di quell'anno il Rangoni, in qualità di "guardian grando" della Scuola di San Marco, ottenne dall'assemblea dei confratelli di poter far dipingere a sue spese tre tele con i miracoli del santo. L’incarico fu assegnato a Jacopo Tintoretto che nel 1566 consegnò alla Scuola tre quadri (ora nelle Gallerie dell'Accademia di Venezia) rappresentanti la Scoperta in Alessandria del corpo di San Marco, il Trafugamento del corpo di San Marco, il Miracolo del salvataggio dal naufragio di un saraceno che aveva invocato il santo. La particolarità, che ben fa comprendere la personalità del Rangoni, è che Tintoretto inserì in tutte e tre le opere il ritratto in posizione centrale del mecenate ravennate, suscitando i malumori nei confratelli della Scuola. Verso il 1570 diede incarico al Sansovino di costruire la porta principale del convento del Santo Sepolcro sulla riva degli Schiavoni. Tommaso Rangoni morì a Venezia il 10 settembre 1577 e venne sepolto, con spettacolare pompa funebre da lui stesso predisposta, nella chiesa di San Giuliano. La sua effigie, oltre che a San Giuliano, è visibile al Museo Correr e alla Scuola di San Fantin (già nella soppressa chiesa di san Gemignano), in entrambi i casi si tratta di busti realizzati da Alessandro Vittoria. Sul mercato antiquario si trovano, inoltre, importanti medaglie, sempre attribuibili al Vittoria, con il volto del medico ravennate


Fonti bibliografiche e archivistiche

Sansovino F., Venetia Città nobilissima, & singolare, Venezia 1581, c. 24v.

Moschini G.A., La chiesa e il Seminario di Santa Maria della Salute in Venezia, Venezia 1842, p. 80 n. 66, pp. 88-89

Tassini G., Iscrizioni dell’ex chiesa e monastero del S. Sepolcro in Venezia in Archivio Veneto, Venezia 1879, tomo 17, pp. 277-279 n. 4

Guida del visitatore artista attraverso il Seminario Patriarcale di Venezia, Venezia 1912, p. 63 n. 40, p. 38 n. 61

Corpus delle iscrizioni di Venezia e delle isole della Laguna Veneta di Emanuele Antonio Cicogna, a cura di Pazzi Piero, Tomo III, pp. 1521-1522 n. 23

Zorzi A., Venezia scomparsa, Verona 2001, p. 258 fig. 231

Boucher B., The sculture of Jacopo Sansovino, New Haven, CT, and London 1991, I, p. 266

Finocchi Ghersi L., Alessandro Vittoria: architettura, scultura e decorazione nella Venezia del tardo Rinascimento, 1998, p. 182

Bacchelli F., ad vocem Giannotti Rangoni Tommaso in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 54, 2000



Comments