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Il 13 febbraio 1909 Guido La Regina nasce a Napoli.

Nel 1923 si iscrive all’Istituto d’Arte della sua città e segue gli insegnamenti di Lionello Balestrieri da cui apprende le tecniche grafiche. Appena quindicenne inizia a frequentare  lo studio di Gemito e successivamente conosce Salvatore Di Giacomo. Nel 1927 partecipa alla Mostra Primaverile d’Arte dove incontra Ruggero Orlando  che si interessa al suo lavoro e con il quale organizza  eventi artistici (1928 al Circolo degli Illusi, la Mostra del Virgulto e successivamente una mostra retrospettiva dei disegni Sant‘Elia). Frequenta l’ambiente culturale che ruota intorno all’editore Casella dove conosce Marinetti, Depero, Fillia, avvicinandosi all’esperienza del secondo Futurismo. Nel 1933 si inaugura la sua prima personale al Circolo della Stampa dove presenta opere xilografiche. L’anno successivo inizia ad insegnare all’Istituto d’Arte di Napoli. Nel 1939 risulta  presente con un’opera futurista alla Quadriennale di Roma anche se l’artista dichiara di non avervi mai partecipato.

Nel 1946 si trasferisce a Roma dove conosce Leoncillo e Mazzacurati e incontra Giulio Carlo Argan e l’editore De Luca che aveva creato un vero centro culturale presso l’Istituto Grafico Tiberino di Via Gaeta. Nel 1946 l’artista organizza il Sindacato Pittori e Scultori diventandone il segretario e la I Mostra del Sindacato delle Arti Provinciali a Palazzo Venezia. Nello stesso anno vengono assegnati da parte del Ministero della Pubblica Istruzione gli  studi  dell’Accademia Tedesca di Villa Massimo sia a Guido La Regina che ad altri artisti tra cui Leoncillo, Mazzacurati e Guttuso, con i quali condivide una breve sperimentazione neo-cubista. Nel 1948, frutto di questa ricerca, sono le 10 incisioni su linoleum raccolte nella cartella con la presentazione di Ruggero Orlando, pubblicata da De Luca nel 1950.

Nel 1949 con la serie di opere dal titolo Genesi (di cui tre esposte alla Galleria di Roma nel 1950) si apre una nuova fase: intraprende una personale ricerca astratta in cui parallelamente esplora il rigore geometrico delle composizioni e l’esuberanza espressiva delle forme libere accompagnate dall’emotività affidata alla materia cromatica. Nel 1951-1952 presenta tre “Paesaggi” alla VI Quadriennale.

Nel 1952 viene pubblicata la monografia di Ruggero Orlando e inizia la fase “spazialista” insieme a Fontana, Caporossi, Crippa, Vedova e Burri firmando il “VI Manifesto del Movimento Spaziale per la Televisione” a cui segue una serie di mostre collettive alla Galleria Casanova di Trieste, Galleria del Naviglio di Milano, Galleria Numero di Firenze e Galleria Il Cavallino di Venezia. Nel 1954 è invitato alla XXVI Biennale di Venezia dove presenta tre opere legate al tema della città;segue il suo viaggio negli Stati Uniti dove partecipa ad alcune mostre (una collettiva al Museum Art di Cincinnati, e due personali alla Todes  Gallery a Chicago e alla Gallerie De Breaux a New York) ottenendo importanti riconoscimenti. Il lavoro di questo periodo è analizzato nel saggio monografico di Nello Ponente pubblicato nel 1955, anno in cui partecipa alla VII Quadriennale riproponendo lavori che affrontano il tema del paesaggio urbano e del mondo industriale. Si assiste ad un ulteriore cambiamento espressivo: lo spazio compositivo è percorso da macchie di colore che si dilatano e sembrano fluttuare grazie all’intensificarsi di velature ed di trasparenze che stabiliscono un nuovo dialogo con lo sfondo. Nel 1957 tutti gli artisti che occupavano gli studi a Villa Massimo vengono allontanati nonostante le loro proteste. Guido La Regina è costretto a trasferire il suo studio in via Tagliamento. Dal 1958 nel suo linguaggio si accentua l’espressione materica: il pigmento corposo e aggettante interessa soprattutto lo sfondo ormai indiscusso protagonista. Dal 1958 al 1959 G.C. Argan cura una serie di esposizioni in Germania (Colonia, Düsseldorf, Francoforte e  Würzburg). Insieme ad altri artisti La Regina decide di non partecipare alla VIII Quadriennale per protestare contro l’inadeguatezza della commissione;  invece partecipa al XIII Premio Nazionale di Pittura “Michetti” dove ottiene il primo premio con l’opera Spazio blu, 1959.

Negli anni Sessanta gradatamente la materia perde la sua matericità e si inseriscono elementi cromatici dai contorni più regolari che preannunciano il radicale cambiamento che porterà l’artista, nell’arco di pochi anni, ad iniziare una fase geometrica in cui elabora una costruzione modulare attraverso la rotazione del quadrato. Nel 1960 a Roma alla Galleria L’Incontro una personale è organizzata da E. Battisti.

Parallelamente alla sua produzione pittorica l’artista realizza gioielli e sculture. Nel 1960 una sua ceramica esposta alla II Mostra di Maioliche Deruta vince il terzo premio. Nel 1962 viene pubblicata la monografia scritta da E. Battisti con una introduzione di G.C. Argan. Sempre nel 1962 viene acquistata dalla Galleria Nazionale d’Arte moderna di Roma, su indicazione di Lionello Venturi che ha sempre seguito il lavoro dell’artista, l’opera Spazio viola, 1959. Nel 1963 è presente in Libano con una mostra personale al Museo Sursock di Beyrouth  e nel 1964 a una collettiva itinerante in tre città (Teheran, Bagdad e Damasco). A Damasco rimane per tre anni ad insegnare alla Facoltà di Belle Arti. Nel 1967 tornato in Italia continua la sua attività di insegnante presso l’ Accademia di Belle Arti di Catania. Nel 1972 pubblica una serigrafia Arabesco-Olimpia per illustrare una poesia di Dino Campana presentata da Mario Petrucciani. Nel 1973 l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Pescara organizza la prima mostra antologica con presentazione di R. Orlando; nel 1976 a Roma allo Studio S una personale è curata da Nello Ponente. Dopo dieci anni E. Battisti organizza alcune mostre in Abruzzo (Ortona, Lanciano, Francavilla e Crecchio); nel 1988 Simonetta Lux presenta una  personale  dell’artista all’Istituto di cultura di Copenhagen, a cui segue nel 1989-90 l’importante antologica romana dal titolo Guido La Regina. Opere dal 1928 al 1989  anch’essa curata e organizzata da Simonetta Lux presso il Complesso Monumentale del San Michele a Ripa; in quell’occasione sono state donate sette opere alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Nel 1992 tre opere sono esposte alla mostra dedicata a “Lionello Venturi. Da Cezanne all’arte astratta“ che si che si è svolta a Verona e a Roma; nel 1994 la personale allo Studio Tommaseo di Trieste. In quest’ultimo periodo l‘artista, che  nel maggio del 1995 muore a Roma, continua la sua ricerca: realizza un ciclo di dodici opere in cui il linguaggio sembra aver raggiunto una rarefazione cromatica e una saturazione luminosa. Questi lavori sono stati presentati alla mostra organizzata nel 1995 a Palazzo delle Esposizioni di Roma da Simonetta Lux e Claudio Strinati; segue un omaggio all’artista al Museo Revoltella di Trieste. Tra le mostre successive si ricordano: nel 2002 alcuni gioielli sono esposti alla mostra “Roma 1948-1959. Arte, cronaca e cultura dal neorealismo alla dolce vita” organizzata a Palazzo delle Esposizioni da M. Fagiolo Dell’Arco e Claudia Terenzi; nel 2005 a Deruta ad una collettiva dedicata alle ceramiche del Novecento. Altre opere sono presenti in collezioni pubbliche: Museo di Colonia; Quadriennale  di Roma, Museo di Pieve di Cento e Museo della Scultura contemporanea di Matera.

 

Simonetta Baroni