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- da "Non e' terrestre"

a cura di Claudio Contorni

Da “Non è terrestre” di P. Kolosimo ( ed.ne SUGARCo Edizioni,XXII edizione)

Nel 1851 nell’Illinois, a Whiteside Country, venivano tratti da 36,5 metri ca. di profondità due anelli di rame (pag. 15)

Nel 1885 fu rinvenuto in una miniera austriaca uno stranissimo cubo metallico, attualmente conservato nel museo di Salisbury. Il letto di carbone in cui fu rinvenuto risale all’ era terziaria (da 70 a 12 milioni di anni fa) e l’oggetto da analisi risultò composto di ferro e carbonio, con una modesta quantità di nichelio. Il cubo ha una delle due facce opposte perfettamente arrotondata (pag. 16)

Nel novembre del 1869 all’ interno  di una roccia delle cd Gallerie dell’ Abbazia di Treasure City nel Nevada fu trovata l’ impronta di una vite lunga 5,8 cm; gli esperti dell’Accademia delle Scienze di San Francisco dichiararono che la scoperta poteva retrodatare di milioni di anni la storia dell’ umanità (pag. 17)
Nel Nevada, in un filone carbonifero del Cow Canyon, 25 miglia ad est di Lovelock, fu rinvenuta l’impronta di un piede umano, stampata nell’ argilla in piena metà dell’era terziaria (pag. 17)

Nel museo di paleontologia di Mosca è esposto il teschio di un bisonte preistorico che  ha un foro circolare nella fronte; il fossile venne rinvenuto ad ovest del fiume Lena nell’allora repubblica socialista autonoma della Jakuzia (pag. 18)

Una vecchia canzone degli abitanti della  Jacuzia, gli Jakuti o Sahalar, dice ai loro morti: Dormite fino a quando gli spiriti scenderanno dalle stelle sui loro carri splendenti. Anche gli sciamani mongoli e siberiani parlano di misteriosi esseri che giungono a chiamare i defunti su conchiglie volanti, gettando la loro pelle scura quando vogliono mostrare la vera sembianza (pag. 19)

In Siberia si incontrano i baba, strani monumenti funerari che costellano i kurgani, gli antichissimi cimiteri della Siberia. I baba sono ricavati da massi di pietra scolpiti nella parte superiore in forma umana, un volto mongolo che sorride, gli occhi socchiusi e due mani reggono un pugnale ed una sfera (pag. 19)
Nella taiga di Tungus il 30 giugno 1908 si abbatté un meteorite che deflagrò a pochi chilometri da terra (pag. 20)
Nei pressi di Broken Hill in Rhodesia è venuto alla luce il cranio di un neandertaliano che presenta un foro di entrata ed uno di uscita di un proiettile (pag. 20)

Vicino a Nizza ci sono le cd Grotte del Lazzaretto dove nel maggio del 1964  il prof. Octobon  rinvenne l’osso frontale di una creatura estinta, come dimostrarono gli esami, 150mila anni fa; accanto ai suoi resti furono rinvenuti strumenti  quali asce di pietra, coltelli, raschietti e bulini(questi ultimi fino ad allora venivano fatti risalire  a 40mila anni prima della nostra era).Ma il pezzo più sconcertante è un piccolo manico di osso di cervo in cui scorrono lame ricavate dalle scapole, i rasoi della preistoria. Quest’ uomo visse al tempo in cui i pitecantropi facevano la loro comparsa  sull’ altra sponda del Mediterraneo in Africa settentrionale. (pag. 22)

A 20 chilometri dalle Grotte del Lazzaretto, nella caverna del Vallonet, a Roquebrune-Cap-Martin, sono state rinvenute tracce di vita umana risalente al quaternario e la grotta di solo mq 25 è un vero cimitero di animali esotici, elefanti, rinoceronti, ippopotami leoni ed ossa di balene (pag. 23)
Nell’ Antico Testamento esiste questo racconto: Acazia, re di Israele, si ferì ed inviò una legazione all’estero per consultare i sacerdoti di un dio esotico chiamato Baal-Zebub.Lungo il cammino la legazione incontrò Elia che accusò il sovrano di pratiche blasfeme perché andava a consultare Ball-Zebub dio di Ekron, e gli predisse morte sicura. Acazia mandò un ufficiale e cinquanta uomini ad arrestare Elia ma il profeta li disintegrò tutti quanti  e la stessa sorte toccò ad una seconda spedizione. Successivamente Acazia morì di morte naturale ed Elia, dice l’A.T.,”salì al cielo in un turbine”. (pag. 41)
Nella tradizione amazzonica esiste una cosa simile alla precedente, ma non si sa se posteriore o anteriore. Si parla di un certo Elipas che sistematosi in una collinetta in compagnia di un serpente operava strane magie e curava gli indigeni. Gli dei locali seccati dalla concorrenza gli scatenarono contro l’ ira dei selvaggi del luogo ma il serpente si diede a sputar fiamme, incenerendo la foresta e facendo ribollire le acque ed Elipas se ne andò per via aerea cavalcando il serpente in un vortice di fuoco.(pag. 42)

Il testo cinese Huai-nan-tzu nel cap 108 ci descrive un’ era idilliaca in cui uomini ed animali vivevano in una specie di Eden. Gli spiriti discendevano spesso fra gli uomini ad insegnare la divina saggezza ma poi il ns. genere decadde nella cupidigia e nelle perversioni. Il 17° libro dello Shan-hai Ching accenna ad un’irrequieta razza detta Miao che scontratasi con il suo alto signore perse il potere di volare e venne esiliata. In un’ altra opera, lo Shoo-king(cap 27) è detto: Quando i Mao-tse (la pervertita razza antidiluviana che si era ritirata nelle caverne ed i cui discendenti sarebbero stati scoperti  ai ns. tempi nelle vicinanze di Canton) recarono molestia alla Terra intera sobillati da Tchi-yoo, il mondo fu pieno di briganti...il signore Chang-ty(un re della dinastia divina)vide che il suo popolo aveva perso le ultime tracce di virtù ed ordinò a Tchang ed a Lhy(due specie di semidei)di tagliare ogni comunicazione fra cielo e terra. Da allora non vi fu più né salita né discesa.(pag. 46)

Elia possedeva un mantello e viene spontaneo il parallelo coi mantelli di piume drappeggiati sulle spalle dei sovrani dell’ antica America centrale e meridionale. Il serpente di fuoco si identifica anche nel serpente piumato, le piume rappresentano indubbiamente il volo: lo troviamo presso gli Olmechi, i Toltechi, gli Aztechi ed i Maya: Quetzalcoatl(il figlio del dio del cielo Mixcoalt, il cui nome significa serpente delle nubi)il mitico re bianco che insegnò agli uomini tutte le scienze, porta il mantello di piume a simboleggiare la sua origine, la sua nave celeste, proprio come Kukumatz, il suo corrispondente guatemalteco. E’ il medesimo significato che verrà attribuito alla corona piumata di Montezuma, ultimo imperatore dell’ antico Messico, ed ai diademi di penne che ornano il capo degli Indiani di tutto il nuovo mondo.(pag. 47)

Un passo del Libro dei morti, una raccolta di testi magici attribuita al dio egiziano Thot ed ai suoi sacerdoti, risalente forse ad un periodo anteriore al 3500 a.C. dice: Steso lungo il fianco della montagna dorme il grande serpente lungo trenta aune e largo otto (ca. m. 54x15).Il suo ventre è ornato di silici e vetri scintillanti. Ora io conosco il nome del serpente della montagna. Eccolo”Colui che vive nelle fiamme”. Dopo aver navigato in silenzio, ecco che Ra lancia uno sguardo al serpente. Repentinamente la sua navigazione s’ arresta, in quanto colui che è celato nella sua barca si tiene in agguato...Sempre il Libro dei morti fa riferimento alla lotta fra Horus e Seth, tra i figli della luce e quelli delle tenebre. (pag. 48)

Raymond W. Drake, studioso inglese, scrive che alcuni testi della dinastia Chou riferentisi al 2346 a.C., segnalano l’ apparizione di dieci soli nel cielo, un particolare che richiama alla memoria simili comparse sull’ antica Roma, ricordate da Giulio Ossequente i prodigi medioevali citati da Matteo di Parigi .I manoscritti Chuang-tsu, Liu-shi-ch’unch’iu e Hua-non-tsu narrano che durante il regno dell’imperatore Yao avvennero calamità terribili e questi chiamò il divino arciere Tsu-yu, che era capace di volare, che abbatté i nove soli falsi lasciando splendere quello vero e se ne volò poi sulla Luna. Altre leggende riportate nel Feng-shen-yen-i dicono che No-cha impiegò il suo braccialetto cielo-terra per sconfiggere Feng-lin e più tardi sulla sua ruota di fuoco e di vento vinse Chang Kuoi-fung chiamando in suo aiuto schiere di dragoni volanti d’ argento.(pag. 50)

Valmiki, l’ Erodoto indiano, così descrive il carro celeste di Rama, figlio di Dasaratha, re di Adjudhia, settima incarnazione di Visnù. Il carro celeste a cui è aggiogata una forza mirabile, alata di velocità, dorato nella sua forma e nel suo splendore... il carro celeste salì sopra la collina e la valle boscosa...alato come il fulmine, dardo d’ Indra, fatale come il lampo del cielo, avvolto in fumo e lampi fiammeggianti, rapida prua circolare...(pag. 54)

Il Times di Londra del 20.7.1836 riporta la notizia che dei giovani, nei pressi della formazione rocciosa nota come Seggio di Re Artù, presso Edimburgo, scoprirono una piccola grotta contenente diciassette minuscole bare  lunghe 3-4 pollici (da 7,62 a 10,16 cm) che racchiudevano figurine di legno diverse per materiale e stile. Le bare erano disposte in due file di otto ciascuna, mentre la diciassettesima sembrava segnare l’ inizio di una nuova fila. Le bare sembrano essere state poste singolarmente in quanto le prime sono molto più danneggiate e meno via via che ci si avvicina alla diciassettesima. (pag. 65)

Racconto simile al precedente è quello secondo il quale  un certo Jhon Spencer scoprì nella lamaseria di Tuerin, nel 1920, degli strani segni su una parete ,e gli sembrò di riconoscere in uno di questi la costellazione del toro; seguendone con l’indice il tracciato giunse all’ estremità di una linea  dove una incisione raffigurava le Pleiadi e al contatto vide aprirsi una parete che lo portò lungo un tunnel che conduceva ad una sala dove trovò allineate lungo una parete 25 o 30 casse rettangolari che sembravano sospese a 50 cm da terra. Sollevati i coperchi delle casse vi trovò salme di monaci, una donna ed altre salme di periodi diversi ma in perfetto stato di conservazione. Nell’ultima e più vecchia cassa  c’era un essere vestito di una specie di maglia d’ argento e che in luogo della testa aveva una palla pure d’ argento con due buchi circolari al posto degli occhi ed una cosa ovale in rilievo piena di piccoli fori al posto del naso; non c’era la bocca.(pag. 60)

Sulle rocce e caverne australiane esistono innumerevoli disegni di teste senza bocca e con abiti che sembrano tute(nei pressi di Woomera)  (pag. 67)
L’archeologo francese Emmanuel Anati scoprì nella Val Camonica, a monte del lago d’ Iseo, figure antropomorfe con strani copricapi e che impugnano oggetti che hanno l’ apparenza di un triangolo rettangolo e di un triangolo isoscele (pag. 68)

G.V. Sciatskij, collaboratore dell’Istituto centrale delle ricerche cristallografiche, ha scoperto un graffito rupestre presso il villaggio di Okhna, 40 km a sud di Fergana, sul fiume Sciahimardan. Il graffito assomiglia notevolmente a quello trovato nelle Alpi (pag. 69)

Nel 1961 nella località montana di Sarmys, presso la città usbeca di Navoi è stato scoperto un graffito risalente a 3000 anni fa la cui figura centrale si direbbe quella di un missile e gli uomini attorno portano un oggetto al naso che potrebbe essere un respiratore. Un altro razzo sarebbe raffigurato su un piatto etrusco conservato in un museo a Leningrado, e la raffigurazione di un missile si trova a Meroe, l’ antica capitale della Nubia, presso le fondamenta di un edificio che pare essere stato un osservatorio astronomico (pag. 69)

La piramide di Palenque sorge in un vasto campo di rovine maya ad 8 km dalla cittadina messicana da cui prende il nome. Scoperta verso il 1950 demolì l’ ipotesi sostenuta dagli archeologi tradizionalisti secondo i quali le piramidi americane, diversamente da quelle egizie, non sarebbero mai state usate come sepolcri: in un grande sarcofago di pietra rossa venne alla luce lo scheletro di un uomo alto 1 metro e 73 centimetri con il volto coperto da una maschera di giada. Per scoperchiare il sepolcro era stato necessario il ricorso a complicate tecniche di ingegneria moderna proprio come era accaduto con la tomba di Tut-ankh-Amon. Sulla lastra del sarcofago il motivo principale è circondato da 24 simboli che ci fanno pensare alla Porta del Sole di Tiahuanaco, disposti nel seguente modo: 9 in alto(=cielo),9 in basso (=Terra),3 a sinistra (=ovest),3 a destra (=est).Il personaggio rappresentato porta un casco e guarda in direzione della prora della nave; le sue mani sono occupate e sembrano manovrare leve; la testa poggia su un supporto ed un inalatore penetra nel naso. L’ uccello sulla prora è un pappagallo che per i Maya simboleggia il dio Sole. Sempre sulla prua troviamo tre ricettori che accumulano l’ energia; altri se ne scorgono, a serie di tre, intorno al veicolo. Il motore è suddiviso in quattro parti; il sistema di propulsione si trova dietro il pilota...nella parte posteriore è nettamente visibile il getti di fiamma.(pag. 71)

In Giappone la produzione di statuette ebbe inizio nel periodo Jomon ma ad un tratto comparvero bizzarre immagini deformate chiamate dogu nelle quali la zona corrispondente agli occhi è talora occupata da due grosse sporgenze ovali con una fessura orizzontale al centro, in altri da una specie di finestrella rettangolare.(pag. 74)

Daniel Ruzo scoprì a Marcahuasi, a 3800 metri di altitudine nel Perù, ad ovest della Cordigliera delle Ande, strane sculture circondate da raffigurazioni di animali preistorici risalenti almeno all’ era secondaria (da 185 a 130 milioni di anni fa );queste sculture divenivano visibili, rivelando volti umani, al solstizio d’ estate. Trovò anche una collina raffigurante il placido viso di un vecchio; la fotografò ed esaminando la negativa vide che sulla pellicola le fattezze si trasformavano nella faccia di un uomo nel pieno della giovinezza. I cronisti spagnoli della conquista ci dicono che l’ Inca Tupac Yupanqui conosceva molto bene quelle sculture e diceva che le crearono i bianchi venuti dalle stelle... le crearono a loro similitudine ed a similitudine degli dei stranieri che vivono ai quattro lati del mondo.(pag. 76)

I miti di origine preincaica fanno ricorso frequentemente a cenni sulla discesa di divinità dalle Pleiadi. Sull’isola di Yeu, in Vandea, si trovano rocce a forma di cupola che rappresentano le Pleiadi come poterono essere osservate in diverse epoche. Vennero dall’ immensità e scolpirono la Terra e scolpirono il cielo, è detto in una sibillina invocazione che si fa risalire ai druidi, i sacerdoti celtici. (pag. 78)

Nell’attuale contea inglese di Somerset esiste una distesa paludosa drenata in u  passato remotissimo secondo un disegno del tutto particolare che riproduce con le linee degli sbarramenti e dei canali una carta celeste. Ancora nel Somerset in tempi immemorabili intere isole rocciose sono state visibilmente modificate, sagomate in forme curiose con tecniche inimmaginabili. Natura preceltica ha il gigante Cerné Abbas, contemporaneo forse dei colossi scoperti nelle cosiddette colline di Gog e Magog, nelle vicinanze di Cambridge. Tutte queste figurine possono essere viste solo dall’alto e da una altezza considerevole. Secondo le leggende druidiche la costruzione è collegabile all’ uso di macchine magiche capaci di correre sulla Terra nel mare e nell’ aria. (pag. 79)

Il Popol Vuh  libro della nazione” dei Maya guatemaltechi dice “Essi conoscevano ogni cosa ed esaminarono i quattro angoli, i quattro punti dl cielo e la faccia rotonda della Terra” Presso tutte le civiltà precolombiane vive il ricordo di questi uomini bianche venuti dalle stelle e dal mare, come dice lo stesso Popol Vuh, alludendo ad una  zona di atterraggio posta ad oriente, forse nell’Atlantide. (pag. 81)

Il Chilam Balam, raccolta di vari documenti dei Maya dello Yucatàn (la traduzione di Chilam Balam è “Il sacerdote veggente Giaguaro”) parla di esseri scesi dal cielo su navi volanti...dèi bianchi che volano su cerchi e toccano le stelle. L’intera  America “rossa” è piena di queste storie: gli indiani Haida, stanziati nelle Isole della Regina Carlotta(Columbia britannica, Canada) conservano il ricordo di grandi saggi discesi dalle stelle su piatti di fuoco. I Navajos narrano di esseri venuti dal cielo, rimasti a lungo sulla terra e tornati al fine al loro mondo portando con sé alcuni progenitori delle genti Ogibway che avevano voluto seguirli. I maori parlano dei Papalaugi, grandi stregoni giunti dal cielo che dopo un breve soggiorno se ne volarono via sulle loro navi colorate promettendo di tornare. I pellerossa Algonchini del Canada raccontano che fra loro scese un dio chiamato Glooskap il quale li istruì in molte interessanti tecniche di costruzione, di coltivazione e di caccia, liquidò i loro nemici e fece varie guarigioni miracolose dopo di che se ne ripartì assicurando che sarebbe tornato presto (dato che ciò non avvenne gli indiani lo definirono il dio bugiardo) (pag. 82)

Un comunicato ufficiale di Washington, diramato nel marzo 95, dice che l’aeronautica statiunitense deve ammettere di non saper spiegare almeno 663 avvistamenti, positivi, chiari, precisi, da parte di persone nel pieno delle loro facoltà mentali...quel che è certo è che non sono rifrazioni di luce, non sono palloni sonda sperduti, non sono aerei in volo, non sono nemmeno stelle, né missili, né corpi volanti costruiti dall’uomo o fenomeni fisici conosciuti. (pag. 84)

Nel giugno del 1947 il pilota Ken Arnold dichiara di avere visto nove gigantesche “ruote di fuoco” (pag. 84)

Cicerone, nel suo libro De Divinatione ci parla di un tempo in cui si videro due Soli. e si vide il Sole di notte, si udirono rumori nel cielo e il cielo stesso parve scoppiare e strani globi si videro in esso. Seneca scrive nel primo libro delle Questioni naturali.” Si discute se si debbono considerare della medesima specie i travi tonanti e le meteoriti tonanti, la cui apparizione è molto rara; e quei fuochi riuniti che eccedono talvolta la grandezza del Sole... e quel cielo infuocato di cui la storia fa spesso menzione e quell’altra luce così forte da venire sovente confusa con quella degli astri, e qualche volta così bassa e così vicina all’orizzonte da poter essere scambiata per un incendio. (pag. 85)

Nel luglio 1965 ci fu un avvistamento di oggetti volanti nell’Antartide da parte di scienziati, tecnici e marinai di tre paesi; da parte argentina si ebbe il seguente comunicato: La guarnigione della Marina dell’Antartide Argentina (Isola Deception) ha osservato il 3 luglio, alle 19,14 ora locale un gigantesco corpo volante a forma di, in apparenza solido, di colore principalmente rosso-verde, occasionalmente cangiante in sfumature gialle, blu, bianche ed arancione. L’oggetto si muoveva in una traiettoria a zig zag verso est, cambiando però corso varie volte verso ovest e nord a velocità diverse, senza emettere suoni e passando a 45° sull’orizzonte, ad una distanza di 10-15 km dalla base. Nel corso delle manovre compiute dall’oggetto stesso i testimoni hanno potuto rendersi conto della sua tremenda velocità, nonché del fatto che esso si è librato, per circa 15 minuti, ad una altezza di circa 5000 metri. (Pag. 104)
I componenti della spedizione tedesca “Schwabenland” effettuata nel 1938-39 al comando del capitano Ritscher dicono che due idrovolanti germanici avvistarono ad alcune centinaia di km dalla grande parete ghiacciata che da longitudine 0 si stende ad oriente e ad occidente lungo il 70° parallelo, una regione collinosa che non solo non presentava tracce di ghiaccio ma era addirittura costellata da specchi d’acqua. Nel 1947 gli aviatori di Byrd lo confermarono rivelando al mondo l’esistenza di quello che essi battezzarono “il giardino della terra Regina Maria: una successione di colline coperte di conifere nane, tappezzate di muschio fra cui abbondano i laghi tutti con acqua tiepida, anzi alcuni persino calda. (pag. 106)

Kukulkan è il nome del dio bianco dei Maya, colui che venne ad insegnare tutte le leggi e le scienze, rappresentato con il simbolo del serpente piumato, del drago volante. (pag. 113)

In Irlanda presso Portrush esiste il cd selciato dei giganti, una impressionante distesa di grandi blocchi di pietra esagonali o pentagonali; la scienza pensa si tratti di un fenomeno di origine vulcanica: i blocchi sarebbero stati rappresi appena portati all’aperto da un vento impetuoso e freddissimo che li avrebbe modellati in forma cilindrica o quasi sferica. (pag. 113)

Nel XIII secolo le coste della Groenlandia erano floridamente colonizzate e vi vivevano 300 grossi nuclei familiari; di essi e delle loro case non si trova più il minimo segno quando, due secoli più tardi i danesi tornarono sull’isola. Non è facile dare spiegazione a questa improvvisa scomparsa. Inoltre gli eschimesi sostengono di essere stati deportati nelle aree che attualmente occupano da fertili regioni tropicali, per mezzo di grandi uccelli metallici. Parlano inoltre di alcuni loro progenitori defunti o rapiti in cielo poi tornati forniti di facoltà magiche che prima non possedevano. Essi agivano come freddi e ostili superuomini.(pag. 115)

Il popolo degli Jucaghiri, stanziato in Siberia, tra i fiumi Jana e Kolyma, si vanta di discendere da informi visitatori celesti trasformatisi per opera di magia in esseri umani.(pag. 116)

Al largo della spiaggia di Santa Barbara si scorgono, sulle isole, resti di fortificazioni erette da una razza scomparsa, quella degli indiani Chumash, che conoscevano strabilianti cognizioni tecniche e scientifiche (pag. 125)

Nel deserto di Mojave, dicono, esistevano vasti spazi circolari o poligonali ricoperti di una sostanza durissima, simile al vetro opaco e che sostandovi si veniva colti da un inspiegabile senso di angoscia e malessere generale (pag. 126)

Nella notte che, secondo l’antico calendario lunare, va dal 31 luglio al 1 agosto, e più precisamente verso l’alba, si verifica dinanzi a Kumamoto(ad est di Nagasaki, sull’isola di kyushu)uno stranissimo fatto, il cd shiranui: innumerevoli luci di color arancione si accendono sulle acque, offrendo uno spettacolo suggestivo e sconcertante. Tutte le ipotesi fino ad ora formulate per spiegarlo si sono rivelate insostenibili. Gli studiosi del fenomeno ammettono una sola spiegazione, quella di una stirpe cosmica mirante a celebrare in tale maniera il suo approdo sul nostro pianeta. In realtà Kjushu sembra conservare parecchie impronte stellari : “Tombe- scrive il quotidiano ‘Japan Times’- ornate con strani marchi circolari che non si trovano in alcun altro luogo e non possono venir paragonati ad alcun altro disegno. Sembra trattarsi di dischi... ed i brillanti colori in cui sono dipinti si direbbero i medesimi del “fuoco sconosciuto”...A ciò si aggiunge il fascino del vasellame Jomon, dalle figure stranamente “moderne” considerate da molti rappresentazioni d’antichi astronauti... C’è poi l’enigmatico linguaggio pre-Ainu, i cui vocaboli riferentisi alla natura vengono ritenuti da alcuni introdotti da visitatori cosmici (pag. 127)

La storia nipponica narra che nel VI secolo il Gran Kamu(il conquistatore mancese poi divenuto Jimmu Tenno)invase le isole giapponesi e costringe i barbari Ainu, i bianchi barbuti, dagli occhi azzurri, stanziati su quelle terre, a rifugiarsi all’estremo nord. Il Gran Kamu venne guidato dallo scintillante “Corvo del Sole” spedito a dargli man forte dalla divina bisavola Amaterasu. Si noti che gli ultimi Ainu, viventi sull’isola Sakhalin, ridotti ora davvero ad un  livello primitivo, adorano l’orso ed il serpente, che una leggenda  vuole esplicitamente “venuto dalle stelle”. (pag. 12)
Tornando allo shiranui, esso si manifesta anche nelle acque di Oshima, a sud di Tokyo, l’apparizione delle fiamme gialle è spesso accompagnata dalla comparsa, documentata da fotografie, di oggetti volanti non identificati (pag. 128)

Il 12 gennaio 65 -riferisce il periodico neozelandese “Spaceview”-il capitano K., un pilota di linea, effettuò a bordo di un DC3 un volo di prova da Whenuapaj, l’aereoporto di Auckland, a Kaitaia. Egli seguì la costa occidentale tenendosi a bassa quota e giunto in  prossimità di Porto Kaipara ( a nord di Helensville)avvistò qualcosa che gli sembrò inizialmente una balena arenata. Scese ancora e si rese conto che non si trattava di un animale ma, come scrive il foglio,” di una struttura metallica contraddistinta dai seguenti particolari: 1 possedeva una linea perfettamente adatta alla navigazione, del tutto simmetrica 2 non aveva superfici esterne di controllo ne sporgenze di sorta 3 Appariva senza dubbio metallica ed in alto, a circa metà della sua lunghezza, alcune linee suggerivano l’idea di un portello 4 Era posata sul fondo dell’estuario e la sua figura faceva supporre che avesse la prua volta a sud 5 La sagoma non era quella di un sommergibile normale 6 Il capitano K. ne valutò la lunghezza in circa 30 metri ed il diametro in 4 mt e mezzo nella parte più larga 7 L’oggetto era immerso in non più di 9 mt d’acqua ed era quindi visibilissimo” (pag. 139)

L’11 aprile 1955 due uomini si trovavano sugli scogli di Wonthaggi, a sud est di  Melbourne, per ispezionare il relitto di un peschereccio, quando videro emergere , a circa 800 mt dalla riva due strani oggetti metallici. ”Li osservammo per un quarto d’ora” afferma uno dei due, il sig. R. Banks “ e li scorgemmo allontanarsi l’uno dall’altro, per dirigersi poi verso il mare aperto e scomparire. Ne deducemmo che si trattava di sommergibili, dei quali avevamo visto solo le torrette”. Gli organi competenti della marina, tempestivamente informati, disposero subito una inchiesta: ne risultò che nessun sottomarino si trovava in quei paraggi e che gli oggetti descritti non potevano essere ne torrette ne altre parti di unità subacquee. (pag. 139)

Dal 15 al 19 aprile 55 tre curiosissimi mezzi furono avvistati a nord est di Brisbane ed il 6 luglio un pilota d’aereo, C. Adams, ed un operatore della televisione, L. Hendy, sorvolarono addirittura, nelle vicinanze dell’isola Fraser, a nord di  Brisbane, una flottiglia di cinque oggetti fusolari egualmente sconosciuti agli esperti. (pag. 139)

Il 5 agosto 1958 nell’adriatico, presso Brioni, ed il 21 aprile 1959 al largo di Cuxhaven, in Germania, grandi colonne d’acqua si alzarono al cielo come in seguito ad un bombardamento. (pag. 140)

“Ha le tibie insolitamente lunghe, come un podista. Era un uomo ben fatto, dalle spalle molto più larghe di quelle proprie, di solito, agli individui alti cole lui 175 centimetri. La testa è ancora più interessante: non presenta alcun tratto scimmiesco. Il cervello deve essere stato voluminoso, la fronte alta; il mento pronunciato corrisponde appieno a quello dell’odierno tipo umano”. Queste sono le dichiarazioni del prof. Georgij Debets, dell’Istituto di etnografia dell’Accademia delle Scienze sovietica, circa lo scheletro rinvenuto presso la città di Vladimir dal prof. Ototo Bader, dell’Ist d archeologia della stessa accademia. E’ lo scheletro di un uomo sulla cinquantina, vissuto 52000 anni fa, cacciando renne e mammut nel cuore d’Europa. Si tratta di un reperto interessante dato il buono stato di conservazione, ma non sensazionale dato che si sa che gli uomini di 52mila anni fa erano simili a noi; un particolare è tuttavia sorprendente: l’uomo di Vladimir vestiva press’a poco come ci si veste oggi, con un comodo paio di pantaloni ed un giubbetto molto pratico: dei suoi indumenti non ci è rimasta traccia, ma non è difficile ricostruirne la forma basandosi sulle placche d’avorio(ritrovate intatte)che ornavano il corsetto, le maniche e i calzoni.(pag. 152)

  “Terra!” dissero. Questa è la testimonianza. L’Universo era quieto: Nessun alito. Nessun suono. Immobile e tacito, il mondo. E lo spazio del cielo era vuoto. Questa è la prima testimonianza, la prima parola. Non c’era ancora alcun uomo, alcun animale. Non c’erano uccelli , né pesci ne crostacei, ne alberi ne pietre, ne caverne ne abissi. Non erba, no foresta. C’era solo il cielo. L’aspetto della Terra non era ancora rivelato. C’erano soltanto il mare dolce e lo spazio vasto del cielo. Nulla era ancora unito. Nulla mandava un suono, nulla muoveva, nulla rompeva il silenzio del cielo. Non c’era ancora nulla d’eretto. Solo l’acqua in riposo, il mare dolce, deserto e silenzioso. Null’altro. Immobile e silenziosa era la notte, l’oscurità. Si riempia il vuoto (ordinarono le divinità).Ritiratevi acque e date spazio, sì che la terra emerga e si consolidi. Così parlarono. Sia la luce! S’illuminino il cielo e la Terra! Non vi sarà gloria ne grandezza finché l’uomo non comparirà, finché l’uomo non sarà creato. Così parlarono. E crearono la Terra. La verità è che crearono la Terra. ”Terra!” dissero. E all’istante fu creata. Fra nebbia, nubi e polvere avvenne la creazione ed i monti si levarono dalle acque ed i monti crebbero.
Questi ci  rivela io Popol Vuh, e procede narrando che all’inizio Tzakòl il Creatore e Bitò il Formatore sembravano intenzionati a popolare il globo di animali soltanto. Essi dovevano però subire una grossa delusione, come la Bibbia dei Maya racconta: Quando il Creatore ed il Formatore videro che quelli non sapevano parlare si dissero: Non sanno chiamarci per nome... e questo non è bene. Agli animali dissero:  Vi sostituiremo perché non sapete parlare. Abbiamo mutato le nostre intenzioni. Avrete il vostro cibo, la vostra erba, le vostre tane ed i vostri nidi, li avrete nelle gole e nelle foreste. Non siete stati capaci di adorarci e di chiamarci, quindi creeremo altri che lo facciano. Questo è il vostro destino: la vostra carne sarà divorata. Così sia. Questo sia il vostro destino. Così essi annunciarono la loro volontà agli animali sulla faccia della Terra, ai piccoli e ai grossi. Per sfuggire alla loro sorte questi fecero un nuovo tentativo e si sforzarono di adorare i creatori. Ma non si capivano neppure fra loro e vani furono tutti i loro sforzi. Perciò la loro carne venne sacrificata e gli animali sulla faccia della Terra furono dannati ad essere uccisi e mangiati.  Di terra, d’argilla, fecero la carne degli uomini. Ma videro che non era bene. Perchè si dissolveva, era troppo molle, senza movimento e senza forza, cadeva era molle, e (le creature) non muovevano il capo, la pelle pendeva da un lato, lo sguardo era velato, non poteva volgersi indietro. Quest’essere parlava, ma non possedeva la ragione. Presto le acque lo inzupparono ed esso vi sprofondò. Allora il Creatore ed il Formatore distrussero, frantumarono la loro opera.  ....... e gli esseri vennero fatti di legno. Essi assomigliavano agli uomini e popolarono la Terra. Vissero e popolarono la Terra ed ebbero figli e figlie, gli esseri di legno. Ma non avevano l’anima, non avevano la ragione, non rammentavano il Creatore ed il Formatore. Vagavano senza meta e vagavano carponi. Poiché non rammentavano il Cuore del Cielo, furono respinti. All’inizio parlavano, ma il loro viso era immobile. I loro piedi e le loro mani erano senza forza . Non c’era né materia liquida né materia solida in loro, né sangue né carne . Secche erano le loro guance, secchi i piedi e le mani, gialla la carne. Era solo un abbozzo, un tentativo. Perciò dimenticarono il Creatore ed il Formatore che li avevano creati e che s’erano presi cura di loro. Questi furono i primi uomini, numerosi vissero sulla faccia della Terra. Poi vennero distrutte, annientate, queste figure di legno, ricevettero la morte. Il Cuore del Cielo suscitò un diluvio e grandi acque caddero sul capo degli esseri di legno. Resina liquida precipitò dal cielo, la faccia della Terra si oscurò e cominciò una pioggia nera, di giorno e di notte.  ... e si dice che i loro discendenti siano le scimmie che vivono oggi nelle foreste. In esse si possono riconoscere coloro la cui carne venne fatta di legno dal Creatore e dal Formatore. Perciò la scimmia rassomiglia all’uomo, come ricordo di una reazione umana, di uomini che altro non erano se non fantocci di legno.
Il cataclisma collegato dalla tradizione maya alla fine degli esseri scimmieschi provocò l’avvento dei giganti. Allo sterminio degli uomini di legno seguì infatti, nel Popol Vuh, una lotta rispecchiante esattamente quella della mitologia greca che oppone agli dei i titani. Il capo degli aspiranti usurpatori, Uucub-k’aquix, viene spedito nel regno delle tenebre, ma i suoi figli danno ancora  filo da torcere alle divinità: Cabracàn, che scuoteva ed abbatteva le montagne, viene ucciso da due intrepidi gemelli, Hunahpù ed Ixbalanquè, i quali riescono a fare la festa anche all’altro, Zipacnà. Quest’ultimo però uccide prima quattrocento giovani, che salgono al cielo, mutati nelle Pleiadi. Anche sui miti dei “greci d’America” splendono queste enigmatiche stelle. I Maya le chiamavano Motz ed il vocabolo è la forma abbreviata di momòtzli, un sostantivi che significa “ara sacrificale”: le Pleiadi rappresentano dunque l’altare dei sacrifici indirizzati al cielo. C’è poi l’avvento di una nuova razza destinata a dominare il globo. Gli dei ne plasmano i primi rappresentanti con mais giallo e bianco e danno luogo a  creature sin troppo perfette: Guardavano e vedevano lontano, potevano conoscere tutto quanto c’è al mondo. Quando guardavano, vedevano tutti d’intorno, e la cupola del cielo e l’intero della Terra. Senza muoversi, vedevano tutte le cose nascoste, lontane. Vedevano subito il mondo intero e lo vedevano dal luogo in cui stavano. Grande era la loro saggezza. Il loro occhio giungeva alle foreste, alle rocce, alle lagune, ai mari, ai monti ed alle valli. In verità erano uomini meravigliosi... Attutiamo un poco i loro desideri, poiché ciò che vediamo non è bene. Debbono essere alfine simili a noi, che li abbiamo creati e che vediamo lontano, che tutto sappiamo e tutto vediamo? Così parlarono il Cuore del Cielo Huracàn,Chipì-Cakulhà,Tepeu,Kukmatz,Alòm,Caholòm,Ixpiyacòc,Ixmucané,Tzakòl e Bitòl. Così parlarono essi e tosto mutarono la specie delle loro opere e creature. Il Cuore del Cielo gettò loro un velo sugli occhi ed essi s’annebbiarono, come quando l’alito tocca uno specchio. I loro occhi si annebbiarono: potevano vedere soltanto più quel che era vicino, quel che era chiaro. Così vennero distrutte la saggezza e tutte le conoscenze dei quattro uomini dell’origine e del principio. Così furono creati e formati i nostri antenati. Dal cuore del cielo, dal cuore della Terra. (pag. 157)

Stonehenge. Attualmente le strutture più salienti delle composizione sono: a) il cerchio di Aubrey (diametro ca. 90 metri) concentrico e interno al terrapieno, individuato da 56 cavità; b) il cerchio “Saraceno” (diametro ca. 30 metri) concentrico al precedente ed individuato da 30 pietre, di cui alcune attualmente mancanti; c) la pietra di Hele, situata fuori dal terrapieno, sulla strada d’ingresso; d) alcune cavità, sempre sulla strada d’ingresso, disposte su sei file perpendicolari alla direzione di marcia; e) qualche riferimento (due pietre e due cavità) sul cerchio di Aubrey. Locker nel 1901 tentò di stimare l’epoca di costruzione del monumento volendo accreditare con valutazioni astronomiche la tradizione popolare secondo la quale l’asse principale della strada d’ingresso punta verso il sole levante di mezza estate. Nessun altro tentativo serio fu fatto fino al 1963 quando Hawkins pensò di affidare ad un calcolatore elettronico IBM 7090 il problema della significatività di certi allineamenti. Scelse certe coppie di pietre e di cavità, ne calcolò azimut e declinazione e confrontò questi allineamenti con la posizione di alcuni oggetti celesti. La macchina, mentre non rivelava alcuna correlazione significativa con le posizioni delle stelle e dei pianeti era veramente sorprendente rispetto al Sole ed alla Luna. Levata e tramonto del sole e della luna in particolari epoche dell’anno risultavano nettamente individuate da certi allineamenti. Dopo recenti critiche a tale lavoro ecco ora l’intervento di Hoyle e di Newhan. Hoile ferma la sua attenzione soprattutto sul cerchio di Aubrey e rielabora tutta una teoria che vede nel cerchio uno strumento per la previsione delle eclissi lunari e solari, anche quelle invisibili a Stonehenge. Newham considera soprattutto la pietra di Hele e le sei file di cavità sull’ingresso per la questione del sorgere della luna. Queste ricerche spiegano come le 56 cavità del cerchio di Aubrey possano servire per marcare il tempo di regressione dei nodi lunari e quindi prevedere le eclissi, spiegano come le 30 pietre del cerchio Saraceno (per l’esattezza 29 pietre più 1 piccola) rappresentino i 29 giorni e mezzo del mese lunare. (pag. 183)

Nel luglio 1964 l’archeologo Roger Grosjean, del centro di preistoria corso, portò alla luce sul Plateau de Cauria, all’estremo sud della Corsica, strani menhir; i due più belli sinora dissepolti sono alti circa tre metri ed il loro rilievo mostra volti severi sotto elmetti di curiosa fattura, con lunghe spade appese alla cintura. Grosjean fu colpito da un dettaglio, sui caschi due fori simmetrici parevano essere stati praticati per introdurvi le corna di cui si ornavano molti guerrieri antichi. Consultando testi contenenti descrizioni di elmi cornuti scoprì che erano i copricapi bellici degli Shardanas un popolo di navigatori provenienti dal Mediterraneo orientale con cui gli egizi furono in guerra tra il 1400 ed il 1220 a C. Riuscì poi ad accertare che gli Shardanas avevano invaso e conquistato la Corsica 35 secoli fa annientandone gli abitanti. Menhir scolpiti si trovano in tutte le parti del globo: singolare è quello irlandese di Cardonach ed i monumenti funerari siberiani, i baba. Alcuni archeologi sostengono che le notissime rovine elleniche sorgono su testimonianze di civiltà molto più antiche, fatte risalire ai Pelasgi, il popolo d’origine incerta che si sarebbe stabilito in Grecia, in Caria (Asia Minore) e nell’Italia centrale e meridionale, popolo che alcuni vogliono di origine atlantidea. (pag. 191)

La maggiore festa religiosa dell’isola di Pasqua era quella dell’uomo-uccello, intimamente legata al culto del dio Makemake. Il lungo dramma mistico che si rappresentava ogni anno sulle scogliere di Orongo, non aveva solo significato religioso ma influiva sulla vita sociale dell’isola. La scoperta e il possesso del primo uovo di manutara deposto nell’isolotto di Motu-nui costituiva l’oggetto principale dei riti annuali. L’uovo era l’incarnazione del dio Makemake e la posta in gioco era il favore degli dei, divenire uomo-uccello. (pag. 194)

Nell’isola di Ponape, nell’arcipelago delle Senyavin, esistono rovine ciclopiche fra cui quelle di un tempio di basalto dalle mura superanti i 10 metri di altezza, circondate da altri ruderi e da un labirinto di terrazze e di canali.Propriom in Ponape Churchward ritenne di avere identificato una delle sette leggendarie città di Mu. (pag. 202)

A Mangaia, a sud delle isole Cook, sono state scoperte rovine simili a quelle di Pasqua. Tonga Tabu é caratterizzata da un’arca di pietra pesante oltre 170 tonnellate, Kuki, nelle Hawaii, da rovine titaniche, la Navigator da una bellissima piattaforma di pietra rossa e le Marianne da colonne a cono tronco per cui non esiste spiegazione.Nel novembre 1938 i fratelli Bruce e Sheridan Fahrestack durante una spedizione scoprirono nell’isola di Manua Levu (gruppo delle Figi ) un monolito di 40 tonnellate su cui si trovavano incisi caratteri sconosciuti.Anche Tinian, nell’Oceania statiunitense, vi sono pilastri e formazionia piramide aventi per base un quadrato...pilastri aftti di sabbia e di materiale compresso,sormonattao da un emiosfero con la parte piatta volta in alto. A Rimatara (isole Cubuai ) vi sono colonne una delle quali misura venti metri ed è posta sopra un edificio di cui non esistono più che scarse vestigia. Su tutte le cime di Rapa, più a sud est, si scorgono ruderi di castelli ciclopici. ( pag. 203)

Secondo Churchward fu da Mu che la cultura si irradiò in ogni parte del mondo. Il continente Mu, occupante gran parte del Pacifico, sarebbe stato sommerso 12 mila anni fa e da esso affiorerebbero oggi ancora alcune cime, costituite dalle isole Marquesas, Hawaii, Marianas, Caroline, Gilbert, Marshall, Tongas, Samoa, Tahiti, le isole di Cook e quella di Pasqua. Lo studioso porta a sostegno delle sue asserzioni le tavolette Niven rinvenute in India, Birmania, Cambogia e Tibet, iscrizioni maya reperite sia nel Messico che nello Yucatan, tradizioni e simboli caratterizzanti varie isole del Pacifico, scritti egizi e greci, leggende di tutto il globo. Tutte le leggende delle isole Hawaii, delle Nuove Ebridi, della >N>uova Zelanda, parlano di una razza di uomini con la pelle chiara ed i capelli biondi che avrebbero preceduto i primi navigatori polinesiani. (pag. 206)

Degli investigatori basandosi sulla parola Naacals condividono l’opinione espressa dallo storico francese Jean Roy secondi il quale nella valle dell’Indo fiorì 3500 anni fa la grande civiltà del popolo arcaico dei Dravida che assorbì i Veddidi dalla pelle chiara ed i Melanidi dal colorito scuro. I Melanidi erano originarti del bacino del Tarim verso il Lob-Nor, attuale Sinkiang. Penetrando nelle alte vallate dell’Indo attraverso il passo del Karakorum essi portarono ai Dravida la conoscenza del sistema decimale. I Dravida diedero a questi Melanidi il nome di Naacals che significa alti fratelli e la cui origine si potrebbe spiegare con il fatto che i maestri in discorso provenivano appunto dal Karakorum dove si levano cime alte da 7mila a 8600 metri. Altri pensano invece che gli eredi di Mu siano stati i fondatori delle prime dinastie cinesi e pongono fra i più illustri Yao il cui regno avrebbe avuto inizio attorno al 2357 a. C. (pag. 207)

A Yao successe Shun che costruì una fitta rete di strade fra cui la “ via della seta “ stesa pere circa 10000 chilometri da Si-An-Fu, capitale della provincia cinese dello Shensi a Palmira e ad Antiochia, dal Pacifico al Mediterraneo. Entrata nel Turkestan a Kashgar, scrive Ivar Lissner, la via della seta veniva in tal modo a passare a 1500 metri sul livello del mare in una oasi fecondata dal Fiume Rosso, il Qyzyl Su. Di qui attraverso il passo di Terek a 4000 metri si poteva raggiungere la leggendaria Ferghana. Passando da Khotan a 1406 metri, nel bacino del Tarim, le carovane si spingevano verso Tun-huang, la celebre oasi dei templi a caverna. Un itinerario nordico conduce a Turfan, a 15 metri sotto il livello del mare nella regione di Uigur dove sono venuti alla luce numerosi campi di rovine. Da Tun-huang a Sian-Fu, la capitale della provincia cinese dello Shensi, la via della seta procede dritta. Gli studiosi scoprirono che ovunque lungo la via della seta erano stanziati fino alla metà dell VIII secolo popoli di lingua indo-germanica: iraniani, indiani, persino europei. In molti manoscritti si trovano i loro idiomi. Il 28 marzo 1900 Sven Hedin scoprì nelle vicinanze del lago prosciugato di Lopnor i ruderi della città di Lou-lan con documenti di grandissimo valore archeologico scritti in un chiaro ottimo cinese e le incisioni in legno mostrarono evidenti tratti sia ellenici che indiani dicendo agli studiosi come ancora verso il 300 d.C. gli abitanti di quelle località avessero intrattenuto frequenti rapporti sia con il mondo mediterraneo che con la grande penisola asiatica. Tutta la strada corre fra misteri appassionanti. Nell’oasi di Kashgar, dove si fermarono Gengis Khan e Marco Polo in un tempio è sepolto Pan Chao il celebre guerriero cinese del I secolo d. C. ma qui dovrebbe giacere anche l’ Uomo di giada, un personaggio leggendario l’eroe che poteva camminare in cielo e scatenava fulmini verdi. Se Shi Huang Ti, costruttore della muraglia cinese, capostipite della dinastia Ts’in non avesse cancellato il passato per essere il primo signore del mondo distruggendo le tavolette di legno, i documenti di bambù, le pergamene, gli annali ed i libri dei saggi, oggi ne sapremmo assai di più. Andiamo ora all’altro capo della via della seta. La strada passava da Palmyra, l’aramaica Tadmor, la città della regina Zenobia, che per breve tempo resse un impero mondiale. La via conduceva poi attraverso Ctesifonte ad Ectàbana, l’attuale Hamadan. Una leggenda avvolge Palmyra quella che la vuole erede dei segreti di Ugarit, la città cananea che possedeva 3000 anni prima di Cristo strade, case, fortificazioni, condutture ed impianti igienici e che in una camera sepolcrale sono stati rinvenuti oggetti d’origine senza dubbio cretese risalenti al 1900-1750 a. C.  Ctesifonte, pochi km a sud est di Bagdad, era la residenza dei Sassanidi alla cui dinastia 226-630 d c. risalgono le pile elettriche rinvenute ai nostri giorni ancora oggi funzionanti in un museo della capitale irakena. (pag. 208)

Nel caso di Mu si parla,nelle tavolette reperite da Churchward a Lhasa,d’una non megio identificata “stella Bal” che “cadendo là dove oggi non c’è che mare”,avrebbecausato lo sprofondamento del favoloso continente circa 12mila anni fa.E’ molto probabile però che non si sia trattato nè di una stella nè di un pianeta,ma di quello stesso asteroide che,passato vicinissimo alla Terra,sarebbe stato strappato alla propria orbita ed avrebbe provocato anche la sommersione di Atlantide,con quello che tutte le tradizioni del mondo definiscono il “diluvio universale”.Charroux si richiama ad una delle tante favole teosofiche quando accenna al dio Thot (o Ermete Trismegisto,se vogliamo ricordare il suo nome ellenizzato),lo scriba degli dei,presunto inventore della scrittura,legislatore,iniziatore delle arti e delle scienze,che, prevedendo il diluvio,avrebbe fatto incidere su stele,poste poi in terra siriana,la somma delle conoscenze umane.Sembra fra l’altro che l’Egitto non sia stato disastrosamente sconvolto dalle devastazioni che interessarono tante altre regioni della Terra.Secondo poi una tradizione caldea il dio Chronos avvertì il re Xisuthrus che si sarebbe verificato il diluvio ed il sovrano fece nascondere a Sisparis,la città del Sole,gli scritti che trattano dell’inizio,della metà e della fine di tutte le cose,per poi mettersi al sicuro su una nave che approdò,come l’arca,in Armenia, ma sul monte Kurkura.Presso tutti i popoli una leggenda parla di un diluvio dal quale si sarebbe salvato un solo uomo: il Mannus lituano,il Manu indù,il Menes egizio,il Minosse greco.Le tradizioni eschimesi,lapponi e finniche,fra cui il Kalevala,aggiunge Charroux,assicurano che lòa Terra venne capovolta,il basso divenne alto e si scatenò un incendio universale a cui seguì il diluvio.Anche i pellerossa statiunitensi ricordano antichissimi racconti legati al diluvio.Si diffonde sempre più l’ipotesi che l’origine della civiltà egizia vada cercata in epoca assai più antica di quella che la scienza tradizionale le assegna.Erodoto afferma che dalla nascita della grande cultura al tempo in cui egli visse (490/480-431/421 a C. ca) erano trascorsi 11.340 anni (Storie,libro II);il calcolo non è esatto perchè basato sul numero delle generazioni ma ciò non esclude che la storia egizia occupi un lasso di tempo notevole. Sempre Erodoto (Storie libro II) dice che non erano comparsi ancora gli dei nel passato dell’Egitto,ma per quattro volte il sole s’era levato in cielo da punti diversi da quello in cui ora s’alza e due volte sorgendo là dove ora tramonta e tramontando là dove ora sorge.Si tratta di un chiaro riferimento al cambiamento di posizione dell’asse terrestre:in proposito Charroux scrive che il papiro Harris accenna ad un cataclisma cosmico “di fuoco ed acqua” in seguito al quale “il sud divenne nord e la Terra si rivoltò,che il papiro Ipuwer parla del mondo “rigiratosi come su un tornio da vasaio” e che anche il papiro Ermitage riferisce un simile avvenimento. Sul soffitto della tomba di Senmut,architetto della regina Hatshepsut,sono dipinte due carte celesti;una è normale,con i punti cardinali disposti come oggi,ma l’altra rivela,dalla posizione delle stelle,l’est a sinistra e l’ovest a destra il che assume un grande significato nel sepolcro di un personaggio la cui professione presupponeva ottime conoscenze in fatto di geografia e di astronomia. (pag 223)

Dopo la scoperta dei graffiti sahariani c’è chi ha ricollegato Atlantide nell’Africa settentrionale in base a quanto affermato da Erodoto che ci parla degli Atlantidi stanziati attorno all’Atlante,il sistemamontuoso che si stende dal Marocco alla Tunisia.Si parla tuttora degli Atlantidi come uomini blu ed i Tuaregs,i berberi viventi in gran parte proprio fra le montagne dell’Atlante,insossano appunto costumi blu e si dicono discendenti degli Atlantidi.Da notare come anche Benoit alluda alle Pleiadi,riportando i versi di una canzone tuareg ed accennando ad un prezioso manoscritto narra “...era il Viaggio all’Atlantide del mitografo Dionigi di Mileto,citato da Diodoro,e di cui avevo sentito spesso deplorare la perdita daBerlioux.Quell’inoppugmabile documento conteneva numerose citazioni edl Critia:riproduceva l’essenziale del celebre dialogo...stabiliva in modo indiscutibile la topografia della fortezza degli Atlanti e dimostrava che quel sito,negato dalla scienza attuale,non era stato sommerso dai flutti.E lo chiamava ‘massiccio centrale mazicio’.Voi sapete che  non sussiste più alcun dubbio sull’identificazione dei Mazici con le popolazioni dell’Imoschaoch,i Tuaregs.Ora il manoscritto di Dionigi identifica in modo perentorio i Mazici della storia con gli Atlantidi della pretesa leggenda.Dionigi mi faceva sapere non solo che Atlantide non era sparita come raccontato da Platone,ma che la parte centrale dell’Atlantide corrispondeva all’Hoggar Targui e che in quell’Hoggar,almeno ai suoi tempi,si riteneva che la nobile dinastia nettunica esistesse ancora.Gli storici calcolano a 9000 anni prima dell’era cristiana la data del cataclisma che annientò Atlantide.Se Dionigi di Mileto,che scriveva non più di 2000 anni fa,è d’avviso che all’epoca sua la dinastia dettava ancora le sue leggi,si può dire che quello che è esistito per 9000 anni può esistere per 11000”.Nel 1925-26 poi il conte Byron Kuhn de Prorok scoprì nell’Hoggar una tomba che dovrebbe essere quella di Tin Hinan (l’Antinea di Benoit) una donna di cui si sa poco o nulla ma che numerosi Tuaregs considerano in effetti l’ultima regina di Atlantide.Ad El-Arish,sulla costa marocchina,a sud di Tangeri,si trovano i ruderi di Lixus,dove gli antichi collocavano il favoloso giardino delle Esperidi,sede delle figlier della Notte e dell’Oceano,che potrebbero simboleggiare lo spazio,al “drago” visto come un’astronave,alla Gorgone,la quale compare enigmaticamente al di qua e al di là dell’Atlantico quasi a rappresentare un mostruoso esploratore interplanetario dai terrificanti poteri.(pag 228)

Platone parla nei due dialoghi Timeo e Crizia della Terra scomparsa in maniera estremamente precisa:”Oltre quelle che ancor oggi si chiamano colonne d’Ercole,si trovava un gran continente detto Poseidonis o Atlantis...” L’origine della narrazione di Atlantide va cercata in Egitto perchè Platone si servì degli appunti redatti dal legislatore ateniese Solone sui colloqui da lui avuti con il sacerdote tebano Sonchis.Le mura del tempio di Medinet Habu recano poi iscrizioni riferentesi alle gesta degli ultimi Atlantidi;ed è chiaramente specifico che  costoro non provenivano dall’Egeo ma dlle “terre degli Iperborei”,dal Mare del Nord.(pag 233)

Secondo la maggior parte delle ricostruzioni il vasto arcipelago di Atlantide si spingeva con le sue propaggini meridionali nell’Atlantico del sud,fin quasi all’Antartide,oltre il 55° parallelo,che ad ovest passa per le estreme isole della Terra del Fuoco e ad est si stende molto sotto l’estremità meridionale del continente africano. Sarebbero rimasti emersi lembi di terra sino ai tempi relativamente vicini ai nostri  di isolette poi definitivamente scomparse,fra queste le isole Auroras(ca 2000 km ad est delle Falkland) scoperte nel 1762 ma delle quali non c’è più traccia;l’Isla Grande scoperta nel 1675 da Antonio de la Rochè ma dopo un secolo scomparsa. (pag 257).

Nel Popol Vuh molte imprese dei suoi eroi hanno loro corrispondenti in numerosissime tradizioni.La stessa cosa si può dire della vergine procreatrice, che, secondo Churchward,troverebbe un diretto riferimento nell”uovo cosmico”,il primo frutto della Creazione da cui avrebbe tratto origine l’Universo. (pag 271)
Sconcertante è la presenza della croce,con tutte le varienti oggo conosciute,presso moltissimi popoli dell’antichità:semplice a designare le quattro forze della creazione, o i quattro punti cardinali terrestri e cosmici,vale a dire la Creazione stessa;quest’ultima sarebbe anche stilizzata nella ruota solare,poi raffigurata  con la svastica,la croce di S. Andrea,il fior di loto e così via.La crece incisa sulla tavoletta 1231 di Niven rappresenterebbe  i medesimi concetti nella protogalassia,la galassia primitiva;lo stesso si potrebbe dire per vari disegni dei Maya,per i quali la croce sarebbe stata,come per noi, il simbolo della divinità:il dio della croce Maya è Ah Can Tzicnal,espressione che sta a asignificare “il signore dei quattro angoli del mondo”, ma anche l’Universo personificato. A proposito della croce segnaliamo una curiosa osservazione del religioso guatemalteco Antonio Batres jarequi.Come è noto le ultime parole di gesù furono: “Eli,lama sabac thani”,un’implorazione pronunciata in aramaico,riferendosi alla quale l’ecclesiastico scrive,nella sua opera Storia dell’America Centrale:”Tali parole provengono dalla lingua maya,la più antica conosciuta e vanno lette in realtà “Hele,hele,lamah sabac ta ni” il che significa “Ora mi sento debole,l’oscurità copre il mio volto”.(pag 271)

Marcahuasi,quella deserta piattaforma,sorge a 3800 metri d’altitudine,ad ovest della Cordigliera delle Ande, e copre tre chilometri quadrati,raggiugngibili solo a dorso di mulo. Daniel Ruzo vi scoprì rappresentazioni di animali vissuti da 185 a 130 milioni almeni di anni fa,con sculture che si rivelano tali,mostrano volti umani,soltanto al solstizio d’estate, ed una collina raffigurante il viso di un vecchio che,fotografata,rispecchia invece in negativo le fattezze di un giovane. Tutti ciò sembra inspiegabile a prima vista,ma la cosidetta ignota “civiltà di Masma” disponeva di incredibili mezzi se riuscì a fare un piccolo paradiso dell’inferno andino:scorgiamo infatti nei dintorni laghia rtificiali alimentati da una fantastica rete idrica. Al di qua dell’Atlantico troviamo immagini visibili solo in determinate ore del giorno o in determinate stagioni;le troviamo a Stonehenge e ad Avebury e riviviamo in Carelia uno spettacolo ancora più sorprendente con quello che Konstantin Laushin definisce il cinematografo della preistoria. “Gli archeologi sovietici operanti in Carelia-scrive Laushin-hanno portato alla luce centinaia di villaggi risalnti al 3000-2000 a C. rinvenendo,fra l’altro,pitture rupestri che si possono considerare capolavori di arte primitiva. Sulla riva orientale del lago Onega sono stati scoperti circa 600 disegni.Con scalpelli fatti di rozza pietra gli artisti primitivi incisero figure di esseri umani, di animali, di uccelli,pesci,rettili,di creature fantastiche,simboli lunari e solari,sulla dura superficie granitica.Interessante è la scelta dei luighi in cui vennero effettuate le incisioni:rocce che si levano a picco sulle profonde acque del lago.I disegni eseguiti sugli scogli diventano più visibili sotto i raggi del Sole al tramonto.(pag 277)

Gli studiosi-dice il ricercatore francese Hutin-hanno spesso accertato la presenza di significative analogie nell’architettura religiosa.Le piramidi,ad esempio,sono diffuse sia nell’area del Mediterraneo che in quella del Golfo del Messico.Anche i “teocalli” dei maya e degli aztechi sono davvero piramidi,la cui finalità geometrica salta subito agli occhi e che manifesta la stessa struttura di pensiero religioso espressa dai monumenti della Valle del Nilo.Quanto al materiale impiegato,l’egittologo Hedges,crede di poter dimostrare che i blocchi usati per  edificare la piramide di Gizeh non sono di sienite egiziana ma di una pietra proveniente dall’America del Sud. Comunque tutte le analogie fra il vecchio ed il nuovo mondo pongono il problema di Atlantide.In ultima analisi si deve ammettere l’esistenza di relazionidirette far i Maya e gli egizi.Limitiamoci a gettare lo sguardo a tre stupefacenti raffigurazioni esposte al Museo nazionale di antropologia di Città del Messico:al cd “dio vecchio” di suppopsta fattura olmeca,rinvenuto nello stato di Veracruz(Cerro de las Mesas) uno dei famosi uomini bianchi e barbuti di cui si narra in numerosissime cronache dell’America centrale e meridionale,qui rappresentato con uno stranissimo copricapo ornato di croci;a quell’altra terracotta dai tratti tipicamente orientali di Thatilco,risalente al periodo preclassico;a quell’altra terracotta della medesima epoca e della medesima località,che riproduce un individuo senza dubbio negroide.Queste statue sembrano volerci fornire un’ulteriore prova di remotissimi contatti intercontinantali ma non ci conducono alle origini di cui ci parla Hutin.Sempre nell’imponente collezione di Città del Messico troviamo una maschera di Tlatilco  dal volto felino;e di uomini gatto o meglio delle loro teste scolpite in enormi blocchi di pietra pullulano le foreste messicane.Furno gli Olmechi a crearle.Di queste raffigurazioni ci colpiscono gli stranissimi elmetti ma sono gli stessi che fanno parte dei costumi propri ai personaggi incisi sui lastroni di Monte Albàn,nel Messico meridionale.Lo straordinario mito ci accompagna attraverso gran parte dell’America Latina, giù fino a Chavìn de Huàntar,nel Perù occidentale,dove fiorì l’ignota civiltà scoperta dall’archeologo indio Julio tello e dove sorse il più enigmatico tempio del mondo al dio-gatto,un tempio i cui motivi architettonici sono tutti ispirati ai tratti felini.Ma ci troviamo di fronte ad un tempio soltanto o ad un monumento eretto agli astronauti dalla “civiltà di Chavìn” a qualcosa teso a riprodurre un motore cosmico,come vorrebbero gli studiosi che videro simboli analoghi nelle figure ornanti la Porta del Sole a Tiahuanaco,o a rappresentare un incrociatore stellare e la fisionomia dei suoi occupanti? Della civiltà Chavìn non sappiamo quasi nulla;sembra che sia apparsa all’improvviso,abbia edificato una rete di fortezze in tutte le valli del versante settentrionale e sia quindi sparita lasciandoci le sue pietre scolpite,testimonianti una tecnica strabiliante,ed il ricordo del suo terribile dio-giaguaro.Il Castollo,il tempio di Chavìn de Huantàr,è una meraviglia architettonica:ha tre piani collegati per mezzo di scale fornite di balaustre.Ogni piano possiede un proprio sistema di areazione,ma non vi sono porte e finestre ad eccezione del varco di entrata.Le mura esterne sono costituite da enormi blocchi fra i quali sono inserite pietre sporgenti scolpite,rappresentantivolti diabolici.Gli obelischi recano figure estremamente complicate;colonne ed incisioni raffigurano condor,felini,demoni stilizzati con grande maestria.Il Museo nazionale d’antropologia di Città del Messico ospita urne funerarie zapoteche riproducenti volti incoronati da diademi come copricapi spaziali,alcuni dei quali paiono forniti addirittura di antenne radar;è il caso delle terrecotte provenienti da Monte Albàn cioè dalla zona dei lastroni su cui sono incise le figure dei cd astronauti danzanti.(pag 281)

Le prime notizie circa l’esistenza di El Dorado risalgono al 1509 e provengono da un luogotenente di Francisco Pizarro,Pedro de Orellana che narra di incontri con amazzoni,guerrieri senza testa ed abitanti di un paese chiamato Manoa,dove tutto è d’oro,dai rivestimenti delle strade ai tetti delle case,allo stesso regnante,un principe detto El hombre dorado.Si tratta senz’altro di leggende narrate dagli indios stanziati ad est di Quito.Costoro narrano la soria di un re di orogine divina dimorante in una casa d’oro in cuineanche la luce esterna poteva penetrare.Questo sovrano sarebbe stato considerato il figlio del Sole ed il Sole stesso e nessuno poteva vederlo;solo una volta all’anno egli si sarebbe mostrato ai suoi sudditi coperto di polvere d’oro per andare a gettare nelle acque di un lago offerte di monili e pietre preziose destinate ad un demone delle profondità. Nel 700 un commentatore spagnolo dei diari di Belalcazar era capace di descrivere il palazzo del figlio del Sole come se ne avesse sotto gli occhi una fotografia e nella sua relazione  c’è tutto quanto può colpire i sostenitori di affascinanti ipotesi spaziali legate al remoto passato del nostro pianeta,dal palazzo ermeticamente chiuso a rappresentare un’astronave,alla maschera del misterioso signore che potrebbe essere la raffigurazione di un respiratore,ai grifi che ci ricordano sia l’uccello di fuoco che i dragoni celesti,dai puma presi a ricordare la fisionomia degli uomini-gatto all’idillico panorama dell’isola.(pag 286)

Tiahuanaco: c’è chi,come l’ing Posnansky la ritiene edificata  circa 16mila anni fa,chi ne parla come di una metropoli costruita su rovine di 200-250mila anni fa,ai tempi dei giganti biondi a cui alludono le leggende indigene. Più accettabile sembra l’ipotesi che vuole la città sorta sul mare e sbalzata poi,con la Cordigliera delle Ande,all’attuale altitudine dalla catastrofe cosmica che mutò il volto del nostro globo.Il Perù custodisce i più appassionanti segreti della terra tessuti fra Titicaca e Chan-Chan,la città del dio serpente i cui ruderi sembrano compendiare gli elementi architettonici di tutte le antiche civiltà del mondo,fra la lunghissima muraglia che si stende serpeggiando da alte cime a vallate profonde e gli anfiteatri di Maras,incredibili copie di quelli mediterranei,tra la fascia di infinite enigmatiche costruzioni erette lungo i fianchi di monti impervi ed i disegni di Nazca,che possono essere visti solo dall’alto con l’osservazione aerea. Ale proposito il pf Mason,dell’università della Pennsylvania,cita le antichissime tradizioni peruviane che riferendosi all”abitabilità delle stelle”,sono centrate sulla “discesa di divinità dalla costellazione delle Pleiadi”. Un’altra leggenda narra che i primi abitanti del Perù nacquero da uova di bronzo,oro ed argento cadute dal cielo.Una variante di taler leggenda è rappresentata dai famosi disegni di Tassili,scoperti nel cuore del Sahara;oltre alle riproduzioni di animali e di scene di caccia,i disegni presentano strane figure indossanti indumenti che sembrano scafandri spaziali ed elmetti sferici e gli elmetti sono palesemente congiunti agli scafandri. Lhote,il francese che guidò la spedizione,chiamò marziani i misteriosi personaggi e descrivendo i disegni disse come uno di questi raffiguri un uomo che emerge da un oggetto a forma di uovo coperto di circoli concentrici.In epoca posteriore lo stesso soggetto fu trattato da antichi scultori,alcuni dei quali rappresentarono castore e Polluce,Elena,Nemesi,con resti di gusci d’uova sul capo,poichè secondo la mitologia greca erano nati da uova celesti.(pag 288)

Nel lontanissimo passato,milioni,milioni,milioni di lune fa,il primo dei mortali venne gettato giù,su questa terra,dal grande  Wo-Kon.Il primo Dakota fu plasmato da una stella;egli lo lanciò e lo osservò mentre cadeva giù,attraverso l’oscurità,finchè si posò sul molle suolo.Non si ferì per nulla Wa-kin-yan,il primo Sioux.Lontano vediamo tramontare i giorni d’estate in uno splendore dorato verso la mistica terra delle leggenda,quella remota terra d’occidente,la terra della casa e della storia dell’uomo Rosso,terra di miti,di strane tradizioni,vallo d’oscura storia non scritta. Questo è un estratto della saga degli indiani dell’America settentrionale che s’intitola Chon-oopa-sa e che viene attribuita ad uno sconosciuto poeta noto come Pa-la-ne-a-pa-pe.Lo riporta lo studioso Churchward a proposito della sua nota ipotesi secondo la quale tutte le razze umane avrebbero avuto origine su Mu,il continente scomparso nel Pacifico parecchi millenni fa.Il motivo della provenienza extraterrestre ricorre frequentemente nelle leggende indiane.Il capo Mezzaluna,della tribù Piute, alla domanda :da dove provengono gli indiani del nordamerica rispose:Secondo le nostre antiche tradizioni gli indiani furono creati nel cielo,da Gitchie Manitou,il Grande Spirito,che inviò quaggiù un grande uccello tonante per trovare un luogo dove i suoi figli potessero vivere.L’uccello tonante trovò questa terra e portò gli indiani a risiedervi. Venne loro insegnato ad  usare saggiamente la terra loro assegnata,a non abusare mai delle sue risorse naturali. Churchward dice ancora:Gli indiani Hiden,dell’isola della Regina Carlotta,posseggono uno dei pali totemici più belli ed interessanti;il palo è sormontato dalla raffigurazione di un grosso volatile simile ad un’aquila,chiamato uccello tonante.Per tutta la lunghezza del palo stesso si nota la rappresentazione di un pesce,noto come la balena che uccide ed a mezza via fra la testa e la coda del pesce c’è un uomo,chiamato l’uomo dal capo di efrro, in atto di conficcargli una lancia nel dorso. un saggio spiegò che la figura alata che sormonta il totel è l’uccello tonante che rappresenta il Creatore.L’uomo che sta trafiggendo la balena,quello dal capo di ferro,fu,nei giorni del diluvio,molto amato dall’uccello tonante,dal dio del tuono e da tutti gli altri dei.Quando il diluvio spazzò la faccia della Terra le divinità temettero per la vita dell’uomo dal capo di ferro,che mutarono,con un miracolo,in un salmone dalla testa di ferro.Durante i giorni del diluvio il condottiero dell’umanità,viveva nelle acque del fiume Minish.Raccoglieva i pali ed il legname per la sua dimora ma si accorse che mancava di molte cose per la costruzione.Allora l’uccello tonante comparve,con scoppi e rombi di tuono,sollevò la sua maschera di dio mostrando all’altro un volto umano.Sono umano come te,disse,e raccoglierò il legname per te.Rimarrò con te per fondare la tua tribù e ti proteggerò per sempre.Quindi,con quattro scoppi di tuono,l’uccello fece comparire un gruppo di guerrieri che balzò fuori dallo scoppio assordante completamente armato.Questo gruppo,con l’uomo dal capo di ferro,costituì il nucleo dal quale ebbe origine il popolo degli Haiden. Churchward interpreta il simbolismo adattandolo alle sue teorie circa Mu,madre di tutte le genti,e osservando che in diversi disegni orientali coloro i quali si salvarono dalla sommersione dell’antico continente sono rappresentati sotto forma di pesci,sembra voler dedurre che i superstiti raggiunsero altre terre a bordo di imbarcazioni.(pag 293)

Il calendario dei costruttori di mounds,scolpito su una pietra rinvenuta nel fiume Ouachita (Hot Springs,Arkansas) è così fatto: l’anno appare diviso in tredici mesi,rappresentati dai simboli seguenti 1)un incisione non molto chiara,pare raffigurare un volatile ad ali spiegate,probabilmemte l’uccello tonante;2)un segno analogo a quello proprio al mese maya di Zac,il mese dlle nevi 3)un disegno non identificabile 4)un pesce che risale la corrente,potrebbe trattarsi di un riferimento al leggendario salmone dalla testa di ferro 5)un segno che Churchward sostiene essere identico ad una lòettera dell’alfabeto Mu 6)il fiore di loto,nato dallo sviluppo della croce 7)un disegno non identificabile,si scorge accanto la testa di un serpente che potrebbe  richiamare alla mente alcune raffigurazione del serpente piumato 8) un simbolo che,stando a Churchward avrebbe significato religioso in diverse contrade asiatiche 9) un disegno non identificabile,secondo alcuni designerebbe un periodo compreso fra agosto e settembre 10)un’incisione che sembra voler dare l’idea delle foglie cadenti 11)un ragno 12)il profilo di un animale che potrebbe essere un cervo 13)il profilo di un altro animale,probabilmente il bisonte. Fra tali disegni quello che attira l’attenzione è il ragno,spesso iscritto in circonferenze,recante al centro un altro cerchio contenente una croce o la ruota solare,in varie opere dei costruttori mounds,sparse nel Missouri,nell’Arkansas e nel Tenessee.Churchward afferma che la raffigurazione del ragno si può osservare su alcuni dei tesori reperiti da Schliemann fra le rovine di Creta,di Cipro e di alcune isole polinesiane.A proposito di queste ultime Churchward parla di oscure leggende,secondo le quali il ragno avrebbe tentato di salire il cielo ma sarebbe stato trattenuto dai rigori del freddo.Troviamo il ragno anche a Natzca(pag 297)

All’inizio della letteratura nipponica sta il Kojiki,o cronaca delle cose antiche, scritta nel 712 dal ciambellano Hiyeda-No-Are,ma contenente narrazioni vecchie di secoli tramandate dai cantori e dai recitatori erranti.Nel 720 la raccolta fu riveduta e riscritta in cinese classico dal principe Toneri,che la chiamò Nihongi e la dedicò all’imperatrice come prova della sua discendenza da Amaterasu,la dea del Sola. Già il Nihongi ci fornisce particolari curiosi quanto basta circa l’apparizione di sconosciuti oggetti celesti.”Una grande stella viaggiò da oriente ad occidente-rileviamo fra i fatti avvenuti nel 637-e vi fu un rombo simile a quello del tuono.... il monaco buddista Bin affermò che non era una stella cadente ma il Cane Celeste il cui abbaiamento è come il tuono2. Il cane celeste,nota Raymond  Drake,è la stella Sirio.Ma il monaco non si riferiva ad essa ma a quanto si legge in un antichissimo testo cinese noto come Il libro delle montagne e dei mari in cui è detto:”Sui monti delle Porte Celesti c’è un cane rosso chiamato il Cane Celeste;il suo splendore vola attraverso il cielo e quando lo solca diviene una stella lunga parecchie decine di pertiche.Esso è rapido come il vento e come tuono è la sua voce,coòe lampo il suo fulgore.Il dottor Yoshiyuki Tange ci dice come una leggenda diffusa in Hokkaido narri la discesa di Okikurumi-kammi(l’antico dio Ainu) a Maiopira a bordo di una lucente shinta,la culla usata da quelle genti;la divinità avrebbe insegnato agli Ainu il giusto modo di vivere ed annientato un demone malvagio. Il Nihongi racconta poi come nel 667 aC. l’imoeratore Kami-Yamato-Iharo-Biko parlasse coi suoi antenati celesti i quali sarebbero tornati al loro luogo di resedenza a bordo di un oscillante vascello celeste retrocedendo nel tempo per oltre 1 milione 792.470 anni. I nove soli comparsi sul Giappone nel 9 aC. consentono forse un parallelo con i dieci soli mostratisi sulla Cina nel 2346 aC.La vasta letteratura concernente il Tibet è poco conosciuta;il Kanjur comprende 1083 opere una sola delle quali,il Tanjur,consiste in 225 volumi;i testi indiani alludono addiritture ai segreti dell’antigravità,della telecinesi,dello sfruttamento di energie cosmiche.(pag 307)

La rivista tedesca ‘Das vegetarische Universum’ scrisse:”nell’ultimo quarto di secolo gli archeologi impegnati nell’esplorazione delle caverne dei monti Bayan-Kara-Ula,ai confini cino-tibetani,hanno scoperto complessivamente 716 dischi di pietra,recanti segni e geroglifici indecifrabili,vecchi migliaia di anni.Come quelli grammofonici tali dischi hanno un buco al centro da cui un doppio solco volge a spirale verso la circonferenza.I solchi non sono tracce sonore:rappresentano la più strana scrittura venuta alla luce in Cina e nel resto del mondo.Gli archeologi cinesi riuscirono a decifrarla e l’Accademia per la preistoria di Pechino prima ne vietò la pubblicazione poi l’autorizzò e fu pubblicata con il titolo “Scrittura a solco riferentesi a navi spaziali che,come registrato sui dischi,esistevano 12mila anni fa”.”Le grotte dei monti Bayan-Kara-Ula sono abitate dagli indigeni delle tribù Ham e Dropa,individui deboli,rachitici,alti in media 1 mt e 27 cm,sinora sfuggiti ad ogni classificazione etnica.Decifrata una serie di geroglifici probabilmente tracciati da un lontanissimo progenitore degli Ham,vi si legge ‘I Dropa scesero dalle nubi sui loro apparecchi.I nostri uomini donne e bambini si nascosero nelle caverne dieci volte prima dell’alba.Quando alfine compresero il linguaggio a segni dei Dropa si resero conto che i nuovi venuti avevano intenzioni pacifiche’.Altri geroglifici Ham esprimono il rammarico conseguente alla perdita della nave spaziale della tribù durante un rischioso atterraggio in alta montagna ed al fallimento del tentativo intrapreso per costruirne una nuova.’Al fine di ottenere ulteriori informazioni i dischi furono accuratamente liberati da ogni incrostazione ed inviati a Mosca,dove gli scenziati sovietici fecero due importantissime scoperte.Costatarono che i dischi stessi contenevano una grande quantità di cobalto e d’altri elementi insospettabili e si resero conto che i reperti vibravano ad un ritmo insolito,come se possedessero una carica elettrica o fossero parte d’un circuito elettrico.Quelle pietre circolari vecchie di 12mila anni furono e rimangono una sfida alla scienza. In alcune caverne dei monti Bayan-Kara-Ula archeologi e speleologi hanno rinvenuto tombe e scheletri risalenti a 12mila anni fa.I resti appartengono ad esseri dall’aspetto umanoide,con crani molto grossi e membra che noi definiremmo rachitiche.Le spedizioni cinesi che si accostarono a queste ossa riferiscono di avere scoperto una nuova specie di scimmie estinte.Ma per quanto si sa le scimmie non si seppelliscono a vicenda,nè tracciano geroglifici su dischi di pietra.(pag 312)

Circa 15mila anni fa -scrive F. Lagarde-il sacerdote babilonese Kidinnu,astronome e studioso,conosceva i dati relativi al moto annuo del sole e della luna con una precisione superata solo nel 1857,quando Hansen riuscì ad ottenere cifre comportanti non più di 3 secondi d’errore.Più straordinaria ancora è l’esattezza dei calcoli dell’antico saggio circa le eclissi lunari.(pag 317)
Il dio assiro Nisroch,corrispondente a Saturno,veniva sempre rappresentato con un anello,che un sigilòlo assiro a cilindro simboleggia il pianeta dedicato alla divinità in discorso con un cerchio come se quel popolo conoscesse l’esistenza degli anelli del pianeta.(pag 317)
Gli Shilluk dell’Africa meridionale-scrive Servier-chiamano Urano Tre Stelle;Urano è stato scoperto il 13.3.1781 e i suoi due primi satelliti furono scoperti solo nel 1787(pag 318)

I Dogon,stanziati sulle scogliere di Bangiagara nel Mali,descrivono il sistema di Sirio come composto da tre stelle,una delle quali viene chiamata Stella del miglio,perchè sarebeb la più piccola del cielo ma anche la più piena.Essi la dicono formata da un metallo (che chiamano sagolu) un po' più brillante del ferro tanto pesante che un minuscolo granello equivarrebbe a ‘480 carichi d’asino’. Servier,docente di etnografia a Montpellier,osserva che le nostre nozioni in proposito non sono più precise.Un satellite di Sirio battezzato Compagno venne scoperto da Clark nel 1862 ma,anche quando si trova nella fase per noi più favorevole,non lo si può scorgere che con l’aiuto di un potente telescopio.La densità del Compagno è stata calcolata qualche anno fa e risulta essere 50mila volte maggiore di quella dell’acqua.Gli astronomi ammettono oggi che oltre a Sirio(chiamato Sirio A) ed al Compagno(Sirio B) dovrebbe esistere un altro astro(Sirio C) (pag 318)

Per molto tempo si credette che l’invenzione del vetro dovesse essere attribuita ai Fenici che ,secondo Plinio, vi sarebbero pervenuti casualmente.In realtà il vetro comparve in diverse epoche in popoli diversi:lo conobbero gli Indiani di un’età remotissima(il vocabolo germanico Glas deriva dal sanscrito kelasa)i Cinesi e gli Egizi,questi ultimi indubbiamente prima del 2500 aC.;lo dimostrano le pitture rupestri di Beni Hassan in cui sono raffigurati uomini intenti a fondere il vetro e le perle artificiali coperte di geroglifici rinvenute a Tebe.Le prime istruzioni per la fabbricazione del vetro note facevbano parte della biblioteca del re assiro Assurbanipal che consigliavano l’impiego di 60 parti di sabbia,180 parti di cenere di piante marine,5 parti di salnitro e 3 parti di creta.Non si può parlare di esistenza di lenti ma l’incisione in un sigillo chiamato sigillo di Michelangelo di 15 figure in uno spazio di 7 millimetri di raggio sembra dimostrarne l’esistenza (pag 320)

Sappiamo-scrive Walther Wolf nella suo opera Ritrovamenti in Egitto-che negli ultimi decenni dell’VIII secolo aC: l’Egitto cadde sotto la sovranità degli Etiopi.Questo cambiamento avvenne per opera di una famiglia regnante proveniente dalla città di Nàpata,alla quarta cataratta.Questa città,dal tempo dei Thutmosidi,costituiva il centro di confine meridionale dell’impero egizio.Quando nel 655 aC: gli ultimi Etiopi dovettero ritirarsi dall’Egitto,i loro progetti di potenza mondiale ebbero veramente fine benchè l’impero di Kush si conservasse ancora per cirac un millennio.Ma in esso rimase percepibile l’eredità egizia,tanto nelle forme esteriori che nel cerimoniale di corte e nell religione anche se andava sempre più affermandosi l’influenza indigena e più tardi quella greco-ellenistica.La sua capitale restò dapprima a Nàpata ma un ramo della famiglia reale viveva ancora a Meroe,sotto la sesta cataratta,nel distretto odierno di Shendi e qui nel VI secolo aC. fu trasferita la residenza a causa anche della importanza commerciale assunta da Meroe che riposava sui giacimenti di minerali di efrro.I rei Kush avevano piramidi più piccole e con spigoli più ripidi.Nel 200 aC. i Meroiti avevano trovato un tipo di scrittura alfabetica corsiva,in accostamento alla grafica demotica,ed avevano sviluppato un alfabetico figurato geroglifico,in conformità del modello egizio da operare per le iscrizioni monumentali.Ambedue gli alfabeti furono decifrati nel 1911 da F.L. Griffith ma nonostante ciò la lingua dell’impero Kush è rimasta a noi sempre sconosciuta.Sono stati rinvenuti presso Meroe monili fabbricati mediante granulazione con una tecnica avanzatissima di lavorazione dei metalli ereditata dagli egizi.Nel 1850 scavando sotto la sfinge di El-Ghiza il famoso egittologo Mariette avrebbe portato alla luce ad una settantina di metri di profondità costruzioni ciclopiche fra le quali sarebbero state rinvenuti meravigliosi oggetti artistici.La data di edificazione della Sfinge si perde nella notte dei tempi ed i ruderi scoperti da Mariette devono quindi essere più antichi.Fra gli oggetti rinvenuti v’erano preziosi d’oro che per la tenuità del loro peso poterbbero far credere all’impiego della galvanoplastica,scienza industriale conosciuta da noi da poco.Le miniere di ferro dell’Elba erano conosciute dai Greci dal tempo di Omero che chiamavano l’isola Ethalie per la fuliggine;le sue miniere debbone essere sfrutatte da oltre 30mila anni.(pag 325)

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