MERCENARI DI KISLEV


GLI ORFANI DI PRAAG

  • CAPITOLO 1 - LA STAGIONE DEGLI AMORI
La locanda era immersa nella semi-oscurità data dalle piccole e stanche candele appoggiate a ogni angolo.
Il frastuono dei commensali, il puzzo di cibo, birra e vomito stantio riempivano l'aria ma Gerard non ci faceva troppo caso: era ubriaco perso e aveva contribuito a incrementare la presenza di tutti e quattro questi elementi.
Al tavolo vicino al suo, una donna alta e dalla corporatura possente con lunghi capelli rossastri giochicchiava con del maiale salato, persa nei suoi pensieri; erano minuti interi che Gerard pensava di avvicinarla, e alla fine la sua bellezza e l'alcol ebbero la meglio sulla dignità e la paura: "Buona sera, cara... non sembri del posto, da dove vieni?".
La donna gli rivolse uno sguardo dolce e sensuale assieme, sorridendogli maliziosamente e rispondendogli: "Vengo dalle fredde terre di Kislev, mio buon signore... e il mio nome è Nina. Vi stavo guardando da alcuni minuti, lo sapete?".
Gerard, ormai sedutosi davanti alla donna, la guardò stupito: "V-voi...guardavate me?!E per quale motivo?".
"Beh, speravo che un possente guerriero come voi avrebbe potuto proteggere una fanciulla spaesata al suo primo viaggio nell'Impero...che dite?" rispose la donna sfiorandogli una mano con la sua, molto più fredda e ruvida.
"Ah...Emh, certo, certo!Se volete, ho una stanza proprio in questa locanda, abbastanza grande da permettere a due persone di...dormirci comodamente!" si affrettò a rispondere Gerard, paonazzo in volto (questa volta non solo per il vino ingurgitato).
La donna di Kislev si alzò in piedi dolcemente, rivolgendogli un grande sorriso: "Stavo proprio iniziando a sentire la stanchezza!Andiamo!".
Gerard, con movimenti impacciati, si precipitò a seguirla per le scale del piano superiore.
 
"Bene, ecco... quello è il letto, se volete preparavi per la notte ditemelo, che esco immediatamente" disse Gerard sempre più agitato.
"Oh, non ne ho bisogno... ho qui tutto quello che mi serve!" rispose Nina con uno strano bagliore negli occhi, estraendo poi un piccolo pugnale dall'interno dei lunghi pantaloni di pelle.
Spaesato, Gerard si fece indietro di qualche passo, balbettando in modo confusionario ma interrompendosi non appena la lama di un secondo pugnale gli si avvicinò al collo: "Buonasera, Gerard. Vedo che hai conosciuto la mia amica Nina... non credo tu conosca me, quindi permettimi di presentarmi.Mi chiamo Ivan Coldeye e sono un Druzhina della Terra del Grande Orso... o almeno lo ero: ora sono rinnegato e mercenario, nel tempo libero!".
"Vedi, qualcuno di molto, molto ricco mi ha offerto molti, molti soldi per portargli un pezzo di te. Nel caso te lo stessi chiedendo si, è il padre di quella bimba che hai incontrato sette lune fa in un vicolo." continuò Ivan gettando di peso Gerard all'interno della camera e guardandolo dall'alto in basso.
"Ora, io non ho molta voglia di sporcare la mia spada con il sangue di un essere vile come te, ma in compenso la nostra Nina ha un metodo tutto suo per trattare con chi ama... giocare con bambine troppo piccole e indifese!
Quando hai finito mi trovi fuori, Nina." aggiunse Ivan uscendo dalla stanza.
 
Qualche minuto dopo, Nina uscì dalla stanza, ripulendo il proprio pugnale sui pantaloni di pelle: "Te lo sei fatto durare il giusto, vero? Hai preso una prova da portare al padre della bambina?" la schernì Ivan con un sorrisetto.
"Oh, ci puoi giurare. Ma se non vogliamo che gli avventori della locanda vadano nel panico te lo darò fuori" rispose Nina con espressione estremamente seria, rinfoderando il pugnale e dirigendosi verso il piano inferiore della locanda.
"Eeeh, mio povero Gerard. Mai sedurre una Cosacca senza portarle l'orecchio di un seguace del Caos!".
 
  • CAPITOLO 2 - TUTTO IN FAMIGLIA
Il fuoco crepitava, spandendo il suo stanco calore e la sua luce opaca sulle due figure attorno a esso.
Josef, Esaul dell'esercito kislevita (ovvero "veterano"), sava addentando il suo terzo pezzo di carne raffermo: "Proprio così, Markus!Correvo con l'unico pensiero di salvarmi la vita e un gigantesco Ogre mi si è parato davanti!".
Markus, il minore dei suoi figli era seduto davanti a lui, intento a lucidare la superficie del suo scudo: "Si, padre, e quante braccia aveva il famigerato Ogre, questa volta?"; "Beh, due, ovviamente... mostra un po' di rispetto, giovanotto!Guarda tuo fratello come ascolta rapito i racconti delle mie gesta di gioventù!" rispose Josef con un grugnito infastidito.
Mentre il padre continuava la propria storia, che comprendeva lui, un bellicoso Ogre e un soldato del Reikland troppo lontano da casa, Markus si voltò leggermente verso il fratello Alexander, sdraiato poco lontano e senza ombra di dubbio immerso nel più pacato dei sonni; "Ebbene, il soldato del Reikland colpì l'Ogre al volto con la propria balestra, un buon colpo, devo ammetterlo... mentre io impugnai la mia spada a due mani, squartandolo dal basso verso l'alto con un sol colpo!Ah!" terminò Josef con grande trasporto. "Il soldato del Reikland rimase estremamente impressionato dalla mia forza, caro Markus... la stessa che scorre in te e tuo fratello! Eeeh, quelli si che erano bei tempi... io avevo la vostra età e non pensavo ad altro se non a uccidere quel che mi infastidiva e a sollazzarmi con qualunque donna incontrassi!Ne ho fatte di cose particolari, sai..."
"Le avete già raccontate tutte più e più volte, padre. Bene, io vado a dormire... svegliate qualcuno degli altri quando il vostro turno sarà finito." lo interruppe Markus con un sorrisetto ironico e una poderosa pacca sulla spalla.
 
Josef ingoiò l'ultimo pezzo di carne (carne di montone conservata fin dalla loro partenza da Kislev) pensando tristemente a come fosse rapidamente cambiata la sua vita.
Non più tardi di un anno prima aveva concluso la sua ultima campagna militare, servendo come guardia personale del Boiardo Peter con i suoi compagni Esaul; aveva già visto innumerevoli campagne come quella: una piccola incursione di un gruppo di barbari delle terre del Caos, un paio di schermaglie tra le avanguardie fino allo "scontro finale", ovvero alla dispiegazione delle forze del Boiardo, solitamente bastante a far ritirare l'accozzaglia di bruti.
Josef credeva in qualcosa, due anni prima.
Credeva nell'onore e nel dovere. Nella fedeltà e nel tradimento.
Che ogni uomo fosse responsabile senza alcuno scampo del proprio destino. O almeno, questo era quello in cui gli avevano detto di credere.
Al ritorno dalla campagna, venne incaricato dal nuovo Druzhina Theodore di acciuffare un disertore, il precedente Druzhina Ivan Coldeye, che aveva lasciato a morire la propria unità nei pressi della città maledetta di Praag: uno dei lavori che preferiva, a dire la verità. Ma una volta raggiunto il disertore, accompagnato dai sue due giovani figli, parlare con lui aveva tirato fuori qualcosa che poneva le sue radici all'interno del ricordo della sua prima battaglia... un pensiero. Un dubbio.
Il dubbio che non sia poi così giusto sacrificare la propria intera vita nel difendere qualcuno che a stento conosce il tuo nome.
E lo Zar?Chi l'aveva mai visto, in tanti anni di onorata carriera?
E Ursun?Aveva davvero mai risposto alle sue numerose preghiere?L'aveva fatto per quelle rivoltegli da tutti i suoi compagni morti?
 
Così, da due anni a questa parte, era diventato un mercenario, un bandito... un disertore. E non solo lui, anche i suoi figli, pronti a seguirlo ovunque dopo la prematura scomparsa della madre.
Smuovendo le braci del falò, Josef si fece la domanda che si faceva ogni sera prima di andare a dormire: "Credo ancora in qualcosa?".
Guardando le sagome scure di Markus e Alexander, ormai addormentati, Josef fece uno dei suoi sempre più rari sorrisi sinceri. "Si", rispose, "qualcosa per cui vivere e morire mi è rimasta, nonostante tutto!".
 
  • CAPITOLO 3 - SULL'ORLO DELLA FOLLIA
Il freddo penetrante.
La neve al di sotto delle possenti zampe.
E il sangue, caldo, che con il suo gusto pieno e pungente gli inondava le fauci possenti...
 
Nikita si svegliò di soprassalto, fradicio di sudore.
Per l'ennesima volta si passò una mano sul volto, cercando di scacciare via la sensazione di essere ancora un possente orso bianco di Kislev; il sogno era ormai ricorrente e sempre più vivido da quando aveva perso Jorik, il suo più fidato amico... non un semplice orso addestrato, ma un sincero e fedele compagno d'armi.
Alzandosi lentamente e mettendosi sulle spalle il proprio pesante mantello di pelliccia, Nikita osservò i due guerrieri (Vassily e Boris) che si allenavano nel corpo a corpo sotto l'occhio spietato di Vladimir, il secondo Cosacco della squadra: Ivan, l'ex-Druzhina disertore, Nina la "collega" di Vladimir, Josef l'Esaul e i suoi due giovani figli dovevano essere a caccia da qualche parte.
Estraendo il proprio pugnale e cominciando a limarlo contro una roccia presa da terra, Nikita ripensò a come era finito assieme a quell'accozzaglia di particolari personaggi... e a quanto poco in realtà sapesse su di loro; sapeva che Ivan, Nina, Vladimir e i due guerrieri erano parte di una piccola spedizione che il Boiardo Peter aveva mandato nei pressi della corrotta cittadina di Praag: da quello che raccontava il loro peculiare leader, tutta la spedizione era una trappola e loro cinque erano gli unici sopravvissuti, che hanno deciso di darsi alla macchia una volta compreso che qualcuno vicino al Boiardo (se non il Boiardo stesso) li voleva morti.
Di Josef e i suoi due ragazzi, invece, sapeva che erano stati messi dallo stesso Boiardo sulle loro tracce e che una volta sul punto di catturarli si erano uniti a loro per qualche particolare motivo.
E lui? Perchè aveva deciso di seguire Ivan e i suoi nella ricerca di denaro e fama, due cose che assolutamente non avevano mai avuto attrattiva alcuna su di lui?
All'inizio, Nikita si era appellato "al caso": un gruppo di sbandati come un altro andava bene per un uomo la cui vita aveva perso totalmente di senso dopo la morte della propria anima gemella.
Ma non era questa la realtà, aveva capito dopo i primi giorni... c'era qualcosa in più che lo legava a questa masnada di disperati.
 
Rinfoderando il pugnale, Nikita rimase a guardare Vassily e Boris che continuavano il proprio duro allenamento, senza in realtà vederli davvero, ma continuando a girovagare per gli abissi della propria mente.
Lui sapeva l'opinione che gli altri avevano di lui... la poteva sentire sussurrata nella notte: un Addestratore di orsi che perda il proprio compagno di una vita non mantiene mai la sanità mentale a lungo (e, certamente, il fatto che portasse la pelliccia di Jorik come mantello e una collana fatta con i suoi denti come collana non deponeva a suo favore).
Beh, la verità era che Nikita non si sentiva di dare loro troppo torto... anzi.
Tutti loro, forse, erano nelle sue condizioni. Ivan e gli ultimi sopravvissuti della sua unità, Jorik e i suoi figli... forse tutti loro avevano perso qualcosa di troppo importante nelle proprie vite per non cedere almeno un po' alla follia.
Certo, loro non si gettavano nel pieno della mischia con gli occhi iniettati di sangue e la voglia di riempire il proprio vuoto con la morte... non tutti, almeno. Però nelle poche battaglie che avevano combattuto nella discesa da Kislev verso l'Impero, Nikita li aveva osservati bene: anche loro, proprio come lui, non avevano più nulla da perdere nelle loro esistenze. Non c'era più nulla che potesse fare loro troppo male, o essere troppo spaventoso da farli indietreggiare.
 
Avvicinandosi lentamente ai due guerrieri, che ora si stavano studiando pronti a lasciarsi nuovamente andare alla loro scazzottata di allenamento, Nikita ebbe un ultimo, distinto pensiero: "Si, ecco quello che ci lega. Siamo un po' tutti delle belve rabbiose.".
Battendo una mano sulla spalla di Vladimir, l'Addestratore di orsi si unì all'allenamento, sotto lo sguardo confuso, stranito e un po' inquietato dei tre compagni.
 
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 SCRITTO NEI GHIACCI PERENNI
VITTORIE: Nani Cercatori di Tesori, Carnevale del Caos
 
SCONFITTE: ///
 
TITOLI: Alexander: Il Perduto
             Nikita Greatgrowl: Sangue di Ursun
 
MISSIONI:
- Turno 1-2: In cerca di una via "sicura" per raggiungere Mordheim, la banda di mascalzoni kisleviti conosciuta come "Gli Orfani di Praag" ha camminato lungo il Passo Fiamma Nera allo scopo di incontrare un vecchio veterano dell'Averland; dopo averlo ritrovato morto in un villaggio di Goblin, i nostri si sono spinti fino ad Averheim per consegnare alla sua anziana moglie la triste notizia.
 
- Turno 2-3: Una volta portate a termine le necessarie ossequie al veterano, i nostri si sono rimessi in marcia nella speranza di scoprire qualche notizia in più sulla Città dei Dannati: uno scontro con un gruppo di Nani ha però provocato al giovane Alexander la completa perdita del senno, rendendolo una bestia furiosa e assetata di sangue. Mentre il gruppo è lacerato internamente tra chi sostiene che il ragazzo vada curato e chi invece lo vede come un benedetto da Ursun, il Druzhina Ivan a capo della spedizione decide di raggiungere Altdorf per farlo visitare da un guaritore... ma intenderà davvero perdere una risorsa così grande, seppur così poco gestibile?
 
- Verso il Turno 4: Ancora ferma nell'ex-accampamento della banda di Carnevale del Caos che hanno incontrato poche lune prima, i nostri ricevono l'inaspettata visita di una Maga del Collegio di Woden, nei pressi di Averheim, che entra a far parte della loro compagnia sfruttando le proprie doti di seduttrice nei confronti di Ivan (e nonostante gran parte degli altri membri, tra cui soprattutto Nikita, non vedano di buon occhio le sue mirabolanti capacità... magiche). Poco prima dello scontro con i servi di Nurgle, la banda ha anche aggiunto uno Stretlsi di nome Peter alle proprie forze e che rimarrà con loro almeno fino a quando raggiungeranno Altdorf: con grande dispiacere di tutti, però, ha dovuto privarsi del Cosacco Vladimir, ucciso dalla furia di un Bruto della troupe del Caos.
 
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ORME NELLA NEVE

  IN CERCA DI UNA STRADA
E' il terzo giorno di marcia da quando abbiamo lasciato Altdorf. Bella città, caotica e sempre sveglia, ma decisamente troppo calda.
Friederich, dopo un po' di "insistenza" e qualche bacio al mio pugnale, si è convinto che aiutarci era la migliore delle scelte e ha indicato un certo George, un veterano dell'Averland in forze alla guarnigione di Passo Fiamma Nera tra i più duri e capaci in tutto l'Impero: dice che lui conosce una delle vie più rapide e "sicure" per raggiungere Mordheim.
No, gli altri non sono molto felici che li stia guidando verso la Città dei Dannati... sopratutto Vassily, Boris, Nina e Vladimir, che come me hanno visto gli orrori di Praag. Penserete che sia crudele a rigettare gli unici sopravvissuti della mia unità in pasto alle creature corrotte del Caos e ai numerosi pericoli che si celano all'interno di quelle nere mura, ma non è così.
Non lo faccio per crudeltà. Lo faccio perchè Mordheim è il posto giusto per noi.
A chiunque ci guardi diventa chiaro in un istante: siamo una masnada di pezzenti e disperati, le Corone d'oro ci bastano a malapena per sfamarci. In quanto Druzhina della terra del Grande Orso non pensavo che l'avrei mai detto, ma... abbiamo bisogno di soldi. Molti, se possibiile.
Il commercio della Malapietra è una delle più rapide fonti di guadagno del mondo intero, Vecchio e Nuovo e poi... che cosa abbiamo da perdere?
Non verremo mai reintegrati nella società di Kislev, nessuno di noi.
L'Impero, Bretonnia, le altre razze forse potrebbero accettarci... ma saremo sempre stranieri in terra straniera.
Gli altri lo sanno che questa è la verità... per questo mi seguono, nonostante la paura e i pareri discordanti, verso la Città dei Dannati.
Presto (ovvero un paio di altri giorni di marcia) raggiungeremo il Passo Fiamma Nera, e con un po' di fortuna il vecchio George avrà deciso di continuare a non morire fino a quando avremmo fatto quattro chiacchere.
Giuro che se le informazioni di Friederich sono sbagliate e quel maledetto vecchio non è altro che un ubriacone senza più ricordi della sua giovinezza non ci sarà buco della capitale dell'Impero in cui il piccolo bastardo potrà nascondersi!!!
Ivan Coldeye
 
QUATTRO CHIACCHERE
Per Ursun, che giornate dalla partenza da Altdorf!!!
Abbiamo seguito Ivan verso il Passo Fiamma Nera, nelle cui guarnigioni militava George, veterano che secondo i contatti di Ivan era a conoscenza di un percorso "sicuro" per la Città dei Dannati.
Beh, arrivati al Passo abbiamo scoperto che il piccolo gruppo di uomini con i quali ha inseguito la ritirata di un manipolo di Pelleverde è caduto in un'imboscata... e che lo stesso George è stato preso prigioniero da Tirzan, un piccolo ma estremamente aggressivo Goblin Kapo della tribù dei "Cavalli a strisce".
Siamo stati immediatamente tutti d'accordo: il maledetto veterano doveva essere salvato (sempre che Tirzan non l'avesse già servito crudo ai propri piccoli seguaci)! Sotto gli occhi ben poco speranzosi degli Averlanders ci siamo addentrati oltre il Passo, nelle terre in mano ai Pelleverde; per due giorni abbiamo seguito una serie incredibilmente confusa di tracce e indicazioni, fino a quando l'abilità di cacciatori di Nina e Vladimir non ha rinvenuto il piccolo accampamento dei "Cavalli".
L'abbiamo assaltato di notte. Io, Makus, papà, i due Cosacchi e Nikita abbiamo penetrato l'ammasso di tende fatiscenti mentre Ivan, Vassily e Boris lo martellavano da una collinetta poco lontana: in circa un'ora abbiamo eliminato tutti i Goblin presenti, compreso Tirzan (che Nikita ha letteralmente sbudellato con un solo, ampio, gesto)... ma di George era rimasto unicamente un cadavere senza braccia e gambe.
Siamo ritornati al di quà del Passo ieri notte, portando i resti di George... gli altri veterani non sono stati particolarmente felici di vederci, ma hanno sepolto il loro compagno con tutti gli onori.
Papà non ha voluto assistere, e posso capirlo.
Abbiamo deciso di rimanere anche oggi nell'accampamento degli Averlanders, probabilmente usciremo in pattuglia assieme a un paio di loro, prima di ripartire... sempre che riusciamo a schiodare Ivan e papà dalle tende dei comandanti: da quello che Markus è riuscito a capire stanno parlando di tattiche militari da utilizzare contro i Pelleverde.
Sarò "giovane e inesperto", ma un paio di colpi di mazza sulla testa mi sono sembrati abbastanza funzionali contro i "Cavalli".
Alexander
 
QUALCUNO DEVE DIRGLIELO
Già, qualcuno doveva dirglielo.
Siamo rimasti un paio di giorni nel Passo Fiamma Nera, assieme ai veterani dell'Averland: le pattuglie non hanno portato a particolari risultati, a parte mio figlio maggiore, Alexander, che ha trovato un Fungo Cappello Matto a dir poco gigantesco... non mi fido molto di qualcosa che viene solitamente usato dai Pelleverde, ma comunque potrebbe tornarci utile.
Quando abbiamo fatto i bagagli per riprendere il cammino in cerca di informazioni sulla strada più semplice per raggiungere Mordheim, abbiamo incontrato un messo incaricato di consegnare una lettera per il defunto George da parte della moglie, Martha; beh, è uscito fuori che questa non sapeva ancora nulla sulla morte del marito, e nessuno degli ex-compagni di George aveva intenzione di guardarla in faccia mentre riceveva la notizia.
Questi uomini del Sud mostrano carattere soltanto per quel che riguarda il combattimento!
Ho insistito parecchio con Ivan perchè acconsentisse a raggiungere la città di Averheim; gli ho detto che nella capitale della regione ci sarebbe stato sicuramente modo di raccogliere le informazioni di cui abbiamo tanto bisogno, ma la realtà è che volevo fare visita a Martha... come ho detto, qualcuno doveva dirglielo. Raggiunta Averheim ci siamo divisi e dopo un po'ho trovato la vecchia abitazione di George; la vedova ha reagito in modo quanto più contenuto possibile, credo sopratutto perchè ero un estraneo.
Abbiamo passato la giornata ad Averheim; una tipica città del Sud, ma abbastanza vicina alle Montagne della Fine del Mondo da non essere abitata da fastidiosi ricconi enormemente grassi: purtroppo non abbiamo trovato molte altre informazioni riguardanti una via sicura verso la Città dei Dannati. In compenso, però, abbiamo tutti notato un gruppo di Nani che, per tutto il giorno, ci ha seguiti praticamente ovunque: Ivan è convinto sia un'altra banda di spiantati in cerca di tesori di qualche tipo e dobbiamo aver attirato la loro attenzione, con tutte le nostre domande su Mordheim.
Questa notte sono di guardia assieme a Nikita. Non certo il più loquace tra tutti i compagni... ma preferisco così, ora come ora.
Troppe parole potrebbero coprire anche il respiro pesante di qualche Barbacorta.
Josef
 
FOLLIA
Sono passate diverse ore da quando abbiamo messo in fuga quel gruppo di Nani che da Averheim ha seguito le nostre tracce in cerca dei nostri averi; è stata una battaglia dura, sotto una leggera ma comunque fastidiosa grandine... quindi perchè non sono felice della mia prima, vera, vittoria sul campo di battaglia?
Non lo sono perchè la vittoria stessa ha richiesto un prezzo incredibilmente alto a mio fratello Alexander; dopo un combattimento con due Barbecorte, ha subito un brutto colpo alla nuca, che l'ha lasciato privo di sensi per lungo tempo: papà ha abbandonato immediatamente il combattimento e si è gettato su di lui perchè non venisse fatto a pezzi, con le lacrime che scorrevano copiese lungo le guance. Ma, forse per sua sfortuna, Alexander si è risvegliato qualche minuto dopo la disfatta dei piccoli barbuti... impugnando una pietra e gettandosi con foga proprio su nostro padre!
In quattro abbiamo dovuto disarmarlo e tenerlo fermo, mentre Nikita lo osservava attentamente negli occhi: io venero il Grande Orso sopra ogni cosa, ovviamente, ma quando questi ha cominciato a sostenere che il Suo spirito aveva chiamato Alexander donandogli la propria inesauribile rabbia (esattamente come aveva fatto con lui) sono rimasto molto dubbioso...
Nonostante le proteste di papà, che avrebbe voluto tornare ad Averheim perchè Alex fosse visitato da un guaritore, Nikita ha risposto che egli non è più suo figlio, ma un eletto del Grande Orso ,e dopo avergli tolto la mazza e lo scudo gli ha messo in mano una grande spada a due mani presa dai resti dell'accampamento dei Nani.
Ivan è intervenuto per risolvere la contesa tra papà e l'Addestratore di Orsi e ha deciso che per ora il giovane Alexander sarà "gestito" da quest'ultimo (esperto per sua stessa natura nello sfruttare la rabbia del Grande Orso), ma loro faranno ritorno ad Altdorf, dove si metteranno in cerca di un guaritore capace di risanare la sua condizione.
Papà non ha ancora voluto parlare con nessuno, nè con Ivan... nè con me.
Io non so che cosa pensare, probabilmente devo ancora comprendere realmente il fatto che il ragazzo con cui scherzavo, giocavo, litigavo fino al sorgere del sole di ieri ora non è più lo stesso. Adesso Alex, che passe le sue giornate in meditazione assieme a Nikita oppure a limare la propria grande spada con lo sguardo aggressivo perso nel vuoto, mi mette più paura di qualsiasi cosa io mi sia mai trovato davanti.
E' davvero un "eletto del Grande Orso", oppure solo un folle il cui cervello ha ceduto alla violenza e all'aggressività?
E, nel caso sia vera la prima opzione, io che sono suo fratello avrò lo stesso destino?
Non so cosa aspettarmi, e neanche cosa augurarmi. So solo che difficilmente papà potrà resistere a un altro colpo come questo.
Markus
 
UN NUOVO INCONTRO
Un'altra notte insonne. Al freddo e alla costante allerta al pericolo ho fatto l'abitudine da molti anni, ormai... ma la mancanza di sonno non riesco proprio a sopportarla.
La grandinata si è infittita dal giorno della battaglia contro quel manipolo di Nani, rallentando di molto il nostro cammino verso Altdorf e credo non ci rimanga altra scelta che tentare di raggiungere l'accampamento del crocevia di Kemperbad nei prossimi giorni; come se non bastassero il freddo e le punture del ghiaccio che cade dal cielo, due dei miei ragazzi disturbano il sonno di tutti: Alexander e Petyr.
Il giovane Alexander, folle a causa di una botta in testa vibratagli da un Barbacorta, passa la maggior parte delle proprie notti a sbraitare, imprecare e ringhiare come una bestia selvaggia; nonostante Josef si sia opposto fino allo stremo delle proprie forze, ho ordinato che passasse tutto il tempo al di fuori di un combattimento legato a una barella di fortuna: rallenta il nostro cammino ancora più della grandine, certo, ma non posso rischiare che stacchi un'orecchio a chiunque lo guardi per più di due secondi negli occhi.
Almeno, non intendo lasciarglielo fare con i miei ragazzi!
E Petyr... per Ursun, quanto russa quel tipo!!!
L'abbiamo incontrato per la prima volta due mattine fa, mentre smontavamo l'accampamento per riprendere il nostro viaggio verso Kermperbad; si vedeva lontano un miglio che era uno Streltsi, uno dei tiratori kisleviti esperti nell'utilizzo delle armi da fuoco, nonostante non portasse un archibugio ma una coppia di pistole dalla pregiata fattura: stava cercando di raggiungere Altdorf, ci disse, per poi trovare una guida disposta a fargli raggiungere le coste Nord-orientali dell'Impero (dove avrebbe dovuto unirsi alla banda di un Capitano di Ventura di Middenheim incontrato un paio di mesi prima).
Abbiamo deciso di offrirgli aiuto e protezione, un uomo solo, anche se segue le strade più tafficate del Vecchio Mondo, ne ha bisogno come il pane e l'acqua, e almeno fino ad Altdorf condivideremo il cammino con lui; per quanto speri di raggiungere la capitale dell'Impero il più rapidamente possibile e senza incontrare particolari problemi, che mi pare proprio non ci manchino, sono quasi ansioso di imbatterci in un altro gruppo di spiantati desiderosi di ricchezze e fama: se questo Petyr si rivelerà essere un valente guerriero, potrebbe anche tornarmi molto utile.
Per tutte le nevi di Kislev, se combatte con l'intensità con cui russa, sono disposto a pagarlo dandogli il mio stesso arco!
Ivan Coldeye
 
VENGHINO SIORI!
Dannato temporale... sembra che tutta la furia di Ursun in persona si stia riversando sull'Est del Vecchio Mondo!
Abbiamo camminato per diversi giorni nella speranza di raggiungere Kemperbad, e da lì poi Altdorf in cerca di un guaritore che possa dare un responso in merito allo stato di Alexander; purtroppo, non siamo riusciti a muoverci come avremmo voluto e Kemperbad è ancora abbastanza lontano.
Gli animi si stanno tranquillizzando, dopo i giorni difficili che abbiamo passato: Josef ha ripreso a parlare con altri che non siano suo figlio Markus... anche se ancora non guarda Alexander e Nikita. Spero presto riesca ad accettare la situazione.
Questa mattina, però, abbiamo trovato qualcosa di interessante... e preoccupante al contempo.
Io, Nina e Vladimir eravamo a caccia, in cerca di provviste non solo per la mattinata ma per tutta la giornata, quando impantanato in un sentiero fangoso abbiamo trovato un pezzo di stoffa con un piccolo sonaglio. Un sonaglio attaccato a uno straccio colorato, in giro per l'Impero e sopratutto sulla strada per un grande accampamento come Kemperbad può voler dire una cosa sola.
Una troupe del Carnevale del Caos.
Questi disgustosi adoratori della divinità del Caos Nurgle, signore della decadenza e delle malattie, sono letteralmente una piaga all'interno dell'Impero; all'apparenza potrebbero sembrare seguaci del Caos come tanti altri, e sotto certi aspetti lo sono (sono violenti, implacabili e totalmente esaltati)... ma hanno qualcosa in più: sono stati sufficientemente furbi da comprendere che muoversi nell'Impero è più semplice se nascondono le proprie deviate identità sotto l'aspetto di una comune compagnia teatrale e circense.
Non sono pochi i villaggi che sono stati devastati dalle malattie di Nurgle solo per aver ammesso questi divertenti guitti all'interno delle proprie mura.
Parlandone con gli altri, comunque, abbiamo deciso di metterci sulle loro tracce; di solito le compagnie di Carnevale del Caos hanno dietro un diverso numero di Corone d'oro... e poi, ovviamente, sono adoratori del Caos, e per Ursun non meritano di continuare a camminare su questo mondo!!!
Questa sera prepareremo una tattica per quando finalmente gli saremo addosso. Ah, quanto mi mancano i predoni del Nord di Kislev.
Il massimo che questi possono fare e cavarti gli occhi e i denti e appenderti a un palo per le tue stesse budella...
Ivan Coldeye
 
L'ULTIMO SPETTACOLO
E' morto. E' morto e io non ci posso ancora credere. Dopo quanto tempo passato con una persona le sei talmente legata da darla per scontata, considerandola una parte di te quanto una tua gamba, o il tuo cuore stesso?
Beh, io e Vladimir eravamo assieme da parecchio tempo: stessa tribù, stessa unità nell'esercito dello Zar, stessa spedizione a Praag, stesso destino da reietti nella banda di Ivan. L'unica cosa che mi sento di dire, ripensando a ieri, è che Vlad è morto come qualsiasi vero cosacco spera di morire: combattendo le schiere del Caos.
Abbiamo fatto noi pressioni a Ivan perchè ci mettessimo sulle tracce del gruppo di Guitti del Caos, che abbiamo raggiunto al calar del sole; il piano era semplice, visto il temporale, il grosso di noi si sarebbe fatto avanti cercando i membri del Carnevale, mentre Petyr e Boris avrebbero raggiunto furtivamente il centro del loro accampamento in cerca del (si sperava) cospicuo bottino: quel che non sapevamo, è che il loro Capocirco li stava riconducendo al campo proprio in quel momento, e nessuno di loro dormiva beatamente sotto le stelle... sempre che quei mostri dormano poi davvero.
La pioggia battente non ha coperto i mugugnii e la puzza di decomposizione del Carnevale tanto a lungo, ma quando l'abbiamo sentita lo scontro diretto era ormai inevitabile: come sempre io, Vlad e Nikita, accompagnati dal giovane Alexander, eravamo in prima linea più che pronti ad accoglierli. E' stato un vero massacro.
Prima di arretrare per cercare di difendere il corpo senza vita di Vlad ho vist Nikita, la bocca spalancata in una smorfia di rabbia e il pugnale e la vecchia spada che turbinavano nella smaniosa ricerca di qualcosa da far sanguinare... che Ursun sia lodato, non fosse stato per lui di certo non saremmo usciti vivi da quel dannato pantano.
Invece siamo riusciti a costringere i membri del Carnevale di Nurgle alla fuga, decimati e mutilati, conquistando anche il loro tesoro... ovvero una spada e un'armatura leggera. Una spada e un'armatura leggera, Vlad è rimasto ucciso per  UNA SPADA e UN'ARMATURA LEGGERA. Non riesco proprio a levarmelo dalla testa, anche grazie alle urla di dolore di Alexander, che Ivan e Josef stanno curando da una profonda ferita al petto... quel ragazzo è proprio sfortunato, a differenza del fratello, che ho visto destreggiarsi molto bene in battaglia e che questa mattina ha domandato al padre di addestrarlo meglio all'uso dell'ascia a una mano.
Credo rimarremmo ancora un po' qui nell'ex accampamento di quei bastardi; è vicino a un ramo del fiume Aver ed è ancora abitabile, ma proprio le condizioni ancora più gravi di Alex ci impongono di raggiugere Altdorf e i suoi curatori il prima possibile.
Presto la pioggia scemerà e noi potremmo riprendere il cammino e ricordare Vlad diventerà per tutti meno importante di quanto sia il non raggiungerlo nell'aldilà. Si... anche per me. In un certo modo, sta già avvenendo: la pioggia stessa sta dissimulando il suo ricordo, che però ancora gocciola lungo le mie guance squadrate.
Nina
 
SANGUE E MAGIA
Questa mattina ho fatto un altro sogno. Mi muovevo senza lasciare impronte in una grande distesa innevata, quando il cielo ha cominciato a scurirsi; grani nubi mi sovrastavano, prendendo rapidamente la forma del muso di un orso gigantesco, che con voce di tuono mi disse, ripetendolo incessantemente: "Tu sei sangue del mio sangue, araldo della furia dell'Orso".
Per minuti che sembravano anni l'apparizione continuò a ripetere queste parole... fino a quando mi svegliai, con le mani ancora imbrattate del sangue nerastro dei servi di Nurgle. Durante la giornata ho scoperto che anche gli altri hanno fatto un sogno simile, ma che osservavano la grande nube parlare con me... che sia stato designato davvero come "prescelto" da Ursun?
 
Sono passati un paio di giorni dallo scontro e ancora occupiamo quello che era l'accampamento della troupe del Carnevale del Caos; Ivan, Josef, Nina, Vassili e Boris stanno programmando le prossime mosse, ancora interessati a raggiungere Altdorf passando per Kemperbad... una scelta che ben poco condivido, e presa soltanto per placare lo stolto animo dell'Esaul: non c'è guaritore che possa restituirgli suo figlio, oramai. Markus riposa, ancora stremato dalle fatiche della battaglia, così come Alexander, la cui furia irrefrenabile ha concesso uno dei rari periodi di sollievo; vicino a loro dorme Myria... il nostro ultimo "acquisto".
Myria è una maga proveniente dal Collegio di Worden, uno dei più piccoli dell'Impero, situato a poca distanza da Averheim; non sappiamo perchè una diplomata di un Collegio della Magia si trovi dispersa lungo le pianure dell'Aver, e nemmeno perchè si sia data alla vita difficile e poco agiata dei mercenari: quello che sappiamo è che ama il denaro sopra ogni cosa e che è una bella donna... fattore che ha reso più semplice al nostro "Druzhina" permetterle di soddisfare il primo, direi!!!
Pochi di noi la vedono di buon occhio. Chiunque si dica un vero seguace di Ursun diffida della magia degli uomini dell'Impero quasi quanto di quella del Caos, ma Ivan dice che è esattamente quello che mancava alla nostra spedizione.
Non so cosa pensare, credo dovrà vederla in battaglia... d'altra parte avevo dubbi sull'effettiva utilità anche dei due figli di Josef, prima di vederli in azione!
Nikita Greatgrowl
 
FINALMENTE IN MARCIA
Sono passate diverse lune dallo scontro con i Guitti del Caos, la morte di Vladimir e l'incontro con Myria: ci siamo rimessi in marcia dopo una lunga e ho pensato più che meritata pausa e passate le pioggie siamo riusciti a raggiungere il crocevia di Kemperbad.
Scordatevi tutto quello che si dice sulla diffidenza degli uomini del Sud verso quelli del Nord.
E' in realtà molto peggio re di come viene presentata!
I soldati di Kemperbad, un'accozzaglia proveniente da Middenland, Talabecland, Stirland e Averland, non hanno smesso di guardarci con attenzione tenendoci d'occhio in ogni istante; certo non siamo una compagnia comune e qualcuno di loro avrà compreso sicuramente la nostra natura di mercenari e farabutti, ma noi non ce ne siamo curati più di tanto e abbiamo fatto quello che dovevamo: riposarci e rifornire il nostro equipaggiamento.
Personalmente ho abbandonato la spada a due mani per una a mano singola, preferendo la mobilità alla potenza; Nina ha preso la stessa decisione, proteggendosi in più con un nuovo e resistente scudo di legno borchiato: Josef e Markus hanno invece comprato due armature leggere, di modo da evitare la stessa fine del povero Vladimir.
Il soggiorno a Kemperbad si è protratto per poco più di una settimana e lì abbiamo fatto la conoscenza di un gruppo di pellegrini dediti al culto del dio-lupo Ulric diretto a Middenheim; Boris e Vassily, come di consueto hanno attaccato bottone, spingendo il loro capo (un Anziano dalle grandi capacità taumaturgiche) a dare uno sguardo alla situazione del giovane Alexander, ancora in preda alla più nera follia. Non l'avessero mai fatto!
Proprio mentre l'Anziano si stava apprestando ad analizzare il giovane guerriero sia Josef che Nikita l'hanno aggredito allontanandolo e facendoci rischiare lo scontro con i suoi adepti, evitato solo grazie all'intervento delle guardie locali... che hanno poi "consigliato" sia noi che ai pellegrini di lasciare Kemperbad.
Abbiamo così ripreso la strada verso Altdorf, che grazie a una scorciatoia indicataci dai pellegrini prima dell'incidente non dovrebbe essere particolarmente lunga, ma che sicuramente non sarà piacevole; Josef e Nikita continuano a non parlarsi e dopo aver assistito alle reciproche reazioni si guardano con più astio ancora: non so per quanto potremmo andare avanti così.
Per lo Zar, è la prima volta in vita mia che non vedo l'ora di raggiungere la calda, puzzolente e caotica capitale dell'Impero, di modo che diverse questioni si risolvano... e che io possa dare un'occhiata a questo torneo di tiro con l'arco di cui sentiamo sempre più parlare in villaggi e taverne...
Ivan Coldeye
 
SE TI CHIAMO, PERCHE' NON RISPONDI?
Me lo sono chiesto molto, in questi ultimi giorni: Ursun, se ti chiamo, perchè non rispondi?
O forse lo fai, a tuo modo, e ha ragione Nikita.
Da tempo non mi sedevo in una taverna a ubriacarmi e riflettere, e sinceramente non avrei mai pensato di farlo ad Altdorf, così lontano da casa; ma la birra è decente e la compagnia scarsa... due cose che in questo momento non cambierei per tutto l'oro del mondo.
Siamo entrati in città soltanto da un giorno. l cammino è stato rapido da qui a Kemperbad e sostanzialmente privo di pericoli... ma è proprio a poche miglia dalle mura che abbiamo incontrato un paio di nostre vecchie conoscenze: alcuni membri della banda di Nani con cui ci siamo scontrati diverse lune fa, forti di un nuovo gruppo di compagni e più che desiderosi di vendicarsi di noi.
Ma non è finita quì... purtroppo.
Abbiamo iniziato la schermaglia poco lontani da un ponte con il suo fiumiciattolo, in piena a causa della fine ma incessante pioggia che riversava su di noi il cielo; i passi pesanti dei Nani risuonavano nel fango, mentre le frecce di Ivan e Boris sibilavano nella loro direzione, quando da sotto il ponte Nina ha notato alcune figure muoversi furtivamente.
Che chiunque provenga da Kislev e legga le mie parole si fidi dei miei occhi seppur non più giovani: gli Uomini-Ratto dell'Impero, gli Skaven, esistono davvero... e sono un'orda di creature maligne e crudeli quanto il peggiore dei demoni!
I maledetti ratti hanno attaccato sia noi che i Nani, che già eravamo ingaggiati in un corpo a corpo serrato. E' stata una carneficina.
Nikita, Alexander, io e Vassily siamo stati messi fuori gioco e Ivan non ha avutaoalcun'altra opzione se non ritirarsi rapidamente all'interno della città, lasciando i Nani a occuparsi degli Skaven feriti ancora in vita.
Nessuno si è fatto del male seriamente, anzi Nikita dice di aver ricevuto una nuova visione da Ursun in persona, che ha rinvigorito la sua furia aggressiva... Alexander si è rotto una gamba, dovrà stare a riposo per un paio di giorni (che passeremo quì nella capitale) come ha detto il Segaossa che lavora vicino alla taverna, che ha però chiarito fin da subito che curare la sua follia necessiterebbe di così tante Corone d'oro da rendere imbarazzante qualsiasi nostro tentativo di raggiungerla.
Ho sentito Ivan dire che intende puntare su uno dei partecipanti al prossimo torne di tiro con l'arco, ma anche vincesse dubito fortemente userebbe i soldi per pagare un guaritore. Credo sia convinto che in Alexander non sia rimasto più nulla di umano.
 
Ma non ha visto quel che ho visto io.
Quando la mazza del Guerriero Nano gli ha fracassato l'osso della gamba, mi sono gettato in suo soccorso... e l'ho visto!
Era lui, era mio figlio, lì davanti a me, martoriato dal dolore ma comunque più felice di essere tornato in possesso della sua volontà.
E' stato solo un secondo, poi ha perso i sensi... ma ora so che dentro di lui, c'è ancora da qualche parte il mio Alexander.
 
Josef
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