Mi chiamo Giulia, sono nata a Pisa il 20 settembre del 1979 e chi mi conosce bene mi chiama Giulinha.

La mia storia d'amore con il Brasile inizia nel bel mezzo di una sonnacchiosa domenica pomeriggio, sul finire degli anni '80: stavo guardando Domenica In e di colpo la mia attenzione si catalizzò su un chitarrista forse all'epoca ancora baffuto, Antonio Pecci filho, detto Toquinho... Mamma Rai stava già facendo il suo dovere ...

Il pezzo che stava suonando era Garota de Ipanema, la canzone simbolo della bossa nova insieme a Chega de saudade, ma per me era solo una melodia ipnotica e bellissima.

La ballerina che con grazia e classe infinite, pari a quelle di Toquinho, accompagnava l'esecuzione della canzone mi fece capire all'istante che musica e danza per i brasiliani erano indissolubilmente legate.

(Pagherei per ritrovare quel filmato ...)


Fu così che nel 1989, quando esplose il fenomeno della Lambada e il gruppo Kaoma divenne famoso a livello mondiale, non potei che farmi trascinare da questa girandola di ritmo, allegria e gioia di vivere.

L'audiocassetta che conteneva uno dei più grandi successi planetari della storia (secondo forse solo alla Macarena) entrò subito nella mia piccola collezione, accanto a La mia moto di Jovanotti e alla cassetta successiva, Malinconoia di Marco Masini ...

 

Dopo i Kaoma, presenti anche al Festival di Sanremo insieme ad Anna Oxa con una gradevole canzone, mi capitò tra le mani il vinile di Disco Samba.

Sebbene in quel disco si cantasse in portoghese – uno stentato portoghese , per dire la verità – più osservavo le posticce parrucche di quei tre individui più i dubbi cominciavano ad affollare la mia mente ancora acerba … Magari avessi scoperto subito i dischi di Jorge Ben Jor, da cui quei tre impostori avevano attinto a piene mani …

Sentivo che il samba era qualcosa di più e che i "trenini" che accompagnavano quel medley erano uno scimmiottare una cultura musicale autentica e con fondamenta storiche ben solide.

La lambada, benché costruita in parte a tavolino, mi sembrò assai più genuina e quegli assoli di fisarmonica ben più trascinanti delle voci finte dei Two Man Sound.

Oggi non mi tiro indietro se qualcuno mi chiede di accodarmi a un trenino durante un party di matrimonio, anzi cerco di ballarci su con un po’ di suingue  … per salvare dalla monotonia quell'assurdo torpedone sonoro...

 

Per tutti gli anni '90, gli anni della mia adolescenza, non cercai di capire dove si trovasse il vero samba e l'approfondimento che sarebbe potuto nascere dall’illuminazione che avevo avuto vedendo per la prima volta Toquinho in tv rimase un pò sotto traccia.

Il mio interesse cominciò a dividersi tra il grunge-rock dei Nirvana, il soul, il blues, il reggae, lo ska, il rai e perfino il rap … Insomma, tutto ciò che di buono potevo assorbire dai programmi di quel grande contenitore che era Videomusic, l'emittente di cui la commercialissima Mtv ha occupato la frequenza e che per me svolgeva un ruolo di vero e proprio educatore musicale.

Di Mtv salvo solo gli show acustici.

Fu proprio grazie a un video passato su quella emittente che scoprii Jeff Buckley. Corsi subito a comprare quello che sarebbe stato il suo primo e ultimo disco, "Grace", uscito nel 1994.

Per me quel titolo voleva dire che tutto ciò che usciva da quel ragazzo dalla voce d’angelo era fatto con grazia e in stato di grazia, la musica era il distillato della sua anima.


La grazia sembrava essere un requisito fondamentale negli artisti che amavo : era la capacità di non urlare, di esprimere in maniera poetica i propri sentimenti, di essere autentici, senza artifici e pretese commerciali. Solo così si poteva dare vita a emozioni dalla potenza straordinaria.

Oltre alla componente malinconica che ho sempre cercato nella musica, nel mio panorama musicale non è mai mancata la componente legata alla danza, il 90% delle canzoni che ascolto sono canzoni ballabili, lente o veloci, da sola, in gruppo o in coppia! Mi piace ballare qualsiasi cosa, escludo solo il pogo perché ne uscirei inevitabilmente e materialmente distrutta …

E quale migliore repertorio musicale di quello latino-americano poteva soddisfare questa mia esigenza?


Ero rimasta segnata per sempre dal fenomeno Dirty Dancing : considero Patrick Swayze e Jennifer Grey  i pricipali responsabili della mia passione per i balli latinoamericani, grazie a quel film scoprii il significato della parola patchanca e cominciai a imparare il cha-cha-cha, la rumba, il mambo e la salsa.

La spensierata estate del 2002 passata al Ristorante Brasiliano allestito presso la Festa dell’Unità Provinciale, che ricordo ancora con infinita nostalgia, mi permise di mettere a frutto quello che avevo imparato a scuola di ballo e di imparare qualche passo di samba, ma soprattutto di assistere agli spettacoli di apertura delle fantastiche cene a base di picanha, spettacoli trascinanti che prevedevano sempre un samba a due con tanto di apito e che per me erano la rappresentazione concreta del jeito e del suingue brasiliani.

Grazie agli amici conosciuti quell’estate ho avuto anche l’opportunità di ballare qualche coreografia direttamente da un piccolo carro durante una delle sfilate del Carnevale di Viareggio.

Il locale storico dei miei sabato sera era uno solo : il mitico Mariposa di Forte dei Marmi, dove si alternavano balli latino-americani a brani brasiliani di forrò, samba, pagode e axé.

Indimenticabili anche le domeniche pomeriggio passate al pub Pau Brasil di Firenze ad ascoltare pagode e axé dal vivo.

In anni più recenti ho potuto apprezzare il Nana Banana di Torre del Lago, teatro di eventi culinari e musicali finalizzati alla beneficenza e portati avanti dal gestore insieme a una persona molto ricca dal punto di vista umano che ha trovato nel nostro paese un ambiente ideale per farsi apprezzare artisticamente, forte di una carriera già avviata in Brasile con il gruppo Coqueluche : Ton Ramos. 


Quando la pista da ballo era invece il salotto di casa o la mia camera ascoltavo la radio : seguivo, spesso registrandolo e appuntandomi i brani, il programma radiofonico Muevete, condotto dal dj di origine colombiana Cesar Martignon, che dalle frequenze di una radio indipendente fiorentina, Controradio, è stato uno dei primi a portare in Italia i ritmi caraibici.

Cesar ha poi avuto il merito di avere negli anni arricchito il suo programma presentando anche brani della musica popolare brasiliana con le due trasmissioni settimanali Brasileirando e Geleia Geral Brasileira e invitando nel suo studio due compositori brasiliani come Luiz Lima e il già citato Ton Ramos e  l’interprete toscana di bossa nova Barbara Casini.

Esilarante anche il programma “Mai visto alla radio”,  trasmesso sulle frequenze di RTL 102.5 e condotto da Fabio Santini e José Altafini, dove si alternavano i samba-enredo delle varie scuole di samba cariocas, i samba-canções e brani di Tito Puente.

Registravo gran parte di quello che ascoltavo alla radio su cassette, cassette che erano sempre più colorate di verde-oro, perché dopo avere imparato lo spagnolo all’Università mi accorsi che non mi bastava : volevo conoscere anche l'altra faccia dell'America Latina, sentivo già che il Brasile era un continente a parte e inoltre percepivo che la musica popolare brasiliana e soprattutto il samba, quello vero, conteneva in sé, in una meravigliosa e perfetta sintesi, la componente malinconica racchiusa nella parola magica saudade e la componente allegra racchiusa nel ballo.

 

L’occasione per dare conferma a queste mie percezioni finalmente arrivò: nel 2003 partecipai a una festa presso un’associazione culturale della mia città, che aveva organizzato una cena i cui piatti, per lo più brasiliani, erano accompagnati da un'etichetta bilingue in cui si indicavano i nomi dei piatti.

Quale modo migliore di assimilare le prime parole di portoghese?

Entrai subito in sintonia con l’autrice di quei piatti, Isabela, che mi ha trasmesso con passione, entusiasmo e competenza la conoscenza della lingua e della cultura brasiliane.


La mia prima lezione di questa meravigliosa lingua continuò con la lettura di un oroscopo scritto in portoghese, fatta per gioco insieme a Tico, l’altro mio parceiro in questa grande avventura, con cui ho avuto il piacere di vedere dal vivo Neguinho da Beija-Flor e i Terrasamba. Altri compagni di avventura furono e sono i queridos Paola e Marco. Memorabile la serata passata con Tico e Il Giaco a cercare di cantare e suonare alcune perle della Mpb.

Quell’oroscopo non me lo rivelò, ma quella festa mi aveva  fatto incontrare due persone che sarebbero diventate dei grandi amici per me e dopo quella serata e dopo le tante altre serate passate in loro compagnia realizzai cosa voleva significare la famosa frase di Vinicius de Moraes , “La vita, amico, è l’arte dell’incontro”.


Non sapevo ancora che anni dopo avrei avuto tra le mie mani un bellissimo vinile che portava come titolo quella stessa frase e che era il frutto del magico incontro tra un paroliere (Sergio Bardotti) un poeta (Giuseppe Ungaretti), un cantautore (Sergio Endrigo), il chitarrista Toquinho e un ex diplomatico brasiliano, il poetinha del futuro samba che gli sarà dedicato.

Mi appassiono allo studio del portoghese, in aula con il corso di conversazione di Isabela e a casa leggendo un periodico rivolto a immigrati lusofoni (Agora Noticias).

Una volta che le canzoni più belle della bossa nova e della MPB si rivelano totalmente anche nel loro significato letterale inizio a costruire la mia personale trinità, collocandovi fin da subito tre artisti meravigliosi : Chico Buarque, Caetano Veloso e Djavan.

I molteplici duetti e collaborazioni che i tre hanno intrattenuto con altri artisti della scena musicale brasiliana mi permettono, come in un gioco dell’oca musicale, di scoprire passo dopo passo altri giganti come João Gilberto, Gal Costa, Maria Bethânia, Elis Regina, Ivan Lins, Gilberto Gil, e il Maestro Soberano, Antônio Carlos Jobim.

Finalmente scopro chi sono gli autori di quella canzone cantata anni prima da Toquinho a Domenica In.

 

E comincio a sognare il Brasile attraverso la musica …

Se chiudo gli occhi e penso ai cortili delle grandi case dell’interno e alle feste dove tutta la famiglia suona e canta vedo i Fundo de Quintal, Jorge Aragão, Martinho da Vila.

Se chiudo gli occhi e penso al linguaggio universale della musica e all’armonia e alla pace che può creare nell’animo umano ai miei orecchi giunge il suono del brillante bandolim di Hamilton de Hollanda e  la grandiosa architettura musicale del Trio Madeira Brasil, musicisti di "choro" tra i più virtuosi al mondo.

Se chiudo gli occhi e penso a un gruppo di ragazzi che giocano a pallone sulla spiaggia di Ipanema la vedo subito animata dalle splendide musiche di Sergio Mendes e Jorge Ben Jor, due assoluti geni musicali assolutamente universali e moderni e che hanno composto melodie intramontabili  e maledettamente ballabili.

Se chiudo gli occhi e penso a due ragazzi molto tosti che hanno trovato nel samba la loro ragione di vita e hanno fatto del samba una fenice che può avere ogni volta una vita e un registro differenti e ogni volta sempre più affascinanti … penso a Seu Jorge e a Marcelo D2.

 

La musica popolare brasiliana è lo specchio di un paese dai mille colori e dalle mille sfumature, generoso e multiforme, nella sua conformazione naturale e nell’atteggiamento dei suoi abitanti.

Mi accorgo finalmente che non c’è solo il samba e soprattutto che il samba ha mille facce.

Ritrovandomi spesso a sognare ad occhi aperti il Brasile cerco di captare immagini dalla tv - visto che Internet non è ancora entrata in casa mia - e vedo che ogni tanto propone frammenti di Brasile : un grazie a chi ha invitato al Festival di  Sanremo Jovanotti e Carlinhos Brown insieme ad un’esplosiva sezione percussiva, Gabriel o Pensador con la sua crew e Gal Costa insieme a Sergio Cammariere.

Ma è sempre la radio  che ancora una volta supplisce al ruolo che la tv ha quasi del tutto abbandonato ed è così che ho avuto modo di trovare nella trasmissione Brasil su Radio 1 il punto di riferimento più completo e autorevole sulla musica brasiliana.

Il saluto iniziale "Seja bemvindo ...!e le prime note di 'Mas que nada' sono capaci tutte le volte di darmi una carica pazzesca : significa che sta iniziando una notte speciale, il flusso delle emozioni scorre in sincronia alle note e alle parole.

Il conduttore, Max De Tomassi, è capace di trasmettere con competenza e naturalezza il suo amore per il Brasile, invitando nel suo salotto-studio le persone che per mestiere o per passione hanno a che fare con il Brasile e dando luogo a incontri di alto livello come quello, indimenticabile, con Chico Buarque.

Con l’avvento di Internet inizio a scaricare Brasil su podcast (che rivoluzione!) e scopro anche Musibrasil, il mensile online di informazione sulla musica e sulla cultura brasiliana, che mi tiene informata su varie iniziative ed eventi e non mi fa perdere una perla rara andata in onda nel 2008 in tv : il documentario di Tonino Pinto sui 50 anni della bossa nova.


Le teche Rai mi danno la possibilità di guardare alcune puntate della mitica trasmissione di Beppe Grillo “Te lo dò io il Brasile” :  mi rendo conto che sarà difficile rivedere Rita Lee sui nostri schermi e che, a dispetto dell’enorme offerta dei canali satellitari, oggi viene prodotta una minima parte della cultura di respiro internazionale che quella trasmissione, da sola, era riuscita a produrre.

Nel 2004 visito Lisbona, Sintra e Cabo da Roca e inizio al meglio la mia scalata del mondo lusofono, con la convinzione che per capire il Brasile dovevo scoprire prima il Portogallo.

E mi accorgo subito che il portoghese europeo ha una cadenza molto più chiusa rispetto a quella a cui ero abituata studiando il portoghese brasiliano.

 

Insieme a Marta e Irene, le mie compagne di avventura, scopro una città romantica e fuori dal tempo e piena di un fascino abbagliante, dato dai suoi colori e dal suo essere così dolcemente affondata nel fiume Tago : porterò per sempre nel mio cuore il suo cielo azzurrissimo, la lucentezza degli azulejos, i marmi bianchissimi dei suoi palazzi e le stupefacenti rovine del Convento do Carmo lasciate dal terremoto del 1755.

Scopro il quartiere della Mouraria, di origine araba, dove si suona il fado e si canta l’amore per la propria donna e l’amore per la propria città, custode di un glorioso passato.

Al ritorno comincio a interessarmi ad artisti come Amalia Rodrigues, Dulce Pontes, Cesária Evora, Mariza e assisto al concerto della capoverdiana Lura, una vera forza della natura.

Nel 2005 mi laureo con una tesi dal titolo “ Storie di vita e migrazione. Uno studio su donne brasiliane residenti in Italia”.

Intervisto sei donne brasiliane residenti a Pisa e indago sul loro percorso migratorio e sulla loro condizione psico-sociale di donne immigrate.

Nello stesso anno, mentre mi trovavo a Pistoia per un concerto di B.B.King  leggo su un cartello stradale questa indicazione  : Monumento al Soldato Brasiliano, San Rocco.

E’ l’inizio di un’avventura nell’avventura, mi informo su questo nuovo frammento di Brasile a portata di mano e conosco Mario Pereira, il custode del Monumento Votivo Militare Brasiliano, che ho avuto l’onore di intervistare nel 2008.

Mi racconta di una storia nella Storia, ancora poco conosciuta : 457 soldati brasiliani (sui 25mila che erano partiti), al seguito della Quinta Armata statunitense , sono morti lungo le trincee della Linea Gotica per liberare il nostro paese dall’occupazione nazi-fascista e hanno avuto la loro prima sepoltura nel sacrario di Pistoia. Dopo la traslazione delle salme presso il Monumento dos Pracinhas a Rio de Janeiro, al posto del cimitero è stato costruito un bellissimo monumento alla moda degli edifici di Brasilia, ma circondato dalle dolci colline pistoiesi.

Un luogo veramente suggestivo che invito chi legge a visitare.

Tra quei ragazzi che si sono sacrificati per la nostra libertà e che hanno lasciato un segno indelebile nel cuore dei tosco-romagnoli c’era anche il padre di Mario, Miguel, che dopo la fine della guerra ha sposato una ragazza di Pistoia e ha ricevuto l’incarico di primo custode del Monumento.

Comincio a guardare con occhi diversi luoghi vicinissimi a casa mia che nascondono  altri pezzi di Brasile, come la città di Massarosa, la prima ad essere stata liberata dai soldati brasiliani e ricordo, con una rinnovata consapevolezza, la commozione di mia nonna di fronte alle immagini della telenovela “Terra Nossa”dove accanto alle vicende dei protagonisti scorrevano le immagini originali dell’entrata in guerra in Italia dei brasiliani a fianco degli americani.

Ciò che nella novela era romanzato trova il suo risconto storico nel documentario “La sottile linea brasiliana” di Marilia Cioni, che ho il piacere di conoscere durante un incontro sulla Resistenza a Pisa.


Nel settembre 2009 si realizzano due sogni : io e Michele ci sposiamo e condividiamo il “mio” Brasile. Scegliamo di visitare Rio, Iguaçu, il Maranhão e Salvador.

Porto con me anche un pezzetto di Brasil, la borsa vinta grazie a un piccolo quiz radiofonico promosso da Max De Tomassi.

Stando sulla cima del Corcovado e ammirando la cidade maravilhosa che brulica sotto i miei piedi, finalmente sento scorrere a pieno nella mia anima le parole di Samba do Avião : “Minha alma canta, vejo Rio de Janeiro, estou morrendo de saudade …”

Rio mi appare come una città disegnata da Dio, con una orografia spettacolare e una natura scenografica.


Anche il viaggio in bonde verso il Cristo Redentore non è stato avaro di emozioni : un gruppo di musicisti, che si propone ai turisti con l’emblematico nome Bom de samba e si esibisce sfidando la pendenza, ci propone un medley dei brani più famosi del repertorio della MPB. Alcune ragazze brasiliane non sono da meno e si mettono a sambare, ho la conferma che il ritmo pervade davvero ogni momento della vita dei brasiliani.

Con l’aiuto della nostra competente guida italo-brasiliana, Fabio,visitiamo il quartiere della Lapa : cenando nello storico locale Rio Scenarium, il tempio del samba de gafieira, ho la consapevolezza di trovarmi in un posto poco frequentato dai turisti e per una sera, anch’io mi sento un po’ carioca.

Grande è stata la mia gioia quando ho sentito che il gruppo in cartellone quella sera stava suonando le musiche del Trio Madeira Brasil, ammirate nel film Brasileirinho.

 

Lasciamo Rio dopo  una visita - ahimé – di soli tre giorni e ci dirigiamo verso Iguaçu, dove l’emozione di vedere l’imponenza delle cascate si affianca all’emozione di festeggiare il mio trentesimo compleanno tra Brasile e Argentina e con un sottofondo irripetibile : il coro di un gruppo di turisti argentini.


 Il Maranhão è un viaggio nel viaggio, una meta poco conosciuta anche dagli stessi brasiliani, dove ho visto vacche magrissime, case di paglia e muli usati come mezzo di trasporto.

Il paesaggio è quasi lunare, le enormi distese dei “lenzuoli” di sabbia silicea si intervallano a pozzi di acqua dolce dove i nostri due amici di Brasilia, Mario e Rosa, passano la maggior parte del tempo …


L’escursione nelle acque del fiume Preguiça, con le sue rive traboccanti di mangrovie, un tempo forse abitate da numerosi bradipi, è come un assaggio di Amazzonia ed è l’unica via di accesso a minuscoli villaggi di pescatori dove pare che il tempo si sia fermato.


Memorabile l’incontro con tre ragazzi giapponesi che stavano passando lì le loro vacanze e che frequentavano l’Università in Brasile per studiare il portoghese. C’è un filo rosso che unisce il Brasile al Giappone, una storia di migrazioni e di ritorni che sarebbe interessante toccare con mano in un prossimo viaggio, a San Paolo prima e magari a Tokio poi …

Il nostro viaggio si conclude là dove tutto era iniziato, nella estaçao primeira do Brasil,Salvador de Bahia de Todos os Santos.

Qui l’influenza della cultura africana è davvero forte, gruppi danzanti risalgono ballando al ritmo dei tamburi le strette e irte stradine del pelourinho e molto presente è anche la musica reggae.

Ammiro le acrobazie di capoeira, la roda che ho amato di più è stata quella sulla spiaggia dell’Isola dei Frati.

E’ la prima volta che visito un paese coloniale e qui la Storia si respira nell’aria, tra il busto di Zumbi dos Palmares e il Farol da Barra, che protegge la baia a memoria della potenza marittima della città.

Le chiese sono di una bellezza un po’ decadente,  la città mi sembra un enorme presepe.

Dove vagano tanti Gesù bambino … affamati di cibo e di affetto …

Non potrò mai dimenticare gli occhi, pieni di una tristezza inconsolabile, di quel bambino cresciuto troppo in fretta, che a mò di giocoliere agitava tra le sue mani due piccole ma pesanti noci di cocco.


Mi rendo conto che la musica può molto spesso essere l’unica via di salvezza per tanta gente disperata, il linguaggio universale che in Brasile ha fatto anche da collante tra classi sociali spesso molto distanti tra loro.

Ed è ancora una volta la musica che lascia nel mio cuore un’immagine indelebile del “mio” Brasile : ricorderò per sempre il viaggio tra la città di Salvador e l’isola di Itaparica, dove, a bordo di una barca degna di uno dei migliori film di Bud Spencer e Terence Hill e ben equipaggiata di centinaia e centinaia di lattine di guaranà e di caipirinhas, quattro ragazzi hanno suonato e cantato insieme a tutti i passeggeri praticamente l’intero repertorio della musica popolare brasiliana, fino a che anche l’ultima corda del cavaquinho non ha ceduto, spezzandosi di netto…

 

Ho scoperto un paese molto affezionato all’Italia e voglio continuare a scoprire altri segni di questa amicizia.

Mi domina la convinzione che chi ascolta buona musica o chi è un bravo artista prima o poi si imbatte nella musica brasiliana, prova ne siano le decine di collaborazioni che si sono formate a livello internazionale tra artisti brasiliani e artisti del resto del mondo ...

Mi interesso a tutte le parcerias tra artisti brasiliani e italiani, sono tanti gli incontri che hanno unito i nostri più grandi artisti  ai più grandi artisti brasiliani : Lucio Dalla e Ivano Fossati con Ivan Lins, Fiorella Mannoia e Chico Buarque, Jovanotti e Franco Cava …  ma quella che amo di più è quella tra Sergio Endrigo e …ancora lui, Vinicius de Moraes …

Che il suo Samba de Bêão possa essere di buon auspicio per beneficiare di tutto quello che l’universo Brasile potrà ancora donarmi.  Oggi, domani e sempre.

Saravà meus amigos, presentes e futuros !