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15 Marzo 2007, Roma

INTERVISTA CON IL MINISTRO DELLA "ATTUAZIONE DEL PROGRAMMA", GIULIO SANTAGATA

 

 1) Quale il momento che lei reputa più significativo nella fase  fondante  dell'Ulivo che, in atto dal '95, ha portato alla elezione del 2006.

 

In questi 12 anni i passaggi importanti sono stati diversi: dalle elezioni vinte del 1996 alla presa di coscienza di dare vita ad una forza politica in cui confluissero le culture riformiste di questo Paese che provengono da strade diverse. Sicuramente, però, il passaggio che mi sento di segnalare maggiormente è quello che ci ha condotto a decidere di utilizzare lo strumento delle elezioni primarie per designare il candidato premier del centrosinistra. Un momento fondamentale, che è riuscito a fare scuola anche in Europa e che, per dimensioni e risultato, ha rappresentato la decisiva spinta propulsiva verso la vittoria elettorale e ora costituisce un patrimonio fondamentale nella costruzione del Partito Democratico.

 

 2) Lei appare una persona schiva ed un pensatore dell'era moderna. Come ha coniugato area interpersonale e figura istituzionale

 

La definizione di “pensatore” mi sembra troppo impegnativa. La riserverei ai veri intellettuali. Io mi sento un dilettante della politica. La faccio perché riesco ancora a divertirmi e questo è il criterio che mi permette di separare la vita privata da quella pubblica e istituzionale. Evito costantemente di diventare un uomo “ad una sola dimensione”. Evidentemente la dimensione politica è rilevante ma non totalizzante.

 

3) Donne, giovani, in particolare, società civile, in genere, continuano ad essere sottorappresentati nell'attuale coalizione di Governo. Quali azioni positive garantiranno equità in tal senso?

 

Quello della sottorappresentazione di giovani e donne all’interno del mondo politico è un problema notevole. L’accesso alla politica ha spesso modalità che definirei “respingenti” e usa meccanismi, linguaggi e forme che non favoriscono la partecipazione. In questo modo la politica, nel momento in cui dovrebbe ricercare il massimo di consenso, contraddice se stessa limitando la partecipazione. Ovviamente queste difficoltà sono più acute per categorie, diciamo così, più deboli: le donne, che devono tenere insieme tempi di vita e tempi di lavoro, e i giovani, che faticano ad appassionarsi ad una politica che propone meccanismi e forme così farraginosi. Al di là delle quote, pur utili in alcune circostanze, è la modalità che deve cambiare. Il partito democratico si fa apripista di questo cambiamento, favorendo la partecipazione. Io dico spesso che bisognerebbe riuscire a ritagliarsi mezz’ora al giorno per fare politica.

 

4) Tutti noi abbiamo guardato con ammirazione la innovazione avvenuta con La Fabbrica del Programma di Prodi, prima, ed Incontriamoci, poi. Ci racconta chi o cosa vi ha ispirati a creare questo "nuovo modo di fare politica", che ha portato migliaia di persone, e molti di noi, in questi ultimi 2 anni, ad avvicinarsi alla Politica, in maniera nuova?

 

In questi giorni cade il secondo anniversario della “Fabbrica del Programma”. Due anni fa abbiamo avvertito proprio l’esigenza di allargare la tradizionale partecipazione alla vita politica, ritenendo insufficiente il modello tradizionale. Per questo ci siamo inventati questa forma nuova, trovando nella costruzione del Programma elettorale l’elemento attorno al quale attivare cittadini, associazioni e categorie. Ha funzionato abbastanza bene, andando a riempire in modo positivo uno spazio politico in un periodo ancora lontano dalle elezioni politiche. In seguito, poi, il ruolo della Fabbrica l’ha preso la community di “Incontriamoci” che tiene viva e mette in comunicazione una rete di oltre 25.000 persone. Attraverso il meccanismo del “meet up” vengono organizzati incontri nei territori e si mobilitano i cittadini sui temi al centro del dibattito politico.

 

5) Il Partito Democratico nascerà per le prossime elezioni Europee? E, soprattutto, ci sarà spazio concreto per la Società civile, e per i Giovani e le Donne?

 

Sono certo che il Partito Democratico sarà operativo per le Europee del 2009. Abbiamo davanti a noi due anni intensi e fondamentali. Con un passo alla volta sono convinto che non falliremo il risultato. Per quanto riguarda la presenza di società civile, giovani e donne vale quanto detto prima: il Manifesto del Partito democratico che da pochissimi giorni è iniziato a circolare, prevede proprio nuove modalità di partecipazione che possano garantire un’ampia presenza di uomini e donne che si avvicinano per la prima volta alla politica. Il meccanismo di “una testa un voto” nella formazione degli organi costituenti, ne è la testimonianza lampante.

 

 

2 Marzo 2007, Roma

INTERVISTA CON IL MINISTRO DELLA "FUNZIONE PUBBLICA ED INNOVAZIONE", LUIGI NICOLAIS

  

1) Quando giovane sognatore, nel 1968 si laureò in ingegneria chimica alla Federico II di Napoli, aveva già tra le sue priorità quella di una carriera politica da riformatore?

 

 

 Nel 1968 non pensavo minimamente di intraprendere alcuna carriera politica.

In quel periodo, appena laureato in ingegneria, mi trasferii negli Stati Uniti d’America. Grazie alle competenze acquisite cominciai a lavorare presso una fabbrica che si occupava della fusione dell’acciaio. Lì ho svolto per un anno le mansioni di dirigente di un laboratorio. Sin da quel tempo compresi che avrei svolto il mio lavoro nel campo della ricerca universitaria.

 

 

2) Come ricorda la sua esperienza di Presidente della Città della Scienza a Napoli, e quella di Assessore alla Ricerca della Regione Campania (con la grande innovazione dei Centri di Competenza), in mezzo alla Sua gente?

 

 

 La mia attività di Presidente della Città della Scienza la valuto altamente positiva. Purtroppo è stata un’esperienza troppo breve. Si può dire che ho solamente avviato il percorso intrapreso dalla Città della Scienza, ma, ciononostante, ricordo in particolare l’accordo di programma sottoscritto con il MIUR. L’esperienza di Assessore presso la Regione Campania è stata particolarmente soddisfacente. Il collegamento, in particolare, creato tra Università, impresa, forze sociali e produttive ha consentito l’affermarsi in Campania di un modello interessante di ricerca scientifica applicata e di particolare rilevanza, poi, è stata la diffusione dei modelli di e-governement che hanno confermato la necessità della concertazione degli stessi al fine di garantire maggiore semplificazione nell’amministrazione. I centri di competenza, infine, hanno rappresentato un’iniziativa che inizialmente non sembrava godere del consenso comunitario, ma che in fine si è dimostrata essere una scelta vincente a tal punto da essere considerata una best practice  per il Quadro Comunitario di Sostegno 200-2006.

 

 

3) A quale, tra le sue 379 pubblicazioni scientifiche e i suoi 25 brevetti, rimane più affezionato e fedele?

 Sicuramente la pubblicazione che ricordo con più affetto è  quella realizzata con il prof. Di Benedetto inerente la fratturazione per i materiali polimerici. All’epoca quella pubblicazione ha rappresentato una novità assoluta in campo scientifico e fonte di grandi soddisfazioni.

Tra i brevetti ricordo quello sui Polimeri Idrofilici che ha determinato, tra le altre esperienze, un interessante Start Up imprenditoriale.

 

 

4) Piano qualità, cantieri di innovazione, CAF, riduzione dei costi della macchina amministrativa, piano nazionale pluriennale per il miglioramento continuo delle pubbliche amministrazioni, massimizzazione della qualità dei servizi ai cittadini e alle imprese basteranno a fare dell'Italia una nazione competitiva in Europa?

 

Certamente non saranno sufficienti da soli, ma possono fungere da premesse per poter affrontare la sfida della competitività accanto al radicale cambiamento della Pubblica Amministrazione,

Rappresentano sicuramente delle risposte al bisogno di trasformazione del tessuto imprenditoriale che deve riuscire sempre di più a competere su qualità ed innovazione in tutti i settori merceologici, anche quelli più tradizionali.

 

 

5)  Non sarebbe altrettanto importante legiferare su una reale presenza di donne e giovani nei punti strategici del mondo politico, scientifico, decisionale per uno sviluppo innovativo equo, nazionale ed europeo?

 

 Sicuramente si. Contributo di giovani e delle donne è essenziale per il buon andamento dell’Amministrazione e del Paese in generale. Ritengo che la chiave per affrontare insieme la questione di genere e quella generazionale sia data principalmente dal riconoscimento del merito. Bisogna spingere sempre di più sul merito come strumento di promozione in luogo del criterio di anzianità.

 

 

21 Febbraio 2007, Roma

INTERVISTA CON GIANNI PITTELLA, EUROPARLAMENTARE, NEO-ELETTO PRESIDENTE DELLA DELEGAZIONE ITALIANA AL PSE


Caro Onorevole,

1) Cosa cambia nella tua azione politica da quando eri consigliere  comunale di Lauria,  tuo paese natale, ad oggi, con l' incarico di  presidente della delegazione italiana al PSE?


 Cambia certamente la qualità e la dimensione dei problemi,cambia il  taglio con cui li affronti,non certo la passione che, per  fortuna, e' la  stessa che provavo quando ho iniziato a fare i primi passi della mia vita politica ed istituzionale.
 Devo anche dire che la esperienza europea, soprattutto questa, ha  cambiato molto me stesso, la mia testa.
 Ora mi accorgo come i tanti particolarismi e localismi, non quelli  virtuosi, siano molto meno importanti di una visione globale, di uno  sguardo e di un impegno di insieme.

 2) Quali le manovre idonee a stimolare la crescita in Italia per  recuperare in competitività?


 La patogenesi della crisi e' certamente multifattoriale : noi non  siamo cresciuti perchè il mondo e' stato fermo,quando e dove la  crescita e' ripresa e' avvenuto lontano da noi,i settori trainanti la  ripresa ( in particolare quelli della new economy ) non sono  propriamente quelli nei quali si e' distinta la economia europea,la dimensione delle nostre aziende e' ancora troppo piccola,noi non  abbiamo ancora un sistema finanziario adeguato.
 Ma le cause d'origine,la etiologia,affondano le loro radici in eventi e scelte più remote.
 Concordo con chi sostiene che la disdetta degli accordi di Bretton - Woods (tutte le monete si cambiavano col dollaro e il dollaro con l'oro)abbia avuto un effetto dirompente azzerando la griglia protettiva delle economie nazionali e proponendo,in luogo del primato della sfera pubblica sulla economia,la egemonia dei mercati finanziari e
 commerciali e una dimensione non più nazionale ma globale.
 A ciò si aggiunga il cambio epocale realizzato con il crollo del muro di Berlino,responsabile della caduta di ogni residua protezione garantita dalla logica bipolare.
 Ecco,prima di prospettare ricette,occorre avere bene in mente le cause della crisi.


 3) Come ritornare a parlare seriamente di innovazione e ricerca nel nostro Paese?


 Puntare su innovazione e ricerca e' senza dubbio prioritario.
 Ma io vorrei delineare una agenda di punti che riguardano l'Europa e, quindi anche l'Italia :
1) superare la asimmetria tra la  dimensione europea della moneta (peraltro controllata dalle Banche Centrali )e la titolarità nazionale delle politiche economiche
 2) completare la realizzazione del mercato interno,con la armonizzazione ( non semplicemente  il mutuo  riconoscimento ) delle regole che riguardano fisco,pagamenti,mercati finanziari,servizi, mobilità delle persone,qualifiche professionali,etc.
 3)  innovare profondamente la filosofia del sistema bancario tesa,oggi, più all’ amministrazione delle risorse che alla messa a  disposizione dei fondi necessari agli investimenti e alla crescita

4)  de-ideologizzare la Strategia di Lisbona,puntando a poche chiare scelte concrete : se  la competizione e' ormai sull'
 immateriale,è lì che dobbiamo puntare.
Realizzare la società della conoscenza significa ad esempio finanziare le grandi reti telematiche e renderle fruibili dai cittadini .
5) trasformare il cosiddetto modello sociale europeo in Welfare delle opportunità, intervenendo con giudizio ma anche con coraggio,sui sistemi previdenziali sanitari ed assistenziali,in modo da renderli più equi, più moderni, più adeguati ad una società profondamente cambiata
6)  rafforzare la politica di tutela della concorrenza,con misure che riguardino non solo , come prevalentemente avviene ora,chi sta nell'arena di gioco, ma anche chi sta fuori .
 Occorre aumentare gli ingressi e le uscite dal mercato,agendo su vari  tasti : la liberalizzazione delle professioni con la riforma degli ordini,la eliminazione delle tariffe minime,il superamento del divieto della pubblicita',il superamento dell'esame di stato,la messa in discussione del valore legale del titolo di studio;il miglioramento della legge sul fallimento;l'educazione alla imprenditorialità;la  diffusione dell' ICT;la proliferazione dell'apprendimento on the
 job; il potenziamento delle attività di ricerca; etc.
 7) Last-but-not-least affrontare il nodo dei meccanismi decisionali in sede europea e riformare il Bilancio.
    

4) L'attuale manovra finanziaria favorirà sino a quale punto un sereno percorso RIFORMISTA?

 Occorreva fronteggiare i disastri compiuti dal governo Berlusconi  rispetto ai conti pubblici.
 Abbiamo ereditato una situazione disastrosa,col rapporto tra  deficit e PIL superiore al 4 per cento,il rapporto tra debito pubblico e PIL superiore al 106 per cento e con una crescita pari sostanzialmente a  zero.
 Non avevamo solo il dovere di rimetterci in regola coi parametri del Patto di Stabilità europeo.

Avevamo un obbligo ancora più forte nei confronti di noi stessi,dei nostri figli : rimettere ordine nella nostra casa e nelle sue finanze.
 Lo abbiamo fatto e in piu' abbiamo dato ossigeno alla economia con la riduzione del cuneo fiscale e contributivo,con le liberalizzazioni,con gli investimenti per le infrastrutture fisiche e immateriali che solo al sud ammonteranno a 120 miliardi,tra risorse europee e nazionali.
 Dovremo accelerare su questi ultimi punti e affrontare altri nodi strutturali della economia italiana,dalla previdenza all'assistenza alla sanità.

 5) GENERE E GENERAZIONI sono elementi ritenuti da te fondamentali, e come, per la trasformazione dello scenario politico? che spazi ritieni debbano avere nell'attuale panorama politico italiano ed europeo?

 Senza il contributo determinante di Giovani e Donne non andremo da nessuna parte.
 Una società  e una politica nelle quali i giovani e le donne stanno ai margini,non ha la vitalità,la creatività,la forza per tornare ad essere competitiva.
 Riformare l' Italia significa innanzitutto abbattere le barriere che impediscono agli outsider di entrare e di contare.
 Significa avere il coraggio di colpire tante rendite di posizione e  tanti privilegi che sanno di medioevo.

 

 

28 Gennaio 2007, Roma

INTERVISTA CON ANDREA PEZZI, NOTO PERSONAGGIO TELEVISIVO E NON SOLO

 

 

1) Dalla TV-Giovane MTV (come Voice Jockey) alla Comunicazione (come esperto per Grandi Multinazionali) alla Televisione (tra le tante, il successo di TORNASOLE sulla Rai) alla scrittura di Libri (sulla "Globalizzazione" e sui nuovi scenari), Andrea: quali i momenti che ti hanno maggiormente arricchito come uomo e come professionista?

 

 

La mia crescita non è legata alle cose visibili che faccio, ma allo studio. Il lavoro è solo il banco di prova in cui gioco a mettere in pratica le conquiste interiori che raggiungo. Se in ogni caso dovessi dare un risposta comunque non esaustiva direi che gli ultimi 6 anni in cui ho avuto modo di viaggiare molto sono stati decisamente fortificanti. Il coraggio delle proprie idee e delle proprie ambizioni riesci a farlo crescere nella misura in cui ti rendi conto che il mondo è grande, che le idee sono tante, che gli stili di vita sono tanti... e che forse noi italiani non abbiamo sempre ragione.

 

 

2) Da giovane, come vedi questo momento storico , da un punto di vista politico e culturale, per l' Italia e l' Europa? C'è spazio concreo per la Innovazione?



L'innovazione non è mai stata e mai sarà garantita dal sistema. L'innovazione nasce sempre e solo da uomini liberi che stanno fuori sistema, che vivono per la società ma non le appartengono. La nostra cultura italiana in particolare però ha bisogno di essere rifondata da capo. La classe dei sedicenti intellettuali del nostro paese non è in grado di garantire nessun tipo di crescita e di valore per il nostro paese, e per questo sarebbe ora che si togliessero di mezzo. Ovviamente so che non lo faranno mai e tanto meno credo si debbano fare delle rivoluzioni. Ancora una volta è un problema di tipo individuale. Arrivare al potere in campo culturale e intellettuale significa avere una missione, sentire una responsabilità profonda: un intellettuale è colui il quale sa vedere dentro la realtà e sa dare risposte pratiche e concrete alla vita reale: le congetture servono solo a drogare il sistema.

Cercare il potere va bene ma prima, individualmente ognuno di noi deve cercare la propria eccellenza.

 

3) Cosa ne pensi del Progetto "INNOVATORI EUROPEI"?

Condividi sul fatto che le DONNE e i GIOVANI siano

 I VERI INNOVATORI delle nostre Società?



Credo che essere pionieri oggi non sia più un atto eroico ma una necessità. I giovani sono sempre interessanti nella misura in cui la loro coscienza è ancora flessibile e quindi potenzialmente sono un ottimo serbatoio di novità e crescita per tutta la società. Le donne invece, fatte alcune eccezioni, sono incapaci di prendersi la responsabilità della loro vita. Dovrebbero smettere di dare il primato ai valori biologici della coppia e della maternità per diventare davvero un faro per la società del futuro.