01 - David Bowie


David Bowie
(vc, sax, gtr – David Robert Jones, Brixton (London), Eng, 1947) è considerato come il primo artista che è riuscito a programmare carriera e immagine pubblica e rimane tuttora uno dei grandi enigmi della musica pop/rock.
Proveniente da uno dei quartieri più popolari di Londra, David amava l’arte, la poesia beat ed il R&R. Dopo essersi diplomato alla Bromley High School, dove conobbe Peter Frampton, nei primissimi anni sessanta il ragazzo si dette per un breve periodo alla carriera di pubblicitario ma nello stesso tempo svolgeva l’attività di sassofonista con svariati gruppi della zona, che suonavano prevalentemente R&B. 
Il più famoso di questi complessini (i primi erano stati i Kon-Rads e gli Hooker Brothers), era quello denominato King Bees (dal nome di un famoso brano attribuito a Slim Harpo), composto da Bob Allen, Frank Howard, Roger Bluck e George Underwood, con il quale David si azzuffò, pare per via di una ragazza, al punto da ricavarne una dilatazione permanente della pupilla dell’occhio sinistro (midriasi cronica).
Da ricordare due cose: questo incidente, avrebbe fatto assumere a David uno sguardo particolare che viene considerato tra le ragioni del suo successo iniziale e che lui ed Underwood rimasero ottimi amici, tanto che quest’ultimo per parecchio tempo resterà nel suo entourage
A quell’epoca, il cantante-sassofonista portava i capelli lunghissimi e pur di non tagliarli privò i suoi compagni della possibilità di apparire in TV ad uno show, comunque poco dopo, esibendosi ad una festa di matrimonio, i cinque ebbero l’opportunità di conoscere Les Conn, un piccolo impresario della zona, il quale si offrì di far loro da manager e autore di brani, come “Liza Jane”, pubblicata su un singolo che sul lato b presentava una versione di “Louie Louie Go Home”, un brano di Paul Revere & The Raiders, che in seguito diventerà ricercatissimo dai fans.
In seguito, i King Bees si sciolsero ed il futuro Bowie avrebbe registrato “Hello Stranger”, prodotto da Shel Talmy (arrangiatore e produttore di "You REally Got Me, dei Kinks), quindi seguirono altri singoli, sempre con nomi diversi, tra cui “I Pity The Fool”, un brano di Bobby Bland attribuito ai Mannish Boys, dove pare che suoni anche Jimmy Page, “You’ve Got A Habit Of Leaving”, a nome Davy Jones.
Fu poi la volta di “Can’t Help Thinking About Me”, attribuito ai Lower Third (composti anche da Dennis Taylor, Phil Lancaster e Graham Rivers).
L’attività con i Lower Third non era stata definitivamente abbandonata, ma dopo un'esibizione senza esito presso la BBC, Talmy decise di abbandonare il cantante per dedicarsi a tempo pieno a Who e Kinks e per David sembrò che la carriera fosse terminata ancor prima di iniziare.
All'inizio del 1966, dopo il definitivo scioglimento dei Lower Third, David si trovò senza un gruppo accompagnatore, quindi iniziò la ricerca di nuovi musicisti che potesserlo accompagnarlo. Nacquero quindi The Buzz, composti da John Hutchinson (gtr), Derek Boyes (kb), Derek Fearnley (bs) e John Eager (dr) e il quintetto iniziò ad esibirsi in pubblico, ma i membri del gruppo non accettavano di essere i semplici accompagnatori del cantante, comunque vennero registrati i brani “Do Anything You Say” e “I Dig Everything”, ma a quel punto il musicista era quasi pronto a lanciarsi come solista, tanto che questi due brani vennero attribuiti al solo David Bowie.
Nel 1966, dopo avere ottenuto un contratto dalla Deram grazie ai buoni uffici del suo nuovo manager, l’omosessuale Ken Pitt, che si prese cura della sua immagine, David assunse definitivamente il nome d’arte definitivo, allo scopo di evitare conflitti con il David Jones dei Monkees.

Subito dopo, David pubblicò tre singoli di fila, “Rubber Band”, “Laughing Gnome” e “Love You Till Tuesday”, dopodiché uscì il primo album, DAVID BOWIE (LOVE YOU TIL TUESDAY) (1967), che non suscitò particolari attenzioni da parte del pubblico, in quanto costituito da un insieme di canzoni che in alcuni momenti ricordavano le sonorità di Donovan, in altri quelle dei Kinks, al punto che la stessa casa discografica dimostrò di non credere più di tanto al cantante, preferendogli l’astro nascente Cat Stevens.
Side one
1. "Uncle Arthur"   2:07
2. "Sell Me a Coat"   2:58
3. "Rubber Band"   2:17
4. "Love You Till Tuesday"   3:09
5. "There Is a Happy Land"   3:11
6. "We Are Hungry Men"   2:59
7. "When I Live My Dream"   3:22
Side two
8. "Little Bombardier"   3:23
9. "Silly Boy Blue"   4:36
10. "Come and Buy My Toys"   2:07
11. "Join the Gang"   2:17
12. "She's Got Medals"   2:23
13. "Maid of Bond Street"   1:43
14. "Please Mr. Gravedigger"   2:35

Bowie, che già si interessava di mimica e teatro giapponese Kabuki, decise per un attimo di abbandonare la musica per dedicarsi maggiormente allo studio di quelle arti, recandosi alla corte di Lindsay Kemp, quindi inizierà a frequentare, assieme a Hermion Farthingale e Roy Hutchinson, l’ambiente dell’underground londinese mentre nel frattempo Pitt produsse un film dal titolo “Love You Till Tuesday”, dove appariva lo stesso David.

File:DavidBowiePhilips.jpg       File:Bowie-spaceoddity.jpg

In contemporanea erano iniziate le registrazioni per un secondo album ed all’ultimo momento venne aggiunta la superba “Space Oddity”, ispirata da Stanley Kubrick, quindi uscì per la Philips, DAVID BOWIE (1969), che in America venne intitolato “Man Of Words Man Of Music”, successivamente ripubblicato nel 1972 come “Space Oddity”, dalla RCA. 
Si trattava di un lavoro ben più maturo del precedente, caratterizzato da elementi folk, rock e psichedelici che trovavano la massima espressione in “Janine”, “Memory Of A Free Festival” e “An Occasional Dream”. 
Molto interessante l'elenco dei musicisti che parteciparono alle sessioni di registrazione, tutti giovani e promettenti: Rick Wakeman (kb), Mick Wayne (gtr), Tim Renwick (gtr, fl), John "Honk" Lodge (bs), Tony Visconti (bs, fl - Brooklyn, NY, USA, 1944), Terry Cox (dr), John Cambridge (dr) e Paul Buckmaster (cll), con quest'ultimo che si occupava di tutti gli arrangiamenti orchestrali.
Side one
1. "Space Oddity"   5:16
2. "Unwashed and Somewhat Slightly Dazed"   6:12
3. "(Don't Sit Down)" (On subsequent re-releases, the track was appended to "Unwashed and Somewhat Slightly Dazed", and on the Space Oddity reissue, this track was removed completely.) 0:42
4. "Letter to Hermione"   2:36
5. "Cygnet Committee"   9:35
Side two
6. "Janine"   3:25
7. "An Occasional Dream"   3:01
8. "Wild Eyed Boy from Freecloud"   4:52
9. "God Knows I'm Good"   3:21
10. "Memory of a Free Festival"   7:09

Verso la fine del 1969 il cantante conobbe la futura moglie, Angela Barnett, ma soprattutto strinse i rapporti con Tony Visconti e Mick Ronson, che saranno coloro i quali lo porteranno ad esibirsi alla BBC, convincendolo anche a formare un gruppo, The Hype, che vedeva anche la presenza di John Cambridge.
Il singolo inciso dal gruppo, “The Prettiest Star”, ospitava alla chitarra solista anche Marc Bolan, un personaggio che avrebbe influenzato tantissimo il David Bowie della fase glam. Comunque gli Hype, potenzialmente un’ottima formazione, terminarono lì la loro avventura.
Seguì una fase di assestamento che vide solo la pubblicazione da parte della Decca di alcuni vecchi brani assemblati su THE WORLD OF DAVID BOWIE (1970), allo scopo di raccogliere alcune briciole di diritti dal musicista in cui non aveva creduto.

File:MWSTW1.jpg
Successivamente, venne pubblicato dalla Mercury il celebre THE MAN WHO SOLD THE WORLD (1971), la cui copertina originaria, che vedeva Bowie vestito da donna, sdraiato su un divano, negli Stati Uniti venne sostituita. Il disco avrebbe acquistato fama soltanto in seguito, poiché sul momento le vendite non furono per nulla eccezionali e nemmeno i critici furono così prodighi di complimenti.
Si tratta del lavoro più hard del cantante che, abbandonata la sua veste folk-psichedelica, da questo momento inaugurerà il periodo glam, sancito da due grandi brani come “Moonage Daydream” e “Hang On To Yourself”.
Su questo lavoro gli accompagnatori di Bowie, oltre a Tony Visconti, erano i due ex Rats Michael "Mick" Ronson (gtr, vc -
Kingston upon Hull, Eng, 1946/London, Eng, 1993) e Mick "Woody" Woodmansey (dr - Driffield, Eng, 1951), che gli tenevano validamente testa, iniziando a creare un suono che costituì un punto di riferimento per tutte le bands del glam-rock, tra cui i Tyrannosaurus Rex di Marc Bolan e i Mott The Hoople di Ian Hunter saranno i più importanti. 
                                                                                           Side one
1. "The Width of a Circle"   8:05
2. "All the Madmen"   5:38
3. "Black Country Rock"   3:32
4. "After All"   3:52
Side two
5. "Running Gun Blues"   3:11
6. "Saviour Machine"   4:25
7. "She Shook Me Cold"   4:13
8. "The Man Who Sold the World"   3:55
9. "The Supermen"   3:38

File:MWSTWUS2.jpg         File:MWSTWG1.jpg         File:TheManWhoSoldtheWorld.jpg 
Le copertine alternative di "The Man Who Sold the World"

Subito dopo, la formazione venne integrata da Ralph Mace (kb), che lavorava alla  Philips, che aveva stretto partecipato alle registrazioni del singolo "The Prettiest Star".

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Successivamente, Bowie trascorse molto tempo a New York e fu lì che concepì il suo primo vero successo, HUNKY DORY (1971), dedicato a Bob Dylan (“Song For Bob Dylan”), Lou Reed (“Queen Bitch”) ed Andy Warhol (“Andy Warhol”), che si fa ricordare soprattutto per tre splendide canzoni, “Changes”, “Life On Mars” e “Quicksand”, con le quali vengono toccati alcuni tra i punti più alti dell’intera carriera del musicista di Brixton. 
Su questo lavoro fece il suo esordio Trevor Bolder (bs - Kingston upon Hull, Eng, 1950/2013), che sostituì Tony Visconti. Erano nati The Spiders From Mars.
Interessanti alcuni spunti musicali forniti dall’ospite Rick Wakeman, in quel momento uno dei musicisti più attivi sulla scena. 
Side one
"Changes" – 3:37
"Oh! You Pretty Things" – 3:12
"Eight Line Poem" – 2:55
"Life on Mars?" – 3:53
"Kooks" – 2:53
"Quicksand" – 5:08
Side two
"Fill Your Heart" (Biff Rose, Paul Williams) – 3:07
"Andy Warhol" – 3:56
"Song for Bob Dylan" – 4:12
"Queen Bitch" – 3:18
"The Bewlay Brothers" – 5:22



   Mick Ronson, Trevor Bolder, David Bowie e Woody Woodmansey   

In questo periodo il cantante decise di accentuare la sua carica di ambiguità e ricercatezza, anche nel look, vedi la copertina del disco, che ebbe un notevole effetto su un pubblico ormai bombardato dalle immagini di cantanti e chitarristi capelloni, con i jeans sdruciti e scoloriti, che sprizzavano virilità da tutti i pori, sul modello di Robert Plant.
Il 28 agosto del 1972, Bowie ed il suo gruppo fecero un trionfale debutto statunitense, con una straordinaria esibizione alla Carnegie Hall di New York, che sancì la sua consacrazione.

         
Nell’occasione veniva presentato il suo nuovo album, uno dei dischi più classici del rock, intitolato THE RISE AND FALL OF ZIGGY STARDUST AND THE SPIDERS FROM MARS (1972). Con questo lavoro l'artista di Brixton diviene una vera rockstar.
Il personaggio Ziggy Stardust, era un extraterrestre asessuato proveniente da Marte, con i capelli di colore arancione, che richiamava una certa trasgressività di tipo hollywoodiano, il quale si recava in tournée sulla terra assieme ai suoi compagni. 
A questo punto David Bowie, spalleggiato alla grande da Ronson, era considerato il massimo interprete della scena glam ed il brano “Starman” divenne un successo mondiale, ancora oggi considerato come uno dei brani più famosi e classici del rock. 
Il disco si mantiene su livelli molto elevati grazie anche ad esecuzioni quali “Five Years”, “Soul Love”, per passare a “Suffragette City”, chiudendo con la disperata “Rock’n’Roll Suicide”.
Il successo dell'album portò in classifica anche il singolo "John, I'm Only Dancing", brano non contenuto nel 33 giri.
Side one
1. "Five Years"   4:44
2. "Soul Love"   3:33
3. "Moonage Daydream"   4:35
4. "Starman"   4:13
5. "It Ain't Easy" (Ron Davies) 3:00
Side two
6. "Lady Stardust"   3:20
7. "Star"   2:50
8. "Hang on to Yourself"   2:40
9. "Ziggy Stardust"   3:13
10. "Suffragette City"   3:25
11. "Rock 'n' Roll Suicide"   3:00

In quello stesso periodo, il cantante dichiarava al Melody Maker che aveva “una forte attrazione per gli esseri del suo stesso stesso”.
Si trattava di un momento di iperattività per il cantante, il quale si impegnò anche nell’opera di ricostruzione artistica di Iggy Stooge, producendo l’album “Raw Power”, degli Stooges in versione “inglese” e di Lou Reed, reduce dall’ambiguità di “Berlin”, del quale prodeusse l'ottimo “Transformer”. Inoltre, Bowie era molto vicino ai Mott The Hoople, dei quali si considerava un fan sfegatato, al punto che nel loro momento di crisi volle omaggiarli del suo “All The Young Dudes”, assurto ad inno dai gays di tutto il mondo, che ottenne un grosso successo commerciale ed artistico, scongiurando quindi lo scioglimento del gruppo di Ian Hunter.

Successivamente venne pubblicato, in maniera un po' frettolosa e distratta, un album buono ma non eccezionale, ALADDIN SANE (1973), che costituiva un riepilogo delle sue esperienze in terra americana, dove erano sempre evidenti i tratti di ambiguità che ormai lo caratterizzavano. Questo disco venne concepito durante lo "Ziggy Stardust Tour" e per questo in alcuni momenti denotava un certo raffazzonamento. 
Suscitarono curiosità i brani “Jean Genie”, dedicato a Jean Genet, “Aladdin Vein”, che aveva un testo chiaramente riferito all’utilizzo degli stupefacenti, nonché la cover di “Let’s Spend The Night Together”, che gli si attagliava molto bene. Molto interessanti gli interventi strumentali di Mike Garson (kb, pn – New York, NY, USA, 1945).
Nonostante fosse inferiore ai lavori precedenti, "Aladdin Sane" fu il primo album di Bowie a raggiungere la vetta delle classifiche.
Side one
1. "Watch That Man"   4:30
2. "Aladdin Sane (1913-1938-197?)"   5:06
3. "Drive-In Saturday"   4:33
4. "Panic in Detroit"   4:25
5. "Cracked Actor"   3:01
Side two
6. "Time"   5:15
7. "The Prettiest Star"   3:31
8. "Let's Spend the Night Together" (Mick Jagger, Keith Richards) 3:10
9. "The Jean Genie"   4:07
10. "Lady Grinning Soul"   3:54

   CIAO 2001 del 18 marzo 1973

Il 3 luglio del 1973 il cantante, a scopo puramente pubblicitario, annunciò di volersi ritirare dalle scene, dichiarando conclusa l’avventura di Ziggy Stardust e degli Spiders From Mars, che vennero sciolti dopo un'esibizione alla Hammersmith di Londra.
Subito dopo, David si recò a Parigi per incidere un album composto interamente di covers di brani degli anni sessanta dei gruppi che più lo avevano impressionato, che all’epoca fu in parte sottovalutato.
Il lavoro, intitolato PIN-UPS (1974), è di ottimo livello e, in un susseguirsi di emozioni, si ascoltano volentieri brani come “Shapes Of Things” (Yardbirds), “Where Have All The Good Times Gone” (Kinks), “I Can’t Explain" e "Anyway, Anyhow, Anywhere" (The Who), “See Emily Play” (Pink Floyd), “Friday On My Mind” (Easybeats) ed altre. Per le registrazioni dei brani vennero impiegati Ronson, Garson e Bolder, più Aynsley Dunbar (dr) e Ken Fordham (sax).
Con questo disco, che in Inghilterra ottenne la prima posizione in classifica e che potrebbe essere considerato come uno spartiacque, il musicista londinese chiuse la fase della sua carriera caratterizzata dal glam, per avvicinarsi alle forme del soul, passando per il rock.
Side one
1. "Rosalyn" (Originally recorded by The Pretty Things) Jimmy Duncan, Bill Farley 2:27
2. "Here Comes the Night" (Notably recorded by Them) Bert Berns 3:09
3. "I Wish You Would" (Notably recorded by The Yardbirds) Billy Boy Arnold 2:40
4. "See Emily Play" (Originally recorded by Pink Floyd) Syd Barrett 4:03
5. "Everything's Alright" (Originally recorded by The Mojos) Crouch, Konrad, Stavely, James, Karlson  2:26
6. "I Can't Explain" (Originally recorded by The Who) Pete Townshend 2:07
Side two
7. "Friday on My Mind" (Originally recorded by The Easybeats) George Young, Harry Vanda 3:18
8. "Sorrow" (Notably recorded by The Merseys) Bob Feldman, Jerry Goldstein, Richard Gottehrer 2:48
9. "Don't Bring Me Down" (Originally recorded by The Pretty Things) Johnnie Dee 2:01
10. "Shapes of Things" (Originally recorded by The Yardbirds) P. Samwell-Smith, J. McCarty, K. Relf 2:47
11. "Anyway, Anyhow, Anywhere" (Originally recorded by The Who) Roger Daltrey, Pete Townshend 3:04
12. "Where Have All the Good Times Gone" (Originally recorded by The Kinks) Ray Davies 2:35


Poco dopo Bowie, che si era trasferito prima a New York poi a Los Angeles, non seppe resistere alla tentazione di apparire ad uno show televisivo, quindi iniziò a lavorare alla riedizione in chiave musicale di “1984”, il celebre romanzo di George Orwell, cosa che non fu mai portata a termine, sebbene alcuni frammenti di questo lavoro appaiano sul concept album DIAMOND DOGS (1974), comprendente un altro brano famosissimo come “Rebel Rebel”, di chiara matrice rollingstonesiana, dopodiché venne modificato completamente il look ed il cantante si presentò di nuovo in scena come il “White Duke”, un sofisticato dandy vestito tutto di bianco.
Fu questo il
il primo album di Bowie che non vedeva la presenza di almeno un membro degli Spiders From Mars, mentre tra i musicisti coinvolti nel progetto figuravano Mike Garson, Herbie Flowers, Aynsley Dunbar e Tony Newman (dr), mentre lo stesso Bowie si accollò tutte le parti di chitarra, escluso il brano "1984", dove suona Alan Parker.
Side one
"Future Legend" – 1:05
"Diamond Dogs" – 5:56
"Sweet Thing" – 3:39
"Candidate" – 2:40
"Sweet Thing (Reprise)" – 2:31
"Rebel Rebel" – 4:30
Side two
"Rock 'n' Roll with Me" – 4:00
"We Are the Dead" – 4:58
"1984" – 3:27
"Big Brother" – 3:21
"Chant of the Ever Circling Skeletal Family" – 2:00


Sarà quindi allestita un’eccellente nuova band che suonerà in puro soul-funky style, come si può notare sul doppio dal vivo DAVID LIVE (1975), composta da Earl Slick (gtr – Frankie Madeloni, Staten Island, NY, USA, 1952), il citato Mike Garson, Michael Kamen (pn - New York, NY, USA, 1948/New York, NY, USA, 2003), David Sanborn (sax, fl - Tampa, FL, USA, 1945), Richard Grando (sax, fl), Herbie Flowers (bs) e Tony Newman, i quali si produssero in brillanti esecuzioni del periodo di Ziggy Stardust e di “Diamond Dogs”, ma non mancava una buona cover di "Knock On Wood". 
L'album, prodotto da Tony Visconti e registrato presso il Tower Theater di Philadelphia nel luglio 1974, ottenne il #2 GB e il #8 USA, confermando l'artista come uno dei più in vista del panorama rock di quel momento.
Side one
"1984" – 3:20
"Rebel Rebel" – 2:40
"Moonage Daydream" – 5:10
"Sweet Thing" – 8:48
"Sweet Thing"
"Candidate"
"Sweet Thing (Reprise)"
Side two
"Changes" – 3:34
"Suffragette City" – 3:45
"Aladdin Sane" – 4:57
"All the Young Dudes" – 4:18
"Cracked Actor" – 3:29
Side three
"Rock 'n' Roll with Me" – 4:18
"Watch That Man" – 4:55
"Knock on Wood" (Eddie Floyd, Steve Cropper) – 3:08
"Diamond Dogs" – 6:32
Side four
"Big Brother" – 4:08
"Big Brother"
"Chant of the Ever-Circling Skeletal Family"
"The Width of a Circle" – 8:12
"The Jean Genie" – 5:13
"Rock 'n' Roll Suicide" – 4:30

File:Young americans.jpg
La svolta funky sarà resa ancora più evidente sul successivo YOUNG AMERICANS (1975), inciso proprio in una delle capitali di questo genere, Filadelfia. 
Su questo disco, da considerarsi di medio livello e poco amato dai vecchi fans, è presente il brano “Fame”, inciso assieme a John Lennon, mentre un altro richiamo ai Beatles viene fatto proponendo “Across The Universe”. 
L'album ottenne un ottimo successo, sia negli USA (#9) che in Inghilterra (#2), sebbene in Europa la svolta soul non venne particolarmente apprezzata.
I musicisti impiegati nel disco erano Carlos Alomar (gtr - Ponce, Pue, 1951), Mike Garson, Willie Weeks (bs), Andy Newmark (dr) e David Sanborn, più svariati session players.
Ricordiamo che il disco venne pubblicato in ritardo, rispetto al previsto, in quanto David decise
di licenziare il manager Tony DeFries, poichè riteneva poco convenienti le clausole del contratto firmato tre anni prima con la MainMan, che gli rendevano solo una piccola parte dei guadagni dei suoi dischi. Dopo lunghe trattative, in due si accordarono sulla base della rescissione del contratto, con pagamento al manager della metà dei proventi degli ultimi sei dischi, più il 16% dei guadagni futuri fino al 1982.
Side A
Young Americans – 5:10
Win – 4:44
Fascination (Bowie, Luther Vandross) – 5:43
Right – 4:13
Side B
Somebody Up There Likes Me – 6:30
Across the Universe (John Lennon, Paul McCartney) – 4:30
Can You Hear Me? – 5:04
Fame (Bowie, Lennon, Carlos Alomar) – 4:12

Con la pubblicazione di "Young Americans", anche la fase soul volgeva al termine, per lasciare il passo ad una sorta di pop tecnologico, ma Bowie non l’aveva ancora dimenticata completamente, di qui il titolo del suo nuovo album, STATION TO STATION (1976), dove nei brani “Golden Years” (singolo che lo anticipava) e “TVC 15”, appunto si può notare il mix tra i vecchi suoni funk e la nuova apertura verso il tecno-pop, sebbene la cosa migliore del disco rimanga senza dubbio la lunga ed affascinante “Station To Station”, uno dei momenti più alti di tutta la corposa produzione del musicista di Brixton.
Di questo disco si è detto che è
"uno dei più accessibili di Bowie e uno dei più impenetrabili", ma per molti è da considerarsi come un album di transizione, per quanto sia anche importante poiché testimonia dell'influenza della musica elettronica di gruppi sul tipo di Neu! e Kraftwerk, che condurrà alla "trilogia di Berlino". 
"Station To Station" salì molto nelle classifiche, ottenendo la Top 5 sia in Inghilterra che negli USA e nel 2003 è stato inserito dalla rivista Rolling Stone al #323 della lista dei migliori 500 album di sempre.
Parteciparono alle incisioni: Carlos Alomar, Earl Slick, George Murray (bs) e Dennis Davis (dr). Ospite, Roy Bittan (kb) della E Street Band.
Side one
"Station to Station" – 10:14
"Golden Years" – 4:00
"Word on a Wing" – 6:03
Side two
"TVC 15" – 5:33
"Stay" – 6:15
"Wild Is the Wind" (Ned Washington, Dimitri Tiomkin) – 6:02

Quando quest’album usciva, già stava avendo un buon successo il film che vedeva il cantante (ora anche attore), come protagonista: “The Man Who Fell The Earth”, diretto dal regista Nicholas Roeg, dove appariva il personaggio del "sottile Duca Bianco".
A questo punto avvenne il trasferimento a Berlino, durante il quale Bowie inciderà i tre celebri lavori della citata trilogia berlinese.
Su questi dischi, talvolta di difficile ascolto ma di eccellente livello artistico, si avvertiva nettamente la notevole influenza che Brian Eno aveva avuto in quel periodo su David, il quale più e meglio di altri aveva previsto che l’ondata punk avrebbe travolto chiunque non fosse stato in grado di rinnovarsi.

LA TRILOGIA BERLINESE

File:Low (album).jpg
Il primo episodio di questo nuovo corso fu l'ottimo LOW (1976), una glaciale risposta al furore nichilista del punk, nel quale si avvertiva l’interesse suscitato dalla città di Berlino, certamente trasmesso da Lou Reed, dove Bowie si trasferì isolandosi quasi completamente, avendo rapporti soltanto con Brian Eno. 
I suoni non avevano più nulla a che vedere con il folk psichedelico di inizio carriera, con l’hard glam di Ziggy o con il funk del “White Duke”. Qui le sonorità si erano fatte plastificate e asettiche, sebbene mai prive di fascino, come in “Breaking Glass”, “Warszawa” ed “Art Decade”.
Il disco, almeno inizialmente, non ebbe delle buone recensioni. Troppo differente rispetto al passato, tanto da lasciare intendetti critici e fans, ma pian piano l'album salì in classifica, fino ad ottenere ottimi riscontri di vendita in Inghilterra.
Durante la svolta berlinese avvenne il secondo ripescaggio, questa volta andato a buon fine, di Iggy Stooge-Pop, del quale Bowie volle produrre l’eccellente “The Idiot”.
Side one
"Speed of Life" – 2:46
"Breaking Glass" (Bowie, Dennis Davis, George Murray) – 1:52
"What in the World" – 2:23
"Sound and Vision" – 3:05
"Always Crashing in the Same Car" – 3:33
"Be My Wife" – 2:58
"A New Career in a New Town" – 2:53
Side two
"Warszawa" (Bowie, Brian Eno) – 6:23
"Art Decade" – 3:46
"Weeping Wall" – 3:28
"Subterraneans" – 5:39

L’episodio principale della già citata trilogia, ma forse di tutta la carriera del cantante di Brixton, fu il secondo, HEROES (1977), dodicesimo album della carriera, che accentuava i toni drammatici del precedente, portando alle estreme conseguenze il discorso già iniziato dai grandi gruppi elettronici tedeschi della prima metà degli anni settanta, sebbene in generale sia meno tetro di "Low".
Un’opera che non viene minimamente scalfita dal tempo che passa, comprendente l’epico brano che dà il titolo al disco, la magnifica “Heroes”, con Robert Fripp alla chitarra e Brian Eno alle tastiere elettroniche, che concentra in se stessa tutta l’arte di David Bowie. Si tratta della storia d'amore di due ragazzi divisi dal Muro di Berlino. Ottime anche “Beauty And The Beast” e “Joe The Lion”. 
Al seguito del "Duca", i collaudati Carlos Alomar, George Murray e Dennis Davis.
Da notare che la title track raggiunse soltanto la posizione #24 della classifica inglese, ma nel tempo è diventato il brano simbolo di David Bowie.
Il disco fu promosso dalla RCA con la frase: "There's Old Wave, There's New Wave, And There's David Bowie..." e ricevette immediatamente il plauso della critica, mentre dal punto di vista commerciale le cose andarono benissimo in Ingiltera (# 3), un po' meno negli USA (# 35), da sempre allergici alle cose troppo cervellotiche.
Da notare che di tre album della trilogia berlinese, è quello che si merita davvero questo appellativo, essendo l'unico effettivamente registrato a Berlino (Ovest), agli Hansa Tonstudio.
Side one
"Beauty and the Beast" – 3:32
"Joe the Lion" – 3:05
"'Heroes'" (Bowie, Brian Eno) – 6:07
"Sons of the Silent Age" – 3:15
"Blackout" – 3:50
Side two
"V-2 Schneider" – 3:10
"Sense of Doubt" – 3:57
"Moss Garden" (Bowie, Eno) – 5:03
"Neuköln" (Bowie, Eno) – 4:34
"The Secret Life of Arabia" (Bowie, Eno, Carlos Alomar) – 3:46

In questa stessa fase Bowie produsse un altro ottimo album del rinato Iggy Pop, “Lust For Life” ed addirittura si unirà alla band del suo amico, come pianista-sassofonista, durante il tour promozionale dell’album. 
Successivamente sarà la volta della partecipazione allo scadente film “Just A Gigolo”, dove comparivano anche Marlene Dietrich e Kim Novak, che venne stroncato dalla critica, quindi fu la volta della partecipazione in veste di narratore alla pubblicazione di “Peter And The Wolf”, l’opera di Prokofiev, eseguita dalla Philadelphia Orchestra.
Nel 1978 venne messa in piedi un’ottima band composta dal geniale Adrian Belew (gtr – Robert Steven Belew, Covington, KY, USA, 1949), Simon House (vln), Roger Powell (kb), Sean Mayes (pn), oltre ai fedelissimi Carlos Alomar, George Murray e Dennis Davis.


A seguire ci fu l’intermezzo dell’eccellente doppio dal vivo STAGE (1978), con l'organico < Bowie, Alomar, Belew, Murray e Davis >, perfettamente bilanciato tra esecuzioni dei vecchi successi del periodo Ziggy Stardust (“Soul Love”, “Hang On To Yourself”, “Five Years” e la stessa “Ziggy Stardust”) e i brani più riusciti della fase berlinese. 
Da notare che anche le canzoni del primo periodo bowiano avevano subito una buona dose di lifting da parte della coppia Belew-Alomar, bravi però nel mantenerne intatto lo spirito. 
I brani compresi nell'album vennero "catturati" durante le esibizioni di Boston, Providence e Philadelphia.
Side one
"Hang on to Yourself" – 3:26
"Ziggy Stardust" – 3:32
"Five Years" – 3:58
"Soul Love" – 2:55
"Star" – 2:31
Side two
"Station to Station" – 8:55
"Fame" (Bowie, Carlos Alomar, John Lennon) – 4:06
"TVC 15" – 4:37
Side three
"Warszawa" (Bowie, Brian Eno) – 6:50
"Speed of Life" – 2:44
"Art Decade" – 3:10
"Sense of Doubt" – 3:13
"Breaking Glass" (Bowie, Dennis Davis, George Murray) – 3:28
Side four
""Heroes"" (Bowie, Eno) – 6:19
"What in the World" – 4:24
"Blackout" – 4:01
"Beauty and the Beast" – 5:08

Terzo ed ultimo episodio dell’esperienza berlinese fu LODGER (1979), inciso in Svizzera, probabilmente il minore quanto ad impatto generale, con il quale venne proseguito il discorso dell’elettronica, però riportato a matrici più orientate alla dance e alla ambient music, come in “D.J.”, piuttosto che sulle composizioni drammatiche e sospese. Erano quindi chiari i segnali di un futuro nuovo mutamento di pelle da parte di Bowie.
In realtà ed in maniera forse non del tutto spiegabile, l'album venne accolto in maniera fredda (Rolling Stone e Melody Maker lo stroncarono senza pietà), e fu considerato quasi alla stregua di un passo falso, o come minimo di un lavoro poco consistente, ma nel corso degli anni c'è chi (il New Musical Express), lo ha considerato come un prodotto sottovalutato e da non trascurare.

Con "Lodger" (#4 GB e #20 US), venne sancìto il termine del rapporto di collaborazione tra Bowie e Brian Eno, i quali sarebbero tornati a lavorare insieme soltanto negli anni novanta. 
Side one
"Fantastic Voyage" – 2:55
"African Night Flight" – 2:54
"Move On" (Bowie) – 3:16
"Yassassin" (Bowie) – 4:10
"Red Sails" – 3:43
Side two
"D.J." (Bowie, Eno, Carlos Alomar) – 3:59
"Look Back in Anger" – 3:08
"Boys Keep Swinging" – 3:17
"Repetition" (Bowie) – 2:59
"Red Money" (Bowie, Alomar) – 4:17

Con la pubblicazione di "Lodger" si chiusero gli anni settanta e la carriera proseguì, in verità in tono minore, con una produzione che fu inframmezzata dall’attività cinematografica.

Il primo album degli anni ottanta fu SCARY MONSTERS (AND SUPER CREEPS) (1980), ultimo lavoro per la RCA, che sotto certi aspetti riportava il cantante ad una decina di anni prima. Ospiti d’eccezione, Pete Townshend, Tom Verlaine e Robert Fripp, che si univano ad Alomar, Murray e Davis.
Il brano più importante era senza dubbio "Ashes To Ashes", grande successo a 45 giri, ma tutto l'album andò benissimo a livello di vendite (meglio dei prodotti "berlinesi"), ottenendo anche delle critiche favorevoli. 
Da ricordare anche la cover di "Kingdom Come", un brano firmato da Tom Verlaine, il leader dei Television, all'epoca artista stimatissimo nell'ambiente.
La copertina dell'album vede un Bowie vestito tipo Pierrot, frutto della combinazione tra la fotografia di Brian Duffy e il disegno di Edward Bell.
Side One
1. "It's No Game (No. 1)"   4:20
2. "Up the Hill Backwards"   3:15
3. "Scary Monsters (and Super Creeps)"   5:12
4. "Ashes to Ashes"   4:25
5. "Fashion"   4:49
Side Two
6. "Teenage Wildlife"   6:56
7. "Scream Like a Baby"   3:35
8. "Kingdom Come" (Tom Verlaine)"   3:45
9. "Because You're Young"   4:54
10. "It's No Game (No. 2)"   4:22

Nello stesso anno, Bowie apparve nel film "Christiane F.-Noi i ragazzi dello Zoo di Berlino", la cui colonna sonora, con brani tratti dagli albums "Station to Station", "Low", "Heroes" e "Lodger", ottenne un discreto successo.

Dopo una pausa di tre anni, il cantante si presentò con un album che conquistò le classifiche di tutto il mondo, LET’S DANCE (1983), prodotto assieme a Nile Rodgers, con i gettonatissimi “Let’s Dance”, "Modern Love" e “China Girl”, nella quale venne presentato al pubblico lo straordinario talento di Stevie Ray Vaughan (gtr), inaspettato ospite del disco, nel quale suonavano anche Nile Rodgers (gtr), Rob Sabino (kb), Carmine Rojas (bs), Barry Edwards (bs), Omar Hakim (dr) e Tony Thompson (dr).
Da ricordare che "China Girl" era la nuova versione di un brano che David aveva composto assieme ad Iggy Pop per il suo album "The Idiot".
Side one
"Modern Love" – 4:46
"China Girl" (Bowie, Iggy Pop) – 5:32
"Let's Dance" – 7:38
"Without You" – 3:08
Side two
"Ricochet" – 5:14
"Criminal World" (P. Godwin, D. Browne, S. Lyons) – 4:25
"Cat People (Putting Out Fire)" (David Bowie, Giorgio Moroder) – 5:09
"Shake It" – 3:49

Sempre nel 1983, David Bowie partecipò da protagonista al film "Furyo" ("Merry Christmas Mr. Lawrence"), del regista giapponese Nagisa Oshima.


Successivamente fu la volta di un contraddittorio TONIGHT (1984), dalla spiccata vena pop-commerciale che subì forti critiche, soprattutto per la cover di "God Only Knows", il vecchio brano dei Beach Boys. 
Buono il successo di un buon brano intitolato "Blue Jean", così come "Loving The Alien" fu un hit minore.
Nell'album, dove il musicista non suona alcuno strumento, sono contenute anche un paio di nuove versioni di "Neighbourhood Threat" e "Tonight", che in origine Bowie aveva scritto con Iggy Pop, apparsi entrambi su "Lust for Life" del 1977, appunto di Iggy Pop.

   CIAO 2001 del 17 giugno 1984

Nel 1985, il cantante duettò in un video assieme a Mick Jagger, per il classico "Dancing In The Street", originariamente eseguito da Martha & The Vandellas e subito dopo, un'altra buona colaborazione, questa volta con Pat Metheny, per "This Is Not America".
L'anno successivo Bowie partecipò al film "Absolute Beginners", che come al solito venne bistrattato dalla critica, sebbene la title track toccasse la seconda posizione in classifica.

File:Labyrinth (David Bowie album) coverart.jpg
Seguì una deludente colonna sonora, LABYRINTH (1986), per un film diretto da Jim Henson al quale il musicista partecipò anche in veste di attore. 
Side one
1. "Opening Titles Including Underground" (Music Trevor Jones, Lyrics David Bowie) 3:21
2. "Into the Labyrinth" (Jones) 2:12
3. "Magic Dance" (Bowie) 5:13
4. "Sarah" (Jones) 3:12
5. "Chilly Down" (Bowie) 3:44
6. "Hallucination" (Jones) 3:02
Side two
7. "As the World Falls Down" (Bowie) 4:51
8. "The Goblin Battle" (Jones) 3:31
9. "Within You" (Bowie) 3:30
10. "Thirteen O'Clock" (Jones) 3:06
11. "Home at Last" (Jones) 1:49
12. "Underground" (Bowie) 5:57

File:Never-Let-Me-Down.jpg
Il periodo non positivo proseguì con NEVER LET ME DOWN (1987), stroncato dai critici e assolutamente da dimenticare nonostante le presenze del solito Carlos Alomar, del vecchio compagno di scuola Peter Frampton e di tanti altri ottimi musicisti, a dimostrazione che il periodo a cavallo degli anni ottanta fu da considerarsi decisamente critico. 
Lo stesso Bowie dirà che "Never Let Me Down" contiene le cose peggiori da lui mai pubblicate, a dispetto di un buon successo commerciale.
Side One
1. "Day-In Day-Out"   4:38
2. "Time Will Crawl"   4:18
3. "Beat of Your Drum"   4:32
4. "Never Let Me Down" (Lyrics Bowie, Music Bowie-Alomar) 4:03
5. "Zeroes"   5:46
Side Two
1. "Glass Spider"   4:56
2. "Shining Star (Makin' My Love)"   4:05
3. "New York's in Love"   3:55
4. "'87 and Cry"   3:53
5. "Too Dizzy" (Lyrics Bowie, Music Bowie-Kızılçay) 3:58
6. "Bang Bang" (Iggy Pop, Ivan Kral) 4:02

I TIN MACHINE

A riportare la situazione a livelli accettabili, servì l’incontro con Reeves Gabrels (gtr, kb, vc - Staten Island, NY, USA, 1956), Tony Sales (bs, vc) e Hunt Sales (dr, vc), con i quali vennero costituiti i Tin Machine.
Il primo prodotto dal quartetto, nel quale Bowie si sarebbe voluto considerare come un semplice membro, fu TIN MACHINE (1989), un prodotto che riportava addirittura a sonorità piene di feedback che richiamavano la virulenza del migliore Jimi Hendrix. L'album conteneva una versione di "Working Class Hero", il brano di John Lennon.
I riscontri da parte di critica e pubblico furono più che buoni e servirono a restituire entusiasmo al cantante, al quale tornò la verve che squilibrò l'equilibrio delle gerarchie.
Il successivo TIN MACHINE II (1991), dove il rock eseguito dai quattro era più impostato verso canoni tradizionali, non ottenne lo stesso riscontro, anzi deluse non poco e fece capire che l'avventura di questo insolito quartetto volgeva al termine.
A chiudere anche questa esperienza arrivò TIN MACHINE LIVE: OY VEY, BABY (1992), un prodotto al di sotto delle aspettative che chiuse definitivamente l'esperienza del gruppo.

File:Blacktiewhitenoise.jpg
In seguito, dopo essere tornato all'attivtà da solista, Bowie pubblicò un lavoro che sotto alcuni aspetti ricordava la fase berlinese, BLACK TIE WHITE NOISE (1993), ispirato dal suo matrimonio con una modella e pubblicato per la nuova etichetta, la Arista. 
Questo disco si ricorda soprattutto perchè su "I Feel Free", il brano dei Cream, vi suonava il vecchio amico Mick Ronson, che poco dopo sarebbe venuto a mancare a causa di una terribile malattia.
I giudizi sul lavoro furono contrastanti in quanto il pubblico lo apprezzò, portando in classifica
i singoli "Jump They Say" e "Miracle Goodnight", mentre per i ciritici si trattava di un disco trascurabile.
1. "The Wedding"   David Bowie 5:04
2. "You've Been Around"   Bowie, Reeves Gabrels 4:45
3. "I Feel Free"   Jack Bruce, Pete Brown 4:52
4. "Black Tie White Noise" (Featuring Al B. Sure!) Bowie 4:52
5. "Jump They Say"   Bowie 4:22
6. "Nite Flights"   Noel Scott Engel 4:30
7. "Pallas Athena"   Bowie 4:40
8. "Miracle Goodnight"   Bowie 4:14
9. "Don't Let Me Down & Down"   Tahra, Martine Valmont 4:55
10. "Looking for Lester"   Bowie, Nile Rodgers 5:36
11. "I Know It's Gonna Happen Someday"   Morrissey, Mark Nevin 4:14
12. "The Wedding Song"   Bowie 4:29

File:Santa Monica 72.JPG
In seguito è stato pubblicato SANTA MONICA '72 (1994), che riprende un concerto del 20 ottobre 1972 durante lo Ziggy Stardust Tour, un live che per venti anni era stato in circolazione come bootleg.
Successivamente, però, il disco è stato ritirato dal mercato a seguito della mancata approvazione da parte dello stesso Bowie, sebbene in realtà si possa dire che si tratta di una esibizione più che buona. La versione ufficiale del concerto proposto in questo album si può trovare in Live Santa Monica '72, rilasciato il 30 giugno 2008.
Intro – 0:15
Hang on to Yourself – 2:47
Ziggy Stardust – 3:24
Changes – 3:32
The Supermen – 2:57
Life on Mars? – 3:28
Five Years – 5:21
Space Oddity – 5:22
Andy Warhol – 3:58
My Death (Jacques Brel, Mort Shuman) – 5:56
The Width of a Circle – 10:39
Queen Bitch – 3:01
Moonage Daydream – 4:38
John, I'm Only Dancing – 3:36
I'm Waiting for the Man (Lou Reed) – 6:01
The Jean Genie – 4:02
Suffragette City – 4:25
Rock 'n' Roll Suicide – 3:17

File:David bowie-the buddha of suburbia-uk.jpg
A seguire uscì l'ibrido THE BUDDHA OF SUBURBIA (1993), colonna sonora di un teleromanzo prodotto dalla BBC, ma considerato come un album a tutti gli effetti di David Bowie, il quale forse con eccesso di enfasi è arrivato a definirlo come il suo migliore prodotto, tanto che rimase esterrefatto quando non vennero rilasciate le riedizioni, in quanto la casa discografica non lo riteneva commercialmente valido.
In realtà, soltanto la title track ha fatto realmente parte della colonna sonora del film.
Buddha of Suburbia – 4:28
Sex and the Church – 6:25
South Horizon – 5:26
The Mysteries – 7:12
Bleed Like a Craze, Dad – 5:22
Strangers When We Meet – 4:58
Dead Against It – 5:48
Untitled No. 1 – 5:01
Ian Fish, U.K. Heir – 6:27
Buddha of Suburbia (featuring Lenny Kravitz) – 4:19

File:Outsidebowie.jpg
Ancora atmosfere rarefatte con il notevole 1.OUTSIDE (1995), dove nuovamente è Brian Eno ad indicare la strada da seguire. 
Un disco piuttosto apprezzato che riportava Bowie a livelli notevoli, nonostante si trattasse un prodotto di non facile ascolto. 
Buono il successo dei singoli "The Hearts Filthy Lesson", "Strangers When We Meet" e "Hallo Spaceboy", che si ricorda anche nella versione dei Pet Shop Boys.
Leon Takes Us Outside Leon Blank – 1:25
Outside Prologo – 4:04
The Hearts Filthy Lesson Detective Nathan Adler – 4:57
A Small Plot of Land – 6:34
(Segue) Baby Grace (A Horrid Cassette) Baby Grace Blue – 1:39
Hallo Spaceboy Paddy – 5:14
The Motel Leon Blank – 6:49
I Have Not Been to Oxford Town Leon Blank – 3:47
No Control – Detective Nathan Adler 4:33
(Segue) Algeria Touchschriek Algeria Touchshriek – 2:03
The Voyeur of Utter Destruction (as Beauty) L'Artista/Minotauro – 4:21
(Segue) Ramona A. Stone / I Am With Name Ramona A. Stone e i suoi accoliti – 4:01
Wishful Beginnings L'Artista/Minotauro – 5:08
We Prick You Membri della Corte di Giustizia – 4:33
(Segue) Nathan Adler Detective Nathan Adler – 1:00
I'm Deranged L'Artista/Minotauro – 4:31
Thru' These Architect's Eyes Leon Blank – 4:22
(Segue) Nathan Adler Detective Nathan Adler – 0:28
Strangers When We Meet Leon Blank – 5:07

File:Earthling (album).jpg
Seguì EARTHLING (1997), contenente molti suoni elettronici, figlio degli anni novanta, che però risulta meno fresco del precedente, il quale non ottenne neanche dei buoni risultati di vendita, soprattutto negli USA, sebbene ci sia chi lo considera superiore al disco precedente. 
Buon successo per il singolo "Little Wonder", che ottiene un buon #14 in classifica.
La copertina dell'album mostra una fotografia di Bowie che indossa un cappotto interamente costituito dalla bandiera britannica, opera dell'artista Alexander McQueen.
"Little Wonder" – 6:02
"Looking for Satellites" – 5:21
"Battle for Britain (The Letter)" – 4:48
"Seven Years in Tibet" – 6:22
"Dead Man Walking" – 6:50
"Telling Lies" – 4:49
"The Last Thing You Should Do" – 4:57
"I'm Afraid of Americans" – 5:00
"Law (Earthlings on Fire)" – 4:48

Si torna su ottimi livelli con ‘HOURS… (1999), registrato alle Bermuda, nel quale Bowie preferisce tornare allo stile dei suoi dischi migliori, quelli dell’inizio anni settanta, ai quali molti brani fanno chiaramente riferimento. La copertina dell'album è opera di Rex Ray.
Per la prima volta, dopo ventisette anni, un album di Bowie non entrava almeno nelle prime quaranta posizioni della classifica, infatti "'Hours" si arrestava alla #47.
Fu questo l'ultimo album di studio di David Bowie con inediti del millennio.
1. "Thursday's Child"   5:24
2. "Something in the Air"   5:46
3. "Survive"   4:11
4. "If I'm Dreaming My Life"   7:04
5. "Seven"   4:04
6. "What's Really Happening?"   4:10
7. "The Pretty Things Are Going to Hell"   4:40
8. "New Angels of Promise"   4:35
9. "Brilliant Adventure"   1:54
10. "The Dreamers"   5:14

Vogliamo ricordare la pubblicazione da parte della EMI di AT THE BEEB (2000), un doppio cd con esibizioni radiofoniche risalenti al 1968 ed il 1972. Un documento di grande importanza che mostra alcuni degli aspetti migliori del “duca bianco”. 

File:Heathen.jpg

Il primo disco di inediti del nuovo millennio è stato HEATHEN (2002), ventiduesimo album di studio, registrato a New York e prodotto dall'artista assieme al vecchio partner Tony Visconti. Questo lavoro costituì un buon ritorno al successo per il mercato americano, infatti salì alla posizione #14 della classifica e anche le critiche sono state buone, qualcuno azzarda siano state le migliori dai tempi di "Scary Monsters", non a caso l'ultimo nel quale il lavoro di produzione era stato del citato Visconti.
Questo disco ha venduto due milioni di copie in tutto il mondo ed è rimasto quattro mesi in classifica in Inghilterra.
Ottimi collaboratori, tra i quali citiamo Pete Townshend, David Grohl (Nirvana, Foo Fighters), Jordan Rudess (Dream Theater) e Tony Levin.
Sunday – 4:45
Cactus (Black Francis) – 2:54
Slip Away – 6:05
Slow Burn – 4:41
Afraid – 3:28
I've Been Waiting for You (Neil Young) – 3:00
I Would Be Your Slave – 5:14
I Took a Trip on a Gemini Spaceship (Norman Carl Odam) – 4:04
5:15 The Angels Have Gone – 5:00
Everyone Says 'Hi' – 3:59
A Better Future – 4:11
Heathen (The Rays) – 4:16

File:David Bowie - Reality.jpg
A breve distanza è seguito REALITY (2003), con il quale è stata seguita la filosofia "squadra che vince non si cambia", quindi spazio ancora a Tony Visconti come produttore (assieme allo stesso Bowie).
New Killer Star - 4:40
Pablo Picasso (Jonathan Richman) - 4:06
Never Get Old - 4:25
The Loneliest Guy - 4:11
Looking for Water - 3:28
She'll Drive the Big Car - 4:35
Days - 3:19
Fall Dog Bombs the Moon - 4:04
Try Some, Buy Some (George Harrison) - 4:24
Reality - 4:23
Bring Me the Disco King - 7:45

Il 25 giugno 2004 dopo un'esibizione a Scheessel, in Germania, Bowie dovette essere ricoverato e gli venne riscontrato il blocco di un'arteria coronarica che lo costrinse a un intervento di angioplastica, che riuscì perfettamente. Ovviamente, il cantante dovette interrompere l'attività, almeno temporaneamente.
Nel febbraio 2006, David Bowie ha ottenuto un Grammy alla carriera, poi qualche mese dopo partecipò ad un concerto di David Gilmour.

File:David Bowie - The Next Day.png
Per ascoltare un nuovo lavoro del "Duca Bianco", si è dovuta attendere la pubblicazione di THE NEXT DAY (2013), ventiquattresimo album di studio per l'artista, realizzato dalla Columbia/Sony. Alla produzione, ancora Tony Visconti, assieme al quale Bowie ha lavorato in segreto per circa due anni. Un lavoro che mostra come Bowie si ancora un artista in grado di dire qualcosa. 
Il primo singolo estratto é "Where Are We Now?". 
L'immagine di copertina dell'album è una versione riadattata della cover di "Heroes", del 1977.
L'accoglienza ricevuta dal disco è stata ottima, forse anche oltre le aspettative dello stesso musicista.
The Next Day – 3:51
Dirty Boys – 2:58
The Stars (Are Out Tonight) – 3:56
Love Is Lost – 3:57
Where Are We Now? – 4:08
Valentine's Day – 3:01
If You Can See Me – 3:15
I'd Rather Be High – 3:53
Boss of Me – 4:09
Dancing Out in Space – 3:24
How Does the Grass Grow? – 4:33
(You Will) Set the World On Fire – 3:30
You Feel So Lonely You Could Die – 4:41
Heat – 4:25

Di antologie di David Bowie ne sono uscite moltissime. 

File:Images1966-1967.jpg
Ne segnaliamo solo alcune, tra cui la doppia IMAGES 1966-1967 (1973), pubblicata dalla London Records, prodotta da Mike Vernon, che raccoglie alcuni brani del Bowie influenzato dalla cultura mod, dal folk e dalla psichedelia. 
La raccolta raggruppa il primo album di David pubblicato per la Decca Records, pubblicato nel 1967, nonché vari singoli e B-sides appunto del periodo 1966 e 1967. 
Side one
"Rubber Band" – 2:17 / "Maid of Bond Street" – 1:43 / "Sell Me A Coat" – 2:58
"Love You Till Tuesday" – 3:09 / "There Is A Happy Land" – 3:11
Side two
"The Laughing Gnome" – 3:01 / "The Gospel According To Tony Day" – 2:48
"Did You Ever Have A Dream" – 2:06 / "Uncle Arthur" – 2:07
"We Are Hungry Men" – 2:58 / "When I Live My Dream" – 3:22
Side three
"Join The Gang" – 2:17 / "Little Bombardier" – 3:24 / "Come And Buy My Toys" – 2:07
"Silly Boy Blue" – 3:48 / "She's Got Medals" – 2:23
Side four
"Please Mr. Gravedigger" – 2:35 / "The London Boys" – 3:20 / "Karma Man" – 2:58
"Let Me Sleep Beside You" – 3:24 / "In The Heat of the Morning" – 2:59

File:Changes one-cover.gif
E’ poi la volta dell’ordinaria ma famosa CHANGESONEBOWIE (1977), che comprende alcuni dei suoi migliori successi dei primi anni settanta, senza particolari sussulti, se non per la presenza di "John, I'm Only Dancing", che in precedenza era apparsa soltanto su singolo.
Fu questa la prima vera antologia dedicata a Bowie, la prima ad avere diffusione mondiale e le vendite la premiarono (#2 GB, #10 US).
La foto di copertina è opera di Tom Kelley.
Nel 2003, l'album, sebbene si tratti di un'antologia, è stato inserito alla posizione #425 della lista dei 500 migliori album di sempre stilata dalla rivista Rolling Stone.
 GB, Side on# US)
"Space Oddity" (from Space Oddity, 1969) – 5:14
"John, I’m Only Dancing" (from "John, I’m Only Dancing" single, 1972) – 2:43 (Sax Version – 2:41)
"Changes" (from Hunky Dory, 1971) – 3:33
"Ziggy Stardust" (from Ziggy Stardust, 1972) – 3:13
"Suffragette City" (from Ziggy Stardust, 1972) – 3:25
"The Jean Genie" (from Aladdin Sane, 1973) – 4:03
Side two
"Diamond Dogs" (from Diamond Dogs, 1974) – 5:56
"Rebel Rebel" (from Diamond Dogs, 1974) – 4:30
"Young Americans" (from Young Americans, 1975) – 5:10
"Fame" (Bowie, Alomar, Lennon) (from the single RCA 2579, 1975) – 3:30
"Golden Years" (from Station to Station, 1976) – 3:59

File:Dbctb.jpg
Seguì poi un naturale bis con CHANGESTWOBOWIE (1981), che già dal titolo si propone come naturale prosecuzione dell'antologia precedente.
Sono presenti brani successivi al 1976, ma non mancano brani riferiti alla prima fase della carriera, che però non avevano trovato spazio su "ChangesOne", ma il disco non ottenne lo stesso successo del volume uno, fermandosi alla posizione #27 GB e alla #68 US.
"Aladdin Sane (1913-1938-197?)" (from Aladdin Sane, 1973) – 5:08
"Oh! You Pretty Things" (from Hunky Dory, 1971) – 3:13
"Starman" (from Ziggy Stardust, 1972) – 4:13
"1984" (from Diamond Dogs, 1974) – 3:25
"Ashes to Ashes" (from Scary Monsters (and Super Creeps), 1980) – 3:39
"Sound and Vision" (from Low, 1977) – 3:03
"Fashion" (from Scary Monsters (and Super Creeps), 1980) – 3:24
"Wild Is the Wind" (from Station to Station, 1976) – 5:59
"John, I’m Only Dancing (Again)" (from "John, I’m Only Dancing (Again)" single, 1979) – 6:59
"DJ" (from Lodger, 1979) – 3:23

Ancora, una buona BOWIE RARE (1982), pubblicata solamente in Italia, con alcuni inediti e lati b di singoli. 
La migliore antologia del cantante è senza dubbio SOUND + VISION (1989), pubblicata su 4 cd dalla Rykodisc, che prende a riferimento il periodo 1969-1980, quello della RCA, con interessante materiale d’archivio che salta fuori, come la cover della springsteeniana “It’s Hard To Be A Saint In The City”. 
Segue l’ottima EARLY ON 1964-1966 (1991), che contiene del materiale riguardante il periodo in cui Bowie si presentava ancora come Davy Jones, interessante soprattutto per i veri fans, come documento storico. 

File:BowieSinglesCollectionCover.jpg
Buona anche THE SINGLES COLLECTIONS (1993), su 2 cd. La versione australiana contiene la stessa lista di brani della versione inglese, ma i due dischi sono stati pubblicati come album separati.
Nonostante il titolo, alcuni brani, come "Ziggy Stardust" e "Oh, You Pretty Things", non hanno mai visto la luce come singoli, inoltre le versioni delle tracce sono quelle estese, anziché quelle originariamente presenti nei singoli.
Disco 1
Space Oddity – 5:15 / Changes – 3:35 / Starman – 4:18 / Ziggy Stardust – 3:14 / Suffragette City – 3:26
John I'm Only Dancing – 2:47 / The Jean Genie – 4:07 / Drive-In Saturday – 4:30 / Life on Mars? – 3:51
Sorrow – 2:54 (Feldman, Goldstein, Gottehrer) / Rebel Rebel – 4:30 / Rock 'n' Roll Suicide – 2:58
Diamond Dogs – 6:04 / Knock on Wood – 3:03 / Young Americans – 5:11 / Fame – 4:14 (Bowie, Alomar, Lennon)
Golden Years – 4:00 / TVC 15 – 5:31 / Sound and Vision – 3:02
Disco 2
Heroes – 3:37 (Bowie, Eno) / Beauty and the Beast – 3:33 (Bowie, Eno) / Boys Keep Swinging – 3:17 (Bowie, Eno)
DJ – 4:00 (Bowie, Eno, Alomar) / Alabama Song – 3:51 (Brecht, Weill) / Ashes to Ashes – 4:24
Fashion – 4:47 / Scary Monsters (and Super Creeps) – 5:11
Under Pressure – 3:57 (Bowie, Mercury, May, Deacon, Taylor) / Wild Is the Wind – 6:01 (Tiomkin, Washington)
Let's Dance – 4:07 / China Girl – 4:16 (Bowie, Iggy Pop) / Modern Love – 3:56
Blue Jean – 3:11 / This Is Not America – 3:47 (Bowie, Pat Metheny, Lyle Mays)
Dancing in the Street – 3:10 (Gaye, Stevenson, Hunter) / Absolute Beginners – 5:37 / Day-In Day-Out – 4:11

Ancora, da menzionare è RARESTONE BOWIE (1995), che comprende registrazioni tratte da esibizioni varie alla televisione, in precedenza apparse al più sui bootlegs, tra cui la versione originale di “All The Young Dudes”. 
Ancora vecchie cose su THE DERAM ANTHOLOGY 1966-1968 (1997), quindi le normali THE BEST OF DAVID BOWIE 1969/1974 (1997) e THE BEST OF DAVID BOWIE 1974/1979 (1998). 

David Bowie (1967)
Space Oddity (1969)
The Man Who Sold the World (1970)
Hunky Dory (1971)
The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars (1972)
Aladdin Sane (1973)
Pin Ups (1973)
Diamond Dogs (1974)
Young Americans (1975)
Station to Station (1976)
Low (1977)
Heroes (1977)
Lodger (1979)
Scary Monsters (and Super Creeps) (1980)
Let's Dance (1983)
Tonight (1984)
Never Let Me Down (1987)
Black Tie White Noise (1993)
The Buddha of Suburbia (1993)
Outside (1995)
Earthling (1997)
'Hours...' (1999)
Heathen (2002)
Reality (2003)
The Next Day (2013)
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