Estratti

Questa pagina contiene estratti dai Libri, Incontri e testimonianze sull'Insegnamento di G.I. Gurdjueff.  

Non seguono un ordine prestabilito, sono inseriti in relazione a quando sono stati trovati o hanno catturato la mia attenzione perché trattavano un argomento di interesse particolare o un ricordo di qualcosa che desideravo condividere.

..there can be no opposition to the perception of good only exclusively when so to say a "contact of mutual frankness and confidence" is established..

… non ci può essere opposizione alla ricezione del benesolamente quando è stabilita una “connessione di mutua franchezza e fiducia”...

Dai Racconti di Belzebù a suo nipote, primo capitolo.


BENE e MALE

Qualsiasi azione dell’uomo è buona, nel senso oggettivo del termine, se egli la compie secondo coscienza, e qualsiasi azione è cattiva se in seguito si dovrà provare “rimorso”.

Dai Racconti di Belzebù a suo nipote.

Gurdjieff chiamava gli errori:

The ever-present reminding factor

I fattori di ricordo sempre presenti

LA LIBERAZIONE CONDUCE ALLA LIBERAZIONE. Queste sono le prime parole di verità, non una verità fra virgolette, la verità nel vero senso della parola; verità che non è solo teorica, non semplicemente una parola, ma verità che può essere compresa in pratica. Il significato che sta dietro a queste parole può essere spiegato così: Per liberazione si intende la liberazione che è lo scopo di tutte le scuole, di tutte le religioni, in ogni tempo.Questa liberazione può di fatto essere molto grande. Tutti gli uomini la desiderano e si sforzano per averla. Essa però non può essere ottenuta senza la prima liberazione, una liberazione minore. La grande liberazione è la liberazione dalle influenze all’esterno di noi. La liberazione minore è la liberazione dalle influenze dentro di noi.

Gurdjieff VEDUTE SUL MONDO REALE

TUTTI GLI ESSERI DI QUESTO PIANETA INCOMINCIARONO ALLORA A LAVORARE per avere nella loro coscienza questa funzione Divina di genuina coscienza e, a questo scopo, come ovunque nell’Universo, essi transustanziarono in loro stessi quelli che sono chiamati i “partldogdoveri esserici” che consistono nei seguenti cinque:
Il primo dovere: avere nel proprio essere-esistenza tutto quanto soddisfi e sia veramente necessario per il proprio corpo planetario.
Il secondo dovere: avere un bisogno istintivo, costante ed inflessibile, per l’auto-perfezione nel senso dell’essere.
Il terzo: lo sforzo cosciente di conoscere sempre di più sulle leggi della creazione del Mondo e del mantenimento del Mondo.
Il quarto: lo sforzo, dall’inizio della propria esistenza, di pagare al più presto il debito del proprio nascere e della propria individualità, in modo di essere liberi di alleviare il più possibile il Dolore del nostro Padre Comune.
Ed il quinto: lo sforzo di prestare sempre assistenza al perfezionamento più rapido possibile di altri esseri, sia quelli simili sia a quelli di altre forme, fino al grado del sacro ‘Martfotai,’ ovvero fino al grado dell’auto-individualità.

I RACCONTI DI BELZEBÙ
 
 
Dovete abituarvi a prepararvi al lavoro. Un certo periodo della giornata deve essere consacrato al lavoro; non fate null'altro. Dovete sarcificare qesto tempo. Se non potete lavorare ancora, non fate nulla. Pensate al lavoro, leggete qualcosa connesso con il lavoro, e acconsentite tutte le associazioni relative al lavoro. Non è ancora lavoro, state preparando il terreno.
 Voices in the Dark (Meeting con Gudjieff) 

Parliamo per il futuro. Ripariamo il passato, noi Lavoriamo.
Estratto da un meeting a Parigi durante l'occupazione Nazista

E' necessario essere liberi interiormente e non identificarsi, ed esternamente recitare il nootro ruolo.
Estratto da un meeting a Parigi durante l'occupazione Nazista

...Continuò dicendo che la vita era una <<spada  a due tagli>>. Nel tuo paese, pensate che la vita sia solo per il piacere. C'è un detto nel tuo paese: "la ricerca della felicità" e questo detto dimostra che la gente non comprende la vita. La felicità è ninente, è solo l'altro lato dell'infelicità. Ma nel tuo paese, e ora in quasi tutto il mondo, la gente vuole solo la felicità. ANche altre cose sono importanti: soffrire è importante perché fa pure parte della vita, una parte necessaria. Senza soffrire non si può crescere, ma quando si soffre, si pensa solo a se stessi, ci si sente dispiaciuti per se stessi, se desidera non soffrire perché questo non fa sentire bene, fa desiderare di fuggire dalla cosa che ci fa star male. Quando si soffre, si prova solo autocommiserazione. Non è così se sei un vero uomo. Il verouomo dente anche la felicità a volte, la felicità vera; ma quando senre anche la vera sofferenza, non cerca dentro di sé di fermare questa cosa. Si deve soffrire per conoscere la verità su se stessi; si deve imparare a soffrire volendolo. Quando l'uomo arriva la sofferenza, deve farne una sofferenza intenzionale, deve sentirla con tutto il suo essere; deve volere che tale sofferenza lo aiuti a diventare consapevole; lo aiuti a comprendere.
...Con altre sofferenze, sofferenze in tutti se stessi, c'é la possibilità di capire che tutti soffrono in questo mondo, c'é la possibilità di capire come si dipende dalla Natura, da altre persone, da ogni cosa, per un aiuto nella vita. Non si può vivere soli. La solitudine - non l'isolamento che è un male - ma la solitudine può essere un bene per l'uomo, è molto necessaria alla vita, ma è anche necessario imparare a non vivere soli perché la vita reale dipende da altri esseri umani e non solo da se stessi.
La Rasatura del Prato e la costruzione del Se - Fritx Peters 
 
Il perfezionamento di un essere dipende dalla qualità e dalla quantità delle sue esperienze interiori
I Racconti di Belzebu a su Nipote
 
 

Osservazione 

Vedrete che è più facile osservare voi stessi quando state facendo qualcosa che automaticamente non desiderate fare o quando state facendo i sforzi senza ritorno alcuno.

No (non è possibile diventare consapevoli) se non diciamo "IO non sono quell'uomo - Io osserverò questo meccanismo, senza approvazione, ma esternamente in maniera imparziale con un atteggiamento non pregiudicativo, e neanche con disapprovazione" .

Gurdjieff dal primo colloquio con Orage.

IL PENSIERO

Costretto ad affrontare di scorcio una questione che negli ultimi tempi è diventata per me quasi un’idea fissa, cioè il processo del pensare umano, ritengo possibile, senza aspettare il capitolo a ciò destinato, darvi subito un’informazione di cui sono venuto a conoscenza per caso. Secondo quest’informazione, sulla terra nell’antichità c’era una regola per cui un uomo abbastanza orgoglioso da volersi conquistare il diritto di essere considerato dagli altri, e di considerare se stesso, un “pensatore cosciente”, sin dai primi anni della sua vita responsabile doveva essere informato del fatto che il modo di pensare degli uomini si può svolgere in due modi: uno, il pensare mentale, si esprime in parole che hanno sempre un senso relativo; l’altro, proprio sia all’uomo sia a tutti gli animali, lo chiamerei “pensare per forme”.
Il “pensare per forme”, che serve a percepire il senso esatto di qualsiasi scritto e ad assimilarlo dopo averlo coscientemente confrontato con le informazioni acquisite in precedenza, si costituisce nell’uomo sotto l’influenza delle condizioni geografiche, del luogo di residenza, del clima, dell’epoca, e in generale dell’ambiente in cui ognuno si è trovato da quando è venuto al mondo fino alla maturità.
Conseguentemente nel cervello degli uomini, secondo la razza e la condizione d’esistenza e la regione in cui vivono, si costituisce, per quanto riguarda uno stesso oggetto o una stessa idea, una forma particolare e del tutto indipendente che provoca nell’essere, durante lo svolgersi delle associazioni, una sensazione ben definita, da cui viene attivata un'immagine soggettiva precisa; e quest’immagine si esprime con una parola che serve unicamente da supporto esteriore soggettivo.
Perciò una parola riferita ad una cosa o a un’idea specifica acquista un “contenuto interiore“ ben determinato, e del tutto diverso per uomini di paesi o di razze diversi.
In altri termini, quando nella “presenza” di un uomo venuto al mondo in una determinata regione si fissa una certa “forma” come risultato di influenze e impressioni specifiche locali, questa “forma” suscita in lui per associazione la sensazione di un “contenuto interiore” determinato, e quindi un’immagine o una concezione determinata che egli esprime con una parola divenuta abituale e, come ho già detto, soggettiva; ma chi lo ascolta – e nel cui essere, per le diverse condizioni di nascita e di educazione, si è costituita riguardo a questa parola una forma di contenuto interiore diverso – le darà sempre un senso del tutto diverso.
Del resto, si può verificare tutto ciò osservando con imparzialità uno scambio di opinioni fra persone di diverse razze, cresciute sin dalla prima infanzia in paesi diversi.
I Racconti di Belzebù a suo nipote pag. 23/24

 

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