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Note biografiche

Mario Mazzella, artista pittore professionista, nasce nel villaggio agreste di Campagnano, comune d’Ischia, Napoli, il 7 settembre 1923 e si spegne a Ischia Ponte l’11 gennaio 2008.  I genitori Gennaro Mazzella e Carmela Arcamone, gestiscono un piccolo emporio nella piazza del villaggio.  La coppia è allietata dalla nascita di otto maschi più un nono precedentemente adottato, e due femmine.  In tenerissima età, prima della nascita di Mario, scompaiono tre maschi e una femmina.  Nel 1925 il padre è assunto come guardia municipale sanitaria d’Ischia, il cui corpo ammontava appena a 5 guardie.  La famiglia si trasferisce a valle, nell’antico Borgo del Gelso, in un piccolo appartamento nel seicentesco palazzo Buonocore, storica magione borbonica e murattiana interamente lambita dal mare di fronte all’imponente Castello…

Durante l’inverno, dopo ogni mareggiata, il piccolo Mario ricercava conchiglie sulla spiaggia sconvolta e bagnata, dove è più facile individuare forme e colori insoliti. Un timoroso corteggiamento intorno alle ampie vesti della mamma e giù di corsa alla battigia sconvolta da un mare ancora rabbioso, verdeggiante, percorso da una schiuma che sapeva di collera e bava.  Qualche falò e intorno le maglie blu dei pescatori a chiudere un parlare a gesti ampi e solenni.  Più in là, una fuga di barche a secco e la figura massiccia e forte di John Pletos dinnanzi al cavalletto.  Il ragazzo lo ha visto da lontano e d’improvviso le conchiglie hanno perduto ogni interesse.  Si erano conosciuti sul finire dell’estate, quando, sorpreso sull’arenile da violenti scrosci di pioggia, Mario lo aveva aiutato a mettere in salvo tela e colori.  E’ un incontro solo in apparenza casuale, perché il ragazzo è lì già da qualche giorno, accucciato fra le barche, a seguire il lavoro di questo pittore che canta in una strana lingua, orienta la luce con piccoli ombrelli neri, studia i particolari del paesaggio servendosi di un potente binocolo, e fotografa tutto, anche le cose brutte,… e poi la cassetta ricolma di colori… Per Mario è una scoperta affascinante, e il pittore ha tutti i requisiti per suggestionare la sua fantasia. Giramondo irrequieto e insoddisfatto, è approdato a Ischia dalla nativa Romania dopo un lungo soggiorno in Francia.  Parla quattro lingue, cita a memoria i classici latini, suona il violino e il piano, conosce la teologia. E in più ha una maniera di dipingere che è a mezza strada fra i caratteri di un tardo impressionismo e i maestri della scuola di Posillipo: una pittura certamente d’effetto e proprio per questo la più adatta a colpire l’immaginazione di un adolescente.” (Nino d’Antonio)

1929-Seconda elementare

Il maestro romeno scorge del talento nel giovane Mario che diventa allievo e amico prediletto, poiché lo straniero non riesce ad inserirsi nella vita del borgo. Il giovane allievo inizia a dipingere paesaggi en plein air e notturni come il suo maestro, apprendendo nel contempo i primi rudimenti del disegno e della prospettiva, per scoprire poi la macchia e la mezza macchia, l’ombra propria e l’ombra portata. Pletos invita la famiglia di Mario a farlo proseguire negli studi alternando il lavoro di piccolo falegname a bottega.  Improvvisamente John Pletos si ammala di un tumore al cervello che lo rende cieco, il quattordicenne Mario, aiutato dal fratello Isidoro, cerca di rendersi utile specialmente durante la notte, vegliando amorosamente il maestro che muore nel 1938; Mario e la sua famiglia accolgono le spoglie del maestro nella tomba dei famigliari.

Altro riferimento importante sarà il sacerdote Mons. Onofrio Buonocore (1870-1962), pioniere e fulcro della cultura isclana dell’epoca.  Il Buonocore sarà fondatore degli istituti scolastici Vittoria Colonna e Ferrante d’Avalos che con il Seminario Vescovile rappresenteranno la fucina dei futuri professionisti isolani.

Tessera Liceo
Dopo gli studi ai corsi di Avviamento Professionale del tipo agrario, nel 1940 Mazzella dà inizio agli studi al R. Liceo Artistico Umberto I in Napoli, sotto la direzione del maestro Emilio Notte: sarà allievo di Striccoli, Chiancone, Verdecchia, Girosi, De Val e Amicarelli.  Nell’area culturale del liceo si collocano le sue prime esperienze pittoriche. 

E' arruolato nella R. Marina con i fratelli.  Espleterà servizio al Tribunale militare di Taranto, ufficio Corpi di Reato. La morte in combattimento del fratello maggiore Alfredo ne determina il precongedo, essendo Mario il più giovane dei fratelli. 

Torna a vivere a Ischia, ma la traversata del golfo di Napoli è pericolosissima: le precarie motobarche che collegano Ischia, le isole ed il continente sono bersaglio di raid anglo-americani e l’affondamento del piroscafo Santa Lucia (24 luglio 1943) con i suoi 105 morti civili desta terrore tra gli isolani.  Già da tempo il Mazzella aveva deciso di stabilirsi a Napoli dal fratello Raffaele in una casa dei popolosi Quartieri Spagnoli; durante la permanenza napoletana del giovane Mario, la città subisce 560 incursioni aeree tra mitragliamenti, bombardamenti ed allarmi.  Più volte le vicissitudini del difficilissimo quotidiano e l’amore per l’arte lo portano a rischiare la vita: tra fughe precipitose in pseudo-ricoveri sovraffollati ed insonni notti dedicate allo studio, riesce a diplomarsi in un liceo ormai requisito e occupato dagli alleati.  Alunni e professori vivono questo storico momento stabilendo un grande sodalizio: le lezioni saranno tenute all’aperto e presso una sede provvisoria.  In città perdura delinquenza, anarchia e confusione generale.

Nel 1945, vi è il definitivo ritorno nell’isola natia, sempre sognata insieme a mamma Carmela, ricordata nel fragore delle esplosioni, fissando con lo sguardo madri e figli avvinghiati nel ricovero:  la maternità sarà sempre un tema molto caro nella pittura del Mazzella.

Nell’isola provata dal conflitto regna una miseria senza eguali, ma dominata con grande dignità.  Il giovane Mario vorrebbe grandi pareti da affrescare – questa tecnica lo affascinò sempre – forse la scultura… poiché, com’ebbe a dire, usò il pennello come la stecca dello scultore, modellando la figura e togliendo il superfluo.  Ma con tanta miseria, quale committente, specie per un giovane artista?  Per darsi coraggio inizia a ritrarre i genitori, non potendo permettersi modelli o modelle: soprattutto la madre “Mamma Carmela”, che, già quando era fanciullo, vedeva nel piccolo Mario qualità artistiche non presenti negli altri fratelli maggiori che intanto provvedevano al sostentamento della famiglia insieme a papà Gennaro, guardia municipale.

Il giovane Mario, incoraggiato dal buon risultato delle opere, inizia a ritrarre i soldati inglesi giunti a Ischia già qualche anno prima (1 ottobre 1943).  E’ un’esperienza nuova, per la quale impara ben presto che valgono solo due regole: la somiglianza e la rapidità nell’esecuzione.  Lui vi aggiunge la bravura di migliorare appena il soggetto, e si qualifica subito ritrattista eccellente.  Di fronte al Castello Aragonese, presso una postazione di artiglieria costiera, Mazzella inizia a ritrarre all’aperto gli uomini del Commander John White: sarà fermato, perché il suo precario atelier, costituito da una vecchia cassetta portacolori ed un cavalletto, eredità del defunto maestro Pletos sorge in zona militare.

Grazie al paterno intervento del Vescovo d’Ischia, S. E. Mons. Ernesto de Laurentiis (pastore della diocesi dal 1929 al 1956), sarà liberato, non solo, ma avrà la facoltà di accedere nel requisito salone delle Antiche Terme Comunali (Circolo Ufficiali dell’Allied Military Government) e di continuare a ritrarre non più i soldati, ma gli ufficiali inglesi e ora anche americani che, appagati dal risultato e dalla veloce esecuzione, gratificano economicamente l’artista ed inorgogliscono la vecchia madre che lo attende nella piccola casa d’Ischia Ponte, la cui secolare tranquillità è rotta dal rumore delle jeep Willys alleate e da un jukebox che strimpella in un terraneo del vicino Largo Convento frequentato dagli Yankees.  In un’isola la cui base navale (1943) ed il Rest Camp (1944) britannici cominciano ad essere i motori di un’economia indigena prima inesistente, il Mazzella, rasserenato dai primi guadagni, comincia a considerare l’architettura locale e la riporta con l’aggiunta di semplici scene quotidiane: il tutto caratterizzerà uno stile personalissimo, di una cromia prima aggressiva, poi sempre più pacata.

Nel 1945 insegna Storia dell’Arte presso la sezione del Regio Liceo Ginnasio Umberto I di Napoli distaccata in Ischia.1949-Congrega

Per qualche tempo insegnerà Disegno Tecnico e Materie Artistiche alle Scuole Medie, e darà lezioni private di Disegno Tecnico agli aspiranti ufficiali macchinisti dell’Istituto Nautico di Procida mentre già da tempo collabora come disegnatore presso lo studio tecnico ing. Albano. Successivamente (1948), insegna Disegno Tecnico, Ornato e Storia dell’Arte presso il Seminario Vescovile (unico insegnante laico). 

Ben presto rinuncia all’opportunità professionale dell’insegnamento per concentrarsi sulla pittura che lo assorbirà completamente.

Dopo aver cambiato diversi atelier-laboratorio e gallerie personali, nel 1962 si stabilisce in quella definitiva sul corso principale del centro storico d’Ischia, ancora oggi funzionante e gestita dal figlio Luca.  Le richieste sono tali da far scandire il lavoro nel modo seguente: da gennaio ad aprile si realizzano i dipinti per la galleria; il resto dell’anno è riservato a quelli su commissione e per l’esportazione.  Il Mazzella non si serve mai di galleristi e mercanti d’arte, preferendo trattare direttamente con la clientela.  Parteciperà alacremente a moltissime rassegne espositive, molte delle quali su invito, locali, nazionali ed internazionali; ciò contribuisce a far conoscere il suo lavoro in Italia ed all’estero.

Espone due volte nel prestigioso Palazzo delle Esposizioni di Roma (1955 e 1964), poi alla Mostra d’Arte Sacra in onore del Concilio Ecumenico Vaticano II in Roma (1962); al palazzo del principe Colonna a Roma (1970); alla galleria di Palazzo Doria a Genova (1977); al chiostro di San Lorenzo a Firenze (1977); all’Arengario di Milano (1978); al Palazzo dei Papi di Viterbo (1978).

1949-Seminario

Espone a Portland, Maine (USA) all’Art Festival al Temple Beth El.  Tra le opere di altri artisti figurano quelle di Picasso, Modigliani, Bonnard, Chagall ed altri contemporanei.

La direzione dell’università di Cleveland, Ohio (USA) gli commissiona per la pinacoteca un dipinto dal titolo “Paesaggio d’Ischia” (1964).

Espone al Modern Art Centre Max G. Bollag di Zurigo per la Rassegna della Pittura Italiana Contemporanea; tra gli espositori Campigli, Carrà, De Chirico, De Pisis, Fiume, Rosai, Sironi e Tosi (1965). Viene premiato con la medaglia d’argento.

La città di Amsterdam, Olanda, attraverso il Sig. Hans Meyer, acquista il dipinto “La torre campanaria di Fiaiano” (1967).

Espone a Parigi all’Exposition de Peinture et Sculpture d’Artistes Italiens (1969).

E’ invitato alla grande Esposizione Internazionale di Ginevra, dove ci sono opere di francesi, italiani, elvetici, americani, indiani, pachistani, polacchi, romeni, giapponesi e tibetani (1970).

Espone all’VIII Rassegna d’Arte presso il Palazzo dell’Unesco di Parigi: Prix de l’Association de la Critique Française (1977).

E’ invitato all’VIII Salon International al Palazzo delle Belle Arti di Charleroi, Belgio (1978).

Fino al 1984 partecipa ad altre prestigiose esposizioni in diverse capitali europee ed in America, per poi concentrarsi definitivamente sulla produzione per la sua galleria, poiché, per il diffuso clima di benessere sociale che regna sull’isola d’Ischia, numerosissime sono ormai le richieste per avere un suo dipinto, a cui si aggiungono le molteplici commissioni provenienti dall’Italia e dall’estero.

1985-Biennale Venezia

Le opere figureranno anche in enti pubblici, sedi diplomatiche: Città del Vaticano, Commissione Europea Mercato Interno – Bruxelles.   Alte personalità della politica, personaggi dello spettacolo, industria, moda e professionisti collezionano i suoi lavori.

La scheda informativa relativa alla sua attività artistica è conservata presso l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia (1985).

La monografia di Mario Mazzella viene inserita nell’Archivio Bioiconografico della Soprintendenza alla Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, presso il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (1985).

Gli albori della pittura mazzelliana (primo periodo post-bellico) sono, per necessità economica, caratterizzati dalla ritrattistica: è bravo, ma non è soddisfatto “…ho studiato per dipingere il mio paese”.

Le prime ricerche si muovono nell’area di quella civiltà contadina che lo ha visto nascere, sono testimonianze arcaiche, spesso tutte da scoprire.  Grandi spunti gli offre l’architettura spontanea: case di campagna, massicce e squadrate, scale esterne a collo d’oca e coperture a cupola.  Una pittura vivace, a forti contrasti, dal paesaggio costruito a tasselli di colore pieno, caratterizzeranno la pittura di quegli anni.  Lo studio del paesaggio lo porta a considerare un nuovo elemento architettonico di spicco di cui l’isola è ricca, e altrimenti insopprimibile per la sua pittura: le chiese. Il piano dei volumi è sconvolto da nuovi elementi: cupole, campanili, trabeazioni, tali da sovrastare ogni altra costruzione.  L’inserimento della chiesa nei paesaggi del Mazzella allenta la forza del colore e apre i primi timidi spazi a quel respiro del bianco che si affermerà da metà anni ’70 in poi.  La grande lezione al disegno geometrico lo porta a considerare come l’impianto disegnativo proceda per linee portanti e per linee di contorno, per cui lui smonta l’impianto, lasciando in piedi solo ciò che è essenziale.

L’area di questo tipo di ricerca, applicata ad esempi di architettura spontanea, lo porterà ad affrontare tematiche più complesse, ispirate al tessuto dell’abitato più antico, con particolare riguardo alle costruzioni sovrapposte, trasformandole otticamente in corpi unici.  Siamo nei primi anni ’50: il valore della geometria non solo come scienza dei piani e dei solidi, ma come linguaggio, come strumento di espressione attraverso linee, angoli, cubi e circonferenze, che nella loro semplicità sono quelli più vicini alla civiltà dell’uomo, esalta l’artista, ma lo lascia perplesso nella figura: la lunga serie di ritratti dedicati alla gente del suo borgo, che si ritrova per così dire fotograficamente nelle opere, contrasta con la nuova via d’espressione per l’architettonico che va oltre i logori schemi della pittura falsamente verista; per l’artista è crisi.

Nasce un periodo di transizione che successivamente sfocia nella felice soluzione intuitiva del geometrismo puro applicato anche alla figura: i ritratti saranno più essenziali e meno descrittivi.  Anche nelle composizioni, i personaggi rappresentati risultano anatomicamente rapidamente conclusi: i volti assumono forme ovali, i colli si allungano a cilindro, dando slancio alla testa.  Questa caratteristica connoterà la pittura del Mazzella per tutta la sua carriera.

La scoperta del geometrismo sarà applicata anche agli ultimi ritratti di quegli anni, rendendoli più essenziali e meno descrittivi.

Nella pittura degli anni ’60, la tecnica si adegua al nuovo linguaggio, i pennelli lasciano il posto alla spatola, uno strumento che stende il colore, favorendo campiture nette ed il costante controllo della materia nei confini dell’impianto disegnativo: gli esiti sono eccezionali, per la resa delle ombre che accompagnano barche e figure o dei corposi chiaroscuri che rendono profondi e freschi i sagrati delle chiese.  Questa pittura è inconfondibilmente isolana, una pittura fuori tempo, non tanto per quell’aria di memoria che vi circola (quella della prima infanzia dell’artista), ma per la freschezza del racconto, per quell’atmosfera ambigua e suggestiva che è a mezza strada tra il sonno e l’amarezza del risveglio; una terra mitica, da favola, costruita prendendo a prestito i caratteri insopprimibili dell’ambiente: case, chiese, luce, elementi base della pittura mazzelliana, i soli riconducibili ad una matrice strettamente ischitana.  Senza le case e le chiese, senza quella straordinaria luce che è componente antica e magica della pittura del Mazzella, quest’arte non avrebbe patria.  E’ invece l’immagine d’Ischia ne esalta i caratteri più tipici e la circoscrive a tal punto da porsi addirittura come un limite nei confronti di quella tendenza alla spazialità che è propria della pittura del Mazzella: una pittura dei bianchi assoluti, dei blu, degli ocra, che raccontano la storia di un’isola dove blu è il cielo, il suo mare, le sue barche sulla spiaggia bianca.  Il Mazzella amerà il blu e tutte le sue sfumature, cielo, mare, barche, le trasparenze di una chiesa hanno una fisicità tale che si dimentica l’assenza dell’uomo dal quadro.

Attraverso il magistrale uso del colore, stemperato in maniera tale da creare atmosfere evanescenti, il Mazzella si libera dell’eredità dei padri storici della pittura contemporanea a lui cari, esordendo in un linguaggio con cui parla di quest’isola magica intrisa di sole e malinconia.

Artista autentico, per la lunga esperienza accumulata sarà consultato dall’amministrazione municipale e dalla diocesi isclana per pareri artistici e restauri.  Fermo sostenitore della conservazione del paesaggio isolano si batterà con Italia Nostra contro la cementificazione della natura ischitana; generoso e disponibile con il prossimo, sarà sempre pronto a donare opere per iniziative sociali; per questo e per la lunga ed ininterrotta carriera (1945-2007) gli sono state assegnate due onorificenze al merito (Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e Commendatore al Merito della Repubblica Italiana) ed una cittadinanza onoraria attribuitagli dal comune di Casamicciola Terme, Napoli.

 
Pagine secondarie (1): Biografia cronologica
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