LA PRIMA A POETARE IN PROVENZALE

Nella letteratura italiana di fine duecento, elogia una principessa originaria di un ramo della nobile stirpe longobarda dei Collalto: Gaia da Camino (1265-1311), figlia di Gherardo III da Camino, personaggio ricordato perlopiù per la sua liberata verso i trovatori, fu la prima donna capace di poetare (comporre poesie, creare dei versi) in Provenzale, antico dialetto parlato nella Francia Meridionale e nella Loira del Sud.
Le sono stati attribuiti molti soprannomi come Nina o compiuta donzella, per via del suo senno, della sua ragione, che arduamente si propaga in una donna. 
Ebbe molta fama nello stivale, infatti fu citata in alcuni versi di varie opere letterarie, come Dante Alighieri, grande stimatore di Gherardo dal quale fu ospitato a Treviso per circa due anni, con la sua imponente Divina Commedia:

"Ben v'èn tre vecchi ancora in cui rampogna
l'antica età la nova, e par lor tardo
che Dio a miglior vita li ripongna:

Currado da Palazzo e l'buon Gherardo
e Guido da Castel, che mei si noma,
francescamente, il semplice Lombardo.

Di oggimai che la Chiesa di Roma,
per confondere in sé due reggimenti
cade nel fango, e sé brutta e la soma".

"O Marco mio", diss'io, "bene argomenti;
e or discerno perché dal retaggio
li figli di Levì furono essenti.

Ma qual Gherardo è quel che tu per saggio
Di' ch'è rimaso della gente spenta,
In rimprovero del secol selvaggio?".

"O tuo parlar m'inganna, o el mi tenta",
Rispose a me; che parlandomi Tosco,
Par che del buon Gherardo nulla senta

Per altro soprannome io non conosco,
S'io non togliessi da sua figlia Gaia.
Dio sia con voi, che più non vengo vosco.


Purgatorio, Canto XVI.
La scena delucida il Sommo Poeta agguantato a conversare con Marco Lombardo, il quale si lamenta del malgoverno temporale dei papi e dei subiti cambiamenti dei tempi.

Ma non solo dall'Alighieri venne ricordata, ma anche nella testimonianza di Fra' Giovanni da Serravalle, che sfortunatamente ci è giunto solo un piccolo versetto, di Rambaldi da Imola, da Jacopo della Lana e dal doge di Venezia Pietro Gradenigo (49º doge della Repubblica di Venezia dal 25 novembre 1289 al 1311):

"della figlia del buon Gherardo si possono dire molte lodi, fu dominio prudente, letterata, magni consilii, et magne prudentiae et maxime  pulcritudinis..." (Fra' Giovanni da Serravalle)

"...mulier quidem vere Gaia et vana...tarvisina tota amorosa..." (Rambaldi)

"Gaia fu figliuola di messer Gherardo e fu donna di tal reggimento circa le dilettazioni amorose ch'era notorio il suo nome per tutta Italia" (Della Lana)

"Abbiamo inteso che alcuni malfattori...s'erano apparecchiati ad entrare nelle ville e ne' luoghi di città nuova per depredare, ma che vi deste pensiero di sventare l'atteggiamento...noi vi rendiamo vivissime grazie, giacché voi compiste un'opera degna della fiducia che noi abbiamo in voi..." (Gradenigo)

Nella prima metà del '500, con l'affermarsi di una figura femminile non vista come un individuo manierista ma come una poetessa attiva, nasce l'idea di emancipazione della prima poetessa italiana, e con la divulgazione nella Repubblica Fiorentina della Giuntina di Rime Antiche, si giudicò il primato lirico femminile, cantata da Dante da Majano, esponente della poesia siculo-toscana e trovatore della seconda metà del Duecento, e autrice di due sonetti a lui indirizzati. Da Majano dedicò taluni sonetti con sfondo amoroso, tanto che la Donzella, dopo che il poeta affermò che il suo amore fu tutto per lui, iniziò a farsi chiamare la Nina di Dante.

                                         

Dante da Majano

Eppure, se dietro la di "Compiuta" vi fosse Gaia, potrebbe essere eloquente il fatto che alcuni dei sonetti indirizzati alla Donzella conservino, nel Vat. Lat. 3793, una possibile "patina lingüistica settentrionale"; in vita anche il ricordo di Nicolò de Rossi con il regio nome complita. Ricordò anche il padre Gherardo, allora già celebrato nel Convivio, nella Divina Commedia e nelle autentiche carte "Magnificus et potens dominus Gerardus de Camino":

L'altrier cercava en sogno Cortesia,
e vidi el buon Gherardo Da Camino
Denanti a Deo cum la verçen Maria,
ançeli, principato e seraphyno, 
arcançeli, vertù, potestaria,
dominatione, trono e cherubino,
Abraam, Ysaac, Jacob, Enoc, Elia,
Gregorio, Ambros'o, Geronimo, Augustino,
Petro, Mathia, Symon, Bartolomeo,
Jacobo, Andrea, Gi(ç)ovanni vançelista,
Philippo, Tomas, Jacobo e Thadeo,
Matheo, Luca, Marco, Paulo e 'l Batista,
che tutti me diceano lui lodando:
"La morte de custui li à dato bando". 



La vita della Principessa Trevisana, fu fortemente influenzata della cultura della Francia Meridionale (Provenza): infatti fu allieva del maestro Ferrarino de Ferrara, creatore del fuorilegge di liriche occitane, modello per i Da Camino. Possiamo dedurre che Gaia fu una mecenatessa; ipotesi confermata sia dall'incunabolo veneziano del commento dell'Ottimo, impresso nel 1477, in cui si può notare: "Madonna Gaia fu donna di tale reggimento circa le dilettazioni amorose, che era notorio il suo nome per tutta Italia", sia nei reduci dipinti nella sua reggia, attribuitasi il nome di "Casa di Gaia", abitata dal 1307 al 1311, data della sua morte.
Ma ancora una volta, fra' Giovanni da Serravalle ci lasciò un indizio, la quale Gaia scrivit bene rhytmatice in vulgari, da cui si potrebbe dedurre che Gaia abbia ideato qualche alcuni versi in provenzale della celebre ballata medievale della malmaritata, nome attribuito a un gruppo di canzoni assai diffuso in tutto il Medioevo, fino al sec. XVI, Coindeta sui. 
Gaia ci lasciò nel 1311: la sua tomba fu collocata nella chiesa di San Nicolò a Treviso, che sfortunatamente fu distrutta in era Napoleonica.


                   






LA CASA

La casa è tutt'ora situata nell'antico borgo di Portobuffolè. La dimora è una casa-torre medievale, costituita da quattro piani decorati con intonati affreschi rinascimentali, ispirati alla vita quattrocentesca: le mode, le abitudini, la religione e le città.
In quel periodo era in pieno svolgimento l'Umanesimo (1400), ovvero che l'uomo era al centro di tutto, del mondo; era considerato il nuovo dio, ragione perché in tutti i dipinti della casa sono presenti sagome umane.


            


            


Infine possiamo trovare il museo di ciclismo Alta Livenza, che risiede nell'Antica Casa sin dal 1995, dove si possono notare biciclette risalenti agli inizi dell'Ottocento.

               





LA FAMIGLIA

Gaia da Camino, tra il 1283 ed il 1285, fu costretta a sposare Tolberto III Da Camino, conte di Ceneda e signore di Portobuffolè dal 1307 fino alla sua morte. Purtroppo i due rami della nobile famiglia dei Da Camino furono sempre in"guerra" tra loro, ma durante una breve pace tra le due signorie, Gherardo, padre di Gaia, decise di donare al cugino Tolberto i castelli di Oderzo, Camino e Motta di Livenza, ma nel 1285 le due stirpi ricominciarono ad accingersi tra di loro. Fortunatamente la questione venne definitamente chiusa attraverso il "Processo di Oderzo", e Tolberto ebbe la meglio.
Dopo questi eventi, negli Annales Veronses de Romano, si vocifera del tentativo di Tolberto, assieme al fratello Biaquino VI e al vescovo di Belluno Adalgerio, di cospirare ai danni di Gherardo, cosicché nel 1291 definiscono quest'ultimo suocero di Tolberto III.


Stemma della famiglia Da Camino           Stemma della famiglia Collalto