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Breve storia dei cip6

da Associazione Diritto al Futuro
Le fasi salienti della vicenda CIP6
• 1982 - Il I Governo Spadolini emana la Legge 308/82: nasce il concetto di “energia rinnovabile o assimilata”, in cui fonti di energia pulita vengono di fatto equiparate a sorgenti altamente inquinanti;
• 1991 - Il II Governo Andreotti promuove la Legge 10/91, che ribadisce la definizione di energia
“assimilata” alle rinnovabili, avvicinando i rifiuti organici ed inorganici al solare, eolico ed altre fonti;
• 1992 - Il Comitato Interministeriale Prezzi formula la delibera CIP6/92, istituendo corrispettivi
economici ai produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili ed “assimilate”: da questo momento,
gli inceneritori di rifiuti che producono energia iniziano a ricevere finanziamenti pubblici dallo Stato;
• 2001 - La Comunità Europea emana la Direttiva 2001/77/CE sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili: i rifiuti non sono contemplati nella definizione di “energia rinnovabile” e non è presa in considerazione alcuna forma di energia “assimilata” alle rinnovabili;
• 2003 - Il II Governo Berlusconi recepisce la Direttiva con il Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n.387, includendo tuttavia i rifiuti tra le fonti energetiche ammesse a beneficiare dei finanziamenti pubblici riservati alle fonti rinnovabili;
• 2007 - Durante il II Governo Prodi entra in vigore la Legge Finanziaria 2007: i soli soggetti in grado di accedere al conferimento dei CIP6 risultano i titolari di impianti già operativi, mentre per i futuri inceneritori di nuova costruzione non è previsto alcun finanziamento pubblico;
• 2009 - Per far fronte all’emergenza rifiuti in Campania, il IV Governo Berlusconi riapre la corsa agli inceneritori, garantendo l’accesso ai CIP6 anche agli impianti non connessi all’emergenza stessa.
1982: nascono le fonti di energia “rinnovabili o assimilate”
Nel maggio del 1982 il I Governo Spadolini introduce per la prima volta il concetto di fonte di energia “rinnovabile o assimilata”. La definizione è imposta con la Legge 29 maggio 1982, n. 308 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale in data 7 luglio 1982), che identifica le “Norme sul contenimento dei consumi energetici, lo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia e l’esercizio di centrali elettriche alimentate con combustibili diversi dagli idrocarburi”. L’articolo 1, recante “Finalità ed ambito di applicazione della legge“, è esaustivo, utile a comprendere le origini della deriva culturale e tecnologica dei nostri giorni:
“La presente legge favorisce ed incentiva, anche in armonia con la politica energetica della comunità economica europea, il contenimento dei consumi di energia e l'utilizzazione delle fonti di energia rinnovabili anche attraverso il coordinamento fra le fasi di ricerca applicata, di sviluppo dimostrativo e di produzione industriale.
Agli effetti della presente legge sono considerate fonti rinnovabili di energia o assimilate: il sole, il vento, l'energia idraulica, le risorse geotermiche, le maree, il moto ondoso e la
trasformazione dei rifiuti organici ed inorganici o di prodotti vegetali. Si considerano, altresì, fonti rinnovabili di energia il calore recuperabile negli impianti di produzione di energia elettrica, nei fiumi di scarico e da impianti termici e processi industriali, e le altre forme di energia recuperabile in processi o impianti.
L'utilizzazione di tali fonti è considerata di pubblico interesse e di pubblica utilità.”
L’articolo succitato verrà poi abrogato - assieme ai successivi 18 - dall’art. 23 della legge 9 gennaio
1991, n. 10, che ad oggi è lecito considerare quale il vero trampolino di lancio verso il dorato mondo delle incentivazioni statali riconosciute ai produttori di energia elettrica.

1991: Andreotti e le fonti “assimilate”
Lo “scandalo” dei CIP6 ha inizio nel 1991, anno nel quale il II Governo Andreotti ribadisce con fermezza il concetto di fonte di energia “assimilata” alle rinnovabili. Quale che sia questa fonte di energia “assimilata”, è presto detto: i rifiuti. A sostenerne la causa è la Legge 9 gennaio 1991, n. 10, recante le “Norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia”, che all'articolo 1, comma 3, recita: “Ai fini della presente legge sono considerate fonti rinnovabili di energia o assimilate: il sole, il vento, l'energia idraulica, le risorse geotermiche, le maree, il moto ondoso e la trasformazione dei rifiuti organici ed inorganici o di prodotti vegetali”.
La legge, di fatto, faceva seguito ad un accordo stipulato fra il Governo, l’ENEL e i più rispettabili petrolieri della finanza italiana (Edison, Acea ed altri): gli scarti di raffineria, inseriti nel novero delle fonti “assimilate” alle rinnovabili, da costo per le imprese divenivano un nuovo fronte sul quale speculare, investire e trarre profitto.

1992: la delibera CIP6/92
A distanza di un anno dall’intuizione del Governo Andreotti, il Comitato Interministeriale Prezzi (CIP) emana, il 29 aprile 1992, la delibera 6/92, con la quale vengono stabiliti prezzi incentivati (“sovrapprezzi”) per l'energia elettrica prodotta tramite impianti alimentati da fonti rinnovabili ed “assimilate” (in particolare, quest'ultima voce fu aggiunta alla stesura originaria soltanto in sede di approvazione del provvedimento). Da questo momento, i produttori di energia elettrica da suddette fonti - fra i quali i titolari di impianti di incenerimento dei rifiuti - hanno diritto a rivenderla ad un prezzo superiore a quello di mercato.
L’incentivo è finanziato mediante un sovrapprezzo di circa il 7% del costo dell'energia elettrica, che viene addebitato direttamente ai consumatori finali nel conteggio di tutte le bollette.
La delibera CIP6/92 si ripropone quindi di promuovere l’impiego delle Fonti Energetiche Rinnovabili (FER) o assimilate da parte di impianti entrati in funzione a seguito del 30 gennaio 1991, garantendo l’acquisto dell’energia a prezzo incentivato da parte di ENEL, e lasciando libera la quantità offerta.
Il prezzo della cessione dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili è stabilito da due componenti:
• componente di costo evitato, ovvero il costo dell'impianto, di esercizio, di manutenzione e l’acquisto del combustibile;
• componente di incentivazione, basata sulla stima dei costi aggiuntivi per ogni singola tecnologia.
La componente di incentivo è riconosciuta per i soli primi 8 anni di esercizio dell'impianto, mentre quella relativa ai costi evitati è invece concessa per tutto il periodo di durata del contratto di fornitura (in potenza di durare fino a 15 anni).
Il danno è fatto. Con il CIP6 e il minimo rischio d’investimento che ne deriva, il mercato dei combustibili fossili e dell'incenerimento dei rifiuti risorge a nuova luce, inebriandosi di una conquista che ancora oggi paghiamo nei termini di salute, ambiente e portafogli.

1999: Bersani, l’energia “assimilata” diventa rinnovabile
L’omologazione di fonti energetiche inquinanti a sorgenti pulite ed innovative è tuttavia un’arte che appartiene all’intera classe politica: un becero opportunismo in grado di attraversare indisturbato Governi di orientamento politico opposto, da destra a sinistra. A riprova di tale asserto è sufficiente ricordare l’operato di Pierluigi Bersani, Ministro dell’Industria, Commercio e Artigianato all’epoca del I Governo D’Alema. Il Decreto omonimo - il D.Lgs. 16 marzo 1999 - n. 79, “Attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica”., all’articolo 2, “Definizioni”, recita:
“1. Agli effetti del presente decreto si applicano le definizioni di cui ai seguenti commi. […]
15. Fonti energetiche rinnovabili sono il sole, il vento, le risorse idriche, le risorse geotermiche, le maree, il moto ondoso e la trasformazione in energia elettrica dei prodotti vegetali o dei rifiuti organici e inorganici.”
Una perla di inestimabile valore, in grado di scavalcare la precedente definizione di fonte “assimilata”: la produzione energetica tramite l’incenerimento dei rifiuti, infatti, è direttamente definita “rinnovabile”.

2001: la Comunità Europea definisce le “energie rinnovabili”
Il 27 settembre 2001 la Comunità Europea emana una Direttiva specifica (2001/77/CE) “Sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità”, che definisce sommariamente le "fonti di energia rinnovabile". Allo stesso modo di un dizionario, è sufficiente recuperarne il significato inerente, che troviamo nell'articolo 2 “Definizioni”. Di seguito se ne riportano i primi due estratti:
“Ai fini della presente direttiva si intende per:
a) "fonti energetiche rinnovabili", le fonti energetiche rinnovabili non fossili (eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, idraulica, biomassa, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas);
b) "biomassa", la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani; [...]
Per quanto concerne i rifiuti, la Direttiva Europea precisa la sua contrarietà al loro incenerimento. A tale proposito, è interessante considerare i termini entro i quali il testo si esprime: "Allorché utilizzano i rifiuti come fonti energetiche, gli Stati membri sono tenuti a rispettare la normativa comunitaria vigente in materia di gestione dei rifiuti. L'applicazione della presente direttiva lascia impregiudicata la definizione di cui agli allegati 2a e 2b della Direttiva 75/442/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1975, sui rifiuti. Il sostegno dato alle fonti energetiche rinnovabili dovrebbe essere compatibile con gli altri obiettivi comunitari, specie per quanto riguarda la gerarchia di trattamento dei rifiuti. Nel contesto di un futuro sistema di sostegno alle fonti energetiche rinnovabili non bisognerebbe pertanto promuovere l'incenerimento dei rifiuti urbani non separati, se tale promozione arrecasse pregiudizio alla gerarchia".
È altrettanto stimolante leggere gli "N.B." degli allegati 2a e 2b di riferimento: "Il presente allegato intende elencare le operazioni di smaltimento come avvengono nella pratica. Ai sensi dell'articolo 4, i rifiuti devono essere smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che possano recare pregiudizio all'ambiente."

2003, novembre: interviene la Commissione Europea.
Nonostante la doccia fredda in ambito europeo, in Italia, forti di un’Amministrazione Pubblica protettrice di interessi più privati che pubblici, le aziende esercenti gli inceneritori di rifiuti continuano indisturbate a rivendere l'energia elettrica prodotta a prezzo maggiorato in base all’applicazione del CIP6, considerando il processo di produzione come derivato da fonti energetiche “assimilate” rinnovabili.
La violazione delle direttive europee in materia è palese, poiché stando agli accordi comunitari, dovrebbe essere considerata “assimilata” a quella rinnovabile esclusivamente l'energia prodotta dalla parte organica dei rifiuti (biomassa”). L’Italia è l’unico fra gli Stati membri a vantare questa alterazione normativa.
In conseguenza di tale violazione, la Commissione Europea si esprime in data 20 novembre 2003:
“La Commissione conferma che […], ai sensi della definizione dell'articolo 2, lettera b) della direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, […] la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di energia rinnovabile.
La direttiva intende principalmente promuovere un maggiore uso di fonti energetiche rinnovabili nella produzione di elettricità ma non istituisce un regime di sostegno finanziario al riguardo. […] La normativa nazionale che annovera i rifiuti non biodegradabili tra le fonti di energia rinnovabili deve pertanto essere conforme alle norme della disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell'ambiente.
Risulta chiaro che le disposizioni specifiche della disciplina comunitaria relative agli aiuti destinati alle fonti energetiche rinnovabili (punti E.1.3 e E.3.3) sono applicabili soltanto alle fonti rinnovabili che rispondono alla definizione dell'articolo 2 della direttiva 2001/77/CE (cfr. punto 6 e nota a piè di pagina 7 della disciplina comunitaria). Le suddette disposizioni non si applicano pertanto agli aiuti per la produzione di energia da rifiuti non biodegradabili. […]
Gli obiettivi della direttiva 2001/77/CE vanno considerati congiuntamente ai principi stabiliti dalla strategia comunitaria in materia di gestione dei rifiuti. Le disposizioni nazionali che prevedono aiuti non differenziati (riguardanti quindi anche la frazione non biodegradabile) per l'incenerimento dei rifiuti devono dimostrare che sono compatibili con il principio della prevenzione della produzione di rifiuti e che non costituiscono un ostacolo al reimpiego e al riciclaggio dei rifiuti stessi.
La Commissione esaminerà attentamente le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative messe in applicazione dagli Stati membri per conformarsi alla direttiva 2001/77/CE.”

2003, dicembre: l’Italia recepisce la Direttiva. In parte.
Nel dicembre 2003, il II Governo Berlusconi recepisce la Direttiva con il Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387. E, nel più classico dei contratti, inserisce la scritta in piccolo che da anni ci si ritorce contro:
l'articolo 17, “Inclusione dei rifiuti tra le fonti energetiche ammesse a beneficiare del regime riservato alle fonti rinnovabili”. Al comma 1 recita: “[...] sono ammessi a beneficiare del regime riservato alle fonti energetiche rinnovabili i rifiuti, ivi compresa, anche tramite il ricorso a misure promozionali, la frazione non biodegradabile e di combustibili derivati dai rifiuti [...]. Pertanto, agli impianti, ivi incluse le centrali ibride, alimentati dai suddetti rifiuti e combustibili, si applicano
le disposizioni del presente decreto [...]”.
La violazione, quindi, prosegue e si colora di nuove primizie, come quella rappresentata dalla Legge 239/2004, in grado di dirottare i finanziamenti pubblici perfino all’energia elettrica generata per mezzo dell’idrogeno, a sua volta prodotto in qualsiasi modo, anche tramite la combustione del carbone.

2005: c’è ancora speranza. La Legge 62/2005
Per 11 anni nessuno aveva osato obiettare dinnanzi allo scempio. Bisogna attendere il novembre 2003 per assistere a qualche esame di coscienza. È in questo mese, infatti, che arriva la denuncia dello scandalo finanziario in corso da parte della X Commissione della Camera, che ne stima l’entità in 60.000 miliardi di lire (circa 30 miliardi di euro).
L’effetto non è immediato, ma un primo risultato è il richiamo normativo dell’articolo 15 della Legge 18 aprile 2005, n. 62: esso infatti prescrive “alla scadenza delle convenzioni in essere, la cessazione, senza possibilità di proroghe, di ogni incentivazione per gli impianti funzionanti con fonti assimilate alle rinnovabili”.
Tuttavia, né il II Governo Berlusconi né quello Prodi, a lui successivo, riusciranno a rendere esecutivo l’articolo in questione.

2006: il Ministro Bersani dice no.
Nel 2006 le elezioni politiche incoronano una nuova compagine di Governo, presieduta da Romano Prodi, al suo secondo mandato. Ma la musica è sempre la stessa. Pierluigi Bersani - questa volta in veste di Ministro per lo Sviluppo Economico -, già aperto sostenitore di un ritorno al nucleare, si dichiara contrario ad un intervento sulla CIP/6 senza il consenso dei titolari di concessione. E per ribadire la sua contrarietà, propone un Disegno di Legge sull’energia (n. 691, 28 giugno 2006) recante un articolo (art. 6) che prevede l’abrogazione dell’articolo 15 della Legge 62/2005, di cui sopra.

2007: fine. Lieto? Quasi, nella Finanziaria c’è una piccola “svista”.
Siamo ai giorni ardenti della Finanziaria 2007, che pare arrivare dal cielo a cambiare le cose, ripristinando l'ordine e riconducendo al perduto senno. Ma in essa si scopre, stranamente, che c'è un errore. È nel comma 1117 dell'articolo 1 del testo, che recita: "Dalla data di entrata in vigore della presente legge i finanziamenti e gli incentivi pubblici di competenza statale finalizzati alla promozione delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica sono concedibili esclusivamente per la produzione di energia elettrica
prodotta da fonti energetiche rinnovabili, così come definite dall'articolo 2 della direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili. Sono fatti salvi i finanziamenti e gli incentivi concessi, ai sensi della previgente normativa, ai soli impianti già autorizzati e di cui sia stata avviata concretamente la realizzazione anteriormente all'entrata in vigore della presente legge [...]". In altri termini, gli impianti di incenerimento che funzioneranno a distanza di uno, tre, cinque anni dall’entrata in vigore della legge avendo avuto “autorizzazione” ad essere costruiti prima dell’attuazione normativa, riceveranno ugualmente il CIP6. Facile ed ironico immaginare, a quel punto, la frenetica corsa alle autorizzazioni, gli uffici oberati, le telefonate incessanti.
Tuttavia, la presenza di un “errore di scrittura” viene perfino riconosciuta con questa medesima espressione dalla X Commissione, riunitasi il 18 gennaio 2007, alla cui interrogazione specifica (n. 5-00568 Trepiccione: Assegnazione dei finanziamenti CIP 6) risponde così: "Il testo della legge finanziaria contiene, in effetti, un "errore di scrittura" in materia di Cip 6 destinati ai produttori da fonti energetiche assimilate, che è stato affrontato e risolto dal Governo, in occasione del Consiglio dei Ministri del 27 dicembre 2006. In tale sede è stato approvato un emendamento, nell'ambito del decreto sugli obblighi comunitari, che modifica l'articolo 1, comma 1117 della legge finanziaria del 2007, sostituendo le parole "ai soli impianti già autorizzati e di cui sia stata avviata concretamente la realizzazione" con le parole "ai soli impianti già realizzati ed operativi".

2009: la resurrezione dei CIP6 nell’emergenza rifiuti in Campania.
Il 2008 è l’anno di Napoli e dei suoi rifiuti. L’anno in cui il mondo intero inorridisce di fronte all’immondizia che ricopre interi quartieri della realtà campana. Poco importa che la Regione versi in queste condizioni da decenni. È anche l’anno in cui l’Italia s’inorgoglisce dinnanzi al presunto “Modello Brescia”, che si fa vanto di un inceneritore elogiato e magnificato da televisioni, radio e giornali a reti unificate.
Il IV Governo Berlusconi, fresco vincitore delle elezioni politiche straordinarie indette a seguito della caduta del precedente Governo Prodi, dà subito ad intendere la linea che perseguirà in Campania: 10 discariche e 4 inceneritori.
Tuttavia, il primo bando indetto per l’acquisizione delle concessioni a costruire e amministrare i 4 impianti va deserto. Le aziende non si presentano. Il motivo è semplice: senza CIP6 - soppressi dalla Finanziaria 2007 per gli impianti di nuova costruzione - a nessuno va di rischiare in un mercato che, privato dei corposi finanziamenti pubblici che tanto gli hanno dato, è praticamente morto. L’unica soluzione è la reintroduzione dei CIP6, almeno per questi quattro impianti. Detto, fatto.
L’atto amministrativo in questione è la Legge 30 dicembre 2008, n. 310: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 novembre 2008, n. 172, recante misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania, nonché misure urgenti di tutela ambientale”, che all’art. 9 “Incentivi per la realizzazione degli inceneritori”, recita:
“1. All'articolo 2, comma 137, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 […], sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo le parole: «per quelli in costruzione» sono inserite le seguenti: «o entrati in esercizio fino alla data del 31 dicembre 2008»;
b) le parole: «inderogabilmente entro il 31 dicembre 2008» sono sostituite dalle seguenti:
«inderogabilmente entro il 31 dicembre 2009»;
c) dopo il primo periodo, è aggiunto, in fine, il seguente: «Sono comunque fatti salvi i finanziamenti e gli incentivi di cui al secondo periodo del comma 1117 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per gli impianti, senza distinzione fra parte organica ed inorganica, ammessi ad accedere agli stessi per motivi connessi alla situazione di emergenza rifiuti che sia stata, prima della data di entrata in vigore della medesima legge, dichiarata con provvedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri.».
1-bis. […] la quota di produzione di energia elettrica imputabile a fonti rinnovabili riconosciuta ai fini dell'accesso ai meccanismi incentivanti è pari al 51 per cento della produzione complessiva per tutta la durata degli incentivi nei seguenti casi:
a) impiego di rifiuti urbani a valle della raccolta differenziata;
b) impiego di combustibile da rifiuti ai sensi dell'articolo 183 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, prodotto esclusivamente da rifiuti urbani»”.
Il comma 137 dell’articolo 2 della Finanziaria 2008, nella forma del testo vigente, risulta così modificato:
“La procedura del riconoscimento in deroga del diritto agli incentivi […] per gli impianti autorizzati e non ancora in esercizio, e, in via prioritaria, per quelli in costruzione o entrati in esercizio fino alla data del 31 dicembre 2008, con riferimento alla parte organica dei rifiuti, è completata dal Ministro dello sviluppo economico, sentite le Commissioni parlamentari competenti, inderogabilmente entro il 31 dicembre 2009.
Sono comunque fatti salvi i finanziamenti e gli incentivi [...] per gli impianti, senza distinzione fra parte organica ed inorganica, ammessi ad accedere agli stessi per motivi connessi alla situazione di emergenza rifiuti che sia stata, prima della data di entrata in vigore della medesima legge, dichiarata con provvedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri.”
L'entrata in vigore della legge 210/2008, che converte il Dl 172/2008 (emergenza rifiuti), di fatto riapre le porte del CIP6 agli inceneritori, e non solo agli impianti in previsione nelle zone in emergenza.
In sintesi, l’accesso ai corrispettivi per l’energia prodotta da fonti rinnovabili ed “assimilate” (inceneritori e similari), è così rideterminato:
• tutti gli impianti connessi con l’emergenza citata, dichiarata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, possono avere accesso ai finanziamenti e agli incentivi senza distinzione fra parte organica e inorganica dei rifiuti; la deroga (impianti autorizzati ma non in esercizio) è estesa al 31 dicembre 2009, sia per gli inceneritori nelle zone in emergenza che per tutti gli altri entrati in esercizio fino alla data del 31 dicembre 2008;
• per gli altri impianti il riconoscimento incentivante si riferisce alla sola parte organica e biodegradabile dei rifiuti, stimata in una percentuale del 51% del materiale complessivamente trattato. Il regime di violazione della normativa europea è quindi ripristinato.

Quanto alle “rinnovabili” e quanto alle “assimilate”?
L’energia CIP6, prodotta da impianti incentivati in base al Provvedimento CIP n. 6 del 1992, proviene per circa il 90% da impianti programmabili (idroelettrici a serbatoio e bacino, rifiuti solidi urbani, biomasse, combustibili fossili, combustibili di processo o residui) e per il restante 10% da impianti non programmabili (idroelettrici fluenti, eolici, geotermici, fotovoltaici, biogas). Il Gestore dei Servizi Elettrici (GSE) rende noto ogni anno l’ammontare dei contributi pubblici, dei quali riportiamo alcuni dati significativi.
Analisi in dettaglio anno 2006
Fonti energetiche rinnovabili €
Fotovoltaico 40.370
Eolico 195.823.974
Geotermico 223.753.076
Idroelettrico 202.602.527
Totale 622.219.947
Fonti energetiche “assimilate” alle rinnovabili €
Incenerimento rifiuti e biomasse 1.135.911.334
Combustibili di processo e residui 2.179.884.346
Combustibili fossili (Carbone ed altri) 2.181.783.156
Totale 5.497.578.836
Fonte: dati GSE e analisi del Dr. Federico Valerio (N.B.: rifiuti e biomasse sono inseriti nel novero delle fonti “assimilate”, come da corretta interpretazione
della Direttiva Europea 2001/77/CE, che non considera tali elementi come “fonti di energia rinnovabile”)

Dettaglio anno 2007: Acquisto di energia ex art. 3, comma 12, D.Lgs. 79/99
Tipologia di fonte GWh Mln € /MWh
Impianti alimentati a combustibili di processo o residui o recuperi di energia 17.161,3 1.933,3 112,65
Impianti alimentati a combustibili fossili o idrocarburi 21.172,5 1.813,5 85,65
Fonti assimilate 38.333,8 3.746,8 97,74
% 82,3 71,6
Impianti idroelettrici a serbatoio; a bacino; ad acqua fluente oltre 3 MW 594,2 81,9 137,84
Impianti ad acqua fluente fino a 3 MW 422,1 40,0 94,76
Impianti geotermici 1236,7 0,0 0,00
Impianti eolici 982,8 323,4 329,06
Solare 0,0 0,0 0,00
Biomasse, biogas e rifiuti 4.994,4 1.036,3 207,49
Impianti idroelettrici potenziati 12,8 1,3 100,07
Fonti rinnovabili 8.243,1 1.482,9 179,89
% 17,7 28,4
Totale 46.576,9 5.229,7 112,28
Fonte: “Le attività del Gestore dei Servizi Elettrici - Rapporto 2007”
Analisi anno 2007
Fonti energetiche rinnovabili €
Fotovoltaico 0
Eolico 323.400.000
Geotermico 0
Idroelettrico 123.200.000
Totale 446.600.000
Fonti energetiche “assimilate” alle rinnovabili €
Incenerimento rifiuti e biomasse 1.036.300.000
Combustibili di processo e residui 1.933.300.000
Combustibili fossili (Carbone ed altri) 1.813.500.000
Totale 4.783.100.000
Fonte: dati GSE e analisi del Meetup “Amici di Beppe Grillo di Brescia” (N.B.: rifiuti e biomasse sono inseriti nel novero delle fonti “assimilate”, come da
corretta interpretazione della Direttiva Europea 2001/77/CE, che non considera tali elementi come “fonti di energia rinnovabile”)
Appare evidente come gli importi riconosciuti agli impianti facenti uso di fonti di energia “rinnovabile” in quanto tale (e per definizione, come da Direttiva Europea 2001/77/CE) risultino ampiamente limitati rispetto a quelli generati dalle fonti che la normativa italiana considera “assimilate”. L’ordine di proporzionalità, nel 2007, ha raggiunto un valore perfino inferiore a quello di 1 a 10.
Sviluppi recenti
Nei primi giorni del mese di febbraio 2009, il Presidente del GSE, Carlo Andrea Bollino, sì è espresso in materia di CIP6, presentando i dati relativi all’anno 2008 e ipotizzando scenari futuri in previsione del graduale calo dei finanziamenti. In riferimento a tali novità, riportiamo due recenti pubblicazioni.
6 febbraio 2009 - Gse: esborsi Cip6 calati in 3 anni del 23%
"L'energia incentivata con il Provvedimento Cip 6/92 è in progressivo calo, man mano che arrivano a scadenza le varie convenzioni. Negli ultimi tre anni l'energia ritirata si è ridotta del 15 per cento, passando da 49 a 41,7 TWh".
Lo ha detto il presidente del Gestore Servizi Elettrici (GSE) Carlo Andrea Bollino nel corso di un'audizione alla commissione Attività produttive della Camera sullo stato del meccanismo di incentivazione Cip6 per l'energia prodotta da fonti rinnovabili ed assimilate, tra cui anche l'incenerimento dei rifiuti.
"Ancora più pronunciata - ha aggiunto Bollino - è la riduzione degli esborsi complessivi per l'acquisto dell'energia (-23 per cento), passati da 6.178 milioni di euro nel 2006 a 4.737 milioni nel 2008. Ciò – ha spiegato - è avvenuto anche a causa del ridursi degli esborsi per la componente incentivante, che viene erogata solo per i primi otto anni di esercizio degli impianti".
Per quanto riguarda le fonti di provenienza dell'energia Cip6, ha spiegato ancora Bollino, "nel 2008 il 18 per cento dell'energia è stata prodotta da fonti rinnovabili e l'82 per cento da fonti assimilate, ossia da impianti di cogenerazione e da impianti che sfruttano il contenuto energetico di combustibili di processo e residui di lavorazione", ovvero i termovalorizzatori.
Ma se si considera il volume degli incentivi, "le fonti rinnovabili incidono per il 48 per cento contro il 52 per cento delle fonti assimilate", in quanto alle rinnovabili è riconosciuta una remunerazione maggiore.
"Tenuto conto delle convenzioni ancora in essere, - ha poi aggiunto il presidente del Gse - l'energia Cip6 ritirata dal GSE è destinata a ridursi fino ad annullarsi entro i prossimi 10 anni".
Infine, Bollino ha segnalato che "a seguito di valutazioni in corso presso il ministero dello Sviluppo Economico, saranno stipulate nuove convenzioni Cip6 per alcuni impianti di termovalorizzazione individuati dai commissari straordinari per l'emergenza rifiuti delle regioni in cui è stato riconosciuto lo stato di emergenza". […]
Fonte: http://www.zeroemission.tv/Objects/Pagina.asp?ID=5580

5 febbraio 2009 - Catricalà: «Incentivi ecologici Cip6 solo in nome dell'emergenza rifiuti»
Sì, ma solo in nome della cronica emergenza rifiuti, all'estensione agli inceneritori dei vecchi incentivi "ecologici" Cip6, così come ha disposto l'ultima legge Finanziaria. Ma no a qualunque altra proroga a uno strumento che in nome della promozione della concorrenza elettrica è stato progressivamente dirottato su produzione elettriche tutt'altro che pulite, con un doppio risultato negativo: poche risorse alle energie effettivamente rinnovabili e perfino un risultato «distorsivo della concorrenza» nella produzione di elettricità tradizionale. Il Cip 6 è dunque un meccanismo da cancellare al più presto. Questa la secca diagnosi illustrata dal Presidente dell'Autorità Antitrust, Antonio Catricalà, in'un'audizione alla Commissione Attività produttive della Camera.
Catricalà apprezza le promesse e le azioni, per ridimensionare il meccanismo. Al quale sono state apportate nel tempo «opportune modifiche» che continuano però a confermare «distorsioni» che peseranno - avverte Catricalà - ancora per 7-10 anni sugli utenti, fino alla conclusione delle convenzioni in atto. Ben vengano dunque le iniziative che portano l'incentivo a esaurimento limitandolo alle vere fonti rinnovabili, con un percorso concordato per la risoluzione anticipata delle altre convenzioni. Perché «il Cip6 è stato un sistema costoso» che anche nel 2007 (a cui si riferisce il saldo ufficiale più recente) ha assorbito oltre 5 miliardi dedicandone solo 1,4 alle produzioni "verdi", insiste il Presidente dell'Antitrust. […]
Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/02/incentivi-cip6-catricala.shtml?uuid=0fe3d5c2-f397-11dd-8fd6-f748c1a21372&DocRulesView=Libero
Il caso Brescia/ASM: CIP6, pioggia di finanziamenti pubblici.
Il 1° luglio 1998 a Brescia non è un giorno qualsiasi. Entra infatti in funzione l’impianto di incenerimento dei rifiuti - il “Termoutilizzatore” (inceneritore) - di ASM Brescia SpA, ex azienda municipalizzata locale confluita con AEM Milano in A2A SpA, a seguito di un percorso di privatizzazione iniziato nel 2003 con l’ingresso in Borsa.
Il “Modello Brescia”, come previsto, non tradisce le aspettative, soprattutto quelle dei suoi azionisti. In dieci anni di attività, l’inceneritore ha contribuito al raggiungimento di oltre 450 milioni di euro di finanziamento pubblico, percepito da ASM. Ben oltre il costo dell’impianto (circa 150 milioni di euro).
Le prime due linee di combustione, avviate nel 1998, hanno consentito di accedere ai finanziamenti per otto anni (durata della concessione CIP6). La terza, entrata in funzione nel 2003, ne usufruisce ancora oggi.
A fondo pagina 117 della “Relazione e bilancio dell'ASM Brescia spa e del Gruppo ASM al 31 dicembre 2004” è scritto: “Il contributo CIP 6 su energia elettrica ceduta si riferisce alle somme percepite a frontedella cessione di energia elettrica prodotte con fonti rinnovabili (prevalentemente con l'impianto di termoutilizzazione dei rifiuti solidi urbani). Tali contributi, pari nel 2004 a Euro 0,1135 per ogni kWh, saranno percepiti per i primi 8 anni di funzionamento dell'impianto e, conseguentemente, sino al 2006.”
Riproponiamo di seguito un elenco aggiornato dei finanziamenti ottenuti.
CIP6 ASM SpA (€) CIP6 Gruppo ASM (€)
1998 4.127.007 1 Invariato
1999 25.509.872 2 Inv.
2000 30.828.861 3 Inv.
2001 38.552.991 4 Inv.
2002 38.133.000 5 Inv.
2003 41.475.000 6 Inv.
2004 55.315.000 7 Inv.
2005* 60.303.000 8 65.705.000
2006 63.419.000 9 71.137.000
2007 66.416.000 10 /
Totale 424.079.731 /
* Dal 2005, in Gruppo ASM SpA è inclusa anche Bergamo Ambiente e Servizi (BAS), confluita tramite fusione in ASM, la quale impone di considerare anche l'impianto di incenerimento attivo in Bergamo.
1 Relazione e bilancio di ASM Brescia (1999): si evince che dal 1° luglio 1998 al 31 dicembre 1998 l'azienda ha percepito 7.991 milioni di lire (4.127.007,08 euro al cambio attuale).
2 Relazione e bilancio di ASM Brescia (1999) (pag. 58): il contributo CIP6 ammonta a 49.394 milioni di lire (25.509.872,07 euro).
3 Relazione e bilancio di ASM Brescia (2000) (pag. 60): il contributo CIP6 è di 59.693 milioni di lire (30.828.861,67 euro).
4 Relazione e bilancio di ASM Brescia (2001): il CIP6 percepito è pari a 74.649 milioni di lire (38.552.991,06 euro).
5 Relazione e bilancio dell'ASM Brescia spa e del Gruppo ASM al 31 dicembre 2002 (subentra la moneta unica).
6 Relazione e bilancio dell'ASM Brescia spa e del Gruppo ASM al 31 dicembre 2003 (pag.103).
7 Relazione e bilancio dell'ASM Brescia spa e del Gruppo ASM al 31 dicembre 2004 (pag.117).
8 Relazione e bilancio dell'ASM Brescia spa e del Gruppo ASM al 31 dicembre 2005 (pag.120 e 225).
9 Relazione e bilancio dell'ASM Brescia spa e del Gruppo ASM al 31 dicembre 2006 (pag.140).
10 Gruppo ASM - Relazione e bilancio al 30 settembre 2007 (pag.93): sotto la voce “Contributi in conto esercizio” si precisa che “La voce “contributi in conto esercizio” si riferisce principalmente al contributo CIP 6/92 per l’energia elettrica prodotta dal TU di Brescia e dal termovalorizzatore di Bergamo (Euro 56.905 migliaia), al contributo CCSE per perequazione costi di distribuzione (Euro 2.176 migliaia), al contributo da Terna delibera AEEG 288/06 – art 13.6 (Euro 1.940 migliaia), alla quota di competenza del periodo dei contributi in conto impianto (Euro 3.195 migliaia).”

Fonti e bibliografia
• Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas - Prezzi dell'energia elettrica relativi a cessione, vettoriamento e produzione per conto dell’Enel, parametri relativi allo scambio e condizioni tecniche generali per l’assimilabilità a fonte rinnovabile. (Provvedimento n. 6/1992)
(http://www.autorita.energia.it/docs/riferimenti/CIP_6.htm);
• Sito ufficiale “Gestore dei Servizi Elettrici” (http://www.gse.it);
• GSE - Incentivazione impianti CIP6/92
(http://www.gse.it/attività/Incentivo%20impianti%20CIP692/Pagine/default.aspx);
• Federazione dei Verdi - Lo scandalo CIP6
(http://www.verdi.it/apps/risorse.php?pagina=dossiercip6);
• Corriere della Sera - Cosa sono gli incentivi CIP6
(http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2008/06/19/pop_cip6.shtml);
• EducAmbiente.tv - CIP6: un po’ di storia (http://www.educambiente.tv/Cip6.html);
• Wikipedia - CIP6 (http://it.wikipedia.org/wiki/CIP6);
• Wikipedia - Gestore Servizi Elettrici (http://it.wikipedia.org/wiki/Gestore_Servizi_Elettrici);
• Il Blog di Federico Valerio - Scienziato preoccupato: “L’inganno dei CIP6”
(http://federicovalerio.splinder.com/post/16361101/L%27inganno+dei+CIP6);
• Il Sole 24 Ore - 5 febbraio 2009: “Catricalà: «Incentivi ecologici Cip6 solo in nome dell'emergenza rifiuti»” (http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/02/incentivicip6- catricala.shtml?uuid=0fe3d5c2-f397-11dd-8fd6-f748c1a21372&DocRulesView=Libero);
• Zero Emission TV - 6 febbraio 2009: “Gse: esborsi Cip6 calati in 3 anni del 23%”
(http://www.zeroemission.tv/Objects/Pagina.asp?ID=5580);
• Il Blog di Beppe Grillo - Non pagate la tassa CIP6 nella bolletta dell'ENEL
(http://www.beppegrillo.it/iniziative/CIP6/);
• Il Blog di Jacopo Fo - “Per il rilancio a costo zero del Paese (Lettera aperta sul Cip6)”
(http://www.jacopofo.com/?q=node/2437

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