Vecchio Magiaro nella Puszta


VECCHIO MAGIARO NELLA PUSZTA
1984, 50 X 70, Olio

II vecchio effigiato nel dipinto risale agli anni ottanta. Tornavo, solo in auto, da Debrecen per far ritorno a casa e, forse a un centinaio di chilometri dalla città universitaria, percorrendo la strada provinciale costellata di campi da una parte e rare casette di stampo rurale dall'altra, a un certo punto mi trovai costretto a fermarmi per dare un'occhiata all'auto o, forse, per un'altra, non meno urgente e inappellabile esigenza. Una volta sceso dall'auto,  e adempiuta la verifica o quant'altro, mi trovai di fronte un vecchio che procedeva lentamente, appoggiandosi a un bastone, lungo la stradina interna che affiancava la provinciale.
Era un vecchio bello e solenne, di quelli che, oggi come oggi, si possono incontrare forse solo in qualche film d'antan ambientato magari nella ancor nobile e tradizionale provincia francese.
Vederlo e correre all'interno dell'auto ad afferrare la solita macchinetta "usa e getta" fu un tutt'uno, ma, quando l'austero senex si accorse di chi gli stava innanzi e di quello che stava facendo - tra l'altro senza avergli chiesto almeno il permesso - un'espressione che non dimenticherò mai si dipinse sul suo viso: un'espressione addolorata subito, ma oltre¬modo severa immediatamente dopo, come è testimoniato dalle tre, quattro foto che riuscii a scattare con rapidissima - direi improvvida, malsana e noncurante - baldanza giovanile. (La stessa reazione cui mi trovai di fronte ai tempi del meccanico di biciclette di Debrecen di due, tre anni prima, a riprova che le persone serie non possono che vedere indebita intrusione nonché narcisistica vanità, appunto "vuota" di senso, in questa vera e propria mania di fotografare tutto e tutti, oggi addirittura esasperata dall'uso intensivo degli onnipresenti cellulari). Nel dipinto, cui misi mano non appena tornato a casa, pur non potendo prescindere del tutto dall'aria, come si è detto, oltremodo severa, anzi accigliata, del vecchio, tenendo fissa in mente l'immagine benevola da lui trasmessami subito al primo impatto visivo, prima che si trovasse di fronte alla funesta macchinetta branditagli contro, ho voluto rendere quello che c'era in quella persona di bello, di esemplare e di benefico.
Qualità da sempre naturalmente presenti in tutti i vecchi dal tempo dei nostri memorabili senes greco-latini fino a venire a quelli dei nostri giorni. Anche se - quod deus avertati - la nostra società - non dobbiamo nascondercelo - coi propri ossessivi ritmi, alla 1 lunga distruttivi, ha il potere di intaccare pure le più sacrosante certezze.
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