Sulle chiese che vanno un bel tempietto nuovo

 
SULLE CHIESE CHE VANNO UN BEL TEMPIETTO NUOVO
Maggio 90, 70/100, Olio, Per. Ungh.
 
Per un particolare atteggiamento dello spirito di chi scrive (che potrebbe rimandare a Mircea Eliade e alle sue investigazioni sul sacro nella civiltà moderna) e cioè voler rintracciare a tutti i costi nei monumenti, nelle case, nelle strade etc. un'identità sacra, classico-pagana, comunque sopravvissuta, questo dipinto fa il paio con il quadro C'è sempre un bel tempietto per gli dèi, anche nelle metropoli (Per. Ungh.).
Qui abbiamo una quasi sacrale rivendita di articoli d'abbigliamento a costo ridotto (d'altra parte, queste sono le sacralità dell'uomo moderno), peraltro già subentrata ad una chiesa sconsacrata e alle sue disanimanti rovine. I colori vivaci e la misteriosità della porta semichiusa sottolineano la preziosità e simpatia del nuovo ambiente.
Anche sulla sinistra, in alto, incombe la pubblicità cinematografica stile anni '50 - appoggiata pesantemente sul cornicione
un tempo sacro della chiesa, con l'impianto della luce tutto scoperto. Essa rimarca l'inesorabile presa di possesso delle sacralità moderne, del tutto noncuranti di un'identità, un tempo in qualche modo sacrale.