Due cose per uccidere

 
DUE COSE PER UCCIDERE
Ott. 92, 15/20, Olio, Informali.

Un quadretto sorto a séguito dell'inevitabile e drammatica revisione esplosa contro il passato regime comunista nei paesi dell'Est dopo la caduta del Muro dell'89. Sul tradizionale quotidiano ungherese "Szabad Nep" (Popolo libero), sotto il titolo "Soha tobbé" e cioè "Mai più," veniva datto atto della doverosa riabilitazione (a parte i casi di Nagy e Maleter del '56) di importanti uomini politici dell'età staliniana (e anche kruscioviana) e di nazionalità ungherese, mandati a morte o condannati al duro carcere per la loro ferma opposizione al regime comunista.
In questo contesto (ben familiare all'autore per i rapporti personali con l'Ungheria e per l'interesse da sempre nutrito per la sfortunata ribellione magiara del '56 e per i suoi innegabili eroi) è partita l'ispirazione del dipinto in cui, per una associazione naturale spontanea, venivano simbolicamente accostati i due strumenti nati per uccidere: una pistola e, come data per scontata, anche se in quel caso svolgeva una funzione positiva, la stampa non a caso rappresentata nera, funerea, al pari dell'arma.
Quello che è affiorato è la raffigurazione volutamente destrutturata e contorta dell'arma. Di questo non ho ben chiare  le motivazioni. Mentre, abbastanza chiara, anche se, indubbiamente strana e geroglifica, risulta l'ultima idea in ordine di esecuzione: quella di fissare la marca da bollo rossa in bell'evidenza. Quasi un simbolo, ovviamente negativo, dell'Autorità in sé e per sé, quell'autorità che, se esercitata in modo distorto, può trasformarsi - si trasforma inevitabilmente - in un temibilissimo Moloch.