Alla fermata dell'autobus

 
 
ALLA FERMATA DELL'AUTOBUS
Anno?, 40/60, Olio, Informali.
 
Sarà capitato a tutti. Si sta lì ad aspettare l'autobus, magari all'ora di punta con tutta quella gente intorno, nella stragrande maggioranza lavoratori dai visi ovviamente cupi, stressati da attività ripetitive, il cui bieco fine è solo di cancellare le pur anche remote prospettive di maturazione e liberazione esistenziali concesse dal Fato, ab origine, a chiunque. Si dà un'occhiata al tabellone degli orari, un'altra ai visi circostanti e al loro inevitabile carico di astio, nonché mestizia, che intuiamo essere financo minaccioso quando, come una visione edenica, ecco apparire (per fortuna) un paio di ragazze in vespa dai sorrisi brillanti, dalle voci acute e squillanti, i seni in preda a gioiosa agitazione (le tettine, è risaputo, si parlano l'un l'altra) le gambe che, per quanto accostate, lasciano intravvedere, o sospettare, è lo stesso, meravigliose, brune, intimità e così...