INTRODUZIONE


I DIRITTI FONDAMENTALI

Quando si parla di libertà e diritti fondamentali non si può che fare riferimento alle posizioni giuridiche soggettive che il nostro ordinamento riconosce e si impegna a garantire.

Ad avviso delle più note ricostruzioni teoriche, possiamo definirli da un punto di vista storicistico (es: i diritti consuetudinari), individualistico (es: i diritti naturali dell'individuo), statalistico (es: i diritti individuati dall'ordinamento).

Gli elementi di queste teorie sono presenti in ogni ordinamento. Guardando al di là delle Alpi, a seguito della rivoluzione francese pur se si eliminò ogni riferimento l'aspetto storicistico delle libertà fondamentali, continuando a vivere, però, sia le nozioni individualistiche (es: quando nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, si faceva riferimento ai «diritti naturali e imprescrittibili dell'uomo») che quelle statalistiche, (la legge che non poteva essere in contrastato con la Costituzione).

Nel corso del 1800 con l'evoluzione dello stato liberale si verrà a determinare il predominio degli elementi statalistici sugli altri, ( individualisti e storicistici ), del modello rivoluzionario francese, sino a potersi arrivare a sostenere che la legge non è più l'espressione della sovranità popolare, ma l'esercizio di una funzione pubblica.

In seguito con il passer degli anni si individua nella Costituzione la fonte e la garanzia dei diritti di libertà.

Questa visione è rafforzata dalla distinzione tra i poteri ( costituente e costituiti ) e dai concetti di rigidità e giustizia costituzionale.

Anche la base programmatica comune è sottratta alle dinamiche politiche così come le libertà così dette positive.

In Italia quando si parla di diritti fondamentali è ben far riferimento allo Statuto Albertino.

Si tratta di una costituzione ottriata, ossia concessa dal sovrano, anche se veniva dichiarato

«perpetuo» ed «immutabile» sin da subito veniva considerata una costituzione flessibile, quindi, modificabile dal Parlamento.

Dopo aver espresso nello Statuto il principio di uguaglianza formale, si descrivevano i diritti di libertà e si rinviava al legislatore per la definizione i limiti.

Questa riserva di legge si poteva prestare a facili abusi da parte del legislatore sino a tendere a far coincidere il contenuto del principio di legalità formale con la legge stessa.

A volte per casi particolari e per a maggior garanzia delle libertà dell'individuo si prevede anche una riserva di giurisdizione.

Vista però la scarsa indipendenza dei giudici, nei confronti dell'esecutivo, il tutto si risolve con un nulla di fatto.

Nel corso della storia si assisterà poi all'avvento in Italia del fascismo, il quale pur restringendo la portata della libertà individuali, attraverso una una concezione funzionale dei diritti, non ne nega l'esistenza, facendo registrare un sostanziale equilibro tra principi garantisti e statalisti.

Nella attuale Costituzione italiana all'art.3 si fa cenno dei principi fondamentali di uguaglianza formale e sostanziale ( al primo e secondo comma ).