ANALISI STORICA ECONOMICA SOCIALE

DELL' UGUAGLIANZA FORMALE


Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Si tratta di un principio, quello di uguaglianza, conquistato a seguito delle prime rivoluzioni liberali, combattute in Europa nel XVIII secolo per eliminare i privilegi sociali ed economici che i nobili e il clero facevano valere sugli altri cittadini.

Questi diritti però erano stato compressi dall'esperienza di vent'anni di fascismo e di negazione del principio di uguaglianza.

Il regime fascista aveva perseguito discriminazioni in diversi aspetti della vita sociale es: nella religione con le leggi razziali del '38 discriminando gli ebrei, con le leggi avverso le minoranze linguistiche che avevano dovuto italianizzare i nomi propri, nonché verso le donne che erano considerate nel solo ruolo di generare tanti "figli per la patria".

Anche le opinioni politiche venivano discriminate e tutti quelli che si opponevano al fascismo erano sottoposti a persecuzioni, con la conseguenza di dovere fuggire all'estero. ( si pensi a E. Fermi ed A. Einstein che scapparono dall' Italia negli Usa ).

I Costituenti del 1946, proprio per questi motivi, hanno deciso di elencare nella Carta Costituzionale alcune situazioni in cui la legge deve trattare nello stesso modo i cittadini; in particolare facendo riferimento al sesso, alla razza, alla lingua,alla religione, alle opinioni politiche e alle condizioni personali e sociali.

Non si tratta ovviamente di un elenco tassativo delle situazioni in cui si devono evitare le discriminazioni, che vanno evitate in ogni campo, ma sono solo un esempio.

Le norme comunque potranno distinguere situazioni diverse, purché tali differenze tra i cittadini non siano immotivate, irragionevoli.