2007

Flavio Gori 

 

2008 

2007

20/12/2007

E una volta resisi conto che convincere la classe lavoratrice sarebbe costato troppo, capirono che avrebbero risparmiato tempo e denari convincendo i rappresentanti politici di quella classe a cambiare rappresentati. A quel punto, pur esistendo nei fatti, la classe dei lavoratori (operai, impiegati, quadri, dirigenti, precari, autisti, cuochi, camerieri di vario tipo) scomparve dal panorama parlamentare, non trovando più alcun rappresentante politico a cui affidare le proprie rivendicazioni. I sindacati erano già scomparsi da tempo.

Un colpo da maestri della restaurazione.

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Per una volta un'eccezione musicale di classe sopraffina:

Qualcuno ha la sfortuna di non conoscere Nic Jones? Un grande della musica folk inglese. Ascoltatelo, per favore, nel suo album Penguin Eggs, l'unico registrato professionalmente. Un grande e sfortunato artista.

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19/12/2007

Stavo ripensando alla manifestazione contro l'ampliamento della base americana a Vicenza di sabato scorso. Se uno si informasse solo dalle pagine web del Corriere o di Repubblica, potrebbe aver pensato che non c'è stata alcuna manifestazione. O, almeno, io non sono riuscito a trovarne traccia. A quel punto uno come il sottoscritto potrebbe anche ritenere che, seppure ci fosse stata, potrebbe non avere avuto una grande partecipazione di persone, di famiglie. Altrimenti ne avrebbero fatto un titolo adeguato.

Come se i mezzi di comunicazione creassero la realtà: non ne parlo, dunque non esiste. Forse la tentazione ce l'hanno davvero. Quindi è necessario informarsi da varie fonti, senza pigrizia. Perché a Vicenza c'è stata una grande dimostrazione che la gente vuole dire la sua per il suo futuro e quello dei propri figli.

C'è qualcosa di male in questo?

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18/12/2007

C’è un fotografo molto bravo che si fa chiamare REZA. Ho visto alcune sue foto, straordinarie, su una Rivista francese chiamata Polka Magazine che è anche un’esposizione parigina che ospita altri fotografi di stellare grandezza.
Una delle foto di Reza mi ha colpito al cuore; è intitolata “Orizzonti lontani”. Un cammello in primo piano guarda verso la camera con sullo sfondo un ambiente costellato di impianti “civili” che, si presume, sono stati fabbricati per tirar fuori petrolio dalle viscere della Terra. Tale petrolio crea una cappa di fumo nero che rende difficile la vita di ogni essere vivente che ha la sventura di vivere nell’area. Compreso il nostro cammello che pare chiederci: ma perché fate tutto questo? Perché ci costringete a vivere male, ad ammalarci, a morire?
Le stesse domande che ci fanno I pesci, gli uccelli che hanno la sventura di vivere nei mari oggetto di incidenti in cui le petroliere scaricano tonnellate di petrolio in acqua, in mari ricchi di vita. Avete mai visto gli uccelli con le piume intrise di petrolio?
Non ci vergognamo ad usare le nostre belle macchinine che vanno a benzina o a gasolio?
Non ci vergognamo di contribuire a far vivere male piante, animali ed altri esseri umani?
Sarà il caso di impegnarci tutti per energie rinnovabili e basta? Ora e subito, intendo dire.
Bene, per maggiore sicurezza andiamo a vedere le immagini di coloro che soffrono per questi motivi.
Non è più rimandabile. Non facciamo finta di non sapere. I nostri figli non ce lo perdonerebbero.

Lasciamo stare il petrolio dove si trova e chiediamo ai politici, agli scienziati a tutti noi, di usare altri sistemi energetici, di vivere in coerenza col pianeta. Non contro.

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15/12/2007

Quindi il quarto (o il quinto, a seconda dei momenti) articolo più letto della settimana sul New York Times è relativo al malessere degli italiani. Ci dicono che non siamo più in grado di gustarci la vita. Meno male che ci avvisano.

 Sembra che dovunque guardiamo, vediamo buio, stiamo perdendo ogni speranza.

Forse perché ovunque guardiamo ne vediamo delle "belle"? Ma chi fa le cose siamo comunque noi e dunque è il nostro modo di fare e di essere che è sceso in basso. Sarà perché ci interessa solo il denaro, magari molto, in fretta e anche facile? Senza guardare tanto sul come lo si fa? A danno di chi? 

Ovvio che tanti politici italiani si stanno ora sbracciando per offrire analisi e soluzioni. Peccato che siano gli stessi che hanno buona parte delle responsabilità e che, nei fatti, sappiano solo peggiorare la situazione. Almeno finora.

Leggendo e rileggendo l'articolo, s'insinua quasi il dubbio che sembriamo un Paese che ripone la fiducia politica sui comici, perché i politici fanno ridere.

Magari possiamo dire che gli americani non sembrano un Paese ben organizzato, dove la sanità o la scuola funzionano bene, dove si vive bene e felicemente. Il brutto è che molti dei nostri politici prendono ad esempio gli Stati Uniti come l'obiettivo verso cui dovremmo tendere. Speriamo di essere in grado di capire il problema e respingere l'idea. Forse sarebbe il caso d'informarsi presso amici o conoscenti che vivono in USA.

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8/12/2007

I morti sul lavoro in Italia sono a livelli da Medioevo, forse peggio. Le misure di sicurezza evidentemente sono disattese da proprietà, enti vari preposti al controllo e sindacati disattenti. I primi appaltano i costi economici della possibilità di infortuni agli enti statali, chi dovrebbe controllare sembra non lo faccia. Nel frattempo si assiste ad aziende sull'orlo della chiusura che però (e in palese contraddizione) chiedono agli operai turni di lavoro di 12 e passa ore al giorno ma non spendono un centesimo sulla prevenzione del rischio. La società civile ormai è anestetizzata a tutto e tutto passa rapidamente dalle prime pagine in attesa della successiva notizia su cui discutere. Che si tratti di un altro terribile incidente sul lavoro o sul seno rifatto di una disposta anche a questo pur di fare "carriera", non fa differenza.

I sindacati, oltre che spingere per accordi sul tipo di quello del welfare del luglio 2007, cosa fanno?

E tanti politici, oltre che riscuotere stipendi straordinari a rischio zero e disquisire da novelli piccoli divi in televisione, cosa fanno?

E l'Italia cosa fa? Precipita, da qualunque parte la si guardi, precipita.

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4/12/2007

dunque anche dall'interno si ammette che l'unione non ha rispettato gli impegni, non abbiamo visto quella politica alta che tutti invocavamo dopo i governi precedenti. si va avanti a scatti per accontentare ora la confindustria, ora il vaticano. e gli elettori di sinistra? c'è tempo.
 
poi nasce il partito di plastica e il suo segretario come prima mossa rimette in gioco il proprietario del polo populista proprio nel momento in cui alcuni dei suoi più importanti subalterni cercano di smarcarsi. un madornale errore di strategia politica, ma solo se visto con una prospettiva di cambiamento nei fatti. il segretario della DC avrebbe fatto lo stesso.
 
cosa ci vogliamo aspettare da questi signori? li vogliamo far riflettere su scelte che hanno già fatto in piena coscienza?
 
la realtà è che è in atto la riformazione di quello che una volta si definiva il bipartitismo imperfetto che andrà a sostituire il bipolarismo, ormai diventato obsoleto per gli scopi di qualcuno che non ha ufficialmente voti per governare, ma possiede una forte presa sui politici nostrani e tanto basta, evidentemente, per guidare una nazione.
 
i politici ex di sinistra in una situazione come l'attuale che (da anni) richiede a gran voce una forte sinistra, cerca di convincere quanti più possibile, che la sinistra stessa è inutile, è vecchia, non serve, porta iella, è conservatrice, non è alcolica, è fuori moda e quant'altro possa essere percepito come negativo possa esistere, per far si che ci si catapulti al centro, novelli DC, in modo da far evaporare conflitti che invece sono necessari per tornare ad avere una vita dignitosa, senza soffocare nel mare populista che ci circonda, che cerca di affogare le coscienze con vari sistemi, non solo (ma anche) con la TV. e ci sta riuscendo con l'aiuto diretto o meno dei figli "migliori" del pci. gli  stessi che iniziarono a traghettare verso il centro la politica di quel partito quando iniziò ad aumentare i voti in maniera considerevole, verso la metà degli anni '70, e la possibilità di una svolta poteva essere realmente nei fatti. coincidenza davvero infelice.

 che si fa? andiamo oltre costruendo cantieri? ci accorgiamo che stiamo tornando di gran carriera verso una realtà sociale ed economica simile agli inizi del secolo scorso?



2/12/2007

non capisco tutto questo accapigliarsi sul welfare, sulle pensioni. non erano trattative da farsi seriamente a giugno o luglio scorsi? non essendo stati in grado di uscire vittoriosi allora, a cosa è valso far finta che le cose si sarebbero potute cambiare *dopo*, a mesi di distanza?
 
il programma di governo è stato nuovamente irriso e con lui chi lo ha votato fidandosi.

e poi, solito paradosso, se la sinistra chiede di attenersi al programma di governo tutti gridano all'inaffidabilità di quella parte politica, se altri impongono scelte diverse dal programma allora si dice che sono bravi a influenzare pesantemente il corso della politica, pur con una rappresentanza parlamentare di poco conto. qualcuno ricorda che fanno l'eco della confindustria. grande novità.

la sinistra, quella vera, continua a produrre cantieri, cose, discorsi. a voler andare *oltre*, ad aspettare quel solito godot.

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17/10/2007

Ci sono persone che vengono reputate a rischio di fantasia nel sottolineare alcuni indizi sul crollo dell'impero nordamericano d'occidente.

 
Eppure se guardiamo un pochino attentamente vedremo che il primo responsabile di tale evento è interno al Paese nord-americano ed in questi anni tale responsabile è tenacemente sospinto all'esagerazione dal presidente americano e dal suo governo. L'impianto politico-economico-finanziario -militare negli ultimi tempi alla guida della Nazione ha decretato la lobby finanziaria legata all'energia come la più importante, quella da gratificare al punto che per l'oggi si pregiudica il futuro. Ed allora per i fantastici guadagni degli azionisti nell'immediato, si salutano financo gli investimenti che potrebbero portare guadagni futuri e permettere di mantenere certe posizioni predominanti che invece passano pian piano (o velocemente) in mani diverse. Ad esempio nel campo petrolifero, nonostante l'estremo interesse che vi ripongono gli stessi americani. Spero ripongano altrettanto interesse nell'uso e nello sviluppo delle energie alternative.
 
Si accapigliano militarmente con chi molla la moneta americana per regolare i conti energetici consci che avendo abbandonato l'industria, solo la mano militare può tenere legati certi riottosi. Trovare una scusa diversa per coinvolgere un po' di opinione pubblica, non sarà un problema.
In altri casi si guardano di traverso quei fastidiosi ex dipendenti africani o asiatici (parlo di Stati) che invece di continuare a servire gli Usa con i loro minerali strategici, preferiscono darsi ai cinesi, ai russi o agli indiani che " comprano" tali aree con poco, ma sempre qualcosa in più di quanto offrivano gli occidentali.
Il fatto di avere Russia o Cina alle spalle ha finora evitato loro ogni grattacapo militare con l'ingombrante impero. Ma se un giorno qualche Mugabe (presidente dello Zimbabwe e propugnatore di una maggiore indipendenza dalle potenze occidentali) di turno volesse affrancarsi dai sodalizi internazionali?
 
E dunque in questa fase della politica economica globale, solo la militarizzazione del mondo potrà permettere agli Usa di continuare nella loro straordinaria bramosia di consumo, nel liberismo sfrenato che sfila montagne di dollari dalle casse dello Stato Federale per dirottarle nelle tasche di poche famiglie che controllano pochissime conglomerate a cui viene appaltato di tutto grazie ad una serie di leggi e leggine fatte apposta per privatizzare il privatizzabile (guerre e disastri "naturali" inclusi), finché questa amministrazione resta al potere. Poi si vedrà, ma intanto l'asticella che segna il rapporto Stato - Privati, e questi col resto del mondo, si è posta più in alto e da lì si ripartirà per le successive trattative dopo le prossime elezioni.
 
Chiunque le vinca avrà comunque davanti alcuni problemi che da anni gli Stati Uniti si portano dietro e con i quali bisognerà fare i conti: debito pubblico enorme e per buona parte in forti mani straniere. Mani che, grazie all'attuale sistema America (poi superficialmente seguito da quasi tutto l'Occidente)  e prima tratteggiato, diventano sempre più forti economicamente e finanziariamente. Forse anche militarmente.
 
Teniamo inoltre presente che mentre in America le conglomerate private succhiano soldi federali impoverendo lo Stato, in Russia e in Cina spesso siamo in presenza di società statali che arricchiscono i propri Stati e non sono scalabili dai grandi capitali americani, pertanto non si vede come i rapporti di forza che si stanno creando, saranno modificabili nel futuro a medio termine.
Continuando a prendere in esame il campo petrolifero, mi pare che i bilanci delle (ex) 7 sorelle in confronto alle sorelle statali siano già in grado di illustrare il deciso cambio nei rapporti di forza.
 Vorrei riproporre alcune domande:
a) Che ne sarebbe della moneta - e dell'economia - americana se qualcuno (ad esempio: Cina e/o Russia) cominciasse a vendere grandi quantità di dollari per comprare (ipotesi) titoli di stato in Euro?
b) La potenza americana resterebbe con le mani in mano? In caso negativo, visto che ha demandato ad altri quasi ogni tipo di industria manifatturiera (salvo quella militare), come affronterebbe il problema e per quanto tempo sarebbe in grado di farlo?
 
Parafrasando Jared Diamond (1) e le sue teorie sul perché molte delle maggiori civiltà del passato hanno deciso di fallire o di avere successo, potremmo dire che è un'altra Società che, con le scelte dei suoi stessi Governi, ha deciso di fallire.

(1 - Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere- Edizioni Einaudi)

 

Certo che finché il mercato staunitense resterà così permeabile a prodotti di qualunque genere (e sarà in grado di pagarli, in qualche modo) è improbabile assistere ad uno sconvolgimento in grado di ribaltare del tutto le forze in campo; eppure ogni giorno che passa lima la forza americana e aumenta le capacità economiche e, di conseguenza,  il mercato di altre potenze economiche come il Giappone, la Cina, l'India e la Russia. Cina e India in particolare hanno un tale numero di abitanti da far intravedere in prospettiva non remota una sostituzione dell'importanza del mercato americano sullo scenario mondiale.
A quel punto le timidezze asiatiche sarebbero ancora tali o qualcuno potrebbe chiedere d'incassare le cedole finanziarie e politiche fino ad allora messe in freezer per questioni di opportunità? Con quali conseguenze per gli Usa?
 
Fra non molto queste Nazioni asiatiche emergenti potrebbero acquisire una tale forza di trattativa da essere in grado di stabilire il prezzo di certi accordi manufatturieri, in attesa di poter immettere sul mercato progetti indipendenti sui quali potranno imporre i loro prezzi a tutto il mondo e, a quel punto, l'attuale sistema occidentale potrebbe mostrare la corda. Diciamo così.
 
Non mi sembra che i ritmi di decrescita americani (occidentali in genere) e quelli di crescita asiatici siano così distanti dal punto di scambio.
 
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15/10/2007

Dunque le primarie del pd hanno avuto un buonissimo successo. I più o meno 3,3 mln di elettori rappresentano un buon punto di partenza ed il risultato (vittoria plebiscitaria del candidato ex DS) personalmente lo trovo in linea con il successo nel referendum sull’accordo del 23 luglio sul welfare, svoltosi pochi giorni orsono.

Un partito, un sindacato, una confindustria.

Una sorta di trilogia che si propone di gestire il paese senza scossoni di alcun genere, senza angoli da smussare.
Sia nel caso del refendum che nelle primarie del pd, siamo davanti ad un folto gruppo di persone/elettori che si fidano dei loro dirigenti, come negli anni del PCI. Speriamo che ne valga la pena e che questi siano in grado di fare qualcosa di buono per la sinistra. Lo vedremo presto.
Certamente bisognerà capire la percentuale che questi rappresentano rispetto agli elettori veri del pd, in quanto potrebbero essere solo un nocciolo duro di appassionati della politica ex pci-pds-ds (come potrebbe sembrare dalle interviste prese alle persone in fila in attesa del voto), che non può quindi essere presa come riferimento assoluto, né tantomeno essere usato tout court per una proiezione ipotetica.
Sarebbe interessante sapere quanti dei partecipanti provenivano dai DS e quanti dalla Margherita. Magari sarebbe potuto emergere che qualcuno proveniva da aree diverse e, a quel punto, conoscerne le provenienze potrebbe essere utile per capire fin dove è arrivato il pd nell’accendere speranze.

È comunque un dato incoraggiante il fatto di vedere confermata la passione politica di queste persone, pur in un periodo di ribasso del coinvolgimento nella Politica con la P maiuscola, da parte di un’ampia fetta della popolazione.

Dai primi dati sembra che l’aver abbassato l’asticella dell’età da 18 a 16 anni, non abbia portato grandi numeri. I giovani non sembrano interessati a quanto propone il nuovo partito. E nemmeno sembra aver avuto grandissimo successo l’accesso al voto degli immigrati. Se nel secondo caso non ho informazioni per giudicare quali potrebbero essere le motivazioni, salvo la non informazione e/o il disinteresse, nel caso dei giovani ho il timore che la scarsa partecipazione possa dipendere da una disaffezione delle giovani generazioni rispetto alle proposte (e i modi di porle) del centro e della sinistra e non solo del pd. Non tanto a livello politico, quanto di approccio culturale in senso più ampio.
La capacità di interessare le generazioni nate negli anni 70-80 e cresciute a base di omogeneizzazioni radio-televisive varie, non sembra essere nel dna del pd e forse non solo nel suo (a sinistra). Reinteressarli non sarà facile, ma è necessario tentare senza attendere altri 30 anni e senza accodarsi ai sistemi mediatici usati dalla destra populista. La funzione di una RAI pubblica (come la BBC) sarà fondamentale, se ben guidata.
Se ben ricordo il problema di rapporto con le nuove proposte mediatiche non era facile neanche per il pci. capire quello che accadeva con I fenomeni delle radio e tv commerciali, in un primo tempo chiamate: libere (e all’inizio lo erano davvero!) richiese tempo e sforzi da parte di alcuni, avversati da molti. Fino a quei tempi (metà anni 70) la cultura genericamente ascrivibile all’area pci era certamente la più importante e in grado di coagulare intorno a sé buona parte di quanto di meglio vi fosse in italia.
L’arrivo delle radio e tv private scompaginò clamorosamente lo status quo. I partiti di sinistra non capirono subito di cosa si stava trattando, guardarono I nuovi soggetti come il fumo negli occhi, senza cercare di venirne davvero in contatto, senza capire che non sarebbero riusciti ad arginarne la straordinaria espansione che avrebbero avuto di lì a pochissimo e l'importanza che questi soggetti avrebbero avuto nell’indirizzare gli interessi di tante persone, spesso I più giovani, consegnandoli direttamente nelle mani del populismo gestito per lo più dalle destre e dal grande capitale.
La scarsa capacità di visione da parte degli allora responsabili politici e culturali del pci e di buona parte dei partiti di sinistra è stata pagata duramente nel corso degli anni e le tardive mosse a cercare di mitigare la sconfitta non hanno sortito effetti molto positivi.
Da quei tempi, il modo classico della sinistra di fare politica, di coinvolgere le persone con I comizi in piazza, le feste dell’unità, le discussioni alle case del popolo, nei bar, nelle fabbriche e sui marciapiedi, divenne (o si era portati a credere) improvvisamente fuori tempo e pian piano in questi luoghi si cominciò a parlare di fiction, reality e grandi fratelli, senza nemmeno sapere chi e cosa fosse il Grande Fratello originale di George Orwell (era l’esatto contrario: le persone erano spiate senza che queste lo sapessero, né lo volessero mentre  adesso lo vogliono eccome!), o di altre amenità. Cose praticamente incredibili se pensiamo a quanto avveniva in italia fino alla metà e oltre degli anni 70, quando il livello di informazione e d’impegno politico, sociale e culturale era superiore alla media europea. Siamo stati colpiti da una rara forma di evaporazione d’intelletto collettiva (ultimo rimasuglio comunista…?).
La sveglia, seppure tardiva, avvenne nel 1994 quando un partito inesistente vinse nettamente le elezioni politiche solo perché si era imposto televisivamente. Sono convinto che dopo che I risultati elettorali furono chiari, I dirigenti stessi di quel “partito” si saranno guardati negli occhi smarriti dicendosi: “ci hanno creduto! E ora che facciamo? Cosa raccontiamo?” E qualcuno di loro, più scafato, li avrà rassicurati: non preoccupatevi, l’italia la governiamo con la televisione.
Siamo ancora sotto quest’influsso e chissà per quanto ancora lo saremo.

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13/10/2007

A dispetto delle eccezionali possibilità tecnologiche, gli americani le guerre non le sanno fare. O forse le fanno per motivi diversi dal dichiarato e/o non riescono a metterci la necessaria attenzione e professionalità. A tutti i livelli. Dal Corriere.it un interessante punto di vista, quello del Generale Ricardo Sanchez che ha guidato le truppe USA in Iraq. Sembra quasi che le facciano per il tornaconto personale di qualcuno.

Ma perché non si impegnano in altre cose? Al Gore potrebbe essere un inizio di svolta. Dalle strane cose che gli accaddero alle elezioni presidenziali USA del 2000 al premio Oscar e poi Nobel per aver almeno rinverdito l'interesse della pubblica opinione su una questione fondamentale: l'ambiente in cui viviamo non può tollerare il nostro comportamento che serve solo (e di nuovo) al tornaconto di alcuni personaggi. Che siano sempre gli stessi?

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13/10/2007

Domani, finalmente, ci saranno le primarie per eleggere il segretario del nascente partito democratico. Quello nato per terminare (per ora, almeno) la decantazione degli elettori dalla sinistra del vecchio PCI al centro. Una decantazione nata, guarda caso, verso la metà degli anni '70 quando vittorie sempre più chiare arridevano al PCI, portandolo quasi ad un passo dalla maggioranza relativa.

Nello stesso crogiuolo troveranno ad attenderli i vecchi avversari della DC, rimasti nei paraggi del centro. Ai loro tempi il PCI e la DC rappresentavano le forze maggiori nel campo politico italiano, rappresentando idee, ambiti politici e sociali forti ed assai diversi fra loro.

Visto il non indifferente dispiegamento di forze mediatiche, inevitabile sarà confrontare il numero dei partecipanti al voto con quanto avvenne circa 2 anni fa per eleggere Romano Prodi a capo dell'unione. Così, tanto per capire il coinvolgimento delle persone, quelle stesse che ai tempi del PCI erano sempre in prima fila quando c'era da dimostrare il coinvolgimento su un'idea del mondo condivisa fra base e vertici.

Mi sembra un po' impossibile che andranno in milioni a scegliere il capo di un partito di plastica, apparentemente nato dai vertici (spesso su posizioni diverse, se non opposte) per perpetuare se stessi in attesa di trovare le motivazioni politico/sociali che li possano unire un po' e che tenteranno di rendere credibile un'operazione che ha un non so che di marketing pubblicitario, sulla falsariga di un altro partito spesso accusato di essere (anche lui) di plastica.

Mi da l'idea di una casa costruita partendo dal tetto. Vedremo.

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23/9/2007

In questi giorni si legge da varie parti di 500.000 Euro spesi dalla Camera dei Deputati per l'acquisto di carta igienica. Certo, non sappiamo l'arco temporale che sono andati a coprire, ma così com'é sembra una spesa esorbitante. Tale che qualcuno potrebbe pensare a fatture gonfiate a fini poco edificanti e qualche altro invece potrebbe fantasticare sulle croniche necessità inevase da parte della scuola pubblica dove, in certi casi, gli alunni devono portarsi la stessa carta igienica da casa. Una diversità di trattamento stridente. Forse l'unica, forse no.

Tutto questo altri lo vedono come ulteriore tassello portato a buon fine dai creatori dell'anti politica (ovvero: molti dei politici che siedono in Parlamento), quelli che poi accusano del reato colui che si occupa di organizzarla (ma non la crea).

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18/9/2007

Il Paese più democratico del mondo.

Secondo molti (anche in Italia), gli Stati Uniti sono il Paese dove vige la democrazia nella sua forma più compiuta. Questo naturalmente contempla, fra le altre cose, i sistemi non ortodossi con cui spesso la polizia è andata all'assalto di uomini (spesso di colore) talvolta ripresa da telecamere impreviste.

Da oggi contempla anche botte e scariche di pistola elettrica nei confronti di studenti che, a seconda dei report, hanno fatto domande troppo lunghe o scomode al Senatore (ex candidato alla Casa Bianca per il Partito Democratico) John Kerry.

L'esportazione di queste democrazie incute sempre più timore.

Pare che anche in Italia avremo un Partito Democratico. Forse riuscirà ad essere anche un po' più di plastica di quello americano.

L'augurio, per noi e per i nostri figli, è che non importino questa democrazia.

La Repubblica la riporta così.

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15/9/2007

Si raschia oltre il fondo del barile.

Più o meno abbiamo capito tutti che con i prestiti immobiliari detti subprime le società immobiliari e finanziarie americane hanno deciso di fare un ulteriore passo verso l'arricchimento più sfrenato concedendo mutui a chi era definito insolvente, ovvero che non aveva i mezzi finanziari per rifondere il debito. Quelli a cui le banche, di solito, ben si guardano dal concedere prestiti anche per comprare una bicicletta. Pensa te una casa. Ma così hanno fatto, fidando sul rialzo del valore degli appartamenti che avrebbe permesso di rivendere l'immobile una volta che il precedente "proprietario" avesse dovuto mollare tutto. Siccome il rischio era comunque ben presente, i maghi della finanza americana hanno pensato di rivendere il rischio allettando i loro colleghi (siamo ancora a livello bancario) con alti tassi, dopodiché (quando le cose iniziavano a mettersi meno bene)  sono passati a "nascondere" questi titoli nel bel mezzo di pacchetti finanziari che infine arrivavano in un fondo d'investimento così ben nascosti che se non era facile destreggiarsi per un esperto, figuriamoci per un comune mortale.

 Alla fine quasi tutti i titoli erano usciti dalle casse americane per trasferirsi in quelle Europee, Asiatiche e, forse, qualche Africana. A quel punto poteva scoppiare la bolla: i grandi guadagni c'erano stati e qualcuno doveva pagare per tutti.

Che strano tipo questo capitalismo! Adesso raschia il fondo del barile finanziario. Crea grandi capitali dal nulla e trova anche banche e istituzioni finanziarie che si accollano parte del debito, magari senza sapere bene cosa comprano ma che poi certamente rivendono alla loro clientela, magari omettendo parti basilari d'informazione.

Naturalmente le grandi Agenzie di Rating, quelle che influenzano i mercati internazionali con le loro pagelline, mai avevano fatto presente il rischio a cui si andava incontro, anzi si ostinavano a pubblicare pagelle meravigliose fino al giorno del crack. Adesso, però, si sono pentite e promettono di rilasciare pagelle vere. Ci crediamo?

 Quando il danno era ormai nei fatti ed i grandi finanzieri internazionali, quelli che disprezzano lo stato sociale a favore dei meno abbienti, dei poveri, quelli che "decide tutto il mercato" e non vogliono sentire parlare di Stato sociale, quelli che quando guadagnano milioni a palate non vogliono perdere tempo a pagare le tasse, una volta ritrovatisi col rischio di "sedere per terra" si sono messi a piagnucolare, chiedendo, implorando  lo Stato perché gli aiuti. Ovvero che lo Stato tiri fuori i soldi necessari a sanare la spinosissima questione. Per fare questo ogni Stato dovrà (anzi: lo ha già fatto) sborsare miliardi di Dollari o Euro in pochi giorni, molti di più di quanto sarebbe stato necessario spendere in vari anni per assicurare una vecchiaia dignitosa alle categorie che poche giorni prima dello scoppio della ennesima bolla speculativa chiedevano di andare in pensione qualche anno prima di morire.

Perché lo Stato si adegua alle richieste di questi finanzieri e disprezza le necessità molto meno pretenziose della gente normale? Forse pensa che i finanzieri portino benessere alla Nazione? Io credo che portino benessere solo a sé stessi. E noi tutti paghiamo per questo loro ipotetico successo. E' ora di cambiare molte cose. Ad esempio i concetti di succcesso, socialità ed economia. Senza dimenticare i concetti di serietà e di rispetto; questi dovranno essere i primi ad essere riconsiderati per farne un punto fondamentale per la vita dei nostri figli.

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15/9/2007

La Radio è un mezzo di pubblica utilità.

In Italia, e nel mondo, le trasmissioni radiofoniche hanno vita difficile. La RAI qualche anno fa ha pensato di agire in maniera radicale ed ha soppresso le trasmissioni in Onde Medie e Lunghe, salvo RAI UNO. Il punto non è che tanto ci sono in FM, il punto è che solo le Onde Medie permettono l'ascolto in zone collinari o montane come spesso abbiamo qui in Italia e difatti vi sono tuttora diverse aree in cui Radio RAI 3, ad esempio, non viene ricevuta (ma i cittadini pagano il canone che la comprende). In certi casi non erano sufficienti le O.M ed allora si dovette operare sulle Onde Lunghe per coprire la Sicilia con la ormai mitica frequenza dei 192 kHz. Spacciata anch'essa, certo!

Con l'andare del tempo e con la scusa della razionalizzazione dei costi (per sperperare in altre cose) si tagliano alcune trasmissioni. Ad esempio "Il Baco del Millennio" una delle migliori trasmissioni non solo della RAI ma che, bisogna riconoscerlo, aveva un "baco" per davvero. Una di quelle mancanze per cui è necessario intervenire drasticamente, visto che i produttori non sono stati capaci di agire come necessario.

Qual era il problema? Era una trasmissione fatta in maniera intelligente, poteva perfino far riflettere le persone, farle ragionare con la propria testa. Assurdo. Qui ci vuole ben altro! Bisogna far addormentare le menti, non svegliarle. Faremo un bel programma su "La cucina nel mondo delle fiction"! La gente lo chiedeva da tanto...

http://radiolawendel.blogspot.com/2007/09/radio-uno-chiude-il-baco-del-millennio.html

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14/9/2007

La Fiom e gli accordi di vertice.
dalle libere antenne è stato captato un segnale secondo il quale la sinistra esiste (e resiste) ancora.
questo non farà piacere a tutti quelli che da anni scrivono e parlano per convincerci del contrario che difatti sono già partiti al contrattacco, accusando la fiom di comportamento anti governativo, anti sindacale, anti unitario e chi più ne ha più ne metta. non dimenticando di paventare una crisi di governo per colpa di chi non è d'accordo con le idee che si vogliono far digerire anche a chi non le può sostenere (pur volendo). lo spauracchio della crisi del 1998 non può essere lo strumento politico per ammorbidire ogni discussione importante.
 
in realtà siamo davanti a una benvenuta dimostrazione che fra la gente non virtuale le idee di sinistra esistono perché sono utili anche per affrontare il periodo attuale, nonostante le corazzate mediatiche cerchino di propagandare altro ad ogni pié sospinto.
anche i politici dovranno capirlo (e, forse, rassegnarsi). d'altra parte non è la prima volta che qualche politico (anche se si dichiara di sinistra) si arrabatta per far morire i concetti di un'autentica sinistra.  o, almeno, per convincere gli interessati che siano ideali obsoleti. chissà perché.
 
continuiamo a propagare questa forma di libera energia; pensare con la propria testa fa sempre bene.
 

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Radio Budapest:

Ricordo di un' eccellente emittente e di un errore.


Durante il periodo della Guerra Fredda, nel nostro Paese si ascoltavano trasmissioni nella nostra lingua provenienti dalle Nazioni più diverse, sia vicine che lontane geograficamente.

Tutto questo fiorire di emissioni radiofoniche, non era dovuto solo all'interesse per il nostro idioma, quanto piuttosto ad una forma di propaganda politica proveniente dai due blocchi che all'epoca si dividevano il mondo in zone d'influenza a seguito del Trattato di Yalta: Stati Uniti e Unione Sovietica.

Una volta chiusa l'epoca della Guerra Fredda e diminuita l'importanza della visione politica del mondo a vantaggio di una visione economica facente capo ad una sola potenza mondiale, gli Stati Uniti, l'importanza di raggiungere vari Paesi nel mondo per propagandare il proprio punto di vista politico rispetto ai vari avvenimenti, o semplicemente inondare vari Paesi con le proprie teorie politiche, perse importanza e di conseguenza i finanziamenti che fino ad allora erano generosamente piovuti verso le varie Redazioni, più o meno improvvisamente vennero cancellati, rendendo impossibile la vita anche a quelle Redazioni che più si erano impegnate per produrre trasmissioni che andavano oltre la propaganda del regime del Paese che rappresentavano, cercando invece di offrire un punto di vista relativo alla vita sociale e culturale della nazione da cui si inviavano i segnali radio.

In molti casi si trattava di trasmissioni che erano durate decenni interi e spesso sempre con gli stessi giornalisti e speaker. Dato che queste persone non avevano mancato di chiedere collaborazione agli ascoltatori più fedeli, molto spesso si era raggiunta una forma di dare-avere e quindi negli spazi dedicati agli ascoltatori e grazie alle loro lettere, si potevano avere informazioni relative al nostro Paese diviso per aree. Non era raro che gli ascoltatori inviassero in Redazione ritagli di giornali locali che parlavano del Paese da cui si originava la trasmissione. Un vero scambio di informazioni che dava piacere sia a chi trasmetteva che a chi ascoltava; entrambi si sentivano parte attiva ed entrambi potevano dire di imparare qualcosa grazie alla passione per la radio.

All'inizio degli anni '90, comunque, buona parte delle stazioni in lingua Italiana erano state chiuse o versavano in condizioni poco rassicuranti e di li a poco sarebbero state costrette a interrompere la loro attività, con conseguente impoverimento di interesse per la nostra Cultura e per la nostra lingua.

Nel corso degli anni e grazie alla costanza di alcune persone, ci fu un ritorno di interesse per le trasmissioni in lingua Italiana ed in particolare ebbe nuova vita Radio Budapest, storica emittente ungherese che fin dai primi anni '50 non aveva fatto mancare la sua trasmissione in italiano ininterrottamente fino al 1991 quando fu costretta a interrompere le sue trasmissioni. A partire dal 1996 iniziò una paziente opera per cercare di far riprendere le emissioni, opera a cui hanno dato un particolare aiuto due appassionati italiani: Luigi Cobisi e Paolo Morandotti.

La loro perseveranza fece si che nel 2002 la Redazione ungherese poté riprendere le trasmissioni per l'intero arco della settimana, proponendo ogni giorno un menù diverso relativo sia a questioni inerenti la vita Ungherese che quella Italiana. La domenica pomeriggio poi grazie alla rubrica condotta da Rita Faragò, potevamo ascoltare le lettere che davvero tanti ascoltatori italiani avevano inviato nella settimana precedente e che ben testimoniavano l'attenzione che dall'Italia era riservata all' emittente magiara.

Non sono stati rari i casi di ascoltatori italiani che s'imbarcavano in lunghi viaggi in auto o in treno per poter salutare di persona il gruppo dei redattori che con tanta passione e con un garbo non comune ci raccontavano la vita Ungherese sia da un punto di vista di cronaca, che culturale ad ampio raggio. Per non parlare delle telefonate fatte alla Redazione per scambiare qualche parola con i Redattori, magari approfittando di qualche festività per farsi gli auguri.

 Anche in questo senso abbiamo avuto una reciprocità e molte volte i Redattori della Radio Budapest sono stati nostri graditissimi ospiti in occasione di alcune manifestazioni organizzate qui in Italia e a Firenze in particolare.

 Se è vero che le trasmissioni magiare ci illustravano la vita politica e culturale ungherese, non dobbiamo pensare che la vita di ogni giorno della gente normalissima restasse fuori dai microfoni ungheresi. Tutt'altro! E infatti dalla cronaca alla cucina, dallo sport alla scuola, fino alle problematiche connesse con l'andamento del costo della vita in Ungheria, tutto veniva passato sulle onde radio ungheresi e grazie a questo approccio semplice ma corretto e serio, ogni ascoltatore in lingua italiana (non è detto che fosse solo in Italia)  poteva entrare in contatto con una realtà certamente poco conosciuta, diversa dalla nostra ma assai interessante.

Nonostante la non enorme lontananza in termini geografici, l'Italia e l'Ungheria si sono trovate su sponde opposte per molti decenni e questo ha contribuito ad allontanare i nostri popoli in maniera netta.

Quindi un sistema di comunicazione via radio e con cadenza giornaliera era quanto di più utile ci potesse essere per ristabilire una logica vicinanza fra i due popoli, specie adesso che entrambi facciamo parte della Comunità Europea.

Ed in effetti, seguendo questa logica, nelle ultime settimane 2006 e nelle prime del 2007, anche il sottoscritto aveva iniziato una collaborazione con Radio Budapest allo scopo di segnalare alcuni eventi dedicati all'Ungheria e gli Ungheresi che si tenevano in Italia o, più in generale, nel mondo.

Oltre a queste informazioni, ho avuto il piacere di vedere accettati e letti in trasmissione alcuni miei servizi dedicati ad alcune personalità della Cultura Ungherese che hanno lasciato un'impronta a livello mondiale, come il fotografo André Kertezs e il musicista Bela Bartok.

Naturalmente non ero l'unico collaboratore Italiano e fra gli altri non possiamo dimenticare la rubrica "L'Angolo del DX" curata da Luigi Cobisi e Paolo Morandotti che era messa in onda ogni venerdì e replicata la domenica.

Dobbiamo infatti ricordare che Radio Budapest in lingua Italiana era proposta ogni giorno della settimana in due orari: 18.30 e (in replica) 22.30 ora Italiana.

Dunque un impegno importante a cui venne tributato un chiaro successo, tanto che sotto certi aspetti, sarebbe stato da chiederci se non fosse stato il caso di aprire un'emittente Italiana in lingua Ungherese, visto le numerose affinità fra i due popoli che trasparivano nel rapporto sempre più stretto fra le persone che giornalmente si ritrovavano sulle frequenze di Radio Budapest.

Invece, improvvisamente ed in maniera assolutamente sorprendente, la Direzione di Radio Budapest all'inizio del 2007 decise di chiudere la stazione radio non rinnovando il rapporto di collaborazione ai Giornalisti e gli Speaker della Redazione Italiana.

Quando le prime voci sull'imminente chiusura della trasmissione iniziarono a serpeggiare fra gli appassionati, al di là dello stupore e incredulità non solo iniziale, la Redazione fu letteralmente invasa da messaggi di solidarietà che i Redattori puntualmente lessero in trasmissione, talvolta con la voce incrinata dall'emozione, specie negli ultimi appuntamenti.

Purtroppo nonostante la fortissima solidarietà e l'alto numero di persone che impegnarono il loro tempo per sensibilizzare anche altri appassionati qui in Italia ma anche nel mondo nei circoli di appassionati della nostra lingua (che ci sono e anche in misura crescente) che a loro volta inviarono messaggi di solidarietà ai Redattori e vibranti proteste alla Radio Ungherese, le trasmissioni chiusero definitivamente a fine febbraio 2007, quando il Direttore delle Trasmissioni nelle lingue straniere Bela Szomraky ed uno dei Redattori, Istvan Stefano Cobino, lessero i rispettivi messaggi di saluto e ringraziamento per l'empatia con cui gli ascoltatori avevano seguito le loro trasmissioni, ma anche le loro vicissitudini.

In realtà a tutti sembrava un paradosso: com' è possibile chiudere una emittente che lavora così bene e che mantiene un rapporto così diretto con i propri ascoltatori facendo automaticamente un ottimo servizio al proprio Paese? Un vero errore.

Da allora e per più di un mese, sulle frequenze di Radio Budapest si sono ascoltati datati brani di musica leggera Italiana. Possiamo dire che in qualche modo le frequenze fino ad allora usate per trasmettere nella nostra lingua, restarono occupate e vogliamo sperare che questo sia un segnale positivo, che possa significare che non tutto è definitivamente chiuso e sepolto.

Le decisioni di questo tipo non sono né possono essere definitive. Come si accennava all'inizio di questo articolo, già in precedenza Radio Budapest aveva chiuso le trasmissioni in Italiano per poi riaprirle e vogliamo credere che questo sia tuttora possibile, stante l'attenzione con cui veniva seguita dall'Italia e da tanti appassionati dell'Italiano in giro per il mondo.

Grazie al "miracolo" della propagazione delle onde radio, un'emissione può essere ascoltata da una persona o da un milione senza alcun problema di saturazione di banda come invece accade con Internet. Quindi una "vecchia" tecnologia come le onde radio, si dimostra chiaramente superiore ad una "nuova" ed in grado di soddisfare la propagazione dell'informazione in maniera evidentemente più accurata e generalizzata. Teniamolo presente quando diciamo (o sentiamo dire, o leggiamo) che Internet è il mezzo migliore, il più moderno per veicolare informazione. E magari non stiamo zitti, reagiamo chiarendo che non è affatto così. Le onde radio hanno ancora molto da offrire in questo campo, oltretutto rendendo possibile la ricezione con mezzi piccoli, portatili, molto semplici e di basso costo, specie se confrontati con le richieste di altri mezzi (TV terrestre, satellitare o PC con connessioni di rete Internet, ecc).

Permettetemi di ringraziare i Redattori che tanto hanno fatto, pur fra varie problematiche, per far conoscere Radio Budapest ed il loro Paese a tutti coloro che parlano la lingua Italiana. La loro professionalità, la gentilezza con cui hanno proposto le loro produzioni (mai gridate, mai urlate come troppo spesso - e banalmente - sentiamo fare qui in Italia) sono rimaste nei nostri cuori e pur essendo terminati (almeno per ora) i nostri appuntamenti giornalieri, abbiamo ancora il piacere di scambiarci di tanto in tanto i saluti grazie alla posta elettronica.


Alcuni di loro mi hanno recentemente fatto presente che non sembra all'orizzonte una riapertura di Radio Budapest nella nostra lingua. E' invece probabile la chiusura di altre emissioni in altre lingue straniere, ma questo non sarebbe che una conseguenza di quanto sta avvenendo anche in altri importanti settori della vita sociale magiara dove anche scuole e ospedali vengono chiusi e il costo della vita si alza pericolosamente per varie fasce della popolazione a reddito fisso. Siamo insomma di fronte ad un problema economico e sociale di portata rilevante e d'altra parte dobbiamo ricordare che poche settimane prima della chiusura dell'emittente in italiano, la Redazione aveva puntualmente informato di quello che sembrava essere uno scontro fra poteri dello Stato ungherese quando la Stazione Centrale della Polizia di Budapest era stata attaccata militarmente, secondo Radio Budapest, da altri apparati dello Stato ungherese. Un'informazione così puntuale poteva dar luogo a ritorsioni e, se non si tratta di coincidenze, in effetti così è accaduto.

In conclusione invio un grazie ed un grande saluto a Stefano Cobino, Massimo Congiu, Rita Faragó, Andrea Moravcsik, Mária Peredi, Mariarosaria Sciglitano, Tünde Wallendums e Béla Szomraky. La vostra professionalità e la vostra serietà ci mancano. Vi aspettiamo!
 
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15/7/2007
 
 l'offensiva mediatica in atto contro la questione genericamente definibile previdenza e pensioni  è un'eccellente finestra da cui osservare uno dei più tipici, e conosciuti, comportamenti del potere in ogni epoca e sotto ogni bandiera: divide et impera.
 
i politici del centro-sinistra non contenti di aver creato la situazione dei lavori interinali, precari e tipici di altra epoca sociale (rispetto a quella che apparentemente loro stessi dichiaravano fino a poco tempo prima di voler proporre), si sono adesso messi in testa di girare ad altri questa responsabilità e hanno, per velenoso paradosso, individuato come promettenti e credibili responsabili nientemeno che i genitori di questi giovani.
 
a parte il fatto che, conti alla mano, un simile giro di valzer rasenta la temerarietà più assoluta, è da sottolineare il sostegno che a tale lancio in avanti di quella che mi viene di definire politica tipicamente di destra, viene assicurato da una tale quantità di organi di stampa e informazione (se così la vogliamo definire) che questo obbrobrio viene percepito come vero ed effettivamente reale  da una buona parte della popolazione che da questo obbrobrio non ha certo da guadagnare e non solo nell'immediato ma anche per chissà quanti anni ancora.
 
perché queste persone non si pongono qualche domanda da un altro punto di vista?
 
nei giorni scorsi su pochi organi di stampa sono stati citati alcuni soggetti impegnati in quest'opera di disinformazione e convincimento degna di regimi populisti di basso ordine, ma il problema fondamentale resta che non è certo sufficiente convincere i lettori di questi media, che per lo più già sono coscienti del fatto. serve fare qualcosa per proporre una riflessione su un diverso punto di vista a chi legge e ascolta altro.
 
allargando per un attimo il concetto, direi che il distacco che abbiamo nei confronti di quest'altra stampa è ampio. non solo per una questione relativa alle copie vendute, lette o sottoscritte (casomai questa ne è una conseguenza), ma perché alla metà degli anni '70 fu sottovalutato l'impatto che la nascita e lo sviluppo di una cultura superficiale, basata sul sembrare, poteva avere sulle (allora) giovani e giovanissime generazioni, che adesso sono cresciute e pensano (e votano) sulla base di quella cultura che li ha nutriti da 30 anni a questa parte, anche grazie al proliferare di testate dedicate almeno in parte allo scopo.
 
una discreta percentuale di questi ex giovani adesso ha difficoltà a recepire concetti diversi, come quelli lanciati dai giornali di cui sopra, specie quando la stragrande maggioranza dei media parla una lingua uniforme e allineata sulle necessità di una classe politico-economica che cerca l'auto salvaguardia e solo uno sparuto gruppo di giornali, blog, radio e tv porta avanti teorie oltretutto inficiate, direbbe e scriverebbe qualcuno,  da un concetto assimilabile alla sinistra e per giunta radicale.
 
con le pillole, piccole razioni d'informazione inoculate ad hoc giorno dopo giorno, per anni e anni, si hanno grandi risultati.
 
 *
 
11/7/2007
 
è d'accordo ma non firma. non può, però vorrebbe.
 
da un lato si continua col teorema che si può accontentare tutti, già teorizzato dal "presidente-operaio" nelle elezioni del 2001 (che vada messo anche lui nel pantheon?).
sappiamo com'è andata a finire, anche se nessuno pare ricordarlo.
 
dall'altro continua la decantazione verso il centro, luogo semi-fisico in cui le spinte da sinistra e da destra si annullano.
quindi faremo niente, così nessuno potrà dire che abbiamo fatto qualcosa contro di lui.
ogni tanto concederemo un obolo a chi più insiste, salvandoci l'immagine da sinistra.
 
possiamo permetterci ancora questi immobilismi bizantini? o è l'ora delle idee chiare e del fare?
 
non vedo questa grande visione del futuro, scorgo invece limature marginali all'interno di un liberismo preoccupante, ma accettato, a cui vorrebbero demandare le vite nostre e dei nostri figli.
 
Mi sa che non ci siamo
 
*
 
 
15/6/2007
Interessante e, da parte mia, condivisibile il contributo di Luigi Cavallaro su Liberazione del 15/6/07 pag. 3, su quanto recentemente scritto da Massimo Salvadori su Repubblica. Per quanto mi riguarda lo allargherei anche a molti altri che, negli ultimi anni (e recenti importanti libri compresi), sembrano smaniare per accollarsi una sconfitta ideologica e politica di portata un po' più che storica.
In molti casi si tratta di persone certamente preparate, ma potrebbero non aver adeguatamente ponderato "La Fattoria degli Animali".
Scambiare la validità delle idee comuniste con le capacità di chi le ha (avrebbe) messe in pratica sarebbe un po' come incolpare Gesù degli ermellini, dei marmi e qualcos'altro della chiesa attuale.
 
 *
 
12/6/2007
Credo che un punto importante è che chi ha occupato la zona sinistra della politica, ormai da molti anni sgomita per abbandonarla, cerca di convincere i suoi elettori a decantare la propria cultura politica verso il centro e non ha alcun interesse a proporre alcunchè di sinistra (parlo di contesto politico e sociale). Vuole convincere a buttare l'anima per cui si è lottato per generazioni. Grazie a quelle lotte si erano finalmente avuti dei piccoli e meno piccoli risultati, che stiamo perdendo in un batter d'occhio.
 
Chi invece si sente ancora da quella parte, resta un po' spiazzato da certe scelte e forse sarà costretto a spostare un po' al centro anche il proprio baricentro. In alcuni casi anche per difendersi dall'attacco delle parole (sinistra-antagonista-radicale e relative associazioni semantiche) scatenato da una cultura forse non finissima ma talvolta efficace, specie da quando certa sinistra ha un po' tralasciato il suo fare Cultura (anche di quartiere). Coloro che ancora vorrebbero fare qualcosa, si trovano in una spaventosa minoranza di forze mediatiche che non garantisce un positivo risultato in alte percentuali.
 
Ritengo che i primi scricchiolii di queste problematiche siano iniziati a metà anni 70 e se solo adesso si fanno i conti, abbiamo un bel distacco da recuperare.
Comunque meglio tardi che mai, dato che ogni giorno in più complicherebbe parecchio le cose e i risultati delle amministrative confermano la necessità di una vera sinistra. Un po' meno di altre cose.
 
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24/5/2007
Da Corriere.it di oggi riprendiamo una notizia che sarà domani pubblicata su L'Espresso. Vediamo se anche stavolta dimostreremo totale indifferenza per la nostra salute o avremo la forza di reagire cambiando questo finto progresso in qualcosa di più vicino al miglioramento della qualità della vita, infischiandosene del P.I.L. e delle false verità fin troppo spesso a questo collegate:
Crescita dei tumori a livello di epidemia.
 
 
24 maggio 2007
L'indagine del L'Espresso
«Crescita dei tumori a livello di epidemia»
Sempre di più i veleni che si disperdono nell'aria, nell'acqua e nel terreno: dal traffico all'inquinamento. Le angoscianti statistiche
ROMA - «In Italia la crescita dei casi di tumori è a livelli da epidemia». Così «L'Espresso», in un articolo che sarà pubblicato nel numero in edicola venerdì. Basta guardare i numeri «e confrontare i dati degli anni Ottanta con le analisi più recenti- segnala il settimanale- tra il 15 e il 20% in più i casi di linfomi e leucemie; i mesoteliomi che esplodono (più 37% nelle donne e più 10 negli uomini); poi la mammella (più 27), il cervello (tra l'8 e il 10), il fegato (tra il 14 e il 20)». Se si guarda ai bambini, «la statistica diventa angosciante- aggiunge l'Espresso- il confronto tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Novanta mostra risultati spietati».
Usando come campione la Regione Piemonte, «si scopre un'impennata del 72% del neuroblastoma, del 49% nei tumori del sistema nervoso centrale, del 23% per le leucemie».

Dove aumentano i casi di cancro? «In tutta Italia- indica l'articolo- con una concentrazione micidiale in 54 aree che comprendono 311 comuni». Queste zone di crisi «disegnano una radiografia della Penisola avvelenata che corre da Pieve Vergonte, un paese all'ombra della fabbrica Enichem nel profondo Nord della provincia di Verbania, alla punta inferiore della Sicilia, con Gela e il suo petrolchimico voluto da Enrico Mattei per regalare un futuro industriale all'isola». Una «via Crucis che segna sempre nuove tappe, perchè traffico automobilistico e impianti di riscaldamento diffondono minacce crescenti nei centri urbani congestionati, perchè proliferano ovunque nuovi strumenti tecnologici di cui si ignorano i danni a lungo termine e perchè la devastazione dei suoli provocata da discariche clandestine immette nella catena alimentare sostanze nocive che finiscono sulla tavola degli italiani».

I VELENI - Addirittura, riferisce 'l'Espresso', secondo il ministero dell'Ambiente i veleni che si disperdono nell'aria, nell'acqua e nel terreno «partono da una galassia di 9 mila piccole Seveso, intorno alle quali rischiano la contaminazione dai sei agli otto milioni di abitanti». Ma l'onda lunga di questa contaminazione, «attraverso l'inquinamento delle falde che portano l'acqua nelle nostre case, della catena alimentare, delle nubi tossiche che si spostano coi venti, riguardano, di fatto, tutti noi». «Chi vive in una città inquinata ha un 25% di rischio in più di avere un tumore al polmone, chi fuma ha un rischio del 900% in più- sintetizza all'Espresso Annibale Biggeri, epidemiologo dell'Università di Firenze- tuttavia, al traffico e all'inquinamento siamo esposti tutti e quindi, benchè il rischio individuale sia basso, l'impatto dell'inquinamento sulla salute pubblica è tutt'altro che irrilevante. E contrariamente al fumo è anche involontario».

Secondo le stime di Paolo Crosignani, epidemiologo dell'Istituto dei tumori di Milano, nel capoluogo lombardo «dei circa 900 tumori al polmone all'anno, più di 200 sono da attribuire alle polveri generate dal traffico e dai riscaldamenti- riferisce l'Espresso- ma il rapporto più allarmante è stato presentato l'anno scorso dall'Ufficio ambientale dell'Organizzazione mondiale della sanità di Roma, che nelle 13 città più grandi d'Italia ha stimato 8 mila morti all'anno per gli effetti cronici dell'inquinamento atmosferico, di cui una parte non irrilevante viene giocata dai tumori ai polmoni (750 casi all'anno) e alle vie respiratorie, leucemie da benzene e linfomi».

ONDE ELETTROMAGNETICHE - Ce n'è anche per le onde elettromagnetiche. «L'aumento delle leucemie infantili potrebbe essere collegato all'esposizione cronica ai campi elettromagnetici, sia a quelli ad alta frequenza dei ripetitori radiofonici e televisivi, sia a quelli a 50 Hertz delle linee elettriche- scrive l'Espresso- il condizionale, in questo caso, è d'obbligo». Per verificare questa ipotesi Pietro Comba, direttore del reparto di Epidemiologia ambientale dell'Istituto superiore di sanità, «sta conducendo uno studio su 354 abitanti di Longarina (Ostia Antica) le cui case distano meno di cento metri da un elettrodotto- riferisce il settimanale- una prima parte dell'analisi ha riscontrato un piccolo aumento di tumori, sia leucemie, al pancreas e allo stomaco, nella popolazione più vicina alla linea elettrica». Fra qualche mese saranno disponibili anche i dati sugli altri disturbi. E passando ai campi ad alta frequenza, «qualche sospetto aleggia anche sull'uso intensivo dei telefonini, sospettati dei tumori al cervello, al nervo acustico e alle ghiandole salivari, e sui quali è in corso lo studio Interphone, coordinato dall'Agenzia del cancro di Lione e di cui si aspettano i risultati per la fine dell'anno».


AREE A RISCHIO - Aree siderurgiche e chimiche, porti e raffinerie: qui si concentrano gli eccessi di mortalità per malattie respiratorie, per tumori alla laringe e ai polmoni, al fegato, alla vescica, leucemia e linfomi, riferisce l'articolo. «Lo raccontano gli studi sempre più numerosi sulle acciaierie di Genova, Piombino e Taranto, sui petrolchimici siciliani di Gela, Priolo e Augusta- elenca il settimanale- così come sulle raffinerie di Sarroch, Porto Torres e Portoscuso in Sardegna». La mappa d'Italia »si riempie di zone rosse- si legge nell'articolo- alcune retaggio di scelte industriali che appartengono al passato, altre invece ancora attive». Quante? «Le aree critiche destinate alle bonifica, sono 54 a livello nazionale, per un totale di 311 comuni- elenca Comba all'Espresso- a queste si aggiungono migliaia di altri siti che compongono una fitta geografia del rischio, fatta soprattutto da impianti chimici, siderurgici, discariche e siti di produzione dell'amianto». La faccenda «è terribilmente complicata- riconosce l'Espresso- anche dal fatto che, in genere, il tumore colpisce decenni dopo l'esposizione pericolosa, e questo non facilita il lavoro». Il caso esemplare è l'amianto, «che può provocare il mesotelioma quarant'anni dopo- spiega Benedetto Terracini, decano degli epidemiologi ambientali e direttore di Epidemiologia & Prevenzione- l'Italia, pur avendo bandito nel 1992 questa fibra, continua ad avere un migliaio di morti l'anno». Secondo il Registro nazionale mesoteliomi, i morti dovrebbero cominciare a calare fra cinque-dieci anni, ma dal 1970 a oggi l'amianto ha falciato almeno 30 mila vite, conclude l'Espresso.
 
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13 Maggio 2007
 
Finalmente una buona notizia!
In un'Italia fin troppo dedita all'incertezza abbiamo una notizia seriamente accertata: i ministri Damiano e Padoa Schioppa, nonché il Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi, non hanno letto il Programma Elettorale dell'Unione su cui sono stati scelti dagli Italiani.
Se così non fosse non si spiegherebbero le loro dichiarazioni della settimana scorsa sulla Riforma delle Pensioni. Hanno detto cose del tutto diverse da quanto appare sul Programma!
 
Sono sicuro che non appena lo leggeranno, mai vorranno tradire i loro elettori, pena un cambio di voto alla prossima tornata e forse anche la sensazione di essere stati presi in giro dai propri rappresentanti.
 
Damiano, Padoa Schioppa e Prodi: volete rispettare il programma con cui avete vinto le elezioni, vero?
Aspettiamo risposta.
 
 *
 
25 Aprile 2007
E quindi la corsa verso il Centro dei figli più belli del PCI potrebbe essere terminata.
Cosa mai avranno interiorizzato dell' irrealizzata Cultura Comunista, su cui tanto avrebbero studiato, non è dato sapere, ma certo adesso si trovano al Centro, il luogo dove, per definizione fisica, le spinte della destra e della sinistra si annullano e dunque possono godersi il potere senza muovere un dito perché al centro si può fare solo niente. Ci pensa il mercato a sistemare tutto.
 
E se così non sarà, almeno per qualcuno di quelli che loro dicevano un tempo (a volte anche adesso) di voler salvaguardare (dai nemici ci guardi iddio...), avranno anche la formidabile scusa che è colpa del mercato !
 
Ma: we care (capiamo e diamo ragione a tutti perché siamo buoni)!
 
Perpetuare il potere a costo (politico) zero. Investendo (politicamente) zero.
 
 *
 
1/4/2007
Lo chiamano Partito Democratico. Ho un po' la sensazione di
testimoniare la costruzione di una casa partendo dal tetto (i vertici dei Ds e dei Dl). Un partito che si vuole creare per far si che le spinte "laterali" perdano forza e contemporaneamente mettere al bando le piccole forze con lo sbarramento elettorale, ma lo chiamano partito democratico.
Ma il tentativo è anche quello di creare una formazione tale da
competere con Forza Italia. C'è un però: i ds non sono più quel
partito che sfiora il 25% e talvolta oltrepassa il 30% (com'era il Pci), adesso si deve accontentare del 17% incluse le forze che si
riconoscono in quei parlamentari che non è detto che restino in queste vasche di decantazione continua dal Pci al Pds, ai Ds e via verso il centro. In queste vasche che annacquano sempre più le speranze e le convinzioni di molti che hanno lavorato gratis  riconoscendosi in un ideale che i vertici attuali vogliono che sia dimenticato, dato che qualcuno dice che è sconfitto, se non morto. Ma chi l'ha mai realmente messo in pratica questo ideale per stabilire se è vivo o morto? Se è valido oppure no?
 
Poi c'è la Margherita che è sul 10% incluse le forze che non si
riconoscono in quello che chiamano partito democratico. E' dunque possibile che, anche dal lato tecnico, il Pd non risolva alcuno dei problemi sul tappeto e resti una formazione anonima ideologicamente, un po' di plastica e pari a poco più dell'attuale forza dei ds. A che, e a chi, serve?
Il tutto per avere, come ho sentito dire dal segretario ds di un paese della provincia fiorentina, una formazione che sarà attenta al miglioramento dei salari, dell'occupazione, delle pensioni. Tutte cose da forza di sinistra, diceva. A parte che per fare questo
basterebbero i partiti che già ci sono, non ha detto quale
contesto sociale il Pd vorrà contribuire a formare o si vorrà collocare. Forse il liberismo attuale?
Ci vogliamo ridurre a
una forza che mitiga (ove fosse possibile) il liberismo? E' questa la meta?
Non sarà che l'Italia delle persone in carne e ossa è più a sinistra
di quanto in tanti cercano di convincerci?

Comunque creino questo Partito Democratico. Poi magari cominceremo anche a costruire qualcosa e la finiremo di chiacchierare e basta mentre altri legiferano non certo a pro della sinistra.
Quando si comincia a lavorare politicamente e sul serio (anche a sinistra)?
 
 *
 
 
13/3/2007
In seguito alla possibilità che anche Telecom Italia prenda il volo verso mani non italiane (dopo Omnitel/Vodafone e 3, in attesa di Fastweb), il ministro Bersani pare abbia strigliato l'intero mondo finanziario e industriale italiano: "Non è in grado di reggere sfide di alta portata".
 
Possiamo dargli torto?
 
Fino a poco tempo fa in simili casi ci si limitava a dare capitali (spesso a fondo perduto) ai "capitalisti" nostrani che tali erano solo grazie ai soldi dello Stato.
Un capitalismo all'italiana: rischio allo Stato e soldi ai privati.
 
E si vuol far credere che il problema sono le pensioni o i lavoratori che guadagnano troppo.
Forse si pensa ai presidenti delle grandi aziende sull'orlo del fallimento?
In questo caso è vero.
 
 *
 
3/3/2007
Nientemeno che dal Corriere.it riprendiamo questa notizia:
 
Bizzarra dichiarazione di Paul Hellyer, ex ministro della Difesa canadese

"Riscaldamento globale? Soluzione dagli Ufo"

«Bisogna convincere i governi a dire quello che sanno. Nelle tecnologie delle civiltà aliene le risposte ai problemi del globo»

OTTAWA- Come combattere il riscaldamento del pianeta e il cambiamento climatico ? Con le tecnologie degli Ufo. E' questa la bizzarra idea di un ex ministro della Difesa del Canada, l'83enne Paul Hellyer. «Bisogna convincere i governi del mondo a dire quello che sanno - ha affermato l'anziano uomo politico in un'intervista rilasciata al quotidiano canadese 'Citizen'-. Molti di noi ritengono che sappiano molto, e molti di noi sono convinti inoltre che quello che sanno potrebbe bastare a salvare il pianeta».

ROSWELL - Hellyer ha chiesto ad Ottawa, Washington e agli altri governi occidentali di rendere pubbliche le tecnologie extraterrestri, ottenute e studiate dagli americani dopo il presunto schianto del 1947 a Roswell, nel Nuovo Messico, di un Ufo. Secondo l'ex ministro della Difesa canadese, in quello che si sarebbe giá appreso sulle tecnologie di altre civiltá dello spazio si cela la risposta a tutte le emergenze climatiche mondiali. Non solo, Hellyer ha spiegato che gli extraterrestri avrebbero le tecnologie per eliminare i combustibili fossibili nel giro di una sola generazione. Hellyer, che fu ministro durante gli anni '60 nel governo allora guidato da Lester Pearson, sembra molto sensibile al tema ufologico: due anni fa aveva stupito tutti affermando,durante un suo intervento ad un convegno, che gli «Ufo sono reali così come lo sono gli aerei».

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Resta da vedere se si tratta di un modo per avvicinarsi alla soluzione o per allontanarsene.
 
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25/2/2007
E quindi il Governo di Centro-Sinistra è caduto. Al di là degli aspetti di folklore, il Primo Ministro ha ben compreso le motivazioni e si è affrettato a far accettare il suo nuovo programma a tutti i membri della sua coalizione. Naturalmente fra questi punti ci sono (o non ci sono) quelli per cui il suo Governo è effettivamente caduto, ovvero quelli a cui fanno capo alcuni Senatori a vita. Adesso può anche tornare alle Camere ed avere vita regolare. Forse "vigilata".
Viene un dubbio, anzi 2: il programma su cui la coalizione era stata votata che fine farà?
E poi: a forza di dichiarare che "vi è una discontinuità rispetto al passato", qualcuno deve aver pensato che stavano esagerando e sono stati fatti rientrare nelle righe. Se così fosse, chiunque vada al Governo, cos'è che può davvero cambiare in questo Paese?
 
*
 
12/2/2007
Aiutiamo chi aiuta gli animali
 
Kira ti vogliamo bene.
In questa pagina di Repubblica.it potrete leggere la brutta storia di una piccola canina sottoposta per settimane (forse per mesi) a terribili torture. Non mi sono sentito di guardare la foto dell'innocente cagnetta, ma avrei piacere di guardare la foto che ritrae il responsabile di una simile vergogna dopo che avrà subito lo stesso trattamento che lui ha riservato a Kira. Naturalmente il tempo da sottoporre allo stesso trattamento deve essere quello imposto alla canina, moltiplicato per 7. Più o meno la differenza che occorre fra un periodo temporale umano e uno canino.
E qualcuno pensa ancora al genere umano come a quello prediletto dal creatore.
Ma di quale creatore stiamo parlando?
 
Aiutiamo che aiuta gli animali: ENPA
 
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4/2/2007
E alla fine siamo arrivati a sanzionare (diciamo così) chi nega l'avvenuto Olocausto degli Ebrei durante la seconda guerra mondiale. Il cosidetto negazionismo. La strada è stata aperta, dunque, e "sono certo" che anche tutti coloro che hanno pervicacemente negato l'esistenza del riscaldamento globale, accampando le scuse più disparate, saranno anch'essi messi sotto processo e, se colpevoli, condannati senza aspettare 70 anni come per l'olocausto. Magari forniranno anche i fondi per tentare di risolvere l'enorme problema che hanno contribuito a creare. Naturalmente stessa sorte a tutti coloro che hanno contribuito a far si che il riscaldamento mondiale avanzasse rapidamente, come il loro conto in banca. E' ora di restituire. Magari con gli interessi.
 
 
14/1/2007

Si sente spesso dire che questo Governo vuol far piangere i ricchi perché vuole che tutti paghino le tasse, o almeno così dice. Ma se pagare le tasse è sinonimo di piangere, cosa dovremmo dire noi salariati che le tasse le paghiamo prima di prendere la busta paga? Si pensa forse che sia meglio proseguire con il sistema attuale, quando gli unici che pagano sicuramente e quanto dovuto sono solo i salariati? Sarebbe un po' come perpetuare il concetto che armava SuperCiuck (la memoria deve andare al mitico Alan Ford) che rubava ai poveri per dare ai ricchi.

Anziché far piangere mi viene di chiamarla serietà. Chissà perché.

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7/1/2007

Secondo Rifondazione Comunista della Toscana, il 22/12/2006 sarebbe stata presa una decisione molto poco simpatica da parte della Regione Toscana e da alcuni politici locali. Si sarebbe deciso di passare sopra la più volte mostrata volontà dei cittadini di non volere gli inceneritori votando il primo passo verso la loro realizzazione. Possibile che abbiano approfittato dei giorni prefestivi per un simile passo?

E perchè ancora a Case Passerini (dove abbiamo già autostrada, aeroporto e discarica) e non (ad esempio) a Fiesole?

Questo il testo divulgato da RC:

Mentre le riunioni dei consigli (regionale, provinciali e comunali) sono sospese per le feste, e quindi i consiglieri non possono esercitare pienamente il loro mandato di controllo e indirizzo, Martini, Domenici, Renzi e gli altri presidenti e sindaci interessati hanno sottoscritto un “patto metropolitano per i rifiuti”, che in buona sostanza da il via alla costruzione dell’inceneritore di Case Passerini e al potenziamento di quelli di Rufina, Greve in Chianti e Montale (PT).

Questa decisione è la risposta arrogante alla manifestazione regionale contro le politiche sugli impianti di smaltimento dei rifiuti perseguite in Toscana, delle quali è larga parte l’incenerimento, e alle richieste del PRC di ridiscutere la politica dei rifiuti.

Viene inoltre annunciata la centralizzazione dei soggetti gestori delle diverse ATO che operano sul territorio delle tre province (Firenze, Prato, Pistoia) e viene “rimandata” al 2010 la decisione sull’impianto del Calice, anche se fra le righe dell’accordo si lascia chiaramente intendere che comunque questo impianto si farà.
Ancora una volta si dimostra un’insensibilità totale nei confronti dei movimenti, dei comitati e dei semplici cittadini che chiedono soluzioni nuove all’incenerimento e opzioni alternative che non costituiscano un danno per la salute ed il territorio, quali: raccolta differenziata, porta a porta, trattamento a freddo, …, per le quali al momento risultano del tutto insufficienti le risorse destinate, a dimostrazione di una non volontà di investire su un futuro diverso. Inoltre è significativo il fatto che questo accordo giunga dopo il rifiuto opposto alla richiesta di referendum sottoscritta da numerosi cittadini di Campi Bisenzio.

Nonostante il “colpo di mano” portato a segno il 22 dicembre, il PRC non cesserà di battersi contro l’incenerimento e per soluzioni diverse.

Firenze, 27 dicembre 2006

 

4/1/2007

Una notizia che vorrei definire "almeno paradossale" ma che definirò "curiosa", la possiamo leggere sul Corriere.it di oggi. Sembra che alcune Case del Popolo di oggi (nientemeno che nell'area fiorentina) abbiano abdicato completamente alla funzione Culturale che prima avevano e ben svolgevano. Diciamo che si organizzavano altri tipi di serate.

Ai Responsabili delle CdP sembra anche normale: "se pagano...!"

I soldi e basta. La stura, o se preferite, lo sdoganamento, fu probabilmente dato, qualche anno fa, dal Festival dell'Unità a La Fortezza da Basso.
Se pensiamo di fare bene, proseguiamo così. Però non lamentiamoci troppo, nè incolpiamo altri se le cose vanno come vanno.

PS L'articolo del Corriere.it è a firma Iacopo Gori, ma non siamo parenti e nemmeno ci conosciamo.