7 (2007), n. 1

                                            


La Gazzetta del Gingo

31 dicembre 2007



2007: L'ANNO DI MONTALTO

Pierpo domina il XXVI Mondiale dopo aver trionfato nel IV Trofeo Modiano. Sensazionale reentré di Costantini. E' giallo sull'accesso in finale di Dolci.

 

FRASCATI (dal nostro inviato). Se il XXVI Mondiale sarà ricordato come quello col più alto tasso tecnico mai disputato, il 2007 figurerà nelle statistiche come l'anno di Montalto. Pierpo infatti, dopo aver dominato il IV Trofeo Modiano, si aggiudica anche il Mondiale, centrando il quarto successo che lo porta in testa al medagliere (quattro ori come Ercolani, ma tre argenti contro due del "tedesco").

A sedersi ai tavoli del nuovissimo Ferri's Palace erano 9 campioni del mondo su 11, in rappresentanza di 23 titoli su 25. A consentire un simile schieramento è stato l'arrivo a sorpresa di Marco Costantini, assente dai tavoli del Gingo da ben 15 anni. Lo "sponsor" aveva giocato per l'ultima volta nel dicembre 1992, in occasione dell'XI Mondiale, giungendo quarto. A cedere il posto a Costantini è stato Luca Bartoli, che vede così allontanarsi la data del debutto iridato. Il suo tecnico, Montalto, lo ha diplomaticamente informato con una pietosa menzogna che, a causa di due improvvise defezioni, la partita non si sarebbe giocata.

E invece si è giocato eccome. Il sorteggio assegnava al Centrale Dolci, Paoli, Montalto, Furlani e Costantini, mentre al Centralino sedevano De Bonis, Ferrario, Senzacqua, Ferri ed Ercolani.

La partita del Centrale è una delle più equilibrate che si ricordino. Alla 24ma mano (se ne giocheranno 27) i cinque giocatori sono racchiusi in 111 punti. L'arrivo è in volata: Montalto 887, Dolci 846, Costantini 819, Furlani 771, Paoli 745.

Al Centralino, dove le urla di Cesaretto stigmatizzano le esibizioni intestinali di un Ercolani in vena, da questo punto di vista, come non mai, la partita si chiude dopo appena 18 mani con Ferrario a 611, Ferri a 608, Ercolani a 578, De Bonis a 458, Senzacqua a 419.

Il conteggio del distacco percentuale vede prevalere Ercolani su Costantini con una percentuale di punti rispetto al primo di 94,6 contro 92,33. Ed è qui che Costantini, da professionista qual è, si rende conto che anche un minimo errore di calcolo può fare la differenza e si mette a spulciare il verbale. Cerca che ti cerca, l'errore salta fuori: alla 22ma mano Dolci, che redigeva il verbale, attribuisce a Costantini e a Furlani 43 punti contro i 77 effettivamente chiamati dai due. E quei 34 punti fanno la differenza: Costantini scavalca Dolci e va in finale. E Diego, con una percentuale di 95,37 supera Ercolani che viene così relegato alla finale dei cani morti.

A quel punto si controllano ulteriormente i verbali e ci si accorge che a Ercolani sono stati assegnati 10 punti in più e la sua percentuale scende quindi a 92,96.

Ma un successivo controllo, effettuato da Paoli il giorno dopo utilizzando il verbale elettronico di fabbricazione Schutzmann-Massacci, evidenzia come anche Dolci abbia avuto 10 punti in più per un suo errore di calcolo. Le percentuali "esatte" sarebbero dunque 94,25 per Dolci e 92,96 per Ercolani. Sarebbero, perché Paoli scopre anche un'altra "magagna": alla 13ma mano della partita del Centrale si legge nel campo dei punti "83", "Furlani-Dolci" nel campo del chiamante-chiamato e un enigmatico "80" nel campo dell'esito, invece di un "sì" o di un "no". E Dolci (che, ricordiamo ancora, redigeva il verbale) assegna a se stesso e a Furlani 80 punti. Cos'è successo? Diego, contattato telefonicamente da Paoli, non ricorda se la mano fu vinta o persa. In ogni caso fa presente che il verbale, una volta effettuati tutti i controlli sul campo, fa fede della classifica che ne risulta e che non sono ammessi eventuali ricorsi, essendo compito di ciascun giocatore di verificare, come ha fatto Costantini, il proprio punteggio e quello degli altri.

L'episodio è comunque molto grave. Non si capisce perché Diego, che usualmente a chiusura dell'asta scrive i punti chiamati nell'apposito campo nonché il nome del chiamante, abbia poi inserito "80" nel campo dell'esito. E ancor più non si capisce perché abbia assegnato a lui e a Furlani 80 punti invece degli 83 dichiarati.

E' anche possibile che la mano sia stata persa. Cioè che Dolci e Furlani abbiano fatto 80 punti e gli altri ne abbiano totalizzati 40 e che Diego, in totale confusione, abbia considerato la mano come vinta. In questo caso a Dolci e Furlani vanno tolti 83 punti (80 che risultano dal verbale, 3 eventualmente persi nella chiamata) mentre a Montalto Paoli e Costantini vanno ascritti 40 punti. La classifica che ne risulterebbe è la seguente: Montalto 927, Costantini 893, Paoli 785, Dolci 763, Furlani 722. La percentuale di Paoli, terzo, sarebbe in questo caso di 84,68. Quindi Ercolani avrebbe avuto diritto a disputare la finale.

Aspettando di conoscere le reazioni di Alessandro, si riportano i commenti a caldo di Ferrario. Il Lord Protettore del Gingo ha tuonato con la consueta veemenza contro l'utilizzo del verbale cartaceo, a suo giudizio ormai soppiantato dal verbale elettronico. Dolci si è immediatamente messo all'opera per trovare una soluzione, ipotizzando per ora la redazione di un doppio verbale cartaceo per ciascuna partita e un riconteggio elettronico in caso di disparità di risultati. La questione è aperta: si rinuncerebbe a giocare Wimbledon sull'erba pur sapendo che un rimbalzo su una zolla fuori posto può far perdere il torneo? Il fascino del verbale cartaceo è grande, come grande è la sua tradizione. E il verbale elettronico non è comunque immune da eventuali errori di imputazione del punteggio, poi difficilmente riparabili, nonché da tutti i rischi connessi all'utilizzo di un supporto informatico.

 

In attesa del dibattito, che è facile prevedere arroventato, torniamo però alla cronaca del Mondiale. Poco da dire sulla finale dei cani morti se non che Furlani ottiene, vincendola, il miglior risultato in carriera mentre Paoli, spento e assente, rimedia il suo terzo titolo di "cane morto".

Al tavolo della finale siedono dunque nell'ordine Montalto, Ferrario, Costantini, Ferri e Dolci. Non è stata, a detta di Ferri, una finale brillante nonostante l'altissimo tasso tecnico: ormai le quattro ore di gioco pesano per tutti. La partita è comunque combattuta. Montalto, dopo 8 mani, è ultimo con 33 punti contro i 358 di Costantini. Ma a quel punto inizia una clamorosa rimonta, grazie anche all'aiuto dell'Eterno che gli serve le carte per chiamare 100 punti (asso, tre, re, cavallo, sette e cinque di coppe; trova Ferrario con otto e cinque…). La rimonta si concretizza alla 20ma mano col sorpasso su Costantini grazie a una chiamata a 91 di Dolci, abulico dopo aver dato tutto per conquistare la finale. Nelle ultime due mani le posizioni non cambiano e al suono della campanella Montalto diventa il giocatore che ha vinto di più nella storia del Mondiale: quattro ori, tre argenti, un bronzo. Secondo posto per Costantini e terza piazza per Ferri. Quarto e quinto rispettivamente Ferrario e Dolci.

 

Queste le note personali redatte dal cronista:

 

Montalto: dopo aver dominato il IV Modiano vince semifinale e finale centrando il suo quarto titolo. Piazza una chiamata d'oro d'altri tempi e non commette errori: è il più in forma della vecchia guardia.

 

Costantini: per lo "sponsor", accolto all'arrivo da applausi scroscianti, parlano le cifre: otto Mondiali disputati, otto finali conquistate con sei medaglie: tre ori, due argenti e un bronzo che sarebbe stato oro senza la chiamata proditoria di Montalto che nel secondo Mondiale fece vincere Locci. Chi si è seduto al suo tavolo ha qualcosa da raccontare ai nipoti.

 

Ferri: il "professore" torna sul podio dopo 10 edizioni. Per lui, ginghisticamente parlando, è iniziato ieri il XXI secolo.

 

Ferrario: tutto tuoni e fulmini contro Ercolani, reo di "appestare l'aria con i suoi venti", conquista facilmente la finale ma qui trova Ferri che, a suo dire, gli impedisce di salire sul podio.

 

Dolci: il Luogotenente Federale si danna l'anima per conquistare la sua diciottesima finale su ventisei mondiali giocati. Poi parte male e si spegne. "Guardatelo!" ha esclamato a un certo punto Cesaretto indicando Diego sprofondato nella sedia "Quello una volta era un velocista!". I suoi errori nella redazione del verbale sono un segnale allarmante dell'avanzare dell'età.

 

Furlani: mai così in alto in un Mondiale in cui, per 41 punti, resta fuori dalla finale. Gioca un Gingo insolito, a metà fra il moderno e il futurista, che lascia allibito Senzacqua, abituato ai crismi della tradizione.

 

De Bonis: non si sente e non si vede. Il campione del mondo uscente abdica mestamente senza mai essere in partita.

 

Ercolani: restar fuori dalla finale col 92,96% brucia a tutti. Ancor più il sapere che forse, per un errore di Dolci, in finale ci sarebbe andato. E invece Alessandro, per la quarta volta nelle ultime quattro edizioni da lui giocate, non va oltre il nono posto.

 

Senzacqua: mai in partita in semifinale (le note di riguardo vergate da Ferrario dicono: "Senzacqua gran giocatore, evocando il fantasma di Locci"), affronta con diligenza la finale dei secondi riuscendo a strappare l'ottavo posto a Ercolani all'ultima mano. L'inventore del "firmino tattico" paga l'essere stato per troppo tempo lontano dal pentavolo e si stupisce del fatto che, oggi come oggi, un carico Locci si gioca terzo e che un tre secco si cala subito per intimorire gli avversari.

 

Paoli: per qualche tempo si illude di vincere la semifinale. Poi si pianta, come gli accade spesso, e viene risucchiato dal gruppo. Nella finale dei cani morti conquista meritatamente l'ultima piazza, facendosi notare unicamente per la frase "A questo tavolo ci sono solo due signori: Ercolani, Senzacqua e me!" che testimonia ancora una volta la sua scarsissima familiarità con i numeri. (ap)


Classifica ufficiale


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