Farfalle della Valle Morobbia e d'altrove








 

Ultimo aggiornamento: 20 settembre 2012
(aggiunto Syntomis phegea iphimedia)

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È una passione piuttosto recente, la mia. Mi sono regalato una macchina fotografica reflex digitale per i miei cinquant'anni e con quella ho cominciato a fotografare minuzie. Nel giro di un paio d'anni mi sono reso conto di quanta varietà si potesse osservare fra gli insetti e in particolare tra le farfalle. Acquistata un po' di letteratura in merito, ho cominciato con non poche difficoltà a cercarne il nome a cercare di riconoscerle.

All'inizio ho fotografato le farfalle della Valle Morobbia, un luogo privilegiato che continua a riservarmi belle sorprese, poi ho allargato il campo delle mie esplorazioni verso le Alpi Centrali, la Provenza, la Toscana.

Ho scoperto un mondo e queste mie osservazioni vorrebbero in qualche modo aiutarmi a condividerlo, con umiltà, ché non sono un esperto.

L'ordine degli insetti, nel mondo, è rappresentato da oltre un milione di specie diverse, che corrispondono a circa l'85% del regno animale. 157 000 specie sono farfalle (diurne) e falene (notturne). Di queste, alcune centinaia si trovano anche in Svizzera. In queste pagine cercheremo conoscerne qualcuna fra quelle attive di giorno con la speranza che ciò possa contribuire a preservarle e, soprattutto, a preservarne l'ambiente.

La Valle Morobbia, da Lôro in su, è ancora caratterizzata da vaste estensioni prative ricche di erbe e fiori diversi. Il lato a sud del pendio si affaccia su boschi e sul letto del torrente, quello a nord sale verso baite, case di vacanza e antichi alpeggi che resistono all'avanzare del bosco. Questi prati, questa radure sono un richiamo per molte specie di farfalle che vi trovano un'oasi lontana dalle monocolture del Piano, ricca di sole e di nutrimento.

È stato calcolato che in media ogni specie vegetale dia sostentamento a una decina di specie animali e che in alcuni casi si arrivi a 100 e più. [...]

... ben pochi sanno che molte delle farfalle diurne più belle del Ticino si nutrono, allo stadio di bruchi, di cosiddette malerbe: la sola Ortica (Urtica diocea) ne ospita 21 specie, il Dente di leone (Taraxacum officinale) 26 e la Piantaggine (Plantago sp.) ben 32.1

La Valle Morobbia, in questo senso, sembrerebbe privilegiata: i prati magri attorno agli abitati vengono mantenuti e falciati due o tre volte l'anno per il fieno che andrà a nutrire le numerose pecore che si trovano in Valle. Alcuni pascoli e alpeggi, ormai caduti in disuso o convertiti in luoghi di vacanza (Croveggia, Urno, Fossada, Giggio, Fontana Marcia, Ruscada e altri) sono invasi da piante pioniere, soprattutto Noccioli (Corylus avellana) e Betulle (Betula alba) e perdono in estensione.

Molte farfalle diurne indigene sono scomparse dai loro ambienti vitali tradizionali o sono state decimate al punto che la loro sopravvivenza risulta problematica. Qualche specie si è già estinta. Fra le numerose cause di questa situazione, la distruzione dei biotopi merita la prima posizione. 2

Cercare di catalogare le farfalle dell'alta Valle e testimoniarne la presenza sul territorio mi sembrava un buon modo per contribuire a preservare le caratteristiche della Morobbia e del suo territorio, valorizzandone un aspetto poco conosciuto, variopinto e a volte sorprendente.

Dal 1950, si è constatata la presenza, in Svizzera, di 175 specie di farfalle diurne, alcune delle quali nel frattempo scomparse. Averne osservate e testimoniate una sessantina (più del 30%) in uno spazio esiguo come quello dell'alta Valle Morobbia mi sembra un discreto risultato.

Le specie qui presentate sono quasi tutte riferite alla zona meno popolata della Valle, quel vasto territorio che da Carena si estende verso la Valletta, la Cima di Levén e lo scrigno di Poltrinone da un lato, l'alpe di Giumello e il Passo san Jorio dall'altro. La maggior parte di loro è stata fotografata tra il villaggio di Carena e la barriera che chiude la strada all'altezza dei monti di Ruscada. Ciò significa che chiunque abbia voglia di passeggiare per pochi chilometri lungo la comoda strada che porta a Giumello avrà la possibilità, a seconda della stagione, di osservare più specie di questi magnifici insetti che, purtroppo, in molte zone della Svizzera e del Ticino stanno scomparendo.


 


1COTTI Guido e altri, Introduzione al paesaggio naturale del Cantone Ticino, Vol 1, Le componenti naturali, Dipartimento dell'Ambiente, Bellinzona 1990, p.334.

2AA.VV., Les papillons de jour et leurs biotopes, Ligue suisse poir la protection de la nature, Bâle 1987, p. IX. (trad. A.M.)

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