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Acidosi Tissutale

Abbiamo visto che uno dei principali strumenti di cui dispone un Naturopata sono gli interventi in ambito nutrizionale, attuati mediante una rieducazione alimentare del soggetto che a lui si rivolge.


Il Naturopata interviene in ambito nutrizionale qualora riscontri, per mezzo degli strumenti a sua disposizione, uno squilibrio o un sovraccarico di natura alimentare.

Tali squilibri sono spesso legati allo stato di acidosi tissutale. Vediamo di spiegare di che si tratta…


Che cos’è il pH ?


In termini scientifici, pH significa potenziale di idrogeno o logaritmo negativo della concentrazione degli ioni idrogeno.


La scala che lo determina varia da 0 a 14; 0 indica la completa ed assoluta acidità, mentre l’altro capo della scala, il 14, indica la completa alcalinità. Un pH 7 indica il giusto mezzo e che pertanto la sostanza considerata non è né acida né alcalina ed è pertanto neutrale.


Il pH dell’ambiente interno esprime il potenziale di salute dei fluidi che sono all’interno ed all’esterno delle cellule. Più il pH è inferiore a 7, maggiore è l’acidità e quindi si avrà una concentrazione di ioni idrogeno (H+) sempre crescente. Al contrario, maggiore è l’alcalinità e più bassa sarà la concentrazione degli ioni idrogeno (H+).


Essendo il sistema del pH basato sui logaritmi, anche la semplice variazione di una unità sulla scala indica un enorme aumento della concentrazione degli ioni idrogeno ben differente da quella del sistema aritmetico. Lungo questa scala si svolge la vita i cui estremi sono compresi tra 7.1 e 7.8 di pH.

La vita è possibile solamente quando il pH dell’organismo è stabile e leggermente alcalino (il pH ideale del sangue è compreso fra 7.39 e 7.41). Grazie alla presenza di sistemi regolatori, definiti tamponi, è possibile neutralizzare l’eccesso di acidità come quello di alcalinità.


La determinazione esatta del pH delle urine si può realizzare con la semplice cartina tornasole inumidita con una goccia di urina prelevata al mattino dopo l’eliminazione del primo getto urinario. 

Ma per un reale monitoraggio del pH urinario, è consigliabile effettuare il controllo, almeno 2 volte al giorno: mattino e sera.


Il colore ottenuto consente di stabilire un determinato valore numerico del pH:

Giallo acido (pH 5 o inferiore)

Verde neutro (pH 7 circa)

Blu          alcalino (pH 8 o 9)


Il pH di un individuo sano che assume una giusta quantità di verdure e di frutta e una bassa quantità di proteine è di circa 7-7.5. La finalità della valutazione del pH urinario è quella di accertare se l’organismo dispone di una sufficiente riserva di minerali alcalini per neutralizzare gli acidi forti che sono contenuti negli alimenti proteici e raffinati. I minerali che contribuiscono ad alimentare la riserva alcalina sono il sodio, il calcio, il potassio, il magnesio e il ferro.

Ma non solo, il monitoraggio del pH urinario ci fornisce anche preziose informazioni in riferimento a come l’organismo ha reagito all’introduzione degli alimenti della giornata precedente.


Diverso invece è il discorso per ciò che concerne il pH salivare. Quest’ultimo infatti è l’indicatore della condizione intracellulare e dell’equilibrio tra il sistema neurovegetativo ortosimpatico e parasimpatico che come l’infaticabile Penelope tessono e disfano a turno la tela della vita. Alcuni stati emozionali o disturbi del sonno o particolari tipi di sogni possono provocare variazioni notevoli del pH salivare.


Per eseguire un corretto monitoraggio del pH sarà opportuno controllare per almeno due settimane tutte le mattine al risveglio, prima di lavarsi i denti, il valore del pH salivare ed urinario; escludendo il primo getto delle urine ed utilizzando le apposite cartine tornasole. Dalla colorazione delle cartine si evince il corrispondente valore numerico. L’assunzione di eventuali farmaci, va annotata poiché possono influenzare la misurazione. Perché i dati siano attendibili è inoltre importante annotare quante ore ci si è riposati prima della raccolta delle urine e quali cibi sono stati assunti il giorno precedente la raccolta dei dati relativi al pH.


Il riscontro di un eventuale pH elevato (alcalino) o più basso (acido) del normale sarà un’indicazione importante per comprendere meglio come gli organi ed i vari apparati possano essere inquinati o avvelenati dall’eccessiva quantità di sostanze acide.

Questo non significa che si è affetti da una particolare malattia, ma semplicemente che se non si cambiano alcuni stili di vita, si potrebbe sviluppare in futuro una patologia.


Ogni organismo in buona salute attraverso gli organi emuntori, ovvero di purificazione (reni, polmoni, fegato, cute, intestino, ecc..) riesce adeguatamente a depurarsi, a condizione che tali strutture non vengano sovraccaricate con eccessive dosi di tossine e soprattutto di cataboliti, ovvero detriti acidi, provenienti dal metabolismo delle cellule.     


L’organismo è costituito da cellule connesse tra di loro da un tessuto denominato connettivo. Tale tessuto svolge un ruolo fondamentale di mantenimento dell’equilibrio interno. Il connettivo è un vero e proprio “teatro” delle patologie infiammatorie e degenerative, con l’ulteriore finalità di regolazione degli scambi nutrizionali.


L’infiammazione assume di conseguenza il cruciale significato d’intensificata reazione biologica, mirata all’eliminazione delle tossine, fenomeno quest’ultimo che tende a sviluppare nel focolaio dell’infiammazione stessa un maggior tasso di acidità, ovvero una diminuzione del pH. Uno dei primi risultati dell’infiammazione è quello di isolare dagli altri tessuti la zona colpita dall’agente lesivo.

Tale effetto di isolamento ritarda la diffusione dei batteri e dei prodotti tossici. L’intensità del processo infiammatorio è di solito proporzionale all’entità del danno arrecato al tessuto.


Le omotossine si depositano nel colloide mesenchimale , una sorta di sostanza fondamentale nella quale sono immerse le varie cellule, che varia di stato (passando da una consistenza “gelatinosa” ad una consistenza più “solubile”) nel tentativo di eliminare le tossine attraverso il sistema linfatico, l’unica via di uscita possibile.

Così, ogni volta che il deflusso linfatico viene ostacolato, potremo avere come conseguenza malattie croniche e degenerative con danno finale del sistema immunitario.


Quando il mezzo interno è in salute, le cellule, gli organi, i vari sistemi ed apparati e tutto il nostro corpo, sarà sano. 


Il corpo umano è stato progettato alcalino, ma può in certe situazioni funzionare anche in ambiente acido. I fluidi interni sono stati concepiti per funzionare in un  ambiente estremamente alcalino. Le cellule lavorano ventiquattr’ore al giorno e producono degli acidi interni, risultato questo del metabolismo per il quale sono state disegnate. L’organismo è stato concepito in maniera da poter eliminare agevolmente modeste quantità di questi acidi.

D’altro canto alcuni cibi possono produrre una quantità di sostanze acide che non vengono altrettanto facilmente eliminate. Pertanto quando si accumulano troppi radicali acidi nell’organismo, si ipotizza una sorta di inquinamento che prelude all’insorgenza della malattia.

In tali frangenti organi e sistemi cedono e non possono lavorare al meglio delle loro potenzialità, semplicemente perché l’essere umano non è stato predestinato a metabolizzare enormi quantità di sostanze acide.

Solamente una dieta contenente l’80% di vegetali e frutta può apportare quella quantità di minerali che il corpo può utilizzare per eliminare gli acidi. Questi minerali sono un elemento vitale e determinante per il programma di sopravvivenza.


L’organismo è progettato per sopravvivere a problemi immediati ed è in grado di farlo a qualsiasi costo fin tanto che organi e sistemi non diventino esausti, con la comparsa di possibili sintomi.  Ciò non significa che per stare bene occorra diventare vegetariani al 100%, si tratta piuttosto di un’esortazione a trovare un giusto equilibrio. Il nostro organismo può entrare in contatto con questi cibi acidificanti, purché consumati eccezionalmente. 


Mangiare sano non significa mangiare male. 


Salute, felicità e successo sono le conseguenze di alcune decisioni personali e la conseguenza di scelte opportune riguardo a ciò che mangiamo, beviamo, dell’esercizio fisico che svolgiamo, del riposo, di ciò che respiriamo e di ciò che pensiamo. 


Non dimentichiamoci infatti che un pensiero talvolta può essere più tossico di un alimento.


Lo stato di salute non è estrapolabile come un singolo fotogramma da una pellicola cinematografica, perché l’organismo è in costante divenire ed ogni cellula è in costante avvicendamento. 


Nulla è statico, tutto scorre. 


Non è ancora possibile tuffarsi due volte nella stessa acqua che scorre sotto il ponte. 


Allorché il costante divenire della vita si interrompe, si cristallizza nella patologia. Le malattie insorgono a perenne monito che il tempo tutto toglie e tutto dà; ogni cosa muta, nulla s’annichilisce, come sosteneva Giordano Bruno.


La salute è un “effetto collaterale” di come decidiamo di vivere il tempo che ci è stato assegnato su questo pianeta; essa cambia a seconda dei livelli, dei tipi e della durata dello stress al quale l’organismo può adattarsi.


Noi siamo quello che mangiamo. I cibi che introduciamo con la dieta contribuiscono ad influenzare il microambiente nel quale le cellule vivono; la dieta, l’idratazione, possono cambiare profondamente questa microecologia cellulare e di conseguenza gli organi ed i sistemi ad esso correlati.

Come un’automobile, le cellule dell’organismo quando vivono in un’atmosfera ideale lavorano meglio e più a lungo e riescono ad eliminare lo stress quotidiano senza danneggiare le proprie strutture funzionali. Quando il microambiente cellulare è inquinato, cellule e sistemi lavorano più intensamente per drenare l’eccesso di tossine che impedisce al corpo di sopravvivere secondo i criteri per i quali era stato progettato. Tutto ciò richiede un super lavoro all’organismo che può portare ad uno stato di esaurimento, di acidosi e successivamente a dolore, disturbi e a tutte quelle situazioni che non vogliamo che si verifichino.


Ogni enzima, per funzionare correttamente e concorrere a quell’effetto collaterale della vita definito salute, richiede un particolare pH ambientale. Qualora tale equilibrio non fosse garantito si verificheranno inevitabilmente delle variazioni capaci di modificare l’attività di catalisi (depurazione) e addirittura di inibirla completamente.


Per ciò che concerne l’equilibrio dei liquidi e dei minerali, l’organismo umano è così suddiviso:

Spazio extracellulare: contiene l’acqua di trasporto che corrisponde a circa il 5% del peso corporeo

Spazio interstiziale: contiene l’acqua di riserva e rappresenta il 15% circa del peso corporeo

Spazio intracellulare definito anche spazio metabolico e che ammonta all’incirca al 50% del peso corporeo


La delimitazione di questi spazi è legata al diverso contenuto di minerali ed è confermata dal differente ruolo funzionale dei vari elettroliti. La sostanza fondamentale extracellulare viene definita matrice e non è da considerarsi soltanto uno spazio  di riserva dei liquidi che controlla il tono dei tessuti ed il volume di trasporto dei liquidi, ma un vero e proprio serbatoio  d’informazioni strategiche per la sopravvivenza del sistema uomo. La matrice ospita infatti uno spazio filtro ed uno di difesa cellulare che come un diligente netturbino si preoccupa di ritirare quotidianamente i rifiuti accumulati, che se eccessivi provocano un sovraccarico caratterizzato da una prima fase di infiammazione.


fase di infiammazione

iniziale acidificazione del pH

Gli effetti generali in questa fase saranno contraddistinti dal tentativo dell’organismo di accelerare ed intensificare i processi metabolici.

La sostanza fondamentale a furia di essere congestionata dall’ingente quantità di prodotti acidi di degradazione della vita interni e/o esterni alla cellula e all’organismo non metabolizzabili, è esausta e spesso in questa fase iniziano a manifestarsi i sintomi di un’eventuale malattia.

Qualora si dovesse più o meno consapevolmente proseguire nella folle corsa all’autodistruzione attraverso l’iperacidosi, puntualmente cominceranno altri guai, passando alla fase 2


fase di deposito

ulteriore acidificazione del pH

Questa fase è la conseguenza del fallimento dei meccanismi di escrezione ed infiammazione 

possibili solo a pH ideali. Le tossine interne e/o esterne all’organismo non possono più 

essere espulse e vengono depositate nel tessuto. La localizzazione principale in cui avviene 

la patologia delle fasi di deposito è la matrice o sostanza fondamentale.

Il modello di riferimento della fase di deposito è l’infiammazione cronica.


fase di impregnazione

acidosi cellulare scompensata dalla carenza di ossigeno

Complice di questa situazione è il sovraccarico funzionale e materiale della stazione filtro (la matrice) che provoca un’ostruzione della stazione di transito tra la corrente dei flussi e la cellula che viene ostruita e bloccata. Tale situazione induce una carenza di ossigeno e l’ulteriore drammatica acidificazione del pH e la cellula viene così isolata dallo scambio metabolico con lo spazio extracellulare ed i prodotti intermedi confluiscono generando fenomeni di immagazzinamento. L’accumulo e l’impregnazione dei rifiuti sarà tale fin tanto che non si verificherà la degenerazione dei tessuti.


fase della degenerazione

Caratterizzata dall’alterazione profonda e definitiva degli organi. Non è alterata solo la struttura macroscopica dell’organo, ma lo sono anche le singole cellule.

L’ulteriore persistere dell’accumulo di tossine acide a livello tissutale determina una continua stimolazione sulle cellule sollecitate alla differenziazione per prendere parte al meccanismo dell’infiammazione con cui l’organismo tenta disperatamente di lottare contro il continuo accumulo di tossine. L’impregnazione tossinica acida a livello talamico, l’esaurirsi della capacità immunomodulante del timo, ecc. fanno sì che le cellule attivate ed indifferenziate di origine parenchimatosa superino la barriera della reazione connettivale che il meccanismo di difesa organica produce attorno ad ogni focolaio infiammatorio. Con l’esaurirsi della capacità di difesa infiammatoria si apre la strada alla proliferazione e diffusione di cellule anomale di vari organi che non posseggono più le loro capacità specializzate e subiscono una sorta di involuzione funzionale.


fase neoplastica

E’ caratterizzata dall’alterazione del patrimonio genetico cellulare e dallo svincolo delle cellule dal controllo centrale e periferico. Il comparire di questa fase, anche se può ovviamente essere favorito da una predisposizione genetica delle cellule in questo senso, non è tuttavia mai casuale, ma sempre conseguenza finale di un processo ben definito che ha visto il progressivo fallimento dei tentativi di lotta dell’organismo contro l’accumulo delle tossine acide esogene. 


L’anormale presenza di acidi nell’organismo è mal tollerata a causa dell’effetto irritante che induce. 


L’acidosi è sinonimo di rischio di malattie ed è pericolosa perché innesca l’autoaggressione dei tessuti, stimolando la demineralizzazione causata dagli ingenti prelievi di sali alcalinizzanti dai tessuti minerali naturali (muscolo e osso) per fronteggiare l’aggressione degli acidi. 


La continua richiesta di minerali alcalinizzanti tipo: sodio, calcio, magnesio, potassio, ferro, rame e manganese, provoca la riduzione delle difese immunitarie per l’infiammazione delle mucose, la demineralizzazione e l’intossicazione del mesenchima che ne deriva.


Gravi turbe emuntoriali dovute alla cospicua presenza di omotossine e di minerali inorganici nel delicatissimo nucleo cellulare, predispone inequivocabilmente alla formazione di calcoli e sclerosi degli organi.


Un pH urinario pari a 5, o inferiore, può creare una acuzie nervosa caratterizzata da tensione, eccitabilità, improvvisi ed inspiegabili momenti di astenia e debolezza.

Molte delle sindromi psicosomatiche e delle distonie neurovegetative sono causate proprio da squilibri di questa omeostasi del pH.


L’eccessiva acidificazione tissutale, induce nel SNA (Sistema Nervoso Autonomo) una risposta simpaticotonica ovvero la predominanza di uno stato di allarme ortosimpatico (a mediazione adrenergica adrenalina). Lo stato simpaticotonico predispone maggiormente allo scatenarsi di rapidi episodi infiammatori in particolar modo a livello muco-digestivo ed osteo-articolare (flogosi reumatiche). Tra le sindromi osteoarticolari, si annovera per esempio la gotta. Si tratta di un’artrite ricorrente alle articolazioni periferiche dovuta all’accumulo ed al deposito nei tessuti molli troppo acidificati dall’eccesso di purine e derivati. Tali derivati, quali i cristalli di acido urico e/o di acido ossalico, creano intensi dolori e severe limitazioni funzionali  quando presenti in eccesso. Tale situazione di estrema pericolosità, se non bilanciata da tempestive modifiche nutrizionali, può evolvere in una forma cronica e deformante delle articolazioni.


L’acidosi tissutale crea una stimolazione del sistema nervoso simpatico; che a sua volta può scatenare stress su di un terreno individuale diatesico magari già predisposto ed indurre un’ulteriore acidificazione tissutale. Infatti, un’eccessiva attività simpaticotonica facilita il risveglio della bella addormentata del colon (la candida) perché comporta un aumento di disponibilità di glucosio di cui è ghiotta la candida, per l’aumentato rilascio di adrenalina da parte della midollare surrenale.


E’ chiaro quindi che quando si sviluppa una terribile acidosi che non viene tempestivamente corretta, si possono scatenare una serie di sindromi patologiche multifattoriali e diversificabili in funzione delle singole biotipologie individuali, dall’età, dall’ereditarietà dalle abitudini dietetiche e dello stile di vita, dalle stagioni, ecc.. Si possono verificare sintomi acuti che se non prontamente rilevati e ristabiliti i dovuti equilibri, indeboliranno sempre più l’intero organismo riducendone la capacità reattiva e difensiva.


Abbiamo visto fin qui che lo stato di acidosi è imputabile ad un consumo eccessivo di proteine.

Di seguito cercherò di spiegare la connessione tra sostanze di natura proteica e acidosi tissutale.


La digestione delle proteine animali impegna notevolmente l’organismo umano. 

Nello stomaco è richiesto un pH 2-3, ossia spiccatamente acido, per attivare un enzima denominato pepsina. Se il pH dello stomaco è anche solo lievemente più alto (es. 5), questo enzima si blocca e così anche la digestione della bistecca che in tal caso resta letteralmente sullo stomaco, come si suol dire.


Certo, ciò non implica necessariamente il passaggio ad una dieta esclusivamente vegetariana, ma non appena eccediamo il dosaggio massimo giornaliero di proteine (circa 30 g), cominciano i problemi.


Le difficoltà nascono dall’incipiente acidosi digestiva indotta dalla massiccia liberazione di succhi gastrici che impegnano strenuamente (in senso metabolico) il povero organismo che dovrà, dopo la libagione, espellere i prodotti di rifiuto attraverso reni e fegato. 


E’ utile rammentare che le tossine derivanti dal metabolismo della carne possono restare in circolo nell’organismo fino a 142 ore dopo l’ingestione… e l’accumulo di queste tossine acide ci espone a   rischi di invecchiamento precoce.


Negli individui con scarsa attività gastrica, gli enzimi digestivi penetrano con difficoltà nelle carni alimentari portando inevitabilmente alla loro mal digestione.


E’ utile sapere inoltre che è stato rilevato che esiste un limite massimo di proteine accumulabili nelle cellule. Una volta che le cellule abbiano raggiunto questo limite massimo di saturazione, qualsiasi ulteriore quantità di aminoacidi (i mattoni che costituiscono le proteine) presente nei liquidi corporei viene degradata a scopo energetico o immagazzinata sotto forma di grassi.


La degradazione delle proteine avviene quasi interamente nel fegato ed inizia con un processo di “smontaggio dell’azoto”. Tale processo è denominato “desaminazione” (poiché ciò che viene fatto è letteralmente una rimozione di una parte energeticamente preziosa dell’aminoacido conosciuta come gruppo amminico).  A promuovere questa manovra di alleggerimento sono gli aminoacidi presenti nelle cellule i quali, nel corso dell’operazione, liberano ammoniaca. Tale sostanza è notoriamente tossica, ma se in piccole quantità l’organismo è in grado di neutralizzarla convertendola in una sostanza meno tossica: l’urea. E’ facile comprendere però che 

un consumo eccessivo di proteine alimentari porta alla formazione di ammoniaca in grandi quantità che l’organismo non sarà più in grado di neutralizzare causando uno stato di profonda intossicazione dell’organismo a causa dell’eccesso di ammoniaca che verrà convogliata nel sangue e filtrata dai reni che cercheranno di eliminarla attraverso le urine, non in modo indenne, purtroppo, ma non saranno solo il sangue ed i reni a farne le spese, ma l’intero organismo, non ultimo il cervello che può subire danni causati dall’eccesso di ammoniaca che tenderanno a manifestarsi con: stanchezza, irritabilità, nervosismo, alterata coordinazione neuro-motoria (fino alla comparsa di crisi tetaniche).


La presenza di ammonio nell’organismo è rilevabile eseguendo il test del “serrare il pugno” prima di coricarvi e nel ripetere la medesima manovra al risveglio possibilmente prima di aprire gli occhi.

Qualora non riusciste nell’intento con identico vigore o doveste addirittura accorgervi di avere difficoltà a stringere il pugno, ciò starà ad indicare che nell’organismo c’è un eccesso di ammonio responsabile della rigidità e talora del dolore articolare.


Senza contare che non è un mistero che talora composti simili a quelli usati nei trattamenti clinici (antibiotici ed ormoni) vengono somministrati ad animali allevati per il consumo alimentare allo scopo di favorirne la crescita ed abbassarne il tasso di mortalità.


Abbiamo visto come l’assunzione di cibi ad alta percentuale proteica pone un intenso carico di lavoro sul sistema digerente che deve rilasciare ingenti quantità di succhi gastrici acidi per demolire le catene strutturali delle proteine. La digestione ha come fine secondario quello di sbarazzarsi di sostanze che essendo acidificanti non facilitano certo il compito di mantenere il mezzo interno organico il più alcalino possibile per sopravvivere sani.


Il primo tipo di protezione che il corpo realizza è contro gli acidi forti utilizzando dei minerali alcalinizzanti. Tali minerali vitali possono realizzare o attenuare la componente acida piuttosto forte realizzando una situazione più tenue. Sfortunatamente in questo processo di neutralizzazione dell’acido, i minerali vengono eliminati insieme al residuo della sostanza.


I minerali alcalinizzanti hanno un significato strategico per il mantenimento della buona salute dell’organismo; una volta sacrificati, la loro carenza può generare ulteriori disagi.

Questi minerali sono facilmente rimpiazzabili attraverso un corretto regime alimentare. Tale rimpiazzo proviene infatti da alimenti come frutta e verdura.


Qualora tale rimpiazzo attraverso l’alimentazione non dovesse avvenire, o non dovesse avvenire in modo adeguato, l’organismo ne metterà in atto un altro, ma ad un costo ed ad un rischio decisamente elevato poiché andrà ad attingere da quelle riserve interne di minerali alcalinizzanti non finalizzate a tale scopo. 


In mancanza del sodio, abbiamo visto che un altro minerale altamente alcalinizzante è il calcio. E qual è la più grande banca del calcio presente nel nostro organismo ? Quello presente nel tessuto osseo! E cosa accade se il tessuto osseo si impoverisce progressivamente delle proprie riserve di calcio ? Si va incontro a quell’antipatico fenomeno noto con il nome di OSTEOPOROSI, lo spauracchio di tutte le persone anziane.


Alla luce di quanto detto, l’aumento dell’incidenza dell’osteoporosi che si osserva con l’avanzare dell’età si configura quindi come il risultato di un utilizzo duraturo e continuato delle proprietà tamponanti dei sali basici delle ossa, contro l’assalto costante al pH omeostatico. Il tessuto osseo impoverito dalle riserve di calcio si indebolirà a tal punto che la colonna vertebrale si andrà gradualmente collassando nel suo asse creando un complesso quadro patologico inquadrabile nelle spondiloartropatie.


Va precisato che nell’osteoporosi raramente si riscontrano bassi livelli di calcemia, poiché l’organismo è programmato per mantenere costanti i livelli del calcio ematico (ossia quello normalmente in circolo nel sangue) poiché questi ioni calcio non sono utilizzabili per la prevenzione dell’osteoporosi e sono invece indispensabili per altre funzioni quali l’attività muscolare, la coagulazione del sangue e tante altre funzioni vitali.


Iniziamo quindi ad intravedere il fatto che l’adozione di una dieta ad alto contenuto di calcio ha scarse possibilità di prevenire uno squilibrio negativo del calcio e la probabile perdita di tessuto osseo indotti dall’ingestione di cibi ricchi di proteine. Un consumo eccessivo di proteine animali (oltre i 30g/giorno) causa acidosi e stress dell’organismo.

Di norma invece le verdure hanno un effetto alcalino perché contengono prevalentemente  calcio, magnesio, sodio e potassio in forma organica.

Inoltre, il calcio di derivazione lattocasearia, non è utilizzabile dall’organismo, poiché non è in forma bio-disponibile. Questo calcio infatti può entrare nel circolo ematico, normalizzando la lettura ematochimica del siero,  però senza fornire quel calcio utilizzabile per qualità sia per l’effetto tampone che per fornire la matrice ossea. I minerali metabolizzabili dall’organismo umano sono quelli organici, quelli inorganici invece sono pericolosi perché danneggiano i filtri naturali (fegato, reni,ecc…) aumentando l’insorgenza di litiasi (calcolosi delle vie escretrici). 

Infine, nel bianco nettare di bovina provenienza vi è un elevatissimo contenuto di fosforo, in quantità decisamente superiori al calcio e tale minerale, per l’instaurarsi di un meccanismo competitivo, inficia, alterandola, la fissazione del calcio nelle ossa, portando alla formazione di tessuto osseo disorganizzato e quindi ben poco resistente. Occorre inoltre tenere ben presente un fatto non da poco: l’uomo è l’unica specie in natura che continua a consumare latte dopo lo svezzamento….

Questo dovrebbe quanto meno farci riflettere sul fatto che forse il nostro organismo non è programmato per metabolizzare il latte dopo tale fase della vita…


La lattasi, l’enzima pancreatico indispensabile per la disgregazione della molecola del lattosio in glucosio e galattosio, è carente o “pigro” in molti individui adulti. Quindi se una persona di 30 anni 

beve una tazza di latte, facilmente andrà incontro a fenomeni di fermentazione intestinale con conseguente meteorismo e flatulenza, poiché le grosse molecole di lattosio saranno giunte indigerite nel colon e a lungo andare si avrà la probabile insorgenza di disturbi gastroduodenali e colitici.  

E’ lecito dunque parlare di intolleranza al lattosio o non è forse tale situazione ascrivibile ad una fisiologica conseguenza dell’essere individui adulti e non più dei poppanti ?!


Che dire poi del processo di pastorizzazione a cui il latte che troviamo in commercio viene sottoposto ? Tali processi depauperano il latte non solo dei batteri, ma anche di altre importanti sostanze nutritive rendendolo praticamente “acqua sporca”, come direbbe mio bisnonno, abituato a bere il latte “vero”.


Restando sul tema “latte”, passiamo a parlare anche dell’allattamento.

L’acidità organica conseguente all’introduzione di eccessive quantità di proteine provoca inoltre una diminuzione della sintesi di prolattina, l’ormone secreto dall’ipofisi anteriore che stimola le ghiandole mammarie a secernere latte. Uno stato di eccessiva acidosi nella puerpera, può dunque indurre un blocco della montata lattea ! In netto contrasto con quanto consigliato da molti medici disinformati e cioè che se la mamma vuole avere più latte, deve bere più latte….le mucche bevono forse latte ?!?! Eppure producono latte in gran quantità…ruminando erba, quindi VERDURA !!!

L’ovvia conseguenza di questa sciagurata linea di condotta è l’inibizione della montata lattea nei primi tre giorni dopo il parto e quindi il blocco prematuro dell’allattamento: una vera a propria valanga che travolgerà anche l’ignaro lattante oltre alla madre che verranno così depredati di quel legame emozionale naturale ed essenziale che la suzione del seno rappresenta e che consente a madre e figlio di esplorare nuove ed essenziali dimensioni dell’esistenza. 

Il bimbo viene privato della possibilità di ricevere con l’allattamento al seno, anticorpi essenziali che serviranno per strutturare il suo sistema immunitario per la vita. L’univa vera vaccinazione che la natura ha concepito ! Ma anche la madre ci rimette non solo da un punto di vista emozionale, ma anche fisiologico poiché l’allattamento al seno favorisce il riequilibrio ormonale, favorendo in modo naturale la riduzione delle dimensioni dell’utero dopo il parto. 

Un eccesso di proteine durante la gravidanza può essere convertito non solo in un eccesso ponderale di grasso, ma, inducendo uno stato di acidosi reattiva, potrà creare serie complicazioni quali: parto prematuro, senescenza precoce della placenta, riduzione dell’indice del liquido amniotico e dopo il parto, oltre alla già vista riduzione della montata lattea, anche capezzoli doloranti, ragadi al seno, coliche ed irrequietezza nel lattante, ecc…


Tornando a parlare dell’acidosi in generale, purtroppo non abbiamo ancora esaurito il bollettino di guerra…! Una dieta eccessivamente ricca di alimenti acidificanti impegnerà allo strenuo i sistemi di neutralizzazione e di tamponamento fisiologici che potranno diventare via, via incapaci di affrontare l’immane evenienza, creando una sorta di saturazione acida. Quando queste scorie fortemente acide arrivano ai filtri naturali del corpo umano, i reni in particolare, questi devono attuare una neutralizzazione d’urgenza attraverso un sistema tampone denominato ammonio (NH3+). Questo sistema è in grado di rialzare il valore del pH rendendo le urine altamente alcaline. Quindi un valore del pH urinario schiettamente alcalino, ci segnala che l’organismo è troppo acido ed i reni stanno mettendo in atto un sistema che a poco a poco li sfiancherà. Il nostro organismo non è infatti stato progettato per lavorare in uno stato di allarme rosso 24 ore su 24. Con l’andare del tempo, se questa situazione di allarme rosso si protrae per anni, renderà l’intero organismo sfiancato ed un organismo in queste condizioni non può competere con la malattia e quest’ultima potrebbe quindi vincere la partita.


L’abbassamento del pH, ovvero l’eccessiva acidificazione dell’organismo, presenta inizialmente dei sintomi molto subdoli che si instaurano lentamente e progressivamente, ed il paziente presenta:


.esagerato stato di benessere

.eccessiva ambizione

.iperkinesia (incapacità a stare fermi) dovuta alla marcata stimolazione delle terminazioni nervose 

 da parte dei radicali acidi liberati


se lo stato di acidosi permane e aumenta l’accumulo di tali sostanze nell’organismo, il paziente diviene:


.più irritabile, sgradevole e nervoso con parenti ed amici (le classiche frasi “hai mangiato uno  

 yogurt andato a male stamattina ?” o “quanto sei acido!” calzano a pennello in questo caso)

.difficile da soddisfare a causa del suo costante malcontento

.tende a colpevolizzare il suo interlocutore

.nota solo il lato più pessimistico della vita

.riposo insoddisfacente

.stanchezza ed irritabilità fin dal risveglio

.riesce a carburare solo grazie ad un caffé e/o alle sigarette


Per acquisire e mantenere un livello di salute significativo e non per sopravvivere semplicemente come bruti, come declamava il sommo padre della lingua italiana Dante Alighieri (“Fatte non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”), è opportuno che l’80% della dieta quotidiana sia costituita da verdura e frutta. Eccedere con le proteine è più facile di quanto si pensi: oltre i 30g giornalieri, si entra in un terreno minato….se una bella “bistecchina” (come in Toscana chiamano l’amatissima fiorentina) pesa in media 1000g, provate ad immaginare quanto sono 30g…e le proteine non sono solo quelle della carne, sono anche quelle del latte, dei formaggi, delle uova, del pesce, ecc…


Pensate a cosa accade nel vostro organismo quando mangiate una bella “bistecchina”…

Si viene a creare un vero e proprio stato di emergenza: lo stomaco deve produrre succhi gastrici “a manetta” e le sostanze ingerite, essendo troppo abbondanti, rimangono nello stomaco troppo a lungo, fin tanto che l’accumulo causerà una dilatazione forzata del piloro e il materiale mal digerito giungerà nel duodeno. Qui i succhi pancreatici non saranno in grado di fronteggiare adeguatamente l’eccessiva acidità dei succhi gastrici provenienti dallo stomaco insieme al materiale mal digerito, tutti i sistemi tampone vengono mobilizzati per neutralizzare lo stato di acidosi incipiente, le proteine mal digerite e che da troppo tempo stazionano nel dotto digerente, arrivano nell’intestino dove ciò favorirà un’intensa proliferazione di batteri putrefattivi, che a loro volta causeranno  gli immaginabili disagi a livello intestinale, nonché malattie ossidative cronico-degenerative causate dalla produzione di ampie quantità di acido ossalico ed urico, responsabili dell’insorgenza di reumoartropatie.

Un’eccessiva acidità ha inoltre conseguenze sul muscolo cardiaco, abbiamo visto infatti che il sodio,  il minerale alcalinizzante per eccellenza, seguito dal calcio, viene usato per la produzione di un tampone bicarbonato finalizzato alla neutralizzazione degli acidi. Il sodio proviene dal muscolo perciò è facile che anche il muscolo cardiaco, per quanto abbia dei meccanismi protettivi, possa subire le conseguenze di un’ eccessiva acidità. Inoltre, il sodio presente nei muscoli è legato all’acqua, pertanto il prelievo di sodio dalla massa muscolare, genera di conseguenza una perdita di massa muscolare, poiché viene sottratto, oltre al minerale, anche l’acqua che essendo eliminata poi insieme al sodio e alle sostanze acide, causerà una progressiva disidratazione dell’organismo.

Oltre a tutto quanto sin ora detto, ma chi di noi si sente davvero un carnivoro nel senso più animalesco del termine ? Per svelare questo arcano mistero basta che vi sottoponiate al test che segue, appositamente studiato per voi, strenui difensori dell’amata bistecca.


Immaginate di trovarvi in montagna d’estate mentre passeggiate in uno splendido scenario alpino, state attraversando un bosco, canticchiando allegramente e mentre il sole fa capolino fra le fronde lievemente agitate da un leggero alito di vento, nella radura che si apre dinnanzi a voi, piena di stelle alpine e genzianelle blu cobalto, fa capolino un tenero cucciolo di cerbiatto. Quale sarà la vostra prima reazione istintiva ancor prima di connettere sull’accaduto ?

gli piombate addosso e lo divorate

rincorrete il Bambi per addentarlo

catturate il Bambi per cucinarlo con la polenta nel rifugio del CAI che avete visto 200mt di dislivello fa

afferrate il fucile per verificare che la vostra mira sia ancora buona, facendo il tiro al cerbiatto

rimanete affascinati dall’insolito incontro con il dysneiano personaggio delle favole e cercherete di far notare la cosa ai vostri compagni di gita, pregandoli di stare fermi ed in silenzio per non spaventarlo

Se la vostra risposta è a, b o c, siete decisamente dei carnivori non umani, potrebbe essere utile una ricontrollatina delle vostre caratteristiche antropologiche…forse siete appena fuggiti da uno zoo ?!?! Se avete risposto d, magari siete umani, ma in questo caso potreste essere fuggiti da un manicomio, controllate di non indossare quelle camice con le maniche lunghe, lunghe che si annodano sulla schiena…non è un nuovo abito trendy, è la divisa di certe strutture sanitarie !

Se avete risposto e, tranquilli, siete umani ed ERBIVORI !


Questo test dovrebbe anche farci riflettere che se la gente dovesse procurarsi con la caccia le proprie bistecche, probabilmente ci sarebbero più vegetariani sul pianeta !


Se proprio vogliamo consumare carne perché ci piace, facciamolo almeno in modo consapevole rammentandoci degli effetti negativi che la sua assunzione provoca. Cerchiamo di non rimpinzarci come otri e di rispettare le compatibilità alimentari, ovvero evitare di assumerle insieme agli zuccheri raffinati o complessi (pane, pasta, patate, riso, dolci,ecc…).


Abbiamo sin qui visto come il consumo di frutta e verdura possa contribuire a reintegrare la riserva alcalina del nostro organismo. E’ importante precisare però che le verdure devono essere fresche, genuine e possibilmente vanno consumate crude al fine non solo di garantire l’integrità dell’apporto 

nutrizionale (vitamine, minerali, ecc.), ma anche perché solo questo tipo di alimenti conserva la giusta carica vibrazionale ed energetica compatibile ed utile per ricaricare le nostre “pile” di energia vitale.

Le verdure e la frutta inoltre contengono cellulosa che non è un nutriente, ma è comunque una sostanza indispensabile per prevenire la costipazione poiché favorisce la formazione del substrato per condurre agevolmente al di fuori dell’organismo i prodotti della degradazione, come cellule morte, batteri e altri residui. 

Frutta e vegetali crudi portano inoltre con sé degli auto-enzimi, enzimi che conferiscono cioè la capacità di catalizzare la digestione della verdura e della frutta stessa. La cottura distrugge tali enzimi, così come vitamine e minerali.

Tali interventi nutrizionali non devono  mai essere apportati in modo drastico, ma graduale per non scombussolare eccessivamente l’organismo, ecco perché è utile che tali interventi vengano suggeriti e periodicamente “riaggiustati” con l’aiuto di un Naturopata, poiché tale figura professionale è stata adeguatamente preparata e conosce dunque tutte le implicazioni derivanti dalla variazione del regime alimentare. A tal proposito va ricordato che la frutta potrebbe causare problemi nelle persone in iperacidosi, poiché, avendo lei stessa un tenore più o meno acido a seconda del tipo di frutta che si consuma (si tratta in questo caso però di acidi deboli che quindi non necessitano di minerali alcalinizzanti per essere eliminati perché vengono eliminati agevolmente attraverso la via bronchiale, ossia attraverso la respirazione) l’organismo risponde in modo spropositato a questa ulteriore ingestione di sostanze acide, causando delle situazioni simili ad una vera e propria intolleranza., ragione in più questa che giustifica il costante monitoraggio da parte di un Naturopata qualificato.

Fatta salva la suddetta precisazione, ai fini di una correzione alimentare in caso di acidosi, ben vengano insalatone miste , centrifugati e germogli  a volontà ! I germogli sono infatti una vera fonte inesauribile e presto disponibile di energia vitale, minerali, vitamine, aminoacidi e contribuiscono a rigenerare la flora batterica intestinale. I centrifugati sono un’ottima scorciatoia per la salute perché sono delle vere e proprie trasfusioni di energia e vitalità.


Spesso, invece di assumere quintali di supplementi o ricostituenti, basterebbe consultare la farmacia della natura per avere il rimedio che fa al caso nostro.


Continuando sempre a parlare del COSA mangiamo, non consumate mai cibi che da un punto di vista olfattivo e visivo non vi ispirano, credete ai messaggi del corpo ! L’uomo è l’unico animale capace di consumare un cibo solo perché qualcuno glielo ha ordinato; provate a convincere un gatto a mangiare il classico piatto di funghi avvelenato !

E’ inoltre da tenere presente che la maggior parte dei prodotti vegetali provenienti da colture intensive pompate con fitofarmaci, diserbanti, fertilizzanti, pesticidi e trattamenti transgenici sono impoveriti e carenti di principi nutritivi essenziali, senza contare che tutti questi additivi chimici sono potenzialmente oncogeni. Stesso discorso vale comunque anche per i prodotti alimentari di origine animale poiché gli animali dai quali provengono tali prodotti sono allevati in batteria dove sono trattati con ormoni sintetici. Negli allevamenti bovini intensivi, al padiglione auricolare del bovino vengono applicate delle paillets di dietilstilbestrolo per accelerarne la crescita. Il dietilstilbestrolo è un ormone estrogeno femminile talmente diffuso e largamente impiegato negli allevamenti di bestiame che si pensa possa essere direttamente collegato con l’aumento percentuale delle nascite di soggetti di sesso femminile nell’ultimo ventennio!

L’accanimento zootecnico però purtroppo non si limita a somministrare ormoni per la crescita miracolosa dei bovini, ma alle povere bestie e quindi a noi che mangiamo le loro carni, somministrano anche antibiotici (per prevenire le malattie del bestiame e limitare le possibilità di contagio) e psicofarmaci (per diminuire lo stress degli animali costretti a vivere uno accanto all’altro in ambienti angusti).

Infine, ma non certo di minor conto, c’è da tenere presente che i cibi preparati dall’industria alimentare contengono spesso additivi e conservanti. La maggior parte di queste sostanze chimiche, oltre ad essere sicuramente cancerogene, influisce negativamente sul sistema immunitario e sulla genetica individuale e globale. Che dire poi dei rischi ancora sconosciuti derivanti dall’assunzione di alimenti di derivazione transgenica ?!?! 


Dopo aver estrapolato a dovere il tema del COSA mangiamo, è altresì importante considerare COME ci alimentiamo e non solo DI COSA ci alimentiamo. Se mangiamo un’insalata stando seduti alla scrivania dell’ufficio, mentre rispondiamo al telefono e scriviamo una mail, quell’insalata non la digeriremo bene perché probabilmente con l’insalata ingurgiteremo anche il nervoso, la mangeremo di fretta, masticandola male e quindi la digeriremo male e il nostro intestino protesterà. Se la medesima insalata la mangiamo sedendoci su una panchina del parco, ascoltando gli uccellini cantare, chiacchierando amabilmente con la nostra collega tanto simpatica e gentile, con calma e masticandola bene e magari facendo anche una bella passeggiata dopo aver mangiato, sicuramente il nostro stomaco ed il nostro intestino ci ringrazieranno. Quanto sin qui detto vale per la pausa pranzo, ma lo stesso discorso lo si può applicare anche alla cena. Mangiare stando seduti a tavola con il broncio, intavolando una bella discussione e magari davanti alla televisione accesa che trasmette un bel TG pieno di immagini cruente e notizie negative, come minimo ci faranno venire il mal di stomaco ! Meglio dunque mangiare con la televisione spenta, magari con una bella musica in sottofondo e parlando amabilmente con la nostra compagna/o e i nostri figli, non delle rate del mutuo o dei compiti della scuola, ma della gita che faremo in campagna il prossimo week-end o della festa di compleanno a sorpresa per la nonna…

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