C'era una volta il lungolago di Enrico Levrini

C'era una volta il lungolago - Lo spot TV


LA PREFAZIONE COMPLETA  DI " C'ERA UNA VOLTA IL LUNGOLAGO"

Non è stato semplice, comporre questa opera, cercando di lavorare sul passato, ed evitando di essere condizionati dal presente. I motivi che mi hanno, spinto a ritornare in libreria, con un nuovo lavoro, sono diversi. Ho un figlio nato nel 2003, che non ha mai visto il lungo lago, la parte più bella della nostra città, lo stesso posto, dove io da piccolo, scorrazzavo avanti e indietro in bicicletta. Lentamente stiamo perdendo, una generazione di piccoli comaschi, che potrebbero amare ancora di più la nostra città, che per diversi anni è affondata fra cavilli burocratici, e messa in mano ad avvocati e commercialisti, fra beghe politiche, errori giudiziari e menefreghismo generale. Uno scempio, a cui solo ora, facendo squadra, si è posto rimedio, ma la strada per vedere il nuovo lungo lago, è ancora lunga, ma questo non è l’argomento che ho voluto trattare in questa pubblicazione.

Incuriosito da come si è amaramente svolta questa vicenda, che ha ferito nel profondo la città, ho cercato di capire, come era stato realizzato il lungo lago nel passato e non trovando pubblicazioni in merito, ho deciso di affrontare una ricerca personale, che con il passare del tempo si faceva sempre più sorprendente. Tutto il materiale raccolto, l’ho poi abbinato alle immagini del mio archivio, cercando di dare un giusto equilibrio fra testi e immagini. Ho notato però che i luoghi più fotografati e amati sia dai comaschi , che dai turisti, non avevano un adeguata documentazione. Tanto si è scritto e raccontato su Villa Olmo, il Monumento ai Caduti e Piazza Cavour e ben poco su altre importantissime zone del lungo lago, come Sant’Agostino, i due lungo lago, quello di ponente e quello di levante e sulle ville delle due passeggiate principali, di viale Geno e Villa Olmo. Nulla invece su tutti gli avvenimenti, che si sono svolti, sul lungo lago che hanno accompagnato i comaschi, le domeniche e le festività per oltre un secolo. Mi sono imbattuto più volte, in clamorosi errori, riguardanti date, persone e luoghi, diffusi sulla rete, che nel tempo sono stati sistematicamente ripetuti, senza alcuna verifica da altri siti, tanto da trasformare lo sbaglio, in dati certi e sicuri.

La vicenda attuale del lungo lago, dimostra che sono ben lontani  i tempi, di una Como virtuosa, solidale e reattiva, come dopo l’incendio dell’Esposizione Voltiana del 1899, quando in tre mesi, fu interamente ricostruita. In quel periodo c’era più attaccamento, per la comunità e per i beni pubblici, che i comaschi sentivano anche di loro proprietà. Mi ero anche ripromesso, di uscire con un nuovo libro , solo se reperivo delle immagini inedite e mai pubblicate prima e con orgoglio posso dire che in questi ultimi anni di ricerca, sono riuscito a reperire altre rare cartoline e fotografie della città, che in precedenza non erano mai state utilizzate. In questo libro , non troveremo solo un 30%, di immagini inedite, ma per la prima volta pubblico, delle cartoline risalenti, agli anni 50 e 60. Il tempo passa e ormai i comaschi viventi, che possono ricordare la Como degli anni venti o trenta, sono molto pochi e ora i ricordi, più vivi e nostalgici, risalgono alla Como del dopo guerra e del boom economico.

Non è stato agevole raccontare, come nel tempo si realizzò il lungo lago, da Villa Olmo fino a Villa Geno. Ho passato più di un anno, a percorrere avanti e indietro, tutta la passeggiata, casa per casa, metro per metro per cercare di capire e scoprire, tutto quello che era successo nel tempo, un viaggio affascinate che spero di avervi trasmesso con questa opera. Il lungo lago di Como a differenza di quelli svizzeri come quello di Lugano, Ginevra o Losanna, sono stati realizzati con un unico progetto o idea a fine ottocento e conservati fino ad ora. Il lungo lago di Como è stato costruito a pezzi, in periodi diversi, in epoche diverse, con materiali differenti e ideati da architetti e ingegneri che seguivano gli stili del loro periodo. A metà ottocento, non esisteva l’idea di un lungo lago, i giardini delle ville a lago arrivano a lambire la riva ed erano intervallati da innumerevoli darsene e porticcioli privati e la piazza Cavour era un immenso porto.

La parte centrale, del lungo lago, quella più conosciuta che va dai giardini pubblici a Sant’Agostino è stata completata con un aspetto uniforme solo nel 1899, in occasione dell’ Esposizione Voltiana, la riva della zona stadio dove sorge la cittadella dello sport, con tutti suoi monumenti risale agli anni trenta, la passeggiata che porta alla Villa Geno è stata inaugurata negli anni quaranta, mentre la passeggiata di Villa Olmo è stata completata negli anni sessanta. Un lavoro disomogeneo realizzato nel tempo, che però nella sua discontinuità, mantiene intatto il fascino e la bellezza del primo bacino.

Pensavo di sapere tutto, sulla riva in cui sono nato, e durante il lavoro di ricerca storica e nei numerosi sopraluoghi, ho trovato angoli a me sconosciuti come la strada delle streghe di Sant’Agostino, o gli interni delle ville lungo la passeggiata di Villa Olmo. Mi sono accorto anche, di come poco valorizziamo, il patrimonio artistico e culturale della nostra città. In Germania o negli Stati uniti, ogni nostra villa verrebbe trasformata in un museo e il lungo lago sarebbe completamente pedonalizzato e percorribile solo con biciclette ed auto elettriche. Questo non è un sogno, ma una scelta obbligata, visto che la globalizzazione sta trasformando Como, da città della seta, in città a vocazione turistica.

Durante i miei sopraluoghi, osservavo anche i turisti, e il loro sguardo era sempre rivolto verso l’acqua o verso la riva opposta a quella che stavano percorrendo. Mai un osservazione, un cenno, un occhiata all’ ambiente circostante del lungo lago. Anche in piazza Cavour, rimanevano con le spalle girate verso la piazza, mentre a fine ottocento la piazza con la fontana o con il panettone, aggregava comaschi e turisti e lo sguardo si rivolgeva verso la riva, solo all’arrivo del piroscafo. Lo stesso dicasi di Sant’Agostino, che brulicava di gente e di attività di ogni genere, con la sua piazza e il suo porto  che erano diventati un luogo d’interscambio generale, dove confluivano i treni, la funicolare, i barconi che arrivano dal lago, i tram, le carrozze,

I trasporti sono stati sempre il problema di questa città, e quanto sarebbero serviti i binari del tram o la stazione a  lago della ferrovia ai giardini pubblici, per realizzare, una metropolitana leggera, che correva sul lungo lago. Quanto sarebbero stati utili, per combattere l’inquinamento i chilometri di fili elettrici sospesi, sulle nostre strade utilizzati dai filobus, delle linee STECAV, ma allora non si poteva sapere, quello che sarebbe successo ai giorni nostri e bisognava dare sempre spazio al nuovo che avanzava. Ci sono anche immagini impietose, come la trasformazione della Piazza Cavour in un immenso parcheggio negli anni sessanta, ma che ci aiutano anche a capire di quanto era bella la Como di inizio novecento, non soffocata dal traffico e a misura d’uomo.

Spero che questa pubblicazione, vi faccia non solo ammirare le bellezze passate della nostra città, ma anche riflettere sul fatto che noi viviamo, in uno dei posti più belli al mondo, con un lungo lago inimitabile, ma che probabilmente non ce ne accorgiamo. L’abitudine che abbiamo ormai, di vedere i battelli scivolare sull’acqua, gli idrovolanti alzarsi in volo, e di assistere a una partita di calcio con un panorama ineguagliabile ci ha reso ormai insensibili di fronte a tali bellezze. Spero che riguardandole attraverso le immagini e testi del passato, possano risvegliare in voi l’affetto e l’amore per questa città, che secondo me si sente attualmente un po’ sola, senza quelle piccole attenzioni che una principessa merita.

Como non è una nobile decaduta, orfana della seta, come ci vogliono far credere, ma è ancora una città viva con un immenso potenziale da sfruttare, a cominciare dal lungo lago, che certamente non potrà tornare quello di un tempo, ma può diventare qualcosa di diverso, di unico che noi tutti abbiamo la responsabilità di conservare e rispettare, come hanno fatto oltre cento anni fa, i comaschi che ci hanno preceduto, animati da un vero amore per la città, che ormai abbiamo perso, per seguire un mondo dove dobbiamo essere tutti uguali , senza identità personali e territoriali.

Enrico Levrini

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DEL CALCIO COMO 

Como Città dei Balocchi 2013

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