Oregiatt



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Visto che la voce Oregiatt nel dizionario alfabetico (-> O) si era fatta sempre più lunga man mano che trovavo qualcosa di nuovo, ho pensato di arieggiare un po' le righe dedicandole una pagina intera, aggiungendo informazioni e immagini, in parte estratti delle fonti indicate nei link. Quanto scritto qui sotto è frutto di una ricerca sommaria, fatta un po' frugando su internet e un po' leggiucchiando in qualche libro di casa o di biblioteca. Mi sembra però di aver trovato qualche elemento interessante rispetto a quanto era noto finora grazie soprattutto alle ricerche del linguista Ottavio Lurati (rissunte nell'articolo "Oregiatt 'conservatori' e altri termini politici ticinesi", apparso sulla rivista Folclore svizzero, n. 63, fasc. 2, 1973, pp. 27-30; visualizza documento) e diventato un riferimento standard. 


OREGIATT: UN EPITETO POLITICO OTTOCENTESCO RIMASTO VIVO FINO AD OGGI

by Tabasio

Oregiatt, o uregiatt, letteralmente "orecchiuto", è il nomignolo dialettale (invariato al plurale) affibbiato nel canton Ticino sin dall'Ottocento a membri e simpatizzanti del vecchio Partito conservatore. L'epiteto è rimasto vivo sino ad oggi per i seguaci della formazione che gli è succeduta, il Partito popolare democratico (PPD).

Per estensione oregiatt significa persona ambigua, ipocrita, doppia, infida, "qualità" ritenute peculiari degli esponenti del PPD: "Il buon oregiatt dà ragione a tutti e non dà torto a nessuno. Si espone un po' ma mai troppo. Il buon oregiatt agisce così d'istinto, non ha bisogno di una lunga carriera politica per interiorizzare questo comportamento", ha scritto il "quindicinale di critica sociale" "Area" (->, Il buon oregiatt, 18.3.2011, Area7.ch).

Scherzosamente oregiatt è a volte sostituito da alcuni con cocker, ovvio riferimento alle lunghe, penzolanti orecchie di questi simpatici cani.

Il termine "uregiatt" ha trovato un posticino anche nella letteratura italiana: lo usa infatti Ignazio Silone nel suo romanzo "La volpe e le camelie" (1960), ambientato a Locarno e dintorni in epoca fascista -> Visualizza.


A. Storia: un epiteto non solo ticinese

L'origine del nomignolo rimane incerta: elencherò in seguito alcune ipotesi, che poi svilupperò.

Orecchia lunga e orecchia tagliata sono attestati già nel 1831, oregion nel 1843 per indicare i conservatori, indica Ottavio Lurati nel suo articolo citato all'inizio di questa pagina (visualizza documento)

L'insigne linguista sbaglia però sostenendo (p. 27)  che "i vocabolari dialettali lombardi non conoscono questa accezione" politica: Oreggiatt e Oreggion sono già riportati nel Vocabolario milanese ad uso della gioventù di Giuseppe Banfi e Francesco Cherubini, pubblicato nel 1857, con il senso di "codinista", ossia "codino: chi in politica si mostra avverso alle intemperanze liberalesche". 




Nel "Dizionario del gergo milanese e lombardo" di Nino Bazzetta de Vemenia, pubblicato nel 1940 e ristampato nel 1974 (e ancora successivamente, Forni Editore), si legge d'altro canto:

"Oregiatt - retrogrado, conservatore, clericale (è d'origine ticinese)".

Le dispute tra clericali "oregiatt" o "paolott" (it.: paolotto = clericale; baciapile, conservatore) e liberali "mangiapret" (in Ticino "mangiaprevat" o "maiaprevat") non sono state in ogni caso una esclusiva ticinese, e questo ancora durante il ventennio fascista: si veda l'articolo sulla "Pestada di Oregiatt" avvenuta nel 1928 a Saronno (VA) (-> [PDF] www.comune.saronno.va.it), in parte riportato qui sotto con la poesia di Giuseppe Radice.


L'uso del termine "in qualche centro sopra Milano" almeno fino alla fine della Seconda Guerra mondiale è confermato anche in un racconto di Piero Chiara, "Il paolotto" (1972):



B. Oregion prima di oregiatt

In Ticino, prima di oregiatt sembra esserci stata in origine "orecchia tagliata", che compare "già in giornali del 1832-34" e si ritrova ancora nel 1841, scrive Lurati (p. 28, n. 4). Il  primo riscontro, stando al linguista che si rifà a informazioni dello storico Giuseppe Martinola, figurerebbe in un articolo del foglio liberale "Osservatore del Ceresio" del 7 febbraio 1831: a un prete di Bellinzona che teme di "sentirsi chiamare orecchia tagliata", l'articolista assicura che "qualche bell'umore" gli ha già affibbiato quella di "orecchia lunga".

Nei decenni successivi sembra imporsi oregion, orecchione. Il plurale dialettale, scritto oreggion e italianizzato oreggioni con due "g", si trova più volte negli atti del processo per i cosiddetti "fatti del Bisbino" del 2 luglio 1843 (una rissa tra liberali e conservatori con un morto fra i primi dopo la sagra per la Madonna del Monte Bisbino), atti in parte pubblicati da Martinola ("Fonti di storia dei partiti politici ticinesi", Bollettino storico della Svizzera Italiana (BSSI), 1967, fasc. 4, pp 160-185). Nelle deposizioni, i testimoni parlano di "oreggioni e liberali" o dei "cosiddetti oreggioni" (p. 167) come fosse parola ormai entrata nell'uso. Non solo. L'epiteto sembra essere fatto proprio e assunto con orgoglio dagli stessi destinatari: uno degli imputati conservatori, il municipale di Mendrisio Giovanni Camponovo, è stato udito da un teste gridare "Evviva i oreggion, che inn campion" (p. 165), da un altro "Evviva i oreggion, evviva tucc num" (sic, p. 168)!

Il termine orecchione si trova più volte, come sostantivo e anche aggettivo, nello scritto del giudice valmaggese Giovanni Antonio Vanoni (1796-1871) "L'istoriato di mia vita" (1855), pubblicato da Dadò (2010): "nostri orecchioni ticinesi" (p. 54), "capi orecchioni" (p.55), "partito orecchione" p.58).

Non è datata ma è probabilmente degli anni '70 la seguente prodezza "bipartisan" del focoso scultore Vincenzo Vela (-> DSS), riferita dallo scrittore lombardo Carlo Dossi nelle sue "Note azzurre" (-> testo completo; per le note citate qui sotto: 5000-5794):

"Al tempo delle elezioni nel Canton Ticino, mentre la lotta ferveva, anche a schioppettate, fra i liberali e i codini, Vincenzo Vela passeggiava con un grosso randello. Passa un uomo a corsa, quasi in fuga, e Vela, giù una randellata, che lo manda a gambe levate. "Lo conosci?" gli si chiede. Risponde Vela: se l'è on oreggion (clericale) ghe l'hoo ben dada: se l'è on liberal mei anmò perchè el scappava - e i liberai deven scappà no" (Nota 5159).

In un'altra nota (la 5369) Dossi usa oreggiatt:


"A Biasca ecc. si predica sulle piazze in mezzo al generale rispetto. E ciò mentre il Cantone è in mano del partito degli oreggiatt (orecchioni) - i clericali" (i conservatori sono partito di maggioranza tra il 1875 e il 1890).

Ottavio Lurati non precisa (o mi è sfuggito?) quando sia apparso in Ticino oregiatt. L'epiteto, affiancato a oregion, è volato poco prima della sparatoria del 22 ottobre 1876 alle terme di Stabio tra conservatori e liberali: il primo termine ("Paolot, oregiat") è citato da G. Rossi e E. Pometta in "Storia del Cantone Ticino" (ried. Dadò 1980, p. 325), il secondo ("l'è rivaa la stagion de mazzaa tücc j oregion", cantato dai liberali) da Raffaello Ceschi in "Ottocento ticinese" (1986, p. 56).


C. Ipotesi etimologiche

L'etimo è controverso. Almeno cinque le ipotesi a me note:

1. Asino - La spiegazione più immediata - ma ritenuta "poco probabile" da Lurati che non si dilunga oltre - è oregiatt = orecchiuto = asino, fig. ignorante, stolido: così dovevano essere i clericali per i liberali progressisti. In una vignetta satirica del 1854, opera del pittore liberale Massimo Cometta (***) di Arogno e riprodotta da Ceschi (ibid. p. 41, v. qui sotto), i conservatori sono raffigurati con lunghe orecchie d'asino oltre che con testa volpina (anch'essa con orecchie lunghe). Da notare che nei dizionari italiani dell'epoca orecchione è dato anche con il senso di "zotico, villano" (-> Crusca 1838, "presa la metaf. dall'asino"; Fanfani 1855), che ben posso immaginare sulla bocca di un liberale cittadino rivolto a un clericale valligiano. (***: v. altre vignette "orecchiute" di Cometta in: Mario Delucchi, "L'ultimo 'maestran' di Arogno", Fontana, Pregassona, 2006, pp. 156-164).



2. Spia - A sua volta scartata come "poco probabile" da Lurati è anche una derivazione da oregià = orecchiare, origliare. In italiano orecchiante - oltre "chi suona a orecchio e non per studio di musica" come scrivono Cherubini e Banfi nel loro "Vocabolario milanese" (v. punto A) alla voce "oreggiatt" - può indicare "chi ripete nozioni correnti su di una materia senza avere una conoscenza approfondita di ciò di cui parla" (Dizionario De Mauro). Così potrebbero essere definiti i bigotti ripetitori di discorsi preteschi. Essa indica però anche "chi presta ascolto ai discorsi altrui, spec. di nascosto, per raccogliere informazioni" (De Mauro); "chi, senza parere, sta ad ascoltare i discorsi altrui, per raccogliere informazioni e notizie, o a scopo di delazione" (Dizionario Treccani):

"Oltre che il tabaccaio, Garino faceva il caffettiere e teneva due tavolini (...) ad uso degli avventori, i quali erano la più parte spie e sbirri e sorci di polizia, giacché egli esercitava una terza professione, quella dell'orecchiante", scriveva Federico De Roberto, nel suo romanzo "I viceré" (1894), ambientato negli anni tra il 1855 e il 1882 (-> Anteprima del libro - Google Libri).

Durante la dominazione austriaca - non so a partire da quando - erano chiamati in Lombardia "oregiatt" - oltre che i "codinisti"  indicati da Banfi e Cherubini - i delatori che tendevano l'orecchio per origliare i discorsi dei compatrioti (poteva peraltro trattarsi delle stesse persone: delatori codini, dunque doppiamente oregiatt!). L'episodio qui sotto in cui è citato il termine è riferito al 1859 ("Echi del Risorgimento. In una rivista del 1909"; Rassegna gallaratese di storia e d'arte, Milano, 2010 p 59; descrizione dell'opera):


Il citato "Vocabolario milanese" di Banfi-Cherubini del 1857 non riporta questo senso. Una omissione che potrebbe essere ragionevole atto di autocensura nella Milano austriaca di quei tempi. Lo troviamo tuttavia sul Banfi-Cherubini edizione 1870: "Oreggiatt - (...) Ironicamente suol dirsi anche per Spia".



Le spie di Vienna erano molto attive anche in Ticino, "terra di rifugio contro la reazione austriaca" (Rossi-Pometta, p. 293) per i repubblicani italiani, negli anni successivi alla incruenta "rivoluzione liberale" del 1830 e si possono facilmente immaginare rimproveri di connivenza e complicità ai reazionari "austriacanti" locali da parte degli avversari politici. Non solo immaginare, come vedremo più avanti.

3. Basettone - I conservatori clericali usavano portare nell'Ottocento basette folte e lunghe, dette favoriti o scopettoni, che "potevano facilmente evocare scherzosamente due grosse, lunghe orecchie": questa interessante ipotesi, sviluppata da Ottavio Lurati nell'articolo sopra citato, sembra piuttosto convincente almeno a prima vista, considerando anche la parola "oregion" che pare aver preceduto e superato per frequenza "oregiatt". Ha in ogni caso convinto il direttore del Centro di dialettologia e di etnografia Franco Lurà: gliela ho sentita citare in un suo intervento (autunno 2011?) alla radio o alla televisione come spiegazione di oregiatt. Per questo motivo le dedicherò più avanti particolare attenzione.


4. Seguace di Oreggia - Mi pare difficilmente sostenibile l'affermazione, trovata nel dizionario dialettale Lessico.ch, secondo cui oregiatt sarebbe stato in origine "il nome dato ai simpatizzanti del cardinale Oreggia, propugnatore di una corrente conservatrice intransigente".

Nella storia della Chiesa cattolica non trovo traccia di un cardinale Oreggia, solo di un Luigi Oreglia di Santo Stefano (1828-1913), piemontese, nominato cardinale nel 1873 (Wikipedia , Catholic-hierarchy.org). Se il termine oregiatt (o oregion e simili) per conservatore risale già agli anni Trenta-Quaranta dell'Ottocento è difficile pensare che c'entri questo Oreglia (Oreggia può essere una variante ottocentesca o dialettale). Da escludere poi, a maggior ragione (v. Lurati, p.28), un legame con il cardinale Agostino Oregio, o Oreggio (1577-1635), oriundo di Bironico, arcivescovo di Benevento nel 1633-35 (-> su di lui v. Gian Alfonso Oldelli, "Dizionario storico-ragionato degli uomini illustri del canton Ticino", Volume 1, 1807).

5. Omosessuale - Nell'insulto ottocentesco non dovrebbe essere incluso il senso gergale lombardo di oregiatt = omosessuale, invertito, cugino del veneto recion e del meridionale recchione o ricchione (v. in proposito -> Giovannidallorto.com). Si tratta infatti di un neologismo rilevato solo dal 1969, faceva notare Lurati nel suo articolo del 1973 (p. 29, n. 16). In un lavoro più recente, il "Dizionario dei modi di dire" pubblicato nel 2001 (Garzanti), il linguista ticinese non esita tuttavia a contraddirsi clamorosamente, sostenendo che "si trattava di un'attribuzione ai preti di propensioni omosessuali".


Sarei veramente curioso di sapere sulla base di quali nuove prove ha cambiato opinione!

D. Questioni di cronologia: origine lombarda?

Come si è visto, i primi richiami alle orecchie per designare i conservatori appaiono all'inizio degli anni Trenta dell'Ottocento, con "orecchia tagliata" (dial. oregia taiada) e "orecchia lunga" (dial. oregia lunga, oregia longa).

Un particolare interessante è sfuggito a Lurati: "orecchia tagliata" e "orecchia lunga" sembrano aver indicato in origine i fedelissimi dell'ex landamano autoritario e filoaustriaco Giovanni Battista Quadri. Per di più, la seconda espressione, se non anche la prima, non sarebbe autoctona ticinese. Scrive infatti il citato Giuseppe Martinola ("I partiti storici", in Scuola ticinese, nov. 1980, p.14):

"Infine il gruppo dei quadriani fin dal '31 fu designato come la 'chiesuola dei sanfedisti', poi come quello 'dell'orecchia tagliata', anche 'dell'orecchia lunga', epiteto che ebbe fortuna nella versione dialettale e che veniva dal lombardo, come quell'altra voce qualificante, galoppino, il galoppin, cioè il fattorino delle case di commercio che galoppava con le commissioni per le strade di Milano" (il grassetto è mio).


Perché ho detto particolare interessante? Perché Quadri era davvero un "oregiatt" ante litteram in entrambi i sensi attestati in Lombardia qualche decennio dopo (v. sopra): non solo "codino" (dopo una gioventù rivoluzionaria), ma anche vera e propria spia austriaca (v. Rossi-Pometta, p. 232-34; Francesco Bertogliatti, G.B. Quadri e consorti dagli atti segreti della polizia austriaca, Como 1938). Certo, le prove scritte si sono avute 100 anni dopo la morte, ma Quadri "fu già sospettato e accusato dai suoi contemporanei" (F. Bertogliatti in "Rivista Storica Ticinese", 1940, p.349). Bertogliatti cita il liberale Pietro Peri (13 dicembre 1836): "Quadri (...) non potendo più guadagnare altrimenti, guadagna a far la spia" (RST, 1944, p. 880). Abbastanza per farsi affibbiare, lui e i suoi, i suddetti nomignoli.

A partire dai primi anni Quaranta compare oregion, che sembra rimanere vivo per diversi decenni.

Quando arriva oregiatt? La prima data che l'ho potuto citare per il Ticino nell'esposto qui sopra è il 1876 (fatti di Stabio). Se qualche appassionato di storia ticinese dell'Ottocento - sulla quale sono parecchio ignorante - mi sapesse indicare date anteriori gliene sarei grato (-> indirizzo mail).

Per quanto riguarda la Lombardia ho invece potuto mostrare che oregiatt - inserito con il solo senso di "orecchiuto" da Francesco Cherubini nel suo "Vocabolario milanese-italiano" del 1814  - è già documentato, con oregion, nel Banfi-Cherubini del 1857 con il senso di reazionario ("codinista") e che si usava per lo meno nel 1859 nel senso di "spia austriaca" (che poteva essere facilmente un "codino").

Si può dunque ipotizzare un'importazione in Ticino dalla confinante Lombardia della parola "oregiatt", come già di "orecchia lunga" (se ha ragione Martinola)? Credo che non si possa perlomeno escludere, considerati gli strettissimi rapporti tra le due regioni, non solo politico-culturali a livello di elite (soggiorni a Milano di esponenti liberali come Stefano Franscini, peraltro amico di Cherubini, contatti con gli esuli politici lombardi, a loro volta politicamente attivi nel cantone), ma anche demografici: furono 20'000 i milanesi rifugiatisi in Ticino dopo il ritorno repressivo degli austriaci nell'agosto 1848, migliaia erano i ticinesi che lavoravano in Lombardia (furono oltre 6000 quelli espulsi dagli austriaci nel febbraio 1853). Da notare anche che l'"oregiatt" gridato nel 1876 a Stabio è associato a "paolott" (v. punto B), di provenienza certamente lombarda.

Quanto all'oregiatt "d'origine ticinese" indicato nel 1940 da Nino Bazzetta de Vemenia (v. punto A), potrebbe anche trattarsi di un 'cavallo di ritorno' ("vocabolo passato ad altra lingua e reintrodotto poi nella lingua originaria in forma e con sign. evoluti", Treccani).


E. Questioni etimologiche: asini, spie o basettoni

1. Basettoni: vero o ben trovato?

L'originale e stimolante ipotesi interpretativa proposta da Lurati, con riferimento all'"acconciatura dei capelli e della barba" prediletta dai reazionari, pare a prima vista pertinente. L'immagine dell'"orecchia tagliata" può effettivamente richiamare un basettone ben curato, ben delimitato alla base con il rasoio. Potrebbe anche essere interpretata come "allusione alle fedine tagliate (eventualmente per non farsi riconoscere)", pure ipotizzata da Lurati (p. 29 n. 15). Lo stesso vale per "orecchia lunga" e "oregion", cui potrebbe somigliare un basettone lasciato infoltire. Basti pensare - come rileva lo stesso linguista - a codino, termine pure utilizzato per designare retrogradi e reazionari, e alle "fedine", basettoni portati in segno di fedeltà al governo austriaco dallo stesso genere di persone.


http://4.bp.blogspot.com/-mWSgYmq1ySE/TZHbEG-A5dI/AAAAAAAAAiE/X_ityx2DmuI/s1600/mutton-chops-big.jpg

                                       Oregiatt secondo Lurati (attualizzato), da Samuraishonan.blogspot.com


Resta da chiarire se a portare simili basettoni fossero davvero - in particolare all'inizio degli anni Trenta dell'Ottocento - conservatori e clericali, e soltanto o soprattutto loro: uno sguardo a foto e ritratti riportati da Wikipedia (ingl.) alla voce Sideburns (basette) mi suscita qualche dubbio: i personaggi ottocenteschi raffigurati non erano certo tutti reazionari.

Sempre secondo Wikipedia questa acconciatura acquista popolarità durante il periodo napoleonico, dapprima tra i militari, ispirati dalle basette sfoggiate dai cavalieri dei regimenti ussari. Le sunnominate fedine austriacanti arrivano più tardi, a imitazione di quelle portate dall'imperatore Francesco Giuseppe, che però sale al trono soltanto nel 1848. Nel febbraio 1831, quando appaiono in Ticino "orecchia tagliata" e "orecchia lunga", "Cecco Beppe" era ancora nella culla, essendo nato il 18 agosto 1830. Nel 1855 l'imperatore non aveva ancora le basette, come mostra il ritratto qui sotto (da en.wikipedia; le aveva invece nel 1865 -> fr.wikipedia).

File:Franz Joseph I of Austria 1855.PNG


Sfogliando qualche libro di storia ticinese alla ricerca di ritratti di politici di quell'epoca, l'unico notabile con basettoni che ho trovato è il già citato Pietro Peri (1794-1868), un liberale DOC, per giunta redattore del sunnominato "Osservatore del Ceresio" (1830-34), presunto inventore dei nomignoli "orecchia tagliata" e "orecchia lunga" (lo storico Giuseppe Martinola li ritiene tuttavia "epiteti raccattati nelle osterie": v. G. M., "Un editore luganese nel Risorgimento, Giuseppe Ruggia", Lugano, 1985, p. 148).


Aveva i basettoni (ma più corti) anche Aurelio Bianchi-Giovini, giornalista comasco rifugiatosi in Ticino nel 1830 "per sfuggire alla persecuzione della polizia imperiale" (Wikipedia, smentita da Piero Treves in Treccani), il quale, col suo spinto anticlericalismo, contribuì ad avvelenare i rapporti tra "liberali radicali" e "liberali moderati", come si definivano ancora i futuri conservatori dopo la Riforma di quello stesso anno. Una riforma accettata con entusiasmo "quasi unanime" anche dal clero (Rossi-Pometta, p. 235). L'immagine qui sotto è tratta da Onthemainline.blogspot.com:


Persino Carlo Cattaneo sembra aver avuto nel 1848 basettoni fin quasi al mento, se si può dar credito al ritratto riprodotto nella cartolina che riporto qui sotto (da Capannogaribaldi.ra.it, retro):



Il "reazionario austriacante" G.B. Quadri aveva invece il viso perfettamente glabro, se ci si può fidare del busto rimasto per i posteri e datato attorno al 1825.



Un'altra considerazione pesa a sfavore dell'ipotesi Lurati. Nelle caricature e nei disegni ottocenteschi, perlomeno in quelli che ho finora visto io, i conservatori non sono mai rappresentati con i basettoni. Un po' strano se fosse stata davvero quella la loro caratteristica distintiva.

Nel disegno che figura a p. 43 di "Ottocento ticinese" di R. Ceschi, in cui si vede l'energumeno ultraradicale Francesco Degiorgi scatenarsi con un randello il 20 febbraio 1855 sugli avventori di un caffè locarnese frequentato da conservatori, l'unico personaggio con i "favoriti" è un compare dello scalmanato alle sue spalle, dunque un ultraradicale. A sembrare orecchioni da cocker sono piuttosto i capelli alla paggetto di taluni conservatori!


E ancora: diversi ritratti fra quelli che abbelliscono il libro di Giuseppe Martinola "Gli esuli italiani nel Ticino, 1791-1847" (1980) raffigurano personaggi sicuramente di fede liberale muniti di più o meno folti scopettoni. Qui sotto il patriota e letterato bresciano Camillo Ugoni (1784-1855), amico di un altro bel basettone, Ugo Foscolo:


Lo stesso Lurati (pp. 28-29) ammette che la sua è solo una "ipotesi", un "suggerimento di lavoro": "una connessione di oregiatt con l'acconciatura dei conservatori cittadini (...) non appare insomma impossibile".


2. Asini e spie: ipotesi da rivalutare

Non scarterei così facilmente come Lurati le ipotesi, a suo avviso "poco probabili" (p. 28 n.7),  indicate ai punti C/1) e C/2).

La derivazione oregiatt = orecchiuto = asino, fig. ignorante, stolido, la più semplice e immediata, va considerata per lo meno come etimo secondario, significato aggiuntosi all'originale nel corso della polemica tra partiti. Tenderei però a scartarla come insulto anticlericale per quanto riguarda i primissimi anni Trenta dell'Ottocento, quando c'era ancora un certo rispetto tra radicali e "moderati", visto l'apporto anche di questi ultimi e del clero alla Riforma liberale del 1830. Le cose cambiano decisamente a partire dalla metà degli anni Trenta, quando l'anticlericalismo prima in sordina comincia a farsi rumoroso.

Lo stesso vale per oregiatt = orecchiante nel senso di chi ripete senza ben conoscere, riferito ai discorsi preteschi. È invece possibile, direi anzi probabile sin dall'inizio, l'uso di "orecchia lunga" o "orecchione" al posto di "asino" come insulto generico (si pensi all'odierno "asan drizzà im pè", buono per qualsiasi persona che non ci vada a genio).

Quanto al secondo senso esteso di oregiatt = orecchiante-delatore, concretamente spia austriaca nel contesto storico che ci interessa, mi sembrava poco pertinente all'inizio della mia ricerca, nonostante l'autorevolezza di Virgilio Gilardoni (-> Wikipedia) che lo indicava (in modo un po' sibillino riguardo al "valore originale dell'italiano oreggiare") commentando l'opera di Stefano Franscini "La Svizzera italiana" (Ried. Casagrande, 1990, p. 141):


Nel corso dell'indagine questa ipotesi ha però acquistato peso. Non si dimentichi - per valutarla appieno - che il Ticino uscito dalla Riforma del 1830 era "in continuo conflitto" con l'Austria a causa dell'ospitalità data ai sovversivi lombardi e che "per quasi trent'anni" ha dovuto "fare sforzi immensi per resistere alle insidie e alle minacce di Milano e Vienna" (Antonio Galli, "Notizie sul Cantone Ticino", 1937, Vol. 1, p. 142).

Per seguire meglio la pista sopra indicata dallo storico Martinola avrei voluto dare un'occhiata io stesso all'Osservatore del Ceresio (OC), alla ricerca della presunta "prima attestazione" del 7 febbraio 1831 menzionata da Lurati e di quelle successive, nella speranza di meglio contestualizzarle. Purtroppo dove mi trovo ho potuto vedere in biblioteca solo le annate 1833-34 e in due ore di sala di lettura non sono riuscito ad adocchiare una sola volta le famose "orecchia tagliata" e "orecchia lunga" all'indirizzo dell'ex landamano G. B. Quadri e del suo gruppo di fedelissimi (con lo scanner di Google sarebbero bastati due secondi!). Segno probabilmente che erano usate solo saltuariamente in quegli anni.

Ho però scoperto un paio di passaggi interessanti. "La Spia de' Vigotti di Magliaso teme che le venga meno il suo salario", scrive l'OC il 6 giugno 1834 (OC 1834, p. 193), riferendosi non tanto al "rinnegatissimo Giacobino" (p. 199) Quadri, quanto al suo foglio "L'Indipendente". "Il foglio Quadriano - riferiva l'OC il 13.4.1834 (p. 122) - contiene una lista di nomi di vari individui denunziati da lui alle estere Autorità e Polizie (...)."  Il foglio luganese torna all'attacco il 20.4 (p. 131): "Di qui la novella impresa del Quadri, quella di far da trapasso dallo spionaggio clandestino, allo spionaggio pubblico, o per istampa. - Ma qual spionaggio, buon Dio! La calunnia, la menzogna, l'infamia".

Per dirla con una battuta, Quadri e i suoi potevano ben definirsi l'"orecchia lunga" della polizia austriaca in Ticino, orecchia molto utile per avvertire Milano delle cospirazioni in corso nel cantone, segretamente o a mezzo stampa.

Quando già pensavo di aver concluso la redazione di questa pagina mi sono imbattuto in due strofette satiriche dell'anno 1830, dunque anteriori alla citata "prima attestazione" di Lurati, le quali mi sarebbero cadute come cacio sui maccheroni se fossero state dirette contro G.B. Quadri. Apparentemente scritte da due diversi autori anonimi e senza rapporto tra loro, erano invece riferite all'altro uscente landamano, Giovanni Battista Maggi, suo antagonista:

"El mes de Magg l'è propri quel bel bel mes
che nas i asen d'oregg lungh e distes".


"Lüü l'ha tentaa do volt da vent el Canton
coi so rapport a quella polizia (quella austriaca di Milano, ndr)
l'ha ricevuu anej, scattol in don
paga onorevol de sublime spia".

Le strofette sono riportate in Francesco Bertoliatti, "Vita bersagliata e morte in bellezza del landamano G.B. Maggi 1735-1835" (Mendrisio, 1950), risp. p. 73 e p. 71. La prima è parte di una poesia satirica riportata per intero in BSSI, gen-feb. 1892, p. 39 (il grassetto è mio). Per dovere di cronaca devo riferire che Maggi - che non si può definire un reazionario, perlomeno nel 1830 - portava due belle basette!



"Avegh i orecc guzz (güzz, ndr)" vuol dire "avere orecchi di spia", secondo il grande "Vocabolario Milanese-Italiano" in cinque volumi di Francesco Cherubini (volume 3, M-Q, 1841, p. 220). "Vegg i orecc longh", o "l'oregia longa", mi pare espessione del tutto equivalente. Entrambe richiamano nel contempo la figura dell'asino.

L'associazione asino-spia a causa delle orecchie lunghe e dell'udito finissimo non sarebbe certo una trovata ottocentesca: è infatti antichissima, riferita addirittura al mitico re Mida, e certamente nota agli intellettuali ticinesi che amavano sfoggiare citazioni latine e richiami ai classici greci e romani:

da Dizionario d'ogni mitologia e antichità (1822), pagina 604

da Iconologia del cavalier Cesare Ripa (1593, ried. accresciuta dall'abate Cesare Orlandi, tomo V, 1767) - Pagina 213


E l'orecchia tagliata?




(da Le piacevoli e ridicole semplicita di Bertoldino... (edizione 1837)

Un suggerimento d'ipotesi, lo stralcio riportato qui sopra, buttato lì per gioco. Va tuttavia rilevato che le divertenti storie di Giulio Cesare Croce (1550-1609) dovevano essere parecchio popolari negli anni che ci interessano (si vedano le edizione coeve in Google Libri) e a volte basta una fortuita associazione di idee per far nascere un soprannome.

Un altro suggerimento, di ricerca quest'ultimo: ci sono notizie attorno al 1830 nelle cronache, ticinesi ma più probabilmente lombarde, di una qualche "orecchia lunga" al soldo austriaco che sia stata tagliata dagli spiati a scopo punitivo e dimostrativo? O forse "orecchia tagliata" poteva avere semplice valore di avvertimento per le orecchie troppo lunghe?


F. Conclusioni

Quali conclusioni trarre? La prima è che Ottavio Lurati - che non aveva Google - è andato un po' di fretta scrivendo (p. 27) che "i vocabolari dialettali lombardi non conoscono questa accezione" e che dunque oregiatt "è un termine peculiare alle nostre parlate dialettali e alla nostra 'tradizione' politica".

La seconda è che l'ipotesi "favoriti o scopettoni" del linguista ticinese è certo originale e suggestiva, ma andrebbe meglio verificata almeno quanto a pertinenza cronologica, essendo forse impossibile farlo a livello di prove documentali (il che la condanna a rimanere un'ipotesi fra altre). Forse sarebbe più adeguata per la seconda metà o gli ultimi decenni dell'Ottocento che per gli anni Trenta (anche se il ritratto "smentitore" del liberale Pietro Peri sopra riprodotto sembra posteriore al 1850, e non era certo un reazionario il basettutissimo politico francese Jules Ferry (1832-1893)). I riscontri che ho finora trovato sembrano smentire più che confermare.

Jules Ferry.

                                                                               Jules Ferry (da Wikipedia)

La terza e finale conclusione è che, sulla base di quanto riportato, non è possibile privilegiare definitivamente un'ipotesi rispetto alle altre promuovendola a tesi dimostrata. Un'accurata lettura della stampa e di altri documenti d'epoca, non solo ticinesi ma anche lombardi, potrebbe forse fornire nuovi indizi.

Gli elementi raccolti mi fanno tuttavia propendere ormai decisamente per la "spia" che tendevo inizialmente a scartare, con l'"asino" come significato aggiuntivo: contemporaneo a quello di delatore come insulto generico o anche solo come semplice riferimento ad animale di orecchia lunga e udito fine nei primi anni Trenta, e successivamente, con lo svilupparsi della polemica anticlericale, anche con l'accezione di "ignorante" eccetera.

"E insistito in oregiatt il senso di spia, come di chi sta 'cont i orecc guzz, o in pée' (Cherubini, III, 220 e fonti) (...). Nelle caricature del tempo l'accento è posto sulle orecchie d'asino", scrive ancora Virgilio Gilardoni in un altro suo lavoro in cui sono incappato proprio mentre stavo redigendo queste conclusioni ("La 'rivoluzione sbagliata' nelle lettere inedite di Romeo Manzoni", AST, 1979, p. 59, n. 48).

Gilardoni, gran conoscitore dell'Ottocento ticinese, rileva la "ricchezza e complessità semantica assunta in quegli anni tristissimi (si riferisce agli anni 1875-90 in particolare, ndr) dai termini dialettali di 'oregiatt' e di 'pepiatt'" (ibid. p. 59, anche "pepiatt" indicava i conservatori). Lo storico (morto nel 1989) menziona il noto articolo di Lurati, ma non l'ipotesi "basettoni". Segno - deduco - che non le dava credito.

Non ho trovato alcun indizio a suffragio dell'asserzione "revisionistica" dello stesso Ottavio Lurati, che ha abbandonato senza spiegazioni la suggestiva ipotesi "oregiatt = basettone" per affermare, come fosse cosa nota e dimostrata, che "si trattava di un'attribuzione ai preti di propensioni omosessuali" (v. punto C5). Non è tuttavia da escludere a priori un'allusione sconcia: l'orecchio e soprattutto l'asino si prestano certamente a sottintesi sessuali. Un certo sospetto mi suscita il silenzio - un po' da oregiatt? - dello storico Martinola, che non prova nemmeno a fornire una spiegazione di "orecchia lunga/tagliata" ma si limita a rimproverare all'Osservatore del Ceresio di essere "violento talvolta da passare il segno, stravaccante anche negli epiteti raccattati nelle osterie": v. G. M., "Un editore luganese..." cit., p. 148). 

Nomignoli e soprannomi possono a volte nascere da una battuta occasionale, da un episodio fortuito, da un richiamo a un personaggio di novella. Non di rado parole o espressioni dialettali (oggi perlopiù in disuso) riprendevano scherzosamente parole o espressioni ripetutamente udite durante le funzioni religiose o comunque dalla bocca dei preti.

Immettendo "orecchia tagliata" in Google Libri fra i maggiori riscontri spiccano i rimandi all'orecchia tagliata da Pietro e riattaccata da Gesù a Malco, "servo del principe de' Sacerdoti", che si sarebbe poi convertito alla vera fede. Con il 99,99% delle probabilità non c'entra nulla con la nostra "orecchia tagliata", ma con un po' di fantasia romanzesca si potrebbe costruirci una traccia...

Una volta nato, un soprannome può evolvere, sia nella forma sia nel significato, arricchendosi di contenuti. A oregia taiada e oregia lunga (quale espressione è venuta prima?) è seguito oregion, al quale si è successivamente affiancato oregiatt, derivato non da oregià ("il suffisso -att si combina con nomi e non con verbi", mi ha fatto notare in una gentilissima mail Franco Lurà), ma direttamente da oregia (lunga), oppure utilizzato come variazione successiva e scherzosa di oregion.  

Propongo a conclusione di questa esposizione il seguente schema evolutivo (le date tra parentesi sono ovviamente approssimative):

Oregia longa (> oregia taiada) > oregion > oregiatt = Origliatore-delatore al servizio dell'Austria reazionaria (1830 ss.) > Reazionario austriacante e clericale (1835 - 1860) > Conservatore papista (1861 ss.) > Democristiano ("pipidino")/doppio e infido (1970 ss. ).

Da questo schema una considerazione interessante: il senso di "oregiatt = doppio e infido" non è recente e dovuto alla nota politica ondeggiante dei rappresentanti del PPD, ma è presente sin dall'inizio: è infatti proprio dei citati origliatori-denunciatori filoaustriaci negli anni Trenta dell'Ottocento, come pure dei clerico-conservatori dei decenni successivi, costantemente accusati dai liberali di doppia fedeltà: svizzera e ticinese, certo, ma anche austriacante (per affinità ideologica, si pensi tra l'altro al Sonderbund, con i cantoni cattolici a cercare sostegni militari esterni, in particolare a Vienna) e papista, o "ultramontano".

In Lombardia, di cui è forse originario, oregiatt/uregiatt ha subìto un'evoluzione di significato diversa rispetto al Ticino. Dopo aver indicato negli anni della dominazione austriaca codini e delatori, e nel secolo scorso fino alla Seconda Guerra Mondiale, ma solo in una zona limitata, i bigotti clericali, oggi resta utilizzato - non saprei dire quanto - per "ignorante" (-> vocabolario lombardo) e "lestofante" ( -> Scienafregia.it), oltre che nel senso gergale di "omosessuale" (-> Giovannidallorto.com).



Voci derivate

Orecchiatto - "Traduzione" di oregiatt proposta da Lauro Tognola (in "d come dialett", Bellinzona, 2009, pp. 37-38), in cui l'autore evidenzia la trasversalità del termine: "Si conoscono in gran numero orecchiatti liberali, liberali-radicali, socialisti, democentristi, leghisti, pipidini"; "Orecchiatti è dunque una sindrome trasversale quanto l'avarizia, l'avidità o la codardia".

Oregiattata -> Atto, comportamento ipocrita, subdolo, da oregiatt, in dialetto oregiatada, uregiatada.

Oregiattesco -> Da oregiatt, proprio dell'oregiatt. 

Oregiatto -> Oregiatt, italianizzato.

Oregiattone - Fervente militante o simpatizzante del PPD, o, un tempo, del Partito conservatore ticinese, dial. oregiaton, uregiaton.


Altri epiteti per gli "oregiatt" dall'Ottocento a oggi (in ordine alfabetico)

Azzurro - Usato con tono un po' scherzoso come sostantivo, con riferimento al colore tradizionale del Partito popolare democratico PPD (da cui "Manifesto azzurro", "festa azzurra", "cena azzurra" ecc.). Ignoro da quando il partito abbia adottato l'azzurro come colore di bandiera. Suggestive le illustrazioni del quadernetto di un 13enne del Locarnese, datato 1889, riportate da Virgilio Gilardoni con il titolo "La 'guerra santa' degli azzurri contro i rossi (i liberali, ndr)" in "La 'rivoluzione sbagliata' ..." cit., tav. 9-12.

Beliardatt (= orecchiuto) - Una curiosità gergale, da beliarda = orecchio nel gergo dei magnani della Valcolla, sul calco di oregiatt (Lurati p. 29). V. anche Vocabolario dei dialetti della svizzera italiana.

Cocker - Nomignolo scherzoso, alternativo a oregiatt, affibbiato (dagli anni 1970?) a membri e simpatizzanti del PPD. Con riferimento alle lunghe orecchie di questi cani. Raro: Cockerzeitung = Giornale del Popolo (il giornale della curia luganese), trovato su un forum internet.

Dumbista - In uso negli anni 1950-1965, secondo Lurati (p. 29) che lo cita al plurale (dumbisti), dall'orecchiuto elefante Dumbo della Disney.

Negar, Negro, Nero - Nero era il colore dei preti, assegnato dunque anche ai clericali. O autoassegnato?: alcuni conservatori coinvolti negli scontri del 2 luglio 1843 sul Monte Bisbino spiegavano un fazzoletto nero come bandiera (Lurati, p. 27, v. articolo sopra). Trovati in una lettera di Romeo Manzoni del 21.1.1889: "...se si fosse potuto disporre di una certa somma da 3 a 4 cento franchi si sarebbe potuto avere tutta la popolazione che votò sempre per i neri: sono circa 30 voti"; "... un opuscoletto come quello che mandano attorno i neri..." (lettera n. 25 riportata da Gilardoni cit., p. 129). "I neri" era usato anche in Italia per indicare reazionari e clericali: "I neri, si chiamano i codini spaccati" si legge in Pietro Fanfani
Voci e maniere del parlar Fiorentino (1870), p. 121 ; v. ad esempio Piero Mattigana, Storia del risorgimento d'Italia..., 1864.

Oregion, Orecchione - Epiteto prevalente su oregiatt per diversi decenni dell'Ottocento (1840-1870/80 perlomeno, v. articolo sopra). Ignoro quando sia stato soppiantato da quest'ultimo.

Oreves (= Orefice, Orafo) - Riscontrato a Breno (Malcantone) da Lurati (cit., p.30), secondo cui il termine designava lo spazzacamino in alcune località del Locarnese (Intragna, Sonogno e Gordola), per antifrasi, suppongo. Dunque: spazzacamino = nero = clericale. Potrebbe aver svolto un ruolo anche il richiamo di oregiatt: "oreves" viene subito dopo "oregia" e derivati nei dizionari dialettali
dell'Ottocento. Il Vocabolario Milanese-Italiano (1814)... di  Francesco Cherubini dà Oréves = "Paladino, Spazzaturajo. Dicesi per ischerzo a colui che va per le strade a raccogliere il letame"; nel Vocabolario milanese-italiano (1841) dello stesso Cherubini si trova "Oréves. gergo. Paladino. Lo Spazzaturajo o il Pollinajo che colla pala raccolgono per le vie le spazzature o il letame". Sul significato di "paladino" (termine toscano non riportato dagli odierni dizionari) e "spazzaturaio" v. Niccolò Tommaseo, Nuovo dizionario dei sinonimi della lingua italiana: Volume 2 (1855) - Pagina 861.

Pè piatt, pepiatt  - Menzionato da Lurati (p. 30) e V. Gilardoni ("La 'rivoluzione sbagliata..." cit. p. 59, n. 48). Ignoro l'origine del nomignolo. Di primo acchito verrebbe il richiamo all'italiano piedipiatti = sbirro, che potrebbe avere anche un rapporto con oregiatt = spia (v. articolo sopra). I dizionari fanno però derivare piedipiatti dall'inglese "flatfoot" (per lo stare troppo in piedi dei poliziotti), il che ne fa un termine piuttosto recente (è registrato dal 1959, secondo lo Zingarelli 2011), molto posteriore al ticinese pepiatt: flatfoot è degli anni Venti-Trenta del Novecento per "poliziotto"; da notare tuttavia che negli anni 1880 indicava negli USA i "fedeli (staunch) sostenitori di un partito politico" (-> v. 
FLATFOOT in Historical dictionary of law enforcement, 2001, p. 115). È quindi possibile che sia frutto di una traduzione a orecchio introdotta in Ticino da emigrati in terra anglofona, un po' come il torói riscontrato da Lurati (p. 30) a Sonogno (Verzasca) e da lui fatto derivare da tories = conservatori inglesi. Più probabile è però una derivazione dal francese (quasi una seconda lingua per molti intellettuali ticinesi, oltre che per molti comuni emigrati) pied-plat = individuo incolto, di bassa estrazione; individuo spregievole, servile; zoticone, bifolco (-> Trésor; Littré, Garzanti fr-it), epiteto che in Francia doveva certamente essere usato per indicare i clericali. Si veda il passaggio qui sotto, tratto dal periodico "Le Correspondant" (1857):




In dialetto "a pè piatt" vuol dire "a piedi nudi" ma questo non mi aiuta molto a capire il significato del nomignolo, se non forse nel senso francese citato di "bifolco" o "va-nu-pieds" = pezzente.

Pipidino - Membro o elettore del PPD. Alcuni trovano il termine neutro, altri canzonatorio come oregiatt, che lo è effettivamente. Pipidini è difatti usato in genere dai politici di altri partiti; si trova però anche in articoli di stampa neutrali.

PPDog, Pipidog - Denominazione scherzosa del PPD o anche dei suoi membri - "i PPDog" - usata soprattutto dal foglio leghista "Mattino della domenica" -> Risultati Google. PPDog era il nome autoironico di un cagnolino di stoffa con le orecchie lunghe scelto anni fa come mascotte dal PPD, con umoristico riferimento all'appellativo oregiatt riservato a membri e simpatizzanti del partito. Da notare che Pipidog in Italia è il nome di una toilette per cani!


Il PPDog


Ultramontano - Appellativo propagandistico in uso nell'Ottocento, un po' incongruo in Ticino, preso pari pari dal gergo anticlericale francese (ultramontain -> Trésor): "12,166 liberali nominarono 35 deputati al Gran Consiglio; 12,166 ultramontani ne nominarono 77. Evviva l'uguaglianza!", scrive il foglio liberale "Il Dovere" il 4.10.1890 e parla sulla stessa prima pagina di "Municipi ultramontani" (v. riproduzione in V. Gilardoni cit.).



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Pippo Tabasio,
09 feb 2012, 10:20
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Pippo Tabasio,
09 feb 2012, 10:19
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Pippo Tabasio,
09 feb 2012, 10:20
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Pippo Tabasio,
15 gen 2012, 09:30
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