Richiedi Consulenza
Perchè lo yoga nello sport? Lo yoga allena il corpo a diventare forte e flessibile, la mente a rilasciare lo stress e lo spirito a creare la pace interiore, sviluppando nel contempo una profonda connessione tra lo spirito, l'intuizione e il potere personale. Tutto questo è essenziale per vivere una vita sana ed equilibrata, ma per l'atleta significa poter trovare il meglio di sè.
Lo yoga regala molti benefici agli sportivi. Innanzitutto, migliora la tonicità muscolare e la flessibilità articolare. Ma è anche ideale per rilassare i muscoli contratti. Infatti, è particolarmente consigliato a chi pratica attività sportive intense, che mettono a dura prova corpo e mente. La centratura mentale è sicuramente uno dei maggiori benefici. Tra tutte le componenti yogiche, quella che ha più impatto sulla preparazione e il recupero dopo lo sport è la respirazione, che può aiutare a rilassarsi e concentrarsi al tempo stesso. Ogni volta che si eseguono profonde inspirazioni ed espirazioni, si crea rilassamento. Allo stesso tempo, a livello cognitivo, si esce dalla tensione, ci si distrae dallo stress. Il pranayama può aiutarti a trovare centratura, qualunque sia lo sport che stai praticando.
Abbiamo sviluppato delle sequenze rivolte a persone che praticano qualsiasi tipo di sport, sia attraverso l'uso del metodo vinyasa, sia tramite singoli asana che vengono effettuati con l'aiuto di supporti, cinghie o altri strumenti (specie a fini recuperativi). Una lezione di yoga dura intorno ai 90min, e dopo un'iniziale sequenza di vinyasa al fine di riscaldare il corpo molte pose sono tenute fino a vari minuti, in modo che i muscoli e il tessuto connettivo siano simultaneamente allungati e rafforzati dando loro un ricordo elastico non raggiunto con gli esercizi tradizionali. Questo è di estrema importanza per l'atleta perchè il tessuto connettivo si attacca al muscolo dell'osso e stabilizza tutte le articolazioni, in questo modo, si riesce a prevenire o a minimizzare le lesioni perchè quando l'atleta è in azione lo fa in modo spontaneo. Lo yoga potenzia tutti i distretti muscolari, mentre allunga i loro antagonisti in un equilibrio ben difficile da ottenere altrimenti. Il rischio nello sport è che i muscoli si sviluppino in forza e volume, ma privi di flessibilità e capacità di allungamento (che non possono essere acquisiti sufficientemente con lo stretching, specie in quegli sport che richiedono la ripetizione costante di determinati movimenti, impegnando fascie muscolari specifiche). Yoga non è un esercizio aerobico, ma fa bruciare calorie. La pratica è rivolta in genere al singolo atleta, ma può essere suggerita anche ad intere squadre con lezioni dedicate. Quando si esegue lo yoga in squadra, infatti, si migliora la sinergia, la chimica del gruppo e la telepatia sul campo di gioco. Come dice Rich Roll, (triatleta top-finisher dell'UltraMan e unico ad aver completato Epic5, 5 Ironman in cinque giorni), "Qualunque atleta può migliorare, con una pratica continua dello yoga."
Riassumiamo i principali vantaggi della pratica yoga come ideale complemento allo sport:
- Rinforza il tessuto connettivo profondo; una pratica costante aiuta a prevenire o minimizzare le lesioni muscolari e alle articolazioni.
- Crea flessibilità complessiva del corpo, aumentando la gamma di movimento e la mobilità (la più grande potenza ed efficienza in qualsiasi sport arrivano quando il corpo ha equilibrio, forza e flessibilità allo stesso tempo).
- Migliora incredibilmente l'equilibrio fisico, sviluppando nell'atleta la consapevolezza del centro del proprio corpo, mantenendo così il corpo bilanciato in azione, momento per momento, dando la possibilità di recuperare o impedire cadute, rafforzando al tempo stesso l'agilità e la manovrabilità.
- Migliora la circolazione, massaggia gli organi interni e le ghiandole per una salute ottimale.
- Il pranayama incrementa la propria energia vitale e la respirazione diaframmatica dello yoga aiuta a far circolare il liquido linfatico, favorendo la disintossicazione del corpo, per accelerare i tempi di recupero ed eliminare la fatica.
- Migliora l'acutezza sensoriale, la concentrazione e la chiarezza mentale, la forza di volontà e la determinazione.
- Scioglie l'ansia e lo stress pre-gara; aiuta a bilanciare e a gestire le emozioni che potrebbero offuscare l'attenzione, la concentrazione e il giudizio.
I benefici dello Yoga applicato ai vari sport
Yoga e football americano.La flessibilità è la chiave che manca a tante persone e gli atleti, in particolare, potrebbero trarre beneficio diventando più flessibili ed incrementando la propria gamma di movimento. In questo modo, oltre a migliorare nella propria pratica sportiva, si ridurrebbe notevolmente il rischio di lesioni. Tony Parrish, un membro dei San Francisco 49ers, ha usato lo yoga per costruire la propria forza fisica. Il corpo utilizza la forza per tutte le attività, e un atleta che incrementa la propria forza può essere capace di correre più velocemente e reagire in maniera più rapida. Quando Parrish ruppe caviglia e sperone in una partita, potè riacquistare forza e fiducia ella propria gamba grazie allo yoga. Quasi tutti possono trarre beneficio dalla pratica dello yoga. poichè aiuta a migliorare la concentrazione mentale, allevia il dolore cronico, migliora l'equilibrio e la flessibilità, incrementa la forza e la resistenza fisica. Se nemmeno i giocatori di football americano hanno paura di comprendere la loro virilità attraverso la promozione di questa grande attività, significa che è davvero arrivato il momento di cambiare mentalità.
gCLa parola yoga porta subito ad immaginare la pace e la meditazione, ma il gioco del Calcio è un suo opposto, basta pensare alle urla e agli applausi dei tifosi che guardano una partita. Lo yoga di fatto non è uno sport, però, aiuta i giocatori in particolare quelli che giocano a Calcio a migliorare nel loro gioco. Diamo uno sguardo più da vicino la partita di Calcio. Il Calcio comporta l'agilità e la concentrazione tra i giocatori. Dal momento che ottengono la maggior parte del gioco usando i muscoli delle gambe, le possibilità di essere feriti o di procurarsi traumi è molto alta. Questo è il punto in cui lo yoga interviene per portare il suo aiuto. Il primo fondamento dello yoga è il benessere della persona, sia nella pratica delle asana che nell'atteggiamento mentale lo yoga indica dove tutto è al posto giusto e nella giusta direzione. Essere in questa condizione, aiuta i giocatori di calcio sotto l'aspetto fisico e mentale. Lo yoga aumenta la concentrazione e la precisione, la forza di volontà e l'energia vitale, aspetti molto importanti nel gioco. Fisicamente, riduce le possibilità per i calciatori per contrarre lesioni, questo perchè lo yoga permette ai muscoli di rilassarsi e diminuire la pressione che si rivolge alle articolazioni. In più aumenta la flessibilità del corpo aumentando la "gamma" di movimenti, migliora l'equilibrio fisico aumentando la consapevolezza del proprio "centro", migliora la circolazione portando un recupero fisico più veloce. Non importa a che livello si gioca, il calcio chiede fino a 90 minuti di impegno intenso. I calciatori sprintano, si fermano, tagliano a sinistra e a destra, dribblano, prendono calci.. è dura. Come risultato, i quadricipiti femorali possono diventare stretti, il che può contribuire al mal di schiena e porta tensione al ginocchio. Le ginocchia, che tengono il peso dei cambi di direzione veloci, sono vulnerabili a lesioni se i muscoli dei legamenti che li circonda non li supporta. In realtà, tutto il corpo influisce sulla salute delle ginocchia. Qualsiasi squilibrio, come la cattiva postura o un collo teso, possono aggravare o creare un infortunio al ginocchio. Il peso è distribuito lungo la schiena, attraverso l'osso sacro e il bacino, e porta direttamente giù sulle vostre ginocchia. Quando sei in piedi o seduti in una posizione innaturale, le ginocchia lo saprà. La chiave per le ginocchia sane, allora, è quello di allineare il vostro corpo in modo equilibrato e naturale. Questo è un principio importante dello yoga. Per proteggere le ginocchia, è essenziale che tutti i legamenti dei muscoli delle gambe siano forti e flessibil il più possibile. Per i giocatori di calcio, si raccomandano posizioni che rafforzano il tessuto connettivo intorno alle ginocchia, stinchi e caviglie, e che coltivino la flessibilità del quadricipite e dei muscoli posteriori della coscia. Concludiamo con le parole del calciatore gallese Ryan Giggs: "Il mio segreto è stato lo yoga. L'ho scoperto quando avevo 28 anni e cominciai ad avere qualche problema muscolare. Con lo yoga ho risolto tutti i guai e ho evitato gli infortuni".
oga e corsa. "Spesso chi corre rischia di rimanere bloccato sul piano frontale. I movimenti ripetitivi della corsa stancano le strutture preposte alla spinta in avanti, come i muscoli rotatori dell'esterno delle anche e la fascia ilio-tibiale che può causare problemi al ginocchio (dolore rotuleo-femorale), oppure fascite plantare (dolore alla pianta del piede). Gli asana utili a contrastare i danni della corsa includono Anjaneyasana (Affondo basso), per allungare i flessori delle anche della gamba posta dietro e rafforzare il ginocchio di quella posta avanti, Ardha Chandrasana (Posizone della Mezza Luna) al muro, per aprire le anche e aumentare l'abilità di percepire il movimento e la posizione del corpo, e Janu Sirsasana (Posizione della testa al ginocchio), che porta consapevolezza e apertura nella parte posteriore del corpo". (Sage Rountree, ex maratoneta e insegnante di yoga). Che la corsa sia una forma di meditazione per il moderno cittadino è risaputo. È praticabile ovunque, basta un paio di scarpe, e ha il doppio effetto, olistico, di mantenere la forma fisica, grazie al lavoro aerobico, e di essere uno dei momenti in cui si sta da soli con se stessi e con il proprio respiro. La scienza ha anche dimostrato come il battito dei piedi sul terreno provoca il rilascio di endorfine, gli ormoni della felicità. Ecco perchè il popolo dei podisti è sempre in aumento: la corsa fa stare bene. Poi dipende dalla capacità di dosare l'allenamento, ascoltandosi, con l'innato istinto a ricercarlo sempre di più, quel benessere. Lo yoga per la corsa, è nato e continua a diffondersi proprio come strumento preventivo per correre bene. Tuttavia, proprio come sviluppo naturale della corsa, si sta verificando un nuovo trend: lo spostamento su lunghe distanze in ambienti naturali incontaminati, che in Italia, sono essenzialmente montani. Che si tratti di passeggiate, trekking (da trek, cammino lento) oppure di corsa in montagna, trail running (da trail, sentiero), l'escursionismo è una forma di attività motoria meditativa. Come se ora il podista avesse un maggior bisogno di pratyahara ("ritrarre i sensi"), rispetto a quello della salute fisica, e cercasse l'habitat naturale, la montagna, che dalla più antica tradizione yogica è quello ideale per coltivare gli ultimi quattro rami dello yoga, quelli legati allo spirito (pratyahara appunto, dharana "concentrazione", dhyana "meditazione" e samadhi "assorbimento"). Il moderno trekker, come gli antichi yogi delle primissime iscrizioni vediche, ricerca un cammino lungo e in quota, nel silenzio e a stretto contatto con la materia primordiale (roccia, acqua e poco più) per ritrovare se stesso, in un'immagine nitida come la luce, compresa di paure, horror vacui, incontri inaspettati, mutamenti metereologici inattesi. In fondo lo yoga è nato proprio come disciplina preventiva, prima che curativa. Ma, se da un lato yoga e montagna sono da sempre un connubbio indelebile, tuttavia il trekker spesso viene da un altro habitat, quello dell'asfalto piatto della città, e non è preparato ad affrontare lunghi cammini in terreni sconnessi e vari (fango, roccia, ghiaccio, neve), dove occorre sensibilità e forza nel piede e nella caviglia, per mantenere l'equilibrio anche dopo lunghi spostamenti e in momenti di stanchezza. Se si aggiunge poi la presenza di dislivelli, in salita e in discesa, è facile intuire come l'escursionismo può essere preparato da una pratica di asana ad hoc che, mentre predispone il corpo all'attività motoria specifica, renda il viaggio in profondità un arricchimento.
Yoga e . "Le gambe dei ciclisti sono in continuo movimento, quindi quadricipiti, muscoli posteriori delle cosce e anche, sono sempre in tensione. Inoltre, molti ciclisti ingobbiscono la schiena, portando troppo peso su braccia o sella, stancando schiena e spalle. In un percorso lungo, la schiena del ciclista può rimanere in flessione per molte ore, per cui è fondamentale ripristinare le curve naturali della spina dorsale. Gli asana suggeriti coinvolgono la parte superiore e inferiore del corpo e possono essere eseguiti in qualsiasi momento: prima del giro in bici, dopo o durante una pausa sul percorso. Idealmente i ciclisti dovrebbero farli ogni giorno. Si può iniziare con il passaggio da Tadasana a Urdhva Hastasana (Posizione della Montagna e Saluto verso l'alto), che allunga la spina dorsale e rilassa la tensione di spalle e parte alta della schiena, poi Supta Padangustasana (Posizione del piede disteso) che allunga i muscoli posteriori delle cosce e apre la parte bassa della schiena e le anche. Per finire, Parsvottanasana (Intenso allungamento laterale) si concentra su cosce e glutei che possono essere tesi dopo essere stati tanto sul sellino". (Karen McCavittm, appassionata ciclista e insegnante di Iyengar Yoga). Lo yoga aiuta a ottimizzare equilibrio e resistenza di chi pratica ciclismo, migliorando la flessibilità di muscoli spesso corti e rigidi. Di frequente i ciclisti corrono il rischio di logorare legamenti e tendini, e determinare, così, uno squilibrio tra i vari gruppi muscolari. La pratica di asana, invece, affina l'allineamento. Inoltre, i quadricipiti di questi atleti sono, spesso, eccessivamente sviluppati. Per compensare tale situazione i muscoli posteriori delle gambe si accorciano, si irrigidiscono e di conseguenza sono più predisposti a infortuni. Un altro aspetto da non sottovalutare è la postura sul sellino della bici che sottopone la spina dorsale a uno stato di costante flessione inarcata sul manubrio. Ecco allora che saranno indispensabili delle posizioni all'indietro per riequilibrare i flessori delle anche e dei quadricipiti.
Yoga e tennis. "Il tennis può essere molto faticoso, anche perchè richiede maggiormente l'utilizzo del lato dominante, con squilibri che possono portare a infortuni. Per esempio, il movimento ripetitivo della battuta sforza il muscolo rotatorio del polso, nonchè i muscoli e i tendini della spalla. L'abuso e l'uso errato di questa zona possono causare infiammazione ai tessuti molli circostanti. Per un potente "diritto" sono fondamentali forza nella spalla, buona flessibilità e corretto allineamento. Quando spalla e parte superiore della schiena sono troppo deboli o tese per muovere la racchetta, la tensione può propagarsi lungo il braccio e arrivare al gomito. Il "gomito del tennista" deriva, infatti, dallo sforzo dei tendini che uniscono i muscoli dell'avambraccio all'esterno del gomito. È utile praticare asana che rafforzano, aprono e allungano entrambi i lati del corpo in modo armonioso: Adho Mukha Svanasana (Posizione del cane a testa in giù), perchè non solo rafforza e apre le spalle e la parte superiore della schiena, ma allunga anche i muscoli posteriori della coscia, Ardha Matsyendrasana (Posizione del mezzo signore dei pesci) in una variante, rende flessibile la spina dorsale e, quanto più riesci a ruotarla, tanto più forte colpirai la palla, e Gomukhasana (Posizione del Muso di Vacca) allunga i muscoli rotatori del polso. Tutti e tre gli asana possono essere effettuati prima o dopo la partita di tennis". (Anastasia Halldin, ex tennista professionista e insegnante di yoga)
Yoga e golf. "Lo swing nel golf è un movimento esplosivo che coinvolge tutto il corpo. La pallina viene colpita anche 120 volte per round (e viaggia fino a 160 Km/h). La maggior parte dei giocatori soffre di dolori alla parte bassa della schiena. Questo perchè la spina dorsale si muove su tre piani contemporaneamente: da lato a lato, dalla parte frontale a quella posteriore e ruotando sulla linea centrale. Gli asana migliori sono le torsioni e quelli che rinforzano il retro del corpo. Bhujangasana (Posizione del Cobra) tonifica i glutei e fortifica la schiena a livello lombare e toracico, Parivrtta Parsvakonasana (Posizione dell'Angolo laterale) e la variante supina in torsione di Garudasana (Posizione dell'Aquila) migliorano il "fattore x" (la rotazione delle anche in relazione alla rotazione delle spalle). Eseguire questi asana 4 volte a settimana migliorerà il rendimento nel gioco del golf. Tutti gli asana possono essere eseguiti prima o dopo un round". (Katherine Roberts, appassionata di golf e insegnante di Ashtanga Yoga)
Yoga e basket. Asana e pranayama sono alleati preziosi anche per il basket. Vittorio Mattioli, preparatore olimpico e Danilo Gallinari, star dell'NBA, lo confermano. Anche il basket ha il suo lato yoga. E a dire il vero più di uno. Apparentemente la mite disciplina indiana e la pallacanestro, in cui non è previsto pareggiare e si scende in campo solo per vincere, non sembrano avere molto in comune. Ma provate a chiederlo a Vittorio Mattioli, preparatore fisico della Fortitudo Bologna per 10 anni - decennio in cui la squadra conquistò il magico primo scudetto - e poi medaglia di bronzo con la nazionale di basket ai campionati europei di Stoccolma del 2003 e argento olimpico ad Atene nel 2004. Lui, nel binomio yoga-basket ci ha creduto subito, dopo averne personalmente sperimentato i benefici. Allora tutto il mondo sportivo guardava con scetticismo agli asana sul materassino. Li considerava poco adatti ad atleti di oltre 2 metri. E sbagliava. La sensibilità di sè "Chi gioca a basket - spiega Mattioli dal suo studio di psicologo a Bologna - ha caratteristiche fisiche molto diverse da quelle richieste in altre discipline. La componente fisica 'di forza' deve essere costantemente stimolata, mantenendo buoni livelli di elasticità e tenuta, soprattutto in situazioni limite dal punto di vista articolare e biomeccanico. L'alternanza fra stati di forte attivazione muscolare e pause di decontrazione caratteristica del basket è l'elemento che rende questi atleti bisognosi di una perfetta efficienza del sistema neuromuscolare e del meccanismo propriocettivo. Gli esperti del settore considerano il basket uno sport molto traumatico. E proprio per questi motivi si rivela utile un'alleanza con lo yoga". Negli anni della sua permanenza in serie A e in Nazionale, Mattioli ha utilizzato lo yoga in 3 differenti modalità: "Primo, posizioni capovolte come ad esempio Sarvangasana (Posizione della Candela). In questo modo il diaframma è stimolato a lavorare contro gravità, promuovendo una maggiore elasticità ed effetti notevoli in termini di recupero muscolare post allenamento e di benefici psicologici anti-ansia. Queste pratiche sono indicate alla fine degli allenamenti di squadra. Secondo, i cicli dinamici dell'ashtanga yoga, usati nelle fasi iniziali dei lavori fisici e tecnici come preparazione del corpo a stimoli d'intensità elevata. Terzo, brevi lavori di asana e pranayama nei giorni successivi agli impegni, per la rimozione di tossine e dello stress". E dopo qualche seduta, ecco che la curiosità dei giocatori era già conquistata.
Pratica olimpica. "Ricordo che - continua Mattioli - nel periodo precedente a lle Olimpiadi di Atene, superata la diffidenza iniziale, gli atleti richiedevano espressamente e personalmente assistenza nello yoga, perchè sentivano con chiarezza il bisogno dei benefici di questa pratica. Inoltre, lo yoga è servito non solo per migliorare i tempi di recupero fra un impegno agonistico e un altro, ma anche per ottimizzare gli effetti del jetlag e della permanenza in posizione seduta per molte ore, come spesso accadeva nei frequenti spostamenti in aereo". Quando Mattioli venne chiamato in Nazionale, nel 2001, gli azzurri erano reduci da pessime prestazioni. "In quel periodo l'Italia era una squadra forte solo sulla carta, non c'erano campioni di rilievo e alcuni grandi nomi del basket diedero forfait dalla Nazionale perchè non c'era confronto con le altre squadre europee", racconta. Agli europei del 2001 in Turchia, gli azzurri chiusero al nono posto. Troppo poco per una squadra chiamata Italia. "Facemmo di necessità virtù, cercando di sopperire ad un livello tecnico nettamente inferiore alle altre nazionali europee con una cura quasi maniacale di ogni aspetto della preparazione". L'avventura di Mattioli con lo yoga inizia praticamente assieme ai suoi giocatori. "In quel periodo ero stato negli Stati Uniti a curare una pesantissima asma affrontata, fino ad allora, con dosi massicce di cortisone. Il biochimico Barry Sears mi fece conoscere la sua 'Teoria della Zona', uno strumento in gran voga negli Stati Uniti fra nuotatori e velocisti di primissimo livello, capace, a suo avviso, di risolvere il mio problema. Questa teoria mirava all'integrazione di quattro pilastri apparentemente lontani fra loro. Cibo, assunzione di omega 3 , movimento fisico e tanta meditazione. Puntai sullo yoga. Cambiai la mia quotidianità e l'asma scomparve. Dunque, perchè non provare con lo yoga anche per i giocatori della Nazionale? Il commissario tecnico Carlo Recalcati, sperimentati gli effetti su di sè sotto la mia supervisione, acconsentì a farlo provare al nostro gr uppo. Dopo solo qualche giorno di applicazione, i giocatori si accorsero di possedere una nuova energia che si traduceva in buon umore e rendimento fisico migliorato. A breve tutti vollero praticare yoga quotidianamente, rendendolo un'abitudine mantenuta fino alla fine del periodo olimpico ". E i successi cominciarono ad arrivare, con il terzo posto ai campionati europei nel 2003 e il colpaccio memorabile della medaglia d'argento alle Olimpiadi di Atene nel 2004, sconfitti solo dall'imbattibile Argentina, in finale.
Strumento di evoluzione. Le variabili che s'intrecciano come concause di una prestazione di squadra di alto livello sono innumerevoli e talvolta difficili da verificare. All'interno di un gruppo, però, c'è sempre l'individuo, con le sue potenzialità da esprimere e con un progetto da perseguire, ossia ottenere da sè il meglio. Lo yoga nella sua complessità è uno strumento riuscito per millenni nel compito di far evolvere le persone, renderle più serene, più equilibrate e più efficienti anche dal punto di vista fisico. Lo yoga è uno strumento capace di riportare all'equilibrio originario la sensibilità e la prontezza di tutto il sistema nervoso, soprattutto nelle sue componenti psichiche ed emozionali. Per questo, Vittorio Mattioli è sicuro che in futuro lo yoga sarà presente sempre più stabilmente nel mondo dello sport a qualsiasi livello. ""L'ottuplice via" - conclude Mattioli - accoglie in sè valori profondi, diversi da quelli occidentali, ma capaci di parlare a tutti. E di far parlare i fatti".
Una stella con il numero 8. Una stella del basket italiano approdata all'Nba. è Danilo Gallinari, 24 anni, 209 centimetri, ala dei Denver Nuggets. "Ho iniziato a praticare yoga 3 anni fa - ci racconta -. è una delle prime cose che ho imparato in America ". A fargli conoscere i benefici della disciplina indiana è il suo agente, Arn Tellem, ritenuto da Sports Business Journal e da The Sporting News "il più influente agente sportivo degli Stati Uniti", famoso per aver mediato ingaggi come quello di Tracy McGrady agli Orlando Magic per la cifra record di 93 milioni di dollari. "Arn mi ha portato a Los Angeles, dove non mi aspettavo di trovare un mondo così dinamico attorno allo yoga; non ero certo l'unico giocatore Nba alle prese con asana e pranayama". La sua esperienza americana inizia nel giugno del 2008 con i New York Knicks, ma quell'estate è costellata di problemi alla schiena, che dopo 2 partite lo costringono a un lungo stop. "Ho sofferto di protusione discale e mi sono sottoposto a una complessa operazione - racconta - ma anche grazie allo yoga ho ritrovato in poco tempo l'elasticità perduta. Ancora oggi le posizioni yoga che prediligo sono quelle in cui piego le gambe e lavoro con la schiena, per me sono un toccasana ". Non sottovaluta neppure i benefici psicologici dello yoga. "Mi sento più concentrato in campo, forse perchè lo yoga mi rende consapevole delle sensazioni e dei segnali che il corpo invia". E affrontare personaggi come Kobe Bryant non dev'essere emotivamente irrilevante per il ragazzo che ha esordito nel 2004 con la maglia del Casalpusterlengo. "In partita, se pensi ai grandi nomi che hai davanti, rischi di bloccarti". Quest'anno con i Denver Nuggets Gallinari ha raggiunto i playoff e continua a macinare vittorie. Sulla maglia, ha scelto il numero 8. "So che è il numero dello yoga - scherza -, come l'asthanga yoga", ma è anche un portafortuna, legato alla sua data di nascita, 8/8/88.
(Articolo di Vittorio Mattioli, laureato in Scienze Motorie e specializzato in Metodologia dell'Allenamento e Fitness. È uno psicologo iscritto all'Albo dal 1997. Vissuta con grande entusiasmo l'esperienza della Medaglia d'argento con la Nazionale di basket, ha da allora accantonato il lavoro nel mondo sportivo agonistico per dedicarsi a tempo pieno allo studio della psicologia, della meditazione e alla cura, con la naturopatia, di malattie psicosomatiche.)
Fonte: Yoga Journal 05/2017