Riforma del Sistema camerale: allarmante il bilancio di fine anno

Post date: 30-dic-2015 13.25.56

Secondo Esc - Ecosistema Camerale le professionalità del Sistema meritano un'attenzione ben diversa da quella sin qui dimostrata

Sta per chiudersi un anno che per il Sistema camerale italiano avrebbe dovuto segnare grandi trasformazioni e che, invece, lascia, in tutte le diverse componenti del Sistema un senso di attesa e di incertezza rispetto agli effetti della legge di riforma.

La sensazione è che stenti a prendere corpo un cambiamento strutturale, portatore di innovazione, utile al mondo delle imprese e sostenibile sia sotto il profilo economico, sia occupazionale. Sfugge, infatti, la logica di sistema che dovrebbe e avrebbe dovuto guidare i processi di accorpamento, al contrario definiti secondo criteri generici troppo spesso slegati dall'operatività e dall'efficacia. Il parametro dei costi standard, ad esempio, utilizzato quale termometro di efficienza dell'accorpamento, sembra generare solo tenui aggiustamenti senza incidere sul rinnovamento dei servizi e senza assicurare la dovuta valorizzazione delle competenze di quanti operano nel Sistema camerale.

Anche il raggiungimento del numero minimo di imprese per Camera di commercio, previsto dalla legge di riforma, non sembra garantire la limitazione dei nefasti effetti del taglio del diritto annuale imposto con il Decreto legge n.90/2014. Tanto più se l'accorpamento è considerato come una mera sommatoria di imprese e di bilanci e non è supportato da un vero e proprio Piano.

L'unione tra due o più Enti camerali comporta un’unica Governance politica (un Presidente, un Consiglio, una Giunta), un unico vertice amministrativo (un Segretario Generale), l’unificazione degli uffici secondo logiche che rispondono all’analogia di funzioni (un ufficio Provveditorato, un ufficio Ragioneria, un ufficio personale, ecc.), la riunione dei patrimoni camerali, l’identificazione della Sede principale e della/delle sedi secondarie. Che ciò ingeneri automaticamente un risparmio di risorse appare quantomeno semplicistico. Con analoga semplicità si potrebbe dimostrare esattamente il contrario e quantificare evidenti diseconomie. L’unico, reale ed immediato risparmio realizzabile in seguito ad accorpamento è costituito dalle minori somme che l’Ente unificato dovrà sborsare per la voce di bilancio Organi Istituzionali.

La legge n.124/2015 parla espressamente all’art. 10, comma 1, lett h) di mantenimento dei livelli occupazionali, previsione che parrebbe escludere che un eventuale risparmio derivi da revisioni al ribasso delle piante organiche esistenti e da dichiarazioni di esubero di personale, con tutto quello che ne consegue. Ma togliendo il costo per il personale, restano partite così rilevanti da far immaginare risparmi significativi in altri elementi del bilancio camerale?

In realtà, già emergono diverse criticità, alcune delle quali sembrano minare, piuttosto che rinsaldare le fondamenta del Sistema.

In Sicilia, ad esempio, data la specifica legislazione, al costo del personale si aggiungono gli oneri sociali che non sono solo gli accantonamenti ai fini pensionistici, ma anche le pensioni agli ex dipendenti. La riduzione del Diritto annuale ha già portato al mancato pagamento di alcune mensilità, circostanza a dir poco drammatica.

Analogamente, il taglio delle risorse a parità di funzioni sta determinando effetti negativi proprio sul “mantenimento del livello occupazionale” che la legge delega teoricamente intende assicurare. Il riferimento è, in particolare, alle aziende speciali ed alle società di sistema, strutture fortemente operative e produttive, i cui operatori sono inquadrati con contratti di natura privatistica.

Insomma, per Esc - Ecosistema Camerale, il bilancio del 2015 è allarmante, con riguardo tanto all'atteggiamento generale degli Enti alla riforma (dall'approccio a tratti "aritmetico" agli accorpamenti, all'assenza di una strategia di innovazione ed efficientamento dei servizi), quanto alla tenuta occupazionale complessiva, quanto, infine - ma non per importanza - alla valorizzazione delle professionalità pubbliche e private e delle loro notevoli competenze, oggi frustrate da una riforma monca e dalla carenza di risorse.

Stante queste condizioni diventa difficile immaginarsi per il 2016 soluzioni positive. Le indiscrezioni che circolano relativamente ai contenuti dei decreti attuativi inducono al pessimismo. L'augurio per il nuovo anno verso il quale ci stiamo avviando é che ci sia un serio e coeso impegno di tutte le componenti del Sistema, dalla governance ai lavoratori dai sindacati al management. Che tutti siano consapevoli, ciascuno per il proprio ruolo, di dover lavorare con impegno e con spinta forte, nel non disperdere le competenze di questo pezzo importante di Pubblica Amministrazione.

Mai aprioristicamente contrari all’evoluzione del Sistema e sempre propositivi sin dall'avvio del processo di riforma, gli operatori del Sistema camerale italiano sono pronti a discutere di innovazione, a disegnare attivamente il proprio futuro e meritano certamente un'attenzione, anche in termini di tutela occupazionale, ben diversa da quella che è stata loro riservata sino ad oggi.

E con queste premesse, buon 2016 a tutti.

Il Comitato Direttivo