E-Art & E-Music

Rituali conciliatori di Sebastiano Giacobello
 
Le immagini rapide si cicatrizzano davanti ai miei occhi: corpi straziati, gente martoriata, esodo di masse i cui uomini hanno i volti segnati dalla disperazione, dalla rabbia, dall'impotenza. Commenti di speaker tentano di dare senso al macello en plain air, raccontano dei buoni e dei cattivi, di ciò che sovrasta e di ciò che sottende. Umanità di fine o di inizio millennio i cui disagi dileguano attraverso simbolici fotogrammi televisivi. Seguono catartici pianti commossi sollecitati da antiche apocalittiche paure di catastrofi universali. Fragili "io", inconsci martoriati. Rimedi, filtri magici ed elisir cibernetici suscitano 'maraviglia'; frenetici e mediatici si riproducono gli idoli clonati del nuovo capitalismo informatico. Nuove divinità, nuova mitologia. La filosofia sembra risorgere dal letargo, ma poi continua intontita a pensarsi.


Il tema dell'infanzia, della spontaneità, dell'anarchia (Orwell); il sarcasmo sulla cultura normale, la cultura della pace. Sorvegliare e punire di Foucoult e Il prigioniero della seconda Aevenue di N. Simon. L'"uno" delle differenze, politeismo e monoteismo. Percorsi analogico-speculari al riparo di un'antropofaga globalizzazione.

Grande è il patrimonio culturale greco e romano. Usualmente è chiamato classico e costituisce il fondamento della cultura moderna europea. Gli uomini che contribuirono in modo significativo alla cultura classica, da Erodoto ad Alessandro, da Cesare a Tacito, intuirono quanto fosse fecondo dare la 'stura' a se stessi e scorgere affascinati i diversi valori culturali degli 'altri', egizi, babilonesi, persiani, galli, germani. Il mondo classico accanto alle 'altre' culture; l'antichità, l'oggi; le civiltà antiche dell'Oriente, il mondo arabo-islamico, l'India, la Cina, il Giappone. La fossilizzazione dell'esistente, dell'esistenza è nello sguardo unicamente rivolto al passato in orgogliosa esaltazione monoculturale. Esistenza mono, esistenza pluri. Autocompiacimento eurocentrico. 'Autismo'. Lévi-Strauss o il genio del buon selvaggio?

Razza pura, razza bastarda, immagini di un 'ascolto' differenziato che non si lasciano risucchiare dalla narcisistica e narcotica vita di una scena artistica i cui rapimenti mistici sono abitati dai fantasmi dei propri eroi.


Saffo. E' monotono qui, Britomarti. Il Mare è monotono. Tu che sei qui da tanto tempo, non t'annoi?

Britomarti. Preferivi quand'eri mortale, lo so. Diventare un po' d'onda che schiuma, non vi basta. Eppure cercate la morte, questa morte. Tu perché l'hai cercata?

Saffo. Non sapevo che fosse così. Credevo che tutto finisse con l'ultimo salto. Che il desiderio, che l'inquietudine, il tumulto sarebbero spenti. Il mare inghiotte, il mare annienta, mi dicevo.

Britomarti. Tutto muore nel mare, e rivive. Ora lo sai [...]”.

(Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò).


E' sera e ascolto la radio. Trasmettono un omaggio al bebop, con Bebop di Dizzy Gillespie… Tamburi sui quali le bacchette vibrano con una levità che 'spacca' il secondo. La parola tamburo mi rimanda all'immagine del 'tempo' descritta da Susanne K. Langer: “nella nostra musica il tamburo è un elemento sussidiario, ma ci sono testimonianze della musica africana in cui il suo potere costruttivo è predominante. La voce, in queste esecuzioni, serve sostanzialmente per contrapporsi al tono omogeneo del tamburo: per fare digressioni, levarsi e cadere, mentre l'elemento puramente ritmico continua immutabile come un fato. L'effetto non è né melodico né armonico, e tuttavia è musicale: ha un movimento ed una forma autonoma”.

Il musico ignaro e inesperto delle dispute filosofiche del metafisico raziocinante, più di quest'ultimo, tante volte ha espresso idee estetiche geniali. La storia le concretizza e le supera; la definizione di esse in quanto tali, un tempo è riconosciuta, un altro tempo è negata; in alcuni contesti sono arte, mentre in altri non lo sono, (le calligrafie arabe che riproducono passi dei poeti mistici medioevali, per esempio, trascendono la rappresentazione visiva del contenuto, in esse cessano di essere applicate le categorie abituali dell'estetica).

Una più imprevedibile e a volte aspra vita dei suoni è suggerita dal giustapporsi di elementi e logiche strumentali diverse; il reperto sonoro esistenziale fuori da una sublime concezione geometrica prestabilita.

Secondo la tradizione, la spada di un soldato romano avrebbe interrotto e concluso l'era, culminata in Archimede, di una geometria libera e creatrice, dando l'avvio all'imperialismo geometrico occidentale dello stato romano. E' noto “il ruolo dell'urina o degli escrementi nella delimitazione [del territorio]; [...] gli escrementi territoriali, come quelli del coniglio, hanno un odore particolare prodotto da ghiandole anali specializzate. Molte scimmie, quando sono di sentinella, espongono i loro organi sessuali dai colori vivaci: il pene diventa un porta-colori espressivo e ritmato che segna i limiti del territorio. Una componente d'ambiente diviene a un tempo qualità e proprietà, quale e proprium. [...] Il territorio non preesiste al segno qualitativo, è il segno che fa il territorio. [...] Il territorio sarebbe l'effetto dell'arte. L'artista, il primo uomo che fissa un confine o effettua una delimitazione... Ne deriva la proprietà, di gruppo o individuale, anche se destinata alla guerra e all'oppressione. La proprietà è anzitutto artistica, perché l'arte è anzitutto insegna, cartello” (G. Deleuze - F. Guattari).

Territori, territori musicali, campi musicali che si inaridiscono a causa di pensieri semplificatori espressi da schemi logorati e logoranti, drastiche riduzioni…, divisioni di territorio…, Schönberg e l'Espressionismo / Stravinskij e la 'restaurazione' neoclassica. Divisione “inagibile e malata di eurocentrismo pangermanico" (A. Gentilucci). "Il diavolo, il cui nome deriva appunto dal greco diabolé, «divisione» o «disunione» - scrive Odifreddi - è il responsabile istituzionale delle separazioni di ogni genere".

Le singolarità, le serie infinite tra una singolarità e l'altra, le convergenze e le divergenze grazie alle quali le serie possibili si organizzano in insiemi di vario tipo, costituiscono il movimento/statico del cosmo. Non interessa qui elaborare un discorso su una visione del mondo da 'lancio di dadi', sulla scorta nichilistica consegnataci da un Nietzsche o da un Mallarmé, o un discorso sul principio e sui principî, sulla scorta visionaria dell'esistenza di un dio il cui ordine protegge l'universo dal caos. Piuttosto, si tende concettualmente ad accogliere le ‘pieghe oscure’, di cui l’anima è piena, che hanno espunto il rifugio kantiano della ragione. Dirompente volontà di esistere ed esserci dentro e oltre le proprie ‘mura’. Con occhio strabico s’intrude il tentativo conciliatorio di ordinare la realtà e ridurre il caos in rituali ossessivi il cui egocentrismo, linguistico, artistico, scientifico, mira a mettere assieme una simbolizzazione del mondo fondata sulla certezza di una oggettività inamovibile.