Progetto Melissa. Topi vivono riciclando «tutto» per prepararci al viaggio su Marte

[09/06/2009] - il «progetto melissa» dell'ente spaziale europeo Topi vivono riciclando «tutto» per prepararci al viaggio su Marte

Inaugurato a Barcellona un laboratorio in cui gli animali possono vivere «a circuito chiuso»
 
MADRID – Oggi i topi. Domani gli astronauti. In un laboratorio della scuola di ingegneria dell’Università autonoma di Barcellona, si sperimenta «la vita a circuito chiuso» che dovrebbero sopportare i futuri navigatori dello spazio, inviati in missione su Marte. Nell’impossibilità di rifornirsi di cibo, acqua e ossigeno e di trasportarne scorte sufficienti per la durata della spedizione, almeno 36 mesi, i cosmonauti dovranno accontentarsi, come oggi 40 topolini catalani, di riciclare tutto, fino all’ultima particella di residui, inclusi quelli organici. Il progetto «Melissa» (Micro-Ecological Life Support System Alternative), dal nome più gradevole dei metodi di sussistenza che prefigura, si fonda su una varietà di colonie di batteri e di vegetali capaci di trasformare l’anidride carbonica e gli scarti in aria respirabile, acqua e cibo a ciclo continuo, praticamente senza perdite e senza sprechi.
 
L’orto degli astronauti ricorda, ingigantendolo, il meccanismo del bioglobo, quell’ecosistema autonomo imprigionato in una piccola palla di vetro sigillata dove sopravvivono microalghe, gamberetti e lumachine; ma gode della totale fiducia dell’Agenzia Europea dello Spazio, che l’ha promosso e lo sostiene dal 1995, anno in cui cominciò la costruzione dell’impianto.
 
COME FUNZIONA - Unico al mondo, il laboratorio inaugurato pochi giorni fa a Barcellona, alla presenza della ministra spagnola della Scienza e Innovazione, Cristina Garmendia, è formato da cinque compartimenti chiusi, che comunicheranno fra loro quando saranno a regime. Il primo è un reattore della capacità di cento litri in cui prospera una colonia di batteri anaerobici, che non hanno bisogno di ossigeno, ma che sono in grado di convertire gli escrementi in acidi grassi volatili, minerali e ammonio. Da qui, i composti passano alla seconda fase di lavorazione, a opera di altri batteri fotoeterotrofi e nitrificanti.
 
I nitrati finiscono in grossi tubi, popolati da cianobatteri, che ne ricavano ossigeno. L’ultimo compartimento è occupato da coltivazioni di lattuga che crescono in una soluzione salina, producono acqua e alimento. I topi che, tutti insieme, corrispondono al consumo di ossigeno di un uomo, contribuiscono all’ecosistema producendo anidride carbonica (utile alle alghe e alle piante) e orina (per i batteri nitrificanti): in un prossimo futuro si nutriranno anche delle foglie di lattuga, anziché dell’attuale mangime, generando preziosi escrementi. Più o meno i compiti che, su scala diversa, spetteranno un giorno, ancora abbastanza lontano, agli equipaggi spaziali.
 
L'OBIETTIVO - L’esperimento in laboratorio dovrà dimostrare l’autosufficienza del sistema, senza alcun tipo di rifornimento esterno, per due anni, ma il progetto Melissa (acronimo di Micro-Ecological Life Support System Alternative) già proporziona applicazioni rilevanti: in Europa, un milione e 800 mila metri cubi d’acqua sono trattati con tecnologie sviluppate nel corso della ricerca. In questa prima fase, però, Melissa servirà soltanto a valutare la possibilità di un equilibrio tra i consumo e il riciclaggio dell’ossigeno. Un problema ancora da affrontare, nell’orto da astronave, sarà l’assenza di forza di gravità.
Elisabetta Rosaspina.
 
Comments