LO SCRITTORE RAY BRADBURY, 'MARTE E' NEL NOSTRO DESTINO'

[03/12/2009] - Ray Bradbury: "Prima andiamo su Marte, poi troveremo l'immortalità"

di Luigi Mascheroni

L'uomo deve «colonizzare Marte», perché questo è il suo «destino» e colonizzando altri mondi potrà raggiungere «anche l'immortalità». Lo ha affermato lo scrittore statunitense Ray Bradbury, 89 anni, autore di classici della fantascienza come «Cronache marziane» e «Farenheit 451», intervenendo in videoconferenza dalla sua casa californiana di Los Angeles ad un dibattito della Fiera internazionale del Libro di Guadalajara, in Messico.
«Sono 40 anni che l'uomo ha messo piede sulla Luna e noi avremmo dovuto restarvi, per colonizzare da lì anche Marte. E questo perché Marte è il nostro destino. Noi siamo i marziani del futuro», ha dichiarato Bradbury, al quale la più grande manifestazione letteraria ed editoriale in lingua spagnola ha dedicato un omaggio speciale. In Italia, Mondadori ha pubblicato lo scorso anno «Troppo lontani dalle stelle. Saggi su passato, futuro e tutto ciò che sta nel mezzo», pagine in maggioranza inedite nel nostro paese in cui Bradbury dice la sua sulla narrativa, sul futuro, su celebri divi del cinema, e intanto rievoca ricordi, riflette, condivide opinioni, profezie e filosofie...
Ray Bradbury - figlio di un operaio elettrico e di una casalinga di origini svedesi, trasferitosi nel '43 dall'Illinois, dove era nato nel 1920, in California a causa della grande depressione durante la quale il padre rimase disoccupato - parlando a Guadalajara per oltre un'ora e mezzo davanti ad un pubblico di tremila persone, si è detto preoccupato perché l'uomo è andato sulla Luna, senza tuttavia colonizzarla.
«Noi dobbiamo tornare sulla Luna, creare una stazione spaziale permanente, da dove poi far partire ulteriori esplorazioni in direzione di Marte e quindi colonizzare anche quel pianeta. Una volta colonizzato Marte, potremo guardare al sistema stellare di Alfa Centauri», ha sostenuto il maestro della letteratura fantascientifica. Il tutto con l'obiettivo di «trovare l'immortalità del genere umano». «L'uomo del futuro sarà un viaggiatore dello spazio; vivremo eternamente solo quando noi viaggeremo nell'universo», ha concluso Bradbury.
Nel corso del lungo collegamento via satellite, Ray Bradbury ha risposto a numerose domande, formulate soprattutto dai giovani lettori. Ha ricordato i suoi inizi di scrittore, le sue difficoltà economiche, le sue passioni giovanili e le sue prime letture. Il romanziere ha poi fatto l'elogio delle biblioteche pubbliche, dove lui stesso in gioventù, senza soldi, trovava rifugio per leggere e scrivere.
«Le biblioteche sono essenziali per diventare grandi studiosi e scrittori; le biblioteche sono gratuite e per tutti, mentre le università sono costose», ha aggiunto Bradbury con una punta polemica. Poi lo scrittore ha parlato dell'importanza del cinema, che a suo parere aiuta «ad aprire la mente e la fantasia». Tra i 20 e i 30 anni ha raccontato di aver visto qualcosa come almeno 2mila film: «Talvolta ne vedevo anche 16 a settimana». Infine, Bradbury ha parlato dei suoi romanzi e di quello forse più famoso, «Farenheit 451», pubblicato nel 1953 e da cui il regista Francois Truffaut trasse l'omonimo celebre film. Un libro la cui prima versione fu scritta di getto in soli nove giorni dall'autore. Quel romanzo ispirato dalla decisione del regime nazista di bruciare i libri scritti dagli ebrei è stato scritto «per avvertire, per mettere in guardia, per proteggere la conoscenza, le biblioteche».


[03/12/2009]

SPAZIO: LO SCRITTORE RAY BRADBURY, 'MARTE E' NEL NOSTRO DESTINO'
 

(ASCA-AFP) - Guadalajara, 2 dic - La colonizzazione di Marte e' scritta nel destino dell'uomo. A crederci e' il celebre scrittore di fantascienza americano Ray Bradbury, secondo il quale gli umani non avrebbero mai dovuto abbandonare la Luna.

''Dobbiamo tornare li', costruirvi delle stazioni, partire per Marte per colonizzarla e diventare marziani'', ha detto l'89enne autore, intervenendo in collegamento video dalla sua casa di Los Angeles ad una fiera del libro che si sta svolgendo a Guadalajara, in Messico.

Lo scrittore, diventato celebre negli anni cinquanta per ''Cronache marziane'', ha invitato i giovani a non fidarsi troppo delle universita' e a passare piu' tempo in biblioteca, come faceva lui da bambino perche' il padre non poteva permettersi di pagargli gli studi. L'altro suo lavoro celebre, ''Fahrenheit 451'', fu realizzato con una macchina da scrivere che funzionava a gettoni presso l'Universita' della California. Bradbury spese un dollaro al giorno per nove giorni per completare la prima stesura. Il libro, portato poi sul grande schermo nel film omonimo diretto dal regista francese Francois Truffaut, racconta le repressioni di uno stato totalitario, dove i libri sono proibiti.

''Volevo scrivere qualcosa che mettesse in guardia la gente sull'importanza di proteggere la conoscenza, di proteggere i libri'', ha detto Bradbury, che interpellato su quel fosse il suo film preferito di tutti i tempi ha indicato ''Citizen Kane'' di Orson Welles.

red-uda/sam/bra


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