8. La testimonianza della nostra coscienza.

La testimonianza della nostra coscienza

La nostra coscienza, non del tutto sopprimibile, rende testimonianza del fatto che vi sono principi morali assoluti ai quali dobbiamo conformarci. Il senso del bene e del male è radicato in noi e, nonostante le nostre giustificazioni, “sappiamo” di essere trasgressori. L’universo di Dio è fondato su precise leggi che ne garantiscono il funzionamento. La creatura umana deve renderne conto e il giudizio di condanna da parte di Dio è giusto. Il testo di oggi parla del ruolo della nostra coscienza. Ascoltiamo che cosa dice.

“Infatti, tutti coloro che hanno peccato senza legge periranno pure senza legge; e tutti coloro che hanno peccato avendo la legge saranno giudicati in base a quella legge; perché non quelli che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che l'osservano saranno giustificati. Infatti quando degli stranieri, che non hanno legge, adempiono per natura le cose richieste dalla legge, essi, che non hanno legge, sono legge a sé stessi; essi dimostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori, perché la loro coscienza ne rende testimonianza e i loro pensieri si accusano o anche si scusano a vicenda. Tutto ciò si vedrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, secondo il mio vangelo” (Romani 2:12-16).

Nella nostra conversazione precedente osservavamo: “Un giorno dovremo rendere conto a Lui della nostra vita e verremo giudicati sulla base della legge che sovranamente Egli ha stabilito come regola di condotta per le creature umane”. Qualcuno potrebbe, però, giustamente chiedersi: “Come può Dio chiamare le genti di tutto il mondo a rendere conto della loro vita rispetto ai criteri di comportamento che Egli ha stabilito in una Legge data attraverso Mosè al popolo ebraico? La maggior parte dell'umanità non conosce quella legge!”. La risposta è che Dio può farlo perché quella legge è impressa nella natura stessa di ogni creatura umana: essa è stata “scritta nei loro cuori”. A questo rende testimonianza la loro stessa coscienza, il loro stesso “senso morale”, fondamentalmente uguale per ogni uomo o donna di ogni tempo e paese.

La Legge di Dio, data attraverso Mosè, proclama ed esplicita, precisandolo, quel che Dio ha impresso in ogni essere umano. Questo comune senso morale può essere più o meno chiaro ed è sicuramente spesso corrotto. Esso, però, è sufficiente a rendere ogni creatura umana inescusabile. Le infrazioni alla legge di Dio scritta nei loro cuori sono tali da rendere ognuno sicuramente peccatore e giustamente condannabile da Dio alle sanzioni previste per chiunque le trasgredisca: cioè la perdizione. Ecco così come tutti coloro che peccano senza conoscere la legge di Mosè, ma ben conoscendo quanto è scritto nel loro cuore, periranno; così come periranno tutti coloro che, pur conoscendo quanto Dio ha stabilito nella legge data a Mosè, la trasgrediscono. Ognuno sarà giudicato da Dio sulla base della legge conosciuta e non debitamente applicata.

Tutti i popoli hanno consapevolezza morale e riti religiosi per purificarsi dalle proprie trasgressioni ed invocare il favore delle loro divinità. Tutti i popoli hanno le loro leggi per punire l'adulterio, il furto e l'omicidio. Sanno che tutto questo è male e che l'onestà è un valore imprescindibile. Qui non importa tanto sapere in che modo immaginano la divinità o quali eccezioni prevedano per le loro regole. Il fatto è che prevedono regole di comportamento a cui devono attenersi: è questo che testimonia della loro coscienza morale. Lo stesso vale per il naturale senso che c'è nell'essere umano di accusare e di giustificarsi.

La responsabilità del popolo di Dio è persino maggiore di quella delle altre genti, perché la sovrana volontà di Dio è stata proclamata fra di loro al di là di ogni possibile equivoco. La norma è la pena per chi la trasgredisce è là, “nero su bianco”: “'Maledetto chi non si attiene alle parole di questa legge, per metterle in pratica!' - E tutto il popolo dirà: 'Amen'” (Deuteronomio 27:26). Essi odono questa legge in ogni riunione di culto. Possederla ed ascoltarla, però, non basta, non basta vantarsi di averla. Bisogna che la mettano in pratica: “Ora, dunque, Israele, da' ascolto alle leggi e alle prescrizioni che io v'insegno perché le mettiate in pratica, affinché viviate ed entriate in possesso del paese che il SIGNORE, il Dio dei vostri padri, vi dà” (Deuteronomio 4:1).

Se essi vogliono essere giusti davanti a Dio, devono seguirla fino in fondo. Saranno giustificati quelli che l'osservano, coloro le ubbidiscono in tutto e per tutto. Il fatto è, però, che non lo fanno: tanta, infatti, è la corruzione che il peccato ha prodotto in loro, che nonostante le loro migliori intenzioni, non sono giusti e non lo saranno mai. Nessuno inganni sé stesso magari solo aderendo diligentemente alle formalità esteriori della legge o semplicemente sedendo là dove la legge è proclamata. Il loro cuore non retto è tale da vanificare ogni loro pretesa. Essi sono chiamati a riconoscersi i peccatori che sono, rinunciando ad ogni apparenza di giustizia ed invocando la misericordia di Dio. È indubbiamente umiliante, ma solo quando la realtà della corruzione del cuore umano è onestamente riconosciuta; solo quando un uomo o una donna riconosce di essere, a causa dei suoi peccati, destinato giustamente alla perdizione e invoca la misericordia di Dio, Egli potrà apprezzare ed accogliere con riconoscenza la grazia che Dio gli provvede nel Salvatore che Egli ha designato.

PREGHIERA

Signore, Tu mi hai parlato in tanti modi: quanti sotterfugi e scusanti per negare e disattendere la Tua sovrana volontà io ho trovato! È sorprendente quanta “fantasia” io abbia per giustificarmi di fronte a Te. Rinuncio però ad ogni scusa, riconosco umilmente la corruzione del mio cuore e la giusta condanna che io merito per i miei peccati. È per questo, o Signore, che io ho invocato ed invoco la Tua misericordia, affidandomi completamente all'opera compassionevole del Salvatore che Tu mi hai provveduto: il Tuo Figlio e nostro Signore, Gesù Cristo. Egli solo è e sarà l'unica base della mia salvezza. Amen.


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