2. Le aspirazioni dell'apostolo Paolo sono pure le nostre

Le aspirazioni dell'Apostolo sono pure le nostre?

 

"8 Prima di tutto rendo grazie al mio Dio per mezzo di Gesù Cristo riguardo a tutti voi, perché la vostra fede è divulgata in tutto il mondo. 9 Dio, che servo nel mio spirito annunziando il vangelo del Figlio suo, mi è testimone che faccio continuamente menzione di voi 10 chiedendo sempre nelle mie preghiere che in qualche modo finalmente, per volontà di Dio, io riesca a venire da voi. 11 Infatti desidero vivamente vedervi per comunicarvi qualche carisma affinché siate fortificati; 12 o meglio, perché quando sarò tra di voi ci confortiamo a vicenda mediante la fede che abbiamo in comune, voi e io. 13 Non voglio che ignoriate, fratelli, che molte volte mi sono proposto di recarmi da voi (ma finora ne sono stato impedito) per avere qualche frutto anche tra di voi, come fra le altre nazioni. 14 Io sono debitore verso i Greci come verso i barbari, verso i sapienti come verso gli ignoranti; 15 così, per quanto dipende da me, sono pronto ad annunziare il vangelo anche a voi che siete a Roma" (Romani 1:8-15).
 

L'apostolo Paolo, benché non fosse mai stato a Roma, loda e ringrazia Dio di tutto cuore per i cristiani di quella città avendone sentito parlare molto bene. La capitale dell'impero non era certo un luogo facile in cui vivere come cristiani. "Seguire Cristo" significava essere anticonformisti, significativamente diversi nelle proprie persuasioni e stile di vita in un contesto dove il potere politico e religioso (pagano) imponeva alla popolazione (manipolata) stretta conformità ai "valori nazionali". La corruzione morale prevalente, inoltre, esercitava forti pressioni su chi, evidentemente, perseguendo la santità di Cristo, a questa corruzione non intendeva adattarsi. Quella dei cristiani di Roma era una fede "eroica" che molti additavano come modello. La fede, però, deve sempre essere, in qualche modo, "eroica", nel senso che deve essere coerente. Se non è, infatti, coerente, che fede è? Se non incide significativamente e soprattutto "visibilmente" sulla realtà personale, che fede è? Se non è una fede "che costa" che fede è? Come ci guardano, come "ci conoscono" gli altri cristiani? Tanto da additarci come esempio da seguire? Tanto da essere un esempio da imitare?

 

Carisma per fortificarsi e conforto. Per poter resistere in una realtà avversa, però, i cristiani devono avere risorse spirituali adatte e sufficienti, carismi, i doni che per questo Dio mette a disposizione del Suo popolo. Conoscendo la situazione impegnativa dei cristiani di Roma, Paolo non cessa di pregare per loro chiedendo, inoltre, al Signore, di avere l'opportunità di fare loro visita per condividere con loro la sapienza apostolica che gli era stata data. Paolo desidera ardentemente visitare Roma non per ammirare i suoi monumenti e templi, vedere la ricchezza della sua corte e la potenza del suo esercito, ma fornire, attraverso l'insegnamento, i cristiani di Roma delle risorse spirituali che li avrebbero fatti ulteriormente maturare nella fede. Paolo qui non è "presuntuoso", perché indubbiamente aveva ricevuto dal Signore quello speciale carisma del quale ancora oggi noi ci avvaliamo. Gran parte delle lettere del Nuovo Testamento, infatti, sono sue, e Dio si è compiaciuto di parlarci attraverso di esse. Che meraviglioso arricchimento doveva essere stare personalmente ad ascoltarlo mentre insegnava! Certo, non come stare ad ascoltare Cristo stesso, ma la gente poteva stare ad ascoltarlo per ore. Paolo stesso sarebbe stato confortato dal vedere questi cristiani crescere nella fede e saperla comunicare con grande competenza.

 

Paolo è consapevole che trasmettere l'Evangelo sia un privilegio ed un dovere di ogni cristiano, anzi, un debito sia verso i greci (raffinati ed intellettuali) che verso i barbari (rozzi ed incivili); sia verso coloro che cercano verità e si adoperano per vivere moralmente, che verso persone ignoranti ed irresponsabili. Conoscere l'Evangelo di cristo non è una curiosità intellettuale "per chi ama queste cose", ma "una questione di vita e di morte" per ogni uomo e donna. accogliendo, infatti, il messaggio dell'Evangelo Dio opera per liberare e salvare la creatura umana dalle conseguenze temporali ed eterne del peccato. Trasmettere l'Evangelo è un dovere che abbiamo verso gli altri, chiunque essi siano. Trasmettere l'Evangelo è espressione di autentico amore.

 

PREGHIERA

 

Signore Iddio, aspiro a rendere la mia fede in Cristo veramente rilevante nella mia vita, affinché non solo io ne tragga vantaggio personale, ma perché anche gli altri, attraverso il mio comportamento ed esempio, ne abbiano beneficio. Che io sia diligente nell'impegno ad assorbire diligentemente le risorse spirituali che tu metti a disposizione nella Tua chiesa per la nostra maturazione umana e spirituale. Amen.

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