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Processo Conconi - Richiesta di Archiviazione Parziale per prescrizione dei termini (2000)

PROCURA DELLA REPUBBLICA
presso il Tribunale di FERRARA

N.893/99/21 R.G. notizie di reato/Mod. 21
(vi è riunito il N. 5010/981S R.G. notizie di reato/Mod. 22)

RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE PARZIALE

(art. 408 e ss. CPP)

AJGIP-SEDE

PROCEDIMENTO PENALE CONTRO

INDAGATO REATI
1.PESCANTE Mario 416 CP 110 CP e1 L.401/89 110, 445 CP        
2.CARRARO Franco 416 CP 110 CP e1 L.401/89 110, 445 CP        
3.GATTAI Arrigo 416 CP 110 CP e1 L.401/89 110, 445 CP        
4.CARABELLI Gianfranco 416 CP 110 CP e1 L.401/89 110, 445 CP        
5.CONCONI Francesco 416 CP 110 CP e1 L.401/89 110, 445 CP 110, 348 CP 110,323 CP 110, 314 c.1 CP 110, 640 cpv. CP
6.FERRARI Michele 416 CP 110 CP e1 L.401/89 110, 445 CP 348 CP      
7.CASONI Ilario 416 CP 110 CP e1 L.401/89 110, 445 CP 110, 348 CP 110,323 CP 110, 314 c.1 CP 110, 640 cpv. CP
8.GRAZZI Giovanni 416 CP 110 CP e1 L.401/89 110, 445 CP 110, 348 CP 110,323 CP 110, 314 c.1 CP 476, c.1/2 e 479 CP
9.MAZZONI Gianni 416 CP 110 CP e1 L.401/89 110, 445 CP 110, 348 CP 110,323 CP 110, 314 c.1 CP 110, 443 CP
10.BUZZONI Daniele 416 CP 110 CP e1 L.401/89 110, 445 CP 110, 348 CP 110,323 CP 110, 314 c.1 CP 110, 640 cpv. CP
11.MANFREDINI Fabio 416 CP 110 CP e1 L.401/89 110, 445 CP 110, 348 CP 110,323 CP 110, 314 c.1 CP  
12.FRANZE' Domenicantonio       110, 351 CP 110,323 CP 110, 314 c.1 CP 110, 640 cpv. CP
13.VANMOL Ivan   1 L.401/89 445 CP        
14.LECHTALER Jakob Ignaz             110,443 CP

Formulo alla S.v. richiesta di archiviazione parziale, nei termini di seguito indicati.

Premessa

L’origine del presente procedimento; le sequenze investigative che (anche a seguito di richieste di rogatorie internazionali) lo hanno caratterizzato; le molteplici acquisizioni documentali, sia nei confronti di soggetti, Enti, istituzioni pubbliche, che di soggetti e di organismi privati; il grande numero delle persone e degli atleti sentiti a sommarie informazioni sia da parte di questo Ufficio che dell’A.G. titolare in origine dell.’ incarto procedimentale; le conclusioni delle consulenze chimico-farmacologiche, cui i prodotti e le sostanze medicinali sequestrate nel corso delle indagini sono stati sottoposti; il vaglio critico dei dati -sequestrati al Centro dell’Università di Ferrara-relativi alle analisi ematochimiche eseguite sugli atleti, nonché di quelli contenuti nelle cartelle acquisite presso l’Istituto di Scienze dello Sport del CONI, e le risposte che i C.T. nominati da questo Ufficio hanno conclusivamente reso sui quesiti formulati, oggetto degli incarichi; sono, tutti questi, elementi che la consultazione degli atti di indagine1 pone l’operatore in grado di conoscere nella loro realtà oggettiva.

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1 Una delle due Note conclusive delle indagini (la Nr. 6584/35-1 di prot. "P" del 19/6/2000, redatta dal COMANDO CC. N.A.S. FI/BO dislocato presso questo Ufficio) ~ consuitabile anche informaticamente, mediante CD-ROM.
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Altra cosa è la valutazione giuridica delle condotte che emergono dagli atti del procedimento, la loro riconducibilità alle fattispecie incriminatrici in contestazione, e il giudizio in ordine alla sussistenza di tutti gli elementi per la loro procedibilità.

Il presente procedimento (dopo che altre diverse -a volte collegate-indagini giudiziarie, a metà circa del 1998, avevano preso corpo a seguito delle iniziali dichiarazioni rese dall’allenatore di calcio Zdenek ZEMAN) è stato sinteticamente definito dalla stampa sportiva come "processo doping": ciò in ragione del fatto che in questa indagine uno dei filoni investigativi -cronachisticamente potremmo dire il principale- concerne l’analisi dei rapporti intercorsi tra l’Istituto di Biochimica dell’Università di Ferrara, diretto dal Prof. Francesco CONCONI (attualmente Rettore del locale Ateneo) e il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (C.O .N. I.), nonché diverse Federazioni Sportive Nazionali (FSN).

Non è questa la sede per ripercorrere analiticamente le indagini nella loro storicità, in chiave ,meramente riproduttiva delle informative di Polizia Giudiziaria depositate agli atti del procedimento, le quali già espongono nel dettaglio ogni passaggio del percorso investigativo che, sin qui, è stato compiuto. Occorre invece esporre criticamente le ragioni per le quali questo Ufficio accede alle richieste finali.

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I rapporti tra CONCONI Francesco e il CONI

Come si ricava dagli atti di indagine, il rapporto formale instaurato tra il CONI e l’Università di Ferrara data all’anno 1981, e si protrarrà ininterrottamente fino alla scadenza dell’ultima Convenzione, nel 1996. Ma è fin dal 1979 che furono create le premesse della successiva collaborazione tra i due Enti. Il tono amichevole che si ricava dai documenti acquisiti,2 oltre a precisi riferimenti ai Direttori Tecnici delle Squadre Nazionali, dimostrano che il CONCONI era già ben introdotto nella FIDAL. Del resto a quell’epoca egli aveva già verosimilmente messo in atto, sia pure in fase iniziale, la pratica dell’emotrasfusione; pratica che sia lui che i vertici del CONI e delle FSN erano interessati a consolidare, nei limiti in cui fosse idonea ad incrementare le prestazioni agonistiche, proponendola e sperimentandola su atleti di vertice, deputati alla partecipazione alle gare Olimpiche. Il riferimento alle Olimpiadi di MOSCA 1980 che si legge nei carteggi iniziali è, sotto questo aspetto, molto significativo.

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2 Si veda la documentazione (35 fogli) acquisita d’iniziativa dalla P.G., all’esito dell’audizione di DONATI Alessandro quale persona informata sui fatti presso questo Ufficio in data 17.03.2000. Si tratta di documenti rinvenuti dal DONATI negli archivi presso la Scuola dello Sport del CONI. (Allegato delibere nr. 1, 2, 3, 4, 5 alla Nota Nr. 6584/35-1 di prot. "P" del 19/6/2000, redatta dal COMANDO CC. N.A.S. FI/BO). Tutto prende origine dal tramite offerto al CONI dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL), che aveva già sviluppato intensi rapporti di collaborazione con il Centro del CONCONI. Dalla documentazione in possesso della Scuola dello Sport, il primo atto ufficiale risulta essere quello del 10 gennaio 1979, data nella quale il CONCONI ha scritto una lettera all’allora Segretario Generale della FIDAL Luciano BARRA, per prospettargli il progetto relativo alla trasferta in Messico per studiare l’effetto dell’altura sui corridori di resistenza e sui marciatori.
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Oltre all’interessamento dell’allora Segretario Generale della FIDAL Luciano BARRA, dalla documentazione acquisita emerge un ruolo non marginale di Gianfranco CARABELLI (Maestro dello Sport e Responsabile del Centro Studi della FIDAL) e di Gianfranco CAMELI (Responsabile dell ‘Ufficio Preparazione Olimpica del CONI), nell’avviamento della collaborazione tra il CONI stesso ed il CONCONI. Entrambi infatti hanno prospettato e caldeggiato la collaborazione tra l’Università di Ferrara e la Scuola dello Sport del CONI, con lettere e contatti, anche con Mario PESCANTE, all’epoca Segretario Generale del CONI.

La lettura delle corrispondenze epistolari di quel periodo tra il CONCONI e i funzionari del CONI fa emergere come, al di fuori del tenore formale delle missive, si fosse già creato un collegamento personale tra loro, funzionale e decisivo per favorire il gradimento istituzionale del primo ai vertici dell’Ente pubblico.

E’ nel 1980 che acquistano corpo e fattura gli elementi che costituiranno poi, negli anni successivi, il fondamento del rapporto di collaborazione tra l’Università di Ferrara e il CONI.

In questo ambito, il primo contatto formale risulta cartolarmente agli atti dalla lettera, datata 14 agosto 1980, spedita dal CONCONI, con carta intestata dell’Università degli Studi di Ferrara, al PESCANTE. In detta epistola il CONCONI, all’esito delle Olimpiadi di MOSCA, avanzava una serie di proposte, tra le quali quella relativa alla costituzione di una struttura CONI per coordinare la ricerca applicata allo sport, e di una Convenzione tra il CONI e l’Università di Ferrara, che prevedesse anche la ristrutturazione dei locali, con la creazione quindi di un centro operativo permanente. Il riferimento, nella lettera, a una collaborazione medica del Centro trasfusionale (verosimilmente quello dell’Arcispedale S. Anna di Ferrara) è indicativo, sul piano probatorio, dell’intenzione di avviare "ufficialmente" la pratica dell ‘emotrasfusione.

Alla lettera 14/8/80 seguì poi la bozza di convenzione spedita con missiva 9/10/80 al CARABELLI in qualità di Dirigente della Divisione ricerca e documentazione della Scuola dello Sport del CONI, e al CAMELI (Responsabile dell’Ufficio Preparazione Olimpica del CONI). Nel giro di pochi mesi prende consistenza un progetto che -visti i tempi- non poteva non avere radici più lontane nell’esperienza di chi lo proponeva.

Con delibera Nr. 428/6329 del 07.07.1981,4 la Giunta Esecutiva del CONI diede di fatto l’inizio ufficiale alla convenzione CONI -Università degli Studi di Ferrara, avente ad oggetto "accordo di collaborazione CONI/UNIVERSITA’ DI FERRARA per approfondimento ricerche di biochimica e Fisiologica applicate a diverse discipline sportive". La Convenzione fu poi materialmente stipulata solo in data 17.12.1981, e tale irregolarità (delibera precedente alla Convenzione) è indice della fretta di mettere in moto il meccanismo, il che del resto si evince anche nella lettera che il CONCONI inviò a Mario PESCANTE, dove al punto uno della stessa raccomandava la rapidità e non meno la necessità di poter operare (Allegato delibere nr. 19).

Di lì a poco la Giunta Esecutiva del CONI avrebbe nominato il CONCONI Presidente del CONI Provinciale di Ferrara.5

Nel 1982 l’accordo di collaborazione con l’Università di Ferrara fu rinnovato con delibera Nr. 464/8227 del 15.12.1982, firmata dal Presidente del CONI CARRARO Franco e dal Segretario Nazionale PESCANTE Mario, e il rapporto fu reso più organico mediante l’inserimento in delibera anche delle borse di studio da erogare ai collaboratori del CONCONI.

Negli anni successivi la giunta Esecutiva del CONI rinnovò, con prassi ormai consolidata, l’accordo di collaborazione CONI -Università degli Studi di Ferrara (più precisamente con l’Istituto di Chimica Biologica - Cattedra di Bio-chimica applicata). Le delibere erano all’epoca a firma del CARRARO (Presidente del CONI) e del PESCANTE (Segretario Generale).
Alcune altre di queste delibere riguardavano poi aspetti che erano secondari ma collegati all’accordo di collaborazione (ad es. l’attività svolta dai collaboratori del CONCONI), così come interventi di finanziamento autonomo (ad es. la delibera Nr. 897 del 29.10.1986, per il pagamento del rinnovo della locazione dell’immobile inerente all’ufficio del Comitato Provinciale del CONI di Ferrara, per l’anno 1986: Lire - 12.000.000).

In linea di massima, i punti del protocollo di collaborazione tra i due così come gli argomenti delle relazioni per gli anni successivi.6

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3 Allegato delibere nr. 4 e 6-18 della Nota Nr. 6584/35-i di prot. "P" del 19/6/2000, redatta dal COMANDO CC. N.A.S. FI/BO.
4 Allegato delibere nr. 20 della Nota Nr. 6584/35-1 di prot. "P" deI 19/6/2000, redatta dal COMANDO CC. N.A.S. FI/BO.
5 Delibera Nr. 434/6741 dcl 26.10.1981. (Allegato delibere nr. 21).
6 Le delibere fino al 1986 sono tre: la Nr. 338 del 11.04.1984, la Nr. 878 del 01.10.1985 e la Nr. 1098 del 17.12.1986.
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Nel 1987, la Convenzione tra il CONI e l’Università degli studi di Ferrara per attività di ricerca applicata allo sport, contrariamente alle precedenti che venivano rinnovate di anno in anno, assume una durata quadriennale (delibera Giunta esecutiva Nr. 651 del 03.07.1987). Tale circostanza conferma il consolidamento del rapporto, ulteriormente rafforzato anche dall’aumento notevole dei finanziamenti (Lire - 410.000.000 annui relativa agli esercizi 1987, 1988 e di Lire - 60.000.000 per gli esercizi 1989 e 1990).

L’ulteriore previsione (punto C dell’art. 4 della Convenzione) di un notevolissimo impegno di spesa a lungo termine, avente ad oggetto "un contributo di Lire 700.000.000 ripartito in due esercizi, 1987-1988, che sarà utilizzato principalmente per la ristrutturazione degli immobili messi a disposizione dell’ Università", e la decisione (paragrafo 4 della citata delibera Nr. 651/1987) di rinnovare gli accordi con l’Università di Ferrara per almeno 20 anni, poi attuata con l’atto sottoscritto per il CONI dal subentrato Presidente GATTAI Arrigo, e per l'Università di Ferrara dal Rettore della stessa Prof. Antonio ROSSI,7 denotano la volontà delle parti di dare al rapporto solidità e continuità, portandoIo per così dire a "regime definito".

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7 Allegato delibere nr. 40
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Anche la delibera Nr. 651/1987 è a firma del PRESIDENTE del CONI CARRARO e del Segretario Generale PESCANTE; per altro verso il polo di riferimento ferrarese era costituito non certo dal ROSSI (il quale -nella sua qualità di Rettore- aveva solo la rappresentanza legale del locale Ateneo, e dunque la conseguenziale legittimazione alla firma degli atti), bensì dal CONCONI, iniziale artefice e unico incontrastato gestore, nel tempo, del rapporto con il CONI, non solo sotto il profilo sostanziale e dell’effettività delle relazioni, ma anche del contenuto delle stesse, che traspare come amichevole e confidenziale con i vertici dell’Ente sportivo (ad es. con il PESCANTE) e anche con importanti funzionari della struttura romana (il BARRA, il CARABELLI e il CAMELI).

Negli anni successivi (1988, 1989, 1990) iL CONCONI ebbe a chiedere al CONI, a più riprese, stanziamenti integrativi rispetto a quelli già deliberati dal CONI, per cifre largamente superiori ai 100 milioni annui (si veda ad es. per l’anno 1988 l’Allegato delibere n. 48). I motivi di tali richieste erano sia l’acquisto di nuove dotazioni strumentali, sia la necessità di procedere al rinnovo di quelle obsolete, sia la copertura delle spese correnti e di remunerazione del personale. Le delibere di accettazione delle singole richieste, adottate dalla Giunta esecutiva del CONI, portano la firma dell’allora Presidente GATTAI e del Segretario Generale PESCANTE, mantenuto a tale carica di vertice. Vi erano poi casi in cui la competenza a concedere il finanziamento al CONCONI transitava per funzionari dell’Ente sportivo (ad es. CONTENTO Roberto: Allegato delibere n. 51 e n. 60 alla Nota Nr. 6584/35-1 di prot. "P" del 19/6/2000, redatta dal COMANDO CC. N.A.S. FI/BO). Il CONTENTO svolgerà anche un’azione esecutiva di supporto ai vertici del CONI per il rinnovo delle Convenzioni quadriennali (v. Allegato delibere n. 58 alla Nota Nr. 6584/35-1 di prot. "P" del 19/6/2000, redatta dal COMANDO CC. N.A.S. FI/BO), confermando la sostanziale monoliticità dell’Ente nell’assumere le proprie determinazioni in merito.

Le missive scambiate a titolo personale tra il CONCONI, il PESCANTE, il GATTAI dimostrano la familiarità dei rapporti intercorrenti tra loro, e confermano al tempo stesso l’esistenza di una condivisione di fondo, senza riserve, dei contenuti della collaborazione tra il CONI e il Centro Universitario di Ferrara.

La Giunta esecutiva del CONI approverà anche i programmi aggiuntivi di ricerca per gli anni 1989 e 1990, e, nel corso degli anni, provvederà ad erogare al Centro diretto dal CONCONI, a titolo di rimborso per spese di viaggio e/o di soggiorno, ulteriori somme per lire 120.000.000 ‘circa nel periodo 1985-1994. La circostanza singolare non è tanto il fatto che il rimborso ditali spese rappresenta un’ulteriore modalità di finanziamento delle attività del Centro del CONCONI, al di fuori degli accordi finanziari contenuti nelle varie Convenzioni stipulate in quel periodo di tempo; bensì che i rimborsi spese considerati, riguardano attività molto diverse, molte delle quali sono state attribuite al rapporto di Convenzione, sebbene non rientranti negli ambiti istituzionali del CONI.8 Fatto è che, dal 1995, a seguito del cambio di vertice alla Scuola dello Sport del CONI, tali rimborsi sono improvvisamente e definitivamente cessati, come a dire che ci si è resi conto delle numerose irregolarità di gestione, in sintesi della "mano larga" (in un certo senso della compiacenza) nel concederli.

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8 Si possono citare, a mo’ di esempio, viaggi per corsi di aggiornamento di collaboratori; viaggi per esperimenti presso altre strutture, diverse dal CONI e dalle FSN (per es. l’Università Cattolica di Roma); viaggi per attività con singole squadre di Rugby e di Pallavolo (rapporto intercorso non con la Federazione, ma con il singolo sodalizio sportivo); viaggi per corsi di informatica; numerosi viaggi per filmati da realizzare per conto del CIO (e dal CIO finanziati); viaggi per un video da realizzare con la Regione Piemonte; viaggi per riunioni di Società Scientifiche (per es. la Società Italiana di Biochimica); viaggi per incontri con Ditte, come la GAZZONI di Bologna; viaggi per ricevere premi; numerosi viaggi per ricerche su cardiopatici. Dall’esame degli atti risulta anche che, nell’ambito di attività previste nella Convenzione esistente tra il CONI e l’Università di Ferrara, al CONI sono state attribuite molte spese per viaggi che erano invece svolti per conto di Federazioni Sportive Nazionali.
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Con la delibera Nr. 398 del 2 maggio 1991 la Giunta Esecutiva del CONI ebbe a stanziare la somma di Lire - 150.000.000 annui per gli esercizi finanziari 1991-1992-1993 e 1994. Tale stanziamento, sempre riferito alla convenzione tra il CONI e Università di Ferrara per attività di ricerca applicata allo sport, dà l’avvio al secondo piano di collaborazione quadriennale 1991/1994. La delibera è firmata dal Presidente del CONI GATTAI, e dal Segretario Generale PESCANTE. Allegata alla delibera vi è la relazione per la Giunta Esecutiva, a firma del PESCANTE, che spiega che la precedente convenzione quadriennale ha confermato l’utilità della ricerca, influenzando anche le prestazioni degli atleti stessi.9

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9 Risulta che tale relazione è stata redatta dal PESCANTE in base ad una memoria per lui redatta dal Capo Servizio Scuola dello Sport Roberto CONTENTO, in data 18.12.1990.
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Dall’indice dei contenuti del programma, per il quadriennio 1991-1994, delle attività scientifiche, didattiche e editoriali della nuova convenzione, allegato alla missiva 9.10.1990 del CONCONI, indirizzata al GATTAI e al Rettore dell’Università di Ferrara Antonio ROSSI, si evince al punto 7 il seguente: "Identificabilità dell’uso dell’eritropoietina umana ricombinante nello sport".

Si può dire che prende avvio a questo tempo e con queste modalità una seconda fase di asserita ricerca scientifica, totalmente svincolata dalla prima quanto ai contenuti dei programmi di ricerca, che porterà il CONCONI e i suoi collaboratori, negli anni a venire, a quel fenomeno di massiccia somministrazione di enitropoietina (EPO) ad atleti professionisti di diverse specialità sportive (ciclismo, sci di fondo, canoa) i cui dati sintetici sono espressi in alcuni files rinvenuti nel server (A 15), sequestrato a seguito dei decreti di perquisizione nella giornata del 29.10.1998 in Ferrara, presso il Centro Studi Biomedici Applicati allo Sport dell’Università (dblab.wdb, epo1.xls, epo2.wks, epo.wdb, epo.wr1, epox.wr1, erp.wdb, ch1.wdb, ch2.wdb, serp.wdb, rerp.wdb, bonerp.wdb, Iaborat.wdb, es-ch1 .wdb).10

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10 Ciò senza considerare quegli atleti che hanno dichiarato di essere venuti in contatto con il Centro del CONCONI, e che fu loro proposto il trattamento con EPO, tuttavia da essi rifiutato (ad es. COBALCHINI Carlo, s.i. del 16/4/97 - Procura della Repubblica di AREZZO).
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Si legge ancora in una missiva datata 1 marzo 1994 che il CONCONI trasmette al Dr. BELLOTTI Pasquale presso la Scuola dello Sport di Roma del CONI, che tra i progetti di ricerca da sviluppare nell’anno 1994 vi è (punto 3) la "Separazione elettroforetica dell’eritropoietina ricombinante umana dalla eritropoietina naturale".

Con la delibera Nr. 614 del 31 MAGGIO 1995 la Giunta Esecutiva del CONI ebbe a stanziare la somma di Lire - 140.000.000 annui per gli esercizi finanziari 1995-1996.
La delibera è firmata dal Segretario Generale PAGNOZZI Raffaele e dal PESCANTE, nel frattempo eletto alla carica di Presidente del CONI.

Si può notare che i programmi di ricerca elaborati dal CONCONI mutano significativamente rispetto a quelli del quadriennio precedente, ma tale circostanza è ragionevolmente dettata da esigenze legate al rinnovo della Convenzione. L’esame dei suddetti programmi di ricerca, e il contenuto della missiva 13/3/96, trasmessa dal CONCONI al PESCANTE quale Presidente del CONI, al Prof. Pietro DALPIAZ quale Rettore Università, e per conoscenza al Segretario Nazionale del CONI PAGNOZZI, evidenziano come il Centro Universitario di Ferrara abbia svolto, nel quadriennio 1995-1998, assistenza ad atleti del Club Olimpico e ad atleti di interesse nazionale, e altresì un’attività tecnico-scientifica a favore di numerose Federazioni Sportive Nazionali (Federazione Italiana Canoa, Federazione Sport Invernali (Fondo Maschile e Femminile, Biathlon Maschile e Femminile, Sci Alpino Maschile e Femminile), Federazione Ciclistica Italiana, Federazione Italiana Tennis, Federazione Atletica Leggera, Federazione Italiana Triathlon).11

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11 La circostanza che le Federazioni Sportive Nazionali abbiano usufruito dellaccordo quadro CONI/Università di Ferrara e a loro volta abbiano stretto con il Centro del CONCONI accordi specifici, sostenuti da deliberazioni dei rispettivi consigli Federali, trova conferma negli atti delle numerose e corpose acquisizioni documentali effettuate, nel corso delle indagini, presso le sedi di alcune FSN. Del resto è innegabile che la Convenzione generale sottoscritta dal CONI e gli accordi particolari stipulati dal CONCONI con le FSN, perseguivano obiettivi sostanzialmente omogenei e sovrapponibili, medesimi essendo gli atleti da allenare e da preparare per gli appuntamenti Olimpici. Le varie delibere, emesse dalle varie Federazioni Sportive Nazionali, sono elencate e catalogate agli atti del procedimento.
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Le valutazioni

L’esame degli atti di indagine evidenzia in maniera netta che l’origine del rapporto tra il CONI e il CONCONI nacque e fu voluta per dare l’avvio, in ambito istituzionale, a pratiche di doping sportivo.

A tutt’oggi, peraltro, non esiste, nella legislazione penale, una definizione di doping sportivo normativamente codificata.

Sebbene l’interprete, in siffatto quadro normativo, sia libero di ricavare deduttivamente questa nozione dall’esame delle condotte penalmente rilevanti descritte nelle singole fattispecie incriminatrici (ad es. dalla locuzione "altri fatti fraudolenti" contenuta nell’art. 1 della L. n. 401/89), per valutare la condotta del CONCONI e quella dei soggetti posti ai vertici del CONI, è sufficiente far riferimento a una definizione elementare, quale quella contenuta all’art. 2, comma 1, lett. a) della Legge 29 novembre 1995, n. 522, recante "Ratifica ed esecuzione della convenzione contro il doping, con appendice, fatta a Strasburgo il 16 novembre 1989", la quale definisce "doping nello sport (...) la somministrazione agli sportivi o l’uso da parte di questi ultimi di classi farmacologiche di agenti di doping o di metodi di doping"12

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12 Il disegno di legge all’esame del Parlamento, prevede all’art. 1, comma 2 (testo Stampato Camera n. 6276 - modificato dalla Camera dei deputati il 19 luglio 2000) la seguente definizione di "doping": <‘Costituiscono doping la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze biolologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicoftsiche o biologiche dell’organismo alfine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti".
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Il primo approccio di CONCONI con il fenomeno del doping sportivo si è infatti concretizzato, tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80, nella pratica dell’autoemotrasfusione, la quale era stata concepita e creata qualche tempo prima in terra scandinava. Sul punto acquistano pregnante significato le dichiarazioni rese da Maria Rosa QUARIO (A 5), la famosa campionessa di sci, la quale ha riferito di come il CONCONI, già nell’anno 1982, avesse spiegato nel dettaglio, a lei e alle altre atiete presenti presso la sede di allenamento in Merano, i vantaggi che si sarebbero potuti trarre dalla pratica dell’ emotrasfusione.

Che il CONCONI abbia emotrasfuso numerosi atleti dell’atletica, del ciclismo, dello sci di fondo, è un dato di fatto che emerge in modo netto dagli atti dell’indagine (si vedano, tra i molti atti e dichiarazioni degli atleti, le dichiarazioni illuminanti di DONATI Sandro rese a questo Ufficio in data 17/1/2000) e -a prescindere dalla valenza probatoria- anche dalle cronache giornalistiche degli anni ‘80 (si veda, ad es., l’articolo della "Gazzetta dello Sport del 29/12/87, p. 14, a firma di GREGORI Claudio), nonché dalla lettura dei verbali relativi all’audizione di PESCANTE Mario innanzi alla 7" Commissione permanente (Istruzione) del Senato in data 26 febbraio 1997 (A 5).

Vero è che la pratica dell’autoemotrasfusione (c.d. emodoping) era lecita, fino al 1985, anno in cui essa fu messa al bando con Decreto dell’allora Ministro della Sanità DEGAN (il quale riconobbe che "L ‘ emotrasfusione è una pratica medica che va realizzata solo nei casi gravi (interventi chirurgici, incidenti, malattie...) che lo richiedano. L ‘utilizzazione nello sport va, dunque, considerata inaccettabile e svolta in condizioni di clandestinità"): ma ciò non vuoi dire che l"’emodoping" potesse rientrare nei canoni della ricerca scientifica.

Non solo il CONCONI aveva praticato ampiamente, nel corso degli anni, l"’emodoping" su atleti di livello,13
ma ne dava lui stesso i limiti di liceità sul piano scientifico. Come si legge nel documento allegato alle s.i.
di DONATI Sandro innanzi alla Procura della Repubblica di AREZZO in data 4/3/97 (Estratto della Rivista "Atletica leggera", n. 305 del maggio 1985), il CONCONI, il quale inizialmente aveva negato la pratica dell’emotrasfusione; in un secondo momento, di fronte alle stesse dichiarazioni ammissorie degli atleti (significativo il caso di Alberto COVA, vincitore della medaglia d’oro sui 10.000 m. ad Atene nel 1982), ammise di averla praticata, ma sui soli atleti anemici, e al precipuo fine di "normalizzarne" i valori emoglobinici, ridotti rispetto ai valori di riferimento. E’ in questo contesto che il CONCONI, nel corso di un’intervista, rilasciò le seguenti dichiarazioni sull ‘autoemotrasfusione:

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13 Si valuti inoltre che agli atti risulta che ad altri atleti (ad es. QUARIO Maria Rosa, MEI Stefano)
l’autoemotrasfusione era stata proposta, ma da loro rifiutata.
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"Può essere doping, ma prima di classificarlo tale bisogna analizzare la ragione per la quale la tecnica dell’emoautotrasfusione viene applicata all’atleta. Se si intende curare un soggetto che presenta un tasso di emoglobina nel sangue inferiore al normale, e lo si vuole riportare alla norma, allora l’emoautotrasfusione svolge una funzione solo terapeutica, perché "normalizza" una situazione anomala. Se invece si opera su un soggetto che presenta valori di emoglobina normali e si aggiunge sangue al fine di migliorare la prestazione, allora questa operazione può configurarsi come doping".

Tale dichiarazione è, in fondo, la vera sintesi del pensiero del CONCONI: quella che -per vero con onestà intellettuale- riconosce l’assoluta inconciliabiità tra la finalità terapeutica sul soggetto malato, e l’azione svolta in una logica di incremento della capacità di prestazione agonistica sull’atleta sano.

E’ con questa chiave di lettura autoreferenziale che deve essere valutata —anche con riferimento alla successiva fase del c.d. "EPOdoping"- l’incidenza statistica elevata di dati· ematochimici assolutamente anomali, riferiti ad atleti di livello (dati riportati in alcuni files, in particolare il file dblab); anomalia resa ancor più netta e ingiustificabile, se non nell’ambito di trattamenti farmacologici, in rapporto alle dichiarazioni rese dagli atleti medesimi, i quali, nel corso di questa indagine penale, hanno generalmente dichiarato l’inesistenza di patologie che giustificassero nei loro confronti l’adozione di condotte, trattamenti e programmi orientati a finalità terapeutiche.

La debolezza delle ulteriori dichiarazioni rese nella citata intervista dal CONCONI ("Noi abbiamo praticato l’emoautotrasfusione solo per curare atleti in condizioni di anemia e non per normalizzare" atleti che erano già normali") sarà poi confermata dall’esperienza professionale degli anni successivi, nei quali il Centro dell‘ Università di Ferrara diretto dal CONCONI effettuò il trattamento sistematico con EPO di atleti sani, la gran parte dei quali di livello e anche di prospettive (oltre che trascorsi, per parte di essi) olimpici.

Che il fine sotteso ad obiettivi legati alla ricerca scientifica fosse sostanzialmente estraneo all’attività del CONCONI e del Centro da lui diretto, lo si coglie non solo dalla pochezza dei risultati raggiunti in quasi un ventennio di "ricerca" e di sostanziosi finanziamenti pubblici, ma dalla volontà -malcelata- di non raggiungere tali risultati (si valuti che il test di identificabilità dell’EPO ricombinante nell’urina è stato messo a punto dai ricercatori francesi in poco meno di due anni); risultati che avrebbero potuto pregiudicare la reale-sistematica azione di doping su numerosi atleti.

E’ del resto lo stesso CONCONI, sempre nell’intervista del 1985, ad ammettere che la c.d. "SUPERNORMALIZZAZIONE", cioè la trasfusione di sangue su un atleta che gia si trova in condizioni di salute normali e fisiologiche, "va beh, potrà essere considerato un piccolo imbroglio, un colpevole artifizio, ma non è certo un’azione dopante che fa male, che ti cambia... come nel caso degli anabolizzanti e altri cento farmaci". Emerge evidente il tipo di approccio del CONCONI: quei piccoli imbrogli e quei colpevoli artifizi che, di lì a pochi anni, con l’emanazione della Legge n. 401/89, sarebbero diventati fatti penalmente rilevanti (sebbene di tale disvalore penale, oltre che sociale, solo le recenti inchieste giudiziarie abbiano dato consapevolezza all’opinione pubblica), erano minimizzati proprio da colui che, all’epoca, operava in qualità di soggetto Responsabile di programmi di ricerca scientifica finanziati dal CONI. Minimizzazione anche in termini di tutela della salute (sono sempre parole del CONCONI: "La trasfusione non fa nulla, ma va usata solo quando l’atleta è veramente anemico"), che mal si concilia non solo con i dati di letteratura medica (i quali parlano del possibile sviluppo, nei soggetti emotrasfusi, di reazioni allergiche come eruzione cutanea e/o febbre e di reazioni emolitiche acute, con danni renali nel caso di eterotrasfusione; così come del possibile verificarsi di reazioni da trasfusione ritardata, di sovraccarico della circolazione ematica e anche di shock metabolico) ma anche con i numerosi casi di malattie inspiegabilmente insorte in atleti (senza voler ripercorrere il c.d. caso COSTA, o quello di VOLPI Matteo, si pensi ai casi di epatite virale -ad es. WALDER Albert, o DE ZOLT Maurilio; o a quelli di episodi trombotici -come il ciclista FURLAN Giorgio).

Una cosa è certa: se praticata oggi, a prescindere dal Decreto DEGAN e dall’ulteriore specifico divieto contenuto nella Legge n. 522/95, l’autoemotrasfusione sugli atleti rientrerebbe certamente tra le attività "fraudolente" previste dalla L. 13 dicembre 1989, n. 401, rivolte a "raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione", in quanto indirizzata all’artificiale miglioramento delle capacità prestazionali competitivo-agonistiche, al fuori di alcuna causa giustificatrice (ad es. la finalità terapeutica).

Dunque una cosa è la liceità, nei primi anni ‘80, di tale pratica autoemotrasfusionale, altra cosa la sua valutazione in termini di dignità scientifica e di compatibilità con programmi e con obiettivi legati alla ricerca: la sola -quest’ultima- della quale il CONCONI ha sempre fatto bandiera pubblica.

Alla luce degli elementi, circostanziali e valutativi, fin qui esposti, si può fondatamente affermare che, quando che i dirigenti di alcune Federazioni Sportive Nazionali e i Dirigenti del C.O.N.I. si affidarono alla professionalità del CONCONI, non poterono non pensare alla collaborazione con un uomo e con il suo staff dedito -tra l’altro-anche alla pratica dell’autoemotrasfusione. Ciò nonostante essi decisero di creare un’organizzazione esterna al CONI ed alle F.S.N. (Federazioni Sportive Nazionali), identificata nell ‘Istituto di Biochimica dell’Università di Ferrara, diretto dal CONCONI, al fine di potersi specificamente avvalere ditale struttura già specializzata (o che comunque si andava specializzando in quegli anni) anche nell’ emodoping.

A queste condizioni è arduo ritenere che tale collaborazione -funzionale alla preparazione atletica di atleti di livello e di prospettive olimpiche- non sottintendesse finalità che nulla avevano a che fare con gli obiettivi che propriamente caratterizzano la ricerca scientifica, nell’ambito della quale non è il risultato che conta, bensì la serietà personale, la competenza professionale e la validità del metodo di lavoro.

Ulteriore notazione è che, fin dall’inizio, parve a tutti chiaro -se addirittura non lo fu nelle intenzioni- che il rapporto era destinato a durare nel tempo: i rinnovi delle Convenzioni colpiscono per la loro "automaticità" e "serialità" in rapporto alla pochezza dei risultati raggiunti, segnatamente sul piano scientifico, da una struttura universitaria di ricerca che peraltro, fin dall’inizio, era stata dotata di fondi adeguati, sia a fini di ristrutturazione immobiliare, sia per l’acquisto delle necessarie dotazioni strumentali, e sia affinchè essa potesse avvalersi dell’opera di collaboratori da retribuire adeguatamente. Il CONCONI poté infatti allestire un laboratorio, dotarsi delle necessarie strumentazioni e circondarsi di uno staff specializzato, destinato ad affiancarlo -come è stato- per lungo tempo.

Non solo la sinergia tra il CONI e le FSN è nell’evidenza degli atti del procedimento, ma si può affermare, perlomeno come dato tendenziale, che non occorreva nemmeno che gli atleti con vocazione di partecipazione olimpica (e non) fossero esplicitamente indirizzati al Centro del CONCONI, essendo tra loro risaputo (e sul punto le dichiarazioni testimoniali degli atleti ne hanno dato conferma) che il CONCONI era, in questo ambito, il principale, se non l’unido, punto di riferimento istituzionale.

Dalla lettura dei programmi di ricerca scientifica che davàno contenuto alle Convenzioni, emerge poi un dato a dir poco preoccupante, se non impressionante per la spregiudicatezza con cui venne reso esplicito: non si trattava cioè solo di autoemotrasfusione.

Vediamo quali sono gli elementi che confermano tale assunto, quello cioè dell’accordo tra il CONI e il CONCONI per la messa in atto -sotto l’apparente egida della ricerca scientifica- di pratiche di doping.

Al protocollo di collaborazjone tra il CONI e l’Università di Ferrara di cui alla citata con delibera Nr. 464/8227 del 15.12.1982, fu allegato il programma scientifico per il 1983.

Al punto 2.7 di detto programma scientifico, era descritto lo studio degli effetti della assunzione di steroidi anabolizzanti sulle varie componenti prestative, in atleti maschi che già assumono il farmaco.

Si trattava dunque di un programma già operante e che, per ammissione del CONCONI, meritava senz’altro ulteriore attenzione, per l’anno 1983.14

Tale comportamento è da considerare quantomeno poco corretto: il CONCONI, che si definiva uomo di scienza, non poteva ignorare il fatto che l’atleta in quanto tale è da considerare persona fisicamente sana, e che le assunzione dei farmaci a base di Steroidi anabolizzanti potevano arrecare danni irreversibili al fisico dell’assuntore.

Non aveva forse detto lui stesso, in quella intervista del 1985, che l’uso degli anabolizzanti era -a differenza della c.d. "SUPERNORMALIZZAZIONE" con autoemotrasfusione "un' azione dopante che fa male", e che produce inevitabili cambiamenti sull’organismo umano?

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14 Allegato delibere nr. 25 della Nota Nr. 6584/35-1 di prot. "P" del 19/6/2000, redatta dal COMANDO CC. N.A.S. FI/BO.
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- Relazione annuale delle attività svolte nell’anno accademico 1981 - 1982 (Allegato delibere nr. 26)

-Al punto 1.1.7, recante "Livelli emoglobinici e prestazioni aerobiche", il CONCONI spiega che i risultati della ricerca hanno dimostrato "una stretta correlazione tra variazioni acute dei livelli di emoglobina e soglia anaerobica e conseguentemente prestazioni aerobiche". Lo stesso CONCONI riferisce che i dati (non pubblicati) sono stati ottenuti dallo studio di oltre 50 atleti.
E’ evidente che il descritto fenomeno di variazione acuta del livello emoglobinico negli atleti induce fondatamente a ritenerlo indotto dalla pratica dell’emodoping.

· Al punto 1.1.9, recante "Farmaci e prestazioni aerobiche", il CONCONI spiega di aver iniziato la somministrazione controllata in casistiche selezionate di alcuni derivati del Testosterone. Sebbene manchi l’indicazione dei soggetti cui la predetta somministrazione è stata praticata;. l’ipotesi più verosimile e ragionevole è che si tratti di atleti, visto che la ricerca viene finanziata dal CONI.

— L’Allegato delibere nr. 27 è uno studio che riguarda le Variazioni dei livelli Sierici di Testosterone prima e dopo gare di durata. La ricerca è stata effettuata presso il Centro Studi Biomedici sul Morbo di Cooley Università degli studi di Ferrata, da quattro ricercatori dello stesso centro. La ricerca è stata effettuata su 9 mezzofondisti, 7 marciatori, 18 maratoneti di livello Nazionale, dovo aver somministrato agli stessi il testosterone prima e dopo i lavori. Le conclusioni della ricerca hanno permesso di verificare che "lo sforzo protratto possa determinare una aumentata increzione del testosterone in gare di durata di una o due ore, mentre negli sforzi di durata maggiore l’aumentata increzione di testosterone dovrebbe venire meno".

— Relazione annuale delle attività svolte nell’anno accademico 198315

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15 Allegato delibere nr. 30 della Nota Nr. 6584/35-1 di prot. "P" del 19/6/2000, redatta dal COMANDO CC. N.A.S. FI/BO.
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— Al punto 1.1.8, recante "Farmaci e prestazioni aerobiche", si segnalano i seguenti punti:

punto a., che tratta dell’effetto della somministrazione di steroidi anabolizzanti sulla potenza anaerobica alattacida, e sulla potenza metabolica in mezzofondisti, studio in doppio cieco; 
punto c., che tratta degli effetti della somministrazione di benzodeazzepine sulla precisione del tiro nel Biathlon 
punto d., che tratta dell’effetto della somministrazione di benzodeazzepine nei saltatori dal trampolino. 

Al termine dell’esposizione delle sopracitate ricerche, il CONCONI riferisce che i risultati sono in fase di elaborazione. Alpunto 2 della relazione viene specificato il programma per l’anno 1984, il quale pressoché conferma le ricerche dell’anno precedente, con ulteriori sviluppi. Tali programmi di ricerca, sono sicuramente dei trattamenti farmacologici, effettuati non certo con finalità terapeutiche, visto che nella formulazione della ricerca non si parla di patologie. Essi servono dunque al miglioramento delle prestazioni anaerobiche (punto a. su indicato), mentre le benzodeazzepine di cui ai punti c. e d., (Allegato delibere nr. 30 bis) servono per una migliore capacità di concentrazione.

Con delibera Nr. 934 del 29.10.1984, a firma CARRARO/PESCANTE, la giunta Esecutiva CONI, stanziò una somma (circa 20 milioni) per organizzare dei seminari informativi allo scopo di divulgare a tecnici ed esperti delle Federazioni Sportive Nazionali le esperienze fino ad allora maturate nel campo della ricerca applicata allo sport. La "ratio" di tale delibera è in linea con le indicazioni e le richieste contenute nella lettera del 14 agosto che, nell’estate dell’anno 1980, diede inizio ai primi contatti ufficiali tra il CONI e il CONCONI, scritta da quest’ultimo e indirizzata al PESCANTE, ove si legge testualmente " Nella seconda (riferendosi alla seconda fase della ricerca), con i risultati dei primi due anni, coinvolgeremo direttamente tecnici e atleti di Federazioni interessate in un piano biennale di preparazione Olimpica"
Non c’è quindi dubbio alcuno che le proposte iniziali del CONCONI si siano trasformate in un progetto, che il CONI assecondò non soltanto sotto il profilo economico, ma anche su quello attinente alle finalità generali (segno questo di una condivisione anche dei contenuti).


— Con delibera Nr. 473 del 24.05.1984 (Allegato delibere n. 32) la giunta Esecutiva CONI stanziò la somma di Lire 50.000.000 per l’acquisto di una centrifuga refrigerata, e di un congelatore da laboratorio a -80°C da assegnare in forma temporanea all'Università di Ferrara, in funzione della ricerca svolta da CONCONI. Si tratta di un diretto intervento a supporto strumentale dell’attività del Centro diretto dal CONCONI. La necessità di acquisto della macchina è da porre in stretta relazione con l’esigenza di conservazione (anche) di plasma, nell’ambito delle pratiche di emodoping cui il CONCONI -come abbiamo visto per sua stessa ammissione e per ammissione anche di atleti- faceva in quegli anni ampio ricorso.

— Con delibera Nr. 1012 del 04.12.1986 la giunta Esecutiva CONI stanziò la somma di Lire 31.853.000, per l’acquisto di uno strumento denominato "HEMOX ANALYZER" per studiare gli effetti dell’allenamento nelle discipline aerobiche, che il CONCONI aveva richiesto personalmente per la rilevazione automatica della PSO (Misura unitaria della capacità del sangue di cedere ossigeno).

Tanto l’emodoping era diventato una pratica usuale e routinaria su alcuni atleti di vertice, che il DONATI (p.v. di s.i. 10/1/97 - Procura della Repubblica di AREZZO) ha riferito di una riunione alla quale, alla vigilia delle Olimpiadi di LOS ANGELES del 1984, fu convocato con alcuni dei suoi atleti, nel corso della quale il Prof. GIGLIOTTI Giuliano della FIDAL esplicitamente mise in correlazione mezzo/fine il ricorso a pratiche di allenamento non convenzionali. Donati ha riferito che il GIGLIOTTI offrì a tutti gli atleti di sottoporsi alla pratica dell’autoemotrasfusione, promettendo rilevanti abbassamenti dei tempi di percorrenza in gara.

Le dichiarazioni del DONATI non sono una voce rimasta isolata: pur nell’ambiente omertoso che pratica e vive di doping, qualche atleta ha avuto il coraggio di parlare.16 Alcuni di essi hanno riferito che il ricorso all’autoemotrasfusione fu proseguito anche dopo la messa al bando nel 1985 con la citata ordinanza del Ministro della Sanità DEGAN.

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16 Alcuni atleti hanno pagato anche duramente per le dichiarazioni rese: si pensi al caso del canoista SCARPA Daniele, esaminato più oltre, il quale è stato riabilitato solo alcuni anni dopo essere stato radiato dalla Federazione Sportiva Nazionale di appartenenza.
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- così è stato per BARCO Silvano (ex atleta F.I.S.I), il quale non solo ha confermato che l'emodoping non era una novità

"già dai primi anni ottanta, nell’ambito della Federazione... si del professor CONCONI e del rapporto che lo legava alta Pederazione teso a migliorare prestazioni degli atleti... Tra il 1985 e il 1986... mi sono recato all’ospedale S. Anna di Ferrara per eseguire un prelievo di sangue.. .per una quantità di circa 450 cc. per volta; i tre prelievi ... sarebbero serviti successivamente ad una eventuale reinfusione su me stesso"

ma ha riferito di essere stato reinfuso ben dopo la messa al bando dell'autoemotrasfusione

"La reinfusione l’ho fatta dopo tre anni (1988) loro garantivano la perfetta conservazione del sangue a Ferrara presso il Centro. La reinfusione la fece il dottor Ilario CASONI" (A interrogatori PG 8/1).

- così è stato per MADDALIN CHIAFFOI Bruno ( ex atleta F.I.S.I.), (A interrogatori PG 8/2). Vediamo la dichiarazione che l’atleta ha reso:

"intorno alla metà di luglio 1985, sono venuto a Ferrara con DE ZOLT. Ricordo che lui mi disse, la prima volta vieni con me e poi ti arrangi. Si venne a Ferrara con l’auto di DE ZOLT, era una lancia DELTA. Ricordo che era l’università di Ferrara. Non era presente CONCONI. Ricordo che tra i sanitari presenti uno poteva essere o CASONI o FERRARI, due dei collaboratori del Centro di CONCONI Nella stanza vi erano dei lettini. Un ‘infermiere ci fece sdraiare sui lettini. prelevandoci mezzo litro di sangue. Durante il prelievo durato all’incirca quindici o venti minuti si chiacchierava in generale. Sulla sacca vi era un'etichetta con scritto il giorno del prelievo e lo spazio per la firma. Al termine del prelievo mi fecero firmare la sacca. La stessa procedura la eseguì anche DE ZOLT. Non ci disse nessuno dove avrebbero messo le sacche. Al termine ci offrirono un caffè e ci fecero riposare un po’.
Ricordo che non volevano che si tornava subito a casa. Si rimase lì ancora circa trenta minuti. La stanza era ben organizzata, vi erano all’incirca cinque lettini. Al termine, nella stessa giornata siamo rientrati a casa.
Successivamente sono ritornato nel medesimo posto di Ferrara per effettuare un altro prelievo all’incirca il 25 di agosto del 1985. Il viaggio lo feci insieme alla mia futura moglie. Ricordo che qualcuno mi disse che il sangue prelevato veniva successivamente refrigerato, e trattato nel senso che veniva poi rinfusa solo la parte densa.

Guardando il mio diario di allenamento riferito al 1996, risulta il giorno all’incirca, metà settembre, un altro viaggio a Ferrara. Venni sicuramente ancora con mia moglie. Mi recai al medesimo posto e mi fecero il solito prelievo di mezzo litro di sangue.

(omissis)

Durante i viaggi e i successivi prelievi fatti a Ferrara mai nessuno mi ha rilasciato un'attestazione dell’avvenuto prelievo.

Successivamente a questi fatti capii che non avrei avuto futuro sportivo ad alto livello se non scendevo a compromessi con me stesso

Ulteriori testimonianze di interventi legati all’emodoping successivi al 1985 si ricavano anche dalle deposizioni degli atleti PULIE’ Giuseppe (s.i. 21/5/97) e VENTURINI Giovanni (s.i. 23/5/97).

Sull’effettuazione dell’emodoping, nel corso degli anni ‘80, da parte del CONCONI e dei componenti del suo "staff’, tutti operanti nella medesima struttura pubblica costituita presso l’Università di Ferrara, vi sono poi ulteriori testimonianze, in particolare:

-quella di PIERINO CONFORTOLA, quella di ALBERTO WALDER, e quella di CAPITANIO GIULIO, tutti ex atleti F.I.S.I., i quali hanno dichiarato, rispettivamente in data 14/5/97, 15/5/97 e 16/5197 di essersi sottoposti, su indicazione dell’allora allenatore della squadra nazionale, alla pratica dell’ autoemotrasfusione; e che ciò fecero per la quasi totalità anche gli altri componenti della squadra di sci di fondo maschile (DE ZOLT, ALBARELLO, VANZETTA, POLVARA, etc.: si noti che alcuni di questi atleti sono tra quelli che risulteranno poi sottoposti, negli anni ‘90, anche al trattamento con EPO);

-quella di FRANCESCO MOSER, il quale ha dichiarato (v. 5.1. del 24/4/99) di aver praticato ripetutamentel’ autoemotrasfusione dal 1983 al 1985.

Proseguendo nell’esame della documentazione attinente alla Convenzione tra il CONI e il Centro del CONCONI, si leggono altre cose oggettivamente inequivoche sotto il profilo del ricorso a pratiche dopanti:

- Al punto 3 della RELAZIONE DELLE ATTIVITA’ SVOLTE NEL 1985, inviato al CONI con missiva datata 27.01.1986, il CONCONI, facendo riferimento all’ATTIVITA’ SCIENTIFICA, descrive la somministrazione a 10 mezzofondisti di anabolizzanti a basse dosi (10 mg al giorno) della specialità medicinale a contenuto anabolizzante "STANOZZOLO". Il periodo della somministrazione è durata sei settimane. Non c’è dubbio che -a parte la spregiudicatezza della condotta- la somministrazione di farmaci ANABOLIZZANTI anche se in basse dosi, serviva non per finalità terapeutiche, bensì per scopi di doping, dal momento che gli atleti di norma sono persone sane (privi di patologie mediche che ne invaliderebbero sicuramente l’attività sportiva) e non vi è, sul punto, un’evidenza probatoria contraria.
Per quanto riguarda gli altri punti, sono pressoché identici a quelli presentati gli anni precedenti.

- Al paragrafo 4 della delibera della Giunta esecutiva Nr. 651 del 03.07.1987 vengono fatte alcune considerazioni, inerenti all’elevato rilievo scientifico dei risultati delle ricerche del CONCONI: si tratta di argomentazioni fittizie, rivolte a riconoscere sostanza all’effettiva pochezza delle acquisizioni scientifiche dell’equipe ferrarese. Nelle premesse che servono per giustificare l’impegno di spesa, il successivo paragrafo 5 mette invece in luce la vera motivazione che muove i protagonisti: il fatto che le attività del Centro Universitario diretto dal CONCONI costituiscono evidente supporto -da valutarsi tenendo peraltro presente il contenuto dei programmi di ricerca scientifica evidenziati ai punti precedenti- delle finalità Istituzionali del CONI e delle F.S.N.

Infatti:

- nell’ Allegato A alla Convenzione, la relazione quadriennale dal titolo "ATTIVITA’ SCIENTIFICA SVOLTA NEGLI ANNI 1982-1986 NELL’AMBITO DELL’ACCORDO QUADRIENNALECONI-UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI FERRARA" contiene, tra gli argomenti relativi ai programmi di ricerca scientifica svolti nel quadriennio in questione, il seguente (punto 6): Studio degli effetti della somministrazione di steroidi anabolizzanti sulle capacità prestative di mezzofondisti.

- nell’ Allegato B alla Convenzione, relativo al "PROGRAMMA DI RICERCA PER GLI ANNI 1987-1991", uno dei temi fondamentali del programma (punto 3) intendeva sviluppare ricerche sullo "studio degli effetti delle variazioni acute e croniche della concentrazione di emoglobina sulla potenza e sulla capacità aerobica"; studio che, oltre a riproporre programmi già praticati (si veda la Relazione annuale delle attività svolte nell’anno accademico 1981 — 1982 - Allegato delibere nr. 26), conferma la stretta correlazione tra il descritto fenomeno di variazione acuta del livello emoglobinico negli atleti, e l’induzione di essa per effetto della pratica dell’emodoping.

E' pertanto assodato che il Centro di Ferrara (CONCONI e i suoi collaboratori) per, tutto il corso degli anni ‘80 ebbe a praticare l’autoemotrasfusione sugli atleti; e, per l’intero quadriennio 1982-1986 ebbe altresì a trattare, anche se a basse dosi, gli atleti del Mezzo fondo, con farmaci ANABOLIZZANTI; che i predetti farmaci furono somministrati non per scopi terapeutici, ma per fini prestazionali, alterando di conseguenza il regolare risultato sportivo; e che i farmaci furono somministrati ad atleti, da ritenersi presumibilmente (fino a prova contraria) fisicamente sani, senza la benchè minima cura degli aspetti controindicativi e dei rischi per la salute insiti nell’assunzione prolungata di tale trattamento farmacologico.

I vertici del CONI che stipularono la Convenzione non solo erano perfettamente al corrente di ciò -potremmo dire "per tabulas", visto che l’indicazione costituiva uno dei punti relativi ai programmi di ricerca scientifica svolti dal CONCONI- ma hanno consapevolmente deciso che, a fronte di probabili danni, il beneficio dato dall’ottenimento di risultati agonistici sarebbe stato maggiore e più conveniente per l’Ente CONI.

-L’ampliamento di Ricerca previsto dalla Convenzione CONI-UNIVERSITA’ di Ferrara per il quadriennio 1987-1990, relativo all’anno 1989, prevede tra i programmi aggiuntivi (punto 2) lo STUDIO DEGLI EFFETTI DELL’ALTURA, SIMULATA IN CAMERA IPOBARICA SULLE PRESTAZIONI AEROBICHE.17 Anche tale attività è da considerarsi pratica dopante, in quanto modifica artificialmente, in assenza di una condizione patologica del soggetto che la giustifichi, le condizioni psicofisiche dell’organismo dell’atleta, al fine di alterarne (incrementandole in melius) le prestazioni agonistiche.18
E anche nel programma di ricerca per l’anno 1989 si legge il riferimento (punto C) alla "curva di dissociazione eritrocitaria delI’Hb soggiorni in camera ipobarica e variazione della potenza aerobica".

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17 V.D.S. Audizione presso Ufficio di Procura Anti-doping del 28.1.1997 - Acquisizione presso Ufficio Coordinamento Centrale attività anti-doping del CONI datata 15.10.1998-, Pag. Nr. 1 arte 4^.
18 Il disegno di legge all’esame del Parlamento, prevede all’art. 1, comma 2 (testo Stampato Camera n. 6276 - modificato dalla Camera dei deputati il 19 luglio 2000) la seguente definizione di "doping": "Costituiscono doping la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze biolologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo alfine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti".
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Dal punto di vista giuridico, la somministrazione di anabolizzanti e di altri farmaci agli atleti, addirittura risultante dagli stessi programmi allegati alle Convenzioni, e praticata al di fuori di terapie mediche, nulla ha a che fare sia con la ricerca scientifica, sia con la pratica sportiva, ed integra un condotta penalmente rilevante, che è riconducibile alla previsione dell’art. 445 CP (somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica).

Per altro verso le risultanze dell’indagine, e le considerazioni sopra svolte, fanno ritenere conseguita la prova che, a monte di queste condotte illecite, sussisteva uno specifico programma di azione, concordato tra il CONCONI e i vertici del CONI. Programma solidamente agganciato alle Convenzioni e ai programmi di ricerca, e concretamente finanziato con continuità temporale sia in termini propriamente patrimoniali, sia con interventi di diretta dotazione strumentale e non solo (si pensi al contributo di Lire* - 700.000.000 ripartito in due esercizi, 1987-1988, che sarà utilizzato principalmente per la ristrutturazione degli immobili messi a disposizione dell’Università per lo svolgimento dell’attività del Centro diretto dal CONCONI).

In siffatto quadro ambientale e di azione congiunta, definita nei contenuti e concordata negli obiettivi, e di indeterminatezza quantitativa delle condotte criminose che, per circa un decennio, nel corso degli anni ‘80, ne sono state l’oggetto, possono dirsi integrati tutti gli elementi di quel pactum sceleris che è il requisito di fondo del reato associativo di cui all’art. 416 del Codice penale.

I requisiti richiesti dalla fattispecie legale (numero degli associati; suddivisione dei ruoli; dotazione strutturale e strumentale a supporto del programma criminale) trovano conferma nei numerosi elementi di valutazione che sono stati fin qui sinteticamente descritti, i quali peraltro, dalla lettura integrale degli atti, ricevono completo apprezzamento, non solo sul piano documentale, ma anche su quello dei riscontri di prova orale e di prova logica. Del resto l’accordo associativo è per sua natura absconditus, e dunque la sua apprezzabilità non deve essere necessariamente ancorata (anzi di regola è il contrario) a elementi di prova diretta.

Il tenore esplicito e non equivoco dei contenuti e delle finalità di alcuni programmi di ricerca, fanno ritenere che il CONCONI solo apparentemente li proponesse per la decisione; in realtà le decisioni -proprio in ragione del sodalizio creatosi- erano già prese, e la diffusa e consistente convinzione d’impunità -evidentemente così presente in chi in quegli anni gestiva lo sport italiano, neppure indussero a particolari accortezze comportamentali o di forma nella redazione degli atti.

Non è un caso, sotto questo profilo, che, a partire dalla delibera n. 651 del 3 luglio 1987, la quale diede l’avvio al primo piano di collaborazione quadriennale 1987-1991, non si parlerà più apertamente, nei programmi di ricerca scientifica, di "somministrazione di farmaci". Il progressivo maturare, negli anni immediatamente precedenti, della consapevolezza del fenomeno doping, messo in risalto e amplificato in quegli anni dagli organi di informazione (si veda ad esempio la decisa presa di posizione, in sede parlamentare, dell’On. Adriana CECI BONIFAZI, la quale, oltre ad aver presentato interpellanze in tema di autoemotrasfusione, sollevò il collaterale problema dell’uso di farmaci anabolizzanti, facendo esplicito riferimento al CONCONI e ai suoi stretti e consolidati rapporti con i vertici del CONI e di alcune Federazioni Sportive Nazionali, come la FIDAL e la Federazione Ciclistica Italiana) indussero a una modifica -quanto meno nella forma- degli ipotetici programmi di ricerca.

Franco CARRARO (Presidente CONI dal 1981 al 1986), Arrigo GATTAI (Presidente CONI dal 1987 al 1994), Mario PESCANTE (Segretario Generale CONI dal 1981 al 1994 e Presidente CONI dall’anno 1995 al 1998); Gianfranco CARABELLI (Responsabile della Divisione ricerca e documentazione della Scuola dello Sport), e Francesco CONCONI quale interlocutore responsabile delle ricerche finanziate dal CONI, sono stati gli artefici di questa organizzazione criminale: di essa il PESCANTE e il CONCONI appaiono i promotori, per il ruolo fondamentale che hanno avuto, sia nei rapporti reciproci che nelle iniziative personali, tanto più nella fase iniziale; agli altri indagati che ne hanno consapevolmente supportato la costituzione deve più limitatamente addebitarsi la condotta di mera partecipazione.

La buona fede di chi approvò le delibere, rivestendo funzioni di vertice nell’Ente pubblico (CONI) - non può essere ragionevolmente accreditata, giacchè di essa non traspare alcun elemento, anzi il contenuto degli atti di indagine, sia nel profilo di acquisizione documentale, che in quello di prova orale (v.s.i. di DONATI Sandro e BELLOTTI Pasquale), hanno fatti emergere molteplici elementi di segno contrario.

Mentre i due Presidenti succedutisi negli anni e il Segretario Generale, nonchè il responsabile della Scuola dello Sport, settore Ricerca e Documentazione, (Gianfranco CARABELLI), hanno specificamente favorito e promosso l’attivazione della collaborazione con l’Università di Ferrara, avendo il CONCONI come unico interlocutore, anche amicale, con il quale (ad es. il PESCANTE) intrattenevano anche rapporti che andavano oltre il momento istituzionale, lo stesso non può dirsi per gli altri componenti della Giunta esecutiva che approvava le delibere.

Del resto è la stessa serialità delle decisioni che costituisce ulteriore elemento di valutazione negativa per l’apprezzamento di un ipotetica ma insussistente buona fede. Non altrettanto forse si può sostenere per i semplici componenti della Giunta esecutiva del CONI, la cui condotta -di sola partecipazione alle votazioni delle delibere, senza responsabilità di vertice nè capacità rappresentativa se non quali componenti dell’organo collegiale-non costituisce elemento di per sé fondante di un’adesione e di un coinvolgimento al programma dell’illecita associazione costituita tra quei personaggi di spicco (PESCANTE, CARRARO, GATTAI), detentori, nella loro qualità, di una quota complessivamente significativa del potere decisionale effettivo.

Peraltro la materiale conta di tutti i soggetti responsabili è operazione tanto ardua in fatto (stante la risalenza delle condotte criminose) quanto inutile a fini giuridici, posto che il reato di cui all’art. 416 CP, riferito alla commissione difatti riconducibili alla previsione dell’art. 445 CP, è prescritto, come lo sono i reati-fine che sono stati commessi fino alla fine (all’incirca) degli anni 80.

Non vi è dubbio, al riguardo, che la pratica dell’emodoping sia terminata con l’avvento di una nuova rivoluzionaria sostanza medicinale, capace di produrre per via autonoma, sul sangue dell’atleta, effetti simili a quelli indotti dall’ autoemotrasfusione (variazione eritrocitaria, aumento dei valori emoglobinici e dell’ematocrito): tale sostanza è l’EPO (eritropoietina ricombinante), la quale ha segnato l’avvio di una seconda fase nell’effettuazione di pratiche dopanti su atleti praticanti sport di durata e di resistenza aerobica (ad es. ciclismo e sci di fondo).

Deve dunque riconoscersi che il passaggio tra emodoping e epodoping avvenne a seguito di una cesura netta, conseguente alla sostanziale diversità tra le due pratiche.
Per di più, è giuridicamente da escludere, che l’iniziale accordo associativo potesse avere ad oggetto anche la commissione del reato di truffa sportiva (art. 1 L. n. 401/89), il quale sarà introdotto nell’ordinamento giuridico solo alla fine dell’anno 1989 .

Di qui la necessità di enucleare, dall’esame degli atti di indagine, elementi di riscontro probatorio che depongano nel senso dell’intervenuto rinnovo, da parte degli associati, del sodalizio illecito.

Sotto questo aspetto, le carte (cioè la prova "er tabulas") non aiutano più di tanto: valgano tuttavia le seguenti considerazioni:

il 1987 è l’anno in cui la Convenzione tra il CONI e l’Università degli studi di Ferrara per attività di ricerca applicata allo sport assume una durata non più annuale, ma quadriennale. Se tale circostanza conferma il consolidamento del rapporto (anche in ragione del notevole aumento dei finanziamenti), occorre tener conto che, all’epoca, da un lato la fase dell’EPO non è ancora avviata, e dall’altro lato il reato di truffa sportiva non fa ancora parte del sistema normativo penale. Dunque il primo piano di collaborazione quadriennale tra il CONI e l’Università di Ferrara per attività di ricerca applicata allo sport (1987/1991) non aiuta a capire, e semmai porta a negare che nell’accordo associativo sia ricompresa anche la pratica del trattamento con EPO degli atleti.

— nel 1991 (delibera Nr. 398 del 2 maggio) prende l’avvio il secondo piano di collaborazione quadriennale 1991/1994 tra il CONI e l’Università degli studi di Ferrara. Dall’indice dei contenuti del programma delle attività scientifiche, didattiche e editoriali della nuova convenzione, allegato alla missiva 9.10.1990 del CONCONI, indirizzata al GATTAI e al Rettore dell’Università di Ferrara Antonio ROSSI, si evince un importante mutamento di programma (punto 7: "Identificabilità dell ‘uso dell‘ eritropoietina umana ricombinante nello sport"). Si può quindi dire che la stagione dell’EPO, al più presto, ha avuto inizio ufficiale, sul piano dei rapporti istituzionali tra gli Enti coinvolti, con questo atto. Del resto tale datazione, sia pure approssimativa, è in linea con le dichiarazioni degli atleti escussi durante le indagini preliminari (i quali hanno dichiarato-soprattutto i ciclisti- che l’EPO cominciò a diffondersi nell’ambiente sportivo all’inizio degli anni ‘90).

In base a quali elementi si devono valutare i due quadrienni legati senza soluzione di continuità, ovvero si deve ritenerli non collegati tra loro? E -si badi- deve necessariamente trattarsi di elementi di collegamento idonei ad orientare il giudizio relativo alla sussistenza o meno del rinnovo dell’iniziale pactum sceleris, avuto riguardo al nuovo reato di truffa sportiva e alla sistematica sottoposizione degli atleti al trattamento con EPO, in violazione dell’art. 445 CP.

Per un verso si può notare come il PESCANTE, che aveva costituito fin dall’inizio il fondamentale anello di collegamento tra la struttura del CONI e la persona del CONCONI, mantenga inalterato il proprio ruolo, quale Segretario generale. Ma -va subito chiarito- se anche si volesse ritenere positivamente verificato il rinnovo dell’accordo illecito tra il CONCONI e il PESCANTE,19 non può non rilevarsi come la delibera adottata dalla Giunta Esecutiva del CONI nel 1991 porta la firma non più del CARRARO Franco, bensì del, subentrato Presidente GATTAI Arrigo. Tale cambiamento di assetto non può non avere rilievo per escludere -sia pure indiziariamente- la certezza della continuità, e di insinuare conseguentemente elementi di dubbio.

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19 Si valuti che, allegata alla delibera vi è la relazione per la Giunta Esecutiva, a firma del PESCANTE, che spiega che la precedente convenzione quadriennale ha confermato l’utilità della ricerca, influenzando anche le prestazioni degli atleti stessi.
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Altro elementi da tenere in considerazione è che non si ritrovano più, nei programmi e nei documenti, quelle crude espressioni inequivocabilmente riferibili a pratiche dopanti. Infatti il tenore del programma relativo all’ "Identificabilità dell ‘uso dell’eritropoietina umana ricombinante nello sport" evoca, ma non prova di per sé, una logica di doping nell’ambito di un patto associativo -questo il punto- tra i vertici del CONI e il CONCONI.

Lo stesso è a dirsi con riguardo a ciò che si legge nel Rendiconto Scientifico per il 1987 svolto nell’ambito della Convenzione CONI-Università di Ferrara (primo dei cinque punti trattati, dal titolo "Risposta Eritropoietinica e gare di SCI di fondo" - Allegato delibere n.46).

Vero è che all’Allegato b) della "Convenzione tra il CONI e l’Università di Ferrara - Programma di ricerca per gli anni 1987-1991", tra i temi fondamentali che il programma intende sviluppare c’è anche quello (punto 2.1), riguardante gli sport di durata e di mezzofondo, relativo allo "studio degli effetti delle variazioni acute e croniche della concentrazione di emoglobina sulla potenza e sulla capacità aerobica": ma leggere inequivocabilmente il riferimento alle "variazioni acute ... della concentrazione di emoglobina" come espressione di trattamento esogeno con EPO, è argomento sicuramente suggestivo ma giuridicamente non probante, se non in senso meramente indiziario.

E’ bensì vero, d’altro canto, che esiste una stridente contraddizione tra le valutazioni espresse dalla Commissione di indagine amministrativa istituita dal ministro VELTRONI con D.M. 14/9/98, al fine di verificare la complessiva azione di vigilanza del CONI in ordine al problema del doping nel mondo dello sport, e le dichiarazioni rese dall’allora Presidente del CONI PESCANTE Mario in sede di audizione innanzi alla 7" Commissione permanente (Istruzione) del Senato in data 26 febbraio 1997 (A 5). Infatti:

— la Commissione di indagine, la quale peraltro ha esaminato la vicenda emersa a seguito delle note anomalie di funzionamento del laboratorio di analisi della FMSI, organo del CONI (analisi incomplete e sottrazione/distruzione di documentazione analitica), con una metodologia valutativa assolutamente garantista, non ha potuto, ciò nonostante, esimersi dall’imputare ai vertici del COM se non la conoscenza del fenomeno (peraltro emersa sul piano testimoniale: si veda il riferimento che la Commissione fa alle dichiarazioni rese da Emilio Gasbarrone, nonché il p.v. di s.i. di ALESSAiNDRI Flavio in atti del 9/12/96), quantomeno l’omesso esercizio della doverosa diligenza, e ha parlato esplicitamente, nelle considerazioni conclusive, di una realtà che, nei fatti, comprometteva la politica antidoping perseguita dal CONI sul piano formale (delibere e prescrizioni, e costituzione della Commissione di indagine sul doping con delibera 29/10/93), dando così vita ad un "sistema funzionale all’attenuazione dei controlli antidoping", cui è stata imputata un grave e inoppugnabile addebito di "culpa in vigilando";

— nello stesso periodo in cui si verificavano i fatti oggetto dell’indagine della Commissione VELTRONI, il PESCANTE, nel corso dell’audizione al Senato, candidamente dichiarava che, quanto ai controlli antidoping, l’Italia e con le carte pienamente in regola", facendo invece riferimento alla "negligenza degli organismi internazionali". Ma delle dichiarazioni del PESCANTE, in risposta a uno specifico quesito rivoltogli da un Senatore, circa i rapporti con il centro Universitario di Ferrara, diretto dal CONCONI, e al sospetto che in Ferrara "vengano condotte ricerche volte ad individuare sostanze capaci di incrementare le prestazioni atletiche senza risultare alle analisi antidoping", sorprende quella che lo portò ad affermare che "da molti anni il CONI non ha più rapporti di collaborazione con il centro dell’Università di Ferrara e che comunque tali rapporti si limitavano solo a questioni di metodo".
Si tratta, come è evidente, di una dichiarazione "di comodo", assolutamente non rispondente alle risultanze documentali acquisite agli atti del procedimento, le quali provano al contrario che il rapporto di collaborazione col Centro di Ferrara è stato interrotto -verosimilmente proprio in ragione dell’aumentata attenzione sia legislativa, che della stampa, al fenomeno del doping sportivo- solo nel 1996; e che quello esistente tra il Centro e alcune Federazioni Sportive Nazionali -le quali devono correttamente intendersi come vere e proprie articolazioni organizzative del CONI, i cui Presidenti sono tutti presenti in seno al Consiglio nazionale del CONI- addirittura in epoca successiva.

Pure non può sottacersi il fatto che il c.d. dossier elaborato dal Maestro dello sport DONATI Sandro, e consegnato ai vertici del CONI (Presidente e Segretario Generale) già all’inizio del 1994, verrà tenuto nel cassetto per oltre due anni, fino al 30/10/96, quando il DONATI sarà sentito dalla Commissione di indagine sul doping, e trasmesso poi all’A.G. nel gennaio 1997, come risulta agli atti del procedimento n. 863863/98 R.G.L trasmesso dalla Procura della Repubblica di Roma con missiva 27 agosto 1998. Non è un caso che tale riemersione e presa in considerazione del dossier sia avvenuta pochi giorni dopo la denuncia alla stampa (articolo del 25/10/96) della manovra di insabbiamento (così testualmente ha dichiarato ALESSANDRI Flavio, p.v. di s.i. del 9/12/96).

Neppure può non essere stigmatizzata la gestione sconsiderata e superficiale di molti atleti di livello e di vocazione e impegno anche olimpici, da parte dell’Istituto di Scienze dello Sport del CONI: la consulenza tecnica espletata ha non solo messo in evidenza gravi e sistematiche carenze nella determinazione dello stato di salute dell’atleta, ma anche casi non isolati di atleti "trasformatisi in pazienti" e, ciò nonostante, dichiarati idonei alla pratica dell’attività agonistica (tra i tanti casi riscontrati di atleti con valori non nella norma (oltre 1/3 del totale), o affetti da malattia, si citano quelli degli atleti CIPOLLINI Mario e DE ZOLT Maurilio).

Esiste peraltro, nel quindicennio che - segna il rapporto di collaborazione tra il CONI e l’Università degli studi di Ferrara (rectius: tra i vertici del CONI e il CONCONI), una zona grigia, che si situa a cavallo tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90, nella quale non solo si registra il passaggio dalla stagione dell’ernodoping a quella dell’epodoping (l’ultimo caso accertato agli atti di indagine è quello dell’atleta BARCO Silvano nel 1988), ma interviene anche un mutamento nel panorama della legislazione antidoping (fino ad allora costituito dalla sola Legge 26 ottobre 1971, n. 1099, recante norme per la tutela sanitaria delle attività sportive), con il varo della legge 13 dicembre 1989, n. 401.

La conseguenza, sul piano processuale, di tale passaggio di fase, e dell’alternarsi di una stagione all’altra, è che gli elementi di continuità-rilevanti in termini di valutazione sul piano investigativo-giudiziario sono ambivalenti.

Alla molteplicità degli indizi come sopra delineati non corrisponde, invero, una loro autonoma qualificante precisione, né elementi di loro concordante univoca convergenza. Difetta insomma un quadro probatorio univocamente orientato, cui si aggiunge, in ulteriore controtendenza rispetto all’ipotesi accusatoria, l’obiettiva circostanze che in effetti, nel corso degli anni ‘90, il CONI ha assunto numerose iniziative (ma forse solo come operazioni di facciata, se si considera li pochezza dei risultati raggiunti dalla giustizia sportiva, e le sconsolanti conclusioni cui è pervenuta la Commissione di indagine VELTRONI per realizzare un sistema di repressione del doping nel mondo dello sport: si pensi alla costituzione della Procura antidoping, della Commissione di indagine sul doping, e della Commissione scientifica oltre alle numerose deliberazioni sul tema della lotta al doping sportivo.

Tale ambivalenza produce la conseguenza di riflettersi sul giudizio ir ordine alla sussistenza del vincolo associativo (nella forma del rinnovo) per il periodo relativo alla seconda fase della collaborazione tra il CONI e il Centro universitario diretto dal CONCONI. Non si può in sostanza escludere che, con l’avvento dell’EPO, il CONCONI avendo già consolidato un rapporto ormai decennale, abbia agito se non da solo, non più a titolo propriamente associativo con i vertici CONI, la cui Presidenza era nel frattempo passata di mano (sebbene li posizione di PESCANTE presenti indubbiamente qualche profilo di sinergia collaborativa anche per questo periodo, sia pure ancorato a valutazioni di prova logica indiretta). Sotto quest’ultimo profilo il fatto che la maggior parte degli atleti (non tutti: v. ad es. DE ZOLT: s.i. del 24/3/2000) abbia contattato il Centro di Ferrara non su indicazione del CONI o delle FSN (o almeno non in base a un protocollo a ciò funzionale) pure è circostanza che si presta a duplice lettura: vero è che gli atleti non erano "mandati" al Centro, ma altresì vero è che all’epoca l"’equipe" del CONCONI e il Centro di Ferrara era diventato il principale punto di riferimento, anzi l’unico che si riteneva in grado di assicurare all’atleta un certo tipo di preparazione atletica e metodologie di allenamento di livello elevato (si veda sul punto quanto dichiarato da BARSOTTELLI Gianluigi: s.i. del 29/12/99).

Vertendo il dubbio su uno dei requisiti normativi della fattispecie di cui all’ad. 416 CP (il rinnovo del pactum sceleris), la conseguenza, sul piano delle valutazioni tecnico-giuridiche, è che per i reati di cui agli artt. 416 CP e 445 CP, nonché per l’ulteriore contestazione di truffa sportiva (art. 1 L. n. 401/89) ascritti a CARABELLI Gianfranco, CARRARO Franco, CONCONI Francesco, GATTAI Arrigo, PESCANTE Mario, riferiti al secondo periodo di collaborazione -il cui inizio, in applicazione del favor rei, deve datarsi in epoca posteriore ma prossima all’emanazione della L. n. 401/89 (pubblicata sulla G.U. n. 294 del 18 dicembre 1989), dunque alla fine dell’anno 1989- gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari, nonostante l’ampiezza delle investigazioni e la loro analiticità- non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio.

La non univocità del quadro probatorio in senso favorevole alle fattispecie criminose in contestazione, rende il passaggio tra le due fasi problematico, nel senso già evidenziato: tale dubbio di continuità si riverbera negativamente sul piano della valutazione giuridica, e impone a questo Uffico di formulare richiesta di archiviazione, ai sensi dell’art.125 Disp. Att. CPP (ad eccezione della violazione dell’art. 1 L. n. 401/89 riferita al CARRARO; per la quale, essendo il CARRARO cessato dalla carica anteriormente al dicembre 1989, la richiesta di archiviazione è motivata dall’infondatezza soggettiva della notizia di reato).

Così scisse le originarie imputazioni, le medesime (artt. 416 CP e 445 CP) a carico degli stessi imputati (CARABELLI Gianfranco, CARRARO Franco, CONCONI Francesco, GATTAI Arrigo, PESCANTE Mario), devono ora essere valutate con riguardo al primo periodo di collaborazione tra i vertici del CONI e il CONCONI, la cui datazione copre l’arco di tempo che va dal 1981 al 1989. Con riguardo a questa fase non vi è dubbio che deve confermarsi il giudizio di sussistenza dei reati, già ampiamente svolto, sotto il profilo motivazionale, con le argomentazioni sopra riportate. Peraltro, venuta meno l’unicità di sviluppo temporale delle contestazioni, è assorbente il rilievo, che il calcolo dei termini prescrizionali (quinquennale e decennale), da computarsi, nell’ipotesi più favorevole alle esigenze procedurali, a partire dall’anno 1989 (epoca di cessazione della permanenza per il reato associativo, e di cessazione della continuazione per il reato concorsuale), induce alla conclusione che detti termini sono interamente decorsi.

La necessitata conseguenza -sebbene ciò nulla tolga al disvalore sia sociale che penale delle condotte accertate: è che deve formularsi richiesta di archiviazione, ai sensi degli artt. 157 CP e 408/411 CPP.

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Se il livello originario dell’associazione, costituito dall’accordo CONI/CONCONI, ha assunto la caratterizzazione già descritta, deve ora essere valutato il livello derivato di essa, costituito dagli esponenti dell"’equipe" diretta dal CONCONI, ai quali le investigazioni abbiano assegnato un ruolo svolto con una certa continuità temporale e una significatività dell’apporto in termini collaborativi e di partecipazione al sodalizio criminoso.

Nell’ambito di questa caratterizzazione del reato associativo, la cui struttura è di "doppio livello", il CONCONI è l’unico a partecipare di entrambi, i quali peraltro rimangono distinti. Agli organi di vertice del CONI nulla interessava di chi fossero i collaboratori di CONCONI, e viceversa: il pactum sceleris fu dunque bilateralmente costituito e partecipato dal solo CONCONI, la cui persona, per effetto della sua intensa attività relazionale e delle sue cariche anche istituzionali (sportive e non), costituì snodo funzionale e al tempo stesso cerniera di raccordo, trait d’union tra il Centro dell’Università di Ferrara da lui diretto, e il mondo esterno dello sport di alto livello (e non solo), sia negli aspetti legàti alla gestione pubblko-istituzionale (CONI e FSN), che in quelli di collegamento con società sportive professionistiche.

I componenti dell"equipe" diretta dal CONCONI, individuati, oltre al CONCONI medesimo, in BUZZONI Daniele, CASONI Ilario, FERRARI Michele, GRAZZI Giovanni, MANFREDINI Fabio, MAZZONI Gianni, hanno collaborato al Centro per un lungo periodo, per tutti comunque databile (salvo il FERRARI) in ciascuno dei due periodi (emodoping ed epodoping) dei quali si è già parlato.

Mentre per la seconda fase si procede separatamente ai sensi e con la procedura prevista dall’art. 415-bis CPP quanto alla prima fase, valgono -mutatis mutandis- considerazioni analoghe a quelle già svolte: e cioè che gli elementi acquisiti dalle indagini non consentono di radicare con positiva certezza il giudizio di continuità di essa con la seconda fase associativa, tenendo anche presente che il FERRARI, come già accennato, ha fatto parte dell"equipe" -secondo quanto risulta agli atti-20 solo fino al 1988; che GRAZZI, MANFREDINI e

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20 Nella lettera 12 gennaio 1979 ( Allegato delibere nr. 3 ), con la quale il CONCONI trasmetteva al BARRA e ai direttori Tecnici della FIDAL il protocollo dello studio relativo alla trasferta in Messico, egli indicò come propri collaboratori i dottori Michele FERRARI e Pier Giorgio ZIGLIO. Il nome del FERRARI quale destinatario di un assegno di Lire 2.100.000 per le ricerche scientifiche da svolgere nel secondo semestre del 1979 compare anche nella missiva 11 luglio 1979 ( Allegato delibere nr. 15). Successivamente, con missiva del 01.10.1988, il CONCONI comunica al CONI (S.D.S. Capo Servizio Ricerca e Sperimentazione) che il FERRARI per motivi di impegni assunti, non è più disponibile a continuare la collaborazione, e che lo stesso verrà sostituito da Gianni MAZZONI.
Dunque risulta agli atti che il FERRARI abbia operato con lo staff CONCONI solo nella prima fase, il che peraltro trova riscontro probatorio in ulteriori molteplici elementi: nelle dichiarazioni rese da Francesco MOSER (s.i. deI 24/4/99) e da LODI Marcello (s.i. del 31/5/2000), il quale ha dichiarato che già nel 1993 egli non faceva più parte dell"’equipe" del Centro di Ferrara; nella circostanza della mancata partecipazione allo studio scientifico trasfuso nella relazione dal titolo "Deieczion of eryzhropoiezin administration in sports", presentata al Secondo Simposio Internazionale sul doping nello sport, svoltosi a Lillehammer dal 29 al 31 agosto 1993.
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MAZZONI sono entrati a partire dalla metà degli anni ‘80 (si vedano sul punto i riferimenti di curriculum vitae di cui alla Nota di seguito alla Nr. 6584/35-1 di prot. "P" del 19/6/2000, redatta dal COMANDO CC. N.A.S. FI/BO dislocato presso questo Ufficio, depositata in data 20 ottobre 2000); e che il BUZZONI risulta bensì in servizio presso la struttura fin dal 1979, ma il suo ruolo attivo, che valga a qualificarlo come "partecipe" dell’associazione, emerge solo nella seconda fase della vita del Centro (v. la vicenda del laboratorio AUSL di Ferrara,e quella relativa al programma di collaborazione con l’Istituto REGINA ELENA di Roma).

A tali elementi si aggiunge il fatto che il sangue reinfuso sull’atleta (in assenza di alcun elemento, neppure indiziario, relativo a casi di eteroemotrasfusione con sangue di soggetti diversi), escluso dal circuito commerciale, non è in ogni caso assimilabile ad un farmaco (Cass. pen. sez. IV, 29 maggio 1979, Calandra); e che, tenuto conto di tale condivisibile assunto, la stagione dell’ emodoping giuridicamente rilevante deve essere ridotta (il che vale anche per l’associazione CONI/CONCONI) alla somministrazione dei farmaci anabolizzanti e stimolanti, dei quali, nei programmi di ricerca, vi è traccia visibile fino al 1986, il che aumenta ulteriormente -in termini di valutazione giuridica- l’intervallo temporale tra le due stagioni, deponendo per una frattura non tanto sostanziale, quanto necessitata dall’evoluzione e dal cambiamento del quadro normativo di riferimento.

Se è vero che il reato di truffa sportiva entra a far parte dell’ordinamento giuridico penale dalla fine del 1989, è problematico-anche in termini di corretta qualificazione giuridica delle condotte-optare per una ininterrotta continuità criminogena del CONCONI e della sua "equipe".

Alla luce ditali considerazioni, ne consegue che anche per il livello derivato dell’associazione a delinquere, costituito dagli esponenti dell’ "e quipe" diretta dal CONCONI, il passaggio tra le due fasi dell"’emodoping" e dell"’epodoping" è problematico, nei termini già messi in evidenza: il dubbio di continuità impone quindi la scissione delle imputazioni originarie di cui agli artt. 416 CP e 445 CP, e di datare il primo periodo, tenendo ferma sul secondo periodo la riserva procedimentale (ex art. 415-bis CPP) già espressa, nell’arco di tempo che va dal 1981 alla fine del 1989. Con riguardo a questa fase il giudizio relativo alla sussistenza dei reati emerge netto dagli atti dell’incarto procedimentale; senonchè, disconosciuta la continuità temporale delle contestazioni, è assorbente il rilievo che il calcolo dei termini prescrizionali (quinquennale e decennale), da computarsi, nell’ipotesi più favorevole alle esigenze procedurali, a partire dall’anno 1989 (epoca di cessazione della permanenza per il reato associativo e di cessazione della continuazione per il reato concorsuale), induce alla conclusione che detti termini sono interamente decorsi.

La necessitata conseguenza -sebbene ciò nulla tolga al disvalore sia sociale che penale delle condotte accertate- è che deve formularsi richiesta di archiviazione, ai sensi degli artt. 157 CP e 408/411 CPP.

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La vicenda "SCARPA"

Relativamente alla vicenda dell’atleta canoista SCARPA Daniele, per la quale sono indagati in concorso, per la violazione dell’art. 443 CP, il MAZZONI Gianni e il LECTHALER Jakob Ignaz, rispettivamente medico ufficiale e fisioterapista della F.I.C.K. (Federazione Iltaliana Canoa e Kayak), va detto che essa si riferisce all’episodio occorso all’atleta ai Campionati del mondo del 1994 svolti a Città del Messico.

Come denunciò l’atleta a più riprese alla stampa, in interviste rilasciate a partire dal 1996, la squadra nazionale di canoa/kayak avrebbe fatto largo uso, a partire dagli anni ‘90, del farmaco denominato "LIPOSOM", il quale secondo alcuni avrebbe la "proprietà" di mascherare l’uso di sostanze anabolizzanti da parte degli atleti, e secondo altri provocherebbe, se usato in modo improprio al di fuori di finalità terapeutiche, un’azione stimolante sui neurotrasmettitori.

A sostegno della denuncia lo SCARPA riferì l’episodio di un controllo antidoping nei suoi confronti ai Mondiali di Città del Messico, disposto ma poi inspiegabilmente cancellato, e la specifica circostanza che il MAZZONI, già da tempo medico della Federazione, gli aveva suggerito in quell’occasione di omettere l’indicazione del "LIPOSOM" dalla lista dei farmaci assunti, che andavano inseriti nella scheda preliminare al prelievo delle urine.

A dire dello SCARPA il LECTLIALER era colui che, quale fisioterapista, gli aveva iniettato il farmaco alcuni gioni prima della finale a Città del Messico.

Deve preliminarmente precisarsi che il reato in contestazione agli indagati nel presente procedimento si riferisce alla somministrazione del "LIPOSOM" normale (quello che, rispetto al "LIPOSOM" forte, presenta piena affinità farmacodinamica con alcune sostanze proibile dalla normativa antidoping: Stimolanti e Ormoni peptidici e glicoproteici ed analoghi); e che tale specialità medicinale non è più commercializzata dall’Azienda produttrice (la Fidia di Abano Terme) sin dal 1991. Avendo il farmaco validità 24 mesi, all’epoca della denunciata somministrazione allo SCARPA esso sarebbe stato quindi scaduto di validità: di qui la violazione dell’art. 443 CP da parte del MAZZONI e del LECTHALER in concorso tra loro.

Va detto che l’episodio specifico di Città del Messico è punibile solo a richiesta del Ministro della Giustizia, a norma dell’art. 9, comma 2 CP, e che tale richiesta non è stata formulata, il che rende improcedibile l’azione penale. Ma se anche tale condizione di procedibilità fosse intervenuta, il reato è ormai prescritto per decorso del termine quinquennale, ai sensi dell’art. 157 CP.

Nonostante la prevalenza della richiesta in rito, il merito della vicenda non può essere totalmente pretermesso, quantomeno in termini di doverosa verificadell’insussistenza dell’ipotesi dell’art. 129, comma 2 CPP.

Il dato di sintesi valutativa dell’enorme mole di documenti acquisiti agli atti dell’indagine (si vedano gli Allegati nn. 4, 6, 14, 15, 17, 18), tra cui anche la dichiarazione giurata (c.d. "affidavit") dell’atleta australiano Clint ROBINSON, che lo SCARPA aveva incontrato nella saletta di anticamera dopo la convocazione per il controllo antidoping, è che neppure questa Autorità giudiziaria -che di tal compito è istituzionalmente accreditata- è in grado di fare piena luce sulla vicenda. La contrapposizione netta tra lo SCARPA e gli altri protagonisti della vicenda (gli atleti ROSSI e BONOMI) rende il quadro probatorio conclusivamente incerto: e l’area del dubbio investe non solo l"’an" della condotta criminosa (la somministrazione del farmaco) ma-quand’anche fosse dimostrata- anche il "quid" (se cioè si sia trattato di "LIPOSOM" normale o di "LIPOSOM" forte, al quale ultimo -contenente mannitolo, sostanza inserita- nell’elenco dei farmaci proibiti solo nel 1999- non poteva ascriversi all’epoca de iure la qualifica di farmaco proibito ad azione dopante). Né le dichiarazioni rese dal ROBINSON, assunto a s.i. da questo Ufficio in data 26/8/99, hanno aggiunto elementi fattuali decisivi; seppur abbiano rafforzato la convinzione che l’episodio di Città del Messico fu un episodio "anomalo".

La mancanza di un adeguato sostegno probatorio fnveste anche l' ipotesi, di più rilevante intervallo temporale, relativa alle somministrazioni del farmaco in territorio italiano, agli atleti della squadra nazionale di canoa/kayak; né le dichiarazioni dell’atleta NEGRI Luca (p.v. di s.i. del 30/8/99), peraltro riferite alla somministrazione di "LIPOSOM" forte, possono dispiegare effetti probatori con riguardo all’ipotesi alternativa di somministrazione del "LIPOSOM" normale.

Non sono emersi dunque elementi di riscontro sufficienti a conferire alla contestazione quel grado di necessaria idoneità a reggere, in via prognostica, il vaglio dibattimentale. Più specificamente si deve affermare che il quadro probatorio non presenta neppure il bilanciamento tra gli elementi a carico e quelli a discarico; esso deve più propriamente ricondursi ad una situazione che integra un principio di prova non ulteriormente incrementabile.

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Le vicende minori

Quanto all’autonomo filone investigativo a carico del solo FERRARI Michele, che ha preso corpo ad esito della Rogatoria internazionale svolta in Francia, relativa all’audizione e alle successive dichiarazioni rilasciate dall’ex ciclista professionista Erwann MENTHEOUR, va detto che la richiesta di intercettazione telefonica formulata da questo Ufficio in dàta 7/5/99, riferita alla violazione di quegli elementi indiziari riconducibili all'illecito approvvogionamento (ricettazione) di farmaci nel territorio della provincia di Ferrara (si tenga peraltro conto del fatto che, per imputazioni analoghe, sia pure riferite a fatti diversi, il FERRARI è già stato rinviato a giudizio in data 24/5/99 dalla Procura della Repubblica di Bologna: procedimento N.2997/97 R.G. notizie di reato/Mod. 21).

Fermo restando che, limitatamente alla violazione degli artt.1 L. n. 40 1/89; 445 CP e 348 CP si procede separatamente a carico del

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improcedibilità, ai sensi dell’enunciato -trasponibile anche a questa fase procedimentale- dell’art. 649 CPP.

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Quanto infine alla posizione di VANMOL Ivan, indagato per la violazione degli Artt.1 L. n. 401/89 e 445 CP, sebbene l’indagato risieda verosimilmente in territorio estero (anche se, a fini procedimentali, ha eletto domicilio in Italia), le condotte a lui ascritte sono state commesse in territorio italiano, e sono dunque procedibii; tuttavia gli elementi investigativi originariamente emersi (Nota CC. N.A.S. n. 1/421 del 10/12/96 e p.v. di s.i. di ALESSANDRI Flavio del 9/12/96) non hanno trovato alcun ulteriore riscontro, cosicchè essi appaiono assolutamente privi di consistenza probatoria e specificità. Ne consegue la formulazione di richiesta di archiviazione ex art. 408 CPP per infondatezza oggettiva della notitia criminis.

Ossequi.
Ferrara, lì 25 ottobre 2000


PERSONE
Francesco Conconi

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