LE DONNE E IL LAVORO DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE

Durante il periodo della prima guerra mondiale le donne avevano sostituito molti uomini che si trovavano al fronte.

Il primo fenomeno d’inserimento in massa delle donne nel mondo del lavoro si ebbe durante la Prima guerra mondiale tra il 1914 e il 1918. A partire dal 1915, col protrarsi della guerra, fu necessario provvedere a riaprire alcune fabbriche di vitale importanza per le esigenze belliche. I governi fecero allora appello alle donne affinché occupassero i posti e le mansioni che fino a quel momento erano considerati maschili. Il fatto accelerò l’integrazione femminile nella produzione sia agricola sia industriale e nei servizi. Parteciparono alle numerose rivendicazioni che ebbero luogo in quegli anni, reclamando aumenti salariali e protestando contro l’incremento dei prezzi. L’inserimento nel mondo del lavoro non diminuì i loro impegni domestici, che veniva alleviato con l’istituzione all’interno degli stabilimenti di asili per i figli delle lavoratrici (furono le donne anziane a dedicarsi alla cura dei piccoli e delle case, mentre le più giovani si recavano in fabbrica).

Alla fine della guerra i governi facevano pressione affinché lasciassero le attività e tornassero alle loro mansioni “naturali”, la cura della famiglia e del focolare. Molte accolsero l’invito, altre dovettero adattarsi a svolgere quei compiti che gli uomini rifiutavano, altre ancora rifiutarono di tornare agli antichi ruoli: il servizio domestico e l’agricoltura.

La guerra mutò anche l’atteggiamento femminile nei riguardi del movimento operaio. Il numero delle donne iscritte ai sindacati aumentò e vennero così costituite nuove associazioni sindacali specificamente femminili.

La guerra mostrò quanto poteva valere la manodopera femminile come manodopera di riserva. Le nuove tecnologie richiedevano più destrezza e velocità che non muscoli e resistenza fisica.

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