Vocabolario:


Presentazione

Questo lavoro non ha alcuna pretesa, non è l’opera di studiosi o esperti, ma è semplicemente una raccolta di parole in dialetto altavillese, così come ci sono state tramandate. Chiediamo perciò scusa per gli errori e le imprecisioni.

Fra vent’anni saranno veramente poche le persone che conosceranno il significato di alcuni termini e di determinate espressioni. Già i ragazzi parlano un dialetto italianizzato, mentre i bambini usano sempre più spesso la lingua nazionale. La scuola e la televisione hanno favorito questo fenomeno, ma sicuramente è stato decisivo anche l’intervento di molti genitori, secondo cui avvalersi dell’italiano in età prescolare accelera l’apprendimento delle abilità linguistiche che la cultura dominante richiede. Anzi, spesso il dialetto viene ritenuto un ostacolo al conseguimento di tali abilità. Fatto sta che un qualcosa che ha fatto parte della nostra civiltà per secoli sta scomparendo.

Pensare al solo uso del dialetto, in un’epoca in cui si parla di Europa e di globalizzazione, è anacronistico, oltre che presupposto di una segregazione fonte di arretratezza. Ma la mania di uniformarsi a tutti i costi, di adoperare senza spontaneità un idioma in parte estraneo alla nostra tradizione e ai nostri sentimenti comuni, appare come il tentativo di reprimere la propria libertà. Da questo punto di vista onore ai Napoletani e ai Romani, i quali, attraverso i loro artisti, hanno saputo imporre la propria parlata all’Italia intera.

Come altrove ho sottolineato, il lavoro che vi presento è come una cassaforte che vuole custodire un immenso patrimonio e che fa esplicito riferimento a lavori più illustri, più puntuali e più estesi, affinché questi stessi non vengano dimenticati in un cassetto o in un polveroso scaffale di libreria, ma utilizzati per ricordare il passato, per migliorarci nel nostro modo di esprimerci, per ascoltare la saggezza tramandataci dai nostri avi, per progredire anche a livello umano, per non tornare alla barbarie.

Ultima versione

In circa vent’anni dalla prima uscita, ho interrogato diverse persone, la maggior parte delle quali non ci sono più; ho consultato innumerevoli altre fonti, prima fra tutte il Vocabolario del dialetto calabrese dell'Accattatis, il quale ormai si trova solo in qualche biblioteca, visto che non va più in stampa dal 1977; non potevo poi non esaminare la vasta opera del Rolfs, e principalmente il Nuovo dizionario dialettale della Calabria, arrivato alla settima ristampa, non certo per trascrivere significati, già magistralmente illustrati nel prezioso volume, quanto per richiamare alla mia memoria parole che sentivo usare ai miei genitori e suscitare interesse per questo genere di letture; ho presentato, quindi,  solo le parole usate ad Altavilla a cavallo tra il 1800 e il 1900 e delle quali ancora riesco a tener traccia; ho poi rielaborato in maniera originale e sintetica solo il significato di quelle che più si discostano dalle corrispondenti forme in italiano, per favorire e snellire la lettura del pubblico; ho inserito infine nelle sezioni introduttive proverbi, modi di dire e altro che caratterizzano la nostra comunicazione dialettale.

Sono perciò lieto di presentarvi l'ultima versione ridotta del  Vocabolario tipico del dialetto altavillese.

In essa sono presenti numerosi link a siti e filmati per un approfondimento dei contenuti.

Nella stessa ho ricostruito vari significati non presenti in modo approfondito in altri vocabolari. E’ il caso di bbibbigassu, calandredda, carvunera, colonnetta, cucchjddi, cuntraluna, ddirroccu,  farzafinella,  funniaria,  jacchera,  jelantru, lampa, manumorta, mattutinu, mmicciarieddu, mpasturavacca, ntacciare, ntassare, omu, papagna, prievitabbasciu, pustedda, piripiriddu, pisasale, sangiuvanni, sbrebbia, scritti, serpa, stumbu, taramàgliu.

Sono presenti per il momento 5.039 voci, contro le 3.156 della versione precedente.

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