PITAGORA


 

NAUTILUS

La nascita di Pitagora
Pitagora nacque nell'isola di Samo, nel 580 a.C. e visse circa 100 anni.
Il suo nome probabilmente deriva da "pithia", il tempio di Apollo e "agorà", la piazza.

La famiglia di Pitagora
Presso la maggior parte degli autori vi è accordo nel dire Pitagora figlio di Mnesarco.
Apollonio, nella sua opera dedicata a Pitagora, cita anche il nome della madre, Pithaide.
Secondo altri biografi, Theanò, figlia di Pitenace, di nazionalità cretese, diede a Pitagora un figlio, Teagene, e una figlia, Myia.
Secondo la testimonianza di Timeo, la figlia di Pitagora, quand'era fanciulla, fu a capo delle ragazze di Crotone, parimenti, una volta fattasi donna, presiedette il consesso delle donne.

La formazione di Pitagora
Ancora bambino, Pitagora fu inviato dal padre per prendere lezioni presso un citarista, un maestro di scuola ed un pittore.
Divenuto ragazzo, si recò a Mileto, da Anassimandro, da cui imparò la geometria e l'astronomia.
A proposito della sua formazione, la maggior parte degli autori afferma che egli avrebbe appreso le scienze chiamate matematiche dagli Egizi, dei Caldei e dei Fenici: gli Egizi, infatti, da tempi immemorabili, si erano occupati di geometria, i Fenici dei numeri e della scienza dei calcoli, i Caldei dello studio del cielo.
Riguardo al culto degli dei ed alle altre indicazioni concernenti la vita di ogni giorno, affermano che abbia adottato la norma propria dei Magi, quando fu loro discepolo.

La scuola di Pitagora
Una volta ritornato in Ionia, fondò una scuola nella sua città d'origine, chiamata ancor oggi l'Emiciclo di Pitagora, nel quale i Sami si riuniscono per deliberare degli affari comuni. Fuori della città, deputò una grotta a sede della sua filosofia, luogo dove trascorreva gran parte del giorno e della notte, in compagnia di pochi discepoli. Giunto all'età di quarant'anni, secondo il racconto di Aristosseno, accortosi che la tirannide di Policrate si era fatta troppo opprimente perché un uomo libero potesse sopportare un potere così dispotico, decise di salpare per l'Italia.

Pitagora in Italia
Una volta giunto in Italia, si stabilì a Crotone, come scrive Dicearco, e si recò in città come un uomo che aveva molto viaggiato, ricco, ben dotato dalla sorte per quanto riguarda la sua persona: un aspetto nobile, grande e ragguardevole fascino, un'eleganza che si scorgeva nella voce, nel suo carattere e in tutte le altre sue qualità. Dopo che Pitagora ebbe tenuto di fronte al sinedrio degli anziani della città discorsi che accesero d'entusiasmo i magistrati, intrattenuti da argomenti nobili e degni, l'impressione suscitata nei Crotoniati fu così intensa che egli, su invito dei magistrati, rivolse ai giovani, discorsi confacenti alla loro età. In seguito, intrattenne con discorsi i ragazzi, giunti in frotta dalle scuole; da ultimo parlò alle donne, e un'associazione femminile fu costituita in suo onore.

L'impegno alla segretezza
A causa di queste sue azioni, crebbe la sua fama, ed accolse numerosi uditori da quella città, non soltanto uomini, ma anche donne, delle quali è rinomato il nome della sola Teanò. Quanto comunicava ai discepoli più stretti, nessuno è in grado di riportare con sicurezza: in effetti, presso di loro il silenzio era osservato con grande cura.
Le credenze più diffuse presso ogni adepto della setta sono comunque queste:

·         in primo luogo, l'anima è immortale;

·         inoltre, essa trasmigra in altre specie di viventi;

·         inoltre entro un dato periodo di tempo tutto ciò che ha avuto origine di nuovo ritornerà ad esistere, e non vi è nulla che sia assolutamente nuovo: per questa ragione tutti gli esseri viventi che si trovano ad esistere sono da considerarsi comuni quanto all'origine.

La morte di Pitagora
Si dice che Pitagora abbia trovato la morte nella comunità di Metaponto, dopo essersi rifugiato nel piccolo tempio dedicato alle Muse, dove rimase quaranta giorni privo del necessario per vivere. Altri autori affermano che i suoi amici, nell'incendio della casa dove si trovavano riuniti, gettatisi nelle fiamme aprirono una via di uscita al maestro, formando con i loro corpi una sorta di ponte sul fuoco. Scampato dall'incendio Pitagora, raccontano ancora, si diede la morte, per il dolore di essere stato privato dei suoi amici.

La fine dei pitagorici?
Dopo che sui Pitagorici si fu abbattuta una tale catastrofe, si estinse anche la loro filosofia, che fino a quel giorno era sempre rimasta serbata nei loro cuori, se non alcuni principi, di difficile comprensione, a pena ricordati dagli acusmatici della scuola.
Pitagora inoltre non lasciò alcuno scritto e i sopravvissuti Liside ed Archippo e quanti per loro fortuna erano assenti salvarono poche scintille della loro filosofia, oscure e difficili a comprendersi.

Estratto e adattato da La vita di Pitagora di Porfirio (232 - 305 d. C.)
Le citazioni sono tratte dal libro: Pitagora, Versi Aurei, Mimesis, 1996